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  • Solaris di Andrej Tarkovskij

    Non l'avevo ancora visto, l'ho trovato in blu-ray e l'ho acquistato subito. Devo dire che non mi ha fatto impazzire, l'ho trovato decisamente inferiore a Stalker, per esempio. Che Tarkovskij sia lento lo si sapeva già, ma in questo caso esagera. Sono 167 minuti terribilmente duri da mandare giù, in certi frangenti tediosi all'inverosimile. Ovviamente però stiamo parlando di uno dei più grandi registi di sempre, quindi vale sempre la pena "resistere" per godersi quei momenti di grande Cinema che anche in Solaris sono presenti. Il soggetto del film è ottimo ed intrigante, la sceneggiatura invece non è sempre all'altezza, visto che presenta qualche dialogo macchinoso, retorica evitabile e qualche concessione didascalica allo spettatore che un poeta potrebbe anche permettersi di non inserire. Aldilà di questo, è un'opera complessa e stratificata, tragica e pessimista. L'influenza che ha avuto su registi come Von Trier e Malick è evidente.
    Visione faticosa ma che vale la pena di affrontare.
    https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

    "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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    • Room

      Il vero limite di questa produzione è prendere dei sottotesti di sicuro interesse e scalfirne solo la superficie, dando in pasto il tutto a facili moralismi preconfezionati per l'ennesima occasione sprecata.


      "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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      • BRONSON (2008) di Nicolas Winding Refn

        Devoto alla violenza in ogni sua forma, Michael Peterson, conosciuto poi con il nome d'arte di Charles Bronson (dal protagonista de Il Giustiziere della Notte), non riesce a tenere sotto controllo il suo egocentrismo e la brama di popolarità lo porta ben presto a commettere piccoli atti criminali talmente stupidi e insensati che gli aprono ben presto le porte della prigione e che, violenza dopo violenza, trasformerà nel suo palcoscenico personale portandolo a diventare il carcerato più famoso d'Inghilterra e, quindi, a quella notorietà da sempre ricercata.

        In realtà Bronson è una biopic piuttosto atipica, in quanto il regista, più che a raccontarne la storia, è più interessato a un'opera concettuale sulla metodica trasformazione di un individuo in una celebrità filtrata attraverso la sua stessa mente (malata) e approfondendo gli aspetti espressivi di una personalità artistica che però si sviluppa unicamente attraverso la violenza (fisica ma non solo) perpetrata sugli altri.
        Refn trasforma la vita del protagonista in quadri astratti, esteticamente ineccepibili e con un impatto visivo notevole anche grazie ad una cura maniacale per ogni dettaglio, dalla scrupolosa scelta dei colori a quella particolarmente eclettica della musica (che varia dai Pet Shop Boys e New Order a Verdi e Wagner) aiutato in questo da un istrionico e camaleontico Tom Hardy, mattatore unico e superlativo soprattutto quando, ipertrofico di muscoli e pazzia, dimostra tutta la prepotenza del suo narcisismo malato.

        Mettendolo su un palcoscenico a raccontare la sua vita il regista dimostra anche tutta la sua simpatia per il personaggio, cercando di mostrarne gli aspetti più interessanti, o volendo i più "artistici", a scapito però di altri: un Bronson esteta, per quanto particolare, o pittore e, appunto, narratore e anche "scrittore" di se stesso.
        Arguto e istintivo artista della violenza, moralmente ambiguo (la sua morale non prevede assolutamente l'omicidio), Bronson più che un semplice criminale appare infatti come un anarchico ribelle, incapace di relazionarsi in modo normale con il mondo esterno, che riesce a rielaborare se stesso trasformando la prigione in un palcoscenico, che riadatta attraverso una sua personalissima ottica impedendogli di annichilirlo (cose che invece non gli riesce, ad esempio, con gli istituti per malattie mentali) e che diventa invece un luogo di esternazione della propria personalità, una raffigurazione contorta della propria vita e performance delle proprie capacità artistiche: ogni nuovo carcere è un'audizione, un nuovo set, un nuovo dipinto o una nuova maschera da mostrare per colpire, sorprendere o spaventare il pubblico e per convertire così un'esistenza piatta e disillusa in un'altra, forse anche famigerata, cinica o spaventosa che dir si voglia ma comunque degna di essere raccontata e, soprattutto, ricordata.

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        • I sogni segreti di Walter Mitthy. Stiller cos ispirato come attore e regista non lo sivedeva da tempo. Perfettamente inserito nella sua poetica di "uomo disturbato dai mass media che lo portano a perdere la sua identità", come lo erano anche i vari "rompiscatole", "reality bites" e "zoolander". Veramente buono e toccante il lavoro di sceneggiatura, che evita gli spiegoni e i pistolotti facili. Però la parte dello squalo l'avrei evitata. Che bello rivedere la McLane, che ha ancora classe da vendere come attrice a piu di ottanta anni. Ottima l'idea di farlo uscire a Natale, in occasione dei film carichi di buoni sentimenti e dei "propositi per l'anno nuovo" (non so se mi capite). Bella l'idea che alla fine il love interest non sia colpita dalle sue acrobazie in skateboard (che non vede) o dalle avventure in giro per il mondo (di cui comunque sa poco), ma dei piccoli gesti, come il regalo dello skateboard e il tempo passato col figlio. Piccoli gesti, piccole azioni, come di chi fa il suo lavoro giorno dopo giorno per costrire qualcosa di grande.

          Un film che mi ha toccato particolarmente perchè anche io, come il protagonista, tendo spesso a "spegnermi" e ad allontanarmi con la mente in sitazioni che non sono reali, forse perdendomi ciò che mi sta intorno (ma ne dubito).

          Un film specchio dei tempi, con la rivoluzione teconologica che nuovamente crea e distrugge posti di lavoro, con l'ossessione dei sociali a farci postare la minima cavolata che facciamo come se stessimo facendo chissàcosa, con il superomismo cinematografico imperante che perde di vista l'uomo comune.
          bello l'uso di Life on Mars di Bowie.
          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
          Spoiler! Mostra

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          • Sì, anch'io l'ho molto apprezzato..
            L'ho visto diverse volte, l'ultima qualche settimana fa, riuscendo sempre ad apprezzarlo.
            Forse siamo entrambi un po' sognatori

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            • Ieri notte, ho finalmente visto American Beauty. Devo dire che nel complesso mi è piaciuto. Ottima l'interpretazione di Kevin Spacey e simpatica l'idea dei petali di rosa. Non un capolavoro ma un buon film, sceneggiato e girato bene.
              Yes, an' how many years can some people exist
              Before they're allowed to be free?
              Yes, an' how many times must a man turn his head
              An' pretend that he just doesn't see?

              How many roads must a man walk down
              Before you call him a man?
              (Blowin' in the wind)

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              • Regali da uno sconosciuto, di Edgerton
                film con discrete potenzialità e molto retrò, struttura da tipico thriller anni '90, ma che purtroppo svacca ampiamente. Oltre ad essere tutto chiaro circa dal minuto 5, il ritmo non è affatto gestito, o presente. Ci si trascina da una scena all'altra senza alcun pathos o emozione. Bocciatissimo.

                The 5th wave, di Blakeson
                film innocuo, da vedere e poi dimenticare. Alterna momenti da teen-war-movie in stile videogioco/hunger games ad altri che secondo lui dovrebbero essere più "maturi", interamente affidati alla cazzutissima Grace Chloe Moretz (qualunque sia l'ordine dei suoi tre nomi) che risulta essere comunque una delle cose più interessanti del filmetto..sta ragazza farà strada


                Honour to the 26s

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                • THE CAPTIVE_ SCOMPARSA Regia di Atom Egoyan.
                  Nella cornice raggelata delle casette in Canadà (cit.),orco intellettualoide e tecnologico rapisce ed “alleva” una bambina ,strappandola, allo sport_ per una insana e consapevole libidine _ ed all’amore di un giovane papà boscaiolo e sempliciotto ed alla mamma cameriera, che francamente sembra stesse aspettando un’occasione come un’altra per sbroccare in un bell’esaurimento nervoso. Durante i successivi otto anni la coppia di fatto si sfascia sentimentalmente ma non spegne la fiammella della speranza di rivedere viva , perciò cresciuta, la loro bimba. Li aiuta un team di esperti informatici e psicologi detective, la cui capa a sua volta finisce nel mirino dei cattivi…

                  Le poche scene action sono girate con una goffaggine che pare voluta, uno scoglionamento che il regista si è imposto per dare un montato al trailer che giustifichi la tag ansiogena ( “la caccia è aperta” desunta dal BD della Eagle Pictures), volendosi invece soffermare alla contemplazione dei personaggi che producono od assorbono il Male. Ne esce una galleria di gatte morte (la mamma), ottusi iracondi (il papà) fulminati sociopatici (il pedo) , ex sbandatelle che hanno sofferto ma perciò aiutano il prossimo (l’investigatrice) e marito e moglie eccentrici che non si capisce se nascondono qualcosa ( i mecenati di una fondazione anti-abusi). Telecamere spia piazzate ovunque, quasi a dirci che , se l’animo umano è imperscrutabile , l’agire della nostra presenza corporea è come mai prima soppesata ed esposta agli sguardi indiscreti. L’editing sfalsato temporalmente suggerisce una seconda visione a cogliere giustapposizioni che non siano _si spera_ espedienti per imbrogliare una vicenda di altrimenti drammatica linearità . Finisce bene, magari per giustificare dei passaggi narrativi piuttosto forzati , sebbene _e di nuovo_ trattenuti allo sfociare di una intensificazione emotiva che sarà parsa “troppo” da film di genere.
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • Dunque, ho visto tutti i film del View Askewniverse di Kevin Smith.
                    Clerks (X)
                    Il più bello di tutti, nella sua semplicità e schiettezza. Quello che mi ha spinto a vedere tutti i seguenti.
                    È quello che ho preferito, per il modo in cui racconta questo piccolo spaccato nella vita di un qualsiasi uomo medio irrealizzato, che sogna di potersi migliorare ma che è incatenato al mondo surreale che lo circonda. Ho amato il montaggio e la struttura a capitoli. La versione X rispetto all' originale contiene un "lost chapter", un capitolo aggiuntivo a colori e animato (con lo stesso stile della miniserie, che sto recuperando), che racconta di un episodio solo accennato nella versione originale.

                    Mallrats (Extended)

                    Quello che mi è piaciuto di meno. Una trama un po' banalotta che molto punta sul comico. manca totalmente il tipo di riflessione schietta presente nel precedente.
                    Mi è piaciuto rivedere Jay & Silent Bob e scoprire che sarebbero stati una costante di tutte le pellicole dell' universo.
                    Versione estesa molto noiosa, probabilmente la versione cinematografica fila più velocemente.

                    Chasing Amy
                    Stupito dal tono di questa pellicola. Dopo Clerks e Mallrats mi aspettavo un' altra pellicola sullo stesso stile, invece è qualcosa con un tema più delicato. Molto bello. Molto bello, Joey Lauren Adams è magnifica e mi stupisce non averla rivista in altri film (all' infuori degli altri di Smith stesso).
                    Ancora una volta ho Amato jay & Silent Bob. Amo il fatto che questa coppia di fattoni sia il fattore che "sblocca" la trama, che fa accendere nei protagonisti quella scintilla che gli permette di andare avanti. In questo caso la Amy del titolo è l' ex di Silent Bob, e la sua storia sarà fondamentale per il protagonista.
                    A proposito di protagonisti, è un po' spiazzante all' inizio rivedere Affleck e Jason Lee, già presenti in Mallrats, interpretare ruoli differenti nello stesso universo, ma anche questo è una costante nei film di Smith.
                    Tema musicale semplice, ma non riesco a toglierlo dalla testa.

                    Dogma
                    Un cult. Il primo Smith che io abbia mai visto, anni fa, quando ancora non sapevo nemmeno chi fosse Smith (anche se all' epoca l' avevo visto doppiato).
                    Più scanzonato rispetto a Chasing Amy, ma con una regia nettamente migliore. Unica pecca sono alcuni effetti digitali, ma non si può pretendere troppo.
                    Il primo in cui Jay & Silent Bob hanno un ruolo maggiore.

                    Jay & Silent Bob Strike Back!
                    Quasi una sorta di Spin Off incentrata sul duo, protagonisti assoluti.
                    La trama viene generata da quella di Chasing Amy. È fantastico il fatto che le pellicole sono storie a se, ma che vededole in ordine vanno a formare una sorta di unicum con un filo logico.
                    Il film più "nerd" dal punto di vista cinematografico. Tutto ciò che ci si aspetterebbe dalla coppia.

                    Clerks II
                    Il primo sequel vero e proprio.
                    È emozionante rivedere quei personaggi e vedere come si sono evoluti nel tempo ( si sono evoluti?).
                    Un sequel diverso dall' originale, ma sicuramente riuscito. L' ho trovato quasi emozionante sul finale.
                    È palese come la capacità registca di Smith sia riuscita ad affinarsi, prima molto sperimentale, ora più canonica e sicura.

                    Ora rimango in attesa.. Clerks III e MallBrats!

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                    • Caro Maxima, è un period che stiamo allineando le nostre visioni...ho visto tutto quello che ha fatto Kevin Smith fino a Clerks II.
                      Premesso che lo sopporto poco come personaggio perchè pur essendo interno al sistema fa troppo l'alternativo...spesso nei podcast attacca altri registi per aver fatto film sbagliati quando lui per primo è cosciente del ruolo dei produttori o dei vari imprevisti di chi fa il suo mestiere.

                      Clerks fu un film molto riuscito, ma in sostanza figlio di qualcosa che già si stava muovendo a Hollywood in quegli anni...ossia la scrittura basa su dialoghi apparentemente "sul niente", come ad esempio il contemporaneo Tarantino. Il cinema "indie" come lo conosciamo oggi viene molto da lì. erò credo sia anche sopravvalutato....la gag sul cadavere nel finale....la faceva il campione di incassi Weekend con il morto almeno dieci anni prima.

                      Mallrats è un film sbagliatissimo...le gag non fanno ridere, l'eccesso di nerdismo rovina l'atmosfera quasi poetica del film precedente, e soprattuto Smith qui eccede con le gag a base di cacca, deformità (capezzoli finti) etc che ritorneranno nei film successivi. Personalmente è un tipo di umorismo che detesto, a meno che non abbia un sottotesto satirico anarchico (tipo il furto della cacata in Amici Miei II, o la cacca di gatto che prevede la morte altrui in Frankenweenie).

                      Chasing Amy aveva delle gran belle idee...il personaggio del fumettista di colore che deve fingersi aggressivo, in primis. La storia a tre è ben scritta, e l'atmosfera è interessante. Purtroppo resta annaquato dall'insuccesso del film precedente. Interessante lo spezzone in cui due personaggi si confrontano le cicatrici dovute alle avventure sessuali.

                      Fermate Hollywood.....insomma, gag di una tristezza imbarazzante...

                      Jersey girl....moscissimo

                      Clerks II è un gradito ritorno, ben scritto, ben girato, fresco, interessante.

                      DOgma: molte idee interessanti, il cristo compagnone è un cult, ma il golem di cacca....bhè mi sono espresso prima.
                      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                      • Batman V Superman

                        Una gran bel pretesto che ben presto si trasforma in una centrifuga stordente e Snyder non fa altro che enfatizzare questa baraonda fondamentalmente indigesta, malgrado si evitino le puttanate del predecessore e la presenza del divertente Joker di turno.


                        "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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                        • Rivisto Interstellar

                          Nolan ha la pretesa non di seguire il cerebrale Kubrick, ma di far breccia nell'emotività con il suo geometrico e abbagliante formalismo, insomma come volersi scaldare le mani mettendole nel frigorifero.


                          "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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                          • Looper (Rian Johnson, 2012)

                            Se si rinuncia a cercare il meccanismo narrativo infallibile e a prova di critica, “Looper “si rivela un film appassionante e originale, a tratti persino sorprendente. Basato su una premessa fragilissima e persino risibile (gli omicidi nel futuro sono impossibili, e allora le persone da uccidere sono mandate nel passato, legate e imbavagliate, dove alcuni killer prezzolati chiamati looper provvedono a farle fuori), il film è un catalogo di paradossi temporali e cortocircuiti logici su cui ragionare e confrontarsi, ed è questo, in fondo, il valore di questi film. La regia è sopra la media, l’idea della telecinesi è ben sfruttata. Willis fa ormai da decenni il vero a se stesso. Meglio Gordon-Lewitt ed Emily Blunt, la donna dei paradossi temporali (v. anche “Edge of Tomorrow”)

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                            • Zootropolis

                              Semplice, didattico e splendidamente immersivo, tanto da voler scoprire ancora di più dell'immensa città, insomma un prodotto dall'innegabile simpatia.


                              "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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                              • Room (2015)

                                Ero molto curioso di vedere questo film, sia per quanto ne ho sentito parlare bene della larson e del bambino (ero uno di quelli che "pff, volete un bambino all'oscar? ma cosa mai ha fatto") sia perché ho letto che trattava un tema pesante ma in maniera presuntuosa e pretenziosa, e risultava un filmetto.
                                io non l'ho trovato assolutamente così. l'ho amato, per quanto si possa "amare" un film che tratta di queste cose.
                                Il tono, le inquadrature e la recitazione le ho trovate appropriate, non è un termine che tendo ad usare quando voglio elogiare qualcosa (forse sminuisce), ma per me così dovevano essere.
                                È un film che mi ha stupito e mi ha commosso più volte.
                                Il cambio di mentalità della madre per me è stato piazzato al punto giusto, perché è arrivato subito quando iniziavo a dirmi che "se è tutto così mi diventa pesante", per poi catturarmi completamente a livello emozionale, molto più di prima, e mi ha fatto "volare" la restante buona parte del film, completamente immerso.
                                Film molto ma molto interessante. lo rivedrò sicuramente

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