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  • TAXI DRIVER

    che dire, a qualche anno di distanza dalla prima visione decido di recuperare il br del fiore all'occhiello di Martin Scorsese...
    un vero e proprio vortice quello in cui mi imbatto... (e per la questione del "vortice" mi ha ricordato le strutture che usa aronofsky con i suoi personaggi) iniziando dalla canzone sempre costante... fino a quello a cui va incontro il protagonista Travis, Robert De Niro... la NY che Martin riesce a trasmettere attraverso un uso sapiente della sua macchina da prese è forse la migliore che io abbia mai visto (per trasposizione intendo)... per cura nel dettaglio, fotografia, colori, atmosfere e luci...potevo sentirne "il puzzo" (tanto per fare una citazione ) di questo "Dark Side" della grande mela che Travis guarda attraverso i suoi occhi vedendo quanto di più sporco, trasgressivo, proibito e criminale potesse mai immaginare, neanche nella guerra...
    belle tematiche di cui ci si potrebbe fare un topic intero (la ragazza, pallantine, le armi, i reduci di guerra e così via)... ma devo dire che anche la sceneggiatura è ottima, dialoghi perfetti e interpretazioni di tutto rispetto, anche se il film è palesemente incentrato su De Niro :seseh:

    la scena finale invece trovo sia una delle cose più riuscite del film, oltre che una delle scene più belle (in assoluto) che io abbia mai visto :sisisi: ...il livello di realismo è altissimo, il sangue sopratutto...e la dinamica è gestita in maniera tale da avere sempre le pulsazioni a mille, fino alla conclusione...

    ancora quella musica...

    voto: 9

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    • Si, direi che il riferimento principale di Aronofsky è senza ombra di dubbio il primo Scorsese.

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      • Frenesia del delitto di Richard Fleischer

        E' la ricostruzione del caso Leopold/Loeb (quello che ha ispirato "Nodo alla gola") e può contare su un memorabile Orson Welles, che da il meglio di sè nei 10 minuti finali. Ottimo film.
        Welles non sarebbe Welles, se tutti potessero essere Welles

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        • Rivisto The Atrocity Exhibition, di J. Weiss.
          Per me resta la migliore trasposizione cinematografica di un'opera ballardiana insieme a Crash di Croneneberg (che poi non è che ne abbiano fatto molte...). Le indagini pseudoscientifiche del dottor T, protagonista dalle identità plurime, sono perfettamente rappresentate da una fotografia che conferisce l'esatta atmosfera allucinata e narcotizzata del romanzo.
          Ma oltre all'idonea proprietà visiva, a Weiss va fatto un inchino per la capacità ampiamente dimostrata di aver compreso nel profondo e con grande lucidità, un testo veramente complesso, plurivoco e al contempo pretenzioso come quello di Ballard.
          Un must, ma solo per gli amanti del defunto scrittore, chiunque altro, giustissimamente, lo troverebbe prolisso, soporifero e sostanzialmente incomprensibile.

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          • Rivisto The Atrocity Exhibition, di J. Weiss.
            Per me resta la migliore trasposizione cinematografica di un'opera ballardiana insieme a Crash di Cronenberg (che poi non è che ne abbiano fatto molte...). Le indagini pseudoscientifiche del dottor T, protagonista dalle identità plurime, sono perfettamente rappresentate da una fotografia che conferisce l'esatta atmosfera allucinata e narcotizzata del romanzo.
            Ma oltre all'idonea proprietà visiva, a Weiss va fatto un inchino per la capacità ampiamente dimostrata di aver compreso nel profondo e con grande lucidità, un testo veramente complesso, plurivoco e al contempo pretenzioso come quello di Ballard.
            Un must, ma solo per gli amanti del defunto scrittore, chiunque altro, giustissimamente, lo troverebbe prolisso, soporifero e sostanzialmente incomprensibile.

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            • Rivisto The Atrocity Exhibition, di J. Weiss.
              Per me resta la migliore trasposizione cinematografica di un'opera ballardiana insieme a Crash di Cronenberg (che poi non è che ne abbiano fatte molte...). Le indagini pseudoscientifiche del dottor T, protagonista dalle identità plurime, sono perfettamente rappresentate da una fotografia che conferisce l'esatta atmosfera allucinata e narcotizzata del romanzo.
              Ma oltre all'idonea proprietà visiva, a Weiss va fatto un inchino per la capacità ampiamente dimostrata di aver compreso nel profondo e con grande lucidità, un testo veramente complesso, plurivoco e al contempo pretenzioso come quello di Ballard.
              Un must, ma solo per gli amanti del defunto scrittore, chiunque altro, giustissimamente, lo troverebbe prolisso, soporifero e sostanzialmente incomprensibile.

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              • This Must Be The Place voto: 4.5

                Sorrentino conferma in questo film i suoi peggiori difetti, un manierismo visivo che è bello fino a un certo punto, ma che stanca se spinto all'estremo e se soprattutto non supporta una sceneggiatura con tanti buoni spunti, ottimo materiale umano sia come cast che come personaggi che Sorrentino non riesce a gestire cadendo nella solita incoerenza narrativa lasciando parecchi dubbi allo spettatore, a causa di personaggi poco approfonditi e ad una storia che va avanti a piccoli flash e non come una singola unità che avrebbero permesso al film di avere fluidità ritmica invece di annoiare. Ottima musica, complimenti per la scelta dei brani, che però come già detto non sono aiutati dal racconto. a parte il discorso per Sean Penn; lui è meraviglioso, il miglior attore in attività, aveva un personaggio difficilissimo, il rischi ridicolo c'era, ma non sbaglia, ci appassioniamo a Cheyenne, della sua umanità, delle sue sfumature caratteriali, del suo essere così fuori dal tempo e dallo spazio, ma basta la performance di un grandissimo per salvare un film se no inconcludente? per me no.

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                • Dies Irae, di Carl Theodor Dreyer

                  Cupo ritratto della Danimarca del Seicento, il film colpisce per un'austera messa in scena che, complice la fotografia, non concede pause allo spettatore (e le poche scene solari sono accompagnate dalle note del Dies Irae) e per il ritratto di una donna non del tutto innocente e non del tutto colpevole.

                  I primi 40 minuti sono da antologia, dopo ho percepito un leggero calo, ma il film si riprende ampiamente nella parte finale. Devo dire che mi è capitato comunque di pensare "bei tempi, quando il cinema non era condizionato dalla produzione e dal PG-13". Il rigore del regista nel portare avanti il suo discorso è encomiabile.

                  Un film molto bello, ma non per tutti i gusti.

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                  • Originariamente inviato da Marv Visualizza il messaggio
                    Sarò brutale: adoro Terry Gilliam ma Tideland è uno dei film più brutti che abbia mai visto.
                    magari tra i più brutti che ho visto no, ma anche io ho trovato Tideland mooolto al di sotto del suo standard. Non so, la storia aveva il potenziale per diventare uno dei suoi classici, ma più la narrazione proseguiva più lo trovavo inconcludente (e ce ne vuole, dato che nei suoi film la narrazione, pure se "folle", è uno dei suoi punti di forza).
                    Sono una persona semplice, guardo film e non rompo il cazzo.

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                    • Originariamente inviato da tanco Visualizza il messaggio
                      This Must Be The Place voto: 4.5

                      Sorrentino conferma in questo film i suoi peggiori difetti, un manierismo visivo che è bello fino a un certo punto, ma che stanca se spinto all'estremo e se soprattutto non supporta una sceneggiatura con tanti buoni spunti, ottimo materiale umano sia come cast che come personaggi che Sorrentino non riesce a gestire cadendo nella solita incoerenza narrativa lasciando parecchi dubbi allo spettatore, a causa di personaggi poco approfonditi e ad una storia che va avanti a piccoli flash e non come una singola unità che avrebbero permesso al film di avere fluidità ritmica invece di annoiare. Ottima musica, complimenti per la scelta dei brani, che però come già detto non sono aiutati dal racconto. a parte il discorso per Sean Penn; lui è meraviglioso, il miglior attore in attività, aveva un personaggio difficilissimo, il rischi ridicolo c'era, ma non sbaglia, ci appassioniamo a Cheyenne, della sua umanità, delle sue sfumature caratteriali, del suo essere così fuori dal tempo e dallo spazio, ma basta la performance di un grandissimo per salvare un film se no inconcludente? per me no.

                      Ma no, dai, è troppo... fai 2, 2+ al massimo, sii serio...

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                      • Giovedì 27 Ottobre
                        Tenacious D e il Plettro del Destino
                        7

                        un'autobiografia altamente rivisitata, un folle e divertente "rock road movie" con un puro e altrettanto folle Jack Black, al 100 %, mai così in palla.
                        più che per le varie e palesi citazioni, da vedere per i geniali cameo dei vari Stiller, Robbins e Reilly.
                        fedele seguace del team Apatow

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                        • xDxDxD

                          "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

                          "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


                          ~FREE BIRD~

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                          • Il villaggio di cartone
                            Retorico,pesante e sa di già visto.Qualche parte carina ma nulla di più.
                            Voto:5

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                            • Hellbound: Hellraiser II
                              Quello che è interessante è uguale al primo, di nuovo c'è soltanto una trama assurda e molta noia.

                              Letterboxd

                              Hemingway una volta ha scritto: "Il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso." Condivido la seconda parte.

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                              • Originariamente inviato da Variabile Ind. Visualizza il messaggio


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                                scena memorabile asd asd asd
                                fedele seguace del team Apatow

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