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  • The Disaster Artist (2017) di James Franco

    Mah... francamente non ho mai avuto una gran passione per queste storie di non-artisti che però dovrebbero fare tanta simpatia per la loro folle incosapevolezza e tenacia. Già ED WOOD non mi aveva detto un granché per lo stesso motivo, ma quello di Burton almeno era un film. E poi giocava sul fascino di un certo Cinema di Serie B legato a un passato "mitico".
    Questo di Franco, invece, pare poco più di uno scherzo tirato per le lunghe che peraltro non fa nemmeno ridere più di tanto, a parte un paio di ghigni stiracchiati. Il Globe alla sua interpretazione poi è davvero un regalo, per un'operazione di pura mimesi compiaciuta: imperdonabile a questo riguardo il confronto in split screen fra il film originale e quello "rifatto" da Franco. Giusta esclusione da questa bella stagione degli Oscar.

    EDIT

    Anyway, doppiato è quasi inguardabile. E Sharon Stone e (soprattutto) Melanie Griffith fanno male al cuore per quanto sono mummificate.
    Ultima modifica di ColonelBlimp; 26 febbraio 18, 11:37.

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    • Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio
      The Disaster Artist (2017) di James Franco

      Mah... francamente non ho mai avuto una gran passione per queste storie di non-artisti che però dovrebbero fare tanta simpatia per la loro folle incosapevolezza e tenacia. Già ED WOOD non mi aveva detto un granché per lo stesso motivo, ma quello di Burton almeno era un film. E poi giocava sul fascino di un certo Cinema di Serie B legato a un passato "mitico".
      Questo di Franco, invece, pare poco più di uno scherzo tirato per le lunghe che peraltro non fa nemmeno ridere più di tanto, a parte un paio di ghigni stiracchiati. Il Globe alla sua interpretazione poi è davvero un regalo, per un'operazione di pura mimesi compiaciuta: imperdonabile a questo riguardo il confronto in split screen fra il film originale e quello "rifatto" da Franco. Giusta esclusione da questa bella stagione degli Oscar.

      EDIT

      Anyway, doppiato è quasi inguardabile. E Sharon Stone e (soprattutto) Melanie Griffith fanno male al cuore per quanto sono mummificate.
      M'interessa davvero quello che sto per chiederti (per cui non leggerci un'implicita critica alla tua recensione). Secondo te, cosa rende allora diversa l'interpretazione di Gary Oldman rispetto a quella di Franco. Non si tratta anche nel caso di Oldman di pura mimesi?

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      • Diciamo che è più o meno la stessa differenza che passa fra un'imitazione ("impression", dicono gli ammèregani) e un'interpretazione. Se guardi (e ascolti) il film di Franco, la differenza ti salterà immediatamente all'occhio (e all'orecchio): un conto è prendere l'interpretazione di un personaggio (così come la vedi nel vero THE ROOM, il film girato da Wiseau) e riprodurla "verbatim" (reazione del pubblico: "oh che braaavo, è proprio UGUALE eh?"), un conto è partire da quello che sai di un personaggio (immagini, registrazioni, testimonianze) e partire da quella base per costruire un personaggio.

        Per questo è particolarmente fastidioso - sui titoli di coda - vedere il confronto fra la ricostruzione di Franco e alcune sequenze originali del film. Da un parte cerchi l'approvazione del pubblico, mostrando quanto sei stato bravo a rifarlo uguale-uguale, dall'altra prendi le distanze da quello che hai appena fatto; come a dire: "Oh, comunque, occhio che io, James Franco, sono così cane in sto film solo perché sto imitando un cane, quindi in realtà sono bravissimo, eh?"

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        • Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio
          Diciamo che è più o meno la stessa differenza che passa fra un'imitazione ("impression", dicono gli ammèregani) e un'interpretazione. Se guardi (e ascolti) il film di Franco, la differenza ti salterà immediatamente all'occhio (e all'orecchio): un conto è prendere l'interpretazione di un personaggio (così come la vedi nel vero THE ROOM, il film girato da Wiseau) e riprodurla "verbatim" (reazione del pubblico: "oh che braaavo, è proprio UGUALE eh?"), un conto è partire da quello che sai di un personaggio (immagini, registrazioni, testimonianze) e partire da quella base per costruire un personaggio.

          Per questo è particolarmente fastidioso - sui titoli di coda - vedere il confronto fra la ricostruzione di Franco e alcune sequenze originali del film. Da un parte cerchi l'approvazione del pubblico, mostrando quanto sei stato bravo a rifarlo uguale-uguale, dall'altra prendi le distanze da quello che hai appena fatto; come a dire: "Oh, comunque, occhio che io, James Franco, sono così cane in sto film solo perché sto imitando un cane, quindi in realtà sono bravissimo, eh?"
          Che poi a quel punto tanto valeva utilizzare il vero Wiseau. Io il film non l'ho visto, ma effettivamente dai trailer ho avuto la tua stessa impressione. Un'attore deve interpretare, non imitare.
          https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

          "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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          • Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio
            Diciamo che è più o meno la stessa differenza che passa fra un'imitazione ("impression", dicono gli ammèregani) e un'interpretazione. Se guardi (e ascolti) il film di Franco, la differenza ti salterà immediatamente all'occhio (e all'orecchio): un conto è prendere l'interpretazione di un personaggio (così come la vedi nel vero THE ROOM, il film girato da Wiseau) e riprodurla "verbatim" (reazione del pubblico: "oh che braaavo, è proprio UGUALE eh?"), un conto è partire da quello che sai di un personaggio (immagini, registrazioni, testimonianze) e partire da quella base per costruire un personaggio.

            Per questo è particolarmente fastidioso - sui titoli di coda - vedere il confronto fra la ricostruzione di Franco e alcune sequenze originali del film. Da un parte cerchi l'approvazione del pubblico, mostrando quanto sei stato bravo a rifarlo uguale-uguale, dall'altra prendi le distanze da quello che hai appena fatto; come a dire: "Oh, comunque, occhio che io, James Franco, sono così cane in sto film solo perché sto imitando un cane, quindi in realtà sono bravissimo, eh?"
            Sì infatti. Anche la mia conclusione era simile. Diciamo che Franco non ha dovuto fare (quasi) nessuna fatica per imitare (uso il tuo verbo) Wiseau, mentre il lavoro di ricostruzione (gestuale e vocale e con un numero di testimonianze "minori" e più corrotte) fatto da Oldman è stato nettamente più importante e complicato.

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            Che, tra l'altro, Wiseau è un personaggio talmente macchiettisco che imitarlo dovrebbe essere facile per un attore appena navigato...
            Ultima modifica di Green Arrow; 26 febbraio 18, 13:49.

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            • Il problema a monte di questo discorso è poi in realtà un altro ancora, secondo me: il film non trova una chiave di lettura del personaggio che possa conferire a Wiseau e alla sua storia un senso, una reale statura drammatica. Alla fine ci dice solo che è un tizio molto solo e bisognoso di calore umano: un po' poco perché Franco potesse ricavarne un'interpretazione che si elevasse dalla mera imitazione.

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              • Blade Runner 2049

                Finalmente recuperato. Interessante, ma non mi ha convinto. La necessità di espandere, visivamente e concettualmente un'opera (il buon Villeneuve vi ha inserito alcune tematiche già presenti in altre sue opere - mi è venuto in mente "La donna che canta") che di fatto aveva detto quello che c'era da dire si è rivelata una palla al piede che una confezione notevole (le scenografie con anche omaggi kubrickiani) non è riuscita a coprire. Come la Rachel che appare a un certo punto, una ricostruzione apparentemente perfetta, ma in realtà con un difetto che frega tutto. Insomma, un replicante, sicuramente capace di umanità, ma non un essere umano. Peccato, perchè speravo davvero mi piacesse.


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                • l'aldilà - e tu vivrai nel terrore. Può un film di 37 anni fa essere così perturbante e affascinante? la risposta è sì. Trama affascinante e solidissima una regia pazzesca con un finale visionario e straordinario

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                  • Originariamente inviato da Atlantide Visualizza il messaggio
                    l'aldilà - e tu vivrai nel terrore. Può un film di 37 anni fa essere così perturbante e affascinante? la risposta è sì. Trama affascinante e solidissima una regia pazzesca con un finale visionario e straordinario
                    Concordo, Fulci insieme a pochissimi altri registi ha saputo mostrare e narrare al cinema l'orrore duro e puro, anche se Paura nella città dei morti viventi (anche questo, come L'aldilà, di chiara matrice Lovecraftiana) a parer mio gode di maggiore solidità,l'Aldilà rappresenta una pietra miliare del genere.
                    Ultima modifica di HAL 9000; 27 febbraio 18, 09:07.

                    "Utilizzo le mie capacità nel modo più completo, il che io credo è il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare"

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                    • Smetto quando voglio - Masterclass di Sidney Sybilia

                      Fortunatamente meglio del primo capitolo. Ogni cosa è più curata: regia, fotografia, script. La scena dell'assalto al treno è il piatto forte del film e se la sono giocata bene. Resta un prodotto figlio del cinema italiano di questi tempi, con attori non strepitosi (Leo estremamente monocorde) e dialoghi che alternano buoni momenti ad altri decisamente meno buoni (ormai nel cinema italiano di oggi, specialmente quello "romano", il "che cazzo dici", "che cazzo fai" è diventato un fastidioso intercalare). Insomma, tra situazioni divertenti ed altre semplicemente stupidotte (ma c'era davvero bisogno dei veicoli del terzo Reich?) si arriva a fine visione abbastanza leggeri e soddisfatti, più che altro perché il film non si prende troppo sul serio e se la gioca nel campo della pura leggerezza, senza velleità artistica alcuna. Certo, rispetto a Genovese Sybilia sembra Orson Welles.
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                      "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                      • Il rituale
                        Altro film Netflix senza arte né parte. Questa copia fighetta e patinata di quel capolavoro di The Blair Witch Project dura 90 minuti ma sembra durarne il doppio quanto a noia, prevedibilità e indifferenza generale verso i personaggi e quello che accade loro intorno. Ogni tanto qualche panoramica dall'alto dei boschi svedesi con la nebbiolina tanto per provare ad elevare con delle belle immagini da cartolina un film che non ha nemmeno una cura fotografica degna di rimanere in memoria (solo due anni fa un film come The VVitch dimostrava come rendere il bosco interessante e cinematografico).
                        Continua quindi questa qualità che inizierei a definire scadente per i prodotti originali Netflix, ma che in realtà sembra funzionare per l'utente medio.

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                        • La tenerezza di Gianni Amelio

                          Mi aspettavo un film mediocre, ed invece - a sorpresa - ho visto il miglior film italiano dell'anno (perlomeno tra quelli che ho visto). Amelio affida il film alla voce e allo sguardo di Renato Carpentieri, grande attore, che non delude e sfoggia un'interpretazione stupenda. Elio Germano è altrettanto bravo in un ruolo non semplice. Sono contento di averlo ritrovato ad alti livelli dopo i recenti passi falsi. La Ramazzotti si sopporta giusto perché è bravo Amelio a contenerla e a non farla sbracare. Nota stonata invece è la Mezzogiorno, che in ogni inquadratura pare stia lì lì per scoppiare a piangere, praticamente in overacting nonostante abbia cercato di recitare per sottrazione. In linea di massima comunque, la direzione degli attori è buona, così come la regia, semplice ma intensa, ben calibrata nei tempi. Il film è ambientato in una Napoli inedita, plumbea (come tutto il film), quasi da far venire il malessere. Bello nello specifico l'apporto di Bigazzi alla fotografia.
                          La tenerezza è a tratti davvero un gran film. La solitudine dei personaggi di Carpentieri e Germano riesce ad essere struggente in più di una sequenza. Peccato per la sequenza nel tribunale che anticipa l'inquadratura finale. Rovina assai il tono del film, fino a quel momento sobrio, asciutto. Amelio pare aver riconosciuto questo "difetto" ma ha anche dichiarato che a suo dire l'inquadratura finale riesce a compensare lo sbraco retorico appena precedente. Non ci fosse stato sarebbe stato infinitamente meglio.

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                          "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                          • Mute

                            Distopia per mano di Bowie jr. armato di buoni propositi, ma poco importa quando sul cammino si incontra merdflix e i suoi dogmi produttivi fisiologici, contaminazione di due medium distanti che conducono a sviluppi narrativi e vaccate a macroblocchi ormai spauracchio per ogni amante della settima Arte.


                            "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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                            • Originariamente inviato da Atlantide Visualizza il messaggio
                              l'aldilà - e tu vivrai nel terrore. Può un film di 37 anni fa essere così perturbante e affascinante? la risposta è sì. Trama affascinante e solidissima una regia pazzesca con un finale visionario e straordinario
                              Grandissimo, L'aldilà è un capolavoro, uno dei miei film preferiti di sempre


                              Io qualche settimana fa ho finalmente recuperato Scappa - Get Out. Devo dire che, dopo aver letto molti commenti negativi soprattutto in seguito alle candidature agli Oscar, nonostante alla sua uscita si fossero registrati diversi pareri positivi (ma sono abituata a guardare con scetticismo i giudizi entusiasti "a caldo"), avevo aspettative alquanto basse, e probabilmente per questo si è rivelata una sorpresa positiva. In tutti questi mesi avevo letto poco o niente del film e credevo che avrebbe preso una deriva molto più torture porn stile Hostel o Saw, invece
                              Spoiler! Mostra

                              Ho senz'altro visto molti horror di gran lunga migliori negli ultimi anni, comunque non l'ho disprezzato ed è stata una visione gradevole. Sono d'accordo però che le candidature agli Oscar siano assolutamente regalate: registicamente non ha spunti particolarmente e sebbene abbia trovato Daniel Kaluuya il migliore nel cast, non meritava minimamente una candidatura come miglior attore.

                              Ho recuperato anche Dunkrirk. Era da un po' che non vedevo un film di guerra, e questa visione ha confermato che non è proprio un genere che fa per me: 1 ora e 40 che mi è sembrata più lunga delle 6 ore di Napoleon, senza uno straccio di trama, carico di retorica, noioso all'inverosimile. Ci sono appena un paio di momenti che ho trovato vagamente toccanti
                              Spoiler! Mostra

                              Non ho capito che bisogno c'era di incentrare un intero film su un episodio del genere, né cosa ci sarebbe di così sconvolgente nella trovata dell'intreccio narrativo: sono tre semplicissime linee temporali che si alternano.

                              Oltre a questo, nelle ultime settimane ho anche visto altra roba tra cui Blade Runner 2049 (in breve, non mi è piaciuto molto e sono abbastanza d'accordo col commento di Nonno Abe, comunque ne ho parlato più diffusamente qui: https://forum.bebad.it/forum/cinema/...02#post1910902), IT (meh, caruccio ma non sconvolgente, ne ho parlato meglio qui: https://forum.bebad.it/forum/cinema/...03#post1910903) e Mute (che ha oggettivamente tantissimi problemi, eppure in fondo mi è piaciuto; qua c'è la mia analisi: https://forum.bebad.it/forum/cinema/...04#post1910904 e https://forum.bebad.it/forum/cinema/...05#post1910905)

                              Domani invece dovrei andare a vedere La forma dell'acqua, ho aspettative discrete

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                              • Napoleon intendi quello di Abel Gance?

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