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  • Tre scene del film su x.videos.com. Magari è volgare ridimensionare un film a quei fugaci spezzoni erotici(?), e per contro _ come nel film di Kechiche_ si può favoleggiare di versioni integrali applicabili dal girato...Ma a ben vedere si entrerebbe nelle spire del " più puro che ti epura", ovvero,ad esempio, chi si crede di essere un David Fincher per tagliare Bach per la colonna sonora di un suo film? Sopruso! Lesa Maestà ! ! Indignazione!!!
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • La Voce della Luna di Federico Fellini (1990),

      Ho visto questo film dietro consiglio di Gidan,che mi suggerì di comprare il BD pubblicato dalla Arrow. Con Amarcord (1973), Federico Fellini aveva raggiunto il punto estremo della sua poetica; a questo punto dopo un film del genere o ci si ritira perchè proseguire sarebbe riproporre con meno originalità ed inventiva ciò che si era fatto meglio in precedenza, oppure bisogna cambiare totalmente registro con una forte rottura verso il passato. Il regista romagnolo sceglie di seguire la prima strada, non ho seguito la fase post-Amarcord ma essendomi procurato il Blu-Ray della Arrow pubblicato verso fine del 2018, ho avuto l'impressione di un film che è tutto Fellini ma anche parecchio autoreferenziale nelle situazioni che rappresenta.
      Con La Voce della Luna (1990) suo ultimo film, Il regista ritorna alle ambientazioni della campagna Romagnola in cui passò l'infanzia, narrando una storia dall'ambientazione onirica in cui errano le solite caricature Felliniane, che abbiamo visto e rivisto in molte opere precedenti, così come la descrizione del paese emiliano in cui errano Ivo Salvini (Roberto benigni) e il prefetto Gonnella (Paolo Villaggio), due persone psicologicamente disturbate, i quali inseguono i propri sogni guidati dalla voce della Luna che rimbomba nei pozzi in cui un Ivo errante si affaccia.
      I primi 20 minuti sono sicuramente i più coesi e compatti di una pellicola che nel corso delle due ore di durata, si sfilaccia nella narrazione, che diventa sempre più frammentata, episodica, elittica e sempre più priva di coordinate spazio-temporali.

      La voce della Luna può essere ascoltata solo da chi pratica il silenzio, oramai pochi folli come Ivo, da poco uscito da un ospedale psichiatrico e da chi come lui è folle come i fratelli Micheluzzi che cercano di catturare il satellite.
      Nel corso delle peregrinazioni vediamo varie caricature Felliniane, da un musicista che soggiorna in una cripta in un cimitero di aperta campagna, ad Aldina, una donna di cui Ivo è follemente innamorato tanto da associare il suo volto alla Luna, ma impossibilitato a raggiungerla visto che la ragazza lo detesta sino all'ennesima riproposizione della donna vogliosa incarnata da Marisa la vaporiera, per gli sbuffi di vapore che emana quando è in preda al piacere totale.
      Sono riproposizioni di figure già note a chi ha visionato le precedenti pellicole del maestro e per forza di cose riproposte in modo maggiormente pigro, autoreferenziale e anche nostalgico. Tutta la pellicola in effetti è pervasa da una forte carica malinconica presente in questi personaggi e specie nei folli che rappresentano l'antico e la tradizione che non si conforma all'avanzare omologante del progresso; il vecchio si mescola con il nuovo, il paese carico di storia è minacciato dall'avanzare del progresso rappresentato dalla stazione della benzina Q8 spesso inquadrata sullo sfondo e dalle numerose antenne televisive sulle tegole delle case, a dimostrazione di una società dei consumi arrivata anche nella provincia più profonda.

      Si cerca di resistere all'avanzare del nuovo con la festa della "Gnoccata", però se non c'è nessuno a cui tramandare tutto questo tra le nuove generazioni ritratte da Fellini in modo abbastanza negativo, toccando l'apice nella festa in discoteca dove i giovani sono ritratti dal regista in modo abbastanza negativo e con fare molto rancoroso.
      Il silenzio e l'edificio in rovina colmo di tradizione, sono profanati da una generazione di debosciati dedita al rumore più sfrenato e totalmente omologata alla musica dance di Michael Jackson, proveniente da una grandissima cassa audio tamarra ripresa in tutta la sua imponente grandezza. Fellini in questo frangente mostra tutto il suo spirito più retrogrado e reazionario del suo cinema, ogni generazione ha i propri gusti e i propri valori, ci sta che un uomo di 70 anni non ci ritrovasse, il problema è che la critica del regista è di quanto più qualunquista possa esserci e la soluzione è di quanto più stupido possa proporsi; il ritorno ad un valzer ripreso si in modo poetico e sentito, ma anche imposto allo spettatore come unico modo per ritornare alla purezza del silenzio propria del passato.
      Praticamente Fellini critica i giovani e i loro gusti come li critica mio nonno; cioè con il classico e stupido "ai miei tempi", senza prendere in considerazione che magari quando lui maestro era un ragazzo, c'era qualche anziano che aveva da ridire sui giovani come lui.
      Fellini non capisce i giovani e nè ci prova a capirli, nella ricostruzione autoreferenziale della provincia Romagnola il maestro si rifugia in un puerile conservatorismo reazionario; un atteggiamento da chi oramai a 70 anni è quasi rincoglionito (mi si passi questo termine forte) così come i suoi protagonisti nel film e alla fine non c'è nessuno che lo ascolti, poichè alla fine ciò che ha da dire interessa solo a lui.

      C'è molta distanza e freddezza in queste caricature con cui è abbastanza difficile trovare empatia a differenza delle precedenti opere del maestro; frutto questo anche di una sceneggiatura che aveva una base di partenza ma totalmente improvvisata giorno dopo giorno dal regista sul set secondo quando riportato da co-sceneggiatore Tullio Pinelli e questo sicuramente non ha giovato alla struttura del film che spesso diventa puramente Fellinista senza essere Felliniano.
      Il regista a 70 anni non ha perso minimamente il tocco alla regia, nè la sua grande visionarietà coadiuvato dall'eccellente fotografia di Tonino Delli Colli abile nel ritrarre l'anima arcana della campagna Romagnola nelle notti di luna piena che illumina i campi di grano persi a vista d'occhio, così come le scenografie di Dante Ferretti sono in grado di restituire in modo tangibile le intuizioni visive di Fellini, però l'ego del maestro che nelle interviste ha sempre sminuito l'utilità della sceneggiatura attribuendosi molti meriti, a lungo andare ha finito con il penalizzarlo ed in questo film si sente in modo forte come manchi una traccia unificatrice che possa dare uniformità alla fantasia del regista, che senza niente a contenerla viaggia a briglia sciolta disperdendo il proprio potenziale e culminando in un finale da delirio surreale poco convincente.

      I film di Fellini come quelli dei grandi registi meriterebbero ulteriori visioni per essere recensiti meglio, però sinceramente voglio dare un parere di massima adesso senza aver letto nulla e rimandando in futuro ulteriori visioni. Massacrato dalla critica anglosassone a Cannes nel 1990, i distributori inglesi e americani decisero per questo di non acquistarlo; solo di recente con la Arrow Video questa mancanza è stata colmata grazie alla pubblicazione di un ottimo BD con un booklet e con un disco pieno di contenuti speciali (interviste a Fellini, Villaggio e Benigni) che consiglio caldamente di acquistare se fan del regista o amanti di questo film.
      La Voce della Luna venne accolta molto meglio qui in Italia con tanto di critiche ed elogi positivi da parte di Kezich e Moravia che apprezzarono la critica alla società dei consumi incarnata dalla discoteca e dalla televisione commerciale che spettacolarizza ogni cosa distruggendo la contemplazione di eventi che andrebbero assaporati nel silenzio; ben 3 David di Donatello tra cui uno alle magnifiche scenografie di Dante Ferretti e un altro ad un magnifico Paolo Villaggio, al di fuori della sua maschera di Fantozzi, come miglior attore protagonista.

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      • Sinceramente questa mi sembra la recensione di uno che Fellini non lo conosce affatto. Fellini ha sempre creato sul set, non ha quasi mai seguito pedissequamente le sceneggiature.
        Nel post Amarcord Fellini ha girato ben 7 film, e non puoi lanciarti in affermazioni perentorie avendone visto uno solo, l'ultimo tra l'altro. 7 film che da soli fanno una grande filmografia. Detto questo, La voce della Luna può piacere o meno, come tutto, ma se uscisse oggi verrebbe portato in processione come una Madonna. Fellini da un certo punto in poi ha fatto esclusivamente cinema di poesia, che non può essere recensito come il cinema di prosa. In Fellini il contenuto è sempre stato secondario, conta la forma. "Fellini danza" come diceva Orson Welles ne La ricotta di Pasolini.
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        "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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        • Fellini danza glielo fece dire Pasolini a Welles, per quest'ultimo era un provinciale e basta, vedendo la Voce della luna con la sua impronta reazionaria, verrebbe da dargli ragione. Fellini in questo film non ha smarrito il proprio estro visivo, però scene come la discoteca sono contenutisticamente imbarazzanti.

          Fellini sul set ha sempre creato, ma evidentemente gli sceneggiatori con cui collaborava, spevano veicolare il suo estro e Fellini degli anni 60, non era certo quello di fine carriera. Un qualcosa che in passato riusciva, non significa debba riuscire sempre.

          Poi mi interessava un tuo parere su certe sequenze. Fellini ha sempre attaccato il presente, però qui la critica non t'è sembrata banale? Il finale surreale ti è piaciuto? Fellini è onirico, non surreale.
          Poi è chiaro che lo rivedrò.
          Ultima modifica di Sensei; 03 agosto 19, 12:48.

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          • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
            Fellini danza glielo fece dire Pasolini a Welles, per quest'ultimo era un provinciale e basta.
            Vabbè, qua stiamo al livello delle fake news elargite dalle pagine social Lega e 5 Stelle che mi passano su WhatsApp quotidianamente.
            Welles disse questo: "Fellini non è mai realmente arrivato a Roma. No, sta ancora sognando. E dovremmo essergli tutti riconoscenti per quei sogni. La forza della Dolce Vita viene dalla sua innocenza provinciale. E’ così totalmente inventata!”. "Dopo Lo Sceicco Bianco, I Vitelloni è il migliore di tutti, mi è piaciuto anche la Strada”.

            A ciò, forse aggiunse (dico forse perché non ho trovato una fonte sicura) che era un grande regista ma che aveva poco da dire. Ed è vero, proprio perché Fellini non è mai stato un regista di contenuti, è stato qualcosa di più.
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            "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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            • Io so proprio che disse che era un regista dalla visione provinciale e I Vitelloni era il suo film preferito di Fellini. Poi Welles ha demolito mezzo cinema mondiale, quindi i suoi pareri vanno presi per quello che sono.
              Comunque conosci Fellini ed i pareri su di lui molto più di me, quindi prendo per buona la tua versione.

              Poi Fellini danza ok, però evidentemente in La Voce della luna per quanto non sia un brutto film neanche lontanamente, vi sono dei passi incerti.

              Dei film post Amarcord che altro mi consiglieresti?
              Ultima modifica di Sensei; 03 agosto 19, 13:24.

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              • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                Dei film post Amarcord che altro mi consiglieresti?
                Di Fellini non posso che consigliarti tutta la filmografia. Il Casanova e La città delle donne comunque sono imperdibili. A me è piaciuto molto anche E la nave va.
                https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                • Hotel Artemis
                  film godibile, alcune cose sono un po' buttate li ...il paragone con john wick viene spontaneo, questo è meno riuscito!!!
                  la Boutella è sempre un bel vedere
                  "Non ero destinato ad una vita umana, ma ad essere l'essenza di memorie future. La fratellanza d'armi è stato un breve inizio, un bel momento, che non può essere dimenticato. E poiché esso non sarà dimenticato, quel bel momento potrà ripetersi."

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                  • Il Racconto dei Racconti di Garrone.

                    Film interessante. Visivamente curatissimo, e Garrone ha un occhio molto felice. Ho apprezzato la ferocia che emerge senza falsi pudori nella sua analisi dell'egoismo umano, soprattutto quando travestito da amore. L'orrore si nasconde dentro l'assenza di umana empatia, mentre tutto ciò che è magico, così come la Natura, è semplicemente ciò che è. Complessivamente bravi tutti.
                    "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
                    The Smiths - I Know It's Over

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                    • Kaili Blues - Bi Gan (2015)

                      Perso a Locarno, recuperato dopo, rivisto oggi. La storia è piuttosto intricata, le informazioni narrative scarne e centellinate (solo dopo 3/4 di film veniamo messi a conoscenza del passato del protagonista, dei suoi nove anni trascorsi in carcere per aver aiutato il boss della zona - dal quale si era fatto prestare dei soldi per aiutare la moglie malata - a vendicare il figlio sepolto vivo).
                      La prima ora è piuttosto convenzionale, di impianto realistico, apparentabile al cinema cinese di sesta generazione: due fratelli, un bambino conteso, un'anziana dottoressa che gestisce una clinica (assieme al protagonista ex detenuto). Dopo un'ora però - quando il protagonista deve raggiungere Zhenyuang, per ritrovare il nipote e per consegnare degli effetti personali al vecchio amante della sua anziana collega - il film diventa un'altra cosa, esplode in un piano-sequenza di 40 minuti che ci porta in tempo reale da Kaili a Pingliang (accogliendo all'interno della narrazione altri personaggi: un tassista bullizzato, una sarta che vuole diventare guida turistica e una parrucchiera) prima di arrivare al fiume che conduce a Zhenyuang. Questa è anche la parte più ambigua (ricordo che la prima volta che lo vidi avevo interpretato tutta questa parte come una sorta di corto-circuito spazio-temporale in cui il protagonista incontrava sia il nipote diventato adolescente - il tassista e il bambino hanno lo stesso nome e disegnano entrambi orologi - ma anche la moglie defunta. Insomma, il piano-sequenza come momento in cui collassano futuro e passato). Rivedendolo adesso non sono più sicuro di questa cosa, ma non mi sentirei di escluderla. Il film d'altra parte sembra molto influenzato dal cinema di Lynch (c'è persino un momento in cui la macchina da presa entra nell'orecchio del protagonista) e proprio alla fine della suddetta sequenza il protagonista dirà: "Sembra un sogno".
                      Bi Gan dirige benissimo gli attori (nei quaranti minuti citati non c'è una battuta o un'espressione sbagliata) ma si avvale di un operatore non molto pratico (la steadycam durante il piano-sequenza balla di continuo e l'effetto è un po' straniante).
                      Due premi nella sezione Cineasti del Presente (quella dedicata a opere prime e seconde): miglior regista esordiente e menzione speciale della giuria.


                      Long Day's Journey into Night - Bi Gan (2018)

                      Ancora Kaili, gli orologi, gli scooter che ti portano da un posto all'altro, i titoli che appaiono dopo 30-50 minuti (e annunciano un altro film), ancora il piano-sequenza (che stavolta sì, senza dubbio, apre a un'altra dimensione). Ancora storie di gangster, vecchi amori, il passato che si cerca di recuperare (lo si ritrova solo in sogno ma in una forma trasfigurata). Il cinema, il 3d addirittura, la macchina da presa che vola come in Enter the Void, i resti diurni rielaborati come in Mulholland Drive. Due attori meravigliosi e sublimi. Sylvia Chang come special appearance.
                      Un film bellissimo, che segnala la piena maturità stilistica del suo autore (oltre a una padronanza della macchina-cinema assolutamente invidiabile). Un film perfetto, forse il film di un Maestro.

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                      • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
                        Long Day's Journey into Night - Bi Gan (2018)

                        Ancora Kaili, gli orologi, gli scooter che ti portano da un posto all'altro, i titoli che appaiono dopo 30-50 minuti (e annunciano un altro film), ancora il piano-sequenza (che stavolta sì, senza dubbio, apre a un'altra dimensione). Ancora storie di gangster, vecchi amori, il passato che si cerca di recuperare (lo si ritrova solo in sogno ma in una forma trasfigurata). Il cinema, il 3d addirittura, la macchina da presa che vola come in Enter the Void, i resti diurni rielaborati come in Mulholland Drive. Due attori meravigliosi e sublimi. Sylvia Chang come special appearance.
                        Un film bellissimo, che segnala la piena maturità stilistica del suo autore (oltre a una padronanza della macchina-cinema assolutamente invidiabile). Un film perfetto, forse il film di un Maestro.
                        L'ho rivisto, provo a scrivere qualcos'altro. Il film è praticamente un melò, tutta la prima parte è incentrata sulla detection (sentimentale) del protagonista che tenta di ritrovare una donna che ha amato molti anni prima (la donna della sua vita) e dalla quale era stato abbandonato. Alle scene in cui il protagonista si mette sulle tracce di lei (nel presente) vengono alternati i flashback del passato, i momenti in cui l'uomo e la donna si sono conosciuti e poi amati (lei era la fidanzata di un gangster locale che aveva fatto uccidere il migliore amico del protagonista - Gatto Randagio -). Quando però l'uomo sta (forse) per rintracciarla, entra in un cinema, si mette degli occhiali 3D e si addormenta. Qui comincia un lungo sogno di un'ora in piano-sequenza (teoricamente in 3D) che rielabora tutte le esperienze vissute dal protagonista durante il giorno precedente e non.
                        Non dico altro. Confermo invece quanto scritto nel primo post, il film è molto bello e riuscito e ha diversi momenti di poesia (ma il mio preferito rimane quello - anche divertente - della coppia al cinema con lei che piange mangiando un pomelo).
                        Al Certain Regard di Cannes dello scorso anno non ha vinto niente (ero convinto avesse vinto il Premio per la Regia e invece no... ah le giurie!). In Italia non è mai stato distribuito (nonostante fosse stato acquistato).
                        Ultima modifica di Fish_seeks_water; 05 agosto 19, 21:40.

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                        • Incuriosito sono andato a vedere il trailer, davvero bello.

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                          • Ovviamente immagino non si trovi una versione che rispecchi la sequenza in 3D per vederla con gli occhialini...

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                            • Originariamente inviato da teo Visualizza il messaggio
                              Ovviamente immagino non si trovi una versione che rispecchi la sequenza in 3D per vederla con gli occhialini...
                              Mmmm non lo so... non mi pare.

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                              • Originariamente inviato da mr.fred Visualizza il messaggio
                                Incuriosito sono andato a vedere il trailer, davvero bello.
                                In Cina è stato un caso. La distribuzione ha fatto passare il film per un blockbuster romantico (e non per un film "arthouse") convincendo il pubblico che sarebbe stato un buon film da vedere con i fidanzati o le fidanzate a capodanno. Complice anche una distribuzione nelle sale capillare, il film ha incassato, quasi solo nel primo weekend, la bellezza di 40 milioni. Il problema è che subito dopo gli spettatori hanno cominciato a lamentarsi (soprattutto su twitter) perché si aspettavano ovviamente un altro tipo di prodotto. Di conseguenza, nei giorni successivi il film è stato praticamente disertato.
                                Mi ricorda un po' quello che tentò la Lucky Red con Song to song di Malick (distribuito mi pare in 250 copie), lì però il marketing non ha proprio funzionato.

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