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  • Il remake di Venerdì 13 è noioso e poco splatteroso... due cose che i vecchi film della serie raramente sono stati(giusto il capitolo sette, penso)...

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    • ma solo per l'atmosfera...se lo magnano...

      "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

      "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


      ~FREE BIRD~

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      • Ma infatti parliamo di due capolavori di bruttezza. Però se proprio dovessi buttar giu una classifica di questi reboot/remake ecc. quello di Nightmare vincerebbe su tutti in quanto a mediocrità. Non so, sarà perchè sono così tanto affezionato all'originale di Craven, che vedere quella roba mi ha davvero disturbato dentro..

        In quanto alla saga di Venerdì 13 : il primo film, a mio avviso, è strepitoso.
        E anche il secondo e il terzo non sono male. Gli altri li reputo bruttini tanto, ma divertivano nella loro deficienza, per quel che ricordo.

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        • Il mio Venerdì 13 preferito resta il parte III, seguito di poco dal parte VI...

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          • io adoro il 7° ... raggiunge punto di umorismo involontario veramente notevoli

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            • Ma è noiosissimo il 7... con tutti gli omicidi fuori campo e la storia della ESP che non sta ne in cielo ne in terra... l'unica cosa decente è l'assassinio della campeggiatrice nel sacco a pelo...

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              • si ma il finale con
                Spoiler! Mostra

                mi ha fatto ribaltare dalle risate
                asd

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                • Il migliore resta assolutamente il terzo.
                  Non una saga che mi fa impazzire però

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                  • Originariamente inviato da Marv Visualizza il messaggio
                    Black Lightning - Il Padrone del Cielo

                    Prodotto da Timur Bekmambetov, vorrebbe essere la risposta Russa ai film di supereroi statunitensi. Protagonista è un ragazzo che viene in possesso di una prodigiosa autovettura in grado di volare e che gli permette di compiere imprese incredibili.
                    Il problema del film è proprio quello di volere, e dovere, essere una "risposta", in tutto, ad un genere. Se questo da una parte è positivo, e mi riferisco all'impianto tecnico da blockbuster che tra l'altro è ottenuto con un budget che è praticamente un decimo di quello che è il budget medio di un blockbuster americano(15.000.000 $), dall'altra fa scadere il film dalle parti di uno spudorato plagio. Difatti, se non fosse che tecnicamente, come dicevo poco fa, si tratta di un prodotto che non sfigura accanto ai suoi cugini più noti, il collegamento che mi sarebbe venuto in mente sarebbe stato con le famigerate produzioni turche. Quelle che, sfruttando le leggi turche scevre dal copyright, sfornavano titoli come "Korkusuz"(Rambo turco), "Badi"(E.T. turco) o "Dunyayi Kurtaran Adam"(Star Wars turco)...
                    E i realizzatori di "Black Lightning" di certo non esagererebbero se volessero fregiarsi così del soprannome di "Spider-Man russo"...
                    Perché, sebbene il personaggio in sé sia abbastanza diverso(il protagonista di BL non ha superpoteri, ha solo una macchina che vola), i "punti di contatto"(chiamiamoli così, oppure diciamo "plagi spudorati") sono letteralmente innumerevoli.
                    Mi voglio divertire ad elencarvi qui di seguito i primi che mi vengono in mente(ed i più evidenti):
                    - Il protagonista è un teenager russo figlio di gente povera, ma onesta, ottimo studente, ma fondamentalmente sfigato.
                    - Una delle cose che lo caratterizzano come sfigato è il fatto di non avere un mezzo proprio e di perdere l'autobus.
                    - Ha un migliore amico ricco con cui entra in competizione nel momento in cui i due cominciano a litigarsi la ragazza, Nastya, che benché attratta dallo sfigato, comunque all'inizio preferisce il ricco con la macchinona.
                    - Il protagonista ha il problema di comprare uno straccio di macchina, o comunque di trovare i soldi per comprarla.
                    - Al protagonista viene regalata dal padre una macchina che lui poi scopre capace di volare ecc. ma che lui all'inizio usa per fare soldi così da conquistare la ragazza, consegnando fiori in volo(sigh), sbattendosene di aiutare la gente(nonostante la macchina sia stata creata proprio per quello)... fino a quando il padre lo chiama "Raggiungimi che devo farti un discorsetto, non mi piace la piega che hai preso... ricordati che nella vita bisogna pensare anche agli altri...", allora il ragazzo va ad aspettare il padre all'uscita dal lavoro come d'accordo, ma sfortunatamente quest'ultimo viene accoltellato da un malvivente(che l'uomo tempo prima aveva fermato durante uno scippo, tra le proteste del figlio) nella strada accanto, una signora che assiste al delitto gira l'angolo e chiede aiuto proprio al protagonista che, non sapendo che si tratta di suo padre in fin di vita, risponde "Chiami un'ambulanza, signora, è gratis"... poco dopo scopre che se fosse intervenuto in tempo avrebbe potuto, grazie alla supermacchina, portare il padre in ospedale in tempo e quindi salvarlo.
                    Da quel punto il protagonista
                    - decide di aiutare la gente.
                    - diventa l'eroe della città(Mosca) e la cosa ci viene mostrata con un veloce montaggio dei "pareri" della gente intervistata per strada: chi lo considera un eroe, chi un pericolo. Tutto questo condito con titoli di giornale e foto fatte di sguincio alla macchina volante.
                    - si lancia in un palazzo in fiamme per salvare un bambino intrappolato mentre fuori la madre urla "Salvate il mio bambino!" coi tutori dell'ordine impotenti.
                    - si deve trattenere dal dire alla sua tipa di essere "Fulmine Nero", nonostante quest'ultima sia innamorata dell'eroe.
                    - deve affrontare il cattivissimo villain, ricco scienziato e quasi suo ex mentore, che vuole a tutti i costi il suo potere, tanto da arrivare al punto di rapire la ragazza e proporgli uno scambio, che si terrà rigorosamente sospeso per aria mentre una folla di persone sbalordite, giornalisti e troupes televisive, da sotto, assiste alla scena con la testa in su.
                    A questo si aggiunga:
                    - La fotografia.
                    - Il tema musicale.
                    - Un cattivo che è il innegabilmente il sosia russo di Willem Dafoe.http://actorus.ru/media/2010/04/Igor...67-200x299.jpg

                    Mi sto sicuramente dimenticando qualcosa... comunque a parte questo(che ha comunque dell'eclatante) la sceneggiatura è veramente mediocre, piuttosto infantile e bucherellata, oltre che, appunto, derivativa al massimo. Insomma, infamia sulla sceneggiatura, lode alla tecnica(se il fine è quello di eguagliare gli amméregani).

                    5


                    Visto di recente.
                    Concordo sulla sceneggiatura, abbastanza mediocre e con pla...ehm... ispirazioni veramente palesi.
                    Nonostante questo mi è comunque piaciucchiato, quindi gli posso anche dare un 6.
                    E aggiungo il grosso rammarico nel pensare che, a livello tecnico, un "filmetto" come questo è al di sopra anni luce rispetto a quello che siamo attualmente in grado di fare in Italia.

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                    • Originariamente inviato da Mr. Furious Visualizza il messaggio
                      E aggiungo il grosso rammarico nel pensare che, a livello tecnico, un "filmetto" come questo è al di sopra anni luce rispetto a quello che siamo attualmente in grado di fare in Italia.
                      è quello che mi chiedo pure io, cioè, avendo un budget di 15 milioni non abbiamo un regista in grado di fare film come questi? Ma sono così difficili?

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                      • Non penso sia questiione di difficolta' tecnica, quanto piu' di cultura cinematografica in generale, oltre che di assenza totale di produttori che diano un tale budget per un lavoro simile...cioe' ormai c'e' la convinzione.anche tra gli esperti di settore che il cinema italiano possa essere solo commedie che nn fanno ridere o drammi familiari pseudo-autoriali...nn c'e' nessuno che osi rischiare qualcosa di diverso (eccetto il circuito indipendente, che pero' ovviamente nn puo' contare su budget del genere)

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                        • Eagle eye

                          Abbastanza carino, Shia LaBeouf mi guadagna sempre più posizioni come attore ma il film è proprio
                          Spoiler! Mostra
                          .

                          e alcune cose che accadono sono impossibili(almeno credo).

                          Spoiler! Mostra



                          6,5

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                          • LA FEBBRE DELL’ORO (The Gold Rush) 1925 di Charles Chaplin

                            Sullo sfondo della corsa all’oro nella selvaggia Alaska, ricostruita in maniera straordinaria, assistiamo alle peripezie e alle sventure di un cercatore vagabondo, tra situazioni tragicomiche e mortificazioni sentimentali.
                            La febbre dell’oro è uno dei più grandi successi di Chaplin, ricco di molte sequenze leggendarie, come quella celeberrima della danza dei panini, e nel quale il tema della lotta per la sopravvivenza si amalgama sempre più drammaticamente con il tema della solitudine. Si tratta dell’unico film di Chaplin nel quale l’uomo, le dinamiche personali e la società hanno un peso minore sulla vicenda dell’omino rispetto al destino, alla natura e al caso. Il finale, grazie a quest’ultima componente, regala infine al protagonista sia la ricchezza pecuniaria sia la corrisponenza dell’amore per Giorgia, in una conclusione completamente lieta e spogliata di qualsiasi struggente o malinconica emozione, come nel sempre superiore Luci della città.
                            Ho visto entrambe le versioni (ufficiali) del film, e fondamentalmente quella sonorizzata del ’42 si differenzia per una decina di minuti di durata in meno e per la presenza del voice-over dello stesso Chaplin. In entrambi i casi si tratta di uno dei migliori film di Chaplin, nonostante la versione originale del ’25 sia da prendere sempre come punto di riferimento principale, nonchè di più difficile reperibilità.


                            TEMPI MODERNI (Modern Times) 1936 di Charles Chaplin

                            Carrellata delle sfortune lavorative dell’operaio Charlot, il quale è vittima e cavia delle stesse macchine di una fabbrica che lo mandano letteralmente in tilt. Perso il lavoro, finito prima in prigione, poi a lavorare come cameriere in un locale, scapperà con una giovane monella.
                            Ricco di una moltitudine di scene memorabili, si tratta del primo film sonoro di Chaplin, ma non parlato: i dialoghi sono limitati attraverso schermi e microfoni, mentre per la prima volta si ascolta la voce di Chaplin in occasione della scena della canzone, nella quale Charlot improvvisa un brano musicale mescolando parole in lingue differenti. Tematicamente quella del grande regista e attore è una pellicola di satira sociale, nel quale la dignità dell’uomo viene difesa e posta in contrapposizione al potere della macchina, in un film ancora oggi assolutamente moderno sia nella rappresentazione di un concetto di lavoro “stakanosvista” strettamente sottomesso a un regime di profitto selvaggio, sia nella concezione “anarchica” e ribelle della coppia, che spezza i legami con la società e le sue consuetudini.
                            Insieme a Luci della città e La febbre dell’oro, Tempi moderni completa quindi il podio delle migliori opere dell’immenso Chaplin, nonostante anche Monsieur Verdoux sia un ottimo film, ma non al livello di questi tre immortali capolavori.


                            AMARCORD, 1973 di Federico Fellini

                            Vent’anni dopo I vitelloni, Fellini torna in Romagna per una rivisitazione della natale Rimini degli anni ’30, ricostruita principalmente in studio e filtrata attraverso le vicende del giovane alterego del regista, tra la parata fascista, il passaggio del transatlantico, la corsa delle Mille Miglia, la visita allo zio matto, le coscie della bella Gradisca e i seni prosperosi della tabaccaia.
                            Amarcord, letteralmente “mi ricordo”, è l’opera di Fellini più profondamente autobiografica, un film della memoria adolescenziale che sfocia solo in parte nella nostalgia, attraverso una lunga carrellata di situazioni “nel” e fuori dal tempo e ricche di gogliardia, buffonerie, divertimento, genuino stile e melanconia.
                            Il film fu un successo sia di critica ma soprattutto di pubblico, che permise infine a Fellini di vincere il suo terzo Oscar, nonostante si tratti dell’ultima grande opera della carriera del grande regista, imho.


                            VIRIDIANA, 1961 di Luis Bunuel

                            Viridiana, il cui nome riprende quello di una santa italiana, è una bella orfana che, spinta da una ferrea vocazione, decide di farsi suora. Prima di prendere ufficialmente i voti viene però ospitata per qualche giorno nella casa del facoltoso zio, che dopo aver invano tentato di dissuaderla dalla sua scelta in favore di un vizioso matrimonio, s’impicca. Il gesto la scuote e intraprende quindi una missione di carità cristiana, offrendo pasti e conforto ai barboni della zona, in un lato della tenuta dello zio ora ereditata dall’intraprendente e sfacciato figlio Jorge, finendo però mortificata dalla mancanza di gratitudine e spirito degli sporchi beneficiati. Nel finale, Viridiana cela la sua maschera di castità, scogliendosi simbolicamente i capelli, cedendo probabilmente all’interesse del nuovo padrone.
                            Viridiana è il primo film girato in Spagna da Bunuel dopo 30 anni d’esilio, e indubbiamente il suo migliore. Il racconto è di stampo melodrammatico, e la potenza di quest’ultimo, amalgamata con il racconto a tesi che permea ogni film di Bunuel lo rende a mio modo di vedere più completo e “carico” di molte sue altre famose opere, come ad esempio L’angelo sterminatore, Bella di giorno e il fin troppo sopravvalutato Il fascino discreto della borghesia. Le tematiche intimiste bunueliane sono presenti prevalentemente nella religione, nei movimenti dell’inconscio, nel masochismo e nell’erotismo, e si spogliano sullo sfondo della rappresentazione di un passaggio sociale, dalla decadenza e l’autocompiacimento di una vecchia proprietà terriera all’efficienza della nuova borghesia. Proprio riguardo a quest’ultima trovo emblematica la scena dove Jorge, impietosito da un povero cane trainato da un carro, decide di comprarlo, non accorgendosi del passaggio di un altro, nello stesso momento, in una sequenza sintetizzante ed emblematica della visione del mondo di Bunuel. Infine, la straordinaria e ragionata carica eversiva di Viridiana si esprimono al massimo della poetica bunueliana nella scena della cena degli straccioni nella casa del padrone, modellata sull’Ultima cena di Leonardo, e sulle note del famoso Il Messia di Handel, in una rappresentazione delle classi più disagiate che è veramente feroce. Questa sequenza in particolare causò l’indignazione del Vaticano, che la definì come “un insulto alla religione cristiana”, ma sotto questo punto di vista il messaggio più emblematico di Bunuel non è, paradossalmente, di stampo anticlericale, bensì collegato ad un evidente anacronismo dei valori “del passato” cattolici nel mondo moderno, in un concetto che è trasfigurato nel percorso di Viridiana, e della progressiva “contaminazione” che subisce al di fuori del convento. La storpiatura di una delle rappresentazioni artistiche più alte della cultura cristiana e medievale, alla quale la giovane è votata, ne simboleggia quindi il crollo, laddove nel finale si sente per la prima volta risuonare nella villa del rock n’ roll, e non della musica classica. La rottura e il superamento sono simbolicamente avvenuti. Imho, sia contenutisticamente sia espressivamente su un altro livello rispetto a tutti gli altri Bunuel...


                            DIARIO DI UN LADRO (Pickpocket) 1959 di Robert Bresson

                            Michel, un giovane intellettuale parigino, cede alla passione per il borseggio, ma alla fine, in galera, si lascerà toccare dalla grazia dell’amore per una giovane ragazza madre.
                            Pellicola di una freddezza argentea, nella quale le sequenze appaiono frazionate in piccoli blocchi racchiusi in sè stessi, come il carattere del protagonista, andando a creare un tempo narrativo specialmente ritmato da un montaggio geometrico. La solitudine del giovane, dai connotati quasi mistici e folli, trova soluzione nell’atto di rubare, in quell’azione di rottura con l’ordine sociale e le sue limitazioni che Michel, considerandosi intellettualmente superiore alla media, sente di poter trascurare, ergendovisi al di sopra. Solo in carcere, in una gabbia di sbarre, paradossalmente troverà la libertà di amare, in un finale aperto a svariate interpretazioni. Tecnicamente straordinarie le sequenze del borseggio, supervisionate sul set da un famoso ladro professionista.
                            Bresson, con questo splendido film, riprende l’espediente del diario dal precedente Diario di un curato di campagna, creando un film incredibilmente limpido, misterioso, quasi ascetico, spogliato di qualsiasi decorazione e contestualizzazione. Un film preziosissimo, che Luis Malle celebrò in maniera così grandiosa tanto da definire i precedenti lavori di Bresson come dei “mezzi film” rispetto alle qualità di quest’ultimo.
                            La profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l’arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l’esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!". Il bello è celato a coloro che non cercano la verità.

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                            • Lo Squalo

                              Rivisto dopo tanti anni, e si riconferma un filmone. Un film che tramite la tematica del mostro marino rappresenta anche una società ottusa, avara, e affamata di successo. La scena iniziale poi, da brividi. Si riconferma "la causa" delle mie paranoie mentre faccio il bagno. Bellissimo il finale.

                              Voto : 8.5

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                              • ahahah...io che una volta un pesce cane l'ho pure preso alla canna...

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                                "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

                                "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


                                ~FREE BIRD~

                                Commenta

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