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  • Originariamente inviato da Tobias Visualizza il messaggio
    Ma veramente vuoi che ti faccia l'elenco dei motivi per cui non sono accostabili? va bene, dimmi tu da dove devo cominciare.
    è difficile lo so, io ci ho provato

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    • Comunque non voglio apparire né petulante, né arrogantello e nemmeno un pò aggressivo, e qui non siamo all'Accademia del Cinema, ci mancherebbe, però quando leggo determinate cose mi cresce la vena, perché mi sa di forzatura, di voler a tutti i costi scrivere qualcosa.
      Insomma...è come se io dicessi che Peckinpah somigliava a Vigo perché pure lui amava i ralenti...

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      • Originariamente inviato da Tobias Visualizza il messaggio
        Comunque non voglio apparire né petulante, né arrogantello e nemmeno un pò aggressivo, e qui non siamo all'Accademia del Cinema, ci mancherebbe, però quando leggo determinate cose mi cresce la vena, perché mi sa di forzatura, di voler a tutti i costi scrivere qualcosa.
        Insomma...è come se io dicessi che Peckinpah somigliava a Vigo perché pure lui amava i ralenti...
        vedi? è già qualcosa :sisisi:

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        • Originariamente inviato da Tobias Visualizza il messaggio
          Insomma...è come se io dicessi che Peckinpah somigliava a Vigo perché pure lui amava i ralenti...
          E se qualcuno dicesse "Peckinpah mi ricorda Vigo nel suo uso dei ralenti"?

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          • Originariamente inviato da Marv Visualizza il messaggio
            E se qualcuno dicesse "Peckinpah mi ricorda Vigo nel suo uso dei ralenti"?
            Sarebbe un altro discorso ovviamente.

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            • Originariamente inviato da Tobias Visualizza il messaggio
              Sarebbe un altro discorso ovviamente.
              Ma io credo che Disney stesse parlando più in questi termini... se non ho capito male...

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              • Originariamente inviato da Marv Visualizza il messaggio
                Ma io credo che Disney stesse parlando più in questi termini... se non ho capito male...
                A me non sembrava...pareva più un vedere un regista in un altro solo per delle sfumature o per tratti molto generali. Il mio "forzatura" si inserisce in questo modo. Poi oh, se ho capito fischi per fiaschi mi cospargo il capo di cenere.

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                • Originariamente inviato da Marv Visualizza il messaggio
                  Ma io credo che Disney stesse parlando più in questi termini... se non ho capito male...
                  Non a caso ho parlato in prima persona.

                  Comunque...

                  DRIVE



                  Un patinato e rapido racconto sulla doppiezza di un uomo solo.
                  Rafn mette in scena un piccolo noir che si regge in piedi con silenzi profondi e voluti dove, anche attraverso la pensata (?) inespressività degli attori, vien fuori esclusivamente il lato umano del protagonista, nonostante le spietate e inaspettate violenze dell'ultima parte (che comunque si contano sulle dita di una mano).
                  Tenuto a braccetto anche grazie a una grandiosa colonna sonora, questa via di mezzo fra "Collateral" e "Le conseguenze dell'amore", vien voglia di discuterla più per quello che tocca in ognuno che per i suoi difetti, nonostante sia un esercizio di stile riuscitissimo come non si vedevano da diversi anni.

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                  • Gli uccelli di Alfred Hitchcock

                    La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che gli effetti speciali sono sì in continua evoluzione, ma essa non è accompagnata da un'evoluzione dei contenuti, perchè trovo davvero difficile trovare un titolo dei nostri giorni capace di essere anche solo lontanamente a questo film. Il film riesce a trasmettere ancora oggi un senso di inquietudine ed ansia e senza alcun bisogno di mostrare dei fenomeni paranormali, ma rimanendo su un piano terreno. Abbondano come spesso accade nei film di Hitchcock i sottotesti filosofici e psicologici e probabilmente, non essendo un esperto, non sono riuscito a coglierli tutti. La parte finale (diciamo gli ultimi venti minuti) è da antologia del cinema, tra le cose migliori che abbia mai visto.
                    Welles non sarebbe Welles, se tutti potessero essere Welles

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                    • Originariamente inviato da paro_noodles Visualizza il messaggio
                      Gli uccelli di Alfred Hitchcock

                      La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che gli effetti speciali sono sì in continua evoluzione, ma essa non è accompagnata da un'evoluzione dei contenuti, perchè trovo davvero difficile trovare un titolo dei nostri giorni capace di essere anche solo lontanamente a questo film. Il film riesce a trasmettere ancora oggi un senso di inquietudine ed ansia e senza alcun bisogno di mostrare dei fenomeni paranormali, ma rimanendo su un piano terreno. Abbondano come spesso accade nei film di Hitchcock i sottotesti filosofici e psicologici e probabilmente, non essendo un esperto, non sono riuscito a coglierli tutti. La parte finale (diciamo gli ultimi venti minuti) è da antologia del cinema, tra le cose migliori che abbia mai visto.
                      Anche io l'ho appena visto.
                      Inquietante, riesce a mantenere la tensione creando suoni ed immagini disturbanti: il verso degli uccelli, i corvi appollaiati sulle giostre.
                      E' solo il secondo film di Hitchcock che vedo, vorrei vedermeli tutti subito!

                      Letterboxd

                      Hemingway una volta ha scritto: "Il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso." Condivido la seconda parte.

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                      • Originariamente inviato da Roy E. Disney Visualizza il messaggio
                        Tenuto a braccetto anche grazie a una grandiosa colonna sonora, questa via di mezzo fra "Collateral" e "Le conseguenze dell'amore", vien voglia di discuterla più per quello che tocca in ognuno che per i suoi difetti, nonostante sia un esercizio di stile riuscitissimo come non si vedevano da diversi anni.
                        Che analogie ci hai visto con Sorrentino? Sono tra Titta Di Girolamo e il driver?

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                        • Originariamente inviato da Andy Visualizza il messaggio
                          Inquietante
                          Probabilmente è la definizione migliore per questo film.

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                          • Originariamente inviato da Socio Visualizza il messaggio
                            Che analogie ci hai visto con Sorrentino? Sono tra Titta Di Girolamo e il driver?
                            Si. Diciamo che nello specifico....

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                            • Originariamente inviato da paro_noodles Visualizza il messaggio
                              Gli uccelli di Alfred Hitchcock

                              La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che gli effetti speciali sono sì in continua evoluzione, ma essa non è accompagnata da un'evoluzione dei contenuti, perchè trovo davvero difficile trovare un titolo dei nostri giorni capace di essere anche solo lontanamente a questo film. Il film riesce a trasmettere ancora oggi un senso di inquietudine ed ansia e senza alcun bisogno di mostrare dei fenomeni paranormali, ma rimanendo su un piano terreno. Abbondano come spesso accade nei film di Hitchcock i sottotesti filosofici e psicologici e probabilmente, non essendo un esperto, non sono riuscito a coglierli tutti. La parte finale (diciamo gli ultimi venti minuti) è da antologia del cinema, tra le cose migliori che abbia mai visto.
                              Condivido. L'importante non è infatti tanto quello che accade, quanto quello che suscita nell'uomo, che è poi quello che ogni film dovrebbe coltivare.
                              Se penso a tanti film "urlati", la sequenza della donna che corre via senza che un solo fiato le esca dalla bocca è di un coinvolgente che commuove!
                              "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
                              The Smiths - I Know It's Over

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                              • Arca russa di Sokurov
                                A cosa serve un piano sequenza? A far coincidere il tempo del racconto con il tempo reale, si potrebbe dire. Generalmente per un periodo di tempo cinematograficamente lungo si rinuncia al lavoro di sintesi del montaggio. Il colpo di genio di Sokurov è ribaltare questa concezione, cosa che gli permette di vagare in lungo in largo, avanti e indietro nella storia russa, senza stacchi di sorta, dal ‘700 fino ad oggi, ignorando i binari rigidi dello spazio e del tempo. Ecco quindi che viene fugato subito un dubbio, un pregiudizio, che penso chiunque abbia avvicinandosi ad Arca russa: abbiamo a che fare con un mero esercizio di stile? Sokurov giustifica l’uso di questa tecnica (il più spinto nella storia del cinema) per ripercorrere la storia del suo paese, analizzandola, non lesinandole critiche per bocca di un diplomatico tedesco che accompagna il protagonista (alias la telecamera: il film è infatti in soggettiva), ragionando sulle influenze europee e al tempo stesso sull’impossibilità di sentirsi appieno parte dell’Europa (a mio parere è emblematico l'addio Europa che la voce narrante pronuncia sul finale). Certo, come per Nodo alla gola, la sfida tecnica che vuole il tutto girato in un unico shoot lascia l’impressione che la regia debba a volte sacrificarsi, prendendo atto dell’irrealizzabilità di alcune soluzioni. Così come indubbiamente, più passa il tempo e più il gioco mostra la sua corda e un certo approccio “dogmatico” nella realizzazione. Ma la pensate di ridurre ogni stanza ad unità di tempo (è così che i protagonisti viaggiano nel tempo, semplicemente spostandosi di sala in sala) apporta nuova linfa di volta in volta. Il film richiede una certa attenzione senza dubbio alcuno (se gli stacchi di solito rinvigoriscono l’attenzione dello spettatore, si capisce che una totale assenza di questi richieda uno sforzo non usuale per seguire il film), ma è capace di differenziare i vari ambienti per risollevare l’attenzione, passando da colori caldi a scelte più cupe, a seconda dell’episodio che deve raccontare, grazie ad una fotografia che non è ai livelli del film precedenti del regista, ma è molto valida, anche se indubbiamente figlia del digitale, che pare un po' limitare certe trovate. E quando l’attenzione sembra scemare, Sokurov ha un ultima scatto di stile (per inciso, la coordinazione delle centinaia di comparse è straordinaria) e inscena un fastoso ballo finale che, per la cura nelle scenografie e nei costumi, ha un ché di viscontiano.
                                Arca russa è quindi senz’altro grande cinema, che riesce a far testa alle smisurate ambizioni alla base dello stesso, anche se non rappresenta il picco della carriera del russo, che resta, al momento, Madre e figlio.

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