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  • Master and Commander di Peter Weir

    Ottimo film di amicizia virile che ti fa innamorare della vita marinaresca pur mostrandola nella sua crudezza. E' molto ben documentato e si ha sempre la percezione di realismo, realismo che inoltre fornisce spunto per alcune scene d'impatto (esempi: l'amputazione di un braccio infetto che avviene come colpo di scena sia per il malato sia per lo spettatore; la scialuppa-esca con lanterna appesa).
    Il tema principale è la virilità e l'amicizia virile; non ci sono donne in questo film, salvo la breve comparsa di una prostituta. L'essere uomini è declinato in 4 varianti: il capitano, il medico, l'ufficiale che si suiciderà ed il bambino rimasto mutilato. E' interessante, e condivido, come il film associ in modo biunivoco l'essere uomini al senso di responsabilità, ad avere un'identità chiara, ad essere competenti nel proprio lavoro, e a fronte delle avversità sapersi reinventare senza abbattarsi (il ragazzino mutilato). Il rapporto tra capitano e medico è tratteggiato molto vividamente, i due hanno poco in comune ed idee antitetiche (la discussione politica che hanno è interessante per come giunge a conclusioni poco buoniste sul bisogno degli essere umani di autorità) ma si rispettano.

    Weir gira bene ed azzecca un paio di scene sublimi: la prima battaglia nella nebbia ed il "saluto" all'ufficiale dopo le frustate all'insubordinato (agghiacciante). Si sente che si è fatto scarso uso di CGI e c'è concretezza in tutto.


    Se c'è un "difetto" è che è un film che ho apprezzato più a livello cerebrale che a livello emotivo; del resto è un film che si guarda bene, giustamente, dall'abbandonarsi a facili sentimentalismi.
    Bello ed inaspettato il finale da "eterna lotta". Chissà come sarebbe stato un sequel
    Ultima modifica di Cooper96; 11 ottobre 19, 23:20.
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    • Bellissimo film. Quell'anno si è portato via tutto il Signore degli anelli se no in ambito Oscar avrebbe fatto molte conquiste.

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      • Originariamente inviato da aldo.raine89 Visualizza il messaggio
        Rivisto Magnolia di Paul Thomas Anderson
        A breve vedrò di far seguire anche rivisione di Short cuts di Robert Altman
        Guardando ‘America oggi’ si può capire quanto sia anche metacinematografico ‘Magnolia’; e generalizzando, quanto il Cinema di PTA sia un Cinema di insubordinazione; in questo caso, di insubordinazione verso quel ‘paterno’ Altman in primis…

        Ieri mattina invece mi sono rivisto i titoli di testa di ‘Indiana Jones e il tempio maledetto’; c’era qualcosa che mi ballava per la testa… e niente eccolo qui...
        https://www.youtube.com/watch?v=4ta9cHCIFv0
        …che dire, ancora una volta [come poi accadrà anche nel prologo ‘semaforico-metaforico’ de ‘La guerra dei mondi’] zio Steven - … dall’emblematica piatta forma del [Paramount-]gong al ‘velo di Maya’ che rende infine tutto top secret [come l’Arca...]… passando per dragoni, firmamento, confini antartici e cherubini a guardia della cupola… - si conferma un 'arché-o-logo' nonché esoterico
        Spoiler! Mostra

        Le nostre mani devono applaudire a quella scena: da quella ‘prima-donna’ canterina in poi… ‘anything goes’… come deve necessariamente andare; ma tutto resta anche ‘top secret’ [come l’arca…], e così ‘intanto il mondo rotola’ [Vasco Rossi] nella nostra illusoria realtà, sembra dirci Spielberg… ché anche il nostro Indy - fra una rotta aerea e un’altra segnate su quel ‘globo-empire of the sun’, a forza di dar la caccia ai falsi idoli [nel prologo de ‘I Predatori dell’arca perduta’]… - avrebbe poi rischiato di finirci schiacciato sotto, nel ‘sequel’ della storia…


        …………….

        https://www.youtube.com/watch?v=VZWs...rmGeM&index=47
        [dedicata allo Spielberg 'andato'... a inseguire un riconoscimento dai critici 'globalisti']
        Ultima modifica di ericrap; 13 ottobre 19, 23:14.
        "E' la vita mia: mille occhi, una foresta, una giostra di periferia"

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        • Originariamente inviato da aldo.raine89 Visualizza il messaggio
          Rivisto Magnolia di Paul Thomas Anderson

          La prima e unica visione risaliva a undici anni fa quando probabilmente non avevo l'età e abbastanza conoscenza cinematografica alle spalle per poterlo apprezzare.
          Avevo ricordi molto vaghi, riguardanti soprattutto l'accattivante prologo e il sensazionale epilogo, ricordavo poco o nulla di ciò che stava in mezzo, se non i grandi nomi coinvolti.

          A rivederlo mi rendo conto di come, a differenza di altri film corali, qui non ci sia un personaggio debole o una storyline poco avvincente, di quelle che vorresti skippare o che ti fanno arrabbiare per avere interrotto la sequenza precedente in cui c'erano altri personaggi. Nel gestire così tante storie e personaggi, con connessioni più o meno labili ed inconsapevoli tra di loro, oltre a essere un capolavoro di sceneggiatura, lo è ovviamente anche e soprattutto di montaggio.

          Molto toccante inoltre la presenza di Jason Robards che sarebbe morto da lì a poco nel ruolo di un uomo in fin di vita, Anderson fa un omaggio a una leggenda del cinema regalandogli l'ultimo grande ruolo.

          Così come Il petroliere e The master è il terzo film del regista che a seconda visione apprezzo immensamente di più della precedente, Ubriaco d'amore l'avevo invece ridimensionato.
          Chissà che capiterà quando deciderò di rivedere Sidney, Inherent vice e Phantom thread.
          Boogie Nights non lo hai citato perché non hai bisogno di rivederlo o per altri motivi? Quanto a coralità è l'antenato perfetto di Magnolia.

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          • Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio
            Boogie Nights non lo hai citato perché non hai bisogno di rivederlo o per altri motivi? Quanto a coralità è l'antenato perfetto di Magnolia.
            Perché mi era sfuggito quello già a prima visione mi era piaciuto parecchio, prima o poi sarà comunque sottoposto a rivisione...

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            • Monsieur Klein di Joseph Losey (FRA, 1976)

              Sicuramente un buon film, ma avrebbe potuto essere anche un capolavoro.
              Emblematica del primo giudizio è la prima scena, slegata dal resto della trama ma necessaria per inquadrare il contesto storico e culturale del film: primo piano di una donna sottoposta a quella che pare essere un'ordinaria visita dentistico/medica, personalmente solo nel proseguire della sequenza e in particolare nel momento in cui la donna viene inquadrata a figura intera e si vede che è nuda ho effettivamente capito che si trattava di uno quei test che facevano per determinare la superiorità della razza ariana sulle altre. Può darsi che qualcun'altro al mio posto, pur senza sapere preventivamente di cosa parli il film, lo capisca comunque a subito, ad ogni modo trovo che la scena non sia costruita nel modo freddo e gelido come una situazione del genere necessiterebbe, ho provato sì sconforto, ma non il disagio e la vergogna che si dovrebbero provare al pensiero che altri esseri umani in tempi non lontani hanno fatto queste cose.

              Si entra poi nel vivo del film: il protagonista Robert Klein, interpretato da Alain Delon, tra le altre cose approfitta senza troppi scrupoli e senza farsi troppe domande del contesto socioculturale per acquistare a basso prezzo opere d'arte da proprietari ebrei che non potranno portarle con sè nei loro tentativi di fuga. Come in una legge del contrappasso, il destino vuole giocare uno scherzo al nostro protagonista: in città pare esserci un altro Robert Klein, il quale fa recapitare a casa del suo omonimo una rivista d'informazione ebrea con l'intenzione di farlo passare per lui con tutto quello che ne può conseguire. Da qui parte una storia di mistero e di investigazione nella quale più il protagonista cerca di tirarsi fuori dai guai e più ci finisce, da questo punto di vista la storia funziona egregiamente, ma solo il finale ci ricorda poi veramente di cosa stiamo parlando, in maniera molto forte, ma forse anche brusca e improvvisa.

              Come per la scena iniziale si prova spesso sconforto e dispiacere per le sorti del protagonista, ma a mio parere non basta. Un motivo per cui il film non è troppo riuscito sotto questo aspetto potrebbe essere che il regista è americano e pertanto non ha vissuto personalmente e nemmeno a contatto con chi quelle tragedie le ha vissute, per cui ha preferito soffermarsi sulla creazione della tensione e del mistero.

              Rimane ad ogni modo una delle opere più curiose e originali che abbia visto in tema Olocausto.

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              • I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians di Radu Jude. Visto oggi su Mubi (era inedito in Italia). Bello e importante.

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                • Quarto Potere di Orson Welles (1941).


                  Si possono unire capitalismo e comunismo, due ideologie che sono agli antipodi? A quanto pare l'imprenditore editoriale Charles Foster Kane (Orson Welles) c'è riuscito nell'arco della propria vita, creando un nuovo soggetto sui generis "l'essere americano", colui che partendo dal basso come un comune cittandino Kane, dapprima è in sintonia con le idee di solidarietà sociale arrivando a fustigare il potere politico e finanziario, per poi diventare anch'esso sistema monolitico, nonchè l'incarnazione più pura e sfrenata del capitalismo a stelle e strisce.
                  La ricchezza e la potenza di una persona non si basa necessariamente sui beni materiali o gli agganci, questi sono utili, ma prima di tutto è assolutamente indispensabile accumulare più informazioni possibili e ove non fosse possibile, arrivare addirittura ad alterarle o a crearle dal nulla. La vita di una persona dipende dalla certezza dell'informazione in tutti gli ambiti della sua esistenza; effettuare un determinato investimento, i politici da votare, intervenire o meno in determinate questioni nazionali o internazionali, vedere o no una determinata opera e così via; Kane ha capito che gestire l'informazione è la chiave del successo, arrivando a influenzare per decenni l' opinione pubblica americana fino alla propria morte nel 1941 nella sfarzosissima residenza monumentale di Xandalù.

                  Chi è Charles Foster Kane lo sappiamo tutti, il regista ci informa all'inizio tramite un cinegiornale, ma cos'è il cittadino Kane? Dov'è racchiusa la sua anima? Scoprire il significato della parola Rosebud pronunciata dal magnante ad inizio film mentre esala l'ultimo respiro è la chiave per accedere al vero Kane; il problema sta per l'appunto scoprire a cosa si riferisca.
                  Quarto Potere di Orson Welles (1941) è un lungo giallo metafisico che si snoda attraverso le ricerche del giornalista Thompson, il quale per tutta la durata film si barcamena tra domande e quesiti poste a varie persone che conoscevano Kane (la seconda moglie, l'ex-migliore amico, il maggiordomo etc...). Il film si sviluppa attraverso una narrazione che si snoda tra presente e numerosi flashback delle varie fasi della vita di Kane senza seguire una consecutio temporis lineare, poichè un avvenimento accennato da un conoscente, sarà poi sviluppato o visto sotto un'altra luce quando viene narrato da un altra persona; il risultato alla fine è l'impossibilità di costruire un puzzle dalla forma sensata, poichè risulta impossibile per lo spettatore conoscere concretamente cos'è Kane alla fine.

                  Lo sforzo di costruire un quadro razionale della pesonalità del magnate risulterà vano per lo spettatore se ci si basa solo su ciò che viene narrato, quindi mai come in nessun altro film precedente è la macchina da presa, elemento artificiale esterno quanto vero e proprio personaggio ed osservatore terzo della vicenda a permettere di accedere all'anima di Kane; ricco imprenditore dell'editoria, accumulatore compulsivo di ogni oggetto di valore e non, incapace di concepire l'amore come emozione ma solo come possesso, un'infanzia negata precocemente che lo ha strappato dalle braccia della madre su cui la macchina da presa con un movimento di macchina ascendente passa dal viso della donna a quello del giovane Kane, la tessera del puzzle fondamentale per completare il quadro e comprendere tutta la sua personalità, consiste nell'essere stati testimoni attenti di tale particolare, sconosciuto a tutti, ma non all'occhio terzo della macchina da presa che sceglie di mostrare ciò che vuole lei e non mettersi al servizio dei personaggi.
                  La verità è l'obiettivo di Thompson (sempre immerso nell'oscurità), tanto che la luce illumina in modo sproporzionato le fonti informative (il diario di Tatcher) oppure i volti dei personaggi conoscenti di Kane, ma queste luci si riveleranno non illuminanti e né risolutive per sciogliere il mistero, che verrà svelato solo dall'artificialita' della macchina da presa.
                  L'amore negato per un'infanzia mai vissuta appieno, porterà Kane a colmare questo suo vuoto interiore accumulando la "roba" in modo ossessivo-compulsivo, procurandosi i mezzi finanziari necessari tramite le proprie imprese e in special modo attraverso l'informazione ed il suo sfruttamento per manipolarla e imporre subdolamente alla gente cosa pensare. Ieri era la carta stampata, poi con il dibattito Nixon-Kennedy il controllo dell'opinione pubblica si è giocato tramite la televisione, il cui possesso e l'occupazione delle radiofrequenze è divenuto imprescindibile per ogni uomo di potere (Berlusconi e legge Gasparri docet), sino a subire oggi un ulteriore trasformazione spostandosi nel mare magnum della rete tra social media e piattaforme online, dove la presunzione di controllo iniziale ha lasciato sempre più posto all'impossibilità di gestire il flusso delle informazioni, risultando impossibile sapere cos'è vero e cos'è falso, in sostanza il trionfo dell'assunto che poggia alla base di tutta l'architettura del pensiero del relativismo conoscitivo alla base di Quarto Potere e del cittadino Kane, il primo di una lunga serie di "titani" su cui Welles svilupperà la sua poetica.

                  Quarto Potere non è solo un capolavoro immane per l'attualità della sua analisi sociale e la sua profonda riflessione sull'america e le sue fondamenta, come il pensiero, l'informazione, la libertà o il capitalismo, ma è anche un film che a distanza di neanche tre decenni dai canoni fissati da Griffith, innova pesantemente a livello stilistico, diventando così uno spartiacque nella storia del cinema. Orson Welles sin dall'inizio rompe tutte le regole del cinema classico; fà morire subito il protagonista, di cui vediamo quindi solo il passato, per poi sviluppare la narrazione attraverso una struttura non lineare con ben 6 flashback, con un montaggio tra dissolvenze incrociate e raccordi ellittici, che rendeno sempre più frammentato il quadro della figura di Kane.
                  Ci troviamo innnazi ad un film dal forte impatto visivo, dove la profodità di campo trova la sua definitiva espressione più compiuta; non l'ha inventata Welles, perchè già William Wyler lavorava su tale tecnica in film precedenti come Strada Sbarrata (1936), Figlia del Vento (1938), Ombre Malesi (1940) e Piccole Volpi (1941), grazie all'aiuto di Greg Tolland (lo stesso direttore della fotografia del film di Quarto Potere), però c'è da fare un distinguo, Wyler sfruttava la profonità di campo per cercare di conferire alla scena un'immagine reale neutra, cioè come la vedrebbe il nostro occhio umano, mentre Orson Welles và oltre distorcendo le immagini tramite grandangoli, prospettive ed inquadrature in basso a tre quarti (ce ne sono tantissime nel film), per creare sequenze visive dal fortissimo impatto visivo; volutamente "barocco ed "eccessivo" come del resto si addice ad un titano americano come Kane, quindi le critiche a Welles sul barocchismo della regia imputatagli da certa critica tra cui il filosofo francese Sartre, sono da respingersi.

                  Grazie alla nuova prospettiva di uso della profondità di campo, Quarto Potere fà uso per la prima volta del piano sequenza in modo consapevole ed esteso, creando composizioni scenografiche e di personaggi che donano molteplici contrasti drammaturgici nella medesima scena, come ad esempio quando vediamo la madre Mary discutere con Tatcher sull'affidamento del piccolo Charles e dalla finestra sullo sfondo vediamo il piccolo Kane ignaro di questa contrattazione, giocare allegramente sulla sua slitta in quelli che a tutti gli effetti saranno gli ultimi scampoli della sua infanzia.
                  Alla luce di tutto questo, risulta inspiegabile che questo mito del cinema, sempre primo nelle classifiche dei migliori film della storia del cinema di Sight & Sound dal 1962, nel 2012 sia stato scavalcato da Vertigo di Alfred Hitchcock (1958), capolavoro assoluto anch'esso, ma privo della profondità di pensiero analitica della società del film di Welles e privo dell'originalità stilistica del primo vero e proprio film moderno le cui innovazioni non furono riconosciute da una miope accademy che gli preferì Com'era Verde la mia Valle di John Ford, pur di negare i giusti riconoscimenti ad un film che distrugge l'essenza ed il mito del sogno americano, che uscì dalla notte degli oscar con il solo premio per la miglior sceneggiatura. L'influenza fu notevolissima, John Huston con il suo Mistero del Falco subito fece propri gli insegnamenti sulle scenografie in interni con i tetti inquadrati, mentre Duello a Berlino di Powell e Pressburger (1943), nonchè Billy Wilder con La Fiamma del Peccato (1944), subito sfruttarono le intuizioni narrative del capolavoro Wellesiano, arrivando a portare avanti i confini dell'evoluzione della narrazione cinematografica, nonchè e mi fermo qui perchè gli esempi sarebbero numerosi, l'estremizzazione della tecnica del piano sequenza sdoganata da tale film, con Hitchcock che subito fece largo uso dei suoi longtake e della sperimentazione tecnica estrema con Nodo alla Gola (1948), un film narrato tramite due finti piani sequenza, anche se c'è da dire che rispetto al regista inglese, Orson Welles è meno sfacciato ed esibizionista nei suoi vezi registici che non danno mai l'impressione di anteporre il proprio ego davanti alla materia narrata come talvolta accadeva con Hitchcock (vedasi l'inquadratura finale della pistola in Io ti Salverò). Sperando quindi che Sight & Sound nella futura classifica del 2022 possa correggere tale "eresia" riportando Quarto Potere al primo posto, il film nell'ambito della settimana arte è come la venuta di Cristo nella storia dell'umanità; c'è un prima e un dopo Quarto Potere volente o nolente.
                  Il film è disponibile nell'ottima edizione Dynit con un gran restauro e tanti contenuti extra utili per far comprendere allo spettatore odierno l'impatto innovativo di Quarto Potere.
                  Ultima modifica di Sensei; 15 ottobre 19, 12:38.

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                  • Sensei ma che ti frega della classifica di Sight & Sound?

                    Io intanto faccio due riflessioni spicciole su un paio di film visti recentemente:

                    L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese

                    L
                    a figura di Gesù viene tratteggiata in modo interessante e Willem Dafoe fa quello che può per farla funzionare al meglio. Se teniamo conto del fatto che la peculiarità del soggetto non rientra nei meriti del duo Scorsese/Schrader (ma dello scrittore greco Kazantzakis) però, ci trovo davvero poco da salvare. I limiti di budget, probabilmente, hanno influenzato molto la messa in scena di Scorsese, qui ingessato e cinematograficamente poco interessante come (forse) mai. I dialoghi sono troppo retorici e didascalici (per carità, capisco che sia un po' la caratteristica di questa tipologia di film, però si poteva fare di meglio), mentre gli attori - protagonista a parte - sono quasi sempre fuori parte, in particolare Harvey Keitel, qui davvero mai credibile ed anche involontariamente comico (per quanto mi riguarda). Ci sono alcune scelte audaci e rispetto il lavoro e le intenzioni del regista, ma l'ho trovato davvero poco riuscito. Tutto troppo pulitino (e intendo proprio i costumi, il make up, la fotografia) ed anglosassone (i volti sono sbagliati).
                    Credo che anche lo stesso Scorsese non sia particolarmente entusiasta della riuscita del film. Ha anche fatto un paragone con Il cattivo tenente di Ferrara, invidiando a quest'ultimo la forza, la tensione drammatica. In effetti, come dargli torto.


                    Overlord di Julius Avery

                    A parte la scena della prima sperimentazione del siero su un personaggio da poco morto, non salvo nulla. Un B movie fatto con denaro ma davvero stupido. Anche qui, tutti puliti e immacolati, dagli ambienti ai personaggi stessi. Ma dovremmo essere nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.
                    Di molto inferiore a Frankenstein's Army.
                    https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                    "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                    • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
                      I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians di Radu Jude. Visto oggi su Mubi (era inedito in Italia). Bello e importante.
                      Qualche parolina in più sul film? Il titolo è curioso.


                      Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio


                      Overlord di Julius Avery

                      A parte la scena della prima sperimentazione del siero su un personaggio da poco morto, non salvo nulla. Un B movie fatto con denaro ma davvero stupido. Anche qui, tutti puliti e immacolati, dagli ambienti ai personaggi stessi. Ma dovremmo essere nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.
                      Di molto inferiore a Frankenstein's Army.
                      Peccato, mi era parso interessante. Quest'ultimo che citi non l'ho mai sentito nominare, merita?

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                      • Originariamente inviato da Mr. Babeido Visualizza il messaggio


                        Peccato, mi era parso interessante. Quest'ultimo che citi non l'ho mai sentito nominare, merita?
                        Per me si. Si tratta dell'ennesimo horror in stile found footage, ma molto creativo ed artigianale, come piace a me.
                        https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                        "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

                        Commenta


                        • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
                          Sensei ma che ti frega della classifica di Sight & Sound?

                          Io intanto faccio due riflessioni spicciole su un paio di film visti recentemente:
                          Mi frega perchè ha la presunzione di essere la classifica più rinomata in questo ambito e quella più influente, siccome il risultato non è soddisfacente la demolisco e la privo di qualsiasi legittimità.

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                          • Originariamente inviato da Mr. Babeido Visualizza il messaggio

                            Qualche parolina in più sul film? Il titolo è curioso.
                            I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians - Radu Jude (2018)

                            Su Mubi dal 14 ottobre e per tutto il mese successivo.

                            Non sono sicuro che il cinema (l'arte) debba essere educativo (e questo film, a tratti, lo è molto, troppo), ma forse, in alcuni casi, restituire un po' di verità, far emergere qualcosa che è stato rimosso (e poi comunicarlo/divulgarlo) diventa "necessario".
                            Barbarians (chiaramente un lavoro autobiografico) rivela la lotta di Radu Jude (in scena con un alter-ego femminile: l'artista Mariana) per affermare un fatto negato (e da lui già affrontato in precedenza) e cioè che i rumeni furono, durante la Seconda Guerra Mondiale (o per essere più precisi, durante i primi anni della Guerra), collaborazionisti, anti-semiti e assassini di ebrei.
                            Il film, tra documenti d'epoca (filmati d'archivio e fotografie) e testimonianze scritte (lette a voce alta, in favor di macchina, dalla protagonista) cerca di correggere le storture di quello che è diventato, a tutti gli effetti, un falso storico (i rumeni antagonisti dei nazisti, il maresciallo Antonescu - nei fatti un criminale di guerra - un eroe da celebrare).
                            Lunghe chiacchiere intellettuali sull'argomento tra la protagonista e gli uomini con cui, di volta in volta, si trova a doversi confrontare (l'amante sposato dal quale forse avrà un figlio; il politico responsabile dei finanziamenti pubblici del suo spettacolo), ma anche violente discussioni sul set di questo re-enactement della battaglia di Odessa (che coinvolse l'esercito tedesco/rumeno, all'epoca alleato, e quello russo) e del conseguente massacro di migliaia di civili ebrei, che l'artista/regista vuole rappresentare; violente discussioni che coinvolgono il "popolo", sul set in veste di comparsa, che esprime proprio il sentimento negazionista (e rassicurante) circa il (non) coinvolgimento dei rumeni nello sterminio degli ebrei (perché "i rumeni sono brava gente" come si diceva in un altro film di Radu Jude).
                            Fare i conti con il proprio passato, guardarlo in faccia, assumersene la responsabilità, è l'intento di Jude (lo era già nel suo documentario precedente, The Dead Nation) ed è quello che, nel magnifico finale del film (dove si passa dalla fiction alla docu-fiction, dal 16mm al digitale), si cerca, attraverso la messa in scena (reale) dell'eccidio di Odessa, di conseguire.
                            Ma sfortunatamente il popolo sembra non capire lo stesso e di fronte agli ebrei che vengono bruciati vivi dentro un container, stolidamente, applaude.

                            Voto 8,5

                            Piccola curiosità: sulla porta della propria camera la protagonista ha, affissa, la locandina di Oh! uomo, film di montaggio di Yervant Gianikan e Angela Ricci Lucchi sugli orrori della Prima Guerra Mondiale.
                            Ultima modifica di Fish_seeks_water; 15 ottobre 19, 15:53.

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                            • Se qualcuno per caso dovesse vedere Grazie a Dio di Ozon potrebbe raccontarmi la parte finale? Purtroppo son dovuto uscire prima della fine. Ero arrivato al punto in cui

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                              Grazie in anticipo a chi mi risponde

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                                Se qualcuno per caso dovesse vedere Grazie a Dio di Ozon potrebbe raccontarmi la parte finale? Purtroppo son dovuto uscire prima della fine. Ero arrivato al punto in cui

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                                Grazie in anticipo a chi mi risponde
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                                In linea di massima succede questo, non ho un ricordo molto lucido dato che mi stava calando un po’ la palpebra.

                                Nelle solite didascalie finali dicono che il prete a oggi non può più esercitare le funzioni liturgiche ma non è stato allontanato dalla chiesa. Roba recente comunque, aggiunta dopo la prima del film a Berlino.

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