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  • Vorrei la tessera n.ro 1 del partito : "Dario Argento dopo PHENOMENA ha fatto solo vaccate" però qualche riserva l'avrei anche su SUSPIRIA...
    Penso ceda parecchio nel secondo tempo; i colori sovraccarichi , le scenografie e il make-up (le mani della strega!) sortiscono un effetto carnevalesco, culminato
    nel terremoto finale, tripudio evidente di polistirolo e legno compensato.

    Più che l'onirico poté...Il Viareggio.:biggrin:
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • Suspiria di Dario Argento
      Ho improvvisamente capito perché la gente, se è vero che i suoi ultimi film sono brutti, rimpianga così tanto di aver 'perduto' un simile talento. Suspiria non ha una trama particolarmente originale e la sceneggiatura presenta forse anche qualche forzatura, una certa prevedibilità di fondo e dei dialoghi non proprio impeccabili; inoltre il livello di recitazione generale non fa certo gridare al miracolo, anzi... Ma Argento è un genio nel sapere usare le scenografie e la fotografia: il più delle volte comunica l'orrore non riprendendolo, ma esplorando i luoghi in cui esso avviene, con una scelta di colori particolarissima che varia dal rosso all'arancione, passando per il giallo: quasi mai si rifugia in sequenze scure per aiutarsi a creare angoscia, e il colpo di genio di mostrare il luogo più pericoloso di tutti tra quelli attraversati dalla protagonista illuminato di una luce calda e accogliente ne è la prova. Inoltre si vede che il regista sa dove mettere la macchina, sa darsi ai giusti virtuosismi senza eccedere. Promosso a pieni voti.
      Suspiria resta sicuramente il mio preferito tra i film di Argento, anche più di Profondo Rosso, da molti ritenuto il suo capolavoro. Sarà che sono un dylandoghiano di vecchia data, ma sono molto affezionato alle atmosfere di Suspiria, quasi da espressionismo(e sicuramente è quello il riferimento). Mai come in questo film Argento è stato in grado di creare scene così maestose, complete e curate... a qualcuno potrebbe forse sembrare troppo barocco, ma per me siamo in piena arte.
      Vorrei anche fare un appunto per quanto riguarda le critiche mosse. La sceneggiatura non è mai stata un punto forte del cinema di Argento, questo è vero, ma è anche vero che film come Suspiria e il sopra citato Profondo Rosso godono comunque di una scrittura molto solida, che riesce ad enfatizzare molto bene le situazioni e a creare un insieme dettagliato e immediato, che trasporta lo spettatore per tutta la storia... i veri problemi di una sceneggiatura, secondo me, sono quelli che ti allontanano dalla messa in scena, non fornendo tutti i cardini necessari a seguire l'intreccio o peggio inserendo veri e propri elementi di disturbo quali eccessive forzature o passaggi non funzionanti. Per quanto riguarda la recitazione, invece, va dato atto ad Argento di avere comunque saputo usare bene tanto gli attori più bravi(penso a David Hemmings e Gabriele Lavia di Profondo Rosso, piuttosto che all'Alida Valli e al Flavio Bucci di Suspiria) quanto quelli meno capaci(in primis la sua ex moglie), forse anche in modo non del tutto volontario, ma tirando fuori delle interpretazioni così sopra le righe da risultare innanzitutto adatte al contesto(le sue storie e la sua regia erano tanto sopra le righe quanto le caratterizzazioni) ed anche coerenti tra loro in un insieme omogeneo. Insomma, anche questo fa parte integrante dello stile di Dario Argento e, secondo me, con interpretazioni magari più livellate verso l'alto, non sarebbe nemmeno lo stesso.
      Non sottovaluterei, inoltre, anche la grande maestria nel gestire gli effetti sonori... per esperienza personale, guardare Suspiria a tutto volume alle 2 di notte può essere qualcosa che ti fa cacciare di casa.


      PS: il mio punto preferito di Suspiria è senza ombra di dubbio il breve movimento che segue il taxi di Susy nel bosco mentre impazza il temporale... mi riferisco al particolare dell'albero, che spero abbiate notato.

      La notte dei morti viventi di Romero
      Il film è forse un po' invecchiato e viaggia su ritmi diversi rispetto a quelli odierni, cosa che soffre particolarmente, a mio parere, nella parte iniziale, quando sono presenti in scena solo l'uomo e la ragazza barricati in casa. Dopodiché tanto di cappello ad un film che crea una vera e propria mitologia: tutti quelli che ora sono topos sugli zombie vengono svelati ad uno ad uno, con un sapiente Romero che sa come mascherare ed usare a suo vantaggio le evidenti limitazioni nei mezzi con cui doveva avere a che fare. Quella che non è invecchiata è l'ironia e la ferocia di fondo nell'analizzare la tranquilla provincia americana, fattore che rende giustamente il film una pietra miliare compensando il fatto che, a mio parere, il film non riesce più a spaventare.
      Altro caposaldo. Stiamo parlando di un film storico a tutti gli effetti... anche qui abbiamo un prodotto girato con delle velleità che vengono puntualmente mantenute. Il suo bianco e nero livido(scelta voluta da Romero), secondo me, funziona anche di più se visto oggi. Abituati come siamo a vedere nel bianco e nero un che di rassicurante, per film che per registro non potranno mai turbarci come i più smaliziati prodotti odierni, eccoci che ci ritroviamo catapultati in un incubo degno di inquietare e soprattutto di far inorridire più di qualsiasi altro prodotto moderno del genere. Il ritmo spietatamente lento della prima parte crea una tensione a tratti veramente soffocante, calando perfettamente lo spettatore nei panni dei protagonisti. Per il resto, dopo aver constatato che un prodotto simile riesce a funzionare anche a 45 anni di distanza, le cose vanno anche inquadrate nel contesto da cui provengono. In un 1968 in cui i film dell'orrore non si permettevano ancora di essere così concettualmente violenti, arriva come una granata questo film a bassissimo budget di uno sconosciuto regista di spot pubblicitari che sbatte in faccia al pubblico tutto il nichilismo della sua generazione, mostrando più di quanto non fosse mai stato mostrato prima(il cannibalismo, il matricidio) e mettendo al centro della vicenda un personaggio altrettanto inedito, ovvero un negro, che forse per la prima volta non ha una valenza nella sua etnìa ma è semplicemente l'uomo comune.
      Fino ad arrivare alla mazzata finale.

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      • Lunedì 25 Luglio
        Funny People
        8

        la mia devozione per Judd e la sua banda me la porto pure in firma. è riuscito perfino a rendermi simpatico Adam Sandler.
        continuo a dirlo, è il miglior autore di commedie contemporaneo.

        Martedì 26 Luglio
        Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban
        7,5

        senza dubbio, cinematograficamente parlando, l'episodio più valido, soprattutto in termini di messa in scena. giusto l'uso della dissolvenza ad iris l'ho trovata un pò antiquato.
        il problema è il terribile lavoro di scrittura... i più gravi danni di Kloves, visto quanto rovina una pellicola che poteva rivelarsi un gran film.
        fedele seguace del team Apatow

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        • Prozac Nation (2001) di Erik Skjoldbjærg

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          • Originariamente inviato da David.Bowman Visualizza il messaggio
            Dwight, fondamentalmente concordo con quello che hai scritto: obiettivamente Paisà è superiore a Roma, città aperta per i motivi che hai bene analizzato.

            Eppure, già solo per questioni di importanza storica, di impatto sociale, di memoria collettiva (ed emotiva), oltre che per motivi di "affetto", non sono mai riuscito a non scegliere il secondo come film (da me) preferito del regista. E' un film simbolo di un movimento, di un periodo storico e di una generazione violentata e deturpata dalla violenza di una guerra assurda. E' il manifesto del neorealismo italiano e questo mi ha sempre portato ad avere un occhio particolare verso questo film. Ad esempio il personaggio della Magnani è l'emblema più potente e riuscito di quel periodo storico. Insomma è un film la cui portata ed il cui significato travalicano di gran lunga il suo effettivo valore.

            Però, da un punto di vista critico ed asettico, gli preferisco altri film neorealisti, ad esempio Ladri di biciclette ed Umberto D. in cui all'aspetto di denuncia sociale ed al drammatico verismo, si accompagna un'elevata poesia che trasfigura il tutto verso vette sublimi, una sorta di triste canto celebrativo degli umili e degli oppressi. Ma, probabilmente, a dirla tutta, anche i film neorealisti di Visconti, più algidi, distanti e decadenti, hanno una marcia in più dal punto di vista artistico.

            Eppure Roma, città aperta resta sempre lì: eterno, viscerale, indimenticabile come un monumento un po' logoro che non si può fare a meno di ammirare. :seseh:
            Certo posso capire benissimo i motivi per cui Roma, città aperta viene considerato IL film di Rossellini, come rimarrà sempre il suo film più noto... e onestamente mi è piaciuto molto. Certo, gli preferisco Paisà, non possedendo tra l'altro particolari legami "affettivi" con il primo... Invece mi ha sorpreso positivamente, oltre ogni aspettativa, Viaggio in Italia...

            Invece, Ladri di biciclette è veramente il risultato più eccezionale e sono d'accordo con la definizione che gli hai dato, anche se preferisco Paisà a Umberto D....
            La profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l’arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l’esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!". Il bello è celato a coloro che non cercano la verità.

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            • Scenes from the Suburbs

              Un cortometraggio di Spike Jonze veramente ECCEZIONALE.
              Mi sono innamorato di questo lavoro, già visto due volte. Un piccolo capolavoro. Una perla.

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              • Originariamente inviato da quentin_basterds Visualizza il messaggio
                Scenes from the Suburbs

                Un cortometraggio di Spike Jonze veramente ECCEZIONALE.
                Mi sono innamorato di questo lavoro, già visto due volte. Un piccolo capolavoro. Una perla.
                piccolo OT: Gli Arcade Fire sono uno dei migliori gruppi degli anni 2000

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                • Originariamente inviato da Dustx85 Visualizza il messaggio
                  piccolo OT: Gli Arcade Fire sono uno dei migliori gruppi degli anni 2000
                  ti straquoto... il film l' ho visto nell' edizione speciale di "The suburbs" che ha all' interno sia il cd che il dvd del film

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                  • Originariamente inviato da Dwight Visualizza il messaggio
                    Invece, Ladri di biciclette è veramente il risultato più eccezionale e sono d'accordo con la definizione che gli hai dato
                    concordo :sisisi:

                    quasi tutti i film celebri del neorealismo italiano sono capolavori, ma Ladri di biciclette è la vetta indiscussa ed indiscutibile :sisisi:
                    "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                    Votazione Registi: link

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                    • SENSO, 1945 di Luchino Visconti

                      Magniloquente rappresentazione di un amore tragico tra una contessa veneta ed un vile ufficiale austriaco, sullo sfondo delle tensioni e dello scoppio della terza guerra d’indipendenza del 1866, nell’alleanza italo-prussiana contro l’Austria. Visconti, affidandosi al melodramma, descrive la società che ne fu spettatrice, ponendo il tradimento coniugale della contessa alla stregua di un tradimento prettamente ideologico, vedendo quindi sconfessata la causa della liberazione nazionale, alla quale tra l’altro l’amato cugino è profondamente dedito, in prima linea. La stessa contessa rivendica con fierezza la propria identità “veneta” all’inizio del film, per poi mortificarla in nome di un amore folle. Non senza vendetta repentina, una volta scoperta la viltà del soggetto del sentimento, in un emblematico e crudele rinnegamento del romanticismo, elemento portante dell’intera opera.
                      Il film è costruito in maniera maniacalmente perfetta, a partire dalle scenografie, dagli ornamenti e l’oggettistica, fino ai ricchi costumi, in una ricostruzione d’epoca perfetta, con la quale la regia elegante e distaccata di Visconti si amalgama in un rapporto sempre in bilico tra passione estetizzante e razionale realismo. Altrettanto eccezionali sono le riprese in esterni, tra Venezia, la campagna veneta e Verona. La scena iniziale del film è la più straordinaria dell’intera pellicola: l’opulenza decorativa degli interni della Fenice di Venezia, durante la recita del Trovatore, diviene teatro della rivendicazione di orgoglio nazionale e desiderio d’indipendenza da parte di alcuni irredentisti, attraverso il lancio di volantini tricolori sulla platea “asburgica”, nella sintesi perfetta e compatta dell’epica ideologizzata che permea tutta l’opera. Il quadro che disegna Visconti si sintetizza poi in una messa in scena fastosa ed esaltante del Risorgimento, che contrasta fortemente con la rappresentazione di un’aristocrazia di dubbia morale.

                      Posto il fatto che Senso è un film splendido, non è comunque immune da alcuni difetti, poichè sono presenti una coppia di forzature ideologiche e psicologiche, principalmente nella rappresentazione del tradimento della contessa: se fossero state presenti più scene di battaglia (che Visconti aveva progettato ma che non vennero realizzate per non gonfiare ulteriormente il budget) in contrapposizione all’oasi d’esilio nella casa di campagna della contessa, il tradimento di quest’ultima sarebbe stato certamente più giustificato, vista la sua effettiva lontananza dalla realtà di questi ideali e la loro conseguente non-profonda presa di coscienza. Come del resto il voltafaccia “diabolico” dell’ufficiale e amante austriaco della contessa risulta troppo repentino e violento per essere metabolizzato perfettamente dallo spettatore. Ho trovato anche molto fuori luogo la presenza di una voce fuori campo (anche se non certamente ossessiva e opprimente) dedita semplicemente all’aggiornamento fastidiosamente didascalico della situazione emotiva della protagonista, quando Barry Lyndon, di cui Senso può esserne definito come un prototipo, era capace di suggestionare l’emozione di un interessamento amoroso solo con un gioco di sguardi al lume di candela, durante una partita a carte. Anche per queste ragioni, se dovessi descrivere la pellicola con un aggettivo positivo e uno negativo, sceglierei sicuramente magniloquente e trattenuta, anzi, per meglio dire, inquadrata, nel senso più pittografico del termine. Tra l’altro, la recitazione molto teatrale non combacia alla perfezione con il realismo perfezionista della messa in scena, risultando non particolarmente giustificata e coerente, come lo era in altri contesti ad esempio nel Settimo sigillo o in Ran. Come attori protagonisti, le prime scelte di Visconti furono Ingrid Bergman e Marlon Brando, ma alla fine vennero scritturati Alida Valli e Farley Granger, due bravi attori ma sicuramente meno talentuosi e carismatici dei due precedenti.
                      Infine, una curiosità: il film doveva originariamente intitolarsi Custoza, in onore della battaglia (e dello stesso buon vino che produciamo qui a Verona ), ma Visconti fu costretto a lasciare il Senso del libro di Boito, probabilmente visto il ridimensionamento delle scene belliche che ho citato in precedenza.

                      Comunque il film mi è piaciuto moltissimo, tutte queste critiche sono frutto di una mia tendenza a cercare sempre il pelo nell’uovo, oltre ad un'indole naturale molto critica. Sicuramente Senso è uno dei migliori film italiani che abbia visto, ma vorrei contestualizzarlo meglio recuperando altro di Visconti, cosa che spero di fare nei prossimo giorni...
                      La profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l’arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l’esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!". Il bello è celato a coloro che non cercano la verità.

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                      • GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI

                        Ma quanto è folle 'sto film? xD
                        Sono una persona semplice, guardo film e non rompo il cazzo.

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                        • E' solo genio.

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                          • Giovani, carini e disoccupati (1994) di Ben Stiller

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                            • Originariamente inviato da Dwight Visualizza il messaggio
                              SENSO, 1945 di Luchino Visconti

                              Anche per queste ragioni, se dovessi descrivere la pellicola con un aggettivo positivo e uno negativo, sceglierei sicuramente magniloquente e trattenuta, anzi, per meglio dire, inquadrata, nel senso più pittografico del termine. Tra l’altro, la recitazione molto teatrale non combacia alla perfezione con il realismo perfezionista della messa in scena, risultando non particolarmente giustificata e coerente...
                              da come ho capito è stato il tuo primo approccio a Visconti, che io reputo il più grande regista italiano dopo quel geniaccio di Federico Fellini. Senso è uno dei tanti capolavori dell'Autore, che può vantare una filmografia invidiabile per qualità e continuità, praticamente non ha sbagliato un film. Tra le tante opere straordinarie di Visconti è il mio preferito perchè meglio di tutte incarna ed esalta, portandola alla massima densità espressiva e figurativa, l'estetica del regista: ricercata, elegante, raffinata, maniacale nella pedissequa cura del dettaglio (scenografico ma non solo), decadente e distaccata. In Senso tutti gli stilemi viscontiani si esprimono all'unisono ed al massimo livello, tratteggiando un sontuoso melodramma passionale, sulle note di eros e thanatos, a tinte ora fosche ora sfavillanti, in accordo alla complessa personalità del regista. La capacità di conciliare il racconto, anche critico, della Storia, con tratti epici ma non agiografici, con il melodramma passionale che fa da perno alla vicenda è ammirevole, e già solo per questo il film meriterebbe il massimo dei voti :sisisi:.

                              Anche il ribaltamento finale, con il ripudio del romanticismo che sembrava alla base dell'opera, è geniale e dona al tutto un ineffabile senso di tragica ambiguità: della vita, della storia e delle vicende umane. D'altra parte tutto il cinema di Visconti rappresenta, spesso attraverso memorabili scene madri, una malinconica e raffinata elegia del senso di morte che incombe sulle vicende umane. Io adoro questo film, che reputo una gemma di fulgido splendore nel panorama del cinema italiano e mondiale.

                              I "difetti" che tu hai evidenziato indubbiamente ci sono, ma sono piccole cose rispetto alla grandezza dell'opera, che, come tu stesso hai fatto notare, non è esattamente così come la voleva Visconti, a causa di problemi di budget. Riguardo al "trattenuta", è una caratteristica del cinema di Visconti: algido ma magnifico, a volte accademico in accordo all'estrazione sociale aristocratica del regista. I suoi film "storici" sono tra i più belli di sempre ed il suo modo di concepirli e realizzarli ha fatto scuola nel mondo.
                              "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                              Votazione Registi: link

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                              • Originariamente inviato da David.Bowman
                                I "difetti" che tu hai evidenziato indubbiamente ci sono, ma sono piccole cose rispetto alla grandezza dell'opera, che, come tu stesso hai fatto notare, non è esattamente così come la voleva Visconti, a causa di problemi di budget. Riguardo al "trattenuta", è una caratteristica del cinema di Visconti: algido ma magnifico, a volte accademico in accordo all'estrazione sociale aristocratica del regista. I suoi film "storici" sono tra i più belli di sempre ed il suo modo di concepirli e realizzarli ha fatto scuola nel mondo.
                                Penso che Senso e Il gattopardo si possano definire come i due esempi più rappresentativi della sua ricerca estetica, tra l'altro sono entrambi due kolossal storici... E' vero?

                                La sua estrazione e origine aristocratica si scontra però con il suo forte e fedele appoggio al partito comunista, di cui era militante. Un dibattito politico e sociale di questo stampo contrasta con la rappresentazione scenica accademica, in un film come Senso più che mai, o sbaglio?
                                La profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l’arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l’esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!". Il bello è celato a coloro che non cercano la verità.

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