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  • Sicario a me è piaciuto parecchio. Non un capolavoro ma un film davvero ben fatto.

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    • Sicario infatti è un ottimo film, che poteva essere un capolavoro se lo script fosse stato un po' più di qualità. Comunque, ieri ho visto in blu ray


      Onibaba (1964), di Kanedo Shindo

      L'ho trovato piuttosto interessante e complessivamente riuscito, con un certo fascino un po' malsano e una vena onirica abbastanza efficace. La storia è molto semplice. Una donna in là con gli anni e la moglie di suo figlio vivono di stenti sulle rive di un fiume. Le due per vivere uccidono e derubano i soldati, vendendo armi e armature in cambio di cibio. Un giorno fa ritorno un vicino, Hachi, che era partito in guerra con il figlio della donna adulta e marito della giovane, e annuncia loro che l'uomo è morto. Tra Hachi e la donna giovane nasce una passione carnale, che genera invidie e paure nella donna adulta.

      Ambientato nel Medioevo giapponese, il film si rifà ad una parabola buddhista, ed è classificato come una sorta di horror storico. In effetti, è interessante come il regista riesca a creare un'atmosfera malsana e di degrado morale. Molto belle le riprese del campo d'erba in cui sono immerse le capanne. Shindo riprende il vento, piazza la telecamera fra i fili, ad altezza bassa, e muove la macchina per ricreare ansia e tensione. Non si fa pudori a riprendere corpi nudi e ricrea molto bene anche la tensione sessuale.

      Complessivamente un buon film, sono contento di averlo recuperato.

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      • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio
        Un po' di film visti in breve:

        Paradise (A. Konchalovskij, 2016)

        Ecco un esempio di film indoppiabile, parlato in francese, tedesco e russo, e girato in uno splendido b/n. Una moltiplicazione dei punti di vista sull'Olocausto di grande forza drammaturgica, una riflessione morale che riesce ancora dirci qualcosa di interessante su un tema stra-abusato.
        È da un po' che vorrei vederlo, ma riesco solo a trovare la versione con il voice-over. Dici che non ho cercato abbastanza bene?

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        • Originariamente inviato da aldo.raine89 Visualizza il messaggio

          È da un po' che vorrei vederlo, ma riesco solo a trovare la versione con il voice-over. Dici che non ho cercato abbastanza bene?
          Io l'ho trovato con i sott. in inglese, se ti accontenti si trova...

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          • Sto proseguendo, tra le altre cose, il rewatch della filmografia di Spielberg in bluray e in lingua originale. Spero di riuscire a concludere il tutto in tempo per Ready Player One, ma non ci conto troppo.
            Oggi è toccato rivedersi E.T. L'extraterrestre, film che non vedevo veramente da almeno dieci anni. Sarò brevissimo: è un film incredibile. Un film evergreen che non stanca mai e che emoziona sempre come la prima volta. Tra l'altro, non ricordavo che la creatura fosse animata così bene.

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            • Estasi di un delitto di Luis Bunuel

              Un Bunuel minore ma molto piacevole ed interessante. Il film parla di uno scapolo dell'aristocrazia messicana che, quando sente (o immagina di sentire) il suono di un carillon, si eccita e desidera uccidere a rasoiate le donne. L'ho fatta semplice, ma la storia del carillon ha tutto un retroscena legato all'infanzia del protagonista etc etc. Essendo Bunuel però, più che un thriller il film è una commedia satirica, visto che il protagonista non riesce mai ad uccidere nessuna donna, in quanto anticipato ogni volta da qualcun altro/qualche cosa. E' la storia di un'impotenza sessuale ma soprattutto di classe sociale, visto che il protagonista rappresenta un'aristocrazia senza più alcun posto e funzione nella società dell'epoca post guerra civile.
              Il film ha i suoi momenti particolarmente ben riusciti, ma in linea di massima è un Bunuel abbastanza tiepido e controllato. La nenia del carillon potrebbe aver ispirato Dario Argento per Profondo Rosso.


              Lasciati andare di Francesco Amato

              Commedia che strappa qualche risatina ma sempre un pò col freno a mano tirato. Buono Toni Servillo in un ruolo leggero, molto bravo Marinelli nei panni del criminale balbuziente.


              Happy End di Michael Haneke

              E' l'"happy end" di tutta la filmografia hanekiana. Ne ho parlato anche nel topic apposito, ma la cosa è passata in secondo piano. E' il più duro e nichilista dei film del maestro austriaco, ma allo stesso tempo è anche quello più disteso, più stirato che rilassato. Haneke racconta un mondo già esploso, dove ormai non è più possibile nessuna reazione, è tutto già "oltre" e consumato. Grande cinema.


              https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

              "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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              • The living and the dead (S. Rumley, 2006)

                Recuperato questo altro film di Rumley, che si conferma uno dei cineasti più interessanti di questa generazione: una tragedia senza catarsi, con al centro un uomo che deve occuparsi di una moglie costretta a letto da una malattia e un figlio con gravi disagi mentali, tutto ambientato dentro un'antica villa. Sostanzialmente un film drammatico che contiene dentro di sé una suspense da thriller ed echi da film horror, un'opera durissima, che affronta l'indicibilità del dolore, l'umiliazione della malattia, l'amore che permane anche di fronte al gesto più estremo. Ottima gestione di flashback e interpretazioni che lasciano il segno, gran film davvero.

                Neve sottile (K. Ichikawa, 1983)

                Di Ichikawa avevo visto finora solo i capolavori bellici, ma anche in questo tardo film mostra una grande maestria registica: si respira aria di Ozu, o se vogliamo del Cukor versante melodrammatico, in questa storia tutta al femminile che racconta le vicende di quattro sorelle, tra gioie e dolori, seguendo il ciclo delle stagioni e degli alberi di ciliegio. Film delicato e struggente, con una bellissima fotografia ed ottimamente recitato.

                I am the other woman (M. Von Trotta, 2006)

                Il film che non ti aspetti, un thriller erotico girato da una regista solitamente avvezza drammoni storici. I primi 20 minuti fanno pensare a Brian de Palma, poi il gioco delle personalità multiple si sfrangia ben presto e diventa abbastanza farraginoso quando si insinua negli oscuri meandri familiari, nonostante il sempre ottimo Armin-Muller Stahl, mentre abbastanza sciapo è l'attore protagonista. A dominare la scena comunque è Katja Reimann, e le sue sequenze erotiche sono la cosa migliore del film.

                Maskarada (B. Hladnik, 1971)

                Rarità proveniente dal Novi Film slavo, che conferma la bontà di un decennio di sperimentazioni linguistiche e coraggio nella messa in scena che non ha avuto più eguali nella storia del cinema, anche all'interno di una filmografia periferica come questa: peccato che lo strano triangolo amoroso messo in scena dal regista sfocia in una seconda parte più debole e con qualche caduta di tono. Restano impresse certe arditezze di montaggio e la capacità di raccontare la sessualità pre-adolescenziale senza reticenze: oggi sarebbe impensabile girare un film così.

                Blade violent (B. Mattei e C. Fragasso, 1983)

                Recuperata finalmente la versione integrale di questo B movie girato nella fase terminale del nostro glorioso cinema di genere: inizia come un classico women in prison e si trasforma in un cinema dell'assedio con punte splatter indimenticabili, a partire dalla sequenza del cervello schizzato sulla faccia di Tinti nella scena della roulette russa. Diseguale nel ritmo, abbastanza divertente ed efficace nella sua rozzezza - Mattei e Fragasso non valgono un Masssaccesi nell'ambito di questo cinema a mio avviso - riesce a riservare qualche piacevole sorpresa nell'ambito di un (sotto)genere ripetitivo e schematico solitamente nei suoi sviluppi. Laura Gemser qui non si spoglia, ed è una notizia.
                Ultima modifica di Medeis; 09 marzo 18, 16:07.

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                • Room (Lenny Abrahamson, 2015)
                  Devo dire che mi ha sorpreso positivamente, forse perché non mi aspettavo molto. Invece ha una prima parte che ti inchioda, gestita benissimo. Il regista dimostra di saper gestire il racconto tra le quattro mura claustrofobiche della stanza (anzi, "di stanza") unendo crudezza a senso del favolistico e riuscendo a piazzarsi alla disagevole altezza bambino. Purtroppo, come per i protagonisti, il mondo esterno, "l'altro lato del muro", si rivela troppo complesso e la seconda parte si sfilaccia, recuperando tuttavia nel bel finale. Buone le prove attoriali e miracolosamente, nessuna concessione al ricattatorio, cosa che visto l'argomento trattato, non era scontata.

                  Thor Ragnarok (Taika Waititi, 2017)
                  I primi minuti sono l'Orrore: il livello é quello della parodia da quattro soldi nello stile dei vari "Qualcosa Movie". La tentazione di buttare tutto fuori dalla finestra é stata enorme. Poi, se si sopravvive, tutto sommato si fa vedere. Ma il vero cazzeggio cinematografico é un'arte e qua, nonostante qualche trovata riuscita, siamo a mondi di distanza e servirebbe proprio la spada di Idris Elba. Non diverte per davvero (scenette e battute sono a livello di decenne) ma per lo meno non annoia. Io sono arrivato alla fine (cosa che per esempio non mi é riuscita con WW) ed è già tanto. Goldblum gigione e Blanchett stile dominatrice goth in libera uscita tengono su la baracca (per tacer di Benedetto, forse nell'unico momento in cui il film si avvicina a qualcosa di veramente umoristico per i miei standard). Peccato che manchi, nonostante i colori kirbiani, totalmente di senso della meraviglia. In ogni caso, alla Marvel (e non solo) quando scrivono i dialoghi dovrebbero ricordarsi del buon vecchio Oscar Wilde: "meglio tacere e sembrare stupidi che aprire bocca e togliere ogni dubbio"...

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                  • King Arthur - Il potere della Spada (2017) di Guy Ritchie

                    Interpretazione molto libera della leggenda di Re Artù da parte di Ritchie che trasforma il sovrano d'Inghilterra in una specie di Robin Hood ante-litteram (e il contesto storico della pellicola, magia a parte, sembrerebbe proprio quello dell'arciere di Sherwood piuttosto che quello dei Cavalieri della tavola rotonda), anche lui in lotta contro un usurpatore (e anche in questo caso il fratello del vero Re) e criminale/fuorilegge che guida, seppur controvoglia, il popolo alla rivolta contro le ingiustizie del mal governo, onde riappropriarsi anche dei propri titoli nobiliari e, nel caso, addirittura del trono stesso.
                    Non bruttissimo come viene dipinto da molti, certe immagini e alcune scenografie sono invero molto belle, ma piuttosto inutile e noioso.


                    Come ti ammazzo il bodyguard (2017) di Patrick Hughes

                    Commedia costruita su misura sulle performance dei suoi interpreti principali, la pellicola riesce a risultare comunque divertente proprio grazie all'ottima chimica che si viene a creare tra Ryan Reynolds, ormai alfiere di questo genere di pellicole, e Samuel L. Jackson, ma questo è e rimane l'unico vero motivo di interesse che il film abbia da offrire. Per il resto la storia è ben poco originale e piuttosto piatta e si trascina, senza veri sussulti, fino alla sua più scontata conclusione.
                    Impressionante comunque come Samuel L. Jackson riesca a interpretare praticamente qualsiasi cosa gli venga chiesto di fare, dalle parti più drammatiche a quelle più leggere, e il tutto con estrema naturalezza.


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                    • Storie Scellerate
                      Citti dirige e Pasolini sceneggia. Sembra quasi una versione piu violenta del Decameron, al punto da anticipare i delitti fratricidi dei Racconti di Canterbury. I personaggi copulano, mangiano, uccidono, sembrano ferini e piu simili a bestie che non a uomini, si muovono privi di riconoscenza e di autocontrollo (basti guardare la violenza con cui, dopo aver commesso un delitto verso Giacomo Izzo, uno dei personaggi si avvicina ad una tavola imbandita e con le mani strappa pezzi di cibo e li divora avidamente). Frammentario, vale piu come opera artistico-poetica che non come film vero e proprio. Perfetto il duo Davoli-Citti, che ritroveremo poi ne Il minestrone. Uno con il suo volto borgataro ma angelico, l'altro col suo volto demoniaco (ha interpretato due volte il diavolo nella trilogia della vita) ma comunque piacente, risultano il perfetto contraltare l'uno dell'altro. Molto bravo anche Giacomo Izzo in una piccola parte di prete arrivista e lascivo, valorizzata dal talento dell'attore napoletano. Bellissima la Macchiavelli. Dei 5 episodi piu cornice che compongono il racconto, al di la della bellissima cornice fornita di un finale molto poetico, direi che l'episodio piu costruito è quello iniziale, dove un popolano ed un nobile si ritrovano a dover condividere lo stesso destino. Il terzo, quello con Izzo appunto, risulta piu un riassunto dei primi due episodi. Bella l'immagine del quinto episodio, dove Dio è rappresentato da una sorta di contadino o pastore. Piuttosto disturbanti le scene di evirazione.
                      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                      • Ratataplan
                        Interessante opera prima di Nichetti, che qui mostra il uso talento come mimo oltre che la sua creatività come autore e regista. Sregolato, frammentario, composto da tre episodi principali, ancora moderno nel mostrare una classe "laureata" che fatica a trovare il proprio posto non solo nel mondo del lavoro ma anche nella società. Geniale l'incipit, con l'unico ingegnere dotato di fantastia che non passa il colloquio. Molto belllo anche il primo episodio, piuttosto anticlericale e anticapitalista, che mostra le vicissitudini del protagonista, oramai barman, nel portare un bicchiere d'acqua in giro per la città. Il pià debole è il secondo, figlio di un cortometraggio del regista, che mostra uno spettacolo circense e mostra un pò i limiti di quel tipo di umorismo da cartoon tanto in voga negli anni 70 e figlio dei barzellette-movie o dei film di Castellano-Pipolo-Salce che avevano riportato in auge quella forma di comicità. Interessante l'ultimo episodio, che si avvale di una breve ma gustosa partecipazione di Angela Finocchiaro, in cui Nichetti anticipa quasi la tendenza a rimorchiare attraverso i social, con il nostro eroe che si costruisce un sosia robotico per provare ad agganciare una ragazza in discoteca.
                        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                        • Luna e L'altra.
                          Penultimo film di Nichetti, che prova, a quattro anni di distanza, a bissare il successo di Volere Volare. Laddove un uomo subiva una metamorfosi in cartone animato, qui si ha similmente l'operazione opposta, con una immagine (un'ombra) che si fa di carne e prende il posto della sua proprietaria. Come nel precedente film, l'Ombra incarna l'ES, lo spirito fanciullesco (è golosa di dolci e di liquirizia), sregolato, sessualmente disinibito (la interpreta Iaia Forte, a riconfermare la tendenza di Nichetti a voler filmare in maniera seducente attrici non note per la loro avvenenza) e a tratti roccambolesca nelle sue azioni. Purtroppo, l'idea di ambientare la storia negli anni 50 (in una ricostruzione storica buona ma di visibili limitatezze in termini di budget) riesce a mantenere la critica sociale all'Italia anni 90 (in maniera quasi Manzoniana, il gallismo e machismo berlusconiano, la mercificazione della donna negli anni 90 e il problema dei Rom di quegli anni vengono tradotti in altrettanti episodi legati agli anni 50) ma perde in termini di carica eversiva. Anche la trama, scarna in termini di eventi come quasi tutti i film di Nichetti, si riassume presto in una commedia di equivoci a base di sosia, come se ne sono viste gia molte. L'originalità dell'idea di fondo si risolve quindi in uno spunto da metacinema (la stessa lampada magica che permette il sortilegio è una metafora del cinema stesso e dei primi apparecchi cinematografici) in cui a farla da padrone è l'espressionismo tedesco, con le sue ombre che si proiettano ripetutamente in ogni dove. Proprio questo citazionismo, ed un finale circense in cui i protagonisti ritrovano maggiori gioie rispetto alla loro monotona vita borghese, permette di associare questo film all'Alleniano "Ombre e Nebbia".
                          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                          • Devo decidermi a recuperare i film di Nichetti...e pensare che l'ho avuto anche come professore all'università

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                            • Originariamente inviato da Atlantide Visualizza il messaggio
                              Devo decidermi a recuperare i film di Nichetti...e pensare che l'ho avuto anche come professore all'università
                              Credo che il massimo esponente in materia, sul forum, sia l'utente Gidan. A me ha straconsigliato Ladri di Saponette
                              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                              • Volere Volare:
                                Iniziamo con un aneddoto. Vidi questo film da bambino, nel '93, credo, e mi spaventò a morte. Ma non è questo l'aneddoto di cui voglio parlare. Di fronte la mia scuola elementare, che era anche un asilo nido, c'era un chioschetto di edicola, dove erano esposti, sul lato sinistro, i fumetti per noi bambini. Essendo una delle poche edicole del quartiere, sul ladto destro erano invece esposti i cartelloni di nuovi arrivi in termini di videocasette di film per adulti, esponendo delle pornodive svestite e coperte malamente da delle stelline colorate posticce (grossomodo, le stesse che usavano nella scuola elementare per premiare i disegni piu belli da appendere al muro o per creare le decorazioni natalizie). True Story. Grossomodo, quell'edicola riassume la vita lavorativa di due personaggi di questo film: Patrizio (Roversi, ora piu noto per la rubrica Turista per caso) e Maurizio (Nichetti, appunto).
                                Per apprezzare appieno il film, bisogna contestualizzare gli anni 90. Oggi, l'idea di un cartone animato che fa l'amore (non il sesso, l'amore) e che si aggira nudo per lo schermo, può sembrare non così irriverente o sconvolgente, dopo anni di Griffin e Simpson (i quali sarebbero arrivati in Italia però nel '92, un anno dopo questo film). L'idea della tecnica mista è molto vecchia, risale ai tempi di Mary Poppins e di Pomi di Ottone e Manici di Scopa, ma Nichetti, che ha avuto l'idea del film negli anni '80, ha dovuto attendere il successo di Chi ha incastrato Roger Rabbit per poter realizzare il film. Osservate questo video:
                                https://youtu.be/4eZ9p6Y_N90

                                Il film di Zemeckis porta non solo i produttori ad avere fiducia nel progetto a tecnica mista, ma anche nell'idea di sessualizzare un cartoon. Del resto, la stessa Jessica Rabbit era molto sessualizzata e, in una delle gag di quel film, si azzarda l'ipotesi che abbia una relazione con l'umano produttore di cartoni animati (nonostante dalle foto noi vediamo che si limitino a giocare con le mani). Successivamente Nichetti citerà Roger Rabbit in uno Spot IP: https://www.youtube.com/watch?v=s7GcupjRd9g

                                Volere Volare riprende un tema molto caro a Nichetti e molto in anticipo sui tempi, ma attualissimo oggigiorno con lo spopolare di social e applicazioni per il dating ed il socializzare. Spesso, o almeno cosi accade in Volere Volare, Ratataplan e Luna e l'altra, il protagonista si ritrova in lotta con il sistema in cui vive: una lotta a volte dettata da fattori economici (la disoccupazione in Ratataplan), emotivo (Volere Volare, dove il protagonista ha invece un buon lavoro), o sociale (la condizione della donna nel dopoguerra, in Luna e l'altra). Castrato da questo sistema, l'elemento favolistico, sia esso magico o fantascientifico, interviene a creare una rottura generando un avatar (un robot, un cartone animato, un'ombra vivente) per espimere il suo vero io represso e poter raggiungiere la piena affermazione (affermazione che, come accade nel cinema di Buster Keaton, autore a cui Nichetti guarda più che a Chaplin, si tramuta nella realizzazione di un sogno d'amore). Prima di Shape of Water (venticinque anni prima) Nichetti realizza quindi un film su due emarginati sociali nell'Italia anni 90, i quali realizzano la propria realizzazione tramite un amore completo (quindi non platonico ma anche fisico) e tra "specie diverse". Come in The Shape of Water viene scelta una attrice non nota per la sua avvenenza, la Finocchiaro, la quale viene spesso inquadrata senza veli (ma notiamo la bravura di Nichetti non solo a valorizzare una donna lontana dai canoni estetici anni 90, ma anche a non risultare mai volgare quando tratta l'argomento sesso). Ma come erano questi anni '90? Erano anni in cui la donna era molto sfruttata a livello di immagine, soprattutto a livello sessuale. Non solo videocassette spinte, ma la tv generalista proponeva Colpo Grosso, c'erano i calendari, persino riviste rispettabili come l'Espresso o Panorama, che oggi dedicano le copertine ai personaggi politici, spesso avevano in copertina la foto di qualche vamp svestita. Il modello in voga, dopo che negli anni '80 era stata proposta la donna mora androgina alla Weaver o alla Sean Young, era ora quello alla Baywatch, biondo e eccessivamente florido. La tv si adeguava e le soubrette piu in voga erano appunto delle vere o finte svampite, bionde e abbondanti. Sembrava di essere tornati agli anni 50 (come The Shape of Water). L'uomo di successo era, dopo il modello dello Yuppie reaganiano, quello Berlusconiano: magari non piacente, ma ricco, battutaro, cialtrone e manipolatore con le donne. Lo stesso cinema italiano, specie quello dei cinepanettoni, sposava questo modello. Il cinema d'autore sposava i problemi dei nuovi poveri, disoccupati, disagiati, immigrati. La commedia invece si proponeva il dovere di far sognare e proponeva lusso, tanto lusso, sperpero e luoghi da sogno. Per chi non avesse vissuto quel periodo, neanche come me da bambino, ci pensa l'amica della FInocchiaro (che ovviamente è bionda e procace), la quale, essendo pienamente inserita nel sistema al punto da abbracciarne gli ideali, cerca di spingere l'amica verso un uomo magari brutto ma ricco e generoso. La Finocchiaro rifiuta e si schiera verso un amore con una persona fuori dal comune, dicendo che lei di un uomo guarda le mani, che secondo lei sono lo specchio dell'anima.

                                [continua]
                                Ultima modifica di UomoCheRide; 10 marzo 18, 07:37.
                                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                                Spoiler! Mostra

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