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  • Originariamente inviato da mr.fred Visualizza il messaggio
    Il mitologico La Flor di Mariano Llinas, segnalato come film dell' anno (scorso) da molti critici, lo ha visto qualcuno?
    Ho controllato adesso, dovrebbe uscire in dvd e bluray in Francia il 10 luglio, ma con sottotitoli in francese. Altre edizioni - sub eng magari - non si trovano.
    Io spero ancora in Mubi (che ha gli altri suoi film a noleggio), è passato un anno ormai... a questo punto, se lo hanno acquistato, dovrebbe apparire in cartellone.

    PS: oggi su Mubi è uscito Un Couteau dans le coeur di Yann Gonzalez, una delle belle sorprese di Cannes 2018 (e uno dei miei film dell'anno); tra una decina di giorni invece verrà distribuito Season of the devil di Lav Diaz, passato l'anno scorso a Berlino. Entrambi non sono mai arrivati in sala in Italia.
    Ultima modifica di Fish_seeks_water; 05 luglio 19, 13:39.

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    • Il clan non mi era piaciuto. Poco contesto storico, dinamiche famigliari poco approfondite e pure noiose. Le scene dei rapimenti girate tutte uguali. Sinceramente non mi ha messo voglia di recuperare nient'altro del regista.

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      • Originariamente inviato da Sebastian Wilder Visualizza il messaggio
        Il clan non mi era piaciuto. Poco contesto storico, dinamiche famigliari poco approfondite e pure noiose. Le scene dei rapimenti girate tutte uguali. Sinceramente non mi ha messo voglia di recuperare nient'altro del regista.
        Piccolo retroscena: Il Clan nel 2016 fu scartato da Fremaux, che spinse Trapero a "cercare legittimazione altrove" (lo racconta lui in Cannes Confidential), dopo un Concorso e due Certain Regard ottenuti con i film precedenti; andò a Venezia e vinse il premio per la regia.

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        • Mi pare di aver letto che Trapero girerà 3 episodi della nuova serie di Sky ZERO ZERO ZERO, tratta dal romanzo inchiesta di Saviano. Non conosco il materiale ma visto il tema del narcotraffico immagino si tratterà di episodi girati in Sudamerica.

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          • Io invece sono affezionato a Pablo Trapero, sarà perché anni or sono ero nella giuria di un festival e lo premiammo, per cui l'ho sempre considerato una mia "scoperta" - mi si perdoni la presunzione

            Mi sono piaciuti tutti i suoi film che ho visto da allora, e anche questo non fa eccezione, al solito Trapero usa il genere per una riflessione socio-politica. Non parlerei tanto di soap opera - anzi sarebbe più corretto telenovela visto che è argentino - ma di vero e proprio melodramma, che a differenza dei derivati televisivi non usa colpi di scena fini a se stessi e accumula aporie drammaturgiche e implausibilità a causa di una struttura virtualmente infinita, e come in ogni declinazione del melò alla "latina" si parla di famiglia, dei segreti e delle bugie, e la logica delle scoperte mi è parsa sinceramente "inesorabile". Ottimo lo stile, con quei due fuori fuoco in apertura e chiusura dal forte valore simbolico, così come la scelta del piano sequenza nella scena madre, una scelta azzeccata nel raccontare il precipitare degli eventi. Ma anche altre finezze, come la corrente che va e viene, sono tocchi semplici di una regia attenta e accurata.

            Due attrici molto brave e in parte, erotismo marcato e ben diretto (e al solito in sala son partite le risatine nervose di alcune spettatrici: mamma mia quanti problemi che hanno col sesso la gran parte degli spettatori...), e mi è piaciuta molto la mancata "spiegazione" del diverso rapporto che le due sorelle hanno con la figura paterna, foriera di molteplici ipotesi di lettura, laddove invece vengono sempre mostrate in maniera simbiotica. Insomma promosso, anzi largamente il film migliore visto nelle ultime settimane (non che ci volesse molto vista la concorrenza)

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            • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio

              Acusada l'hai visto? Era stato messo fuori concorso per far posto a quello.
              Non l'ho visto e al momento sicuramente non è una priorità e probabilmente mai lo vedrò. Dalle informazioni che ho non mi ha incuriosito e l'unico elemento di interesse per me sarebbe la presenza di Leonardo Sbaraglia.

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              • SPECIALE LO FAMO SLEAZY

                Un po' di film lerci visti e rivisti nell'ultimo mesetto (magari interessano a qualcuno...)

                Last house on dead end street (R. Watkins, 1972)

                Credo di poter dire uno dei migliori film sugli snuff mai realizzati, che unisce exploitation e un pizzico di riflessione teorica. Non cerca la mimesi - il trucco c'è e si vede - ma si concentra piuttosto sulla voglia di estremo che unisce realizzatori e spettatori: c'è aria di Manson Family, e alcuni tocchi di umorismo grottesco accentuano il malessere strisciante. Come ho sempre pensato per questo tipo di film, una fotografia sporca e un montaggio nervoso accentuano il senso di disagio, che non necessita di troppe bellurie tecniche. Fama di cult meritata, anche se non certo per tutti i gusti.

                Breaking point (B.A. Vibenius, 1975)

                Dal regista del mitico Thriller, citato anche da Tarantino in Kill Bill, il suo secondo e ultimo film, quasi un controcampo del precedente, dove al posto della vittima si assume il punto di vista del carnefice. Il risultato però non è all'altezza, spesso tocca il ridicolo, ed anche il corredo hard, che funzionava benissimo nel precedente, qui ha un uso più banale. Lo svedese resta cmq uno dei personaggi più bizzarri della storia del cinema.

                ITALIANS DO IT BETTER?

                Stelvio Massi è stato uno degli esponenti del polizi(ott)esco, ma con Il conto è chiuso (1976) si cimenta nel territorio del thriller/noir metropolitano, riprendendo la storia di Kurosawa e Leone. Solido artigianato, efferatezze varie, cast stracult, in cui spicca il pugile Monzon nel ruolo del protagonista e soprattutto Leonora Fani, lo sguardo più autenticamente infelice di tutto il cinema italiano. Da riscoprire e rivalutare è Operazione Kappa... Sparate a vista! di Luigi Petrini (1977), girato con pochissimi mezzi ma discreta cattiveria, nel suo assunto elementare funziona davvero bene. Poco visto già allora, Blue Nude di Luigi Scattini (1977) ha un'aura cultissima da residuato scorsesiano rivisto alla luce della "poetica" del cinema bis nostrano: funziona solo a tratti, e gli sviluppi su alcuni temi come lo snuff sono risibili, ma ha qualche momento interessanti. Il ritmo latita, la colonna sonora di Umiliani è piacevole. Da non confondere con Blue movie di Alberto Cavallone, opera invece capitale per capire come il cinema italiano sapeva fare avanguardia pure negli anfratti più oscuri e sordidi. Infine Lo chiamavano King (1971), che si prometteva violentissimo spaghetti western diretto ufficialmente da Giancarlo Romitelli, ma pare invece realmente diretto da Renato Savino, famoso - vabbè famoso - per uno dei film sui pariolini violenti in voga allora. Anonimo e trascurabile.

                TAKASHI ISHII & FRIENDS

                Puntatina immancabile in Oriente da Takashi Ishii, uno dei maestri indiscussi del cinema estremo giapponese delle ultime decadi: ho recuperato i due The black angel (1997 1999), tra i suoi più di successo, anche se non mi son parsi tra i migliori in assoluto. Per chi ama il pinky violence cmq da non perdere. Piccola capatina infine ad Hong Kong con un Cat III d'annata, Red to Kill di Billy Tang (1994), rozzo, sporco e cattivo come ai bei tempi della fu colonia britannica. Imperdibile per i fan delle laidezze cantonesi.

                E dopo questo bell'excursus, per ripristinare l'equilibrio mi farò tutte le stagioni de Gli orsetti del cuore e Settimo Cielo

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                • Acusada di Gonzalo Tobal

                  Film di genere puro, scritto molto bene e recitato in maniera estremamente naturalistica da tutti (ma il più bravo è Leonardo Sbaraglia); scherzato dai critici a Venezia (penso, ad esempio, a quelli di badtaste), il film è in realtà dignitosissimo e direi anche superiore alla maggior parte dei court-room movie americani (può far storcere il naso il fatto che sia stato messo in concorso, ma perché è cinema di genere e non c'è chissà quale riflessione autoriale, non per la qualità dell'operazione). Teso, abbastanza avvincente, fa quello che deve fare un prodotto di questo tipo... In più, non è corrivo, non ci sono concessioni grossolane allo spettatore (a differenza di un altro film passato un paio di anni fa a Venezia - e per me irricevibile - come The Insult, americano nel senso più deteriore, per il quale lo stesso Alò - che ha dei gusti quantomeno discutibili - andò in estasi). Non so quanto ha incassato in Argentina, ma questo è un film potenzialmente da grande incasso. aldo.raine89 guardalo, non è tempo sprecato.
                  Ultima modifica di Fish_seeks_water; 06 luglio 19, 20:51.

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                  • Comunque sono curioso di vedere lo stroncatissimo thriller estivo Serenity, Steven Knight non è l’ultimo arrivato

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                    • ho visto anch'io il film di Trapero e non mi ha convinto, dal trailer mi aspettavo che il tema principale fosse quello del rapporto con il passato e la dittatura, e invece mi è sembrato che questo argomento fosse quasi un mcguffin, con tanto di valigetta che appare all'inizio e alla fine, ma che il film parli di tutt'altro, ma allora che senso ha la doppia giravolta con carpiato nel finale lo sa solo il regista, che non mi aveva entusiasmato con Il clan e qui conferma
                      corre l'obbligo di una menzione per la gnoccaggine delle attrici

                      segnalo invece Carmen y Lola, film girato nel mondo gitano con attori prevalentemente non professionisti, secondo me la migliore proposta delle ultime settimane


                      In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                      • Redacted di Brian De Palma

                        Ho finalmente recuperato questo film di cui ho rimandato la visione per anni.
                        Sicuramente interessante, originale e attuale dal punto di vista della regia e della messa in scena, in quanto teorizza sulle responsabilità individuali e sull'evoluzione dei media e della diffusione delle notizie, mi ha lasciato più interdetto dal punto di vista dei contenuti. Non che sia un male fare un film di denuncia sui crimini di guerra ma alcuni aspetti mi sono sembrati abusati senza neanche che ci fosse dietro particolare impegno a dar loro una nuova sfumatura (vedi tesi dell'americano medio tendenzialmente ignorante che viene indottrinato alla guerra come strumento di elevazione della propria personalità e con l'idea che ci sia un "noi" e un "loro", poi vedi i soldati descritti nei momenti di cazzeggio e ti rendi conto che neanche loro sanno bene cosa sono lì a fare).

                        In ogni caso sicuramente promosso, ma preferisco altri film di De Palma.

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                        • Originariamente inviato da Massi Visualizza il messaggio
                          Comunque sono curioso di vedere lo stroncatissimo thriller estivo Serenity, Steven Knight non è l’ultimo arrivato
                          Un film senza senso alcuno ma che ad alcuni potrebbe interessare.
                          Ho visto più le chiappe di Mccounaghey in questo film che le mie nella mia vita comunque.

                          Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
                          Acusada di Gonzalo Tobal

                          Film di genere puro, scritto molto bene e recitato in maniera estremamente naturalistica da tutti (ma il più bravo è Leonardo Sbaraglia); scherzato dai critici a Venezia (penso, ad esempio, a quelli di badtaste), il film è in realtà dignitosissimo e direi anche superiore alla maggior parte dei court-room movie americani (può far storcere il naso il fatto che sia stato messo in concorso, ma perché è cinema di genere e non c'è chissà quale riflessione autoriale, non per la qualità dell'operazione). Teso, abbastanza avvincente, fa quello che deve fare un prodotto di questo tipo... In più, non è corrivo, non ci sono concessioni grossolane allo spettatore (a differenza di un altro film passato un paio di anni fa a Venezia - e per me irricevibile - come The Insult, americano nel senso più deteriore, per il quale lo stesso Alò - che ha dei gusti quantomeno discutibili - andò in estasi). Non so quanto ha incassato in Argentina, ma questo è un film potenzialmente da grande incasso. aldo.raine89 guardalo, non è tempo sprecato.

                          Interessante.
                          Anche a me The insult non ha convinto molto perché troppo hollywoodiano come film, comunque si faceva guardare.
                          Ultima modifica di Sebastian Wilder; 10 luglio 19, 11:14.

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                          • Originariamente inviato da Sebastian Wilder Visualizza il messaggio

                            Un film senza senso alcuno ma che ad alcuni potrebbe interessare.
                            Ho visto più le chiappe di Mccounaghey in questo film che le mie nella mia vita comunque.
                            Quindi è tornato a denudarsi, brutto segno. La McConassance dopo un inizio folgorante ci ha riempito di film fondamentalmente inutili (in attesa anche del prossimo The Beach Bum). Ma leggo che in Serenity c’è il twist, almeno si punta sull’effetto sorpresa.

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                            • Ho visto Vice: già La Grande Scommessa mi era piaciuto, ma con questo film McKay fa un passo in avanti e si conferma una voce unica tra gli autori "pop" americani. Non nasconde la sua esperienza nell'ambito della commedia ma anzi la sfrutta per rendere fruibili certe storie e certi eventi, insieme a buone trovate di regia e montaggio, con una commistione tra media che funziona (penso all'importanza data alle fonti di informazione, alle immagini presentate sullo schermo come in The Big Short o a una scena in cui i volti di un paio di personaggi vengono oscurati, come se fossimo in un servizio televisivo). Non è un capolavoro ma l'ho trovato un buonissimo film, credo e spero McKay continui su questa linea. Bale meritava l'Oscar.
                              Ho recuperato anche 7 sconosciuti a El Royale, che sulla carta aveva tutti i requisiti per piacermi molto e invece alla fine l'ho trovato solo interessante, ma troppo "costruito". La gestione dei flashback e le continue rivelazioni mi son sembrate spesso gratuite, la trama non richiedeva un intreccio così articolato e la sensazione è che Goddard si sia fatto prendere la mano dalla volontà di ricalcare le tipiche strutture tarantiniane. In ogni caso il film migliora dal momento dell'entrata in scena di Hemsworth e ci sono momenti in cui tensione e senso di pericolo sono gestiti molto bene, ma nell'insieme si ha troppo spesso la sensazione che il film giri a vuoto e che sia troppo formale. Non l'ho disprezzato ma è stato una mezza delusione.

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                              • Cloverfield di Matt Reeves

                                Un gioiello nel suo genere. Consapevoli della poca polpa e del basso budget il film dura meno di 90 minuti, tutti spesi bene.
                                Lo stile mockmunetary riesce benissimo a trasmettere quel senso di realismo, e veridicità nelle relazioni umane. E consente di inserire organicamente i flashback di contrappunto che permettono di riprendere fiato prima di rientrare a capofitto nella tensione. ll punto di vista unicamente "dal basso" dona epicità, trasmette puro senso di pericolo e permette di inserire scene che lo distinguono e che aumentano l'immedesimazione (ad esempio: la telefonata ai familiari in metropolitana, lo sciacallaggio dei negozi).
                                Il design delle creature è fantastico ed il basso budget è speso benissimo. Non mi è piaciuto il riferimento smaccato all'11 Settembre, evitabile.



                                10 Cloverfield Lane di Dan Tratchenberg

                                La parte contained thriller è piacevole ma prevedibile. I personagg sono troppo generici perché possa provare interesse. Si sente la costruzione a tavolino, artificiosa, i calcoli nella testa degli sceneggiatori. Alla fine è una visione carina che non lascia niente. Si potrebbe dire la stessa cosa del "primo" Cloverfield, ma in quel film c'è un afflato di realismo e sincerità, ed almeno un paio di scene epiche, che lo rendono memorabile (per me almeno).

                                Passando al famigerato finale...per me poteva starci, non dare spiegazioni sarebbe stato peggio. Il problema è come arriva.
                                Spoiler! Mostra
                                Ultima modifica di Cooper96; 13 luglio 19, 21:41.
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