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  • Dico anch'io la mia sulla bagarre tra Frusciante e Alò: sono d'accordo sul discorso generale di Alò quando scrive "Il fatto che lui non ci credesse troppo in quei film non conta niente per me (in campo critico esiste l'esautoramento dell'emittente altrimenti dovremmo pendere dalle labbra di ognuno di loro ogni volta che parlano) visto che i risultati, per me, sono evidenti nel corso del tempo della sua filmografia", ma nello specifico riguardo Avati ha ragione il Frusciante a dire che non è un "regista di genere" (e non lo si può considerare tale solo perché ha fatto quattro horror in croce, sebbene siano i suoi film più noti) e tanto meno "l'ultimo vero regista di genere in vita". Ora, se uno dice una cazzata farglielo notare e correggerlo non è arroganza, è solo giusto. Poi lo si può fare in modo più o meno gentile e pacato, ma scrivere "poi che avati sia l'ultimo vero regista di genere in vita è una cosa errata" non mi sembra un modo particolarmente cafone di porre la questione, anzi. Cos'altro avrebbe dovuto dire?
    Anche a proposito del film non mi sembra che il Frusciante si sia posto in modo presuntuoso, ha solo detto la sua (che casualmente andava in contrasto con quanto affermato da Alò e dagli altri utenti che hanno commentato - e credo che il Frusciante si riferisse a questo quando, successivamente, ha parlato di leccaculaggio e falsità) entrando anche abbastanza nel merito del film e degli elementi che secondo lui non lo fanno funzionare (questo è ciò che ha scritto: "la narrazione è troppo snella, la color correcrtion è orrenda, le scene in cgi sono invedibili, finisce troppo presto ed un paio di attori sono da volare dai fossi. però avati becca le atmosfere e in alcuni punti, grazie al bel montaggio di zuccon, alla buona prova del protagonista ed ad una colonna sonora davvero ottima il film risulta interessante e a tartti davvero esaltante. peccato che non tutto funzioni". In tutto ciò non vedo nulla di arrogante o di aggressivo nei confronti di Alò o di chiunque altro) - certo, rimane un po' superficiale, ma è comprensibile essendo solo un commento su facebook sotto alla videorecensione di Alò, e oltretutto si capisce, anche dalle risposte che ha scritto successivamente, che ciò che gli stava più a cuore era la questione "Avati ultimo regista di genere".
    Posto che non seguo più di tanto il Frusciante e che mi sta simpatico ma non mi trova sempre d'accordo con le sue idee (anche se in generale ha sicuramente un'idea di cinema che si avvicina alla mia molto più di quella di Alò), concordo con Atlantide quando scrive:
    Originariamente inviato da Atlantide Visualizza il messaggio
    Frusciante non lo vedo come arrogante ma come sanguigno, uno che non pensa troppo alla forma ma va diretto alla sostanza
    Sicuramente l'eleganza e la raffinatezza non sono i suoi principali tratti distintivi, comunque ribadisco che non trovo nulla di sbagliato nel suo primo post, anzi; semmai è Alò il primo a essere scaduto in frecciate e insinuazioni, come quando scrive "Questa distinzione tra registi di genere puri e non sa di vecchio ed è un approccio critico che dire obsoleto è poco" (distinzione che tra l'altro il Frusciante non ha mai tirato in ballo)

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    • Quanto è suscettibile Alò. Forse oggi aveva particolarmente caldo o gli giravano per chissà quale motivo.

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      • https://www.youtube.com/watch?v=34DC6i2ZNsc

        Se vedi gli incontri passati tra i due, è evidente che Alò cerchi inizialmente un discorso pacato. Giustamente afferma che se un critico è in disaccordo si un altro critico, non si deve per forza arrivare ad una guerra di dialettica. Frusciante invece non ha peli sulla lingua, e se non è d'accordo su qualcosa 'attacca', spesso in maniera provocatoria o comunque dura nei confronti del suo interlocutore. A me stanno simpatici tutti e due, ma a volte Frusciante va un po' oltre il semplice gusto critico, cercando in qualche modo di 'demolire' il discorso altrui. Questo non mi piace.

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        • Ho visto Light of my Life di Casey Affleck. Ho pianto... e sto continuando a piangere...

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          • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
            Ho visto Light of my Life di Casey Affleck. Ho pianto... e sto continuando a piangere...
            Ricorda Leave no trace di Debra Granik per l'ambientazione e il rapporto padre-figlia (ma questo è meno freddo emotivamente) e You were never really here di Lynn Ramsey, per le conclusioni (femministe), il ribaltamento dell'agency, il soggetto femminile che da passivo diventa attivo e (si) salva (lì c'era anche un sub-ending onirico straordinario in cui la bambina portava questa sua capacità decisionale alle estreme conseguenze e in un modo non riconciliante per lo spettatore andava via, da sola, rompendo la coppia, annullando la sua dipendenza dal maschio).
            Qui invece la coppia rimane integra, solo con dei rapporti di forza mutati: il soggetto debole -femminile - diventa quello forte e si prende cura dell'altro (viene in mente anche Phantom Thread)... diventa centrale (come il nome dell'attrice che lo interpreta sui titoli di coda, laddove gli altri sono invece relegati ai margini) e si prende anche (da sola) l'ultima inquadratura del film (trionfo del femminile).
            Alcuni discorsi all'interno del film possono suonare troppo didascalici (ma anche no, in fondo lui sta educando una bambina, c'è una giustificazione narrativa), altri invece colpiscono e riescono ad emozionare, grazie soprattutto alla capacità di scrittura di Affleck e poi a quella recitativa (tutto il discorso imbarazzante sul sesso, il racconto dei momenti vissuti con la moglie).
            La macro-sequenza iniziale in tenda è molto forte (poteva esserlo ancora di più se Affleck l'avesse girata in un unico piano-sequenza, ma evidentemente lui non è interessato a queste esibizioni di muscolarità autoriale) e tutta la parte finale è prima tesa e poi commovente.
            Casey Affleck è un attore e un regista prezioso, spero veramente che continuino a farlo lavorare, abbiamo bisogno del suo talento.

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            • Il talento scorre impetuoso nelle vene dei fratelli Affleck.



              Stilisticamente com' è? Nel tempo mi sono disinnamorato dei cosiddetti "indie da Sundance".

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              • Originariamente inviato da mr.fred Visualizza il messaggio
                Il talento scorre impetuoso nelle vene dei fratelli Affleck.



                Stilisticamente com' è? Nel tempo mi sono disinnamorato dei cosiddetti "indie da Sundance".
                Stilisticamente non inventa poi molto, anche se ci sono delle sequenze di dialogo molto lunghe, più lunghe della norma (quella iniziale, che ho citato nel post precedente, dura oltre dieci minuti - ed è risolta in poche inquadrature, quasi in piano-sequenza - e anche le altre, al tavolo o su un letto con la figlia, sono piuttosto dilatate). Più in generale, ha un ritmo lento, compassato, dovuto perlopiù al fatto che il dialogo e il vagabondaggio prevalgono sull'azione.

                PS: Ho scoperto adesso che ha una data di uscita italiana (7 novembre), non lo sapevo, ma forse non avrei saputo lo stesso resistere (e forse neanche voluto, visto che Casey Affleck è uno che lavora molto sulla voce e ascoltarlo doppiato mi avrebbe rovinato senza dubbio la visione - e precluso l'emozione -). In America non so come è andato, dovrebbe essere uscito in sala e in streaming in contemporanea il 6 agosto, ma su Box Office Mojo non ho trovato la scheda.
                Agli Oscar non ci arriva di sicuro (è finito l'idillio col cinema indipendente), però se non lo boicottano potrebbe fare il pieno di Indipendent Spirit Awards (Film, Regia, Sceneggiatura, Attore e Attrice Protagonista)

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                • Come dimenticare le espressioni di fastidio e disgusto sfoggiate da Brie Larson ad ogni cerimonia di premiazione due anni fa?
                  Poor Casey.

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                  • Ho visto anche The Souvenir di Joanna Hogg. Film (presumo autobiografico) su una studentessa di cinema di inizio anni '80 che si innamora di un dandy eroinomane impiegato al Ministero della Difesa (in un'Inghilterra in quegli anni minacciata dall'IRA). Film di chiacchiere intellettuali (o meglio, pseudo-intellettuali) a tratti anche simpatico (tutta la parte in cui lei, confusa e insicura, cerca di girare un film negli studi della scuola è gustosa, specie se avete provato anche voi a girare qualche volta un cortometraggio), ma in generale troppo freddo, austero, congelato in un'eleganza stillistica che non concede nulla allo spettatore (a parte forse nel pre-finale del film, non ci si emoziona mai per la storia d'amore di questi due).
                    La stampa politicamente corretta (Indiewire soprattutto) lo ha pompato tantissimo, sperando di tirargli la volata agli Oscar, il pubblico però lo ha disertato (soltanto un milione di incasso nonostante la distribuzione figa della A24). Qualche nomination agli Indipendent Spirits dovrebbe comunque riceverla (Regia e Attrice protagonista - la figlia di Tilda Swinton, una sorpresa - dovrebbero essere "locked", ma non sono sicuro ottenga quella per il miglior film).
                    Ultima modifica di Fish_seeks_water; 29 agosto 19, 01:41.

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                    • Her Smell - Alex Ross Perry (2019)

                      Alex Ross Perry è un grande cineasta di conversazione (tra Rohmer, Cassavetes e il mumblecore), molto più talentuoso di altri che fanno un cinema di questo tipo e vengono inopinatamente incensati, pur essendo poi dei mediocri (Baumbach). Quando però il buon ARP prova a fare qualcosa di diverso, a uscire dalla sua comfort zone (il thriller alla Polanski - Queen of Heart - o questo film musicale su una svalvolata rockstar femminile) il risultato, almeno secondo me, non è dei migliori. Qui siamo un po' dalle parti del secondo Cassavetes, quello che si apriva al genere, allontanandosi un po' dal registro realista (c'è molto, mi pare, di Opening Night).
                      Per un'ora e venti il film è veramente martellante, quasi insostenibile, con Elizabeth Moss (rockstar paranoica fissata con gli sciamani, gli stregoni e altre cazzate new age che bullizza le musiciste del suo gruppo e manda a puttane i concerti) che urla e si dimena inseguita dalla camera a mano in tele di Sean Price Williams (come in tutti i film di ARP). Dopo però il film si rasserena, la macchina a mano lascia il posto al treppiedi, all'inquadratura fissa, al totale, assecondando la svolta di Becky, ora isolata dal mondo e in riabilitazione (ed è questa forse la parte migliore del film). Finale nuovamente "a mano" con la protagonista che riesce a tornare sul palco, vincendo le sue paure e paranoie, e cantare (in un finale che ricorda appunto Opening Night).
                      Stilisticamente è molto interessante, la fotografia di SPW è al solito perfetta e persino il sound design è originale. Allora cosa c'è che non va? C'è che il personaggio principale è ributtante, respingente, non entriamo mai in empatia con le sue (non così chiare) sofferenze, i dialoghi non sono quelli brillanti cui ARP ci ha abituato e tutta la frenesia iniziale, narrativa e stilistica, come ho già detto, disturba... stordisce.
                      Unico vero thrill sui titoli di coda, con i personaggi del film sulle copertine finte - bellissime - dei loro dischi. Peccato non avergli voluto un po' più bene prima.

                      PS: Distribuito in 60 sale ha incassato solo 200 mila dollari. Per fare ancora dei pronostici sui prossimi Indipendent Spirits Awards, credo che le uniche chance potrebbero averle Elizabeth Moss come miglior attrice (ma il personaggio è veramente sgradevole quindi forse no) e Sean Price Williams per la fotografia.

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                      • The Souvenir ha uno dei metascore più elevati della stagione, Indiewire non è l' unica testata che se ne è innamorata.

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                        • Attacco al potere (Olympus has fallen): Caro vecchio OPA (onanismo patriottico americano) che piace tanto agli yankee. Film dalle pochissime pretese, ma ricco di action e impacchettato in modo decoroso, nonostante la sospensione dell'incredulità pari ad un videogame. Decente. Voto 6

                          Attacco al potere 2 (London has fallen): per mascherare un po' l'OPA mi ambientano il film in UK, ma tanto tra gli altri c'è sempre di mezzo il presidente ammeregano. Il buon Mike Banning (G.Butler) deve ancora salvare il presidente Asher (A.Eckhart), da chi non importa poi tanto: oggi sono orientali, domani chissà. Qui Mike si supera facendo fuori tutti i nemici in stile Rambo, e sparando come nei videogiochi con mira assistita. Non sbaglia un colpo. Mai. Film da vedere per spanciarsi con gli amici. Voto 5

                          Attacco al potere 3 (Angel has fallen): capolavoro di idiozia. Dunque, il presidente Asher lascia il posto al vice, vecchio come una quercia ma è pur sempre l'immarcescibile e onnipresente Morgan Freeman. Il titolo originale lascia presagire ormai una vera e propria saga, nella speranza che ogni film sia in realtà l'ultimo della serie. Qui un Mike Banning (impasticcato come un tossico perché forse hanno capito che non puoi fare quello che hai fatto nei due film precedenti senza avere conseguenze) non in gran forma viene giudicato colpevole di aver attentato al presidente (?) senza che ci siano prove evidenti ma con l'unico motivo che: "è rimasto vivo solo lui". Dinanzi ad un assioma del genere, tutti zitti.
                          Dopo 5 minuti di film già si sa chi ha incastrato Mike.
                          Mike è impasticcato quanto vuoi, ma è una macchina da guerra, e insieme al ritrovato papà (Nick Nolte versione Babbo Natale) fanno il culo ai cattivoni. Mike è scagionato e premiato. Fine.
                          Di una cosa si è certi dopo il terzo film: Mike porta sfiga ai presidenti.
                          Consiglio il film dopo la visione di qualsiasi film di Michael Mann ma prima di un film della Asylum, così per fare un bel contrasto (viscerale) e organizzare la serata verso il deterioramento psicologico. Oppure basta vedersi la saga intera dal primo film. Risate e cotillon garantiti. Voto 3
                          Ultima modifica di Kadath; 05 settembre 19, 00:46.

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                          • 7 Sconosciuti e El Royale:

                            Non le come film. Ti tiene incollato allo schermo per i twist e per l'interesse verso i personaggi, mi piace l'utilizzo che fa Goddard dei flashback per certi versi nel suo piccolissimo mi ha ricordato anche Lost. Bella la scena di apertura con la mdp ferma. Come mera tecnica, personaggi e colpi di scena buono ma a fine film la domanda che ti poni è : e quindi? Il succo del discorso qual è?
                            6,5.
                            Ho preferito il film che ho visto la settimana scorsa.

                            Hostiles:
                            Un percorso di sviluppo del protagonista non da poco, intervallato da paesaggi mozzafiato e da un bale davvero grande. Ottime le musiche e anche la coprotagonista.

                            7,5.

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                            • Ho visto la trilogia di John Wick e mi sono divertito un sacco. Il primo è passabile, il secondo è buono, il terzo è ottimo.
                              Stasera ho visto finalmente At Eternity's Gate di Julian Schnabel. Film molto divisivo, in quanto a molti non è piaciuto. Di sicuro però, tutto è tranne che un compitino. A me è piaciuto molto, l'ho trovato di grande sensibilità e gusto, con un Willem Dafoe stupendo (adesso sono ancora più incazzato per la vittoria di Malek agli Oscar ... ma come hanno fatto? Un furto!). Regia (interessante sovrapposizione delle soggettive di Van Gogh e del regista stesso) e fotografia ottime; pecca, volendo, di alcuni dialoghi un po' didascalici e di un ritratto di Van Gogh abbastanza ovvio, ma il film di Schnabel non intende raccontare la storia dell'uomo, ma cerca di far entrare lo spettatore nelle sensazioni dell'artista. In tal senso è una pellicola lirica, intima e spirituale.
                              https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                              "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                              • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
                                Ho visto la trilogia di John Wick e mi sono divertito un sacco. Il primo è passabile, il secondo è buono, il terzo è ottimo.
                                ha di buono che, dal secondo in poi, diventa un vero e proprio fumetto, citazionista, divertente e capace di creare un mondo affascinante. Ovviamente è tutto altamente improbabile ma, essendo un fumetto che si regge sulle proprie gambe, l'indulgenza è dovuta. Uno dei rarissimi casi di trilogia (anzi no, ne faranno almeno un altro!) in cui il primo episodio è il peggiore.

                                Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
                                Stasera ho visto finalmente At Eternity's Gate di Julian Schnabel. Film molto divisivo, in quanto a molti non è piaciuto. Di sicuro però, tutto è tranne che un compitino. A me è piaciuto molto, l'ho trovato di grande sensibilità e gusto, con un Willem Dafoe stupendo (adesso sono ancora più incazzato per la vittoria di Malek agli Oscar ... ma come hanno fatto? Un furto!). Regia (interessante sovrapposizione delle soggettive di Van Gogh e del regista stesso) e fotografia ottime; pecca, volendo, di alcuni dialoghi un po' didascalici e di un ritratto di Van Gogh abbastanza ovvio, ma il film di Schnabel non intende raccontare la storia dell'uomo, ma cerca di far entrare lo spettatore nelle sensazioni dell'artista. In tal senso è una pellicola lirica, intima e spirituale.
                                senza esagerare è piaciuto anche a me, regia creativa e introspettiva, atmosfere interiorizzate e Dafoe bravissimo.

                                "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                                Votazione Registi: link

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