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  • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
    La Favorita di Yorgos Lanthimos

    Ma le annate cinematografiche ormai vanno a tema? Sembra che ad un certo punto tutti si mettano a trattare le stesse tematiche, e l'ultimo festival di Venezia è l'esempio più lampante. Quale è stato il tema predominante? Il Femminile. Declinato anche in uno dei suoi aspetti cardine, ovvero il Materno.
    Se Audiard nel suo - per me mediocre - The Sisters Brothers va cercando il Femminile nel Maschile, Lanthimos fa l'esatto contrario. Fortunatamente con risultati di molto superiori.
    La Favorita indaga i concetti di Maschile e Femminile all'interno delle dinamiche di Potere. Lanthimos ci dice che queste dinamiche appartengono prettamente alla sfera del Maschile (per questioni prettamente culturali, ma non solo), e che le donne subiscono inconsciamente una deviazione mascolina nel perseguirle. La cosa interessante del film è che i personaggi - aldilà della natura biologica - diventano Maschili (costruzione culturale) o Femminili (nel senso più puro e profondo del termine) in base alla loro posizione nel triangolo del Potere(Colman - Weisz - Stone). Andando nello specifico:
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    Analisi interessante però boh. Secondo me La favorita è il miglior film di Lanthimos proprio perché riesce finalmente a disincagliarsi dalle passate parabole intellettualistiche in cui i personaggi vagano come allegorie incarnate (di dinamiche sociali o psicoanalitiche) e si relazionano in un giochetto magari a tratti geniale ma a cui lo spettatore è costretto ad assistere senza che manco la sua intelligenza venga coinvolta. Grazie allo sceneggiatura qua finalmente c'è gente per cui provare empatia, si va al di là dei ruoli atarassici, si va al di là della storia e della metafora, c'è pure un minimo di respiro affabulatorio, anche se la schematicità del greco resta ed è il fondo limaccioso su cui la memoria "scivola"...
    Ultima modifica di Bone Machine; 31 gennaio 19, 13:33.

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    • Mah, secondo me quello di Gidan su The Favourite è pieno overreading. Non è un film che parla di donne alla scoperta del loro lato maschile nè trovo che la Colman e la Weisz interpretino personaggi mascolini o che la Stone abbracci lo stesso percorso per ottenere il potere di cui poi viene investita. Quello forse è Mary Queen of Scots.

      Tra l’altro la migliore nel film per me è la Colman, seguita dalla Weisz (il personaggio che ne esce meglio) e infine la Stone.

      Quanti titoli che hanno partecipato alle scorse edizioni di Venezia sono collocabili in un discorso sul femminile? Tanti. Non escludo che la commissione che ha fatto la selezione dei film in concorso abbia dato priorità a questa guida tematica, tuttavia penso che Lanthimos abbia semplicemente fatto un film con personaggi femminili scritti come dio comanda. Le dinamiche di potere e il rapporto tra i caratteri in gioco sono una prosecuzione di quanto aveva già detto in The Lobster (qui citato) e in Sacred Deer (c’entrano sempre gli animali), declinando le tematiche in base al genere che sceglie di esplorare. Finale potentissimo in vertiginosa triplice dissolvenza.
      Ultima modifica di SE7EN; 31 gennaio 19, 13:42.

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      • Originariamente inviato da SE7EN Visualizza il messaggio
        Mah, secondo me quello di Gidan su The Favourite è pieno overreading. Non è un film che parla di donne alla scoperta del loro lato maschile nè trovo che la Colman e la Weisz interpretino personaggi mascolini o che la Stone abbracci lo stesso percorso per ottenere il potere di cui poi viene investita. Quello forse è Mary Queen of Scots.

        Tra l’altro la migliore nel film per me è la Colman, seguita dalla Weisz (il personaggio che ne esce meglio) e infine la Stone.
        Non ho detto che è un film che parla di donne "alla scoperta del loro lato maschile". Si tratta di un film di donne che agiscono all'interno di determinate dinamiche di potere prettamente maschili. Su tutto quello che fanno si avverte il peso del contesto politico-culturale, che è la cosa più interessante del film a mio parere. Per me non c'entra quasi niente col suo film precedente, mentre ha più punti in comune con The Lobster.
        Su MyMovies c'è una recensione che in parte sposa la mia interpretazione del film:
        https://www.mymovies.it/film/2018/la-favorita/

        Poi si può benissimo non essere d'accordo, anche perché - come si dice - "la ragione è dei fessi".


        Bone Machine ma su questo sono d'accordo anche io. Penso che Lanthimos debba continuare a lavorare su un'idea di cinema simile, a cavallo tra mainstream e cinema d'essai. In questo "compromesso" può davvero dire la sua, mentre credo - seppur sia ancora molto giovane - che nell'ambito prettamente d'autore abbia un po' il fiato corto. I personaggi de La Favorita infatti non sono delle allegorie incarnate, questo non significa che il film - aldilà della sua fruibilità - non possa avere una caratterizzazione psicologica di fondo complessa. C'è tanto cinema classico con dinamiche di gender sofisticate che lavorano sotto traccia. Riuscire a coniugare il lavoro di scavo sui significati con una messa in scena ed una scrittura godibili è segno di maturità a mio avviso.
        Ultima modifica di Gidan 89; 31 gennaio 19, 15:01.
        https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

        "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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        • La recensione di Mymovies parte dall'assunto che il film denunci "la condizione della donna in un mondo rigidamente patriarcale" e rimane tale, non viene sviluppato, non viene aggiunto dell'altro, resta un input di riflessione basato sul fatto ovvio e acclarato che la Storia sia stata fatta dagli uomini, ma io non credo che questo fosse il punto di Lanthimos, che per me voleva semplicemente fare un film dove gli uomini non contano nulla e le donne sono quelle che gestiscono il potere. In questo aspetto fondamentale dell'opera certa critica potrebbe vederci il film "femminista" ma sarebbe una banalizzazione. Può essere considerato "femminista" per un motivo solo, perché cerca di mettere in scena, anche accantonando l'attendibilità storica in certi frangenti, la rara circostanza che prevede solo figure femminili al comando, e quando dico "comando" intendo di tutto, soprattutto al comando del racconto, avendo ruoli importanti grazie ai quali guidano una narrazione character driven, che si orienta sulle loro decisioni e il percorso che scelgono di intraprendere o di far intraprendere agli altri personaggi.

          In comune con Sacred Deer ha il nucleo del conflitto, ovvero la contingenza di trovarsi a dover difendere una posizione di privilegio, per amore o egoismo, pagando un alto prezzo, magari il sacrificio di una parte di sé o della propria famiglia. C'entrano sempre gli animali come leva di paragone e metafora degli esseri umani, ingabbiati come bestie in una situazione quasi kafkiana e costretti a reagire per istinto di sopravvivenza.
          Ultima modifica di SE7EN; 31 gennaio 19, 15:51.

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          • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio

            Secondo me La favorita è il miglior film di Lanthimos proprio perché riesce finalmente a disincagliarsi dalle passate parabole intellettualistiche in cui i personaggi vagano come allegorie incarnate (di dinamiche sociali o psicoanalitiche) e si relazionano in un giochetto magari a tratti geniale ma a cui lo spettatore è costretto ad assistere senza che manco la sua intelligenza venga coinvolta. Grazie allo sceneggiatura qua finalmente c'è gente per cui provare empatia, si va al di là dei ruoli atarassici, si va al di là della storia e della metafora, c'è pure un minimo di respiro affabulatorio, anche se la schematicità del greco resta ed è il fondo limaccioso su cui la memoria "scivola"...
            La penso allo stesso modo.
            Vuoi per l'opulenza visiva, vuoi per la sceneggiatura (altrui, leggo) sin troppo brillante, vuoi per la sua "commercialità" con annessa possibilità di empatizzare con figure non rigidamente e pedantemente metaforiche, è l'unico film di Lanthimos che ho visto fino alla fine con (moderato) piacere e interesse.

            Più che le dinamiche triangolari mi ha colpito il modo in cui è girato, ossia con queste immagini tutte a fuoco (il bisogno di tenere tutto sotto controllo che ossessiona il cortigiano, la circolarità del suo eterno circoscritto passeggiare?) e il grandangolo che qua e là distorce pure i tronchi delle querce secolari. E' come se guardassimo a una caricatura alla Hogart attraverso una lente d'ingrandimento che magnifica e deforma certe umane brutture, accentuando allucinatoriamente il senso di grottesca mascherata d'epoca (ceroni, parrucconi, abitoni).
            Per il resto boh, il gusto caricatural/sarcastico l'ho trovato troppo pesante (emblematica la scena in cui il nostro inquadra in ralenti bocche deformi che sbevazzano e sghignazzano, quadretto che ha la sottigliezza di un quarto di bue), e il plot alla lunga (anzi, alla breve) prolisso e tendente a riproporre sempre le stesse dinamiche conflittuali. Pare quasi di esser finiti in una versione d'epoca di Mean Girls girata dall'operatore di Barry Lyndon dopo una pesante sessione di acidi - manca solo la lotta nel fango.

            Insomma, per certi versi lo definirei un bello spettacolone da festival che comunque mi ha smosso poco. Concordo sulla forza della scena finale.
            Ultima modifica di papermoon; 31 gennaio 19, 18:35.

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            • SE7EN sono d'accordo con te sul concetto di "femminista". Per il resto:

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              https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

              "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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              • Che poi, il film sarà pure femminista e femminicentrico con uomini coglioni e grotteschi ma tirando le somme l'unico a spuntarla senza compromettersi con la sovrana è il personaggio interpretato da Hoult, Robert Harley, aizzando da autentico politico le due favorite una contro l'altra, facendone emergere le emblematiche vulnerabilità. Mi vengono in mente le "donne" di Greenaway, tipo nei Giardini di Compton House, madre e figlia, quelle sì che sono toste e spaccano culi di maschio senza scomporsi. E assolutamente non rappresentano femmine mascolinizzate...
                Ultima modifica di Bone Machine; 31 gennaio 19, 18:08.

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                • Il film non è per niente femminista, anzi è un anti #metoo, al contrario di quella pacchianata di Maria regina di Scozia. Capisco che Lanthimos divida molto, ma film come Dogtooth e Alps sono nettamente i suoi migliori, quelli che d'altronde lo hanno fatto diventare il regista di culto tra i cinefili di mezzo mondo. Invece si può dire tranquillamente che La favorita sia il suo film migliore in lingua inglese, dove Lanthimos riesce a mettere i suoi temi dentro un meccanismo da Eva contro Eva in costume (o anche Mean Girls, è un paragone azzeccato per molti versi).

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                  • White boy Rick

                    Purtroppo McConaughney sta prendendo una brutta deriva, deppiana diciamo, ovvero quella di preferire alle storie i personaggi che gli vengono offerti. Non sempre una grande recitazione riesce a salvare un film mediocre: a Matt era andata bene con DBC, la particina in The Wolf of Wall Street e la chiamata di Nolan sembravano presagire qualcosa di enorme ma ormai bisogna prendere atto che la McConassance, o come si scrive, si sta lentamente sgonfiando. In attesa di Serenity, che secondo alcuni è un film orrendo, e del freak interpretato per Korine, c’è questo White boy Rick. Un film inutile, piatto, interpretato malamente dal giovane attore protagonista, con un finale che ti fa dire “ah vabè chissenefrega” vista la scarsa empatia che si prova per il ragazzo durante tutto il film. Leggo che il regista è francese, ce ne sono ormai diversi che vanno negli USA con l’ambizione di fare del cinema classico americano sbagliando puntualmente tutto. Ed è un peccato perché McConaughney, nella parte di un padre straperdente che vende armi sottobanco senza avere il coraggio di usarne una è semplicemente grandioso. Ma non si può amare una grigia città dormitorio dell’Est Europa solo perché perso tra i palazzi c’è un locale pieno di fighe spaziali.

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                    • Un po' di film visti non al cinema negli ultimi tempi.

                      Climax di Gaspar Noè: Linguisticamente la versione radicale ed estrema del videoclip di Protege moi che girò per i Placebo. Da amare o detestare senza mezzi termini.

                      Velvet Buzzshaw di Dan Gilroy: Il regista che folgorò con Lo sciacallo non c'è più, o forse non c'è mai stato ed era un (gran bell') abbaglio. Pensavo fosse amore, e invece era un calesse (cit.).

                      Piercing di Nicholas Pesce: Non ho ancora capito se ci sia più talento o fuffa nel regista di The eyes of my mother. Mia Wasikowska comunque si conferma il miglior talento della sua generazione, per eclettismo e scelte nei ruoli.

                      Silvestre di Joao Cesar Monteiro: Come potrebbe essere un fantasy medioevale girato da un cineasta portoghese? Ecco la risposta. Un Monteiro purissimo, prima di dare vita al suo alter ego Joao de Deu

                      Green Fish di Lee Chang-Dong: Opera prima di folgorante bellezza. Basterebbe vedere la sequenza del primo bacio tra i due protagonisti per capire che il coreano è un maestro assoluto del cinema contemporaneo. Qui filtra più col genere (gangster movie), ma ci sono già tutti i suoi temi e il suo stile.

                      Lost, Found di Lu Yue: [Uno dei massimi registi cinesi della sua generazione, troppo poco conosciuto e studiato in Italia. Forse non il suo migliore, ma ad avercene]. Come non detto, è un quasi omonimo, maledetti cinesi coi nomi uguali. Vabbè il film è bello cmq.
                      Ultima modifica di Medeis; 03 febbraio 19, 14:30.

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                      • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio
                        Un po' di film visti non al cinema negli ultimi tempi.


                        Velvet Buzzshaw di Dan Gilroy: Il regista che folgorò con Lo sciacallo non c'è più, o forse non c'è mai stato ed era un (gran bell') abbaglio. Pensavo fosse amore, e invece era un calesse (cit.).
                        Lo sciacallo l'ho recuperato ieri verso mezzanotte.
                        Molto bravo il protagonista e curati i dialoghi...ma manca il colpo di teatro che si trova in tanti film italiani e americani (penso a L'asso nella manica). Interessante il mondo notturno dei reportage di assalto, buona l'alienazione del protagonista, simile a quella di Taxi Driver ma aggioranata ai tempi di internet. Ma manca qualcosa. Molti personaggi di contorno, come l'assistente del protagonista o il giornalista buono non si evolvono e quindi non contribuiscono sul serio alla trama del film che, anzi, diventa ridondante. Una volta che
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                        Insomma un buon primo tempo e tanta carne al fuoco che si risolve però in una bolla di sapone.

                        Bravo Gylleghan (o come si scrive...mi scoccio di googlare) che, come hanno fatto notare sui 400 calci, con quegli occhi a palla e il codino ricorda Paperoga e che, curiosamente, come nei fumetti disney italiani, riesce ad intortare di parole la vittima di turno (lì era Paperino, qui un neo-assunto) fino a tragiche conseguenze.
                        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                        • Un po' di iconoclastia: L'ultimo imperatore di Bertolucci

                          Un film tanto epico e magniloquente quanto vuoto. Non siamo mai davvero dentro la testa dell'imperatore, che anzi è piatto e monocorde ("voglio uscire" e nulla più). L'unico momento che mi ha smosso dall'indifferenza è quando gli viene impedito di uscire dall'ambasciata giapponese quando la moglie è cacciata dopo il parto, a rimarcare una vita prigioniera. Il percorso di redenzione e rieducazione è mostrato solo in modo superficiale. Tutti gli altri personaggi sono figurine.
                          L'unica cosa emozionante è osservare lo svolgersi della Storia, vera protagonista, che in 50 anni ha rivoltato come un calzino la Cina ed ha travolto la vita di grandi e piccoli; anche l'Imperatore, sulla carta tanto importante, è per lo più spettatore e vittima degli eventi come l'uomo qualunque.
                          Sul lato tecnico nulla da dire, Bertolucci e Storaro maestri totali (per gusti miei comunque preferisco l'estetica del Conformista). Le musiche: bene quelle orientali, il tema "occidentale" invece comunica un entusiasmo fuori posto.

                          Peccato, in genere stravedo per i film storici ed in costume.



                          Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio
                          Velvet Buzzshaw di Dan Gilroy: Il regista che folgorò con Lo sciacallo non c'è più, o forse non c'è mai stato ed era un (gran bell') abbaglio. Pensavo fosse amore, e invece era un calesse (cit.).
                          Mi spiace sentirlo, Nighcrawler è stato un film magnifico, che cattura molto il clima competitivo della recessione/stagnazione economica, di cui Louis Bloom è un sottoprodotto perfetto.
                          Ultima modifica di Cooper96; 03 febbraio 19, 16:09.
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                          • Beh già Roman J. Israel, Esq. Era stato un mezzo fallimento, se questo fa così schifo siamo 1 a 2.

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                            • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
                              SE7EN sono d'accordo con te sul concetto di "femminista". Per il resto:

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                              Diciamo che Sarah è il personaggio che ne esce meglio dal finale, è la grande "assente". La triplice dissolvenza in chiusura non la contempla, esce di scena prima. Nel rapporto che aveva instaurato con la regina, lei era l'elemento di responsabilità, la "care giver". Esercitava il proprio potere con una consapevolezza che solo fiducia e amicizia danno, e se si prendeva più di quanto le era concesso era proprio perché sapeva di poterselo permettere. Provava un sincero affetto per la regina, ci teneva alla sua felicità, era anche disposta a non sembrare sempre simpatica con la sua schiettezza e sincerità. Vieta addirittura alla sovrana di bere la cioccolata, sapendo che non le avrebbe fatto bene allo stomaco, e in sua assenza la regina Anna si ingozza di torta fino al vomito, per poi tornare a riempirsi la bocca, perché Abigail se ne fregava. Ottemperava a incarichi di grande rilievo ma allo stesso tempo era un'amica sincera, ambiziosa e, appunto, responsabile. Per lei i conigli della regina sono soltanto degli animali ma in questa convinzione era trasparente, glielo diceva in faccia, ma non mancava di rispetto al ruolo di quelle povere bestie, nemmeno si immischiava. Abigail invece li sfrutta per ingraziarsela, fa finta di apprezzarli per arrivismo, per sembrare dolce e comprensiva, ma nel finale appare per quello che è veramente, un'opportunista che sfrutta la posizione di vantaggio ottenuta, solo per il sadistico e meschino desiderio di abusare di un potere che non aveva guadagnato lealmente. I conigli rappresentano una certa purezza e innocenza infantile, è come se fossero i bambini della regina Anna dato che ciascuno fa le "veci" di un figlio morto prematuramente, perciò quando Abigail ne calpesta uno la regina non vede questo gesto ma lo sente, come se avesse una connessione con l'animale. Da lì si rende conto di ciò che Abigail è veramente e inizia a trattarla come una serva, le chiede di grattarle la gamba martoriata dalla gotta e la usa come appoggio. La dissolvenza finale è la fissazione di un rapporto oppressivo per entrambe le donne, unite nello stesso frame dallo stesso destino. Una vive del rimpianto di aver allontanato l'unica persona capace di non farla sentire sola, in balìa del lutto che affligge la sua esistenza, dei problemi di salute e degli obblighi politici. L'altra è intrappolata in un futuro gramo, colpita come un boomerang dalle conseguenze di ciò che ha seminato, dopo aver racimolato troppo in fretta un potere che non è capace di gestire perché troppo giovane e irresponsabile per capirne la portata. L'immagine dei conigli amplifica il senso di prigionia che le unisce: da una parte la mancata elaborazione del lutto per Anna, a maggior ragione dopo aver perso un'amica, amante, confidente, perfino badante, che facesse da palliativo ai drammi della sua esistenza, sostituita con una falsa, capricciosa e irripsettosa ragazzina leccaculo; dall'altra la sottomissione alla quale Abigail è costretta, ingabbiata in un malsano rapporto di dipendenza reciproca dalla quale non può staccarsi, pena tornare alla vita di abusi e povertà che conduceva prima.

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                              • The Wife
                                Un filmettino da domenica pomeriggio con la Close che è brava (e grazie al...). Di più non c'è altro da dire.

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