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    The lobster (Yorgos Lanthimos, 2015).
    Ed eccovi un (purtroppo non breve) pippone.

    Dietro la maschera grottesca e crudele di una distopia fantascientifica infarcita di (convincenti) star, il regista greco ci parla di rapporti umani in modo alquanto pessimista. Ci si accoppia più che altro per necessità (come rappresentato dai grotteschi teatrini educativi), si scelgono partner sbagliati privilegiando gli aspetti più superficiali (al protagonista piace la donna dai capelli corti, non importa quanto frigida e crudele sia), ci si illude di poter cambiare l'altro (al protagonista in effetti la cosa riesce, seppur in modo estremo), si ignorano, con cattiveria, i pretendenti ritenuti non all'altezza dopo sintetico esame, si fondano i rapporti sulla menzogna utilitaristica e comunque, se si incontra la persona giusta di cui innamorarsi, sicuramente lo si fa nel momento sbagliato.

    Sembrerebbero i temi di una qualsivoglia romcom. Lanthimos invece ce lo racconta come un entomologo alle prese con un trattato da rivista scientifica: freddo, grigio e preciso. Non preoccupandosi se talvolta può risultare noioso: i concetti vanno esposti in modo didascalico. Lavorando di sottrazione per poi sottolineare il grottesco e la crudeltà dei meccanismi in base a cui scegliamo le persone con cui accompagnarci (non solo i partner amorosi, ma anche gli amici). Meccanismi utilitaristici: siamo animali sociali e abbiamo comunque bisogno di un altro. A volte serve avere una persona accanto per essere “socialmente accettati” sui palcoscenici della socialità moderna (la metafora del poliziotto al centro commerciale è perfetta). Altre volte, solo per farsi spalmare la pomata sulla schiena.

    Certo, c'è chi si proclama fieramente e ferocemente single, svela (talvolta con accecante gelosia) le falsità dei rapporti di coppia e difende il proprio status, accettando volentieri di scavarsi una fossa nel bosco di abitudini generate dalla solitudine, anche a costo di finire magari divorato dai pastori alsaziani (ricordate Bridget Jones?). Ma anche la tribù dei single (versione predatoria, cinica e cattiva degli uomini libro di truffautiana memoria) è una società con le proprie feroci regole. L'ulteriore passo è l'isolamento, eliminando tutte quelle sovrastrutture che si rendono necessarie nell'interazione sociale. Ma l'uomo è, come detto, un animale sociale e rinunciare a tale aspetto comporta la discesa di qualche gradino evolutivo (non è forse definito un orso uno che evita di frequentare gli altri?).

    Nel disperato tentativo di evitare questa regressione, molti altri, sentendo i rintocchi sempre più forti del proprio orologio biologico, diventano invece ben disponibili a ogni sorta di rituale. E l'inquietante albergo-prigione del film non sembra che la versione esasperata di tutti gli odierni rituali volti alla ricerca spasmodica di un partner: chat, speed dating, incontri al buio, corsi di svariata natura frequentati solo per incontrare. Per poi dare il via, quando spunta la supposta anima gemella, a un'escalation di esami e prove definita "uscire insieme". Spesso culminante nella prima vacanza insieme, magari non su uno yacht ma altrettanto cruciale.

    Lanthimos non lascia scampo: comunque perderemo. Perché spesso e volentieri siamo incapaci di adattarci all'altro. L'amore comporta comunque un sacrificio. Bisogna avere il coraggio della fiducia. E la fiducia è cieca. Come pure l'amore. E cedere all'innamoramento richiede lo sforzo di rinunciare alla vista dei limiti e delle differenze. Sperando che l'altro sia altrettando disponibile ad “accecarsi”. Cosa che, purtroppo, non sapremo mai.

    Sia come diretti interessati sia come semplici spettatori di un film...

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    • bell'analisi nonno
      il film ha una prima metà non da poco: il concetto dell'amore come "pensione", quasi un doversi ritirare da tutto per occuparsi anche di questa mansione è interessantissimo. La scena dei teatrini e dell'emarginazione del single è perfetta, mettendo in luce la tutto sommato crudeltà dell'uomo di coppia, che da la caccia ai fuggiaschi nel bosco per "ricondurli sulla retta via", quasi un missionario che evangelizza i selvaggi.
      Nella seconda metà la svolta drammatica non mi ha garbato più di tanto, proprio perchè anche quei selvaggi devono sottostare a delle regole, lo spirito libero che sembrava guidarli non esiste manco per la ceppa e il castello di carte crolla.
      Sicuramente uno dei film più interessanti del 2015


      Honour to the 26s

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      • Originariamente inviato da Uncle Scrooge Visualizza il messaggio
        bell’analisi nonno
        il film ha una prima metà non da poco: il concetto dell’amore come “pensione”, quasi un doversi ritirare da tutto per occuparsi anche di questa mansione è interessantissimo. La scena dei teatrini e dell’emarginazione del single è perfetta, mettendo in luce la tutto sommato crudeltà dell’uomo di coppia, che da la caccia ai fuggiaschi nel bosco per “ricondurli sulla retta via”, quasi un missionario che evangelizza i selvaggi.
        Nella seconda metà la svolta drammatica non mi ha garbato più di tanto, proprio perchè anche quei selvaggi devono sottostare a delle regole, lo spirito libero che sembrava guidarli non esiste manco per la ceppa e il castello di carte crolla.
        Sicuramente uno dei film più interessanti del 2015
        Grazie Zio!
        In effetti la seconda parte è decisamente meno convincente. Secondo me tutto si sposa al pessimismo dell'autore: non staremo bene nè da soli nè in coppia, perchè comunque finchè vivremo in una società dovremo sottostare a regole per liberarsi delle quali è necessario compiere sacrifici che non tutti sono disposti a fare.
        La caccia si presta a svariate interpretazioni x me. Dall'homo homini lupus (i cacciatori come branco) alla trasposizione dell'unica attività possibile: la cattura violenta dell'altro (che sia un partner o un nemico).
        Sicuramente un film molto interessante, con tantissima carne al fuoco. Buono anche se, per me, non riuscito come avrebbe potuto essere.

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        • bel lavoro nonno!
          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
          Spoiler! Mostra

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          • Thanks Uomo!
            Purtroppo in questo periodo ho poco tempo: ho una marea di film da recuperare e non so quando lo farò! Vorrei anche recuperare qualche vecchio classico che mi manca. Per fortuna al cine non sta uscendo niente di interessante.
            Andando OT in assenza di pm: a proposito di estimatori dell'antiquariato cinematografico: sai più niente di ColonelBlimp?

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            • no. sinceramente non lo seguivo come utente.
              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
              Spoiler! Mostra

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              • Ahahahah, The Perks of Being a Wallflower, verrebbe da dire.

                Ciao, Nonno. Tutto bene, grazie. Anch'io sto vedendo/recuperando tanti bei filmozzi ultimamente... ma mi è un po' passata la voglia di scrivere, fra utenti "che non mi seguono" (scherzo) e altri che... lasciamo perdere!

                Tra i recuperi del passato, ultimamente ho fatto un bel filotto positivo, ma il picco è stato VIVERE E MORIRE A LOS ANGELES di Friedkin. Figata atomica.

                Al cine ho visto - purtroppo - l'ultimo agghiacciante Batman/Superman...

                A presto! Un abbraccio.

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                • Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio
                  Ahahahah, The Perks of Being a Wallflower, verrebbe da dire.

                  Ciao, Nonno. Tutto bene, grazie. Anch’io sto vedendo/recuperando tanti bei filmozzi ultimamente… ma mi è un po’ passata la voglia di scrivere, fra utenti “che non mi seguono” (scherzo) e altri che… lasciamo perdere!

                  Tra i recuperi del passato, ultimamente ho fatto un bel filotto positivo, ma il picco è stato VIVERE E MORIRE A LOS ANGELES di Friedkin. Figata atomica.

                  Al cine ho visto – purtroppo – l’ultimo agghiacciante Batman/Superman…

                  A presto! Un abbraccio.
                  Ehilà! Bentornato Colonnello! Tra l'altro ho il film sulla tua vita che mi sta fissando dallo scaffale: è tra quelli che ho voglia di rivedere (una dose ogni tanto di Powell e Pressburger non può fare che bene). "Vivere e morire a L.A." è semplicemente strepitoso! Forse il miglior poliziesco degli anni '80: rappresenta perfettamente un'epoca e al contempo la viviseziona col bisturi. Cavolo mi hai fatto venire voglia di rivederlo.
                  Che altro hai visto?

                  Riguardo a "BVS", leggendo un po' di commenti anche qua dentro ho deciso saggiamente di evitarlo, dato che mi pare esattamente sulla scia della maggior parte dei blockbusteroni degli ultimi anni. In più, non avendo apprezzato un singolo film di Snyder e avendogli già dato abbastanza possibilità (e quattrini), ho capito che questo non avrebbe avuto sorte migliore. Oltretutto devo gestire i bonus "cinecomics" con la "dolce" metà: se canno il film scatta un embargo. "Civil War" è comunque assicurato (sbava per Evans), ma se scelgo un film sbagliato mi gioco la visione di "Suicide Squad" e "Dr. Strange".

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                  • Take Shelter

                    Presa di coscienza del proprio stato mentale, difficoltà familiari e tempeste perfette, realtà, timori e sogni si mescolano per un mix conturbante guastato solo da un epilogo meno coraggioso del previsto, seppur coerente.


                    "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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                    • COP CAR (2015) di Jon Watts

                      Specie di Stand By Me ma meno nostalgico e più fatalista, Cop Car è un film piccolissimo, girato quasi in tempo reale e con un badget minuscolo, ma che da senso ed emozione ad una storia in cui contano maggiormente i dettagli o le cose non dette e nel cui il regista, al suo secondo film dopo l'horror Clown, dimostra una sensibilità rara nel costruire un'opera fatto soprattutto di attese e di tempi dilatati ma che va dritto al cuore della vicenda puntando soltanto nei contenuti e sempre in modo semplice ed efficace. E a cui bastano tre attori e due bambini per raccontare senza eccessi o formalismi inutili una buonissima storia.

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                      • Lo chiamavano Jeeg Robot

                        Ce l'avevano quasi fatta a fare il botto, il filmone di genere che molti decantano. Quasi. finchè non si arriva agli ultimi 30 minuti dove, secondo la peggior tradizione del cinema di genere, tutto degenera con il povero scopo di regalarci un botto, uno scontro finale supereroistico de noantri. Siamo su un buon livello complessivo, anche emotivamente pregnante, ma avere un budget ridotto non può giustificare tutte le ingenuità. insomma, buono...ma assolutamente non la rinascita del genere di cui tanto si parla, anche se diciamo che la strada avviata, qualora trovasse piede d'appoggio in futuro, è quella giusta.

                        bravo Santamaria, bravo Marinelli...eppure, straordinariamente, il personaggio più credibile e riuscito è quello della ragazza folle, cosa non facile da gestire senza andare sul patetico. da quel punto di vista sono stati piuttosto bravi.

                        peccato davvero per la svolta finale degna dei comics anni 60...quando non sai come concludere un cinecomic cosa fai? semplice, prendi il cattivo, gli fai il power up alla cazzo di cane e gli fai fare lo scontro di fine livello. da questo punto di vista il terzo atto di Jeeg ha gli stessi problemi dell'80% dei terzi atti dei cinecomic attuali...ma fatto senza i soldi per farlo. c'erano mille modi per risolverla...il villain fino a quel momento era un fenomeno, non trovo davvero il senso di "trasformarlo" (letteralmente) all'ultimo momento. non era Imho un personaggio che avesse bisogno della forza fisica, ma di restare umano nel coltivare la sua folle ascesa.
                        CIO' CHE PIACE E CIO' CHE E' BELLO, BADATE BENE, SONO DUE E DUE COSE SOLTANTO!
                        cit. me stesso

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                        • Little Sister

                          Un piccolo treno raccordo tra periferia e città moderne, una casa vecchia custode di ricordi senza serrature, le tradizioni da tramandare tra i ciliegi, insomma un Koreeda sentimentale e malinconico, ma sempre interessante.


                          "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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                          • Sicario (2015), di Denis Villeneuve

                            Rivisto oggi in br dopo la unica visione in sala, che dire? Un film a mio parere eccellente, solido per quanto non eccezzionale nella storia, ma mirabilmente messo in scena e con un cast decisamente in forma, tra cui spicca, inutile dirlo, un ottimo Del Toro.

                            La prima ora è da antologia, con una gestione delle atmosfere e della tensione encomiabili. Poi il film ha un calo fisiologico dove sì, a livello di scrittura magari si poteva sottolineare meglio certe tensioni e certi conflitti tematici, salvo poi che il film si riprende alla grande con il terzo atto.

                            Un film che ho rivisto molto volentieri e di cui confermo (e anzi correggo al rialzo) le mie impressioni positive della prima visione.

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                            • La zona morta (1983)

                              La mano di Cronenberg che porta in vita la storia di King è qualcosa da brividi: una regia fredda, cruda e spietata, che si adatta perfettamente all'inquietudine e alla malinconia che pervade l'intera vicenda.
                              Walken è un protagonista di grande carisma e profonda umanità, diametralmente opposto (e non certo per bravura) al "cattivo" di Martin Sheen.
                              Superba la colonna sonora

                              Commenta


                              • Originariamente inviato da Mr Bloody Visualizza il messaggio
                                La zona morta (1983)

                                La mano di Cronenberg che porta in vita la storia di King è qualcosa da brividi: una regia fredda, cruda e spietata, che si adatta perfettamente all’inquietudine e alla malinconia che pervade l’intera vicenda.
                                Walken è un protagonista di grande carisma e profonda umanità, diametralmente opposto (e non certo per bravura) al “cattivo” di Martin Sheen.
                                Superba la colonna sonora
                                Io l'ho trovato molto piatto, un Cronenberg che si limita a fare il compitino su un progetto poco personale. Non è un brutto film ma nella filmografia del regista canadese sta proprio negli ultimi posti, almeno per quanto mi riguarda.

                                Avete mai visto Vestito per uccidere di Brian De Palma? Cosa ne pensate?
                                https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                                "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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