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  • A tal proposito, per gli appassionati di story telling, segnalo il canale di questo blogger e scrittore, molto preparato sulla fantascienza, che analizza i vari script di film e romanzi famosi. Si chiama Story Doctor:

    https://www.youtube.com/watch?v=JZCaXNqDHk0
    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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    • Ho pubblicato il mio secondo saggio sul cinema, stavolta dedicato alla filmografia di Maurizio Nichetti. Anche qui, come con Argento, mi son tolto diverse soddisfazioni legate principalmente al rapporto diretto con l'autore e al suo apprezzamento
      Eccolo qui:
      https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1

      Se qualcuno di voi dovesse leggerlo, mi faccia sapere!
      https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

      "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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      • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
        Ho pubblicato il mio secondo saggio sul cinema, stavolta dedicato alla filmografia di Maurizio Nichetti. Anche qui, come con Argento, mi son tolto diverse soddisfazioni legate principalmente al rapporto diretto con l'autore e al suo apprezzamento
        Eccolo qui:
        https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1

        Se qualcuno di voi dovesse leggerlo, mi faccia sapere!
        Congratulazioni!
        E complimenti per la scelta della copertina.
        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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        • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio

          Congratulazioni!
          E complimenti per la scelta della copertina.
          Grazie mille
          https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

          "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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          • Qualcuno ha letto l'Antologia di Spoon River? Mi consigliereste qualche brano?
            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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            • Recuperato "L'ultimo capodanno dell'umanità", di Ammaniti (racconto lungo presente nella raccolta "Fango").
              Sono profondamente deluso da tale racconto. Ammaniti, scrittore pulp più volte osannato e trasposto al cinema, cerca inutilmente di graffiare mostrando i vizi e le ipocrisie italiote durante le festività, periodo (specie negli edonissimi anni 90) di eccessi. Ne risulta una parata di macchiette di cartavelina, rarissimamente approfondite (e le poche volte che esse vengono approfondite, il loro approfondimento non porta a nulla) e che risultavano già vecchie negli anni 90. Colpevole di non aver compreso nè la lezione di Risi e Monicelli, nè tantomeno quella di Sclavi, lo scrittore si alza su un piedistallo e punisce, in un unico calderone, personaggi di varie estrazioni sociali, età, condizioni familiari. Indipendentemente dalle loro azioni. Forse per pariodiare un certo mood iperconsumista e sessuomane tipico dei 90, o forse per far colpo su un pubblico adolescenziale, Ammaniti appiattisce la sua scrittura e fa parlare più personaggi con la stessa "voce", caratterizzandoli unicamente in base alle loro pulsioni sessuali, sboccate, e violente. La violenza non funziona mai se fine a sè stessa, nè funziona se chi viene colpito dalla violenza non appare ai nostri occhi colpevole. Ne risulta quindi una sorta di "vanzinata" con pretese più colte....con personaggi macchietta sboccati, con scene di gratuito voyeurismo, con sottotrame annaquate e che non portano da nessuna parte e, non ultimo, con una escatologia degna di Neri Parenti (personaggi la cui morte accidentale o la cui distrazione portano ad una reazione a catena che, in una serie di incredibili coincidenze, porta alla morte di altre decine di persone). La violenza, inoltre, viene descritta con profusione di dettagli e, beninteso, non è questo il problema. Il problema è semmai che essa è fuori contesto. E' difficile prendere sul serio le conseguenze di tali azioni violente, se esse sono contestualizzate in un universo quasi da cartoon (in cui la violenza, in tal caso, diventa davvero eccessiva e fuori tono....quasi come se si vedesse sanguinare la testa di Willie Coyote). Nè lo scrittore si spende in dettagli per creare dei non luoghi (seppure esso ci provi), in modo da ambientare il tutto in una atmosfera noir o horror (dove la violenza calza a pennello), livemente stemperata dall'ironia e dalla satira sociale (seguendo il modello di Sclavi e di Stefano Benni).
              Strano che Marco Risi abbia ritenuto tale flebile racconto come degno di trasposizione cinematografica.
              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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              • Alcune letture dell'anno scorso:

                Thunderball, Ian Fleming
                Ottavo romanzo sull'agente segreto più famoso del mondo.
                Il solito ritmo sostenuto, la solita leggerezza di fronte al pericolo, i soliti cattivi solidi come l'acciaio, le solite deliziose Bond girl.
                Un must!

                Trigger Mortis, Anthony Horowitz
                Prequel del noto Goldfinger ma in grado di reggersi sulle sue gambe.
                Lo scrittore riprende la leggerezza di Fleming e dimostra una buona capacità di intrattenere.
                Davvero memorabile la parte della corsa al Nurburgring, fa sperare che l'idea venga ripresa in un film.

                Sulla pelle, Gillian Flynn
                Un giallo/thriller che si focalizza sulle paranoie della protagonista, con uno sguardo al mondo esterno e a come certi eventi contribuiscono alla formazione di un individuo.
                Bello, ma non molto bilanciato.

                Dark Places, Gillian Flynn
                Una bombetta. Altra protagonista paranoica, con un passato ancor più traumatico della precedente. Ottima rivelazione finale.

                Gone Girl, Gillian Flynn
                Un dramma sulle problematiche dei rapporti coniugali e sul rapporto vita privata-mass media coniugato in forma thriller, dando spazio a due punti di vista diversi e tenendo nel mezzo, come al solito, una parvenza di verità.
                Forse meglio del romanzo precedente, forse no. Comunque un libro top.

                Un buon presagio, Gillian Flynn
                Un racconto breve che ora non ricordo così bene. Presenta il solito gusto della scrittrice per il macabro, con un twist finale da capogiro che dà alla vicenda un carattere ambiguo.
                Ultima modifica di p t r l s; 24 dicembre 20, 12:31.
                'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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                • Originariamente inviato da p t r l s Visualizza il messaggio
                  Alcune letture dell'anno scorso:

                  Thunderball, Ian Fleming
                  Ottavo romanzo sull'agente segreto più famoso del mondo.
                  Il solito ritmo sostenuto, la solita leggerezza di fronte al pericolo, i soliti cattivi solidi come l'acciaio, le solite deliziose Bond girl.
                  Un must!

                  .
                  Fan di 007?


                  Io comunque, complice anche i ritmi più blandi di chi lavora mentre gli altri sono in ferie, ho ascoltato qualche audiobook....ho recuperato "Il bar sotto al mare" di Benni.
                  Che dire...apprezzo molto lo stile di Benni pur non essendo un fan del bar sport (più che altro perchè sono cresciuto in un'epoca in cui i bar erano già morti, e quindi non mi riconosco in quelle situazioni).
                  Rispetto al bar sport, il bar sotto al mare utilizza il gimmick di un non luogo sottomarino popolato da clienti bizzarri, il cui aspetto richiama altrettanti volti noti ( Poe, Marylin, Belushi,etc). I racconti possono avere lunghezza varia, da mezza pagina a qualche decina...sono molto scorrevoli e pervasi da un umorismo a volte grottesco (come Villaggio, Benni pare amare l'iperbole) a volte più satirico (i due o tre omaggi a Poe sono chiaramente usati per criticare la società contemporanea, come già avveniva nell'altra opera di Benni "I Cari Mostri").
                  Un testo piacevole, magari più adatto come lettura estiva, con due o tre pezzi che si lasciano ricordare, come la storia del bambino Arturo che cerca di salvare il proprio nonno, o come certi esercizi stilistici (come il brano in cui Benni spiega che i vari stili degli autori sia in realtà causato dai diversi insetti che popolano e divorano le lettere sui libri.....ad esempio un certo insetto irlandese tendeva a divorare tutti i segni di punteggiatura causando lo stile di Joyce).
                  E' lampante l'ammirazione di Benni per Poe (altro autore che usava l'horror per creare satira, basti pensare al 1002esimo racconto di Sherazade o a Passeggiata con la mummia). Tant'è che il primo racconto del libro cita platealmente "Bon Bon" del poeta americano.
                  Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                  • Come scritto altre volte...ho troppi libri da leggere....ma credo cederò alla tentazione di comprare almeno uno dei volumi di questa nuova collana che ho visto pubblicizzata in edicola:

                    https://www.maestridelfantastico.it/...dium=slide2021
                    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                    • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                      Fan di 007?
                      Con quello cinematografico ci sono cresciuto, da qualche anno mi sono deciso a esplorare quello letterario, seguendo le nuove traduzioni della Adelphi. Ho letto anche i romanzi di Deaver e Horowitz, ma quelli di Fleming hanno un quid in più!
                      'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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                      • 40ccc.jpg
                        L’UOMO DELLA PIANURA di Paolo Roversi
                        Marsilio / Feltrinelli. 270pp. Brossura. 10,00€.
                        Come il Gianni Brera (fu Carlo) sta(va) al giornalismo sportivo, oserei dire che Roversi sta ai “Gialli”, ruspanti di sapori enogastronomici e larghe dissertazioni ambientali ed areali sugli idealtipi eccentrici (macchiettistici?) , con indugio su ben più di un corpo delle “ragasse” in Bassa Padana, sulla tratta Milano city /Oltrepo lombardo-emiliano romagnolo andata e ritorno.
                        Quinto tomo della serie di Radeschi (Enrico), nome dell’impenitente “cottimista” al “Corriere della sera”, incasinato donnaiolo dalle frequentazioni equivoche e volentieri alcoliche, appassionato del suo lavoro fors’anche per non fare troppo i conti col dato d’essere un ultratrentenne lungi dal mettere “la testa a posto”. Tra le altre (sue) fisse, una piantina di Ficus ed un cane labrador (Buk) da curare con impegno filiale, e una Vespa del ’74 detta il Giallone (pure per via del colore ;-) ) per rincorrere le notizie con sveltezza ( o prendersi un accidente col freddo e l’umidità della…Pianura). Incalzato dal Caporedattore e , di rimando, da un clima socio-politico parodiante i tempi “d’oro” del Berlusconismo , E.R. viene spedito ai suoi lidi d’origine , ossia il rurale Capo di Ponte Emilia per coprire un fatto di “nera” : una povera ragazza accoltellata a morte nella cascina paterna. Primo ed unico sospettato , dipendente dell’azienda, un mungitore indiano , amante poco segreto ( il paese è piccolo e la gente altroché se mormora…) della vittima , prontamente resosi irreperibile. Conducono i rilievi i R.I.S e battono il territorio i Carabinieri della locale caserma , già ben conosciuti da Radeschi , che ha base nel podere dei genitori e finisce per tirarsi dietro “l’aiutante volontario”, ovvero il tirocinante Diego Fuster , altra bella sagoma da integrare in un quadro d’insieme tragico nella circostanza ma ameno nella forma. E tuttavia è ancora il poco: le coincidenze del destino (?) andranno parallelamente a “disseppellire” una ulteriore storia di malavita , iniziata a San Vittore decenni addietro e destinata a far scorrere parecchio nuovo sangue e lambire pericolosamente i “nostri” giornalisti .
                        Bellino l’impianto della storia, di un Roversi dalla “penna” fluida sebbene sovraccarica di citazioni variegate, che và a pescare il presente (Radeschi) con un piglio ironico/istrionico/fanfarone per smuovere un passato svelato in prima persona ( i due piani spazio-temporali si alternano nelle pagine , prima di ricongiungersi in presa diretta) dal Villain del romanzo, con una crudezza “spassionata” che enumera una serie impietosa di reati efferati , per altro scaturiti da una prima imputazione ingiusta (poté il gabbio ma forse e di più una “naturale” inclinazione del Reo !?!). Si ridacchia e ci si disgusta , incamerando nozioni (ho trovato un refuso a pag.12 :-p ) su bevande, insaccati, latte , vacanze in Grecia( eh, non si vive di sola nebbia , campi e capannoni…) e brutti modi di sopportare il carcere . Carino (imho).
                        Ultima modifica di henry angel; 09 febbraio 21, 04:38.
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        • Moby Dick è ancora bloccato. In compenso ho finito un libro di fotografia e uno di autoaiuto. Trovo i libri di autoaiuto piuttosto "inutili"... dato che in realtà si riducono spesso si riducono a dover "romanzare" delle informazioni che trovereste identiche in una decina di articoli di blog di psicologia o di articoli di psicologia....è proprio il formato pseudo romanzato ad essere irritante per me... come se si dovesse andare incontro al lettore nei suoi gusti.

                          Detto ciò, mentre mi allenavo ho ascoltato vari audiobook.

                          "Assassinio sul Nilo" -
                          Premesso che il titolo italiano è molto più figo della controparte originale "death on Nile", in quanto hai una allitterazione di "s", "n" e vocali che è quasi musicale.
                          L'ambientazione funziona alla grande, seppur bisogna accettare le dovute forzature del genere (ossia personaggi che, inspiegabilmente, si conoscono tutti o si sono già incontrati in passato, azioni che, per coincidenze matematiche, escludono che le soluzioni al caso siano diverse da quelle proposte da Poirot).

                          Poirot in tal caso si distingue da altre sue controparti per essere un personaggio maggiormente edonista (non a caso molte sue avventure sono connesse a location esotiche o a viaggi).
                          I colpi di scena sono un po' “vecchiotti” per chi mastica il genere, le sottotrame (una relativa ad una collana di perle) sono poco integrate con la trama principale. Tuttavia la location è ben sfruttata, lo stile è scorrevole, divertente e divertito, e quindi ci si intrattiene.

                          Il Natale di Poirot
                          Classico giallo da delitto da stanza chiusa, con ricco Paperone arcigno che raduna tutti i parenti su Monte orso…pardon, nella sua villa inglese e, trattando tutti male, finisce per tirare le cuoia al secondo capitolo. Uno stampo molto classico, in cui Poirot si inserisce perfettamente (rinunciando per un attimo a location più esotiche). Finale gustoso, legato involontariamente alla passione di Poirot per…. I baffi.
                          Nota: 25 anni ad interpretare Poirot, e nessuno ha mai chiesto a David Suchet (il grande attore inglese che ha portato avanti il personaggio prima di Brannagh) di interpretare Pinguino in batman…

                          Le avventure di Arsene Lupin – Racconti di Maurice LeBlanc
                          Non so se LeBlanc (francese ma di madre napoletana, ho appena scoperto) odiasse la sua creatura quanto Doyle odiasse Holmes. Fatto sta che ne ha realizzato un ciclo infinito di racconti e qualche romanzo.
                          Curioso quanto il Lupin III di Monkey Punch abbia attinto a questi racconti (io ero convinto avesse preso solo il nome). In realtà, già paragonare l’evasione dal carcere del Lupin letterario si trovano molte similitudini ad un episodio simile della serie a cartoni, in cui appunto Lupin evadeva. Lo stesso rapporto di amicizia/rivalità col feroce ispettore viene dalla fonte letteraria (il Lupin letterario si scontra con l’ispettore Garimard). Oltretutto i nomi Garimard- Zenigata presentano entrambi il suono fonetico “Ga” duro.
                          A parte ciò, come sono i racconti? Diciamo che sono gialli posti da una diversa prospettiva: Lupin compie un misfatto ma si presenta giorni o anni dopo da qualcuno (a volte lo stesso LeBlanc) a raccontare, per pura vanità, come sia riuscito a compiere un colpo apparentemente impossibile. Ad accomunarlo con Holmes è quindi la vanità, l’essere insopportabilmente infallibile in ogni attività sia essa ginnica o scientifica, e la mania per i dettagli con cui riesce a rendere plausibile ogni situazione implausibile. Certo, tocca fare un bello sforzo di sospensione dell’incredulità dato che a volte pare che i vari pezzi del puzzle riescano più per una fortuna sfacciata o per una tremenda idiozia delle sue vittime (perlopiù borghesi cattivi o rozzi contadini cattivi). Fortunatamente, sull’ esempio di Maupassant, è proprio nel modo quasi satirico con cui vengono punzecchiate le classi alte, medie e basse, che si fonda parte del divertimento dei racconti. Sul finale, ci viene ricordato l’animo gentiluomo del ladro in quanto, in conclusione, viene sempre eseguita una piccola donazione alla Robin Hood a favore di un bisognoso.
                          Se dovessi fare un parallelismo, li paragonerei ai racconti dei Vedovi Neri di Asimov….racconti leggeri, veloci, gialletti in cui l’intreccio è solido ma vale meno dello stile scanzonato con cui vengono raccontati. Piacevoli.

                          La contessa di Cagliostro.
                          Questo romanzo rappresenta una sorta di Lupin Begins, in cui LeBlanc racconta l’infanzia e l’adolescenza del nostro e, riallacciandosi a Dumas, lo fa scontrare con una discendente di Cagliostro. Seppure si alluda ai poteri magici di questa donna, LeBlanc mantiene una certa ambiguità di fondo cercando di dare sempre anche una spiegazione scientifica a certe situazioni “magiche” in cui essa si viene a trovare. La storia è un romanzo d’appendice e quindi segue una serie di clichè riscontrabili anche nel Conte di Montecristo: travestimenti improbabili, melodramma a chili, piani arzigogolati, complotti, sette etc. etc. Fanno parte del genere e vanno accettati come tali. Io, personalmente, ho faticato a seguire la trama, seppur può essere divertente districarsi nella caccia al tesoro con un personaggio come Lupin. La trama, infatti, vede una serie di oggetti preziosi rivelare una sorta di parola chiave a decifrare il luogo dove è nascosto il tesoro. Lupin, alleato-amante-nemico della Contessa, si allea/scontra con essa, mentre una setta di complottisti, anch’essa sulle tracce del tesoro muove loro guerra.
                          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                          • Letture del 2020, parte 1

                            Lo spettro, Jo Nesbø

                            Romanzo che vede il detective Harry Hole indagare su un caso di omicidio con connotazioni personali e legami con il narcotraffico.
                            La storia appassiona: offre diversi punti di vista (il detective, il traditore, il criminale, il tossico), regala dei bei colpi di scena, in certi momenti tiene con il fiato sospeso e ha un finale inaspettato. Trovo solo poco intrigante il modo di pensare del protagonista, che mi dà l’idea di uno che vuole farsi del male per poter dire che il mondo è uno schifo.


                            Il buio oltre la siepe, Harper Lee

                            Un classico. Atticus è un esempio di integrità morale e la piccola Scout rievoca nostalgicamente quell’innocenza che tutti abbiamo avuto.
                            Un pregiudizio collettivo e un pregiudizio individuale. Il primo, il sospetto abuso di un cittadino nero ai danni di una bianca, verrà scardinato pian piano alimentando il senso di ingiustizia sociale; il secondo porta ad una conclusione ad effetto che riabilita l’uomo nero per antonomasia, lo spaventoso Boo.


                            La casa degli spiriti, Isabel Allende

                            La cosa più bella del romanzo è la grande portata della storia, che sembra un’enorme fiaba: si comincia con la piccola Clara e si racconta la crescita dei protagonisti finché non hanno una figlia, che a sua volta crescerà ed avrà una figlia, in un gigantesco affresco con personaggi che vanno e vengono, antonomasie che richiamano personaggi storici e uno sfondo politico che, al momento di chiudere, diventa a-politico, con la famiglia che viene posta davanti a tutto il caos intorno.


                            La bussola d’oro, Philip Pullman

                            Un ottimo fantasy con una trama che ruota attorno a un mistero che poi rivelerà l’imminenza di qualcosa di molto grosso. Il punto di forza è sicuramente l’immaginario visivo, tra il fascino delle isole nordiche e una tecnologia retró che dà alle vicende un piacevole tono avventuresco.


                            Jonathan Strange & Il Signor Norrell, Susanna Clarke

                            Un romanzo a chiave fantasy che narra l’epoca d’argento dei maghi trasportandola nel periodo delle guerre napoleoniche. Oltre alle interferenze dei due maghi, uno attivamente sul campo, l’altro in difesa dei confini nazionali, assistiamo alla considerazione della magia nella società ottocentesca, in un contesto snob in cui la pratica della stessa è qualcosa di volgare, con la nobiltà che risiede nello studio e, quindi, nel passatismo magico. A tal proposito, il libro ha un carattere enciclopedico, con frequenti annotazioni e riferimenti ai maghi dell’epoca d’oro, in particolare il Re Corvo, che si rivelerà via via sempre più di rilievo. Un mix di fantasy e reale così verosimile da far quasi credere (e sognare) la rinascita della magia.
                            Sono infine contento del pizzico di Italia inserito nella storia, paese che, leggendo il suo secondo libro, deve stare a cuore della scrittrice.


                            La lama sottile, Philip Pullman

                            Forse il mio capitolo preferito della trilogia. Un racconto semplice che funge da traghetto verso la resa dei conti (le stoccate alla religione sono esplicite), aggiungendo nuovi protagonisti e comprimari, nonché nuovi elementi alla mitologia - la lama sottile del titolo, con dietro una storia di violenza che dà ulteriore suspense alle vicende, - con di nuovo il merito di saper creare delle immagini vivide dei mondi in cui si svolge l’azione, con la differenza che questa volta sono puramente fantastici.
                            'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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                            • p t r l s
                              Io ho adorato la trilogia di Pullman, ho sempre pensato sia un racconto che va in crescendo, partendo dal microcosmo di Lyra del primo volume fino a diventare un racconto totale, di più ampio respiro, di maggior profondità e ambizione, col bellissimo terzo volume, dove si vede proprio che Pullman vuole andare più in profondità nello scandagliare certe tematiche... e in mezzo La lama sottile fa da ponte ottimamente trascinando il racconto su un piano appunto più complesso.
                              La vetta più alta per me non a caso viene raggiunta proprio ne Il cannocchiale d'ambra col capitolo
                              Spoiler! Mostra


                              Se non l'hai vista recupera la serie HBO con la quale ad oggi sono stati trasposti i primi due volumi... secondo me hanno fatto un buon lavoro, pur senza raggiungere chissà quale livello, ma posso dirmi soddisfatto.

                              Per quanto riguarda le mie letture recenti purtroppo ho fatto pochissimo, tra quelle degne di nota cito in particolare queste due: Lo straniero (Camus) e Fiori per Algernon (Keyes)
                              I will not say "Do not weep", for not all tears are an evil.

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                              • Originariamente inviato da Gandalf Visualizza il messaggio
                                p t r l s
                                Io ho adorato la trilogia di Pullman, ho sempre pensato sia un racconto che va in crescendo, partendo dal microcosmo di Lyra del primo volume fino a diventare un racconto totale, di più ampio respiro, di maggior profondità e ambizione, col bellissimo terzo volume, dove si vede proprio che Pullman vuole andare più in profondità nello scandagliare certe tematiche... e in mezzo La lama sottile fa da ponte ottimamente trascinando il racconto su un piano appunto più complesso.
                                La vetta più alta per me non a caso viene raggiunta proprio ne Il cannocchiale d'ambra col capitolo
                                Spoiler! Mostra


                                Se non l'hai vista recupera la serie HBO con la quale ad oggi sono stati trasposti i primi due volumi... secondo me hanno fatto un buon lavoro, pur senza raggiungere chissà quale livello, ma posso dirmi soddisfatto.

                                Per quanto riguarda le mie letture recenti purtroppo ho fatto pochissimo, tra quelle degne di nota cito in particolare queste due: Lo straniero (Camus) e Fiori per Algernon (Keyes)
                                Ricordo che mi hanno regalato il primo libro più o meno quando avevo 12 anni; all’epoca ero un avido lettore... del solo Harry Potter, pertanto quel libro è rimasto a... prendere la polvere
                                Di quel mondo in tutti questi anni ho visto solo il film, che comunque ho apprezzato. Ora che ho letto i libri, sono felice che ci sia un progetto più convinto per trasporli. Non è nelle mie priorità vedere la serie, però sicuramente nei prossimi anni la vedrò, così come ho in programma di rivedere tutte le trasposizioni, o almeno le più riuscite, dei libri che ho letto in questi ultimi due anni.
                                Nel frattempo, ho già acquistato i due libri della saga parallela.
                                Quanto a...

                                Il cannocchiale d’ambra, Philip Pullman

                                L’asticella si alza ancora.
                                Vengono introdotte nuove creature, le coraggiose libellule, le malvagie arpie, gli angeli innamorati persi e soprattutto i simpatici mulefa, con una mistica cultura naturalista che mi ha ricordato Avatar.
                                La cosa più sorprendente - e forse hai ragione tu quando dici che questo è il libro più bello - è la naturalezza con cui viene integrata la fantasia del secondo libro con la questione teologica che permea tutta la trilogia: appunto, l’aggiunta al “cast” dei due angeli, la lama sottile che apre un varco verso l’ignoto mondo dei “pre-morti”, la funzione dei daimon, la cui mancanza finisce per arricchire di significato vita e morte, l’Altissimo, visto come una montagna dalla forma nebulosa, per arrivare infine alle difficili decisioni della devota Marisa (che sia una risposta dello scrittore al sacrificio di Isacco?) e ad una battaglia finale tra l’uomo e l’Autorità dal sapore epico ed incredibilmente credibile!

                                Alla fine si tratta di un grande racconto fantasy molto equilibrato nel dosare (o abbondare di) meraviglia ed epicità, con il merito di saper inserire questioni spinose senza appesantire nulla e mantenendo il tono leggero per ragazzi.
                                'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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