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  • Originariamente inviato da papermoon Visualizza il messaggio

    Io, e qua e là ho rischiato seriamente l'abbiocco.

    Bello senz'anima mi parve la definizione adeguata, ma l'ho già mezzo dimenticato.

    Ah: ho visto l'ultimo dei Coen, La Ballata Di Buster Scruggs
    In sintesi: primo episodio da mani nei capelli, volevo spegnere dalla disperazione, e fino a metà il film resta una robetta a malapena sopportabile.
    Per fortuna le cose migliorano nella seconda parte, anche se la struttura narrativa con finale "a sorpresa", tipicamente demistificante, rende gli episodi abbastanza prevedibili (si veda l'inevitabile esito del raccontino carovaniero).

    Sufficienzina stiracchaitissima, direi.
    Per me invece è uno dei film dell'anno: i segmenti centrali, quello con Tom Waits e quello con Zoe Kazan, valgono l'intero film. Stupendamente amari.

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    • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio
      Visto COLD WAR di Pavel Pawlikowsi. All'inizio ero intrigato dalle ricerche di etnografia musicale che sarebbero piaciute a Bartok, e poi dalla parte che sembra Saranno Famosi nella Polonia comunista. Ma l'ennesima vicenda di amore tormentato è un disastro! Non si solleva mai dalla meccanicità e dalla scontatezza, mi ha lasciato freddo come uno stoccafisso. Bella la battuta finale che fa capire che più che una storia d'amore è la tragedia di un uomo vittima dell'irrequietezza di una fanciulla spiritualmente sbriciolata che non riesce a placarsi manco nel momento della morte. Però quel che viene prima non corrobora questo aspetto di angoscia esistenziale anche perché il personaggio maschile è scritto male e l'attore è un tonno. Bravissima lei invece. Quindi per me è formalmente assai raffinato ma manca l'anima. Tra l'altro ormai la fotografia in bianco e nero è ritenuta "bella" di default ma spesso è solo maniera. Qualcun altro l'ha visto?
      L'ho visto anch'io.
      Ciò che colpisce maggiormente a mio parere è l'elevato impiego di ellissi narrative che costringe spesso lo spettatore ad immaginare o semplicemente lo lascia ignaro di ciò che può essere avvenuto nel frattempo, dovendo quindi semplicemente accettare ed elaborare ciò che il regista decide di presentargli. Non è sicuramente la prima volta che viene adottato un approccio del genere, ma qua mi è parso a tratti portato all'estremo, con un montaggio non sempre chiaro ad evidenziare i lassi temporali. Tutto ciò crea uno sguardo sulla vita della coppia che è solo parziale, quasi a volerne proteggere l'intimità.

      Alla fine ci troviamo di fronte alla descrizione dell'impossibilità di vivere un amore a causa di restrizioni sociali ed eventi storici. A suo modo potrei definirla quindi come la versione arty, in b/n, non musical e ambientata nel passato di La la land.

      Spiccano sicuramente la regia, la fotografia e l'alchimia che si crea tra i due protagonisti, per cui direi che il riconoscimento è meritato.

      Ho visto e rivisto un po' di film negli ultimi giorni, tra i quali ci tengo a portare particolarmente alla vostra attenzione il seguente:

      L'amico sconosciuto di Daryl Duke (CAN, 1978)

      Potrei dire che casualmente è l'unico film "natalizio" che ho visto in questo periodo, in quanto parte della vicenda narrata si svolge a dicembre e vede coinvolto un rapinatore che sfrutta un mascheramento da Babbo Natale.
      Pur essendo un film interamente canadese (tra l'altro dovrebbe essere il remake di un film danese ispirato dallo stesso romanzo) si adatta completamente alla cinematografia americana di quel periodo, soprattutto per quanto riguarda la parabola del protagonista, un Elliot Gould che autonomamente cerca di sfruttare un'occasione per dare una svolta alla propria vita e sempre da solo ne affronterà le conseguenze, dovendo risolvere la situazione in cui è andato a finire, facendo il possibile perché gli altri non se ne accorgano.

      Nella distribuzione delle informazioni tra i personaggi e nel modo in cui tutto ciò crea tensione nello spettatore si può dire che è un film che ha imparato molto bene la lezione di Hitchcock. Anche il rapporto tra Gould e il rapinatore è gestito con maestria. Non mancano poi sullo sfondo aspetti romantici e sessuali di sicuro interesse narrativo e di messa in scena.

      Ci sono anche imprevedibilità ed esagerazioni, ma non inficiano il valore finale del prodotto, che a mio parere è sicuramente un piccolo cult da riscoprire.

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      • Confesso che da appassionato di melò, Cold War mi ha emozionato assai meno di quanto avrei immaginato. Non ho ancora capito se il regista voleva fare una riflessione intellettualistica sul genere - poiché ci sono davvero TUTTI i topoi del genere - e allora lo si può considerare un film anche molto riuscito, e la struttura piena di ellissi e dissolvenze aiuta a raggiungere tale scopo. In caso contrario si tratta, al netto di un film formalmente impeccabile, di un capolavoro mancato. Questo, e non Roma, è un film algido. Lei cmq è bravissima e con una presenza scenica formidabile.

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        • Secondo me è mancato e basta, ben lungi dal capolavoro ma pure dal film riuscito. Mi sta bene la struttura ellittica che sbriglia l'immaginazione dello spettatore ma se quel che viene mostrato è pedestre, pretestuoso, che "mai sorprende e disturba" (come scrive giustamente Emanuele Sacchi su Filmtv) meglio leggersi un manuale di sceneggiatura e farsi il proprio film ex-novo. Le idee buone ci sono, soprattutto la canzone popolare che viene riarrangiata a seconda del contesto e della condizione emotiva della coppia, ma non serve a nulla se uno dei personaggi (il maschio) è talmente afasico da non riuscire a sollecitare il minimo interesse (imho).

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          • Spoilerizzo!

            Recuperato in dvd VICTORIA di Sebastian Schipper. Un film tedesco del 2015 fatto di un unico pianosequenza di due ore, prodezza tecnica che non si riduce ad una vizza schizzata da un raspone a due mani di tecnica cinematografica fine a se stessa (magari truffaldinamente giuntata per via digitale, in Victoria a quanto ho letto il "One Take" è autentico, e si va a zonzo per le strade di Berlino, e succede di tutto...), ma riesce ad emozionare con una vicenda di genere dal ritmo spigliato, ci si scorda del fatto che la ripresa è ininterrotta ma l'ossessività con cui si tallona il tempo che passa rende la tensione a tratti insostenibile, e i personaggi sono struggenti. Un gruppo di anime perdute illuminate di riflesso dalla passionalità oscura della protagonista, che fu aspirante pianista di professione, spregiata dai docenti di conservatorio dopo quattordici anni di studio indefesso [quindi del tutto disfatta nell'interiorità, quindi credibilissima in tutti suoi comportamenti imprudenti, inattesi o addirittura illogici, anche le urla da creatura definitivamente accasciata nel prefinale che paiono un poco esagerate per la morte di un amico conosciuto da poche ore sono lo sfogo (liberatorio) per anni di frustrazione e solitudine abissali]. Per riuscire a provare empatia per personaggi che a rivelarsi e seppur minimamente imprimersi hanno a disposizione pochi dialoghi snocciolati in tempo reale ci vogliono attori della madonna, facce giuste ed interpretazioni genuine. E infatti Laia Costa soprattutto mi è entrata nel cuore. Mi immagino una versione italiana con il romanesco mugugnato o sbraitato degli sprovveduti ragazzotti e l'enfasi con zeppola di una neodiplomata all'accademia di recitazione, e mi cascano i coglioni.

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            • Io lo vidi in rete, poi ho comprato il dvd. Concordo, lo soprannominarono la risposta tedesca a Birdman, ma lo surclassa alla grande.
              Un po' di improvvisazione qua e là (inevitabile visto che é un piano sequenza di 2 ore e mezza) e un paio di crolli della fotografia a parte, l'ho trovato eccezionale.

              Si, è un one take unico. L'operatrice di macchina s'è ammazzata di lavoro.

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              • Non surclassa un cappero. Birdman è un film scritto, diretto, fotografato e recitato da padre eterno, Victoria è un esperimento tecnico con limiti piuttosto evidenti e un ammorbante senso di inutilità che permea tutta l’operazione, che alla fine non lascia nulla.

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                • Come ti inalberi quando ti toccano quella simpatica bambocciata di Birdman.

                  Victoria è infinitamente più radicale come regia e come sceneggiatura.
                  Ultima modifica di Sensei; 02 gennaio 19, 20:50.

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                  • È un compendio di improvvisazione attoriale e organizzazione produttiva, non c’è niente di radicale.

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                    • Io qui ho pianto disperatamente. Altro che "bambocciata".
                      https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                      "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                      • A me Birdman aveva divertito e non poco, le scene di commedia sono gustose, gli attori belli carichi e alcune riprese lasciano a bocca aperta (come la transizione sotto le lenzuola da dietro il sipario all'aperta ribalta), ma effettivamente il raggio d'azione è più limitato, e il regista come spesso succede spala addosso alle sue amene sboronate una quintalata di fuffa col messaggio e/o misticismo cretino che, quello davvero, non ha lasciato tracce di sé, per quel che mi riguarda. Victoria è tutt'altro che inutile, secondo me, è un cuore caldo e vibrante.

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                        • Non riesco a capire cos'avrebbe di emozionante questa scena; Birdman l'ho mezzo rimosso, ma ricordo bene che al di là dell'ottima fattura per me è "solo" una garbata dramedy. Perdona la schiettezza, non voglio flammare ma vorrei capire cos'ha questo film che di tanto in tanto sento lodato come fosse un Malick dei tempi d'oro.



                          Intanto: Split di Shyamalan

                          Rivisto in lingua originale, è un ottimo film dal cuore emotivo ben definito e coinvolgente, il discorso che sviluppa su come il dolore sfaccetti la nostra personalità e possa renderci più forti è molto bello e non banale, così come il tema (ripreso da Unbreakable) di come nelle persone ci sia un enorme potenziale inespresso.
                          La regia di Shyamaln è sempre elegante, peccato tornino anche certe sue linee di dialogo banali e che non vanno per il sottile. Analogamente, seppur bravissimo per versatilità e impegno (bello il lavoro su voce e accenti) l'interpretazione di McAvoy è esagerata e da cartone animato; qualcuno dirà che si sposa bene col tono da cinefumetto e con l'esigenza di differenziare le personalità ma io preferisco prestazioni più misurate. Anya Taylor-Joy è bellissima e bravissima, fra questo e The WItch speriamo abbia una carriera di successo.
                          Peccato anche per la colonna sonora, fa il suo ma quella di Unbreakable era su un altro livello ed infatti quando nel finale si risente il tema di Unbreakable la differenza si sente tutta.
                          Ultima modifica di Cooper96; 02 gennaio 19, 22:07.
                          Spoiler! Mostra

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                          • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                            Intanto: Split di Shyamalan

                            Rivisto in lingua originale, è un ottimo film dal cuore emotivo ben definito e coinvolgente, il discorso che sviluppa su come il dolore sfaccetti la nostra personalità e possa renderci più forti è molto bello e non banale, così come il tema (ripreso da Unbreakable) di come nelle persone ci sia un enorme potenziale inespresso.
                            a regia di Shyamaln è sempre elegante, peccato tornino anche certe sue linee di dialogo banali e che non vanno per il sottile. Analogamente, seppur bravissimo per versatilità e impegno (bello il lavoro su voce e accenti) l'interpretazione di McAvoy è esagerata e da cartone animato; qualcuno dirà che si sposa bene col tono da cinefumetto e con l'esigenza di differenziare le personalità ma io preferisco prestazioni più misurate. Anya Taylor-Joy invece è bellissima e bravissima, fra questo e The WItch speriamo abbia una carriera di successo.
                            Peccato anche per la colonna sonora, fa il suo ma quella di Unbreakable era su un altro livello ed infatti quando nel finale si risente il tema di Unbreakable la differenza si sente tutta.
                            Molto bella questa mini recensione, concordo su tutto, anche perchè in poche righe, concise, sintetiche e precise, hai condensato praticamente tutto quello che si può dire sul film, dagli aspetti tecnici a quelli contenutistici, recitativi, musicali.

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                            • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                              Non riesco a capire cos'avrebbe di emozionante questa scena; Birdman l'ho mezzo rimosso, ma ricordo bene che al di là dell'ottima fattura per me è "solo" una garbata dramedy. Perdona la schiettezza, non voglio flammare ma vorrei capire cos'ha questo film che di tanto in tanto sento lodato come fosse un Malick dei tempi d'oro.
                              Rivedilo in originale come hai fatto con Split.

                              È un filmone con dialoghi in punta di penna, una messa in scena che mescola con spaventosa consapevolezza del mezzo elementi surreali, metafore musicali e visive, tematiche care al realismo teatrale, teoria pirandelliana, indagando il rapporto tra gli attori, tra padre e figlia, tra critica e attori, tra l'attore e il suo ego, criticando il sistema produttivo hollywoodiano e sondando la coscienza di Riggan Thomson attraverso il movimento costante della mdp, che rimbalza tra un contesto e l'altro e tocca tutto quello che ho appena elencato, con grande equilibrio, lucidità, ambizione e inventiva.

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                              • Cooper96 già solo la musica sarebbe sufficiente per commuoversi.
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                                Ultima modifica di Gidan 89; 03 gennaio 19, 13:12.
                                https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                                "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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