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  • Non so se vi è capitato di vedere il finale alternativo di " Youtopia " ,ovvero non quello montato,con il farmacista
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    In questo caso la " mediazione stilistica" era troppo incentrata sul personaggio interpretato da A.Haber e dunque " alleggeriva" concettualmente il ruolo dei molti " clienti" di giovani che si " vendono" sul web? Sembrerebbe troppo surreale e di conseguenza " ir rispettoso" del dramma complessivamente accaduto nella casa? Il fatto che la ragazza conosca la lingua inglese,si chiami semplicemente Anna e si lasci intuire che in passato la situazione economica in cui versava la sua famiglia era molto più florida rende più verosimile che riesca a fare tanti soldi ( in proiezione) a quel modo?
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • Qualcuno mi dice la sua interpretazione dell'ultima scena di Vite vendute?
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      • Originariamente inviato da Sebastian Wilder Visualizza il messaggio
        Qualcuno mi dice la sua interpretazione dell'ultima scena di Vite vendute?
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        se conosci l'autore non ti dovrebbe sorprendere più di tanto il finale. Possibili interpretazioni ? epopea amara dei perdenti, apologia della sconfitta, concezione pessimistica e disillusa della vita e di tutto l'umano affaccendarsi. Per quanto si lotti e per quanto ci si danni siamo sempre in balia del caso (anzi del caos), al quale (come all'autore stesso del resto) non manca un perfido senso di umorismo nero. Ovviamente qui stiamo parlando di un capolavoro della settima arte , un film memorabile ed un modello insuperabile di cinema della tensione. Il remake di Friedkin del '77, per quanto non sia un film da buttare, non regge il passo dell'originale.
        "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


        Votazione Registi: link

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        • Ok più o meno la mia interpretazione. Si film stupendo anche se proprio questa ultima scena non mi è piaciuta l'alternanza con la scena di quelli che ballano, lei che sviene quando lui ha l'incidente. Un po' troppo caricato. In generale il personaggio femminile è quello di cui non ho capito proprio il senso nell'economia della storia. Poi l'attrice mamma mia tremenda, e dire che nell'altro film i diabolici era molto brava.

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          • Originariamente inviato da Sebastian Wilder Visualizza il messaggio
            Poi l'attrice mamma mia tremenda, e dire che nell'altro film i diabolici era molto brava.
            beh, era la moglie del regista

            "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


            Votazione Registi: link

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            • Un Affare di Famiglia di Hirokazu Koreeda (2018).

              Prima pellicola che vedo del regista e vincitrice del premio principale a Cannes. Se il precedente vincitore della Palma d'oro, aveva come ideale geometrico in quadrato dove utopicamente tutti al suo interno possono essere uguali senza alcuna distnzione, quest'anno Cannes preferisce il rettangolo, vista anche la grande quantità di inquadrature che il regista adopera nel corso del film, facendo intersecare lo sguardo della sua macchina da presa con tale poligono.
              In un Affare di Faimiglia (2018), Hirokazu Kore'eda, pone al centro della sua indagine il ruolo della famiglia all'interno della società odierna; volendo essere più specifici, che cosa si può definire famiglia?
              I protagonisti del film sono tutte persone che nonostante la perfetta macchina sociale Giapponese (all'apparenza), sono relegati ai margini della società, essendo costretti a vivere alla giornata con lavori usuranti in cambio di paghe da fame.
              Intorno vi sono svariati palazzoni borghesi che si stagliano in cielo, mentre celato da un cancello e nascosto da intricate piante, si disvela una vecchia casa stra-colma di roba e cianfrusaglie, che a stento riesce a garantire nei suoi pochi metri quadri, uno spazio per dormire a tutti i membri della famiglia e le cose inizialmente si complicano con l'arrivo di Yuri, piccola bambina che Osamu (un carpentiere che lavora a giornata) e il piccolo Shota, trovano in strada e decidono di ospitare da loro.
              Non sono i legami di sangue che contano ai fini della sopravvivenza giornaliera di questo gruppo (composto da Shota, Yuri, Osamu, Nobuyo, Aki e nonna Hatsue), ma la condivisione delle proprie risorse economico-finanziarie che ogni membro del gruppo riesce ad apportare al bilancio familiare. La pensione della nonna è l'elemento cardine che consente di tenere unito questo gruppo di spiantati, uniti allo stipendio di Nobuyo, alle commesse erotiche di Aki e ai furti che giornalmente Osamu, con la complicità del piccolo quanto perpiscace Shota, compie giornalmente nei supermercato per procurarsi cibo).

              Una famiglia-non famiglia, in cui i contrasti sono evidenti ed i vari membri hanno differenti sguardi puntati verso un obiettivo con cui si sentono maggiormente attratti, come se fossero rettangolo che comunicano solo tra lati uguali (Shota e Osamu; il rapporto tra Aki e nonna Hatsue ed infine Nobuyo che con l'arrivo di Yuri, sente di potersi non solo realizzare coma madre, ma anche di poter finalmente dare amore verso un essere con cui condivide anche delle ferite simmetriche); ma pronti a raggrupparsi tutti insieme a vedere sul terrazzino uno spettacolo di fuochi d'artificio. Il bisogno di un legame non imposto per nascita, ma scelto, è sottolineato anche dal lavoro di Aki come intrattenitrice erotica, in un locale dove una vetrina separa la ragazza dal cliente che chiede determinate perfomance sessuali, ma la freddezza visiva, non può mai sostituire l'empatia catalizzatrice derivante dal contatto umano.
              Solidarietà è la parola chiave del film; prima di tutto economica e poi anche affettiva, visto che è questo che tiene uniti i membri di questo gruppo, non il sangue o la parentela. L'approccio da slice of life della prima metà di film (la nonna che prende la pensione, i furti di Shota etc...), contribuisce ad aprire il cuore dello spettatore verso ciascuno dei suoi componenti, ma come viene detto da nonna Hatsue, tutto questo è una fellcità tanto passeggera quanto illusoria (come sottolinea l'apertura della porta scorrevole di casa da parte di Aki ad un certo punto, che forma un rettangolo colmo di vuota solitudine); poichè la cruda verità disvela terribili segreti. Se il dramma s'era mescolato a toni da commedia sino a quel momento, nella secodna parte di film prevale un approccio indagatorio alla Rashamon (1950), dove ogni membro della famiglia viene sezionato in interrogatori individuali, raccontando elementi di sè che dovevano restare celati. E' la parte meno originale del film probabilmente, ma anche forse quella più fallace, poichè Kore'eda impone la "verità" del sistema come assoluta ed esatta, rifugiandosi così in un conservatorismo pessimista abbastanza calcolato e anche facilone, poichè si piega ai dettami della società Giapponese, dove tutto deve seguire esattamente un proprio flusso prestabilito. Tra la famiglia basata sulla solidarietà (seppur con segreti e menzogne) e la famiglia basata sui legami di sangue, alla fine non può trionfare quella che il conformismo sociale del sistema impone; cioè quest'ultima e quindi il trionfo della legge sul libero arbitrio da parte di ciascuno di noi, di poter scegliere nell'intimità del proprio animo, una famiglia.
              Ma il freddo esterno del sistema sociale senza volto ma fortemente autoritativo, penetra nel calore umano delle mura domestiche e ciò che resta è solo un desolante passato che tale deve restare.

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              • Dunque la nonna che prende la pensione è l' elemento " buonista\ politicamente corretto" del film, mentre i mezzi ladruncoli e la semi prostituta sono la parte " artistica" e " poetica" da prendere in considerazione per un Premio (?). Ed oltre,visto che poi attori e registi sono chiamati a fare i " testimonial" nella vita reale di comportamenti ed abusi penalmente rilevanti sia in campo patrimoniale che della persona ( molestie sessuali).
                Mangiata la foglia sarà dunque d' uopo scrivere film\ fiction gra vidi di devianze sessuali\ penali per far sentire lo spettatore fuori dagli schemi e non moralista,pronto per questo a ricompensare il film.
                Una tipica tara reazionaria: sareste capaci di incolpare il Papà di duemila anni di nequizie del Clero cattolico,ma sotto sotto avete più simpatia per il Cardinale che organizza( va) Orgette coi seminaristi gay che per un prete di Offanengo che si attiene al " Non commettere atti impuri". Allo stesso modo sarete portati a pensare che una coppia consanguinea di stilisti di Moda a New York ha motivi più " seri" di commettere incesto di una coppia di braccianti agricoli della amena provincia cremonese. E questo nella vita,non ( solo) nelle soap opera " trash" od alla meglio " midcult ".
                Ultima modifica di henry angel; 15 settembre 18, 07:20.
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • Ho visto anch'io Sulla mia pelle.
                  La cosa positiva è che, diversamente da come mi aspettavo, non è un film a tesi o a senso unico in quanto, seppure sempre nell'ottica della paura e della sfiducia nelle istituzioni, evidenzia più volte ingenuità e comportamenti della parte lesa che hanno comportato un ulteriore aggravamento della situazione, senza sminuirne comunque il ruolo di vittima.
                  Da un punto di vista prettamente cinematografico devo però dire che non l'ho trovato un film capace di alzare gli standard del genere in quanto la fotografia e le scenografie non mi hanno messo addosso quell'ansia e non hanno contribuito a creare fino in fondo quell'atmosfera di contrasto tra cittadino e Stato che un film del genere dovrebbe creare. Sensazioni mie, ovviamente.
                  Trovo inoltre che il regista si sia voluto attenere strettamente ai fatti di cronaca laddove a mio parere delle sequenze allucinatorie od oniriche avrebbero potuto rendere il prodotto finale molto più personale.

                  Conferma comunque il buon momento del cinema italiano ma nel 2018 ne sono usciti di migliori. Borghi sicuramente sempre più da tenere d'occhio.

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                  • Una notte da leoni di Todd Philips

                    Miglior commedia ai Golden Globes del 2010
                    Nomination come miglior sceneggiatura ai Bafta del 2010, in categoria assieme ad Up, Bastardi senza gloria, The Hurt Locker e A serious man!

                    Ma ... ma .... nel 2010 avevano bevuto? Uno dei film più sopravvalutati della storia del cinema. Non fa ridere MAI. Cretino come pochi.
                    https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                    "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                    • Infatti é una bufala immane. Fanno tanto i trasgressivi, poi da bravi borghesucci vogliono ritornare alla normalità... Il finale è emblematico. Ammazza che leoni... al massimo dei cucciolotti che giocano a fare i ribelli limitandosi a mostrare le fauci, ma senza avere i denti.

                      Sul film di Cremonini invece dirò la mia in questi giorni.

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                      • La novità, che è poi anche il motivo principale di interesse, è la costruzione a ritroso, determinata appunto dall’hangover, il ritorno alla realtà dopo l’obnubilamento.

                        Tutto il racconto gioca su questo escamotage, svelando la trama allo spettatore a poco a poco: Una notte da Leoni potrebbe essere considerata quasi la versione demenziale di Memento. Il film non vuole assolutamente mostrare la trasgressione, i personaggi non la cercano, ne sono forse vittime, ma il film mostra che è molto peggio la realtà piatta e l’ansia per l’istituzione borghese e i suoi protocolli che il totale offuscamento.

                        Il titolo, soprattutto quel “Leoni”, è ironico, nonché una citazione del film del titolo, tutto italiano, di John Milius. Non ha molto senso (il titolo originale è “postumi da snornia”).

                        Se proprio dobbiamo trovare un sottotesto a questa commedia divertente, si potrebbe forse pensare che questo ritorno a casa dei nostri eroi, dopo un’odissea da incubo, coincide non solo con un ritorno alla realtà “borghesuccia”, ma anche con una visione più chiara della realtà stessa, di una nuova consapevolezza. Infatti le amicizie si consolidano, la percezione della stranezza e della normalità si ribaltano (le bizzarrie di Alan non ci sembrano meno strambe di certe idiosincrasie di quelli che non hanno avuto modo di vivere l’esperienza lisergica che aspettano a casa) e il rapporto tra il dentista e la sua fidanzata si precisa in tutta la sua falsità, e si fa malinconico, laddove quello con la spogliarellista, per quanto assurdo e fugace, sia apparso inizialmente molto più genuino e libero.

                        Bel film.

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                        • Dai, è un film pieno di gag e battute imbarazzanti. C'è un'ironia veramente infantile.


                          A questo punto preferisco roba nettamente più trash e perché no, volgare, ma che almeno stuzzica veramente il mio lato triviale, tipo Ghost Movie. La differenza tra un film come quello di Tiddes e quello di Philips sta solo nel botteghino. Se Una notte da leoni è bello, allora la Trilogia del Cornetto di Edgar Wright che cos'è? Orson Welles? .
                          https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                          "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                          • Starei basso. Non scomoderei Milius per il titolo ma il detto triviale " ...la notte leoni, di giorno ©ogli0π!... ".
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • Devo ancora riprenderlo. Che ironia ha? Alla American Pie?

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                              • io lo considero un film divertentissimo
                                certo, non è una raffinata commedia anni '60, è una comicità più demenziale e imbarazzante, ma vivaddio anche quella ogni tanto. e' un film che vive di siparietti, quasi con una costruzione da videogioco con le varie "missioni" che sbloccano quelle successive
                                e il confronto con la trilogia del cornetto è improponibile, Gidan dai, è come paragonare la Marvel con Nolan: solo perchè due film hanno gli stessi temi non vuol dire che siano film fatti con le stesse intenzioni


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