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  • Originariamente inviato da barbayannis Visualizza il messaggio

    Si è vero. La regia è buona, ma niente che lasci l'idea che sia di Coppola. Immagino l'abbia diretto solo per scopi alimentari.
    Bé praticamente qualsiasi film abbia diretto dopo Un sogno lungo un giorno fino al momentaneo ritiro come imprenditore di vini lo ha fatto per ripagare i debiti: mi sono sempre chiesto come sarebbe stata la carriera di Coppola senza questo fardello per praticamente metà carriera, anche se è riuscito a dirigere anche film con stile più personale rispetto a questo A me cmq il film piace, lo rivedo sempre con piacere anche se è un po' troppo lungo.

    Aneddoto personale divertente (forse): andai al cinema con la mia fidanzata di allora a vederlo, e le dissi appena iniziato il film: "Ah c'è Matt Damon, sicuramente troverà il modo di spogliarsi e mostrare e gli addominali". Tempo 10 minuti e..oplà. In quegli anni non c'era film dove non mostrasse la tartaruga...

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    • Però se non altro alcuni altri film di Coppola sono molto più interessenti e personali (Rusty il selvaggio, Tucker, persino l'orrendo Jack). Questo è veramente un legal-drama come tanti, senza particolari tocchi di regia. Un altro film molto alimentare di Coppola (Cotton Club) ha più di una sequenza memorabile.

      Comunque Matt Damon è un mezzo miracolato, in questo film è abbastanza un cane, sopratutto quando prova a fare l'accento del sud. Sempre pensato che rispetto ad Affleck lui sia semplicemente più bravo a scegliersi i film.

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      • Sì infatti, è quello che ho scritto anche io

        Nonostante tutto Coppola è riuscito a metterci del suo e fare film notevoli anche in progetti nati esclusivamente per pagarsi i debiti: tolto Jack che è veramente orrido, non ha mai sbagliato un film. Tuttavia immaginiamo per un attimo un mondo dove Apocalypse Now e Un sogno lungo un giorno siano dei strepitosi successi al botteghino: che direzione avrebbe preso la sua carriera? Quali film avrebbe girato? Chissà forse avrebbe realizzato quel Megalopolis che per anni ha inseguito e poi abbandonato. Sarebbe stato sempre più titanico, megalomane e incontrollabile, sarebbe diventato il Von Stroheim dei tempi moderni?

        Non lo sapremo mai, ma nonostante tutto non ci è andata così male

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        • Un sogno lungo un giorno non l'ho mai visto. Merita?

          Non so come potrebbe essere stata una carriera di Coppola senza i debiti. Forse non sarebbe cambiato molto, perché il tempo degli autori completamente liberi era finito, a prescindere dagli insuccessi di Coppola e lui comunque uscì a pezzi da Apocalypse Now anche dal punto di vista personale.

          Secondo me i suoi anni '80 sono molto validi, pur con un paio di film rivedibili. Ma Rusty il selvaggio e I ragazzi della 56° strada sono entrambi stupendi, per altri registi sarebbero i film della vita, per Coppola si fa quasi fatica a ricordarli.

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          • E' anche vero che il fallimento di quei film è stata parte in causa della fine della New Hollywood, quindi si tratta davvero di un salto nel buio come what if...non lo sapremo mai

            Un sogno... è un film largamente imperfetto, per l'epoca molto sperimentale, ma possiede quell'energia creativa del Coppola migliore. Merita un'occhiata sicuramente, anche se non è imprescindibile per chi non è fan del regista.

            I ragazzi della 56° strada è l'unico Coppola che mi manca: i miei preferiti del suo periodo "pezze al c*lo" sono Rusty il selvaggio, Tucker e Dracula, tre film davvero notevoli. Ma come scrivevo sopra, a parte Jack che trovo davvero sbagliato, tutto il resto della sua filmografia, anche le cose meno personali, trovano il mio gradimento

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            • Ciao ragazzi!!
              Che bello essere qui con voi. L'ultimo film che ho visto risale a tre anni fa, Birdman di Michael Keaton e devo dire che mi è piaciuto molto. Lo consiglio a chi ama il Cinema con la C maiuscola, iconico, fatto per sognare... Ho visto che invece The Founder a qualcuno ha fatto un po' sxifo...
              Ultima modifica di Carismatica; 21 novembre 17, 16:13.

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              • Concordo su Tucker film estremamente personale, metaforona nemmeno troppo velata della sua carriera. Dracula per quanto alimentare è sicuramente grande cinema, niente da dire.

                Di Coppola mi mancano i film pre-Padrino e gli ultimi tre, quindi magari un'occhiata a Un sogno lungo un giorno gliela do più che volentieri. Anche solo come interesse morboso per vedere il film che ha deragliato la sua carriera.

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                • La signora dello zoo di Varsavia di Niki Caro
                  non si può dire che sia brutto, ma nemmeno memorabile
                  ci sono diverse cose che non convincono
                  sembra che il film sia cucito sull'attrice di grido, forse per lanciarla in gara per gli oscar con un film sulla shoah, quando poi solo nelle prime scene il personaggio della Chastain appare centrale, mentre nel corso della storia scopriamo che era il marito quello che salvava gli ebrei andandoli a prendere nel ghetto a suo rischio e pericolo, mentre lei li ospitava e distraeva i nazisti
                  la ricostruzione del ghetto di Varsavia è abbastanza edulcorata, da come lo si descrive nei documentari doveva essere una specie di inferno a cielo aperto
                  una Chastain melodrammatica che non convince, per me un mezzo passo falso mentre era andata alla grande con Ms. Sloane
                  anche Bruhl non ingrana, magari s'è stufato di fare sempre il caratterista, ma anche lui ad esempio aveva reso molto meglio in Lettere da Berlino
                  restano solo un paio di scene da ricordare, quella degli animali dopo il bombardamento - questa effettivamente molto bella, peraltro all'inizio del film e che quindi lascia presagire un'opera interessante che poi tale non si conferma - e quella dei bambini che salgono sul treno
                  qualche anno fa uscì un film su una storia simile, In darkness, ambientato in Ungheria, a mio parere molto migliore


                  Ultima modifica di trabant; 23 novembre 17, 09:35.
                  In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                  • Detroit (K. Bigelow, 2017)

                    Un'opera densa, magmatica, certamente imperfetta e problematica, ma di grande livello stilistico e tematico: l'accoppiata Bigelow-Boal alza la posta con una costruzione drammatica vertiginosa e ricca di scelte stilistiche eterogenee (disegno animato, materiale documentario, macchina a mano e inquadrature più composite, ecc.), rievocando gli scontri che infiammarono la periferia della città eponima nel 1967, per parlare inevitabilmente dei dissidi razziali di oggi. Molteplici i cambi di registro: nella prima parte sembra quasi un controcampo di The Hurt Locker, tesissimo e incalzante, poi si congela nella stasi di un motel dove prendono vita i peggiori fantasmi della coscienza americana, violenza parossistica e interminabile che prende corpo in un razzismo mal sopito nonostante l'avanzare dei diritti civili. E infine il film si fa dramma processuale, conciso e sin troppo stringato, sacrificando sull'altare del ritmo un maggior approfondimento delle indagini e di alcuni personaggi che entrano in scena. Il finale in anticlimax è a suo modo coraggioso, e certamente fa(rebbe) discutere i cinefili su questo brusco calo di tensione dopo aver volato a tratti altissimo.

                    I maggiori difetti si riscontrano in un certo schematismo ideologico, frutto probabilmente di quel romanzesco denunciato nei titoli di coda rispetto ai fatti e alle testimonianze accertate; tuttavia la Bigelow si conferma uno dei pochi autori del cinema americano odierno che affonda la cinepresa come un bisturi sulle contraddizioni del proprio Paese, e pur con i suoi alti e bassi è un film che ti lascia addosso sensazioni importanti a fine visione, senza cercare autoassoluzioni né facile indignazione dal lato dei "bianchi", e interrogando la coscienza anche di quei neri che si ritrovano in posizione di involontaria connivenza non solo con la violenza, ma anche con la società bianca ed aliena (il finale in questo senso mi pare esemplificativo). Per quanto ci crediamo assolti siamo tutti coinvolti? In ogni caso un potente antidoto alla banalità del cinema americano di questi tempi.

                    L'amant double (F. Ozon, 2017)

                    Un'ardita dissolvenza bataillana apre un thriller hitchcockiano/depalmiano tutto giocato sull'identità, non particolarmente originale ma sufficientemente intrigante: il fuori fuoco come ricerca dell'io, lo specchio come scissione e raddoppiamento. Qualche caduta di stile e una scena di pegging che potrebbe diventare cult. Non è indimenticabile, e Ozon ha fatto di meglio. Marine Vacht comunque lascia il segno.
                    Ultima modifica di Medeis; 23 novembre 17, 19:48.

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                    • Whiplash:
                      Finalmente ho visto questo film... che dire, mi ha folgorato! L'ho trovato di una potenza inaudita, ti carica a molla mille volte più di film con pistole, spade laser e super eroi. Il più grande pregio secondo me è che quando ho capito che stava per finire mi son detto "di già?" proprio perché ti trascina nel suo mondo senza nessuna pausa.
                      Ultima modifica di trust; 23 novembre 17, 22:33.

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                      • si ma quale film?
                        In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                        • Beh senza titolo rende ancora meglio XD A parte gli scherzi, stavo parlando di Whiplash

                          P.S. ora ho corretto

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                          • Atomica Bionda (2017) di David Leitch

                            sinceramente, anche in vista del generale beneplacido della critica, mi aspettavo decisamente di meglio da questo film.

                            un prodotto che ricalca, anche dal punto di vista tecnico-estetico-sonoro, e non solo dei contenuti, quello che era il clima di una guerra fredda ormai agli sgoccioli. Peccato che il tutto si venga a tradurre in un posticcio tentativo di coniugare ambientazioni asciutte e realstiche con il più ben sguaiato e fracassone stile spy spaccatutto a stelle e strisce.

                            quello che sulle pagine di The Coldest City funzionava risultando essere appropriato e verosimile nel cartaceo, viene tradotto su pellicola in un maldestro tentativo atto alla spettacolarizzazione del tutto che tende a incrinare qul tenue filo di sospensione dell'incredulità, che, in realtà, per questo film non sarebbe stato nemmeno richiesto.

                            la Theron cmq sempre splendida, McAvoy oramai caratterista di un personaggio ambiguo che ultimamente sembra volersi trascinare dietro e Goodman abbastanza meh.


                            giacchè ci metto pure alcune visioni dei giorni scorsi...


                            Fottute! - Snatched! (2017) di J. Livirie

                            commediucola deludente che non è riuscita a strapparmi mai mezza risata durante tutta la visione.

                            Solo tanta tristezza nel vedere come anche per un peperino evergreen come Goldie Hawn il tempo sia stato impietoso, e con un voice casting per il doppiaggio nostrano che ha accentuato esponenzialmente il tutto.

                            Probabilmente se le fosse stata affiancata la figlia Kate (i cui lavori li rivedo sempre con piacere) anzichè quella cagna maledetta (cit.) della Schumer, sarebbe uscito tutto un altro film.



                            The Babysitter (2017) di J. McGinty

                            complice l'aver male interpretato la sinossi del film (avevo capito che la babysitter cercasse di trarre in salvo il suo protégé da un gruppo di scalmanati in stile home invasion con risvolti revenge ) mi sono ritrovato nel mezzo della visione travolto da una serie di piacevolissimi wtf.

                            esempio di scrittura innocua ma divertente che sembra ricalcare il genuino e poco pretenzioso genere child comedy horror degli anni 90.

                            personaggi grotteschi e stereotipati (babysitter esclusa) sono protagonisti di siparietti che si muovono bene sul filo dell'esilarante e del surreale senza mai veramente travalicarlo. Alla fine si finisce per fare quasi il tifo più per questi
                            strambi adoratori di satana che non invece per il giovane protagonista che a più riprese risulta essere solo inutilmente fastidioso nel suo ricercato voler essere (più) adulto a tutti i costi.

                            il finale molto raffazonato, ci avrei visto davvero bene invece un qualche spruzzo di sovrannaturale qua e la durante la visione (infatti quando l'Amell sfigato solleva per il collo il ragazzino mi era per un attimo parso posseduto) che culminasse magari con l'esecuzione in extremis del rito.

                            cmq visione davvero piacevole.


                            ennesimo rewatch di Requiem for a dream (2000), per me capolavoro assoluto di Afronosky, che oltre ad avermi regalato quella perla di Lux Aeterna di Mansell è riuscito anche a farmi digerire quell'androgino di Leto.
                            Ultima modifica di Bender77; 26 novembre 17, 09:38.

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                            • Mudbound

                              A 6 anni di distanza dal suo film d’esordio, Pariah, la Rees torna in pista col suo secondo film.
                              Nonostante si possa sospettare (e per qualcuno sarà senz’altro così a fine visione) che il film sia stato accolto trionfalmente solo perché diretto da una regista donna, nera e gay (se non sbaglio) che affronta temi caldi come il razzismo, il ruolo della donna, la miseria economica, penso che i meriti della relativamente giovane regista vadano ben oltre la facciata.

                              E’ un’opera ambiziosa, che si tiene in equilibrio tra una narrazione classica e senza tempo e una struttura multifocale che non porta alla tipica chiusura del cerchio delle narrazioni classiche (in questa particolare dicotomia mi ha ricordato The Lost City of Z).

                              L’ho trovato in generale un film dall’approccio molto lucido ma non distaccato o freddo, che riesce nelle scene emotive o violente senza calcare la mano ma senza neanche rinunciare a tutta una serie di mezzi retorici da sempre armamentario del cinema popolare.

                              Il montaggio narrativo parecchio articolato che frammenta il racconto attraverso vari punti di vista e lungo l’arco temporale di svariati anni, accompagnato da numerosi voice over d’approfondimento per personaggio che danno al tutto un sapore romanzesco, potrebbe respingere più di uno spettatore ma mi è sembrato un modo azzeccato di raccontare una storia così ampia senza adottare una struttura troppo stringente che portasse a un finale perfettamente conchiuso.

                              In generale bravi tutti, la regista, il dop, gli attori, un lavoro di solido filmmaking che rende perfettamente la bellezza e la miseria del luogo, tra bellissimi giochi di luce e fango.

                              E’ un film che odora di oscar per vari motivi e non dubito che riceverà critiche varie sulla risma del “banale, già visto, retorico, polpettone, polveroso” ecc. Per questo non lo consiglierei spassionatamente per quanto lo ritenga uno dei migliori film dell'annata.


                              Luminous beings are we, not this crude matter.

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                              • Ostia (S. Citti, 1970)

                                Dopo anni di ricerche sono finalmente riuscito a trovare questo esordio di Sergio Citti invisibile in home video. La storia di due fratelli di borgata, alcolizzati e con represse tendenze omosessuali, magistralmente interpretati da Franco Citti e Laurent Terzieff. Surreale e tragico, poetico e disperato, la conferma di uno sguardo anomalo e originale, tutt'altro che un mero ricalco pasoliniano. Superbi i due temi musicali che si alternano lungo tutto il film. Stupendo, un'attesa ampiamente ripagata.

                                Bluebeard (Lee Soo-Youn, 2017)

                                Thriller coreano stranamente modesto, con soluzioni narrative così scontate che non ci si può credere. Ci mette 45 minuti a ingranare, e gli ultimi 30 sono uno strazio di spiegone senza fine. Veramente deludente, spero che non sia sintomo di un imminente declino del crime nazionale, che forse necessita di un po' di pausa per rinfrescarsi le idee. Dopo The Villainess è la seconda sola consecutiva targata Corea in questo mese.
                                Ultima modifica di Medeis; 26 novembre 17, 14:18.

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