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  • Che stramberia in effetti questo regolamento. Un po' stupido perché il film se vince in una categoria, non vince nell'altra. Poi questa nomination per i registi stranieri puzza di contentino lontano un miglio e poi non li fanno vincere mai...

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    • Originariamente inviato da David.Bowman Visualizza il messaggio


      Su IMDB la lingua viene riportata come "French/English"
      Strano... io lo vidi in originale e di inglese non ricordo ci fosse traccia.

      Cmq a me pare oltremodo giusto che non ci siano limiti di nazionalità o lingua o altro per partecipare in tutte le categorie perlomeno sulla carta.

      Per come è strutturata andrebbe piuttosto cassata la categoria film straniero...piena di limiti a partire dalle selezioni nazionali per arrivare alla discutibile scelta della short list e via discorrendo.
      Dovrebbe essere il premio per l'esponente di una cinematografia nazionale straniera ben specifica e caratterizzata ma nel cinema attuale è una classificazione superflua.
      Se poi consideriamo che con le regole attuali l'Italia può essere premiata con un film girato in swahilida un regista coreano con la crew uzbeka tutto diventa ridicolo.

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      • Originariamente inviato da Omar Visualizza il messaggio
        Per come è strutturata andrebbe piuttosto cassata la categoria film straniero...piena di limiti a partire dalle selezioni nazionali per arrivare alla discutibile scelta della short list e via discorrendo.
        in effetti, visto che (almeno in teoria) non ci sono limiti di candidabilità, la categoria del "film straniero" crea un po' di confusione, oltre a tutte le cose che hai evidenziato tu.

        Però secondo me non la tolgono per assegnare riconoscimenti anche a film che, altrimenti, non sarebbero premiati mai nella categoria principale, dove di solito spadroneggiano le pellicole americane
        "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


        Votazione Registi: link

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        • Anche La Vita è Bella è stato candidato in best picture. Quello che dice Omar è corretto.

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          • The First Purge - Gerard McMurray

            Grezzo nella forma, ma non sprovveduto il nuovo capitolo della saga di James DeMonaco. In particolare prende tempo, racconta la genesi della purga, diventa politico, lascia dipanare la matassa lentamente per poi colpire nel consueto modo. L'azione diventa ancora più tamarra ed è condita con una buona dose di frasi ad effetto, roba d'altri tempi, ma in fondo lo è anche questo The Purge che attinge dal cinema di Carpenter, quanto a Walter Hill. Buona la regia di McMurray che spesso si tinge dei colori dell'horror, di certo non manca di enfatizzare una storia che pensavo esaurita ed invece, forse, ha tirato fuori uno dei migliori capitoli (con l'esordio, va detto che gli altri due capitoli li dovrei rivedere).

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            • Originariamente inviato da Omar Visualizza il messaggio
              Per come è strutturata andrebbe piuttosto cassata la categoria film straniero...piena di limiti a partire dalle selezioni nazionali per arrivare alla discutibile scelta della short list e via discorrendo.
              Concordo. Inoltre, oltre alle altre condivisibili osservazioni che hai esposto, c'è anche la questione che se, mettiamo, Roma vincesse come miglior film, poi a rigor di logica dovrebbe necessariamente vincere anche nella categoria del miglior film straniero, perché se vincesse un altro film vorrebbe dire che è migliore del miglior film "in assoluto" Comunque anche secondo me non ha granché senso la categoria del miglior film straniero, per i motivi che hai illustrato ma anche su piano di principio (anche se, come spiega David.Bowman , capisco le motivazioni per l'esistenza di questa categoria sul piano pratico); dovrebbero fare la stessa suddivisione anche in tutte le altre categorie, allora

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              • Magari è la stessa logica per cui nel pugilato professionista, in alcuni casi, in tre kg di peso entrano tre categorie "diverse" (!) : per avere almeno in contemporanea tre match che possono fregiarsi di assegnare il titolo di Campione del mondo, con l'attenzione pubblicitaria che ne consegue. ;-)
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • Eros + Massacre (Y. Yoshida, 1969)

                  È meraviglioso riuscire ancora trovare capolavori del cinema passato di cui si sapeva poco o nulla, trovando il piacere della scoperta inattesa. Di questo regista avevo visto altro, soprattutto incentrato sulla relazione di coppia, ma in questa opera monumentale di 3 ore e mezza, che non pesano affatto, l'analisi si allarga all'intera società nipponica, un'analisi impietosa sui mutamenti che stavano colpendo nelle fondamenta le architravi sociali e culturali del Paese. Un capolavoro politico ed erotico, che mette insieme ardite mescolanze temporali, sperimentazioni linguistiche - fotografia quasi sovraesposta, macchina a mano, montaggio multi-prospettico - visioni surrealiste, rompendo le barriere con il cinema passato esattamente come facevano Oshima, Imamura o Wakamatsu. Insieme a Funeral parade of roses - che è cmq molto diverso da questo - forse il più incredibile e misconosciuto capolavoro del cinema giapponese, ma direi del cinema tout court.

                  Ballad in blood (R. Deodato, 2016)

                  Il ritorno al cinema dopo anni di Deodato, che con il consueto cinismo riesce a fondere spettacolo e morbosità, cattiveria e divertimento (per gli amanti del genere, of course). Ispirato all'omicidio di Perugia, con tutti i suoi limiti è nettamente la cosa migliore fatta finora sull'argomento, altro che quella puzzonata di Winterbottom. Ovviamente il regista romanza molto, gli attori son quello che sono (ma credibili come studenti dell'Erasmus), ma la storiaccia di quell'omicidio a conti fatti è quello che ci mostra Deodato: una vicenda di sesso e droga sfuggita di mano, perlomeno il contesto da cui è nato l'omicidio questo è, c'è poco da aggiungere. Senza falsi moralismi (e nemmeno falsi pudori) il regista ci mostra una gioventù che vuole divertirsi, allegramente irresponsabile, che fa quel che fa senza nemmeno rendersi conto fino in fondo delle conseguenze. Non vuole far riflettere ma solo intrattenere, e ci riesce abbastanza bene. Fosse stato girato in pellicola e doppiato, con una colonna sonora alla Fabio Frizzi o alla Franco Micalizzi (o il Morricone sperimentale di quegli anni), potrebbe pure sembrar essere uscito dai nostri Seventies.

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                  • Medeis Ballad in blood come l'hai visto?
                    https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                    "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                    • I diavoli volanti
                      Sempre piacevole, e a suo modo dolcissimo, film di Laurel e Hardy, a suo modo celebrazione di un certo tipo di amicizia. Molti i momenti cult, come il finale o la scena, gratuita ma fantastica, in cui i nostri cantano e ballano. Hardy per una volta mostra il lato timido, appartenente davvero all'attore, dietro la maschera di prepotenza del suo personaggio classico. Laurel, come sempre bravissimo, riesce a valorizzare con la sua mimica anche le gag piu elementari...come ad esempio sbattere ripetutamente la testa contro un soffitto.
                      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                      Spoiler! Mostra

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                      • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio
                        [B]



                        Ballad in blood (R. Deodato, 2016)

                        Il ritorno al cinema dopo anni di Deodato, che con il consueto cinismo riesce a fondere spettacolo e morbosità, cattiveria e divertimento (per gli amanti del genere, of course). Ispirato all'omicidio di Perugia, con tutti i suoi limiti è nettamente la cosa migliore fatta finora sull'argomento, altro che quella puzzonata di Winterbottom. Ovviamente il regista romanza molto, gli attori son quello che sono (ma credibili come studenti dell'Erasmus), ma la storiaccia di quell'omicidio a conti fatti è quello che ci mostra Deodato: una vicenda di sesso e droga sfuggita di mano, perlomeno il contesto da cui è nato l'omicidio questo è, c'è poco da aggiungere. Senza falsi moralismi (e nemmeno falsi pudori) il regista ci mostra una gioventù che vuole divertirsi, allegramente irresponsabile, che fa quel che fa senza nemmeno rendersi conto fino in fondo delle conseguenze. Non vuole far riflettere ma solo intrattenere, e ci riesce abbastanza bene. Fosse stato girato in pellicola e doppiato, con una colonna sonora alla Fabio Frizzi o alla Franco Micalizzi (o il Morricone sperimentale di quegli anni), potrebbe pure sembrar essere uscito dai nostri Seventies.
                        Più che una recensione _ che rispetto, ci mancherebbe_ uno slalom gigante per non inforcare i paletti dell'etica ()...
                        Insomma il regista è cinico, romanza abbondantemente ma c'ha preso;ma la trama andrebbe comunque bene per un qualsiasi horror con giovinastri fattoni e senza ritegno. Con opportuna colonna sonora sembra di beccarsi un b-movie nostrano anni'70, di quelli che ti chiedi se il regista è "anarchico" o fascio...

                        E quindi? Come la risolviamo "l'etica della responsabilità" dell'artista che vuol far odorare la sua opera di un atto proibito di cruda cronaca che però affronta a spizzichi e bocconi secondo la sua convergente convenienza?
                        Ultima modifica di henry angel; 03 novembre 18, 06:29.
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        • La vendetta della pantera rosa
                          QUasi finito il ciclo di recuperi della saga (mi era tornata voglia di recuperarla dopo che la Festa del cinema di Roma ha usato Sellers per le locandine). DIciamo che dopo l'irritante (per quanto pieno di buoni momenti) 4o capitolo, con un Lom cartoonesco fino all'inverosimile ed una trama simil 007 da parodia televisiva (ma che curiosamente potrebbe aver anticipato Austin Powers), si torna alle origini. Curioso come ogni episodio sembra voler correggere il tiro del precedente e adeguarsi ad una moda del momento. Se il 3o e 4o capitolo della saga cercavano di pariodizzare lo 007 piu glamour e quello piu fantascientifico (alla Moon raker, per capirci), qui si torna al giallo, guardando alla blacksploitation e al cinema di mafia. Alcuni elementi, come la gag sui travestiti e i ripetuti tentativi di assassinio di Clouseau vengono proprio dal 4o film, di cui questo sembra una copia riveduta e corretta. Curioso come proprio il regista di "Nei panni di una bionda" e di "Victor Victoria" insisti tanto sul tema del travestitismo. Bravo Sellers, come anche Totò, nel riuscire con un paio di folti baffi e con la sua pura mimica a rivitalizzare una gag logorissima come quella dell'uomo costretto a travestirsi da donna. Dopo un inizio molto "moscio", fatto principalmente di dialoghi in campagna (nei precedenti episodi ci veniva mostrato un delitto/evasione/furto con destrezza), e dopo una sequenza di titoli animati tra i piu stanchi e fiacchi della serie, si entra finalmente nel vivo. Qui si calca molto la mano sui travestimenti cartoonistici di Clouseau (almeno 3 nel film), forse piu un modo per dare spazio alle caratterizzazioni di Sellers che non altro. Lom viene, giustamente, relegato ad un cammeo (dopo che il suo personaggio aveva oramai stancato nel 3o e 4o episodio) e si lascia maggior spazio a Kato, il quale diviene quasi una specie di "Robin" per Clouseau. Gag molto semplici, non dissimili da quelle del nostro duo Spencer/Hill, fatte da due personaggi Clouseau e Kato mai cosi affini al loro pubblico di riferimento. Villaggio sosteneva che un segreto della comicità fosse trovare quegli elementi tipici dell infanzia e riattribuirli ad un adulto (ad esempio l'eccessiva timidezza o la fantasiosa illogicitò con cui si trovano soluzioni). In questo caso Clouseau e Cato sono appunto due bambinoni: giocano alla lotta, sono narcisisti nel non ammettere mai i loro errori, sono vendicativi, golosissimi di dolci, e arivano anche a giocare col cibo. Finale piuttosto sottotono, seppur pirotecnico. I primi due capitoli restano i migliori della serie, ma di sicuro sono stati fatti dei passi avanti rispetto al 4o episodio. Oramai la saga della pantera è come quella bondiana: molti canovacci che si ripetono uguali a loro stessi (da un lato M, Q, Moneypenny, dall'altro Cato, Balls, Dreyfuss), qualche esterno esotico per fare cassetta, una ragazza di turno (molto brava in questo caso la Cannon a competere attivamente con il protagonista nella soluzione del caso), e alla fine ci si ritrova con un film di per se fiacco ma che gode di alcuni momenti illuminati.
                          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                          • Museo - Folle rapina a città del Messico diAlonso Ruizpalacios (2018)

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                            Mi sento di dire che è un film capace, nel 2018, di reinventare il genere dell'heist movie, sfruttando in realtà il colpo semplicemente come perno per parlare di altre cose. In particolare il film si incentra sul valore delle cose e su come, chi e cosa attribuisca quel determinato valore, ma soprattutto sul valore delle esperienze, del tempo, dei contatti umani e delle proprie capacità, lasciando forse sottintendere che una forte disponibilità economica sia solo uno strumento per raggiungere il successo in senso più ampio.

                            Il film stesso si presenta nei titoli di testa solo come una replica dell'originale, ma ricollegandomi a quanto dicevo sopra, rimane allo spettatore la facoltà di attribuire il valore a ciò che vede, soprattutto se lo applichiamo al contesto moderno dove in ambito tecnologico è tutto riproducibile.

                            Laddove il focus sulla rapina rappresenta solo un terzo del film ne rappresenta forse la migliore espressione tecnica, con richiami a capolavori del genere come Rififi o I senza nome. Appare forse solo un po' surreale e inverosimile come il tutto venga compiuto per mano di due criminali improvvisati, di cui uno neanche troppo sveglio e convinto fino in fondo.

                            Prima della rapina il film ci descrive i personaggi grazie anche ad alcune situazioni familiari tragicomiche, tra cui spicca una festa di Natale mandata all'aria per avere la scusa di allontanarsi da casa e pensare al colpo. Dopo di questo il film diventa un road movie fatto di imprevisti, o semplicemente di una realtà diversa da quanto pianificato, di un sogno che pian piano si trasforma in incubo: la fortuna e il genio criminale della singola occasione si vedono vanificare di fronte alla mancanza di veri contatti ed esperienza nel mondo della malavita, ma in tutto ciò i due protagonisti, senza rendersene conto, stanno comunque vivendo un'avventura che non ha prezzo e per cui allo stesso tempo rischieranno di pagare un prezzo troppo alto, il che li porterà, seppur diversamente dalle loro intenzioni, a distaccarsi dalla routine di tutti i giorni e da quelle vite prestabilite di cui non volevano sapere. In tutto ciò la scena clou è quella in cui il protagonista si ubriaca sulla spiaggia, vivendo ore emozionatissime e allo stesso tempo rischiando tutto, mentre il suo compare, seppur con la vaga speranza di potersi sistemare per il futuro, perde un momento che neanche tutto il denaro del mondo gli potrà ridare.

                            Grazie anche alle interpretazioni di due dei più importanti attori della regione (Gael Garcia Bernal e Alfredo Castro) il film si rivela un altro ottimo prodotto proveniente dall'America Latina.

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                            • Originariamente inviato da aldo.raine89 Visualizza il messaggio
                              Museo - Folle rapina a città del Messico diAlonso Ruizpalacios (2018)

                              Mi sento di dire che è un film capace, nel 2018, di reinventare il genere dell'heist movie, sfruttando in realtà il colpo semplicemente come perno per parlare di altre cose. In particolare il film si incentra sul valore delle cose e su come, chi e cosa attribuisca quel determinato valore, ma soprattutto sul valore delle esperienze, del tempo, dei contatti umani e delle proprie capacità, lasciando forse sottintendere che una forte disponibilità economica sia solo uno strumento per raggiungere il successo in senso più ampio.

                              Il film stesso si presenta nei titoli di testa solo come una replica dell'originale, ma ricollegandomi a quanto dicevo sopra, rimane allo spettatore la facoltà di attribuire il valore a ciò che vede, soprattutto se lo applichiamo al contesto moderno dove in ambito tecnologico è tutto riproducibile.

                              Laddove il focus sulla rapina rappresenta solo un terzo del film ne rappresenta forse la migliore espressione tecnica, con richiami a capolavori del genere come Rififi o I senza nome. Appare forse solo un po' surreale e inverosimile come il tutto venga compiuto per mano di due criminali improvvisati, di cui uno neanche troppo sveglio e convinto fino in fondo.

                              Prima della rapina il film ci descrive i personaggi grazie anche ad alcune situazioni familiari tragicomiche, tra cui spicca una festa di Natale mandata all'aria per avere la scusa di allontanarsi da casa e pensare al colpo. Dopo di questo il film diventa un road movie fatto di imprevisti, o semplicemente di una realtà diversa da quanto pianificato, di un sogno che pian piano si trasforma in incubo: la fortuna e il genio criminale della singola occasione si vedono vanificare di fronte alla mancanza di veri contatti ed esperienza nel mondo della malavita, ma in tutto ciò i due protagonisti, senza rendersene conto, stanno comunque vivendo un'avventura che non ha prezzo e per cui allo stesso tempo rischieranno di pagare un prezzo troppo alto, il che li porterà, seppur diversamente dalle loro intenzioni, a distaccarsi dalla routine di tutti i giorni e da quelle vite prestabilite di cui non volevano sapere. In tutto ciò la scena clou è quella in cui il protagonista si ubriaca sulla spiaggia, vivendo ore emozionatissime e allo stesso tempo rischiando tutto, mentre il suo compare, seppur con la vaga speranza di potersi sistemare per il futuro, perde un momento che neanche tutto il denaro del mondo gli potrà ridare.

                              Grazie anche alle interpretazioni di due dei più importanti attori della regione (Gael Garcia Bernal e Alfredo Castro) il film si rivela un altro ottimo prodotto proveniente dall'America Latina.
                              Questo è un film che sono molto curioso di vedere (anche se qua da me al cinema non arriverà mai e toccherà aspettare).
                              Sono rimatso stregato dalla colonna sonora.

                              A livello formale com'è? Regia ma soprattutto montaggio, che in questo genere è particolarmente importante.
                              Luminous beings are we, not this crude matter.

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                              • Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio


                                A livello formale com'è? Regia ma soprattutto montaggio, che in questo genere è particolarmente importante.
                                Oltre alla scena della rapina, che si rifà ai modelli classici citati, mi ha colpito una scena dove viene creata tensione lasciando i dialoghi fuori campo ed inquadrando una vasca di pesci rossi, facendo presagire che qualcosa andrà storto. A livello di montaggio mi pare di ricordare alcuni split screen.

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