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  • Per non parlare dei seguiti. Il secondo film fa' rimpiangere i cinepanettoni nostrani. Di una volgarità e di una cafoneria imbarazzante. Il terzo è il nulla.

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    • mah, abbiamo definizioni diverse di volgare e cafone xD


      Honour to the 26s

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      • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
        Per non parlare dei seguiti. Il secondo film fa' rimpiangere i cinepanettoni nostrani. Di una volgarità e di una cafoneria imbarazzante. Il terzo è il nulla.
        sono così la maggioranza delle commedie di mero intrattenimento. Se non c'è quel pizzico di "cattiveria", di vena satirica intelligente, di presa in giro (o di auto presa in giro), di sottile critica sociale, di costume o antropologica, è quasi matematico che si scada nel greve, nel trash, nel demenziale, nel ridicolo involontario, nella comicità "da caserma". E la serie di film di cui state parlando non fa eccezione (a mio avviso ovviamente).
        Ultima modifica di David.Bowman; 22 settembre 18, 16:11.
        "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


        Votazione Registi: link

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        • A me hanno fatto ridere, ovviamente i due seguiti sono molto più scarsi e riciclati ma del terzo ricordo una goloardica commedia action con una confezione da blockbuster.
          Todd Phillips è un marpione con una verve registica niente male e un irrefrenabile senso del ritmo, e proprio su quel piano non trovo sia per nulla paragonabile a registi dietro ai vari scary/ghost movie o cinepanettoni nostrani che avete tirato in ballo.
          Mi è piaciuto il parallelismo con Memento azzardato da un utente precedentemente, e lo condivido.
          Comunque il suo ultimo "Trafficanti" glielo preferisco.
          Ultima modifica di MrCarrey; 22 settembre 18, 16:30.

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          • La versione demenziale di Memento... in teoria alla larga, si può anche accettare tale definizione, il problema è che nel film di Phillips non torna nulla. Non funziona come giallo e né ha una continuità logica rispetto al film di Nolan (questi praticamente da ubriachi di notte hanno fatto un milione di cose, senza che nessuno li fermasse... addirittura in ospedale sono andati e nessuno li ha fermati visto che erano pesantemente ubriachi?).

            A meno che non si giustifichi il tutto come commedia, ma comunque non mi pare si vada mai sul demenziale puro alla Scary Movie, anzi ha anche venature abbastanza serie e forti in taluni frangenti. In sostanza il tono adottato, non consente di mandare all'aria la logica come in Scary Movie.

            Vanzina e Parenti con le stesse possibilità economiche e materiali, avrebbero fatto la stessa cosa. Stessa cosa non potrei dire di Phillips se lavorasse nelle stesse condizioni di Parenti o Vanzina per esempio. La comicità è greve e pecoreccia come i cinepanettoni nostrani, nel secondo non ne parliamo con la scimmia che pippa droga e pratica masturbazione.
            Si idolatrano troppo certi fenomeni americani, quando in realtà non sono nulla di che.
            Ultima modifica di Sensei; 22 settembre 18, 19:16.

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            • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
              A meno che non si giustifichi il tutto come commedia, ma comunque non mi pare si vada mai sul demenziale puro alla Scary Movie, anzi ha anche venature abbastanza serie e forti in taluni frangenti.
              Quali venature serie e forti? Questi si ritrovano una tigre in bagno!!

              Il bello di Una notte da leoni è proprio il suo essere un continuo delirio, un insieme di situazioni una più pazza dell'altra, e come diceva bene Gryzor (di cui condivido tutto il commento) con una struttura a ritroso da giallo, un giallo demenziale e stupidamente divertente
              Sui sequel posso anche essere d'accordo, sono molto più scadenti (e Alan è insopportabile), ma il primo è veramente un gioiellino di comicità, una commedia come vorrei se ne facessero più spesso.

              Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
              Vanzina e Parenti con le stesse possibilità economiche e materiali, avrebbero fatto la stessa cosa. Stessa cosa non potrei dire di Phillips se lavorasse nelle stesse condizioni di Parenti o Vanzina per esempio. La comicità è greve e pecoreccia come i cinepanettoni nostrani, nel secondo non ne parliamo con la scimmia che pippa droga e pratica masturbazione.
              Si idolatrano troppo certi fenomeni americani, quando in realtà non sono nulla di che.
              Vedi, la differenza è che Phillips è un regista e non un asino come Parenti o i Vanzina; che Una notte da leoni è interpretato da attori e non da cani maledetti, come sono quelli dei cinepanettoni; e che c'è una sceneggiatura scritta da uno sceneggiatore e non da una scimmia sordomuta. Questi elementi fanno tutta la differenza del mondo, e dimostrano che un film che non ha nessuna velleità di comicità sofisticata ma, anzi, gioca su situazioni grottesche e talvolta "volgari", può essere comunque un bel film. Vorrei sapere cosa ne pensi di Ace Ventura (il primo), a questo punto


              Originariamente inviato da Andrea90 Visualizza il messaggio
              Devo ancora riprenderlo. Che ironia ha? Alla American Pie?
              Nah, non c'entra nulla Direi più qualcosa tipo Old School sempre di Phillips, se hai presente, o boh, Tenacious D e il destino del rock; la comicità è più quella di certe commedie demenziali anni '80, tipo Una pallottola spuntata, in salsa moderna

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              • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                La versione demenziale di Memento... in teoria alla larga, si può anche accettare tale definizione, il problema è che nel film di Phillips non torna nulla. Non funziona come giallo e né ha una continuità logica rispetto al film di Nolan (questi praticamente da ubriachi di notte hanno fatto un milione di cose, senza che nessuno li fermasse... addirittura in ospedale sono andati e nessuno li ha fermati visto che erano pesantemente ubriachi?).
                Se ti dicessi che uno spettatore intelligente non si farebbe quelle domande saresti in grado di risponderti da solo?

                Il primo Una Notte da Leoni è una commedia riuscita, divertente e scritta bene. Ogni paragone con qualsiasi parodia che finisce con “Movie” è demenziale e totalmente fuori luogo. Il seguito è una variante di quella formula mentre il terzo è una cosa del tutto diversa, in ogni caso i film brutti, quelli veri, stanno altrove.
                Ultima modifica di SE7EN; 23 settembre 18, 14:44.

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                • difatti, per tutti coloro che nutrono dubbi sulla qualità di Todd (confondendo il tono di un film con la qualità stilistica...vedasi l'attuale Joker) basterebbe giusto guardarsi i suoi Hangover e il Fatti, strafatti e strafighe di Leiner per cogliere la differenza.

                  della trilogia cmq il mio preferito è in assoluto il secondo, anche se tra Heather Graham e Jamie Chung è decisamente una bella lotta.

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                  • Visto stasera Ride.

                    Mi è piaciucchiato; non sarà un capolavoro e sicuramente non è "per tutti", se non altro per le riprese "live" non facilmente digeribili almeno inizialmente, e devo dire che a metà film non ero convintissimo al 100% (non saprei nemmeno dire bene perchè) ... invece poi nella seconda parte sono rimasto più soddisfatto.

                    Per il resto bel ritmo, interessante colonna sonora elettronica (da appassionato del genere) e discrete prove attoriali anche se forse 1 o 2 attori in un paio di momenti erano fin troppo "over the top".

                    Storia/plot interessante, anche se innegabilmente molti spunti di essa sono chiaramente derivativi da molti film più o meno famosi, ma lo ammettono gli stessi autori del film quando al personaggio del "presentatore" fanno dire più o meno una battuta tipo "cosa dite ? è troppo anni '80 questa cosa ?"

                    Per il resto splendidi i paesaggi della mia terra, con il culmine del finale girato nel salone delle feste del casinò austroungarico di Arco, a 3 km da casa mia
                    Ex utente Matt80 dall'autunno 2007

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                    • And Justice for All di Norman Jewinson

                      FIlm giudiziario molto medio, molto spettacolarizzato ed improbabile, comunque piacevole e bravo nella fluidità con cui si alterna fra registro comico e registro drammatico.. Lo eleva dalla massa un cast molto in forma, soprattutto Pacino che regge il film sulle sue spalle e regala un monologo finale da applausi da grande attore quale è.


                      The Cube di Vincenzo Natali

                      Ho sempre un debole per questi horror fatti con due lire e attori cagnacci, qui l'idea è buona, meno l'esecuzione. Mi lascia perplesso che "Houdini" sia fatto fesso immediatamente, l'intento era far sembrare la sfida impossibile per i superstiti ma più che altro è involontariamente comico, poi il personaggio principale ha un'evoluzione un po' meh e improbabile, in particolare quando molesta la ragazza è una svolta assurda e insensata per quello che fino ad allora era il meglio caratterizzato. Per non parlare del finale con velleità da film "serio" ("la fuori c'è solo l'infinita stupidità umana, sto meglio a crepare dentro al cubo") e il cattivo che non si capisce per quale miracolo è riuscito a ritrovare il gruppo.
                      Più va avanti più è involontariamente divertente.


                      Ho poi concluso la saga di Saw. Il settimo mi ha involontariamente divertito per come le trappole siano completamente scollegate dal resto della trama orizzontale, di sicuro è il peggiore della saga subito dopo il 5.
                      L'ottavo, il semi-revival uscito un anno fa, l'ho trovato molto buono. Fa una compilation delle trappole dei precedenti, un po' di meta-narrazione seguendo la moda di questi anni con tanto di collezionismo dei bei tempi andati, è girato molto meglio ma gli attori restano cagnacci e questo stridere fra qualtià estetica e recitazione non fa che abbellirlo. E poi c'è la meglio gnocca di tutta la saga, l'anatomo-patologa redhead che spero ritorni nel (non ancora confermato) nono capitolo.
                      Spoiler! Mostra

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                      • Un affare di famiglia di Hirozaku Koreeda

                        Ho visto solo altri due film del regista giapponese uno dei quali non lo ricordo neanche troppo bene, sta di fatto che anche con questo il suo cinema mi pare ancora piuttosto lontano dai miei gusti.
                        La società nipponica è sicuramente molto diversa dalla nostra, ma è come se lui ne estremizzasse alcuni aspetti così da rendere la visione a tratti quasi surreale per lo spettatore occidentale.
                        In particolare questo film funziona per la descrizione dei rapporti tra i personaggi, soprattutto nella seconda parte, ma non mi ha convinto per la messa in scena dei momenti dinamici e per la costruzione dei momenti salienti della trama.
                        Mi mancano da vedere la maggior parte dei film che erano in Concorso, ma al mio modesto parere non è un film da Palma d'Oro.

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                        • Ocean's 8
                          Visto che volevo qualcosa di leggero la prima volta in mesi in cui avevo due ore di fila ininterrotte sicure per vedermi un film.
                          Ha lo stesso problema deli altri "Ocean's Number" ovvero che alla fine vada tutto troppo liscio senza particolari momenti di suspence of colpi di scena veramente significativi reggendosi esclusivamente sul carisma degli attori (su tutte Cate Blanchett e Rihanna, Sandra Bullock la trovo un po' troppo "everywoman" per prendere il posto di Clooney).
                          È il classico film "da TV" senza grosse infamie o lodi sperticate.

                          Blade Runner 2049

                          Seconda serata libera nel giro della stessa settimana e questa volta ne approfitto per qualcosa di più sostanzioso.
                          Fermo restando che il bisogno di un seguito non c'era devo dire che è un buon film di fantascienza che per una volta non si perde in cazzate hollywoodiane.
                          Bella la scena iniziale con Dave Bautista che cita un po' Sergio Leone.
                          "Compatisco quelle povere ombre confinate in quella prigione euclidea che è la sanità mentale." - Grant Morrison
                          "People assume that time is a strict progression of cause to effect, but *actually* from a non-linear, non-subjective viewpoint - it's more like a big ball of wibbly wobbly... time-y wimey... stuff." - The Doctor

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                          • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio

                            The Cube di Vincenzo Natali

                            Ho sempre un debole per questi horror fatti con due lire e attori cagnacci, qui l'idea è buona, meno l'esecuzione. Mi lascia perplesso che "Houdini" sia fatto fesso immediatamente, l'intento era far sembrare la sfida impossibile per i superstiti ma più che altro è involontariamente comico, poi il personaggio principale ha un'evoluzione un po' meh e improbabile, in particolare quando molesta la ragazza è una svolta assurda e insensata per quello che fino ad allora era il meglio caratterizzato. Per non parlare del finale con velleità da film "serio" ("la fuori c'è solo l'infinita stupidità umana, sto meglio a crepare dentro al cubo") e il cattivo che non si capisce per quale miracolo è riuscito a ritrovare il gruppo.
                            Più va avanti più è involontariamente divertente.
                            Ha fatto parte della promozione del film sottolineare che è stato realizzato con un basso budget, per sottolineare l'inventiva e l'abnegazione produttiva, sottoposta al mantra capitalistico che "
                            nella vita non (ti) regala niente nessuno"...
                            Però danno milionate a Cristiano Ronaldo [smentendo clamorosamente la psicosi secondo cui a causa di internet "l'opinione del cretino vale quanto quella del premio Nobel"] per dire "Bevete Coca-cola!" e immagino che il ridicolo involontario risieda nell'impiccarsi al concetto di cui sopra auto-persuadendosi che la Coca-cola nel frattempo è diventata più buona o che la sua strapagata e marchettara "opinione" sia assolutamente più autorevole di...

                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • DOGMAN

                              Accadde trent'anni fa: un episodio di degrado umano e sociale che ancora oggi affascina invece di respingere, che ci fa rabbrividire, ma che nello stesso tempo ci riporta alla mente il mito della rivalsa del più debole sul più forte, del cane di paglia, che risveglia il nostro lato selvaggio e sadico.

                              Ha ragione Pietro Nenni, “er canaro della Magliana”, a suggerirci di dimenticarlo, perché questa storia, purtroppo, solletica a livello di immaginazione morbosa, quando dovrebbe semplicemente disgustarci. Perché è - solo - l’ennesima storia di squallore e violenza di periferia da condannare senza se e senza ma.

                              La storia la conosciamo tutti per come ci è stata raccontata dal carnefice, filtrata dall’influsso creativo degli stupefacenti prima e dall’estrosità delle penne della cronaca più truce poi.

                              Quel che è vero è che i due protagonisti della storia erano figli dello squallore urbano, attori miserabili di una storia i cui ingredienti principali erano il furto, la sopraffazione, la droga e l'imbarbarimento.
                              Garrone dice di aver preso solo spunto da questa vicenda orribile per trarne un suo personale affresco. Così Pietro diventa Marcello, Giancarlo diventa Simone, via della Magliana si fa un paesaggio alla Mad Max. Il film è bellissimo per come riesce ad ammantare la vicenda di un realismo quasi magico, ma anche lugubre e polveroso. Garrone riesce a usare i colori in modo espressivo, a raccontare questa vicenda mortifera esattamente come vorremmo ci fosse raccontata, ossia con la lentezza e l’incedere pesante di una storia di ineluttabile orrore, di una discesa vischiosa all’inferno: il titolare di una toelettatura di periferia, gracile e sensibile, soprattutto verso sua figlia (cui promette vacanze da sogno che mai potrà regalarle), e verso i suoi amici cani, che tratta amorevolmente, finisce per ribellarsi all’amico prepotente che gli ha portato via quel poco o nulla che aveva.

                              La vittima è quindi quel ragazzone enorme e violento, quasi mai lucido per l’abuso di cocaina, che intimoriva, picchiava, dettava la legge del più forte a tutti, la legge della giungla.

                              Mediante un raggiro, il minuscolo, fragile Marcello riesce a sopraffarlo e poi ad ucciderlo, chiudendo un’epoca di abusi fisici e psicologici e aprendone un’altra ancora peggiore, fatta di nulla, del vuoto di una cella. Perché alla fine, il nostro timido e improvvisato giustiziere è ancora più solo di come era all'inizio, non ha più nulla, non ha alcuna possibilità di riottenere quel minimo di considerazione che aveva all'inizio, se mai ne aveva avuta.

                              Non ci saranno più vacanze da immaginare, gare di toelettatura da vincere, partitelle a calcio da giocare. Non c’è nessuna riabilitazione da parte di Garrone della figura di Pietro/Marcello. La vittima diventa carnefice, il carnefice diventa vittima, così non c’è alcun vincitore. Solo l’orrore di una vicenda che va oltre l’umano.

                              E in quelle ultime scene, le più belle e dolorose del film, gli uomini con cui Marcello giocava a calcetto sono solo un ricordo. Di quel mondo piccolo e squallido, ma comunque vivo, in cui Marcello si muoveva, in cui salutava la gente di passaggio, in cui sentiva il vociare lontano di ragazzini, o il rombare della moto che sfrecciava lungo una striscia di cemento disegnata nel nulla, rimangono solo polverose vestigia (una giostra abbandonata, cespugli rinsecchiti, detriti e frammenti d'asfalto), rimane questo paesaggio desolato, post-umano, giallognolo come l’aria appestata dai gas di scarico di una galleria.

                              Bello.
                              Ultima modifica di Gryzor; 26 settembre 18, 22:24.

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                              • Summer of '84.
                                Non basta ambientare un film negli anni '80 per sperare di salvare la baracca della banalità della trama, della piattezza dei suoi stereotipati personaggi - c'è il protagonista, c'è il ciccione, il nerd e il punk -, dalle scelte illogiche di trama (cosa c'è di meglio che giocare di notte a nascondino sapendo che c'è un killer di ragazzini nel quartiere). Certo puoi sempre sperare che il pubblico nostalgico scambi l'assoluta mancanza di idee per una fine citazione del cinema di quegli anni e che si faccia andare bene che tutto questa nostalgia degli anni '80 è invece legata a solo due situazioni: ragazzini in biicletta e ragazzini che parlano al walkie talkie

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