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    • Thomas Rudy, attore di B-movies, nel film Furto di sera bel colpo si spera, con il personaggio soprannominato per il suo aspetto rassicurante "Euforia"
      In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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      • Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio

        Io ci avevo provato qualche mese fa, entusiasmato dalla lettura del romanzo, ma dopo un'oretta avevo spento... il tizio che guida in autostrada tipo per 10 minuti filati mi aveva steso.

        Sicuramente ci riproverò.
        Io sono contenta di averlo visto senza aver letto il libro, così la visione è stata più libera da eventuali condizionamenti. Da qualche parte ho letto che quelle scene, girate in Giappone, sono state tirate per le lunghe per giustificare la trasferta. Ma personalmente, se non avessi letto nelle recensioni di questa lunghezza non me ne sarei accorta. Io le ho trovate immagini ipnotiche, mi ci sono adagiata come sotto una copertina di lana.
        "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
        The Smiths - I Know It's Over

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        • La sequenza in autostrada annoia e stende lo spettatore? È la sequenza più bella ed adrenalinica del film, dopo ovviamente la rotazione del fascinoso e metafisico oceano di Solaris.

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          • Fahrenheit 11/9 di Michael Moore (2018).

            E vai con la nuova opera del nostro mangia hamburger; il casinaro Michael Moore, che dopo aver subito una batosta come tutti i sostenitori Democratici nel 2016 ad opera di Donald Trump, decide di farci sopra un documentario per distruggerne la figura e sin dal titolo Fahrenheit 11/9, il regista cerca chiaramente un aggancio con la sua opera più famosa, remunerativa e premiata da un incompetente Tarantino con la Palma d'oro a Cannes nel 2004 (toglendola a Ghost in the Shell 2 : Innocence di Mamoru Oshii, il miglio film d'animazione della storia del cinema); stiamo parlando di Fahrenheit 9/11, con cui Moore attaccava l'amministrazione Bush (che a mio avviso si smerda da sola, ma vabbè...). A distanza di 14 anni, il regista sarà migliorato come cineasta? Manco per idea e le motivazioni sono presto esposte. Moore le cui idee politiche Democratiche sono ben note, per rendere i suoi documentari fruibili dal più vasto pubblico possibile, non solo punta l'analisi su persone o temi di grande attualità, ma grazie ad un montaggio incanzante, esposizione semplice e alla sua voce fuori campo colma di ironia e di prese in giro verso i suoi bersagli, suscita il sorriso nello spettatore che premia così con larghi incassi le sue opere.

            Prima dell'analisi del documentario, bisogna chiarire cosa esso si prefiga. La macchina da presa nasce come strumento per filmare la realtà delle cose e non crearla o alterarla, poi successivamente tale invenzione venne sfruttata come nuova forma d'intrattenimento per la borghesia bisognosa di nuove novità. Quindi il documentario nasce con il cinema si può dire; il primo genere che la settima arte abbia partorito poiché capace tramite l'ausilio della sola immagine, di mostrare la realtà sociale per quella che è.

            Purtroppo invece Moore imbastardisce il documentario, per via del fatto che egli non punta a mostrare, ma a di-mostrare, e combinando ciò con la sua onnipresente voce fuori campo che commenta e guida l'interpretazione delle immagini, alla fine otteniamo della becera propaganda politica che svilisce il cinema e che và aspramente combattuta. I "documentari" di Moore sono una forma di fascismo audiovisivo fastidioso, poiché lo spettatore non può farsi una sua idea personale su ciò che viene mostrato (in questo caso di-mostrato), ma è guidato e plagiato dalla voce fuoricampo alienante del regista che ci dice l'interpretazione dei fatti (la sua e basta). Moore non ha capito che se vuole di-mostrare le cose, deve usare il mezzo del film, dove colleghi molto più capaci e cattivi di lui come il grande Oliver Stone, ci offrono il loro parziale punto di vista poiché in questo caso la macchina da presa punta esplicitamente a di-mostrare e non a mostrare; quindi c'è un errore terminologico grossolano nel definire come documentari la becera e pericolosa propaganda di Michael Moore.

            Dopo questa premessa, non c'è molto da dire sulle 2 ore di Fahrenheit 11/9, che alla fine nel voler fare parallelismi sin dal titolo con il suo predecessore, non fa' altro che rivelarsi una sua mera costola, priva di qualunque interessa. I tempi cambiano, così l'ironia e le battute divertenti contro Bush (che per lo meno rendevano divertente la prima parte dell'opera), sono abbandonate a favore di un tono più serio e cupo, il problema è che la narrazione e le modalità di analisi da parte di Moore non sono cambiate per niente. Indagando sulla vittoria di Trump ha vinto e soprattutto sul perché si è permesso di spingersi molto più in là del politicamente corretto e con uno stile gergale, irruento e di certo ben lontano dal politichese, il cineasta prende ad esempio il caso del governatore del Mitchigan; Snyder, mostrando come quest'ultimo per contraccabiare dei favori fatti dalle varie lobby in campagna elettorale, costruisce un secondo inutile acquedotto per rifornire la città di Flint con acqua contaminata allo scopo di sterminare gli abitanti di colore (WTF!!!). Teoria alquanto fantasiosa a mio parere, basandomi su ciò che viene mostrato (con non pochi dubbi di manipolazione da parte del regista), il governatore Snyder in questo caso è stato autore di uno scambio di favori che ha motivazioni prettamente economiche e basta. Moore nel suo fanatismo democratico, vuole grossolanamente collegare l'impunità di questo governatore, con il fatto che Trump abbia distrutto ogni decenza morale in campagna elettorale e poi come presidente, poiché ispiratasi a Snyder nei modi sfacciati di fare. Sinceramente mi sembra un collegamento forzoso e privo di ogni prova empirica, poiché Moore con questa sottotrama di Flint ha usato quasi 1/3 della durata della pellicola con una divagazione troppo ampia sal focus principale. Qua si palesa un problema abbastanza irritante nei documentari di Moore; il regista parla per tesi che non hanno scaturigini o fonti; come per esempio quando sviscera una serie di percentuali prive di provenienza certificata per dimostrare che gli americani sono inconsciamente "sinistra". Và detto che negli USA, Repubblicani e Democratici non sono destra e sinistra come li intendiamo noi, ma è uno scontro tra destra conservatrice e una destra più liberale, anche perché l'unico dei due schieramenti dichiaratasi apertamente socialista, è stato Bernie Sanders, che per questo è stato fatto fuori dell'establishment del partito Democratico e l'elite di Hollywood (tranne il grande Viggo Mortensen) l'ha sempre temuto preferendo farsi belli con Hillary Clinton (vadasi i vari attori ed attrici come Winfrey, Hanks, Di Caprio, Streep o De Niro l'hanno sostenuta, in spregio alla sofferenza della povera gente... i primi quattro sono quelle che sono purtroppo, ma De Niro che in Taxi Driver era il cantore dei disagiati di coloro posti ai margini della società è morto ultra borghese dimenticandosi delle proprie origini). Come può un partito come quello Democratico essere sostenuto dai ricconi senza vergogna di Hollywood che nulla sanno della sofferenza della gente della fasce sociali più deboli? Semplice, basta spostarsi sempre più vicino ai Repubblicani come dice Moore nell'unica sezione interessante di questa pellicola. Se destra e sinistra non hanno differenze, alla fine si genera sfiducia e la gente non và a votare (oltre 100 milioni di non votanti alle elezioni presidenziali del 2016).
            Da dove ripartire? Dal basso e dalla gente che vive sul territorio, peccato che tali interviste sono inficiate dall'ingobrante presenza fisica del regista che avrebbe potuto una volta tanto eclissarsi per dare totalmente spazio alle voci degli altri, come è solito fare Wang Bing nelle sue pellicole autentci e specialmente nel suo capolavoro assoluto Il Distretto di Tiexi (2003), un documentario che mostra autenticamente lo schifo ed i risultati desolanti del capitalismo.

            Trump è toccato molto marginalmente purtroppo dall'opera di Moore, poiché una domanda la cui risposta sarebbe stata interessante conoscere, è perché Trump è stato votato da 63 milioni di persone? Moore non risponde perché per lui la controparte non ha dignità di esistere e quindi non ha voce. Provo io invece a dare una risposta; leggendo un'intervista di Clint Eastwood, egli ha detto di aver votato Trump perché stufo del conformismo sociale dettato dal politicamente corretto. In effetti su molti temi civili, molta gente di orientamento più conservatore viene zittita dal progressismo mainstream, il quale impone che si deve essere pro-accoglienza, che essere arrabbiati per la propia condizione economica disagevole è invidia sociale, che si è ignoranti se non si è laureati, solo i competenti devono parlare, la globalizzazione è un bene, la Russia è cattiva e così via. Se ad una persona impedisci di poter dire la propria opinione non conforme al sistema, questa si sente esclusa e poi nel segreto dell'urna ti vota contro. In effetti sono stato contento che Meryl Streep e soci (che insieme alla Clinton hanno offeso nel modo più becero possibile gli elettori di Trump) stiano rosicando come maiali da un paio di anni, perché è stato bello vedere questa massa di presuntuosi sul piedistallo cadere fragorosamente sulla terra, è vero non mi entra nulla in tasca, ma che bello vederli soffrire. Trump ha dato una voce a chi non l'aveva e un'illusione tangibile di cambiamento grazie alla sua dialettica schietta, diretta e apertamente in contrasto contro ogni buon senso morale come ad esempio con frasi del tipo "Se Hilary è stata in grado di soddisfare il marito, come può pensare di soddisfare l'America?"; hanno fatto presa sull'elettorato del maschio bianco eterosessuale che viene sempre più demonizzato ogni giorno (vedere il cinema blockbuster che con la scusa dell'inclusivita', inserisce in modo poco sentito gay, afro-americani, asiatici e donne, spesso inutili ai fini della narrazione, escludendo la maggioranza). Trump è il fluire della vita che non si cristallizza in una forma, mentre Clinton è stata percepita come una persona falsa nel modo di porsi, favorevole ad una politica muscolare contro Putin (che avrebbe portato alla fine del mondo) e burocrate dell'establishment che pretendeva di vincere solo perché Trump era il peggio. Vincere sperando che gli altri siano peggio di te, porta prima o poi alla sconfitta, come puntualmente è avvenuta il 9 Novembre del 2016.
            ​Etichettare Trump ed i suoi elettori come fascisti tout court, sarebbe un errore grossolano, ma è tipico della sinistra etichettare come fascista ciò che non si comprende o non si vuole capire (vedasi anche da noi il PD che dopo la sconfitta epica del 4 marzo 2018 non ha ancora fatto uno straccio di autoanalisi della batosta).​​​​​​
            Mi interessava sfruttare la pellicola di Michael Moore per fare un'analisi sul mondo d'oggi e a differenza di tale regista, io offro solo spunti, ogni lettore è libero di farsi l'idea che vuole.
            Ultima modifica di Sensei; 06 novembre 18, 17:25.

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            • Ma invece di vomitare questa invereconda e PREVEDIBILE marea di put***ate basate su ideali politici personali, non puoi metterti nell'angolino e guardare un documentario che non vuole essere un'opera d'arte ma uno strumento politico utile a sollevare coscienze? Non esistono basi perché tu possa criticare l'operato di Moore e non hai dati per contestare la sua ricerca e comprensione del tessuto sociale americano, che dimostri platealmente di non aver capito.

              I motivi per cui Trump è stato eletto sono risaputi, non era certo questo l'obiettivo del documentario. La cosa che dovrebbe far riflettere è l'imparzialità con la quale vengono rappresentate le istituzioni degli Stati Uniti, con riserve sia per i Repubblicani che per i Democratici.

              A Flint non hanno avvelenato i bambini, non hanno fatto NIENTE per impedire che il piombo nell'acqua li contaminasse

              Spunti? Ahahahaha, ma seriamente? Più che altro offri sputi, come quelli che escono dalla bocca di Nonno Simpson che inveisce contro le nuvole.
              Ultima modifica di SE7EN; 06 novembre 18, 18:29.

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              • È la solita bufala di Moore. Fahrenheit del 2004 nella prima parte almeno faceva sorridere per l'ironia. Vabbè Bush si distrugge da solo.

                A Flint hanno costruito una conduttura dell'acqua inutile (c'era già una perfettamente funzionante) poiché Snyder doveva dei favori per i suoi finanziatori in campagna elettorale e hanno sfruttato l'acqua inquinata pur di giustificare l'acquedotto. L'interesse era economico (come il 99% dei casi). Moore invece dice che vi era un piano di sterminio della gente di colore di Flint e Trump grazie a questo episodio avrebbe capito di poter fare ciò che voleva in campagna elettorale.
                Naturalmente un'idea basata sul nulla e che Moore spaccia per vera.

                Per il resto siamo a livelli di propaganda Nazista come prodotto. Contraddittorio zero, prove inesistenti per lo più e sondaggi senza fonte (ma qua già in Fahrenheit sulla questione Bush-Sauditi praticamente era posta per "sentito dire", "forse" etc... insomma tutto dubitativo e posto come se fossero voci di corridoio). Poi la sparata che gli americani sono sempre stati di sinistra m'ha steso dal ridere. Se sono praticamente più a destra di tutti. Praticamente si tratta di scegliere tra destra conservatrice e una liberale... Sanders è stato il primo sd etichettarsi come socialista ed infatto i democratici lo hanno fatto fuori.

                Moore non realizza documentari, ma opere di propaganda. Non ne rispetta le regole, né la grammatica base.
                Ultima modifica di Sensei; 06 novembre 18, 19:04.

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                • Se7en ma che ti ha fatto Sensei, perché tutta questa spocchia e aggressività ad ogni suo intervento? Vi conoscete di persona? Tutto bene?


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                  • Non mi và di parlare di cose private senza altrui consenso, ma alla tua domanda posso risponderti credo; ci siamo incontrati da vicino 3 volte. Mai nessuna rissa o litigio comunque.

                    Sulla sua animosita' nei miei confronti boh... solo su internet è così.

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                    • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                      Moore invece dice che vi era un piano di sterminio della gente di colore di Flint e Trump grazie a questo episodio avrebbe capito di poter fare ciò che voleva in campagna elettorale.
                      Naturalmente un'idea basata sul nulla e che Moore spaccia per vera.
                      Moore dice che Snyder ha permesso che la popolazione di una cittadina a maggioranza black venisse contaminata con il piombo presente nell'acqua. Non sostiene l'esistenza di alcun complotto ai danni della comunità nera. Che nell'operato di Snyder possa esserci un retroterra di razzismo non è da escludere, ma anche se fosse stato arrecato danno a dei bianchi la situazione non cambierebbe.

                      Poi la sparata che gli americani sono sempre stati di sinistra m'ha steso dal ridere. Se sono praticamente più a destra di tutti. Praticamente si tratta di scegliere tra destra conservatrice e una liberale... Sanders è stato il primo sd etichettarsi come socialista ed infatto i democratici lo hanno fatto fuori.

                      Moore non realizza documentari, ma opere di propaganda. Non ne rispetta le regole, né la grammatica base.
                      È propaganda che apre gli occhi, sempre che non la si legga per quello che non è come stai facendo tu.

                      I dati che ha Moore indicano che la maggiorparte degli americani sposa ideali che tendenzialmente vengono attribuiti alla sinistra, ma l'America è un paese governato dalle multinazionali. È una cosa che il tuo amico Oliver Stone dovrebbe averti già insegnato.

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                      • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                        Non mi và di parlare di cose private senza altrui consenso, ma alla tua domanda posso risponderti credo; ci siamo incontrati da vicino 3 volte. Mai nessuna rissa o litigio comunque.

                        Sulla sua animosita' nei miei confronti boh... solo su internet è così.
                        Fai attenzione che alla quarta rischi di ricevere uno sputo in faccia.


                        ​​​​​​

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                        • Non credo ci sarà una quarta in effetti XD. Poi mai dire mai.

                          Ritornando al film quella dell'acqua contaminata m'è sembrata una bieca manovra di scambio di favori... se le campagne elettorali sono finanziate da privati, cose del genere sono purtroppo inevitabili.

                          Comunque io c'ho visto sporche manovre economiche dietro tutto questo e di certo non lo sterminio della popolazione di colore come sostiene Moore. Il danno è stato arrecato anche ai bianchi comunque, anche perché ad essere colpita è stata l'intera città.

                          Che squallore la scena di Obama con il bicchiere... hanno fatto ammalare molta gente, tra cui tanti afroamericani che ti hanno sostenuto e votato e te li umili così...

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                          • Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio
                            Ieri ho visto Zabriskie Point. In questo film secondo me la sensibilità è enormemente superiore all'intelligenza.
                            I pochi minuti dell'esplosione vivono di vita propria.
                            Zabriskie Point è (ovviamente, visto l'Autore) un film enorme, di vasta portata e di grande importanza storico-artistica. Io però non lo colloco tra i migliori in assoluto di Antonioni, ma gli preferisco sicuramente altri suoi capolavori. Lo Zabriskie Point geografico è il punto di massima depressione geologica degli Stati Uniti, situato nella desertica “Valle della Morte” californiana. Un luogo ostile, lunare, inseminato, dove non può crescere la vita, che Antonioni ha scelto, emblematicamente, come affascinante ambientazione del suo primo film “americano”. Realizzato con un alto budget, con attori non professionisti ed una lunga e travagliata lavorazione, il film, indubbiamente pretenzioso, fu un flop assoluto al botteghino, venne distrutto dalla critica americana e lasciò perplessa quella italiana, trovando ben pochi estimatori. Il tempo gli ha garantito lo status di cult movie, concedendogli la meritata rivalutazione artistica. Ambizioso e provocatorio, Zabriskie Point è un’opera potente e psichedelica, che intende condensare, in meno di due ore, le utopie delle rivolte giovanili degli anni ’60 e gli ideali della controcultura: le contestazioni studentesche, gli scontri con la polizia, la fuga come idea mitica di rinuncia alle regole della società reazionaria, l’amore libero come atto supremo, e politico, di affermazione della propria indipendenza, i vagheggiamenti della rivoluzione pacifista ed il sogno di abbattimento delle barriere sociali. Probabilmente troppo per un film solo e per un regista come Antonioni, storicamente più a suo agio con tematiche inerenti alla crisi esistenziale, all’incomunicabilità tra esseri umani con relativo coinvolgimento dei rapporti sentimentali di coppia. Ma Zabriskie Point è anche un film sul vuoto, sulla sconfitta del modello capitalistico, sul fallimento delle repressioni civili di fronte al crescente disagio giovanile, tematiche politiche scottanti, affrontate però in maniera frettolosa, e con un farraginoso dogmatismo ideologico di base, dal regista ferrarese, che qui tende a smarrire la rotta creando una divergenza tra il sostrato psicologico e l’ingombrante sovrastruttura intellettuale. Chi ci ha voluto vedere un film sull’America non ne ha colto il senso reale, peccando della medesima superficialità contestata all’autore. Zabriskie Point è, ancora una volta, un film sulla crisi, applicata però ad un contesto sociale, politico e filosofico ben più vasto, di cui la desolata ambientazione desertica rappresenta il contraltare beffardo, oltre che il simbolo pregnante di una ricerca di purezza assoluta. Ma, al di là delle ellissi concettuali, questa surreale “favola” astratta, che vira nell’apocalittico nello stupefacente finale, possiede i suoi punti di forza nei memorabili momenti onirici, che ne riscattano la dignità formale, se non la piena legittimità teorica. Tra le scene di volo alto, che hanno reso il film indimenticabile, vanno sicuramente citate quella, eversiva, dell’amore di gruppo consumato nella desolazione del deserto, con lo sguardo registico metaforicamente “distante”, e l’epilogo anarchico, con la mega villa che esplode in mille pezzi, la visione della sconsolata Daria che immagina la distruzione di quei modelli consumistici responsabili del tragico destino di Mark. La sequenza dell’esplosione, ripetuta fino allo sfinimento, e filmata da ben 17 macchine da presa in simultanea, sulle splendide note dei Pink Floyd, è entrata nella storia del cinema e vale, già da sola il "prezzo del biglietto". Quest’opera dissonante, irrisolta, magniloquente e disomogenea, è uno dei manifesti di quel cinema, poetico e “maledetto”, che oggi sarebbe impossibile anche solo da immaginare. Una menzione speciale per la colonna sonora altisonante, che annovera tra i suoi crediti i Pink Floyd, i Kaleidoscope , i Grateful Dead , Jerry Garcia e John Fahey. Antonioni scartò alcuni temi appositamente composti dai Pink Floyd per il film, uno dei quali sarà poi usato dalla celebre band inglese per il celebre brano “Us and them” del leggendario album “The dark side of the moon”. Questa piccola nota musicale finale dovrebbe fornire ampiamente la dimensione delle altezze artistiche con le quali ci stiamo cimentando
                            Ultima modifica di David.Bowman; 07 novembre 18, 00:00.
                            "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                            Votazione Registi: link

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                            • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio


                              Comunque io c'ho visto sporche manovre economiche dietro tutto questo e di certo non lo sterminio della popolazione di colore come sostiene Moore. Il danno è stato arrecato anche ai bianchi comunque, anche perché ad essere colpita è stata l'intera città.
                              ..
                              Le "sporche manovre" (presunte)sono bastate ed avanzate a Di Maio e Salvini per bagni di folla ed applausi ai funerali di Genova. Invece il capitalismo "alla spicciolata" degli abusi edilizi e dei conti della serva sulla quotazione dei legnami non suscita altrettanta indignazione.

                              Clint Eastwood ha fatto un film su un'aggressione terroristica su un treno, ambientata ai tempi in cui se uno tirava fuori il coltello su un vagone tedesco... Incolpavano il buonismo/terzomondismo/multiculturalismo/comunismo/laicismo di Laura Boldrini. L'altro ieri un italiano entra in un ufficio postale italiano, prende e minaccia ostaggi italiani e chiede di conferire col ministro degli interni italiano...Il politico italiano in questione è del tutto estraneo al suo compatriota . Zitto zitto , che il #politicamentescorretto stia passando un filino di moda?

                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • Originariamente inviato da David.Bowman Visualizza il messaggio

                                Zabriskie Point è (ovviamente, visto l'Autore) un film enorme, di vasta portata e di grande importanza storico-artistica. Io però non lo colloco tra i migliori in assoluto di Antonioni, ma gli preferisco sicuramente altri suoi capolavori. Lo Zabriskie Point geografico è il punto di massima depressione geologica degli Stati Uniti, situato nella desertica “Valle della Morte” californiana. Un luogo ostile, lunare, inseminato, dove non può crescere la vita, che Antonioni ha scelto, emblematicamente, come affascinante ambientazione del suo primo film “americano”. Realizzato con un alto budget, con attori non professionisti ed una lunga e travagliata lavorazione, il film, indubbiamente pretenzioso, fu un flop assoluto al botteghino, venne distrutto dalla critica americana e lasciò perplessa quella italiana, trovando ben pochi estimatori. Il tempo gli ha garantito lo status di cult movie, concedendogli la meritata rivalutazione artistica. Ambizioso e provocatorio, Zabriskie Point è un’opera potente e psichedelica, che intende condensare, in meno di due ore, le utopie delle rivolte giovanili degli anni ’60 e gli ideali della controcultura: le contestazioni studentesche, gli scontri con la polizia, la fuga come idea mitica di rinuncia alle regole della società reazionaria, l’amore libero come atto supremo, e politico, di affermazione della propria indipendenza, i vagheggiamenti della rivoluzione pacifista ed il sogno di abbattimento delle barriere sociali. Probabilmente troppo per un film solo e per un regista come Antonioni, storicamente più a suo agio con tematiche inerenti alla crisi esistenziale, all’incomunicabilità tra esseri umani con relativo coinvolgimento dei rapporti sentimentali di coppia. Ma Zabriskie Point è anche un film sul vuoto, sulla sconfitta del modello capitalistico, sul fallimento delle repressioni civili di fronte al crescente disagio giovanile, tematiche politiche scottanti, affrontate però in maniera frettolosa, e con un farraginoso dogmatismo ideologico di base, dal regista ferrarese, che qui tende a smarrire la rotta creando una divergenza tra il sostrato psicologico e l’ingombrante sovrastruttura intellettuale. Chi ci ha voluto vedere un film sull’America non ne ha colto il senso reale, peccando della medesima superficialità contestata all’autore. Zabriskie Point è, ancora una volta, un film sulla crisi, applicata però ad un contesto sociale, politico e filosofico ben più vasto, di cui la desolata ambientazione desertica rappresenta il contraltare beffardo, oltre che il simbolo pregnante di una ricerca di purezza assoluta. Ma, al di là delle ellissi concettuali, questa surreale “favola” astratta, che vira nell’apocalittico nello stupefacente finale, possiede i suoi punti di forza nei memorabili momenti onirici, che ne riscattano la dignità formale, se non la piena legittimità teorica. Tra le scene di volo alto, che hanno reso il film indimenticabile, vanno sicuramente citate quella, eversiva, dell’amore di gruppo consumato nella desolazione del deserto, con lo sguardo registico metaforicamente “distante”, e l’epilogo anarchico, con la mega villa che esplode in mille pezzi, la visione della sconsolata Daria che immagina la distruzione di quei modelli consumistici responsabili del tragico destino di Mark. La sequenza dell’esplosione, ripetuta fino allo sfinimento, e filmata da ben 17 macchine da presa in simultanea, sulle splendide note dei Pink Floyd, è entrata nella storia del cinema e vale, già da sola il "prezzo del biglietto". Quest’opera dissonante, irrisolta, magniloquente e disomogenea, è uno dei manifesti di quel cinema, poetico e “maledetto”, che oggi sarebbe impossibile anche solo da immaginare. Una menzione speciale per la colonna sonora altisonante, che annovera tra i suoi crediti i Pink Floyd, i Kaleidoscope , i Grateful Dead , Jerry Garcia e John Fahey. Antonioni scartò alcuni temi appositamente composti dai Pink Floyd per il film, uno dei quali sarà poi usato dalla celebre band inglese per il celebre brano “Us and them” del leggendario album “The dark side of the moon”. Questa piccola nota musicale finale dovrebbe fornire ampiamente la dimensione delle altezze artistiche con le quali ci stiamo cimentando
                                Concordo più o meno con tutto e soprattutto con il fatto che si tratta di un film che vive (quasi solo) di due o tre sequenze molto forti, e su tutte la scena di sesso nel deserto e l'esplosione della villa alla fine. E sono d'accordo con te quando dici che non lo ritieni il migliore in assoluto. Della "trilogia americana" io ho apprezzato di più sia Blow-up che Professione: reporter, nonostante questi due manchino di scene così iconiche e potenti.

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