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  • Anche io d'accordissimo

    Letterboxd

    Hemingway una volta ha scritto: "Il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso." Condivido la seconda parte.

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    • ma mi sembra che in questo forum, chi più chi meno siamo d'accordo per quanto riguarda questo film...
      http://img7.imageshack.us/img7/4629/batmanvsbane.jpg
      http://jhonillustratore.altervista.org/
      "Anche in questo mondo piove, quando il tuo cuore è turbato il cielo si rannuvola, quando sei triste la pioggia si mette subito a scendere...per me è straziante... chissà se anche tu lo sai quant'è terrificante venire colpiti dalla pioggia in un mondo solitario come questo" Zangetsu


      ***FIRMA MODIFICATA DAL MODERATORE***

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      • Ho scritto su Word ed è venuto fuori con 'sto carattere asd
        [FONT=&quot]
        [FONT=&quot]
        [FONT=&quot]Moloch di Sokurov
        [FONT=&quot]Il cinema d’autore, oltre ad essere un cinema fatto di tecnicismi e storie, è anche un cinema d’idee. Risulta difficile a volte giudicare un film lasciando perdere quello che ci vuole dire il regista. Certe volte, non condividere un presa di posizione dell’uomo dietro la macchina da presa, porta a rifiutare un determinato film.
        [FONT=&quot]Moloch gioca al limite di questo confine, rischiando molto e facendo leva su un’ambiguità di fondo che non posso dire di aver apprezzato appieno. E’ il primo capitolo di una tetralogia sul potere che decide di seguire le vicende di Hitler, isolato in un maniero da qualche parte in Europa, costantemente circondato dalle nebbie e che, per il modo in cui viene fotografato, rimanda ancora una volta a Tarkovskij, in questo caso l’edificio nella Zona di Stalker.
        [FONT=&quot]Ci viene quindi mostrata la follia che è legata al potere e la quotidianità del Male, ed qua che affiorano i miei primi dubbi. Dove vuole arrivare il film? Mostrarci un Hitler ormai completamente folle? Lo sguardo di Sokurov sembra a volte inquietantemente benevolo nel mostrare l’uomo dietro al mostro, creando così una certa ambiguità di fondo. Fin dalla prima apparizione del Fuhrer, lo spettatore può dirsi spiazzato: un uomo che scherza con i suoi sottoposti (i quali ingaggiano silenziosissime battaglie psicologiche per arroccarsi le simpatie del dittatore) e più volte ci viene mostrato il lato umano. Un uomo che balla, un uomo schiacciato dalla vita e dalle sue ipocondrie. Il film non prende mai una posizione nettissima. Certe volte sembra calcare di più la mano sulla misoginia del personaggio, piuttosto che sul razzismo, altre volte insinua preoccupanti dubbi (che significato ha la scena dove Hitler cade dalle nuvole una volta sentito pronunciare il nome del lager di Auschwitz? Mostrare una figura ormai totalmente divorata dalla sua follia e senza più la concezione dell’orrore che lui stesso ha contribuito a creare? E’ l’interpretazione che ho dato io, ma, ripeto, il tono dato da Sokurov mantiene una certa ambiguità di fondo).
        [FONT=&quot]Senza dubbio è un film interessante che offre un punto di vista nuovo sul potere e su quello che comporta. L’apporto tecnico è di certo all’altezza delle ambizioni e le interpretazioni sono di gran livello. Mi riservo di pensare a lungo su ciò che ho visto, senza dare anche io, per ora, giudizi definitivi.

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        • M - Il mostro di Düsseldorf

          Mi sono preso una pausa lavorativa di un giorno (per via del full immersion lavorativo del week-end) e l'ho passato recuperando nella mia filmografia quest'opera di cui avevo letto cose molto interessanti...ed effettivamente così è stato... mi sono trovato ad ammirare un piccolo gioiellino in bianco e nero da cui si può denotare una trasudazione di bravura registica e attoriale fuori dal comune...
          aldilà della storia... per come evolve, una sceneggiatura solida e senza fronzoli, ben costruita e con dinamiche decisamente all'avanguardia per l'epoca (1931), una delle cose più curiose che ho trovato e l'incredibile abilità di Lang nel dispiegare per tutto il film tematiche ad alto livello di riflessione... quali, la pena di morte e la giustizia privata (ma non solo, sono le prime che mi vengono in mente), oltre che intuizioni azzeccatissime come la M... o il motivetto "fischiettoso" (il tema del IV movimento della suite Peer Gynt op. 46 di Edvard Grieg, thanks wikipedia)
          si denota anche un uso eccessivo del fumo (inteso come sigaretta) asd e ad ogni frame si può respirare la germania nazista, ottima cura nel dettaglio e un buon uso della luce... per essere del 1931 ci sono "cose" (cose di cinema) veramente illuminanti... ora comprendo perfettamente tutti gli elogi al genere...
          mi sembra quasi inutile soffermarsi alla prova di Peter Lorre (il mostro), mi vien (quasi) da ridere a ripensare a certi commenti letti per l'interpretazione di un certo Ryan Gosling nel topic di Drive...ma non è neanche da mettere in paragone lo so, qui siamo ad altri livelli, altri tempi, altra scuola

          viva l'altra scuola

          Voto: 8.5

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          • Originariamente inviato da Duster Visualizza il messaggio
            M - Il mostro di Düsseldorf
            Voto: 8.5
            Ma che davero davero, stai a giocà? :uhhm:

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            • Originariamente inviato da Tobias
              Ma che davero davero, stai a giocà? :uhhm:
              tutto vero, più vero del sedere di bèlen...

              m'ero scordato il sonoro! per essere il primo film di Lang con l'uso di questa pratica... beh, illuminante... l'ho già detto? ripetiamolo

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              • Lunedì 17 Ottobre
                Drive

                Devo ancora decidere di capire quale altezza raggiunge il livello del cinema che ho appena finito di guardare.
                Su una cosa, però, sono certo: è alto.
                Da completo neofita di Refn, sono rimasto stupido dalla sua padronanza dietro la macchina da presa, così elegante, così intelligente, allo stesso tempo così silenziosa quanto rumorosa.
                Per tutta la pellicola, la regia viaggia sulle basi del noir moderno, alternandosi, in maniera tipicamente contraddittoria, tra l'ossessiva ricerca di realismo, da cui deriva l'impressionante freddezza e schiettezza, visibile palesemente nelle scene clou, e la finzione della messa in scena, dettata da una presenza scenica marcata, da un uso regolato e decisamente mirato dei mezzi a disposizione.
                Caratteristiche, queste, che mi hanno fatto pensare al Godard di Fino all'ultimo respiro, e, in particolare, alle scene, anche qui, più forti, ovvero quello delle dipartite.
                Ma il paragone, ci tengo a precisare, termina qui, perchè se c'è una cosa sulla quale i due registi, e i rispettivi film presi in esame, differiscono in maniera totalmente opposta, sono i dialoghi.
                Drive è poco parlato, a proposito di finzione, fino all'inverosimile. Un silenzio facilmente chiaro nei momenti più rilevanti, posto lì a delineare i già citati toni freddi ed emotivi, reali e costruiti.
                Ma un silenzio che, nel caso della coppia protagonista, Gosling-Mulligan, si fa, soltanto all'apparenza, esasperato, quasi snervante. In realtà, invece, quando si arriva a farci l'abitudine, arriva a prestarsi a molteplici interpretazioni.
                Innanzitutto, quello di avvicinare ed accomunare, come le parole non riescono a fare, la coppia, in pochi e ridotti minuti, tramite i consueti quanto efficaci giochi di sguardi. Poi, in seguito, di isolarli dal resto del mondo, di renderli atipici, perchè sono soprattutto loro a non parlare, o meglio, soprattutto Gosling.
                E proprio il suo caso è quello più riuscito, poichè il silenzio sta lì ad accentuare i momenti in cui prende la parola, i momenti in cui perde la testa.
                Insomma, un uso assolutamente ben congegnato, accompagnato da una fotografia altrettanto ragionata.
                E lo prova, meglio di una lunga digressione, la scena del bacio sull'ascensore. I due protagonisti silenziosi diventano anche illuminati, da una luce che non fa che rinchiuderli insieme, per poi separarli dall'ambiente circostante. Ed un uso così riuscito se ne intravede anche nella scena della morte di Nino, con i fari di Gosling contrapposti all'oscurità che circonda la vittima.
                Diventa così difficile giudicare l'interpretazione della coppia protagonista, proprio per il fatto di essere così tanto affidati alla magistrale guida dei mezzi scenici. Lavoro che, comunque, viene senza dubbio facilitato dalla bravura, già ampiamente confermata, degli attori in questione. Da citare, però, assolutamente, la prova di Albert Brooks, lui sì palesemente il più in parte di tutti.
                In conclusione, Refn dirige una pellicola dalle mille contraddizioni, classica quanto moderna, reale quanto irreale, fredda quanto emozionante, semplice quanto complessa.
                E altrettanto contraddittorio è il giudizio di chi scrive, indeciso sul livello raggiunto dal regista danese, sulla giusta posizione da dargli nel panorama cinematografico ma con un'unica certezza: siamo di fronte a del grande cinema.
                fedele seguace del team Apatow

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                • Originariamente inviato da Duster Visualizza il messaggio
                  tutto vero, più vero del sedere di bèlen...

                  m'ero scordato il sonoro! per essere il primo film di Lang con l'uso di questa pratica... beh, illuminante... l'ho già detto? ripetiamolo
                  No no, aspè...io intendevo che 8.5 è basso per un film del genere. Qui parliamo di un'opera insuperata sotto diversi aspetti nonostante sia uscito ottant'anni fa tondi tondi.
                  Non solo la straordinaria lucidità con cui Lang mette in scena un bricolage di inquietudini socio-politico-psicoanalitiche rispetto alla Germania del tempo, ma anche una resa perfetta dell'allora delicatissima e facilmente sconquassabile psicologia di massa tedesca. M non fu solo un portento di tecnica ed insuperato fascino visivo,, ma anche un quadro sociologico dal valore prospettico assoluto.

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                  • Originariamente inviato da Duster Visualizza il messaggio
                    tutto vero, più vero del sedere di bèlen...

                    m'ero scordato il sonoro! per essere il primo film di Lang con l'uso di questa pratica... beh, illuminante... l'ho già detto? ripetiamolo
                    No no, aspè...io intendevo che 8.5 è basso per un film del genere. Qui parliamo di un'opera insuperata sotto diversi aspetti nonostante sia uscito ottant'anni fa tondi tondi.
                    Non solo la straordinaria lucidità con cui Lang mette in scena un bricolage di inquietudini socio-politico-psicoanalitiche rispetto alla Germania del tempo, ma anche una resa perfetta dell'allora delicatissima e sconquassabile psicologia di massa tedesca. M non fu solo un portento di tecnica dall'insuperato fascino visivo, ma anche un quadro sociologico dal valore prospettico assoluto.

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                    • Originariamente inviato da Duster Visualizza il messaggio
                      mi vien (quasi) da ridere a ripensare a certi commenti letti per l'interpretazione di un certo Ryan Gosling nel topic di Drive...ma non è neanche da mettere in paragone lo so, qui siamo ad altri livelli, altri tempi, altra scuola
                      ma perchè noto tutta questa ironia accanita contro il film di Refn in questi giorni, mettendolo sempre a fianco di grossi titoli solo per sminuirlo? Manco lo si fosse definito il film del decennio...
                      Sono una persona semplice, guardo film e non rompo il cazzo.

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                      • Originariamente inviato da Duster Visualizza il messaggio
                        tutto vero, più vero del sedere di bèlen...

                        m'ero scordato il sonoro! per essere il primo film di Lang con l'uso di questa pratica... beh, illuminante... l'ho già detto? ripetiamolo
                        Credo che intenda che il film è un 10 sicuro.

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                        • Originariamente inviato da Tobias
                          No no, aspè...io intendevo che 8.5 è basso per un film del genere. Qui parliamo di un'opera insuperata sotto diversi aspetti nonostante sia uscito ottant'anni fa tondi tondi.
                          Non solo la straordinaria lucidità con cui Lang mette in scena un bricolage di inquietudini socio-politico-psicoanalitiche rispetto alla Germania del tempo, ma anche una resa perfetta dell'allora delicatissima e sconquassabile psicologia di massa tedesca. M non fu solo un portento di tecnica dall'insuperato fascino visivo, ma anche un quadro sociologico dal valore prospettico assoluto.
                          infatti infatti l'ho scritto anche io a mie parole...8.5 è benissimo, è amore...ma forse è un dieci mascherato (deve essere la mia riluttanza di antica veduta per i film in bianco e nero...) perchè al momento gli trovo ben pochi difetti a memoria, sicuramente ci sarà una seconda visione :seseh:...

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                          • M fa parte di quei capolavori che non solo sono perfetti e rivoluzionari presi fuori dal contesto, ma sono anche punti di svolta e di riferimento per la storia del cinema a venire, per un milioni di motivi che mi pare inutile elencare... insomma, qualsiasi voto sotto al 10, gli va piuttosto strettino...
                            fedele seguace del team Apatow

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                            • Originariamente inviato da Silente Visualizza il messaggio
                              M fa parte di quei capolavori che non solo sono perfetti e rivoluzionari presi fuori dal contesto, ma sono anche punti di svolta e di riferimento per la storia del cinema a venire, per un milioni di motivi che mi pare inutile elencare... insomma, qualsiasi voto sotto al 10, gli va piuttosto strettino...
                              la scusante dell'ignoranza (da parte mia ovviamente) può salvarmi in qualche modo??

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                              • Originariamente inviato da Silente Visualizza il messaggio
                                Lunedì 17 Ottobre
                                Drive

                                Devo ancora decidere di capire quale altezza raggiunge il livello del cinema che ho appena finito di guardare.
                                Su una cosa, però, sono certo: è alto.
                                .............
                                E altrettanto contraddittorio è il giudizio di chi scrive, indeciso sul livello raggiunto dal regista danese, sulla giusta posizione da dargli nel panorama cinematografico ma con un'unica certezza: siamo di fronte a del grande cinema.
                                concordo.
                                Io ho notato sopratutto la capacità di rendere il sonoro fondamentale nella storia. Di solito sono i dialoghi a farla da padrone come nei film di Tarantino, qui al contrario sono i silenzi e la musica elettronica a scandire il ritmo. Stilisticamente un ottimo esperimento.

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