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  • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
    Santa Maradona di Marco Ponti

    Film giovanile del 2001, ha più di un dialogo divertente ma brilla solo nelle singole scene, l'insieme non mi ha colpito più di tanto e non è mai graffiante. A contribuire ci sono dei personaggi impalpabili (3 su 4) che non si riesce neppure ad incasellarli in uno stereotipo tanto sono mancanti di caratterizzazione, una colonna sonora che non mi ha colpito (che in un film di questo tipo è abbastanza grave) ed uno Stefano Accorsi dalla recitazione spocchiosa e fastidiosa. E credo di essere stato buono perché sono un nostalgico dell'epoca pre-smartphone ( qui usano pure la lira ).

    L'esempio nettamente migliore del genere rimane ancora Clerks: i dialoghi sono ben più fulminanti, gli attori migliori, c'è ben altro spessore nel contenuto senza inficiare il godimento di pancia.
    la vedo diversamente, nel senso che comunque le cose che tu dici, in alcuni o nel maggior parte dei casi, sono piuttosto personali e non sindacabili. Intatto a me è piaciuto molto. Il film può non approfondire più di tanto la premessa, cioè essere un film di denuncia delle condizioni di lavoro che implicano ovviamente una serie di aspetti sociali; nel fim diventano luoghi comuni ed è questo il punto. Marco Ponti utilizza lo schema di Pulp Fiction (che si basa su una serie di luoghi comuni: la droga, le razze e tutto il resto) e lo fa grazie ad una serie di dialoghi che trovo piuttosto divertanti. Altra cosa interessante del film di Santa Maradona è la storia d'amore che in pratica viene svuotata tanto risultare sia un luogo comune che del tutto necessaria alla storia, ma di suo non ha alcun spessore. Poi Io ci vedo un'attenzione raffinata all'utilizzo dei colori, delle inquadrature, dove si cita tra gli altri Leone. C'è poi un finale che in parte è grottesco/surreale (un pò di Fuori Orario?) in parte è citazione di un western. Ponti ha dato il via a quella che potrebbe essere un tentativo di svecchiare i generi e di cui 'Smetto Quando Voglio" è figlio (Bart torna anche in quel film proprio con De Rienzo). Ripeto, Io lo vedo così, è sempre solo una questione di prospettive, non di verità.

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    • DOGMAN

      Finalmente sono riuscito a vederlo: bello bello ed ancora bello.

      Marcello Fonte semplicemente impressionante; ad aiutarlo non è solo il più classico "physique du role" , ma un espressività tenera ed inquietante allo stesso tempo ... spettacolare ...

      Ex utente Matt80 dall'autunno 2007

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      • Su " Revenge" ho letto che concettualmente la regista voleva sottolineare che il qualsivoglia atteggiarsi della tipa ( della donna...) non autorizza propositi di sopruso e violenza.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
          Il codice Da Vinci è stato l'unico film visto al cinema in vita mia in cui invece di vedere il film, mi son messo a limonare con la mia fidanzata di allora. Una manna per le copulazioni.
          ho beccato da poco Angeli e Demoni in tv e, pur avendo cambiato canale quasi subito, cé´da dire che pochi riescono a valorizzare léstetica misteriosa delle nostre citta´ come accade in questi film americani.....la Roma presente in tante commedie qui diventa una sorta di Gotham City, circondata da statue di angeli armati ripresi col drone.

          Personalmente sono contento perche´, al netto della mediocrita´ da blockbusterone, li vedo come tanti spottoni pubblicitari gratuiti al nostro turismo.
          Voglio piu Italia nell´´ímmaginario fantastico collettivo. Purtroppo, dal punto di vista letterario, tutti i personaggi piu fighi bazzicano tra l´ Inghilterra e la Francia (Dracula, Holmes, Doryan Gray, Jeckyll, Lupin, Dupin, etc).

          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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          • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
            Santa Maradona di Marco Ponti

            Film giovanile del 2001, ha più di un dialogo divertente ma brilla solo nelle singole scene, l'insieme non mi ha colpito più di tanto e non è mai graffiante. A contribuire ci sono dei personaggi impalpabili (3 su 4) che non si riesce neppure ad incasellarli in uno stereotipo tanto sono mancanti di caratterizzazione, una colonna sonora che non mi ha colpito (che in un film di questo tipo è abbastanza grave) ed uno Stefano Accorsi dalla recitazione spocchiosa e fastidiosa. E credo di essere stato buono perché sono un nostalgico dell'epoca pre-smartphone ( qui usano pure la lira ).

            L'esempio nettamente migliore del genere rimane ancora Clerks: i dialoghi sono ben più fulminanti, gli attori migliori, c'è ben altro spessore nel contenuto senza inficiare il godimento di pancia.
            Il problema e´che in Clerks e in Pulp Fiction i dialoghi hanno un senso scenico...descrivono i personaggi o le loro vite, o spiegano nozioni di filosofia di vita. Qui si cerca di fare lo stesso ma sembra piu come se il dialogo fosse partito "stanco" in partenza e per vivacizzarlo ci abbiano inserito delle cose bizzare a random.
            Tipo che non so cosa far dire a Mandala Taide, allora parliamo di autoerotismo. Solo che per vivacizzarlo parliamo di erotismo col Magnum Double algida, che cosi siamo originali e trasgressivi. Mamma mia...
            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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            • Originariamente inviato da Doktor_Jones Visualizza il messaggio
              Ravenge (2017) di Coralie Fargeat

              locandina.jpg

              Sciccosissima opera della regista francese Coralie Fargeat, Ravege è un film che gioca con i cliché del rape and revenge movie del passato, in un omaggio (?!) che è soprattutto una personalissima rielaborazione del tema e che, attraverso un'ispirazione chiaramente di matrice refniana (vedi il tono allucinatorio o non troppo realistico del racconto, la saturazione eccessiva dei colori ma anche/soprattutto l'uso della musica in riferimento alle immagini stesse), trasforma una semplicissima storia di violenza in una allegorica favola splatter e/o di apologia morale ((o moralistica, fate voi).

              ATTENZIONE: SPOILER!

              Ricchissima di simbolismi praticamente marchiati a fuoco (letteralmente) sui suoi protagonisti, ambientato in un deserto arido e assolato che ricorda il brodo primordiale da cui, a fatica, è arrancato fuori l'essere umano, i film propone i suoi protagonisti come iconografie monodimensionali di elementi basici e di pulsioni ancestrali.
              Non sappiamo niente di loro, conosciamo i loro nomi ma non i cognomi, ne da dove vengono o che cosa hanno fatto, quale sia il loro lavoro o professione od origine.
              Conosciamo solo ciò che ci viene mostrato sullo schermo e cioè individui dominati dai loro istinti più basici ma privi di una qualsiasi morale, quasi a suggerire che dopo millenni di evoluzione non siamo poi così diversi da quando strisciammo fuori dalla sabbia, in un deserto probabilmente non troppo dissimile da quello mostrato nella pellicola.
              La stessa vittima/protagonista viene mostrata inizialmente totalmente passiva, priva di pensieri o di opinioni, donna oggetto o semplice bambola (vedi anche i riferimenti a Lolita all'inizio del film) a uso e consumo degli uomini, forse addirittura inconsapevolmente responsabile di quanto poi è successo (ma probabilmente anche questo è solo un'altra idea maschilista volutamente inculcata ad arte dalla regista stessa e sbattutaci in faccia!).
              Gli uomini sono invece un clan tribale di maschilismo e stupidità, a volte anche goffi ma soprattutto cattivi e privi di pentimento o di qualsiasi rimorso. Sostanzialmente egocentrici.
              Un clan dominato da un maschio Alpha e della sua corte, anche la stessa violenza può essere ricondotto non soltanto alla sfera sessuale ma a un bisogno di rivalsa del sottoposto (Stanley) verso il suo dominante (quando avvilisce Jen prima della violenza usa un linguaggio simile quando non identico a quello che Richard vediamo successivamente usare su di lui per sminuirlo) ma attraverso quello che reputa più debole (la sua femmina) e quindi più alla sua portata in quanto troppo vile per avvalersi allo stesso modo su di lui, in un scontro di potere evendetta tra maschi di cui alla fine è sempre la donna ad essere comunque vittima.
              A rinascere poi dalle sue ceneri non è più una persona ma piuttosto un concetto primordiale, quasi non umano (e privo della parola, forse in quanto il tempo delle parole è ormai finito) e che ha come unico fine la personale rivalsa contro i propri aguzzini in una pellicola probabilmente non certo innovativo ma che deve il suo successo alla puntualità (chiamiamola così) delle sue affermazioni.

              P.s. Splendida ed efficace la protagonista Matilda Lutz sia nella veste di lolita che di amazzone vendicatrice.


              Revenge-5.jpg

              VOTO: 7
              Solitamente non commento i film che non ho visto (ma di cui ho visto il trailer, tra parentesi: lo hanno mandato al cinema subito prima non ricordo se di Antman o de Lo Squalo 3D, ricordo solo che ero con mio nipotino e che mi sono arrabbiata a morte) ma siamo sicuri che non sia semplicemente una furbata commerciale?
              "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
              The Smiths - I Know It's Over

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              • Originariamente inviato da loStraniero Visualizza il messaggio

                la vedo diversamente, nel senso che comunque le cose che tu dici, in alcuni o nel maggior parte dei casi, sono piuttosto personali e non sindacabili. Intatto a me è piaciuto molto. Il film può non approfondire più di tanto la premessa, cioè essere un film di denuncia delle condizioni di lavoro che implicano ovviamente una serie di aspetti sociali; nel fim diventano luoghi comuni ed è questo il punto. Marco Ponti utilizza lo schema di Pulp Fiction (che si basa su una serie di luoghi comuni: la droga, le razze e tutto il resto) e lo fa grazie ad una serie di dialoghi che trovo piuttosto divertanti. Altra cosa interessante del film di Santa Maradona è la storia d'amore che in pratica viene svuotata tanto risultare sia un luogo comune che del tutto necessaria alla storia, ma di suo non ha alcun spessore. Poi Io ci vedo un'attenzione raffinata all'utilizzo dei colori, delle inquadrature, dove si cita tra gli altri Leone. C'è poi un finale che in parte è grottesco/surreale (un pò di Fuori Orario?) in parte è citazione di un western. Ponti ha dato il via a quella che potrebbe essere un tentativo di svecchiare i generi e di cui 'Smetto Quando Voglio" è figlio (Bart torna anche in quel film proprio con De Rienzo). Ripeto, Io lo vedo così, è sempre solo una questione di prospettive, non di verità.
                Certo le mie sono considerazioni personali, tuttavia questa attenzione alla composizione dell'immagine non l'ho ravvisata, e per quanto di per sè, il non ambire ad essere un ritratto generazionale non è un difetto, rimane il fatto che comunque è privo di qualsivoglia contenuto e anche solo caratterizzazione dei personaggi, risultando in una serie di scene-dialogo, alcune divertenti altre no. Potevano farci una raccolta di sketch invece di un film, sarebbe stato un uso più adatto a questo materiale.
                Più interessante il discorso che fai sulla storia d'amore, unico filo conduttore della narrazione, ma anch'essa mi ha perplesso. Da un lato è priva di qualsiasi spessore come dici, dall'altro alla fine del film fa compiere una scelta di vita importante al protagonista che rifiuta l'agognato posto di lavoro per provare a riconquistarla. Quindi o 1) Ponti ha voluto prendere in giro il clichè del tipo/a che lascia tutto per amore facendo apparire scemo Accorsi che rifiuta il colpo di fortuna per inseguire la tipa anche se il loro rapporto sentimentale è fondato sul nulla, durato poco ecc., nel qual caso però queste intenzioni non mi sono apparse molto esplicite 2) è scritto male il film col risultato che Accorsi pare uno scemo (propendo per questa).

                Santa Maradona a mio parere più che a Pulp Fiction prende come modelli Trainspotting e Clerks, entrambi film di maggior spessore di contenuto oltre che godimento di pancia e di production value. Ci mette la grinta del primo e metà delll'acume del secondo, ma è come una marmellata gustosa mangiata da sola, non c'è nulla su cui spalmarla e dopo un po' il sapore è monocorde e non sazia.
                Ultima modifica di Cooper96; 04 ottobre 18, 18:52.
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                • Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio
                  Su " Revenge" ho letto che concettualmente la regista voleva sottolineare che il qualsivoglia atteggiarsi della tipa ( della donna...) non autorizza propositi di sopruso e violenza.
                  Assolutamente. E' qualcosa di cercato e voluto dalla regista.


                  Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio
                  Solitamente non commento i film che non ho visto (ma di cui ho visto il trailer, tra parentesi: lo hanno mandato al cinema subito prima non ricordo se di Antman o de Lo Squalo 3D, ricordo solo che ero con mio nipotino e che mi sono arrabbiata a morte) ma siamo sicuri che non sia semplicemente una furbata commerciale?
                  Secondo me non lo è. Nel senso che si avverte che è qualcosa di personale e sentito, che non è scritto a tavolino per compiacere pubblico e critica in un particolare momento, se è proprio questo che intendi (ad esempio, per me il film non è adatto a essere preso come "manifesto" del #metoo o roba simile).
                  Però può succedere che certi film fortunati escano in un certo periodo e riescano a intercettare le pulsioni e e gli umori di quel preciso momento e che questi veicolino il successo della pellicola, Che poi marketing e giornali cavalchino l'onda e sfruttino tale situazioni a proprio favore direi che è normale, ma non credo che sia stato qualcosa di organizzato.

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                  • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio

                    Certo le mie sono considerazioni personali, tuttavia questa attenzione alla composizione dell'immagine non l'ho ravvisata, e per quanto di per sè, il non ambire ad essere un ritratto generazionale non è un difetto, rimane il fatto che comunque è privo di qualsivoglia contenuto e anche solo caratterizzazione dei personaggi, risultando in una serie di scene-dialogo, alcune divertenti altre no. Potevano farci una raccolta di sketch invece di un film, sarebbe stato un uso più adatto a questo materiale.
                    Più interessante il discorso che fai sulla storia d'amore, unico filo conduttore della narrazione, ma anch'essa mi ha perplesso. Da un lato è priva di qualsiasi spessore come dici, dall'altro alla fine del film fa compiere una scelta di vita importante al protagonista che rifiuta l'agognato posto di lavoro per provare a riconquistarla. Quindi o 1) Ponti ha voluto prendere in giro il clichè del tipo/a che lascia tutto per amore facendo apparire scemo Accorsi che rifiuta il colpo di fortuna per inseguire la tipa anche se il loro rapporto sentimentale è fondato sul nulla, durato poco ecc., nel qual caso però queste intenzioni non mi sono apparse molto esplicite 2) è scritto male il film col risultato che Accorsi pare uno scemo (propendo per questa).

                    Santa Maradona a mio parere più che a Pulp Fiction prende come modelli Trainspotting e Clerks, entrambi film di maggior spessore di contenuto oltre che godimento di pancia e di production value. Ci mette la grinta del primo e metà delll'acume del secondo, ma è come una marmellata gustosa mangiata da sola, non c'è nulla su cui spalmarla e dopo un po' il sapore è monocorde e non sazia.
                    Santa Maradona vuole essere una pellicola di denuncia e allo stesso non vuole ritrarre nulla se non due persone in cerca di lavoro e che vivono in una sorta di stato anarchico confusionale. Alcune cose che avvengono nel film (il furto, la scena della libreria, l'amico fatto che torna da amsterdam) deviano in modo forzato dalla realtà, sono momenti surreali, per cui i confini e le possibilità diventano sempre più labili. Anche così ovviamente la trama necessità una coerenza: la storia d'amore dura relativamente poco, ma malgrado Accorsi riesca ad incasinare tutto com'è nel suo stile (il personaggio intendo) cioè con scuse fittizie, non mi viene da dire che sia una cosa da poco conto, anzi il fatto che Accorsi sia innmaorato mi pare sia palese. Rinuncia al lavoro? E' una scelta, puoi vederla come sbagliata, ma è pur sempre appunto derivata da un sentimento irrazionale e in tal senso si giustifica. Il loro rapporto non è fondato sul nulla o lo è quanto un amore a prima vista, è stato solo reso da Ponti sopra le righe svuotato agli occhi dello spettatore di quel realismo che cozzava in un film dove la forma spesso prevale (così un discorso serio viene interroto da un cornetto autoerotico), ma anche per via del fatto che la situazione stessa è contenuto: due amici senza lavoro..."e senza una prospettiva". Sul fatto che potevano essere una serie di "sketch"...può darsi, ma la trama si riduce ad un paio di divani, amici e un amore che si rincorrono, pause tra la ricerca di un lavoro e l'altro e una serie di situazioni che si generano da quel poco che gli rimane. Poi se sia divertante o meno, se vi sia attenzione alle o al motaggio (Walter Fasano) è comunque una cosa a cui non posso replicare. A livello storico penso sia stato importante 'Santo Maradona', soprattutto per il cinema italiano e il fatto di rilanciare il genere, magari lasciandosi influenzare proprio dal linguaggio americano o comunque estero. Il fatto che vi siano stati film che sono discendenti direti di quello lo dimostra, ma ovviamente non dimostra altro.

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                    • Si certo, non fatico a credere che nel deserto dell'epoca Santa Maradona ebbe dei merti storici nel rilancio della commedia giovanile.
                      Comunque di denucia questo film non ha nulla, e non fatico a trovare roba nettamente migliore nel solo panorama italiano: Smetto Quando Voglio, il primo Notte prima degli esami. Sta sullo stesso piano di Generazione 1000 euro, film più velleitario (già dal titolo), dialoghi meno brillanti (ma nemmeno tanto) ma una propria coesione interna.
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                      • First Reformed (2017) di Paul Schrader

                        altra ottima prova di Schrader che mette subito sul piatto la sua dichiarazione d'intenti già da quella iniziale carrellata ascendente, emblematica nella resa, su quello che sarà il filo conduttore del racconto. Il tormento dell'uomo verso l'uomo e verso Dio, un confronto temuto ma non per questo svicolato, ma anzi sempre caparbiamente ricercato per il tramite di un dibattito interiore/esteriore filo-teologico capace di non scadere mai nel retorico o nel blasfemo; nell'assoluta certezza che cmq vada, ponga fine quantomeno all'atroce dubbio.

                        Il parallelismo, che attinge a piene mani dal folkrore luterano, accosta la crisi di un fedele all'ingorgo sudicio di tubature, che come la sua anima, hanno bisogno di un intervento esterno che rimuova quel blocco che inibisce e attanaglia. La possibilità di redenzione arriva per il tramite di una sua parrocchiana (la splendida Seyfried) che da il la alla crociata di un Hawke convincentissimo e ispirato nella ricerca della verità, qualunque essa sia, anche a costo di scoprire che il Sacro, il divino, non sia appannaggio dei puri di spirito bensì delle più mondane corporazioni capitalistiche.

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                        • Visto THE WIFE con Glenn Close e Pryce... bah, mi è sembrato una gran sciocchezza, molto banale e nemmeno recitato COSI' bene come molti si sono sperticati a scrivere. Piacerà alle casalinghe disperata over 50.

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                          • Sulla mia pelle (2018) di A. Cremonini

                            mi è piaciuto molto, forse un filo meno pugno nello stomaco di quello che mi sarei aspettato. Cremonini sceglie volutamente di non puntare sul disagio, al contrario di un Diaz, avellendo la violenza e gli abusi, in un certo qual modo cerca di prendere anche le distanze dall'ombra di manifesto di denuncia sotto la quale sarebbe stato finanche troppo semplice ripiegare. La denuncia c'è ma è indiretta e il regista non si schiera.

                            Cremonini prende il Cucchi e lo trasforma in una merce, un prodotto del sistema burocratese, all'interno del quale viene fagocitato, con relativa bolla d'accompagnamento al seguito. Perchè si sa, quando il prodotto arriva difettoso il ricevente vuole la sua brava garanzia di esenzione di reponsabilità nel caso in cui il pacco venga poi successivamente respinto a sua volta.

                            E proprio come un pacco inanimato, la maggior parte delle scene il Cucchi se le passa così, fermo immobile in primo piano, fungendo però solo da cornice alla scena principale che con la coda dell'occhio si può seguire sullo sfondo. Che sia seduto afasico su una sedia a rotelle, mentre accanto a lui due guardie se la bisbigliano allegramente parlando dei loro cazzi, o moribondo su una lettiga in un corridoio, poco importa; la parte grossa se la prendono sempre gli altri, i Preoccupati, a volte timorosi, altre volte premurosi, ma sempre e cmq interessati...a che il loro ingranaggio continui a girare bene senza incepparsi nella disgrazia imprevedibile della responsabilità oggettiva.

                            Molto bravo Cremonini a non scadere quasi mai nella faciloneria del creare paladini e carnefici, ma solo gente che per quanto perbene o meno, mette sempre al primo posto, com'è giusto che sia, il proprio tornaconto; e la cosa giusta, se non reca troppo disturbo, magari borbottando, la si fa.

                            Avrei forse preferito che alcune libertà narrative si fossero evitate, tipo...
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                            ...e altre cazzatine del genere.

                            Nel complesso cmq molto buono e anche apprezzabile il taglio asciugato del Cucchi che non scade mai nell'eccesso di empatia, ma anzi, ne esce un personaggio nudo e crudo, sgraziato e perchè no, anche irritante per il quale la compassione la si prova pure un po' malvolentieri.




                            Matiszade (2016) di N. Onsomancocomesiscrive

                            Ogni tanto lo faccio (più di ogni tanto). Vago alla disperata ricerca di improponibili -scult a tutti i costi- in lingue che non conosco, dei quali leggo solo la sinossi e cerco di interpretarne la trama.

                            Ieri è toccato a questa impresa capolavorica. Un porno-comedy bollywoodiano a metà tra un Boldi-DeSica a caso e American Pie nel quale sono riusciti nella monumentale impresa, tra un cerimonioso balletto di rito e l'altro, di tirare su un pornazzo di due ore senza mostrare neanche l'ombra di un capezzolo....ci vuole arte e un ingegno diabolico anche per queste cose..

                            tanta stima, almeno, per la cultura dell'opulenza e delle forme generose made in bollywood...


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                            • Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio
                              Visto THE WIFE con Glenn Close e Pryce... bah, mi è sembrato una gran sciocchezza, molto banale e nemmeno recitato COSI' bene come molti si sono sperticati a scrivere. Piacerà alle casalinghe disperata over 50.
                              Sì? Povera Glenn, doveva essere la sua occasione!

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                              • Una notte da leoni - Trilogia
                                Sempre piacevole divertaissment, il primo film azzecca un cast ben assortito, sfrutta la sempre efficacie struttura del trio stereotipo-controstereotipo-pazzo, sfrutta molti trucchi di sceneggiatura come il cliffhanger finale, l'inizio in flashforward, il montaggio a goal-stake-urgency che in pratica resetta il film ad ogni sketch (il percorso a tappe si trasforma praticamente in una nuova caccia al tesoro ogni volta). Certo l'umorismo di grana grossa è a tratti molto (molto) irritante. Tuttavia il film funziona per un party-movie, da vedere rigorosamente in compagnia di amiconi e compagnoni, in quanto riassume una summa di clichè/sogni/incubi sulle uscite tra amici a base alcolica: furti, violazioni di domicilii di ville, avventure romantiche, arresti, risse, bebè indesiderati, vincite al casinò, incontri con vip, etc etc. A questo si aggiungono momenti di follia come la tigre in bagno o il cinese nudo in auto. Il secondo riprende praticamente la struttura del film in maniera identica ma simmetrica (dove si trovava un neonato qui si trova un anziano, etc). Minestra riscaldata, ma l'affiatamento del cast e la location esotica aiuta a seguire il film, nonostante si scenda di livello con la qualità delle gag, andando a sfiorare il livello cinepanettone. Il terzo è quasi tremendo, con una finta cattiveria gratuita e fuori luogo, quasi mai divertente. Paradossalmente, si riprende nei momenti di azione.
                                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                                Spoiler! Mostra

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