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The Queen's Gambit [Netflix]

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  • #46
    Concordo con quanto scritto da Henry Angel.

    Maddux senza arrovellarti troppo guardati il pilota e valuta se proseguire o meno. Al massimo l'unico rammarico sarà di aver perso non più di 50 minuti della tua vita.
    Testo un centinaio di serie in questa maniera e la maggior parte le mollo, un pò come i produttori che, a seconda di quanto l'episodio pilota è convincente e vende bene la serie, decidono se finanziare il restante blocco di episodi o stroncarla sul nascere.
    tumblr_oc8g4uj7aK1sec0ywo1_1280.jpg

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    • #47
      Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio

      E al momento sto apprezzando di più l'altra serie fenomeno character-study al femminile targata Netflix dell'anno, Unorthodox (in cui, tra l'altro, c'è un'altra giovane attrice coetanea della Taylor-Joy che dà una prova notevolissima).
      Beh sì anche a me è piaciuto di più Unorthodox, trovo che sia un'operazione più "fine" e meno scontata.

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      • #48
        La devo recuperare da tempo Unorthodox. Direi che è giunto il momento visto che attualmente non mi sembra ci sia niente di forte sulle nuove offerte nelle piattaforme streaming.
        tumblr_oc8g4uj7aK1sec0ywo1_1280.jpg

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        • #49
          sono l'unico che già dopo il secondo episodio sognava di vederla perdere almeno una partita?
          La X non indica mai il punto dove scavare.

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          • #50
            Ma nel primo episodio non c'è Anya, Maddux Donner guardane almeno due!

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            • #51
              Originariamente inviato da Tom Doniphon Visualizza il messaggio
              Beh sì anche a me è piaciuto di più Unorthodox, trovo che sia un'operazione più "fine" e meno scontata.
              Sì, nel frattempo l'ho finita e confermo, l'ho apprezzata di più (specie l'arco narrativo "musicale" con tutto il sottotesto che comportava).
              Bravissima l'attrice (minuscola) che spero di vedere in qualche altra produzione di rilievo.
              Luminous beings are we, not this crude matter.

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              • #52
                Originariamente inviato da MrCarrey Visualizza il messaggio
                Maddux senza arrovellarti troppo guardati il pilota e valuta se proseguire o meno. Al massimo l'unico rammarico sarà di aver perso non più di 50 minuti della tua vita.
                Testo un centinaio di serie in questa maniera e la maggior parte le mollo, un pò come i produttori che, a seconda di quanto l'episodio pilota è convincente e vende bene la serie, decidono se finanziare il restante blocco di episodi o stroncarla sul nascere.
                Ormai faccio anch'io così, in alcuni casi neanche lo finisco il "pilot".

                Cmq, come dice fred, nel caso specifico di questa serie, il primo episodio non è proprio esemplare visto che l'attrice protagonista c'è solo nel teaser.
                Luminous beings are we, not this crude matter.

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                • #53
                  Sì avete ragione
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                  • #54
                    Originariamente inviato da Maddux Donner Visualizza il messaggio
                    Di mio non ho voglia di vederla, quindi devo capire se posso infilarla in una visione collettiva, ma il concept non suscita interesse. Datemi feedback: perché sta piacendo tanto?
                    Perché piace?
                    Perché è un mix di facile leggibilità di dramma, romanzo di formazione ed emancipazione. Sottolineo la facile leggibilità. La serie non offre nessuna resistenza ai preconcetti di un pubblico generalista, che si sente di ampie vedute ed evoluto solo perché la serie è ambientata in un periodo storico e in un contesto sociale dove certe conquiste non erano scontate. La parità di genere, l'integrazione delle minoranze, la rivoluzione sessuale, c'è persino un accenno alla distensione fra americani e russi. Tutto già visto, tutto già acquisito. Suona anticonformista ma non c'è mai un vero impulso ribelle nella serie.
                    Quindi il pubblico generalista empatizza e sostiene la scalata di Beth ma non deve davvero mai mettersi in discussione o fare uno sforzo di immedesimazione. Al contrario si trova nella comoda posizione di poter moralizzare tutti i personaggi di contorno a Beth. È una serie con la difficoltà di approccio di una fiction RAI, tipo Un Medico in Famiglia o Don Matteo.
                    Non va diversamente per la trama: leggibilissima fin dalla prime battute. Fin dalla prima scena sai già come finirà: nessuna sorpresa, nessun sussulto. Una serie intellettivamente neutra. Un perfetto circolo che torna là dove comincia. Ha l'effetto di un massaggio shiatsu per il cervello, non richiede nessuno sforzo. Scivola giù facile. A confronto Candy Candy o Pollyanna sono film di Nolan.
                    Il tutto confezionato in maniera egregia, con qualità cinematografica.
                    Piace perché è pensata per piacere, come una boyband che si finge ribelle ma vive di cliché.

                    Quindi tutto da buttare? No, la serie è pensata così bene ed è realizzata con tanta perizia che risulta anche godibile. Fa con gli scacchi quello che Sampei faceva con la pesca. Riesce a stimolare l'interesse per un argomento di cui non te ne fregava un cazzo e per il quale ritenevi impossibile che ci si potesse scrivere qualcosa di interessante. E proprio come in Sampei vedi personaggi che darebbero la vita per quello sport ed eventi pubblici che sembrano la finale di Champions League. E in qualche modo riescono perfino a renderti la cosa credibile. Pur sapendo che una volta spenta la tv tornerai a non vedere tornei di scacchi in tv, leggere sui giornali di scontri all'ultimo sangue con tifoserie da stadio annesse o di giocatori di scacchi che si arricchiscono come se si chiamassero Tiger Woods, Cristiano Ronaldo o Lewis Hamilton. Spenta la tv non ti resterà assolutamente niente de La Regina di Scacchi ma ciononostante non avrai potuto fare a meno di lasciarla scorrere davanti ai tuoi occhi.

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                    • #55
                      Dato che hai fatto la comparazione con la fiction "all'italiana" di marca servizio pubblico ,mi sovviene il ricordo proprio del film italiano "La Regina degli scacchi" che ho linkato ed è su Youtube. Dovrei spoilerare troppo...Comunque qualche base di contatto con la serie americana c'è ; poi nel film si batte il tasto più del melodramma e ci sono due chiamiamole sottotrame che hanno accenti di giallo investigativo , in una cornice plumbea da "nebbia agl'irti colli piovigginando sale...". Se vuoi ci puoi trovare una "massa" con preconcetti "generalisti "che (vedi trama...) suonano sbagliati anche quando sono giusti . Il punto finale è poi però che quando la protagonista si libera delle sue tare psichiche diventa pure meno efficiente come scacchista , ed anche questo lo puoi mettere in quota agli stereotipi , uguali e contrari all'assunto della ragazza-prodigio-con-problemi.
                      Il film è del 2002 ( e ci sono perfino riferimenti ad internet...) , mentre TQG parte dagli anni '50 e secondo me racconta piuttosto bene lo stacco generazionale nella condizione femminile middle-class di 60-50 anni fa e non mi pare innaturale che vi sia una certa gradualità nell'approccio della materia sociologica; tenendo conto degli "esempi" adulti che ha Beth fino a quel punto della sua vita. ;-)
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                      • #56
                        Originariamente inviato da Maddux Donner Visualizza il messaggio
                        Di mio non ho voglia di vederla, quindi devo capire se posso infilarla in una visione collettiva, ma il concept non suscita interesse. Datemi feedback: perché sta piacendo tanto?
                        Eccotene un altro: piace perché è un prodotto in grado di essere apprezzato da tutti, dallo spettatore "medio" a quello un po' più esigente, e piace perché è fatta bene, praticamente in tutte le sue componenti.
                        Piace perché ha una struttura piuttosto canonica ma sempre godibile e mai noiosa, ha una trama non impegnativa da seguire, magari piuttosto banale e prevedibile nei suoi risvolti, ma sempre coinvolgente ed interessante, piace perché mescola intelligentemente l'ascesa della protagonista verso il successo con il dover affrontare i suoi fantasmi interiori, piace perché è un coming of age che funziona, piace perché affronta temi come emancipazione femminile, libertà sessuale, parità di genere ecc., piace perché nei momenti giusti è emozionante senza mai essere retorica, piace perché ricostruisce e confeziona bene l'epoca dei '60 (che bel lavoro sulle scenografie!), piace perché il cast è azzeccato e Anya Taylor-Joy è bravissima e buca lo schermo, e piace perché è una miniserie tecnicamente di livello (livello cinematografico nella sua accezione positiva) girata e confezionata ottimamente.

                        Insomma, come dicevo è un prodotto che lo spettatore medio segue con piacere, e che quello un po' più esigente apprezza per essere tutto sommato ben sceneggiato senza particolari scivoloni e allo stesso tempo ben girato, confezionato, scenografato, musicato, recitato.
                        Scott Frank è stato davvero bravo, in particolare ho trovato una regia decisamente di livello (per una serie tv specialmente) che ho apprezzato molto nella sua impostazione e per l'ottima interazione con le scenografie che sfrutta in maniera egregia: mi viene in mente la differenza con cui filma le scene nell'orfanotrofio (in modo particolarmente austero e "spoglio", riccorrendo diverse volte anche a campi lunghi per evidenziare la freddezza di un luogo tutt'altro che accogliente) e successivamente quelle in cui la protagonista entra per le prime volte nei grandi circoli per i tornei di scacchi (splendido il piano sequenza a Las Vegas e quello a Cincinnati) in cui la camera vaga libera percorrendo in lungo e in largo l'interno degli edifici come per farci assaporare quella sensazione per Beth di libertà e di gioia nel vivere nel suo habitat. Ma anche altre soluzioni mi sono piaciute particolarmente, penso allo spleet screen in uno dei tornei in cui Scott divide prima lo schermo in due e poi in quadranti sempre piú piccoli fino a trasformare lo schermo in una scacchiera e far coincidere i vari quadranti con le caselle della stessa... un'ottima trovata. Insomma, ho trovato una regia decisamente ispirata e capace di valorizzare al massimo anche altre compomenti, dalla già citata scenografia al cast (spesso ricorre a movimenti circolari negli ambienti chiusi, che vanno a prendere di spalle gli attori che in precedenza vedevi frontalmente) e alle azzeccate musiche di Rivera.

                        Insomma, a me è piaciuto molto, e tutto mi aspettavo tranne che potesse piacermi molto

                        Curioso di recuperare Godless a questo punto...
                        I will not say "Do not weep", for not all tears are an evil.

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                        • #57
                          Il dream team ci riprova con un' adattamento di Nabokov.
                          The co-creator of the Netflix chess drama sensation is developing a version of Vladimir Nabokov's "Laughter in the Dark."

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                          • #58
                            Ottimo, come materiale base m'interessa più di della Regina di scacchi.
                            Luminous beings are we, not this crude matter.

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                            • #59
                              Ci sarebbe anche questo. Quale avrà la precedenza?

                              Il co-creatore de La regina degli scacchi Scott Frank sta scrivendo una nuova miniserie su Sam Spade con protagonista Clive Owen

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                              • #60
                                Sta andando a tutta birra. Bene, anche se vorrei che tornasse anche a fare film.
                                Luminous beings are we, not this crude matter.

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