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    CARTOLINE DALLA FINE DEL MONDO di Paolo Roversi
    Marsilio/ Feltrinelli. 266pp., brossura. 9,50€.
    E’ il sequel filologico de “L’Uomo della pianura”, pur se l’azione è sostanzialmente congelata e posticipata _ grazie ad un colpo di scena che nell’ultima pagina viene “ribaltato”, conferendo senso compiuto al titolo ;- ) _ di otto anni, cadendo nel futuro, forse anche per giustificare alcune innovazioni tecnologiche spinte , fulcro della trama. Roversi non perde in ironia pop e scorrevolezza di scrittura , ma sacrifica , rendendole abbastanza ininfluenti, le atmosfere e le calate dialettali della bassa , per istituzionalizzarsi in un giallo-thriller che apparecchia cervellotiche citazioni inerenti il Leonardo (da Vinci) ed un Enrico Radeschi da Milano (e tanti altri posti…) prettamente impallato sulle sue qualità di smanettone informatico miste al “fiuto” da cronista di nera di vicende scabrose e contorte. Non mancano , per altro, personaggi minori ritratti con empatica goliardia , e quasi al completo i comprimari dei precedenti romanzi, diligentemente esposti e riconoscibili come un cast di serie tv. Il romanzo tratta di una caccia ad un munitissimo killer che , da remoto,con metodologia inventiva e fantasiosa ma unitamente riconducibile alla vita ed alle opere Leonardesche ,giustizia per oscuri motivi dei professionisti del settore hi-tech, non per caso collaboratori di una performante azienda milanese, impietosamente filmati e messi online negli ultimi strazianti momenti della loro agonia terrena…
    C’è un po’ tutto: le divagazioni su viaggi cibi bevute e culture varie; lo scalmanarsi infruttuoso sul luogo dei delitti, le faticose intuizioni che superano una prima risoluzione troppo esemplare e scontata, fino al concitato reale epilogo tra azione spasmodica , furioso hacking e spiegazione definitiva allusa e poi centellinata al lettore. La storia comunque regge e la molla della curiosità resta carica, sebbene non baciata da particolare originalità nel suo “mood” a là Dan Brown , però Roversi per altro cita più volentieri Jeffery Deaver (imho).


    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      BLUE TANGO di Paolo Roversi
      Marsilio/Feltrinelli. 208pp.,brossura. 9,50€.
      Trentotto scattanti capitoli, fluenti una prosa accessibile , mai caotica nell’esposizione sebbene discretamente farcita di termini tecnici,forme dialettali , citazioni varie (… strizzando l’occhio al nerd ma coccolando pure i bons vivants che sanno di gastronomie e vitigni internazionali…) ed un discreto nugolo di personaggi chiamati in causa, spandendo un’atmosfera _in senso meteorologico di continua e copiosa saccatura temporalesca_ metropolitana utile a frangenti d’azione : ci scappa una pistolettata condotta nella suspense di un blackout elettrico ; e nel caso del _ in questo senso goffo _protagonista un traumatico svenimento. Per altro nel romanzo si (auto)denunzia , bonariamente, la tendenza dei cronisti di infiorettare i loro pezzi di cronaca (nera) con particolari secondari deliberatamente inventati ma poi in quarta di copertina si carica il sunto di massima della storia di richiami più pregnanti di quanto diranno le effettive risultanze della trama; che d’altronde non manca di svolgere una digressione sulla psicosi paralizzante indotta dalla suggestione di un supposto pericolo portato da culture a noi non immediatamente combacianti. Poche perifrasi per il titolo , direttamente dalla canzone di Paolo Conte, la preferita di una ex (morosa) che aleggia nei ricordi del pur impenitente Enrico Radeschi , allergico ad inquadrarsi nel lavoro come negli affetti , e dunque “cottimista” delle colonne della cronaca del “Corriere della sera”, o di chi comunque paga per averlo sul pezzo, che è poi la sua vocazione, l’unica a scamparlo da un’altrimenti pigrizia da maudit discretamente compiaciuto. Ovviamente non gli difetta la faccia tosta, ma per spuntare un’informazione in più ( che non è mai di norma il colpo di scena risolutivo , ma piuttosto la tessera di un mosaico da ricomporre, beninteso avendone intuito il nesso comparativo inerente, in una analisi mentale schematizzata alla maniera del giornalismo italiano d’inchiesta dei bei tempi che furono…) i suoi “Jolly”sono la frequentazione _in un rapporto dialettico da “dare e avere”_ amicale con due comprimari destinati , con altri, a ritornare in altri titoli della “Serie di Radeschi” (sottotitolo ), a corroborare l’intonazione ironica e “brillante” sempre cardine di questi libri; in cui parimenti non può mancare un’escursione nei luoghi natii e certo mai dimenticati dal “bifronte” Radeschi : la Bassa Padana , placida (ma non necessariamente sempre tranquilla) ed accogliente valvola di sfogo e convalescenza _non solo metaforica_ dai miasmi della comunque “irresistibile” Milano. Qui dell’autunno del 2005 , dove tengono banco l’omicidio per strangolamento di una prostituta nel suo appartamento , segnalato con messaggi allusivi sul “Corriere…”; ed il presunto suicidio di un immigrato irregolare dalla banchina di una fermata della metro meneghina. Pane per Radeschi e sollazzo indecente dei suoi curiosi lettori ;-). Giallo-thriller godibile e non fumosamente tortuoso (imho) .

      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • Rimanenti letture del 2020

        I ragazzi della via Pál, Ferenc Molnár
        Agrodolce storia giovanile su un gruppo di bambini che si batte per difendere il loro grund, uno spazio per giocare, dalla fazione scolastica rivale. Amicizia, onore, orgoglio, integrità sono tutti ingredienti che trovano spazio in questo racconto dal sottofondo militaresco, con un finale triste e amaro che insegnerà una cosa di più a questi ragazzi.

        Forever and a Day, Anthony Horowitz
        Dopo aver firmato il sequel di Goldfinger, lo scrittore inglese decide di tornare alle origini con il prequel del primo libro di Fleming, Casino Royale. Lo stile è il medesimo del precedente lavoro, l'immaginario decisamente ispirato, con la Bond girl Sixtine che per carisma ricorda l'arcinota Vesper e un cattivo fumettistico, i dettagli aggiunti alla figura di Bond interessanti e piacevoli. La lettura è davvero gustosa e Horowitz si conferma un’ottima promessa per il futuro della serie.

        Il grande sonno, Raymond Chandler
        Incuriosito da un articolo che analizzava le differenze tra traduzioni passate e presenti, tessendo le lodi della nuova edizione Adelphi di questo libro, ho deciso di imbarcarmi nella prima avventura del detective Marlowe. La trama è la classica vicenda noir fatta di intrighi, ricatti, omicidi, femme fatale e ricchi proprietari di qualcosa. La cosa più stupefacente, però, è lo stile di Chandler, che ci racconta in prima persona i pensieri del protagonista, tra un sostanziale menefreghismo per la vita, il lavoro dell'investigatore privato che viene svolto più per sport e un modo di parlare dell'ambiente, delle persone incontrate, delle proprie riflessioni tramite descrizioni indirette ma di un'eleganza rarissima e di grandissimo impatto.

        For Your Eyes Only, Ian Fleming
        In attesa della ristampa dell'avventura anomala La spia che mi amava, mi sono procurato questa raccolta di cinque racconti brevi. Alcuni sono semplici storie di corto respiro che qui trovano la loro giusta dimensione, mentre due in particolare mi hanno colpito per il loro carattere diverso: Quantum of Solace, una drammatica storia di vendetta (...servita su un piatto freddo) in cui Bond è spettatore, e La rarità Hildebrand, una piccola missione di Bond portata a compimento da qualcun altro, lasciando la soluzione del caso nel dubbio.

        Dune, Frank Herbert
        Finalmente anch'io mi sono deciso a leggere questo capisaldo della fantascienza. Posto che la trama si capisce da subito come andrà a finire, vista la natura di 'eletto' del protagonista, a sorprendermi maggiormente sono stati il mondo ricco di dettagli (pianeti, vocabolario con terminologie di vari popoli, apertura enciclopedica dei capitoli) e un modo di scrivere che riflette il modo di essere riflessivo e ingannevole dei personaggi (a volte si fa fatica a capire se chi parla lo sta facendo a voce alta o solo nella sua testa). Notevole... mi ha invogliato a leggere i successivi.

        Piranesi, Susanna Clarke
        Dulcis in fundo, il libro nuovo di zecca di una scrittrice che già mi aveva sorpreso. L'inizio è folgorante: uno scritto sottoforma di diario che descrive un grande mondo fatto di stanze e statue, popolato da quindici esseri umani... di cui due vivi e con un nuovo arrivato: Sixteen (il lettore [curioso che torni il numero 16]). In questa avventura particolare, il protagonista porta avanti i suoi studi sul mondo assieme all''altro' umano, esternando la sua passione per la scoperta e un grande rispetto per la tradizione. Chiaramente seguiranno delle scoperte che porteranno a un finale teso e con un pizzico d'azione a chiudere un libro che conferma la grande fantasia della scrittrice. Sicuramente una delle migliori letture dell'anno... ma devo dire che sono stato soddisfatto di tutte.
        Ultima modifica di p t r l s; 08 marzo 21, 12:08.
        'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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        • Originariamente inviato da p t r l s Visualizza il messaggio
          Rimanenti letture del 2020

          I ragazzi della via Pál, Ferenc Molnár
          Agrodolce storia giovanile su un gruppo di bambini che si batte per difendere il loro grund, uno spazio per giocare, dalla fazione scolastica rivale. Amicizia, onore, orgoglio, integrità sono tutti ingredienti che trovano spazio in questo racconto dal sottofondo militaresco, con un finale triste e amaro che insegnerà una cosa di più a questi ragazzi.

          Forever and a Day, Anthony Horowitz
          Dopo aver firmato il sequel di Goldfinger, lo scrittore inglese decide di tornare alle origini con il prequel del primo libro di Fleming, Casino Royale. Lo stile è il medesimo del precedente lavoro, l'immaginario decisamente ispirato, con la Bond girl Sixtine che per carisma ricorda l'arcinota Vesper e un cattivo fumettistico, i dettagli aggiunti alla figura di Bond interessanti e piacevoli. La lettura è davvero gustosa e Horowitz si conferma un ottima promessa per il futuro della serie.

          Il grande sonno, Raymond Chandler
          Incuriosito da un articolo che analizzava le differenze tra traduzioni passate e presenti, tessendo le lodi della nuova edizione Adelphi di questo libro, ho deciso di imbarcarmi nella prima avventura del detective Marlowe. La trama è la classica vicenda noir fatta di intrighi, ricatti, omicidi, femme fatale e ricchi proprietari di qualcosa. La cosa più stupefacente, però, è lo stile di Chandler, che ci racconta in prima persona i pensieri del protagonista, tra un sostanziale menefreghismo per la vita, il lavoro dell'investigatore privato che viene svolto più per sport e un modo di parlare dell'ambiente, delle persone incontrate, delle proprie riflessioni tramite descrizioni indirette ma di un'eleganza rarissima e di grandissimo impatto.

          For Your Eyes Only, Ian Fleming
          In attesa della ristampa dell'avventura anomala La spia che mi amava, mi sono procurato questa raccolta di cinque racconti brevi. Alcuni sono semplici storie di corto respiro che qui trovano la loro giusta dimensione, mentre due in particolare mi hanno colpito per il loro carattere diverso: Quantum of Solace, una drammatica storia di vendetta (...servita su un piatto freddo) in cui Bond è spettatore, e La rarità Hildebrand, una piccola missione di Bond portata a compimento da qualcun altro, lasciando la soluzione del caso nel dubbio.

          Dune, Frank Herbert
          Finalmente anch'io mi sono deciso a leggere questo capisaldo della fantascienza. Posto che la trama si capisce da subito come andrà a finire, vista la natura di 'eletto' del protagonista, a sorprendermi maggiormente sono stati il mondo ricco di dettagli (pianeti, vocabolario con terminologie di vari popoli, apertura enciclopedica dei capitoli) e un modo di scrivere che riflette il modo di essere riflessivo e ingannevole dei personaggi (a volte si fa fatica a capire se chi parla lo sta facendo a voce alta o solo nella sua testa). Notevole... mi ha invogliato a leggere i successivi.

          Piranesi, Susanna Clarke
          Dulcis in fundo, il libro nuovo di zecca di una scrittrice che già mi aveva sorpreso. L'inizio è folgorante: uno scritto sottoforma di diario che descrive un grande mondo fatto di stanze e statue, popolato da quindici esseri umani... di cui due vivi e con un nuovo arrivato: Sixteen (il lettore [curioso che torni il numero 16]). In questa avventura particolare, il protagonista porta avanti i suoi studi sul mondo assieme all''altro' umano, esternando la sua passione per la scoperta e un grande rispetto per la tradizione. Chiaramente seguiranno delle scoperte che porteranno a un finale teso e con un pizzico d'azione a chiudere un libro che conferma la grande fantasia della scrittrice. Sicuramente una delle migliori letture dell'anno... ma devo dire che sono stato soddisfatto di tutte.
          Perbacco che velocità di lettura! Te la giochi con Enfad per capacità di divorare libri!
          Già solo Dune credo abbia rubato molto tempo.

          Anche io lessi i Ragazzi della via Pal da bambino (una delle poche cose decenti che mi abbiano fatto fare alla scuoa media). Ne ho un bellissimo ricordo. Come "il signore delle mosche" (ma non in maniera così cinica) è molto piacevole il parallelismo tra la vita militare e quanto fatto da questi ragazzini. Concordo col tuo commento sul finale, il quale non solo si rivela come metafora del passaggio tra infanzia ed età adulta ma diventa anche metafora antimilitarista dell'inutilità della guerra e dei sacrifici dei soldati.
          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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          • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio

            Perbacco che velocità di lettura! Te la giochi con Enfad per capacità di divorare libri!
            Già solo Dune credo abbia rubato molto tempo.

            Anche io lessi i Ragazzi della via Pal da bambino (una delle poche cose decenti che mi abbiano fatto fare alla scuoa media). Ne ho un bellissimo ricordo. Come "il signore delle mosche" (ma non in maniera così cinica) è molto piacevole il parallelismo tra la vita militare e quanto fatto da questi ragazzini. Concordo col tuo commento sul finale, il quale non solo si rivela come metafora del passaggio tra infanzia ed età adulta ma diventa anche metafora antimilitarista dell'inutilità della guerra e dei sacrifici dei soldati.
            Nell’ultimo anno viaggio a una media di poco più di un libro al mese. Leggo principalmente di mattina appena svegliato e, visto il periodo, nei weekend. Poi quelli come Dune ci metto un po’ di più, ma ci dedico anche più impegno per evitare di allungare troppo i tempi e rischiare magari di dimenticarmi qualcosa. Se sono validi, comunque, è più facile leggere tanto.

            Il finale di Molnár mi ha lasciato di stucco, anche perché, essendo un libro per bambini, mi sarei aspettato un lieto fine. Tutt’altro che banale.
            'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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            • Passando in libreria prima della zona rossa, mi ha ispirato a colpo d'occhio il volumone Mondadori Cyberpunk, siccome ogni tanto uno per svagarsi dalla lettura di opere classico-umaniste, l'ho comprato, anche perchè Blade Runner e opere del filone come Alita (fumetto), Akira e GITS (sia fumetto che film), mi sono piaciute molto, quindi tanto vale affrontare il filone anche dal punto di vista letterario e questa raccolta mi è sembrata un buon punto di partenza. Come opere contiene :

              - Neuromante di William Gibson
              - Snowcrash di Neal Stephenson
              - Matrice Spezzata di Bruce Sterling
              - Antologia di racconti brevi chiamata Mirrorshades.

              Inoltre una prefazione e una postfazione che ad occhio mi sembrano esaustive ed illuminanti.

              Contiene bella roba il volume a detta degli utenti esperti di fantascienza? Mica è necessario leggere tutta la fantascienza precedente per apprezzare queste opere?

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              • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                Passando in libreria prima della zona rossa, mi ha ispirato a colpo d'occhio il volumone Mondadori Cyberpunk, siccome ogni tanto uno per svagarsi dalla lettura di opere classico-umaniste, l'ho comprato, anche perchè Blade Runner e opere del filone come Alita (fumetto), Akira e GITS (sia fumetto che film), mi sono piaciute molto, quindi tanto vale affrontare il filone anche dal punto di vista letterario e questa raccolta mi è sembrata un buon punto di partenza. Come opere contiene :

                - Neuromante di William Gibson
                - Snowcrash di Neal Stephenson
                - Matrice Spezzata di Bruce Sterling
                - Antologia di racconti brevi chiamata Mirrorshades.

                Inoltre una prefazione e una postfazione che ad occhio mi sembrano esaustive ed illuminanti.

                Contiene bella roba il volume a detta degli utenti esperti di fantascienza? Mica è necessario leggere tutta la fantascienza precedente per apprezzare queste opere?
                Sì, contiene bella roba (quantomeno se si apprezza il genere: questi sono tra i capisaldi del cyberpunk) e no, non è assolutamente necessario leggere tutta la fantascienza precedente per apprezzarle.
                Se gradissi e volessi continuare ad approfondire il genere, come step successivo suggerirei di recuperare anche l'antologia La notte che bruciammo Chrome, altro grande classicone cyberpunk

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                • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                  Passando in libreria prima della zona rossa, mi ha ispirato a colpo d'occhio il volumone Mondadori Cyberpunk, siccome ogni tanto uno per svagarsi dalla lettura di opere classico-umaniste, l'ho comprato, anche perchè Blade Runner e opere del filone come Alita (fumetto), Akira e GITS (sia fumetto che film), mi sono piaciute molto, quindi tanto vale affrontare il filone anche dal punto di vista letterario e questa raccolta mi è sembrata un buon punto di partenza. Come opere contiene :

                  - Neuromante di William Gibson
                  - Snowcrash di Neal Stephenson
                  - Matrice Spezzata di Bruce Sterling
                  - Antologia di racconti brevi chiamata Mirrorshades.

                  Inoltre una prefazione e una postfazione che ad occhio mi sembrano esaustive ed illuminanti.

                  Contiene bella roba il volume a detta degli utenti esperti di fantascienza? Mica è necessario leggere tutta la fantascienza precedente per apprezzare queste opere?
                  Non è che per apprezzare l'Orlando Furioso bisogna eggersi pure il ciclo arturiano, l'anello dei Nibelunghi e il canto di Ildebrando.

                  Personalmente trovo che quel poco che ho letto di letteratura cyberpunk sia molto fumo con poco arrosto, o almeno questa è l'impressione che mi fece Neuromante all'epoca ma sono forse l'unica persona su internet che ti darà un parere simile.
                  "Compatisco quelle povere ombre confinate in quella prigione euclidea che è la sanità mentale." - Grant Morrison
                  "People assume that time is a strict progression of cause to effect, but *actually* from a non-linear, non-subjective viewpoint - it's more like a big ball of wibbly wobbly... time-y wimey... stuff." - The Doctor

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                  • No, infatti chiedevo per sapere, anche se nel caso che specifichi, L'Orlando Innamorato sarebbe una lettura quantomeno consigliata visto che L'Orlando Furioso di Ariosto si propone come suo seguito.

                    Alla fine ho preso anche la Notte che bruciammo Chrome di Gibson consigliatami, così lo affianco all'antologia Cyberpunk ed in questo modo ho i testi sacri del genere (o sottogenere?), che hanno dato il via al movimento.

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                    • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                      No, infatti chiedevo per sapere, anche se nel caso che specifichi, L'Orlando Innamorato sarebbe una lettura quantomeno consigliata visto che L'Orlando Furioso di Ariosto si propone come suo seguito.
                      Vai tranquillo: in questo caso è un po' come chiedersi se, prima di vedere chessò, eXistenZ, sia necessario guardarsi la Quadrilogia Gamma Uno, 2022: i sopravvissuti, Terminator e Starship Troopers
                      Anche la fantascienza letteraria è piena di sottogeneri che hanno poca o nessuna attinenza tra loro (e in ogni caso un'opera, anche se appartiene a un movimento, a un genere o a un contesto compositi e sfaccettati, dovrebbe sempre essere sufficientemente autonoma da poter essere fruita a sé stante senza perdere significazione in modo consistente; ovviamente eventuali sequel, prequel, midquel e altri casi particolari sono un altro discorso )
                      Le opere che ti sei procurato comprendono buona parte dei pilastri fondanti del cyberpunk della prima ondata (eccezion fatta per Snow Crash, che sarebbe più un postcyberpunk e si discosta leggermente dagli altri romanzi e racconti, ma sono sottigliezze), quindi non ti devi neanche preoccupare di non conoscere le basi del genere
                      Poi è vero che ci sono state opere seminali e proto-cyberpunk (penso ai romanzi e racconti di Philip K. Dick, Rete globale di John Brunner, ma anche il bellissimo racconto Non ho bocca e devo urlare di Harlan Ellison, e altri), ma assolutamente niente che ti precluda una piena comprensione delle opere che leggerai.
                      Per quanto riguarda la contestualizzazione delle opere e della nascita del movimento cyberpunk, confido che prefazione e postfazione diano un inquadramento esaustivo

                      Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                      Alla fine ho preso anche la Notte che bruciammo Chrome di Gibson consigliatami, così lo affianco all'antologia Cyberpunk ed in questo modo ho i testi sacri del genere (o sottogenere?), che hanno dato il via al movimento.
                      Ottimo
                      Il cyberpunk sarebbe un sottogenere della fantascienza, ma se ti riferisci a un'opera specifica va benissimo dire che è di genere cyberpunk (soprattutto se non ha significative contaminazioni con altri generi)
                      Come ti dicevo, le basi del genere e le opere più cult adesso le hai
                      Poi volendo c'è sempre tempo per ampliare la conoscenza con altre opere un po' più di nicchia (tipo la trilogia di Marid Audran di George Alec Effinger - che ha un'insolita ambientazione mediorientale ed è pieno di questioni gender fluid molto attuali ; la tetralogia del Ware di Rudy Rucker - che a tratti sconfina nel weird e nel body horror; X di Cory Doctorow - distopico con molte tematiche affini al cyberpunk; Veniss Underground di Jeff VanderMeer - che sarebbe propriamente new weird, ma ha molte influenze horror e cyber; ecc.)

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                      • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                        No, infatti chiedevo per sapere, anche se nel caso che specifichi, L'Orlando Innamorato sarebbe una lettura quantomeno consigliata visto che L'Orlando Furioso di Ariosto si propone come suo seguito.

                        Alla fine ho preso anche la Notte che bruciammo Chrome di Gibson consigliatami, così lo affianco all'antologia Cyberpunk ed in questo modo ho i testi sacri del genere (o sottogenere?), che hanno dato il via al movimento.
                        Si tratta di un genere non di roba narrativamente collegata.
                        "Compatisco quelle povere ombre confinate in quella prigione euclidea che è la sanità mentale." - Grant Morrison
                        "People assume that time is a strict progression of cause to effect, but *actually* from a non-linear, non-subjective viewpoint - it's more like a big ball of wibbly wobbly... time-y wimey... stuff." - The Doctor

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                        • 40a.jpg
                          LA MANO SINISTRA DEL DIAVOLO di Paolo Roversi
                          Marsilio/Feltrinelli. 285pp., brossura. 9,50€.
                          Con la scusa di dover badare al gatto (castrato) dei suoi genitori, partiti in villeggiatura in una delle estati più torride da anta anni, Enrico Radeschi se ne torna alla sua Capo di Ponte Emilia per un periodo di relax , e di distacco dai morti ammazzati che racconta “a cottimo” sulle pagine di nera del “Corriere della sera”, con onore di firma e richiamo in prima pagina se è il caso. Invece giù nel lembo della bassa padana dove è nato, notoriamente “non succede mai niente di nuovo”. Le ultime parole famose , prontamente smentite quando il portalettere del paese si trova a consegnare la posta _ con destinatario sconosciuto ma con gli indirizzi precisi_ in cassette della corrispondenza già imbottite con una…Mano mozzata (!). Frattanto, nel capoluogo lombardo desta impressione il ritrovamento del cadavere di una giovane donna , violata e scempiata anche da morta(!). Radeschi, al solito incalzato dal ringhioso caporedattore al giornale si trova dolente o nolente a “riprendere servizio” facendo alla bisogna la spola tra Milano e la Bassa , per carpire “succose” novità su fatti di cronaca sempre capaci di accendere le morbose e compiaciute curiosità dei lettori. E se l’avvenenza della povera vittima può celermente orientare le investigazioni su una pista “passionale”, buio fitto sui misteri dei macabri referti “postali” per altro mandati a ultraottantenni a loro volta quasi con un piede nella fossa. Anzi due…
                          Topolinia e Paperopoli , ossia Milano e Capo di Ponte Emilia ( che non esiste ma sembra un onesto mix della ruralità di Mantova sud…), sviscerati al (l’uomo) nero, secondo un palleggio narrativo ad intermittenza che coinvolge le “guest star”già attivate e caratterizzate nei precedenti romanzi della serie ( con perfino un copia incolla di paragrafi introduttivi), e new entry nel ramo “vita amorosa sconclusionata del Radeschi”, qui comunque meno “cazzaro” del solito ed anche in definitiva perno non magistrale delle indagini .
                          E’ un (romanzo ) giallo che vive più di deduzioni che di agitate scene madri, sebbene sia molto serrato nell’esporre una gran mole di fatti ed accadimenti che montano e sfaccettano la trama , fornendo a chi legge tutti gli elementi logici per la risoluzione dei casi , magari lasciati cadere tra le righe come documentazione accessoria e fintamente secondaria (;-) ). Molto ben articolato nella progressione narrativa questo ulteriore titolo de “La Serie di Radeschi”(…sottotitolo)offre due linee investigative separate e diverse digressioni distratte su riti e tradizioni di una terra a vocazione agricola, lombarda /confine Emilia che solo superficialmente si può considerare immota , quando piuttosto attraversata da passioni schiette e sanguigne che, negli anni di gioventù dei suoi abitanti più attempati significò guerra, regime ,e ritorsione del devastante (ex) alleato tedesco. Mi è piaciuto (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • Lo Hobbit o la riconquista del tesoro, J.R.R. Tolkien
                            Una bellissima storia d’avventura su un gruppo di personaggi bizzarri - Bilbo, lo scassinatore, l’eroe astuto che scopre piano piano le sue virtù, e gli avidi nani, che nel viaggio imparano l’importanza della fiducia - che si imbatteranno in creature di ogni tipo, dagli scettici elfi agli orrorifici ragni giganti, dall’orso buono al malvagio Gollum. A fare da capitano della squadra, il saggio Gandalf che, tuttavia, li lascia spesso in balia di loro stessi (la motivazione svelata nel finale costituisce un cliffhanger verso il mastodontico sequel).
                            Il libro ha la caratteristica, per cui comprendo la difficoltà a portarlo al Cinema come saga, di avere due finali: uno più fantasy, con il drago Smog (non è un refuso, nella traduzione che ho è scritto così) da sconfiggere, e uno più ancorato alla nostra realtà, con le fazioni più di buon cuore chiamate a mettere da parte il loro egoismo (nani in primis) e a fare squadra per sconfiggere le malvagie tribù degli orchi.
                            Questo benvenuto nella Terra di Mezzo è tratteggiato con cura, con una terminologia inventata dedicata e un sense of wonder, che trasuda da ogni pagina, che si bilancia bene con alcune componenti horror che rendono palpabile il senso di pericolo di certe situazioni.
                            'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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                            • Originariamente inviato da p t r l s Visualizza il messaggio
                              Lo Hobbit o la riconquista del tesoro, J.R.R. Tolkien
                              Una bellissima storia d’avventura su un gruppo di personaggi bizzarri - Bilbo, lo scassinatore, l’eroe astuto che scopre piano piano le sue virtù, e gli avidi nani, che nel viaggio imparano l’importanza della fiducia - che si imbatteranno in creature di ogni tipo, dagli scettici elfi agli orrorifici ragni giganti, dall’orso buono al malvagio Gollum. A fare da capitano della squadra, il saggio Gandalf che, tuttavia, li lascia spesso in balia di loro stessi (la motivazione svelata nel finale costituisce un cliffhanger verso il mastodontico sequel).
                              Il libro ha la caratteristica, per cui comprendo la difficoltà a portarlo al Cinema come saga, di avere due finali: uno più fantasy, con il drago Smog (non è un refuso, nella traduzione che ho è scritto così) da sconfiggere, e uno più ancorato alla nostra realtà, con le fazioni più di buon cuore chiamate a mettere da parte il loro egoismo (nani in primis) e a fare squadra per sconfiggere le malvagie tribù degli orchi.
                              Questo benvenuto nella Terra di Mezzo è tratteggiato con cura, con una terminologia inventata dedicata e un sense of wonder, che trasuda da ogni pagina, che si bilancia bene con alcune componenti horror che rendono palpabile il senso di pericolo di certe situazioni.
                              benvenuto nel club
                              è il primo libro che leggi di Tolkien?


                              Honour to the 26s

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                              • Originariamente inviato da Uncle Scrooge Visualizza il messaggio

                                benvenuto nel club
                                è il primo libro che leggi di Tolkien?
                                Yes
                                Ho in programma Il Signore degli Anelli per fine anno.
                                'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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