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  • Originariamente inviato da Duster Visualizza il messaggio
    rivisto ieri Cosmopolis per la terza volta...
    incredibile come ad ogni visione aumenti in bellezza e comprensione...

    il finale poi è di una tale intensità che è merce rara...oro che cola per tutto il cinema...
    quoto col sangue ;D
    poi, vedendolo in lingua originale, è tutta un'altra cosa. Anche Pattinson, tanto bistrattato, assume un suo perchè.
    https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

    "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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    • Originariamente inviato da Andy Visualizza il messaggio
      Ho visto L'infernale Quinlan in lingua originale nella versione rimontata richiesta dal regista.
      Mi chiedevo se le inquadrature che utilizza (dal basso o "storte") che oggigiorno vediamo spesso erano già frequenti all'epoca. Perché le utilizza in modo straordinario, soprattutto nel riprendere lo stesso Quinlan e gli sgherri di del boss messicano Grandi. Trasmettono tensione ancora prima di quello che mostrano.
      Le inquadrature dal basso sono un vezzo tipico di Welles sin dai tempi di Quarto Potere... lui diceva che si sentiva un esploratore - come regista - e cercava di usare sempre tecniche di ripresa o formati o movimenti di macchina che non fossero usuali; non per una banale e infantile voglia di stupire, ma proprio perché un artista dovrebbe cercare sempre di percorrere sentieri poco o punto battuti. Per quanto riguarda nello specifico la ripresa dal basso, si tratta di una tecnica che ovviamente non ha inventato lui... è molto presente in alcuni film di John Ford, per esempio OMBRE ROSSE, che Welles studiò e ristudiò prima di buttarsi nella sua prima grande avventura cinematografica.

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      • BROKEN TRAIL di W.Hill

        Il fatto di seguire poco o nulla le fiction televisive ogni tanto mi arreca gravi danni, non avevo idea che il grande Walter Hill avesse girato, diversi anni orsono, questa miniserie western in due puntate di cui sarebbero andati fieri un Ford, un Hawks, un A.Mann.

        Si tratta di una vera e propria epica classica vecchia maniera, insomma: sobrietà di tocco, fotografia elegante, paesaggi e pascoli ripresi con amore, apprezzabile realismo nel descrivere la vita bovara, e parentesi lirico-romantiche che diluiscono amabilmente il racconto, una storia tradizionale narrata con gusto e prendendosi il tempo necessario per divagare (e i motivi sono i soliti: viaggio formativo, transumanza bovina come preludio alla civilizzazione, senso del Tempo che passa, contaminazione etnica, etc.).

        Inoltre, un R.Duvall sommessamente titanico, da ascoltare in originale.

        Inutile dire che questo prodotto "televisivo" meriterebbe il grande schermo, per cui lo piazzo qua.

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        • Originariamente inviato da Duster Visualizza il messaggio
          rivisto ieri Cosmopolis per la terza volta...
          incredibile come ad ogni visione aumenti in bellezza e comprensione...

          il finale poi è di una tale intensità che è merce rara...oro che cola per tutto il cinema...
          Vero... un film fondamentale sia nell'itinerario cronenberghiano sia nel cinema del Nuovo millennio...
          La profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l’arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l’esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!". Il bello è celato a coloro che non cercano la verità.

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          • Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio
            cercava di usare sempre tecniche di ripresa o formati o movimenti di macchina che non fossero usuali; non per una banale e infantile voglia di stupire, ma proprio perché un artista dovrebbe cercare sempre di percorrere sentieri poco o punto battuti.
            Grazie!
            Si vede che non le usa come vezzi ma con scopi comunicativi e cinematografici precisi.

            Letterboxd

            Hemingway una volta ha scritto: "Il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso." Condivido la seconda parte.

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            • After Earth. Film godibile ma a tratti melenso. Salvo alcune cose ma ne boccio molte altre. Si prende a stento la sufficienza.
              :twisted: LA VOSTRA SERENITA' E' UN BUON SINTOMO... ALLEVIA LA TENSIONE E LA PAURA DI MORIRE. :twisted:

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              • Ieri ho visto Blood, sicuamente non è un capolavoro ma è un film ben fatto, certo alcune scene sono poco curate e improbabile secondo me.

                Il cast e le intepretazione dei personaggi sono davvero ottimali, semmai è l'idea di fondo cioè il detective che compie un omocidio e che poi va in crisi che ormai è tanto esplortata, sicuramente non aggiunge nulla al panorama dei trhiller, è anche abbastanza lineare come film però la sufficienza c'è sicuramente, anche perchè ripeto il cast è sfruttato a dovere.

                A tratti mi ha ricordato Insomnia di C.Nolan.

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                • The Exploding Girl
                  L'esordiente Bradley Rust Gray esordisce alla regia con questo piccolissimo e intimo lavoro in cui ritrae il soggiorno estivo a Brooklin di una giovane. Parto da uno dei pregi, forse il più grande pregio del film : Zoe Kazan. Ad elevare di molto il risultato finale c'è un'interpretazione giocata sullo sguardo, l'espressione, le piccole parole sussurrate, i gesti. Ivy è infatti una ragazza apparentemente comune e come tante, ma lo spettatore avverte sin da subito una sua irrequietezza, qualcosa che la fa sentire costantemente a disagio, incerta, e per certi versi impaurita dal mondo e le situazioni che ha intorno. La Kazan riesce a regalare dolcezza e tenerezza al suo personaggio, in un'interpretazione quasi "sussurrata" che ci permette una diretta empatia e immedesimazione, capace di comunicare le insicurezze e la solitudine del suo personaggio. La protagonista vive le sue paure e turbamenti in maniera quasi nascosta, mai esasperata, risultando quasi sempre "accondiscendente" a ciò che le accade, fino alla sua "esplosione" (appunto) finale. La bellezza del film risiede proprio in questo : l'accenno delicato e asciutto degli eventi, il ritrarre e seguire le emozioni, belle e brutte, senza mai alzare la voce, ma risultando comunque comunicativi. "Solo" questo salva il film da una narrazione, di per sé, lenta, spesso prolissa, e in cui sostanzialmente non accade "nulla" e che nella seconda parte inizia ad appassionare di meno. Con un pò di "verve" in più il risultato sarebbe potuto essere più soddisfacente, ma The Exploding Girl rimane un lavoro coerente, con un suo mood, e leggibile da più visioni, in cui gioca un ruolo importante la sensibilità e l'immedesimazione dello spettatore per coglierne le varie sfumature.
                  Voto : 7

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                  • Dilemma: ha un senso la visione di Spring Breakers? Dal trailer mi sembra un Piranha 3D senza i piranha...

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                    • L'ho visto proprio ieri... credo che la cosa migliore sia farsi la propria opinione... a seconda dei gusti personali potrebbe essere un gran film o una porcheria totale.
                      Per quanto mi riguarda è un film che cerca di essere figo nelle inquadrature, nel montaggio e nella colonna sonora, ma non si prende troppo sul serio in quello che racconta, ma come dicono le protagoniste bisogna prendere gli eventi narrati come un videogame...
                      Come ho detto il film non si prende mai troppo sul serio e anche le scene di rapine, orgie e cose varie sono fin troppo estetizzate per colpire nello stomaco, gli eventi risultano troppo esagerati, tuttavia oltre a essere una critica a una generazioni e alla sua mancanza di valori il film ci vuol dire anche che non si può essere e diventare adulti repsonsabili e predicatori del bene se non si è mai stati sull'orlo della delinquenza o perlomeno in situazioni un po' pericolose in cui uno può realmente trovare se stesso, come dicono le ragzze del film.
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                      • Originariamente inviato da Dwight Visualizza il messaggio
                        Vero... un film fondamentale sia nell'itinerario cronenberghiano sia nel cinema del Nuovo millennio...
                        assurdo, in tutta questa penuria creativa...nello stesso anno...escono Cosmopolis e Holy Motors, entriamo nel nuovo millennio cinematografico in limo..mica male

                        sono film che avranno caratteristica come il vino "più invecchiano, più diventano belli"

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                        • Ciao a tutti.
                          Potrei dire di essere nuovo del forum ma in un certo senso non lo sono,indovinate chi sono ?
                          Sono il vecchio HalJordan,ora mi sono riscritto con un nuovo nick più adatto a una delle passioni che é l'oriente in generale,quindi come IchiShigemaro ecco gli ultimi film che mi sono visto e rivisto .

                          The Ring 0 Birthday .
                          Terzo capitolo e prequel della trilogia originale,rivisto ieri sera dopo tanto tempo e devo dire che si é decisamente meglio del remake americano e del suo sequel,quì vengono approfondite le origini della povera Sadako mostrandola come una ragazza incompresa e ermaginata a causa dei suoi poteri,non solo un film horror ma anche una storia che parla di diversità,secondo me un ottimo horror nipponico .

                          L'urlo di Chen Terrorizza anche l'Occidente di Bruce Lee .

                          Visto poco fa questo altro cult con la leggenda vivente Bruce Lee che questa volta ha voluto girare il film lui stesso,non stò a spoilerare troppo sulla trama per chi ancora non l'avesse visto ma ne consiglio la visione !

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                          • Visto Prometheus, un'occasione sprecata.
                            I dettagli sono nel topic apposito.
                            "Compatisco quelle povere ombre confinate in quella prigione euclidea che è la sanità mentale." - Grant Morrison
                            "People assume that time is a strict progression of cause to effect, but *actually* from a non-linear, non-subjective viewpoint - it's more like a big ball of wibbly wobbly... time-y wimey... stuff." - The Doctor

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                            • Valhalla Rising

                              Operazione coraggiosa che aliena e conturba, ma che rimane ancorata al suo ermetismo, suscitando il vuoto più totale durante la visione.
                              Va solo valutato se questa freddezza giovi o meno al risultato finale. Comunque a me ha ricordato qualcosa di Von Trier.

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                              • Liberal Arts
                                Se in un primo momento la sensazione è quella della commediola troppo sempliciotta e risaputa, pian piano Liberal Arts si rivela una piacevolissima e garbata riflessione sul passaggio dalla tardo-adolescenza alla vita adulta. Si riflette sull'importanza della cultura e dell'insegnamento, su come l'arte, in questo caso musica e letteratura, possa salvarci e migliorarci, ma anche sui stessi limiti. La relazione tra l'adulto Jessie e la diciannovenne Elizabeth lascia presagire alla più prevedibile delle storie d'amore, ma in realtà è una fase di completamento, una tenero rapporto di affetto e fiducia che culla uno dei due nell' eterno stato di disincanto e fanciullezza e trasporta l'altro in una "scorciatoia" (apparentemente facile) verso la maturazione e la vita adulta. A differenza delle premesse, Liberal Arts si rivela sorprendentemente saggio, riflessivo e intelligente, tutto con una leggerezza che si stoppa sempre prima di sfociare nella superficialità. Contribuisce un ottimo lavoro da tutto il cast, in cui risalta il protagonista (e allo stesso tempo regista) Josh Radnor, e un'adorabile Elizabeth Olsen. E alla fine poco importa se lo stesso Radnor si ancora ad una regia un pò troppo "semplice" e "convenzionale". Come dice Elizabeth in un'esilarante dibattito riguardante un "noto libro di vampiri" (chiarissima strizzata d'occhio alla trilogia di Stephanie Meyer) : "Non sarà Tolstoj, ma mi ha reso felice". E per certi versi, è questo che fa Liberal Arts, rende felici e regala buon umore, senza troppe pretese.
                                Voto : 7

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