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  • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
    A me non è piaciuto. Uno dei pochi noir che non mi hanno coinvolto. Anche perché molto della trama si poggia su un "segreto di Pulcinella"
    Mah, secondo me tu dai troppa importanza alla trama come successione logica di eventi. Certo, la trama (secondo me la sceneggiatura di Graham Greene è di ferro) si basa su quello che può essere considerato un segreto di pulcinella. Tuttavia, soprattutto nel noir, non importa quello che si racconta, ma come lo si racconta. Un esempio quasi diametralmente opposto è quello de “Il grande sonno”: la trama è (volutamente) un casino, ma il film è splendido in virtù dell’atmosfera che sa creare. Nei noir è l'atmosfera a contare, e qui, secondo me, è formidabile. Visivamente il film è splendido, con le sue ombre espressioniste proiettate sui muri e i giochi di luce rivelatori.

    Poi, a differenza di altri noir, la componente drammatica è mitigata da una componente ironica molto alla Hitchcock (in fondo Joseph Cotten, un tipo comune non particolarmente brillante che si trova invischiato in intrighi suo malgrado, è un perfetto personaggio hitchcockiano). Questo potrebbe disturbare chi si aspetta cupezza drammatica da un noir. Tuttavia, secondo me, questi momenti leggeri non riducono la drammaticità, anzi, contribuiscono a dare al tutto un tono disincantato e cinico, che ben rappresenta la filosofia di vita dominante di chi sopravvive nella martoriata Europa post-bellica. Tutti sono disposti a mentire per sopravvivere. Non per nulla, l’unico che vuole dire la verità finisce ammazzato da chi non si accontenta di sopravvivere.

    Per me, tutta la vicenda di Lime è un enorme MacGuffin per mostrarci lo scenario di un’Europa che non è ancora riuscita a scrollarsi di dosso le rovine della guerra e nella quale le macerie nascondono un underground criminale che è ormai radicato in misura capillare: non a caso le fogne giocano un ruolo chiave nel film. Ma, come osservato da Lime nelle celebre scena sulla Riesenrad, è tutta una questione di prospettiva. E, riguardo a questo film, la tua (non favorevole) è diversa dalla mia (favorevolissima)…

    Uomo, per curiosità, quali sono i tuoi noir preferiti?

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    • Premesso che amo il misto di commedia e thriller in quanto amo il cinema di hitchcock.
      Di noir ho visto poco:
      Piaciuti: il grande caldo, fiamma del peccato, chinatown, infernale quinlan
      Non piaciuti: falcone maltese
      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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      • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
        Premesso che amo il misto di commedia e thriller in quanto amo il cinema di hitchcock.
        Di noir ho visto poco:
        Piaciuti: il grande caldo, fiamma del peccato, chinatown, infernale quinlan
        Non piaciuti: falcone maltese
        In effetti "Il mistero del falco" sembra debole oggi, ma è stato l'archetipo del noir. Di fatto quello che ha lanciato il genere. Però non è nella mia Top 10 dei noir.

        Tra quelli dell'era classica i primi che mi vengono in mente e che ti consiglio sono:

        "Il grande sonno" di Hawks: uno dei miei 10 film da isola deserta. Non cercare però di ricostruire passo per passo la trama. è come osservare una ragnatela.
        "Laura" (o "Vertigine") di Preminger, anche se potresti trovarlo un po' lento
        "La città nuda" di Dassin, archetipo dei polizieschi "realistici", semidocumentaristico
        "Neve rossa" di Ray, commovente
        "Un bacio e una pistola" di Aldrich, superpulp
        "Testimone d'accusa" di Wilder, in realtà è più un processuale, ma Marlene e Laughton sono strepitosi

        Se li vedi, fammi sapere che ne pensi

        Se invece vuoi andare sui noir alla francese, ovvero i polar, ti suggerisco quelli di Clouzot

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        • Originariamente inviato da Nonno Abe
          In effetti "Il mistero del falco" sembra debole oggi, ma è stato l'archetipo del noir. Di fatto quello che ha lanciato il genere. Però non è nella mia Top 10 dei noir.

          Tra quelli dell'era classica i primi che mi vengono in mente e che ti consiglio sono:

          "Il grande sonno" di Hawks: uno dei miei 10 film da isola deserta. Non cercare però di ricostruire passo per passo la trama. è come osservare una ragnatela.
          "Laura" (o "Vertigine") di Preminger, anche se potresti trovarlo un po' lento
          "La città nuda" di Dassin, archetipo dei polizieschi "realistici", semidocumentaristico
          "Neve rossa" di Ray, commovente
          "Un bacio e una pistola" di Aldrich, superpulp
          "Testimone d'accusa" di Wilder, in realtà è più un processuale, ma Marlene e Laughton sono strepitosi

          Se li vedi, fammi sapere che ne pensi

          Se invece vuoi andare sui noir alla francese, ovvero i polar, ti suggerisco quelli di Clouzot
          Sono un fan di Wilder, di lui ho visto quasi tutto. Questi titoli cmq me li segno.
          Facciamo un topic noir in cui tu posti delle recensioni?asd
          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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          • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
            Facciamo un topic noir in cui tu posti delle recensioni?asd
            Cerca che ci dovrebbe essere già.

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            • Hugo Cabret (postato anche nel topic apposito)

              Il film è un costante citazionismo ai film muti (a volte troppo esplicito, col rischio di rendere l'opera non tanto un sentito omaggio, come fatto ad esempio da Tarantino col wuxia o con lo spaghetti western, quanto una specie di leziosa cinefilia per intellettuali). L'automa esteticamente richiama quello di Metropolis, ovviamente viene citato Preferisco l'ascensore con Harol Lloyd (e come poteva essere altrimenti, in un film su orologi e ingranaggi?), abbiamo inseguimenti ladro-guardia, un monello ed una fioraia che fanno tornare in mente i film chapliniani, il deragliamento ferroviario richiama una scena (girata da Melies) mostrata più avanti nello stesso film, la scena in cui la Moretz viene calpestata mostra un tipo di montaggio (con le suole delle scarpe che si sovrappongono in sovraimpressione al corpo caduto di lei) tipico di quegli anni. Oltre ciò vengono citati molti libri: ovviamente Dickens (può una ragazzina innamorata di David Copperfield non amare anche un vagabondo come il protagonista?) e Verne (un bimbo francese appassionato di meccanismi, cosa potrebbe amare?). E non a caso il protagonist, un "miserabile" costretto a nascondersi nella torre dell'orologio come fosse la sua "Notre Dame", si chiama Hugo, come Victor Hugo. Può un film che parla dell'amore per il cinema, per i meccanismi analogici e per i libri non piacere? Si. Se la passione dei protagonisti ci viene raccontata ma mai mostrata. Scorsese è un mostro di tecnica, ma non riesce a trasmettere il sense of wonder. Ricordate la faccia del piccolo Totò in Nuovo cinema paradiso quando osservava Chaplin sullo schermo? O il finale, con Salvatore adulto commuoversi davanti al montaggio fatto dal suo defunto amico? O Depp in Ed Wood, guardare trasognato lo schermo mentre il raggio della cinepresa lo trapassa alle sue spalle? Riuscite a leggere quella luce negli occhi, quella sensazione trasognata nei nostri eroi bambini quando li vediamo vedere un film al cinema? Si potrebbe pensare che l'effetto sia voluto...che solo durante la visione dei film di Melies i nostri debbano mostrare quel tipo di entusiasmo da sogno...ma non è così. Non lo mostrano neanche in quell'occasione. Lo raccontano. Dicono a parole quanto gli stia piacendo e quanto piaccia loro il cinema. Parole, parole, parole. Tante parole usate per esprimere i sentimenti, in un film che costantemente omaggia il muto!! E il bambino che osserva il palazzo di vetro di Melies? Dice (parole!) che quel palazzo gli sembrava un castello di vetro. Non so se col 3d la scena migliori, ma noi vediamo inquadrato quel palazzo per ciò che è, ossia un edificio in vetro. Non c'è un'inquadratura, o un movimento di macchina, che ci mostri quell'edificio in maniera trasognata. Controprova è che quando rivedremo quell'edificio nei ricordi di Melies, verrà filmato quasi nello stesso modo. Per fare un contro-esempio, Burton, nei suoi due film che più citano il cinema muto (Edward Mani di Forbice, che clona in certi punti il Gabinetto del Dottor Caligari, e Sweeney Todd, da lui definito un film muto con le canzoni) ha deliberatamente provveduto a tagliare numerosi dialoghi presenti nella sceneggiatura originale.

              L'unico che, tra gli attori, non si limita a raccontare la sua meraviglia, ma a mostrarla e raccontarla, è l'immenso Kingsley (bravissimo). Il suo sguardo quando vede la prima cinepresa....regala tutto ciò che i precedenti attori non hanno dato. Vediamo un uomo adulto, quasi un vecchio, improvvisamente tirar fuori uno sguardo trasognato da bambino. Bravo anche Lee, nonostante il suo personaggio alla fine sia quasi superfluo. Anzi, a ben guardare, solamente la granitica presenza scenica del grande attore inglese riesce a catturare l'interesse sul personaggio. Il protagonista, più che bravo, è "ricattatorio" con quei suoi occhioni azzurri, perennemente inquadrati a cercare di suscitare la commozione altrui. Per carità, porta il personaggio a casa, ma fisicamente dovrebbe sembrare un ragazzino che vive di espedienti, e mi pare sempre troppo "pulito", "ordinato" (il che, per uno che cerca di passare inosservato alle guardie ed è fissato con l'ordine degli ingranaggi, non parrebbe neanche strano), ma poco scavato in volto per essere un bimbo costretto a rubare cibo. E non lo vediamo mai patire la fame o il freddo. Neanche quando fissa i cornetti appena sfornati. Neanche quando gira in calzoncini sotto la neve. Forse sono troppo abituato agli eroi burtoniani, e quindi può essere solo una mia suggestione. Però ecco, anche nel Pinocchio di Comenicini...io a volte riuscivo a capire il freddo e la fame provata dai personaggi. La Moretz, ancora acerba nella sua bellezza, porta a casa il personaggio. Con quel caschetto e la maglietta a righe ricorda in maniera impressionante la bambina de La città dei bambini perduti di Jean Pierre Jeunet che, a tratti, pare far capolino nella mente di Scorsese con certe atmosfere alla Favoloso mondo di Ameliè.

              Come Jeunet in quel film, infatti, Scorsese cita, credo, le atmosfere di certe comiche francesi alla Tati, ma esagera in un'atmosfera artificiosa, creando immagini a tratte troppo laccate e con una fastidiosissima fisarmonica in sottofondo (effetto che, nel film di Jeunet, avevo sempre apprezzato in quanto riusciva a creare un contrasto tra la Parigi metropolitana moderna e quella favolistica stereotipata dell'immaginario comune). Bella e brava Helen McCrory, che spiace non abbia ancora raggiunto la fama di altre sue colleghe. Vederla così materna, invecchiata (dal make up), fragile, protettiva....dopo due stagioni di Penny Dreadfull in cui era una gorgone inarrestabile non può che far aumentare l'ammirazione per la versatilità e la bravura di un'attrice, capace anche lei con uno sguardo di restituire un'intera gamma di emozioni. Bravo Cohen (che coi baffetti assomiglia in modo impressionante a Stefano Satta Flores!!!) a dare la giusta dose di umanità e cattiveria al personaggio. Anche lui, come molti altri, incarna un uomo "meccanico" rotto, da aggiustare.

              Proprio nella caratterizzazione sfumata dei cattivi (mai veramente cattivi ma solo burberi o molto severi) che si distingue la bontà della sceneggiatura di John Logan (autore di quella perla di Penny Dreadfull, e qui ho detto tutto). Lo stesso zio adottivo non raggiunge mai le vette di ridicola cattiveria, tipo gli zii della saga di Harry Potter. Anzi ci viene mostrato come una sorta di Mastro Ciliegia (un film su libri e automi può non citare Pinocchio? Ma credo sia stata solo una mia proiezione personale), un alter ego più alticcio della figura paterna - Geppetto, che pratica il suo stesso mestiere ma tratta i bambini senza mezzi termini. Ciononostante non tiranneggia il bambino (che toglie dalla scuola ma solo per dargli un mestiere, in linea con la sua ottica di quanto sia dura la vita) a cui pure offre, seppur sgarbatamente, di riposarsi e di raccogliere le sue cose. Bella inoltre l'idea di raccontare un microcosmo osservato dagli orologi, come fatto ne La finestra sul cortile. Tuttavia i personaggi caricaturali non appaiono mai abbastanza caricaturali da colpire o abbastanza realistici da apparirci reali. Sono figure che stanno nel mezzo e mostrano ancora una volta quanto poco sia allenato Scorsese con il genere. Buona la struttura della sceneggiatura: due ore di film divise equamente in tre parti. La prima a svelare il segreto dell'automa, il secondo a svelare il segreto di George, il terzo ad aggiustarlo. Tuttavia la regia di Scorsese non sfrutta appieno le potenzialità della sceneggiatura. La scena in cui i nostri si intrufolano di nascosto in un cinema non ci fa avvertire il sotteso pericolo che dovrebbe provare un bambino che rompe le regole, la scena dell'arresto di un altro monello per furto (scena essenziale per mostrarci cosa potrebbe capitare al protagonista e farci tifare per lui) viene girata con troppo distacco e non vediamo mai la sofferenza del monello in modo chiara. Lo stesso incubo del protagonista, con la fusione uomo/macchina, appare edulcorato e poco di impatto. Sfido chiunque ad andare a vedere il cartoon Pinocchio della Disney e guardare la scena di Lucignolo che diventa asino. Paragonate le due scene. Dove sentite più tensione? Più dramma? è come se Scorsese voglia mostrare un incubo, ma senza esagerare per paura di spaventare i bambini. Lo script avrebbe reso di più in mano ad altri: Spielberg, per il modo con cui riesce a far andare bene l'ottimismo anche ai più cinici e per come riesce a portare gli adulti a tornare a guardare il mondo con gli occhi di un bambino, a Burton (i parallelismi tra le tematiche burtoniane e quelle del film le ho trattate già in passato), a Comencini (che lo so, è morto) che avrebbe accentuato il lato neorealista della miseria del protagonista, Tornatore, appassionato sia del lato tecnico (La migliore offerta) che del cinema (Nuovo cinema paradiso), e ovviamente Jeunet. Unica pecca della sceneggiatura: affidare la tensione dei primi 40 minuti ad un taccuino che non crediamo mai veramente in pericolo.

              Tuttavia il talento di Scorsese è palpabile all'inizio. Bella la visione di un enorme meccanismo che diventa Parigi. Bellissimo, anzi eccezionale, il piano sequenza (tecnicamente complicatissimo) che insegue il protagonista per i cunicoli della stazione e ci fa scoprire il suo mondo. Bello il finale in cui Melies sale sul palco e lì Scorsese ritrova un cinema nelle sue corde.

              Ottimo il lavoro di Ferretti sulle scenografie. Curioso come stavolta nessuno si sia lamentato del'artificiosità delle scenografie (e del fumo delle locomotive) in digitale, quando ricordo molti lamentarsi delle stesse (opere dello stesso scenografo) in Sweeney Todd. Interessante inoltre la scelta della stazione come micro universo...un micro universo in cui puntualità (ed orologi) sono importantissimi.

              Alla fine l'automa diventa metafora stessa del film. Un oggetto scintillante esteticamente, tecnicamente ineccepibile e perfetto, ma privo di umanità e cuore.

              - - - Updated - - -

              Leggo un pò di commenti nelle pagine dietro...."storia scarna ma ottimo film"....opinione mia personale, la storia è funzionale, la sceneggiatura di Logan è funzionale, se ci pare scarna è perchè Scorsese (che è, non c'è bisogno di ricordarlo, un grandissimo regista ed aveva fatto un ottimo lavoro a valorizzare The Aviator, sempre scritto da Logan) non ha saputo valorizzare la sceneggiatura.


              ....Almeno stavolta non potrete dirmi che mi sono attaccato troppo alla sceneggiatura!
              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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              • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                Sono un fan di Wilder, di lui ho visto quasi tutto. Questi titoli cmq me li segno.
                Facciamo un topic noir in cui tu posti delle recensioni?asd
                Ostì... dovrei però rivederli uno per uno, perchè in effetti alcuni non li vedo da un bel po'. Potrebbe essere la scusa per togliere la polvere dai dvd...asd
                Scherzi a parte, in rete si trovano già recensioni decisamente superiori a quelle che farei io...

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                • In realtà per farsi una buona cultura sul noir basterebbe sfondarsi di Fritz Lang...ne ha fatti a decine.
                  Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                  • Creiamo il topic "Uomo che ride a Nonno Abe"? xD

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                    • parlando di noir classico sarebbe giusto ragionare per autori che hanno reso grande il genere: Wilder, Hawks, Lang, Huston (a parte il "falcone" non dimenticatevi di un capolavoro come Giungla d'asfalto che è da top 10), passando per Welles, Vidor, Dassin, Reed, Tourneur, Malle, Siodmak, Preminger, Kubrick (Rapina a mano armata)

                      e come non citare, riferendosi al "neo-noir", due capolavori come Chinatown di Polanski e Il lungo addio di Altman
                      "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                      Votazione Registi: link

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                      • Mission: Impossible 5

                        Chi l'ha dura la vince, dopo le cazzate del secondo, le svirgolate del terzo e gli eccessi del quarto, siamo arrivati alla quadra forse anche per merito del calo d'interesse verso il franchise e di McQuarrie che, pur contando come il due di picche a livello decisionale, dimostra una redditizia sobrietà tecnica.


                        "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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                        • Birdman:voto 7.5/8

                          Il comparto tecnico e attoriale è una roba pazzesca,da masturbarsi per giorni e giorni.La recitazione è di una spontaneità disarmante,e oltre a ricordarci la grandezza di attori come Keaton e Norton,ma anche la Watts,definisce Galifianakis come un attore completo.Il lavoro d'insieme che fanno questi attori,inclusi i ruoli piccoli, è qualcosa che non vedevo da tempo,potentissimo,e dev'essere stato davvero complesso da organizzare.
                          Lo stesso vale per la regia di Innaritu o per la fotografia di Lubezki,in un film che comunque di difetti oggettivi ne ha veramente pochi.I primi 90 minuti scorre come un treno,alternando reale e surreale,grottesco e dramma,meta cinema,meta teatro e meta-vita.
                          Sull'ultima mezz'ora,in cui arrivano una serie di finali, non sono del tutto convinto,sembra che dopo così tanta carne al fuoco non si sapesse bene come chiudere il cerchio,e in parte il film perde un po' di forza.L'inquadratura finale mi ha convinto poco,una chiusura non all'altezza di tutto ciò che la precede.


                          Pirandelliano e "Blackswaniano",è un film molto al passo coi tempi,magari furbetto,e come al solito in Inarritu mi sembra di vedere quel calcolo freddo che non me lo fa apprezzare totalmente,soprattutto nella conclusione.Ma comunque un film notevole,che ti "riempie di cinema",sensazione che vorrei mi capitasse più spesso.Oltre che un film sullo spettacolo,mi sembra soprattutto un film sul bisogno d'importanza dell'essere umano,in cui tutti sgomitano da una parte all'altra per essere importanti,inclusi quelli che non si vedono in scena,come regista e sceneggiatore.Cinema che riesce a essere metafora di se stesso e del suo messaggio,non tanto cattivo e incisivo,ma comunque riuscito.Per me,il miglior film di Inarritu..

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                          • Originariamente inviato da TheGame Visualizza il messaggio
                            Mission: Impossible 5

                            Chi l'ha dura la vince,
                            Specie in un'orgia!

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                            • Originariamente inviato da TheGame Visualizza il messaggio
                              Mission: Impossible 5

                              Chi l'ha dura la vince, dopo le cazzate del secondo, le svirgolate del terzo e gli eccessi del quarto, siamo arrivati alla quadra forse anche per merito del calo d'interesse verso il franchise e di McQuarrie che, pur contando come il due di picche a livello decisionale, dimostra una redditizia sobrietà tecnica.
                              "Le cazzate del secondo" in un film di Mission: Impossible. Alla quadra quando ci arriviamo? asd
                              La profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l’arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l’esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!". Il bello è celato a coloro che non cercano la verità.

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                              • per una volta che non disintegra un film per il puro gusto di farlo non lamentiamoci...certo ha detto peggio per film molto migliori, ma vabbeh, sta bene così xD
                                CIO' CHE PIACE E CIO' CHE E' BELLO, BADATE BENE, SONO DUE E DUE COSE SOLTANTO!
                                cit. me stesso

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