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  • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio

    Io invece ho apprezzato che certi snodi (come appunto quello della scoperta del loro carteggio: dal trailer temevo che ci si concentrasse troppo sull'imbarazzante caso mediatico) siano stati lasciati irrisolti, anzi è probabile che dati i problemi al montaggio per Dolan una maggior ambiguità fosse l'unica buona opzione. Come se le due esistenze, di John e di quello schitto di Satana che l'adora, procedessero parallele in una sorta di What If dai bordi sfrangiati, o meglio un monito che riguarda sentimenti che in un caso restano inespressi mandando a male la vita di Donovan, nell'altro ci si viene a patti, e il dolore resta ma è condiviso. E nella polpa profonda delle due vulnerabilità ci stanno conficcate come capitelli le madri, e penso che l'intuizione che riesce nonostante tutto a compattare il film siano i due primi piani su Portman e Sarandon, lunghissimi e intensi (espediente già utilizzato da Dolan, mi pare), una che, dietro al sorriso che si spegne, esprime perplessità sul carattere in divenire del piccolo Rupert (mentre questi urla davanti alla tv come sull'orlo di un attacco di epilessia), l'altra che, seduta in bagno mentre i figli cantano, tracima rimpianto come avvertisse la catastrofe in arrivo. Una guarda verso sinistra, l'altra verso destra, una posta all'inizio e una alla fine del film, e la Sarandon con quegli occhi aperti un poco sporgenti e lancinanti sembra che glielo raccomandi alla giovane, da quell'altra dimensione: stagli vicino ma lascialo libero. Per il resto troppa roba farlocca, tipo la giornalista Thandie Newton, atroce, e i momenti che i fan definiscono lirici io li considero giocare con la mia pazienza, però non annoia. E c'è Susan Sarandon.
    Del carteggio manca tutto: il punto di vista di Donovan è completamente assente, tutto si risolve in dieci minuti con lui che alla fine va nei talk a scherzarci su (ma se tutto si risolve per il meglio grazie ai magheggi della sua manager come mai la sua carriera poi va a rotoli? Boh), non si sa cosa si scrivevano, perché lo facevano, cosa apportava tutto questo alle loro vite. Zero. Diventa una specie di McGuffin che serve a dar vita a un po’ di situazioni. Purtroppo ne suo insieme scade nel banale, poi prese singolarmente le scene funzionano ma mancano i raccordi e tanta ciccia.

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    • The Sky Crawlers di Mamoru Oshii

      Noia e piattezza e delusione. Di 2 ore di durata, la prima ora e mezza è una continua riproposizione delle stesse situazioni. La scena-tipo è "tipo si accende una sigaretta - dialogo criptico che non vuol dire niente - scena successiva". Credo di aver visto almeno 20 volte una sigaretta venire accesa. Chi lo ha visto potrebbe dire che, vista la tematica del film, questa reiterazione continua sia funzionale a comunicare il messaggio e lo stato d'animo dei protagonisti. Questo però non giustifica la noia, il copia-incolla, le frasette chiudi scena che non fanno effetto (roba da film di Sorrentino). I personaggi hanno personalità blanda e amorfa eccetto la colonnella matta (ancora: qualcuno potrebbe dire che ciò è funzionale a comunicare la tematica, ma c'è modo e modo e questo modo si è tradotto in noia pura).
      La mitologia viene spiegata solo nell'ultima mezz'ora, per altro senza che si sia creata curiosità, comunque è interessante. Ma la sensazione è che tutto il film sia un pretesto per arrivare a sbatterci in faccia un paio di monologhi (uno sulla guerra, uno sul trovare qualcosa di diverso nelle solite cose), belli per carità ma insomma.
      Sul lato tecnico ho trovato le animazioni molto robotiche. Salvo solo la colonna sonora.
      Ultima modifica di Cooper96; 02 luglio 19, 22:09.
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      • The Sky Crawlers è un capolavoro assoluto della storia del cinema, altro che noia e piattezza (tralascio la frase del paragone con Sorrentino); una distopia futura che parla dell'oggi con uno stile d'animazione spartano ed asettico, dove tutto è sempre uguale ed insignificante nella sua ripetitività, che si entrata in un loop continuo necessario a far si che la guerra non finisca mai in modo che la gente tramite il dolore in diretta, comprenda il bisogno di una pace necessaria e che non venga dimenticata dopo qualche decennio.
        Oshii analizza la società e le sue ipocrite contraddizione come nessun altro riesce a fare al giorno d'oggi. La sequenza dopo i titoli di coda è raggelante nel suo pessimismo, dando le piste a tutti i film Marvel che la usano a mo di anticipazione stile serie TV.
        Ultima modifica di Sensei; 02 luglio 19, 22:15.

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        • A me sembra che tu ti sia innamorato del messaggio del film (che ho colto anche io) e che ciò ti offuschi il giudizio. Comunque, de gustibus.
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          • Non mi sembra, altrimenti come te mi sarei annoiato durante le due ore.

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            • Qua c'è la mia recensione su Sky Crawlers, buttaci un'occhio appena puoi :

              The Sky Crawlers (2008)

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              • Ieri ho visto Italiano Medio di Maccio Capatonda e l'altro ieri Requiem for a Dream di Aronofsky.
                Ho avuto due giorni fortunati.
                "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
                The Smiths - I Know It's Over

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                • stavo riguardando un episodio dello Zio Tibia picture show (riversato da vhs) che presentava Unico indizio la luna piena...e mi compare questo, al quale debbo probabilmente la mia intera carriera agonistica...



                  ...lacrime...............

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                  • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                    Qua c'è la mia recensione su Sky Crawlers, buttaci un'occhio appena puoi :

                    The Sky Crawlers (2008)
                    Letta. Scrivi bene, ma ripeto: il messaggio l'ho colto anche io, il problema è come è arrivato, con 2 ore di scene ripetitive e aride.

                    Guarda, di Oshii qualcosa ho masticato (GITS 1 e 2, Jin-Roh), e lo tengo in grandissima considerazione (GITS 1 per me è un Capolavoro totale) ma in Sky Crawlers ha toppato.
                    GITS 1 ha un intreccio elaborato, un ritmo incalcazante (e infatti la durata è inferiore ai 90 minuti, Sky Crawlers supera le 2 ore), non ci sono scene morte ed inutili. I personaggi sono carismatici, vivi, tormentati. E' capace di creare immagini memorabili (penso al combattimento contro il tank, o alla visita in città), non per niente ha influenzato profondamente l'immaginario della fantascienza venuta dopo. In SC non ci sono immagini memorabili, i personaggi sono apatici, la colonnella dovrebbe essere quella tormentata ma l'impressione è stata più quella di una schizofrenica.
                    GITS 2 l'ho visto secoli fa, da quel che ricordo valgono le considerazioni fatte sopra, solo lo considero inferiore perché è sbilanciato sul fare enormi monologhi e disquisizioni mentre il primo GITS è più equilibrato nel mix di azione-disquisizioni filosofiche-intreccio spionistico.
                    Jin-Roh è un capolavoro ingiustamente semi-sconosciuto. Qui il ritmo è lento, ma l'interesse è tenuto vivo dai misteri dell'intreccio e dall'atmosfera da film di spionaggio (tipo la Talpa, La conversazione, I tre giorni del Condor). In SC i misteri non sono proprio tali, l'atmosfera è di stasi totale (frutto anche di scarso world-building), i personaggi blandi, non caratterizzati apparte la colonnella matta. Sentivo solo indifferenza verso la storia.

                    Per farla breve, di SC ho colto i contenuti, ma la visione è stata tutt'altra che interessante o piacevole. Come ho già detto, una scusa per arrivare a fare un paio di monologhi. Le dissertazioni sociologiche/antropologiche/ecc. da sole non mi bastano per promuovere un film.
                    Ultima modifica di Cooper96; 03 luglio 19, 23:21.
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                    • Io continuo ad andare al cinema e non al mare, oggi ho visto Il segreto di una famiglia (La quietud) di Pablo Trapero, passato l'anno scorso fuori concorso a Venezia (e forse il Concorso ci poteva stare, visto anche il livello - mediocre - della selezione). Mi è piaciuto di più rispetto al precedente Il Clan (visto ieri per la prima volta), con il quale questo intrattiene una continuità tematica (l'arricchimento criminale delle famiglie borghesi argentine durante - o subito dopo - la dittatura militare che loro hanno sostenuto). Qui però oltre all'atto di accusa nei confronti della borghesia ci sono anche altre cose... vizi privati, pulsioni incestuose (alcune restituite in maniera un po' grossolana - l'edipo irrisolto padre/figlia - altre in maniera più efficace - il rapporto tra le due sorelle), tradimenti. La linea erotica è quella che mi ha convinto e coinvolto di più (ho avuto un'erezione durante la scena iniziale di masturbazione tra le due sorelle - Berenice Bejo e Martina Gusman - pensando all'idraulico nero che le turbava da adolescenti), e forse fare un film interamente costruito su questo tema avrebbe prodotto un esito più interessante (o se non altro più armonico). Qui invece ci sono molte troppe cose, non si capisce bene in che direzione il film voglia andare, e il finale (piuttosto originale) suona però, allo stesso tempo, posticcio. Comunque, bene le protagoniste (che, curiosamente, si assomigliano molto), bene le scene di sesso (la prima in particolar modo, trionfo di culi, slip striminziti e capezzoli turgidi sotto la canottiera), bene tutto sommato la regia, anche se non inventa nulla (a parte forse una o due scene in cui la mdp danza ophulsianamente da un personaggio all'altro). Visione, ad ogni modo, consigliata.

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                      • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
                        Io continuo ad andare al cinema e non al mare, oggi ho visto Il segreto di una famiglia (La quietud) di Pablo Trapero, passato l'anno scorso fuori concorso a Venezia (e forse il Concorso ci poteva stare, visto anche il livello - mediocre - della selezione). Mi è piaciuto di più rispetto al precedente Il Clan (visto ieri per la prima volta), con il quale questo intrattiene una continuità tematica (l'arricchimento criminale delle famiglie borghesi argentine durante - o subito dopo - la dittatura militare che loro hanno sostenuto). Qui però oltre all'atto di accusa nei confronti della borghesia ci sono anche altre cose... vizi privati, pulsioni incestuose (alcune restituite in maniera un po' grossolana - l'edipo irrisolto padre/figlia - altre in maniera più efficace - il rapporto tra le due sorelle), tradimenti. La linea erotica è quella che mi ha convinto e coinvolto di più (ho avuto un'erezione durante la scena iniziale di masturbazione tra le due sorelle - Berenice Bejo e Martina Gusman - pensando all'idraulico nero che le turbava da adolescenti), e forse fare un film interamente costruito su questo tema avrebbe prodotto un esito più interessante (o se non altro più armonico). Qui invece ci sono molte troppe cose, non si capisce bene in che direzione il film voglia andare, e il finale (piuttosto originale) suona però, allo stesso tempo, posticcio. Comunque, bene le protagoniste (che, curiosamente, si assomigliano molto), bene le scene di sesso (la prima in particolar modo, trionfo di culi, slip striminziti e capezzoli turgidi sotto la canottiera), bene tutto sommato la regia, anche se non inventa nulla (a parte forse una o due scene in cui la mdp danza ophulsianamente da un personaggio all'altro). Visione, ad ogni modo, consigliata.
                        Io invece avevo preferito Il clan, che trovo tra l'altro è il migliore di Trapero. Ricontrollando la sua filmografia, di cui ho visto quasi tutto, rimane comunque un regista piuttosto di secondo piano a mio parere.
                        Questo La Quietud soffre di un'impostazione un po' troppo soap operistica, con parecchi dialoghi poco convincenti e interpretazioni non all'altezza. Come dici tu il film vuole inoltre parlare di un po' troppe cose, senza approfondirne nessuna.
                        A farne un prodotto godibile è comunque la buona messa in scena e l'azzeccatissima scelta di casting delle due sorelle.

                        Nonostante sia un sostenitore del cinema argentino e sudamericano in generale per me è stata una scelta giusta lasciarlo fuori dal Concorso, al contrario di altri due film che sono passati in sezioni parallele: mi riferisco a Mi obra maestra di Gastón Duprat, che da solo o con l'ausiilio di Mariano Cohn ha già dato dimostrazione di saper creare opere inventive, ironiche e pungenti, meriterebbe quindi un riconoscimento internazionale, l'altro film di cui parlo invece è La noche de 12 años.

                        Aggiorno su alcune delle mie ultime visioni:

                        Jupiter's moon (Una luna chiamata Europa) di Kornél Mundruczó

                        Presentato a Cannes nel 2017, non aveva certo ricevuto un'accoglienza esaltante, ma le recensioni mi avevano sicuramente incuriosito.
                        Lo spunto su cui si basa il tutto è infatti piuttosto interessante, così come è degna di attenzione la messa in scena e la regia, che non ti aspetteresti da un film ungherese.
                        Per il resto è un film che non sa mai dove vuole andare a parare e che crolla un po' sotto il peso delle sue riflessioni politiche.

                        Bersagli di Peter Bogdanovich

                        Terminata la visione controllando nei miei archivi ho scoperto che l'avevo già visto e neanche troppo tempo fa l'altro, ma non ricordavo neppure una scena e neanche il fim in sè appunto. Dal mio punto di vista personale ciò non depone a suo favore. Molto probabilmente la mia memoria farà nuovamente azione di rimozione da qua a poco.
                        A suo modo è un film già di breve durata che incolla due storyline differenti un po' con lo sputo. Una è ambientata all'interno del mondo del cinema, l'altra riguarda un serial killer, nessuna delle due mi è parsa abbastanza intrigante o con il dovuto approfondimento psicologico.

                        The bad news Bears di Michael Ritchie

                        Conosciuto in Italia con il titolo di Che botte se incontri gli orsi è un film totalmente incentrato sul baseball e questo sicuramente non ne fa motivo di grande interesse dalle nostre parti.
                        Sullo sfondo c'è il riscatto sociale di un allenatore (interpretato da Walter Matthau), che tra le altre cose cerca di recuperare anche il rapporto con sua figlia (interpretata da Tatum O'Neal, la stessa di Paper Moon, viene da chiedersi perché non sia mai riuscita seriamente a far carriera), amicizie, bullismo, ecc.
                        Il perno centrale rimane tuttavia lo sport e se non piace o non se ne capiscono le fondamenta il film rischia di coinvolgere poco, tra l'altro fin dall'inizio la squadra viene descritta come un insieme di scarsoni messi lì tanto per divertirsi, ma chissà come mai riescono ad arrivare alla finale del torneo.
                        Ultima modifica di aldo.raine89; 05 luglio 19, 06:37.

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                        • Il mitologico La Flor di Mariano Llinas, segnalato come film dell' anno (scorso) da molti critici, lo ha visto qualcuno?

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                          • Bersagli non ha particolari difetti di per sè... per lo meno non imputabili a Bogdanovich il quale dovette realizzare il film a queste condizioni :

                            - Boris Karloff disponibile solo per una manciata di giorni di lavoro come da contratto con Corman.
                            - Budget di 100000 dollari.
                            - Obbligo di inserimento di 15 minuti di un film horror (la vergine di cera se non erro).

                            Nessun altro regista anche rinomato avrebbe potuto fare di meglio, il film comunque è ottimo.

                            La mia recensione

                            https://www.filmtv.it/film/956/bersa...nsioni/948255/

                            Bogdanovich è veramente sottovalutato; per me è il miglior regista della Nuova Hollywood dietro solo a Coppola e Altman e forse Scorsese, ma degli anni 70' del regista dovrei vedere ancora Daisy Miller, Vecchia America e Finalmente Arrivò L'Amore... tutti e tre irreperibili ovviamente.
                            Ultima modifica di Sensei; 05 luglio 19, 13:42.

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                            • Originariamente inviato da aldo.raine89 Visualizza il messaggio

                              Io invece avevo preferito Il clan, che trovo tra l'altro è il migliore di Trapero. Ricontrollando la sua filmografia, di cui ho visto quasi tutto, rimane comunque un regista piuttosto di secondo piano a mio parere.
                              Questo La Quietud soffre di un'impostazione un po' troppo soap operistica, con parecchi dialoghi poco convincenti e interpretazioni non all'altezza. Come dici tu il film vuole inoltre parlare di un po' troppe cose, senza approfondirne nessuna.
                              A farne un prodotto godibile è comunque la buona messa in scena e l'azzeccatissima scelta di casting delle due sorelle.

                              Nonostante sia un sostenitore del cinema argentino e sudamericano in generale per me è stata una scelta giusta lasciarlo fuori dal Concorso, al contrario di altri due film che sono passati in sezioni parallele: mi riferisco a Mi obra maestra di Gastón Duprat, che da solo o con l'ausiilio di Mariano Cohn ha già dato dimostrazione di saper creare opere inventive, ironiche e pungenti, meriterebbe quindi un riconoscimento internazionale, l'altro film di cui parlo invece è La noche de 12 años.
                              Acusada l'hai visto? Era stato messo fuori concorso per far posto a quello.

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                              • Originariamente inviato da mr.fred Visualizza il messaggio
                                Il mitologico La Flor di Mariano Llinas, segnalato come film dell' anno (scorso) da molti critici, lo ha visto qualcuno?
                                Ho controllato adesso, dovrebbe uscire in dvd e bluray in Francia il 10 luglio, ma con sottotitoli in francese. Altre edizioni - sub eng magari - non si trovano.
                                Io spero ancora in Mubi (che ha gli altri suoi film a noleggio), è passato un anno ormai... a questo punto, se lo hanno acquistato, dovrebbe apparire in cartellone.

                                PS: oggi su Mubi è uscito Un Couteau dans le coeur di Yann Gonzalez, una delle belle sorprese di Cannes 2018 (e uno dei miei film dell'anno); tra una decina di giorni invece verrà distribuito Season of the devil di Lav Diaz, passato l'anno scorso a Berlino. Entrambi non sono mai arrivati in sala in Italia.
                                Ultima modifica di Fish_seeks_water; 05 luglio 19, 13:39.

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