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  • Beh il personaggio di Cooper straripa di mascolinità tossica, in tutti i precedenti film i protagonisti maschili sono abbastanza tossici. Qua si sperava in un cambiamento di paradigma invece è sempre la stessa solfa. L'unico modo per liberare la propria donna dalla morsa distruttiva di tutto questo è la morte, se i personaggi maschili avessero continuato a vivere avrebbero rovinato la carriera delle loro born stars. Evidentemente per un film in cui il protagonista maschile riesce a vedere il personaggio femminile come autonomo da lui, in cui sia il suo successo che la sua rovina non dipendono da lui bisognerà aspettare altri 25 anni. Diciamo che qua si fa almeno un piccolo passo avanti perché nei precedenti le donne non fanno che chiagnere e dedicare canzoni alla memoria dei poveri pigmalioni mentre qua c'è una scena alla fine in cui il fratello di Cooper a Gaga dice riassumendo "senti quello stronzo tossico faceva il male savior all'inizio quando ti ha scelto e ti ha fatto diventare famosa pure se tu non volevi, male savior quanto ti diceva che le canzoni che fai tu fanno cagare, male savior con il suo suicidio ti vuole salvare la carriera fregandosene di lasciarti umanamente distrutta, sai che c'è?. L'unico stronzo era lui". Quindi c'è la consapevolezza di cosa rappresenti il personaggio di Cooper, cosa che gli sceneggiatori dei vecchi film non avevano minimamente, che erano completamente "forgiving" con il protagonista maschile.
    Peccato che poi Lady Gaga deve vincere l'Oscar quindi ci sta comunque la scena finale chiagnona "non amerò mai piùùùùùùùùù" . Avrei messo dopo quella scena di gaga e fratello un finale più dolceamaro. Con lei ovviamente addolorata per la morte di un uomo che comunque ha amato molto ma anche incazzata con lui e pronta ad andare avanti e ad affrontare la sua carriera benissimo senza di lui. Una presa di coscienza della sua forza anche da sola. Una canzone finale in cui cantava queste cose sarebbe stata una scelta nuova e forte. Invece come tutti i precedenti finisce con la canzone smielata "senza di te non sono nullaaaa.... non voglio più baci se non i tuoi......come vivròòòò senza te"...
    Ultima modifica di Sebastian Wilder; 22 ottobre 18, 17:54.

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    • Sono molto, molto combattuto riguardo alla tua lettura e ai discorsi sulla "mascolinità tossica" e il "male savior", perché da una parte posso condividere alcune cose dall'altra mi sembrano le solite esagerazioni che sono esagerazioni solo quando esagerano gli altri.

      Mettendo da parte il film, che secondo me è carino e si fa guardare senza stracciarsi le vesti (e io non ci credo che farà scempi agli Oscar, ma al massimo ai Golden), quando scrivi:

      "Evidentemente per un film in cui il protagonista maschile riesce a vedere il personaggio femminile come autonomo da lui, in cui sia il suo successo che la sua rovina non dipendono da lui bisognerà aspettare altri 25 anni",

      beh forse più che 25 anni, dovremo aspettare un'altra storia e un altro film e dovremo anche aver abolito i melodrammi che si basano 9 volte su 10 sul sacrificio di una donna per un uomo o di un uomo per una donna. Se oggi dovessero fare l'ennesimo remake/rivisitazione della storia della Signora delle camelie, per esempio, immagino che Violetta o Marguerite o chi per essa dovrebbe mandare affanculo sia Alfredo che il padre di lui e continuare a godersi la vita fino all'ultimo "spruzzo di sangue", altrimenti poi chi li sente quelli della "tossicità maschile" o come si chiama. Idem, che so, per UN AMORE SPLENDIDO (altra storia pluri-rifatta in quel di Hollywood) o per la metà dei melodrammi di Sirk o PERDUTAMENTE TUA con la Davis.
      Curioso come - in questo nostro mondo moderno e tanto avanti nei diritti delle donne, dei gay e delle minoranze da potersi adesso dedicare a ste cavolate - non sia più accettabile nessuna delle due strade (il sacrificio di lei per lui, o di lui per lei), perché in un modo o nell'altro entrambe potrebbero risultare offensive e lesive della sacrosanta (per carità!) auto-determinazione femminile e della lotta al patriarcato.
      Il tuo amore si suicida e tu piangi e canti che non amerai mai più?? Ma quanto sei antica?! Io avrei fatto una bella canzone tipo Bad Romance in cui canti che "sì, ok, mi spiace, ma alla fine chittesincula, io ce la faccio da sola!"

      Questo film - comunque gradevole, ribadisco - ha tante e tali cose per cui criticarlo (molto azzeccato secondo me quello che dici sui social e sul successo che qui poteva avere ben altro sviluppo) che davvero sto attacco a uno dei cardini del "meccanismo" melodrammatico, in nome del politicamente corretto, mi pare giusto una tacca sotto la recente polemica sulle favole diseducative per come dipingono la Donna, in perenne attesa di un principe azzurro.

      Il mio tono è ovviamente ironico, e ripeto che su alcune cose sono anche d'accordo. Ma non si può nemmeno far finta di non vedere che nemmeno per un momento credi al personaggio di lei come a quello di una ragazzina bisognosa delle cure e dell'aiuto di lui; anche perché se scegli una personalità forte come quella della Germanotta, è inevitabile che sia invece Cooper a risultare patetico e dipendente da lei, e questo si nota sin dall'inizio. Insomma, è lei quella con le palle... ops, I did it again... sono proprio maschilista!
      Ultima modifica di ColonelBlimp; 23 ottobre 18, 17:27.

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      • E' il quarto a star is born. Al quarto a star is born un uomo che non vede sia il successo o la rovina della donna dipendente da se potrebbe anche essere rinnovato anzichè riproporre per la quata volta la stessa roba uguale a 1937. Ci sono tanti equilibri che la coppia può trovare, anche in una certa "parità" (ma non chiedevo espressamente questo) può essere creato melodramma, non ho capito deve basarsi per forza sulla disparità dei sessi?. Lasciamo stare tutto il resto, parliamo del quarto remake a star is born

        Comunque si si può benissimo smettere di leggere Cenerentola come favola della buonanotte e leggere altro, non ho capito perché cenerentola debba essere na tasse millenaria. L'ha dettata lo Spirito Santo?. W keira Kneightley
        Ultima modifica di Sebastian Wilder; 23 ottobre 18, 17:53.

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        • Le fiabe esistono da secoli e continueranno ad esistere, la scemenze di Keira Knightley invece saranno presto dimenticate.

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          • Come anche le scemenze sulla mascolinità tossica, grazie al cielo.

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            • Le Fiabe lasciamole ai bambini , non attrezzati di metafore e "capri espiatori" delle belle e brutte cose della vita...Altrimenti faranno il quinto, sesto e pure settimo remake di "E' Nata una stella" rivestendo reiterati stereotipi di valore archetipo. In "Eva contro Eva" invece il maschilismo lo si rintraccia (sic!)nel concepimento del soggetto? A questa stregua non se ne esce più...Ma tuttavia non bollerei la (amena) discussione come l'ennesimo asfissiante slancio "politicamente corretto", ma piuttosto come il solito tentativo di qualcuno di distinguersi a prescindere ed apparire il "primo della classe" su questioni che sollecitano l'immarcescibile asse sesso-soldi-salute.
              Così come #me.too non ha il copyright sulle molestie (e pure lì è scattata la polemichetta :...e i maschi molestati?), non è che se compro la bottiglia di minerale a 8 euro "Chiara Ferragni Limited" sto sostenendo tutto il Genere femminile .Al limite la mia quota "politicamente corretta" la spenderei nella considerazione che le scaffaliste di Amazon.it guadagnano uguale indipendentemente dai margini di profitto su una bottiglia da 0,80 o 8,00 euro. ;-)
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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              • Voci come quella di Pier Maria Bocchi, che potete leggere in questo articolo (http://www.cineforum.it/rubrica/Bocc...acho-Is-Reborn), sono una minoranza nel mare di apprezzamento cieco e eccessivo che il film sta ricevendo. Articolo che, sulla stucchevole accusa della dipendenza della donna dall’uomo, non mi trova particolarmente d’accordo, poiché io - ad esempio - non sono infastidito dal rapporto tra i due, bensì dal fatto che lui si scomodi a tal punto da organizzare un volo privato per lei, conoscendola da un giorno. Nonostante ciò, io dico che a questo giro vale la pena discutere della questione senza minimizzarla a un capriccio del politically correct.

                Per quanto il debutto di Cooper sia per me del tutto irrilevante, è interessante notare come rispetto alle versioni precedenti di ASIB si cerchi di epurare Maine, il personaggio maschile, di tutti gli spigoli più abusanti, nell'evidente tentativo di rendere la Vicki Lester di turno meno "vittima", ma soprattutto di dare un senso alla loro volontà di stare insieme, nonostante le dipendenze di lui, con il risultato di gettargli addosso una luce più positiva, senza paura di farlo passare per ridicolo (con risultati a mio avviso infelici) e patetico, ma non str**zo. Quello è invece il manager di lei, il tizio con i fantasmini e l’aspetto poco macho, che in una scena per me decisamente discutibile apre gli occhi a Maine sulla cattiva influenza che ha su Ally, invitandolo quasi ad ammazzarsi.

                Insomma, Bradley Cooper ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte, mantenedo inalterato lo spirito della storia e allo stesso tempo risultando più figo e meno detestabile. E senza rinunciare a una visione della mascolinità di dubbio gusto, dando un messaggio ambiguo.

                Come dicevo il film è problematico, ma non nel senso che problematizza le sue tematiche in maniera intelligente. Sceglie la via sicura delle emozioni preconfezionate, della lacrimuccia facile.

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                • Voci come quella di Pier Maria Bocchi, che potete leggere in questo articolo (http://www.cineforum.it/rubrica/Bocc...acho-Is-Reborn), sono una minoranza nel mare di apprezzamento cieco e eccessivo che il film sta ricevendo.
                  Forse in america perchè in Italia faccio fatica a rintracciare una recensione positiva che sia scritta da un critico professionista o da uno dei tanti fenomeni di facebook.
                  Stiamo a parlare nulla più di un onesto film commerciale e trovo curioso che questo genere di critiche stiano arrivando dalla nostra parte dell' oceano piuttosto che dagli usa, della serie non siamo mai contenti.
                  Rispetto ai precedenti quello di Cooper è più un convenzionale dramma sentimentale e la mezz' ora finale è efficace. Il protagonista maschile non poteva e non doveva essere uno stronzo ma qualcuno a cui il pubblico potesse affezionarsi.
                  Certo nulla che meriti di essere preso in considerazione agli Oscar.
                  Ultima modifica di mr.fred; 24 ottobre 18, 15:56.

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                  • E allora rilancio : "Fame" di Alan Parker (!) :quale migliore ed iconica "mitopoietica" del successo ? Eppure in "Saranno Famosi" nessuno diventa una star; anzi , chi ci prova con maggiore convinzione prende rapidamente tramvate sui denti o sprofonda in drammi personali ( aborto, tossicodipendenza...)comunque prima di avere successo...
                    Se prendete poi il "triangolo" (virtuale) Doris/ Montgomery/Ralph c'è la non bellissima, l'amico gentile e gay e il "macho" ostentato; ma alla fine della scuola ci "accontentiamo" di una Doris più spavalda, magari di un Montgomery più risolto in se stesso e di un Ralph che, spacconate a parte, si dà all'amore monogamico e trattiene a fatica certi suoi impulsi autodistruttivi. E' "tutto qui", dunque non è "abbastanza" in tempi di social ed X-Factor, anche se si lamenta la penuria di "realismo"? Meditate gente, meditate (xD).
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                    • Quella Sporca Dozzina di Robert Aldrich (1967).


                      Il cinema bellico americano, con l'avvento della New Hollywood e di tutti i contemporanei avvenimenti sociali e politici, ha decisamente tratto giovamento rinnovandosi nella messa in scena e punto di vista sulla guerra, scrollandosi finalmente di dosso la fastidiosa patina patriotica ed eroica che si portava dietro. Robert Aldrich coglie i mutamenti e le trasformazioni della società americana a fine degli anni 60' e realizza Quella Sporca Dozzina (1967).

                      Prendendo gli attori più fighi, tamarri e bastardi dell'epoca presenti nella Hollywood in quel periodo come Marvin, Bronson, Sutherland, Cassavetes e Kennedy tanto per fare qualche nome (se avesse chiamato anche Coburn e McQueen avrebbe fatto en plein), li mette in una situazione disperata, dove sono costretti a compiere una missione consistente nel massacro di un gruppo di ufficiali nazisti in un castello della Normandia, in cambio della amnistia per le proprie condanne (molti di loro erano condannati a morte).

                      Ad Aldrich frega zero dei nazisti e dell'analisi del conflitto bellico, ma gli interessa mettere in scena il rapporto che si instaura tra il maggiore John Reisman (Lee Marvin) e "quella spoca dozzina" di canaglie scelte dalle alte sfere dell'esercito per compiere questa missione suicida.

                      Reisman e la feccia dei prigionieri sono su due lati opposti della barricata in apparenza, senza contare le molte divisioni tra i vari prigionieri che hanno differenti punti di vista ed idee. Questo gruppo di prigionieri e il maggiore, sono uniti però da una sola cosa; un forte sentimento anti-autoritario contestatario, tanto che l'esercito molto probabilmente più che interessato al successo della missione, vedrebbe di buon occhio tale operazione poiché potrebbe portare alla totale distruzione di tali elementi pericolosi, tra cui il maggiore Reisman autore in passato di numerosi atti di insubordinazione contro le alte sfere dell'esercito.

                      Ciò che rende interessante il film è la messa in scena sporca e lercia (come la guerra), la forte impronta violenta (anche perpretata dalle alte sfere in modo gratuito), i contrasti tra i vari prigionieri ed il maggiore che si dipana nello sviluppo di un piccolo microcosmo sociale (Jefferson, un galeotto nero, si rifiuta di combattere i nazisti... d'altronde loro non gli hanno fatto nulla a differenza della democratica società americana) e una forte ironia dissacrante (utile a coprire anche diversi difetti di sceneggiatura), la quale distrugge ogni patina eroica mettendo in luce il fatto che il nostro gruppo di protagonisti deve lottare esclusivamente per la propria sopravvivenza e di certo non per alti ideali.

                      La pellicola inoltre, ha la coerenza nel tratteggiare dei personaggi stronzi e cinici grossomodo per tutta la durata della pellicola, senza commrttere l'errore di farne dei cattivi non-cattivi che si lamentano con inutili piagnistei della loro condizione (ogni riferimento a Suicide Squad di Ayer è voluto); anzi, molti di loro sono fieri sino alla fine delle proprie idee e della loro precaria sanità mentale (lo schizzoide Franko e l'ultra religioso Archer). Quella Sporca Dozzina dopo 50 anni si conferma essere ancora un grande film, che unisce riflessione critica ad un intrattenimento intelligente e perfettamente fruibile per via di un ritmo forsennato nel montaggio, degli attori dai visi giusti e tanta azione (nella parte della missione in Normandia) dove emerge che l'esercito americano ammazza gli ufficiali nazisti in modo poco eroico (alla fine erano topi in trappola). Grosso successo all'uscita, condito con delle nomination agli Oscar (come quella di non protagonista per Cassavetes); ad oggi resta un ottimo esempio di come realizzare un film epico che vada oltre la mera avventura, per ambire ad un senso e ad un qualcosa di superiore.
                      Ultima modifica di Sensei; 25 ottobre 18, 15:04.

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                      • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                        Quella Sporca Dozzina di Robert Aldrich (1967).


                        Il cinema bellico americano, con l'avvento della New Hollywood e di tutti i contemporanei avvenimenti sociali e politici, ha decisamente tratto giovamento rinnovandosi nella messa in scena e punto di vista sulla guerra, scrollandosi finalmente di dosso la fastidiosa patina patriotica ed eroica che si portava dietro. Robert Aldrich coglie i mutamenti e le trasformazioni della società americana a fine degli anni 60' e realizza Quella Sporca Dozzina (1967).

                        Prendendo gli attori più fighi, tamarri e bastardi dell'epoca presenti nella Hollywood in quel periodo come Marvin, Bronson, Sutherland, Cassavetes e Kennedy tanto per fare qualche nome (se avesse chiamato anche Coburn e McQueen avrebbe fatto en plein), li mette in una situazione disperata, dove sono costretti a compiere una missione consistente nel massacro di un gruppo di ufficiali nazisti in un castello della Normandia, in cambio della amnistia per le proprie condanne (molti di loro erano condannati a morte).

                        Ad Aldrich frega zero dei nazisti e dell'analisi del conflitto bellico, ma gli interessa mettere in scena il rapporto che si instaura tra il maggiore John Reisman (Lee Marvin) e "quella spoca dozzina" di canaglie scelte dalle alte sfere dell'esercito per compiere questa missione suicida.

                        Reisman e la feccia dei prigionieri sono su due lati opposti della barricata in apparenza, senza contare le molte divisioni tra i vari prigionieri che hanno differenti punti di vista ed idee. Questo gruppo di prigionieri e il maggiore, sono uniti però da una sola cosa; un forte sentimento anti-autoritario contestatario, tanto che l'esercito molto probabilmente più che interessato al successo della missione, vedrebbe di buon occhio tale operazione poiché potrebbe portare alla totale distruzione di tali elementi pericolosi, tra cui il maggiore Reisman autore in passato di numerosi atti di insubordinazione contro le alte sfere dell'esercito.

                        Ciò che rende interessante il film è la messa in scena sporca e lercia (come la guerra), la forte impronta violenta (anche perpretata dalle alte sfere in modo gratuito), i contrasti tra i vari prigionieri ed il maggiore che si dipana nello sviluppo di un piccolo microcosmo sociale (Jefferson, un galeotto nero, si rifiuta di combattere i nazisti... d'altronde loro non gli hanno fatto nulla a differenza della democratica società americana) e una forte ironia dissacrante (utile a coprire anche diversi difetti di sceneggiatura), la quale distrugge ogni patina eroica mettendo in luce il fatto che il nostro gruppo di protagonisti deve lottare esclusivamente per la propria sopravvivenza e di certo non per alti ideali.

                        La pellicola inoltre, ha la coerenza nel tratteggiare dei personaggi stronzi e cinici grossomodo per tutta la durata della pellicola, senza commrttere l'errore di farne dei cattivi non-cattivi che si lamentano con inutili piagnistei della loro condizione (ogni riferimento a Suicide Squad di Ayer è voluto); anzi, molti di loro sono fieri sino alla fine delle proprie idee e della loro precaria sanità mentale (lo schizzoide Franko e l'ultra religioso Archer). Quella Sporca Dozzina dopo 50 anni si conferma essere ancora un grande film, che unisce riflessione critica ad un intrattenimento intelligente e perfettamente fruibile per via di un ritmo forsennato nel montaggio, degli attori dai visi giusti e tanta azione (nella parte della missione in Normandia) dove emerge che l'esercito americano ammazza gli ufficiali nazisti in modo poco eroico (alla fine erano topi in trappola). Grosso successo all'uscita, condito con delle nomination agli Oscar (come quella di non protagonista per Cassavetes); ad oggi resta un ottimo esempio di come realizzare un film epico che vada oltre la mera avventura, per ambire ad un senso e ad un qualcosa di superiore.
                        "The Dirty Dozen" è un film di guerra ad elevato tasso spettacolare e di grandissimo successo, nel quale l’autore maschera (dietro la facciata dell’intrattenimento d’azione di alto livello) temi scomodi come quello dell’equiparazione tra guerra e criminalità, celebrando beffardamente l’“eroismo” di un gruppo di individui pericolosi, asociali e ribelli. Il film conferma la grande abilità di Aldrich nel coniugare le esigenze commerciali con la fedeltà alle proprie idee e alla propria visione del mondo. La perfidia dell’autore raggiunge qui uno dei suoi vertici paradossali, infatti i soldati criminali vengono considerati “eroi” e si guadagnano la “redenzione” compiendo azioni ben peggiori di quelle per cui erano stati condannati, solo perchè protetti dall’egida della guerra e degli ordini superiori a cui obbedire. Questo paradosso morale, che potrebbe apparire banale ad una visione superficiale, contiene invece implicazioni etiche profondissime ed è un implicito atto d’accusa contro la guerra. Invece diversi critici, che non colsero questa sottigliezza, accusarono il film di essere guerrafondaio per il suo tono aspro, cinico, sporco e politicamente scorretto, dimenticando la sottile ambiguità propria del regista. Diretto con grande mestiere e con feroce frenesia visiva, è un po’ sbilanciato tra una prima parte assai pungente nella descrizione dei personaggi ed un epilogo che degrada troppo nell’enfasi dell’azione bellica, sacrificando i contenuti alla spettacolarizzazione hollywoodiana. Straordinario il cast con Lee Marvin, Ernest Borgnine, Robert Ryan, Charles Bronson, Jim Brown, John Cassavetes, Telly Savalas, Donald Sutherland, Clint Walker, Richard Jaeckel, George Kennedy e Robert Webber, in cui il più bravo è il regista attore Cassavetes, che si meritò una nomination all’Oscar. Il film ebbe tre seguiti televisivi, una serie tv ad esso ispirata ed ha influenzato pesantemente molte opere successive (da Stallone a Tarantino).


                        Io non lo colloco tra i migliori in assoluto del regista e non so tu quanto conosca della sua filmografia, in ogni caso ti consiglio un recupero delle sue opere maggiori o meglio riuscite, ad esempio:

                        - Vera Cruz (1954)
                        - L'ultimo Apache (Apache, 1954)
                        - Un bacio e una pistola (Kiss Me Deadly, 1955)
                        - Prima linea (Attack!, 1956)
                        - Che fine ha fatto Baby Jane? (What ever Happened to Baby Jane?, 1962)
                        - L'imperatore del Nord (Emperor of the North Pole, 1973)
                        Ultima modifica di David.Bowman; 25 ottobre 18, 17:00.
                        "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                        Votazione Registi: link

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                        • È stato il mio primo film del regista, se come dici ha fatto ancora meglio, bene per lui.

                          Certo che Bronson che si spaccia per tedesco... poco credibile, e a Lee Marvin qualche rudimento di tedesco prima di mandarlo in missione potevano darglielo. Come cacchio lo fai infiltrare in un raduno di ufficiali tedeschi... infatti quella parte è troppo di culo per i nostri protagonisti.

                          Comunque lo trovo un ottimo film riuscito.
                          Ultima modifica di Sensei; 25 ottobre 18, 20:11.

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                          • Le ereditiere di Marcelo Martinessi
                            ogni tanto qualche bella uscita in sala per fortuna c'è ancora, questa volta è il caso di un bel film paraguayano per me perfetto, bellissima l'ambientazione e stupende le protagoniste, un meritato orso d'oro per Ana Brun

                            In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                            • La terra dell'abbastanza
                              Ok, bello, ma sti film sulla mafia e sul degrado paiono tutti uguali.

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                              • Il Ritorno della Pantera Rosa.
                                Continua il mio recupero della saga creata da Sellers- Edwards. Al terzo episodio, a dieci anni di distanza dal successo (secondo me il migliore del lotto: Uno sparo nel buio, purtroppo l'unico senza la pantera nei titoli di testa), e con Edwards e Sellers ad un passo dalla fine della loro carriera, Edwards prova un mash up tra i primi due film, dividendo il film a metà. Se il modello del primo era il giallo rosa, qui la base è l'action bondiana (come accadrà anche nel 4o episodio) contaminata con lo slapstick di Clouseau. Dal secondo film vengono invece ereditati Cato e Dreyfuss, entrami ripetono però le gag del secondo senza aggiugiere nulla. Purtroppo, dopo un primo tempo interessante, dove viene brillantemente sottolineata la contraddizione tra la perfezione dei movimenti del ladro (che nonostante le mille difficoltà riesce a non sbagliare un colpo grazie alla sua incredibile destrezza) e la goffagine di Clouseau che, appena entra nelle stesse stanze già visitate dal ladro commette tutti gli errori che questi ha efficaciemente evitato di commettere, arrivando a distruggere ovviamente il posto. Molto bravo Sellers, ma il film si sfilaccia molto presto, arrivando ad una conclusione stanca in cui i nodi vengono al pettine in maniera molto opportunistica e con veri e propri deus ex machina costituiti dalla follia, oramai fin troppo cartoonesca anche per gli standard di questa serie, di Herbert Loom.
                                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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