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    THE UNDERTAKER_ IL BECCHINO Regia di Mario Bonetti
    Italia, primo dopoguerra in una imprecisata località rurale. Tre fratelli _ ben diversi per temperamento, ed orientamento politico_ piangono la salma della madre e si interrogano sulla vita agra ed immiserita che li attende, in un contesto dove soprattutto il beccamorto del posto pare avere un lavoro sicuro e continuato.
    Durante le notti della settimana santa ,gli echi di una vecchia e sinistra leggenda sembrano tornare materializzandosi in una serie di brutali omicidi. Dapprima falcidiando forestieri per poi lambire la famiglia dei fratelli, costretti ad indagare su una scia di sangue che dà ulteriore impulso all’attività del becchino…

    Soggetto thriller-horror che ricorda cose di Pupi Avati e Michele Soavi, per il no-budget d’esordio di Mario Bonetti , col padre Ettore latore e realizzatore di iniziative audiovisive dalla bassa bresciana, con intenti filantropici e ritagliati dal tempo rimanente al loro principale lavoro, del tutto estraneo al cinema.
    La portata amatoriale di questo progetto denuncia i suoi limiti tecnici ed artistici. La recitazione, specie delle donne, è contratta nell’impegno alla corretta dizione, togliendo calore, intonazione e partecipazione alle battute pronunziate. Mancano dei totali , anche in interni; e raccordi ( alcuni passaggi narrativi sono davvero bruschi e slegati…). Le difficoltà _si può immaginare_ di allestimento dei set , naturalmente pre –esistenti, chiama la regia a piani stretti e pochi controcampi, preferendo una camera a mano non esasperata ma ugualmente non sempre centratissima sul fuoco dell’inquadratura. Detto della colonna sonora, che interviene opportuna ma sembra saccheggiata da altri lidi (?) e della fotografia che talvolta “sfrigola” per sovra-esposizione, lo stringato lungometraggio ( un mediometraggio, in verità)rimane passabile grazie ad una storia che trova una sua struttura compiuta, servita da dialoghi tutto sommato non prolissi ma efficaci nello sbozzare i caratteri. I numerosi co-autori dello script dimostrano di conoscere le convenzioni cinematografiche di genere, facendo emergere il “vero” protagonista a rincalzo di personalità apparentemente più forti ma destinate a farsi accoppare, con la “solita” ingenuità del trovarsi in solitudine isolata dopo il tramonto… Mentre l’undertaker sospettato e sospettabile designato, si smarca sul filo dell’ambiguità, fornendo il “macguffin” che ingloba la vicenda rappresentata fin verso il semplice ed efficace finale.


    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • The Zero Theorem

      Encomiabile nel perseguire una strada e proporre sottotesti spinosi, ma il tutto risulta avulso, avvitato su se stesso e la soluzione all'enunciato si riduce comodamente all'enunciato stesso.

      Il Castello Errante di Howl

      Passato e futuro, occidente e oriente, realtà e fantasia, gioventù e vecchiaia, ce n'è abbastanza per entrare con prepotenza nell'immaginario collettivo.


      "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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      • Frantz

        Ozon è un maestro a riproporre la stessa storia e le stesse tematiche di Le refuge e Una nuova amica, ma a farli sembrare 3 film diversi.
        Non sbaglia un colpo, stupendo anche questo.
        In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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        • Davvero un progetto interessante quello de "La scomparsa di Eleonor Rigby".
          Dramma sentimentale dalla trama semplice ma arricchito dall'idea di osservare la storia da due punti di vista in due film diversi ("Lei" e "Lui").
          Una coppia che sta insieme da 7 anni si separa dopo un lutto terribile, Eleonor ("Lei", Jessica Chastain) reagisce "scomparendo" e tornando dalla sua famiglia, Conor ("Lui", James McAvoy) cercando di ritrovarla e di recuperare a tutti i costi quello che insieme hanno costruito.
          E' bello vedere come nei rispettivi film, anche se ognuno reagisce in modo diverso al dolore, le strade che percorrono si incontreranno nello stesso punto nella scena più emozionante e catartica per poi proseguire in un doppio finale aperto.
          Sono due film indipendenti ma allo stesso tempo assolutamente complementari, personalmente ho apprezzato di più la versione "Lui", forse proprio perché vista dopo la prima parte. E' interessante che le scene in cui li vediamo insieme sono poche e in quei frangenti ci sono delle differenze sia visive (cambia la fotografia), sia di contenuto nelle due versioni. Al di là di tutti i parallelismi e confronti che si possono fare, funzionano benissimo e rimangono impressi anche i personaggi secondari: la famiglia di Eleonor; il padre e il miglior amico di Conor. Anche se i dialoghi sono a volte scontati e alcuni momenti troppo forzati rimane un prodotto sincero e non banale.

          Letterboxd

          Hemingway una volta ha scritto: "Il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso." Condivido la seconda parte.

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          • Southpaw - L'ultima sfida di Antoine Fuqua

            Classica storia di redenzione incentrata sulla figura di un pugile, in questo caso un (come sempre) bravissimo Jake Gyllenhall. Poco da dire, è la sagra dei cliché, ma non annoia e i combattimenti sono filmati bene. Più mainstream di così si muore.
            https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

            "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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            • Frantz. Delizioso questo nuovo Ozon che in effetti non sbaglia un film.

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              • I Magnifici 7 (2016)

                Pratt cambierà taglio di barba ad ogni inquadratura, ma fuqua prendendo un po' di è un po' di la, da Tarantino a Leone, ne fa fuori un sinceramente divertente b-movie vecchio stampo trascinato dal carisma di Washington.


                "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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                • Il libro della giungla di Jon Favreau
                  Acclamato da critica e pubblico, sono rimasto un pó freddino a fine visione. Posto che reputo il regista in questione il più miracolato in assoluto tra i registi viventi, credo che il film abbia il difetto di presentare delle questioni importanti in maniera poco convincente, senza dare credibilità alle vicende. Basta guardare la scena dello scontro, dove si poteva sfruttare in maniera molto più drammatico l'involontario disastro del protagonista è invece viene tutto liquidato in pochi minuti. Sul finale poi ci sarebbe tanto da dire, sarebbe stato di maggior impatto scegliere il finale originale mentre il finale di questa versione non solo anestetizza ogni emozione ma stravolge il senso del racconto stesso tramutando la storia in un "volemose bene" tra razze alquanto banale.

                  Tecnicamente mostruoso, ottima la fotografia, stupenda la colonna sonora, simpatico il protagonista, e sorprendente il doppiaggio italiano, in particolar modo Magalli e Marcorè

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                  • Originariamente inviato da trabant Visualizza il messaggio
                    Frantz

                    Ozon è un maestro a riproporre la stessa storia e le stesse tematiche di Le refuge e Una nuova amica, ma a farli sembrare 3 film diversi.
                    Non sbaglia un colpo, stupendo anche questo.
                    Concordo in pieno: è tra i migliori autori quando si tratta di tratteggiare personaggi femminili, anche se il tema del "risveglio" è praticamente una costante della sua filmografia. Il film mi è piaciuto ma non mi ha convinto totalmente. Tra i pro sicuramente la fotografia, con quegli indovinatissimi passaggi al colore evocanti le scoperte emotive, per tacer della splendida interprete femmminile. Molto "subdole" certe suggestioni evocate riguardo all'"amicizia" tra il defunto e il suo uccisore. Alcuni momenti sono davvero notevoli, come la scena con la Marsigliese. Tra i contro qualche lungaggine e qualche piccola forzatura della sceneggiatura. In ogni caso, avercene. A questo punto devo recuperare il Lubitsch che l'ha ispirato...

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                    • la scena finale di fronte al quadro, con l'illusione del doppio, e l'ultima frase da brivido ... ecco, una delle cose grandi di Ozon sono i finali, pochi come lui sanno chiudere in quel modo i film
                      In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                      • swiss army man

                        un film sull'amicizia con noi stessi, sul volersi bene e sulla speranza...la speranza in qualcosa...anche solo un pretesto per sopravvivere e andare avanti, anche nelle situazioni più disperate. Un film poetico che alterna frasi estremamente belle con momenti da commedia "scoreggiona" (letteralmente) che riesce però a trovare un suo equilibrio che viene smontato in parte nel brutto a mio parere finale.
                        http://img7.imageshack.us/img7/4629/batmanvsbane.jpg
                        http://jhonillustratore.altervista.org/
                        "Anche in questo mondo piove, quando il tuo cuore è turbato il cielo si rannuvola, quando sei triste la pioggia si mette subito a scendere...per me è straziante... chissà se anche tu lo sai quant'è terrificante venire colpiti dalla pioggia in un mondo solitario come questo" Zangetsu


                        ***FIRMA MODIFICATA DAL MODERATORE***

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                        • hardcore henry
                          Il film è un action ultraviolento vissuto interamente dalla soggettiva del protagonista e più che vedere un film sembra di giocare ad un videogioco.L'idea di base non sarebbe nemmeno niente male ma manca completamente la materia prima e cioè una sceneggiatura che possa dare impuloso a dun film del genere.In definitiva un film più confusionario che altro.
                          Voto:5-
                          "Non discutere mai con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza"

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                          • Pets- Vita da animali (2016) di Chris Renaud & Yarrow Cheney



                            Cosa fanno gli animali domestici quando i loro padroni non sono a casa?
                            Se a qualcuno è venuto in mente Toy Story della Pixar probabilmente non sbaglia ma, seppur partendo da una premessa abbastanza simile, ovvero mostrare i comportamenti dei nostri cuccioli quando questi non vengono visti dall'uomo, nel film di Renaud quello che doveva esserne il filo conduttore sparisce dopo i primi minuti per prendere poi tutt'altra strada, adattandosi a una più banale ma spettacolare e divertente avventura sopra e sotto la grande città, adatta ai bambini più piccoli ma capace di intrattenere anche i più grandi.
                            Nessuna audacia, quindi, preferendo rimanere dentro i più sicuri (e rimunerativi) confini della commedia d'avventura e senza esplorarne le psicologie e le abitudini dei suoi protagonisti antropomorfizzati in una storia fin troppo semplificata ed essenziale, solo raccordo per le situazioni e le gag costruite per il film, e limitandone quindi le possibilità creative e le possibili invenzioni all'unico scopo di semplice intrattenimento.

                            Manca quindi un certo gusto per la sperimentazione propria del suo principale modello di ispirazione (Toy Story) ma Pets resta comunque un film che propone, anche con una certa intelligenza, una sua particolare visione del cinema d'animazione moderno, costruito soprattutto attraverso il montaggio e il movimento e un gusto della comicità soprattutto fisica, ereditata dai cartoni della Warner Bros, e a una rilettura dell'animazione slapstick, alla Tom & Jerry per dire, fino a trasformarsi quasi in pura astrazione visiva.



                            PTT: 6,5

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                            • il piano sequenza del combattimento e fantastico
                              http://img7.imageshack.us/img7/4629/batmanvsbane.jpg
                              http://jhonillustratore.altervista.org/
                              "Anche in questo mondo piove, quando il tuo cuore è turbato il cielo si rannuvola, quando sei triste la pioggia si mette subito a scendere...per me è straziante... chissà se anche tu lo sai quant'è terrificante venire colpiti dalla pioggia in un mondo solitario come questo" Zangetsu


                              ***FIRMA MODIFICATA DAL MODERATORE***

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                              • CI DEVO PENSARE Regia di Francesco Albanese
                                Uscito anche in dvd Notorius_01.
                                Da un buon ritiro di campagna uno scrittore coglie l’ispirazione per i suoi racconti.

                                Confezionato con una certa perizia nei movimenti di macchina ed accessoriato di immagini sbrilluccicanti , il film _ genere commedia sentimentale e regionalistica _ avverte sin dall’incipit che si andrà senza ritegno ad inanellare una sfilza di luoghi comuni su Napoli e bassa Italia, che vorrebbero essere ironicamente auto referenti , ma incrociano piccole gag universali su un canovaccio stravisto , da Garrone ai Manetti bros. ( o Zalone e Ponti sul versante pugliese…) , intorno all’onnipresente tema del matrimonio “…e altri disastri” ( od “Il Giorno in più”; e pure un pizzico di “Smetto quando voglio”) : sfarzi, scazzi,imbarazzi, parentele e nuovi amori nella sempiterna arte dell’arrangiarsi, con risibili segreti e stupidine bugie.
                                Una novantina di minuti per metà impiegati dal venditore di mobili Davide (interprete lo stesso regista, un belloccio dalla pesante calata dialettale…)per elaborare l’abbandono della storica morosa che l’ha sloggiato ; e per il resto del tempo affannati a star dietro ad una violoncellista cubana bona, a cui ha raccontato di essere uno scrittore impegnato… Nel senso di tarantolarsi a mantenere la finzione, coinvolgendo amici , colleghi e pure il mobilificio. Ovviamente non può mancare il momento dove lei intuisce il raggiro a scopo amoroso , cosa che avviene _ forse unica idea decente del lungometraggio_ in forma meta-letteraria senza tirarla troppo per le lunghe; con un lieto fine che mette forse un poco in discussione i gusti di un pubblico che fino quasi alla fine si è nutrito con ricette ed ingredienti di avvilente prevedibilità.
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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