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  • appena sufficiente, ma Taron ha un radioso futuro davanti a se.
    la figlia di Bono è proprio stupenda.

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    • RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME, di C.Sciamma

      Quattro righe su questo film bellissimissimo.
      C.Sciamma sembra voler recuperare a modo suo certa nobile tradizione cinematografica francese, quella incline alla sobrietà, al nitore stilistico, alla delicata e talora severa compostezza formale (mi è venuto in mente certo Rivette). Senza voler farsi austero o monacale, il suo film prova a ritrovare i tempi lenti e vuoti della vita, la luce vera del mondo, i suoni nudi e scarnificati, isolati dalla cacofonia generale o da colonne sonore troppo invadenti. La brezza che soffia leggera, il mare che si frange sugli scogli, lo scricchiolio del tavolato, il fuoco che scoppietta sommesso nel camino, la voce umana che emerge limpida e incerta nel suo incedere debolmente sceneggiato.
      L'isolamento geografico e acustico vivifica i sensi, intensifica i rapporti, favorisce la concentrazione sull'Altro, e dunque l'emozione.
      In tale contesto "femminismo" e "lesbismo" mi son parsi quasi un macguffin, o comunque se ne parla indirettamente, attraverso un discorso che è innanzitutto sullo sguardo e sulla doppia natura dell'arte, costrittiva e liberatoria. L'arte da un lato tradisce il reale e lo imprigiona in un costume e in un ruolo predefinito: si dipingono non le emozioni del soggetto ma quelle del pittore o del committente, non il corpo o il volto vero ma quello ideale; e si arriva a codificarne anche i gesti, benchè gli amanti immaginino di reinventare il mondo ogni volta.
      La pittura come attività oppressiva di cui vergognarsi, da praticare in segreto nascondendosi dietro una tenda.
      Ma al contempo l'arte ci libera e ci motiva a conoscere il mondo, perchè stimola e allena lo sguardo, che da puramente tecnico, smortamente analitico, vincolato alle convenzioni, si fa interessato, appassionato, innamorato. L'arte insegna a vedere, e diventa liberazione e contestazione dell'esistente.
      E in extremis, svolgendo la sua funzione orfeica, l'arte eterna il ricordo e ne fa poesia, liberandoci anche dal Tempo.
      Il racconto ruota intorno a questi motivi con grande eleganza, evitando goffi cascami retorici, elidendo dove serve, bruciando certe facili accensioni emotive per farle echeggiare e risuonare in noi (si veda lo splendido taglio all'apparizione del "fantasma"). Il film intero sembra quasi volersi svincolare da certa eredità storica e iconografica (i Georges De La Tour, i maestri delle ommbre e dei lumi di candela, il grande ritrattismo in posa) e andare in cerca, appunto, della flagranza del reale. Compito in qualche modo impossibile e inesauribile perchè un quadro, seppur in movimento, ci aspetta comunque al varco; perchè ci domanderemo sempre se quel gesto o quel sorriso è davvero e fino in fondo nostro.
      La vita vera, come al solito, resta ai margini del quadro, là dove agli occhi allenati di chi sa, un piccolo dettaglio si rivela.
      Ultima modifica di papermoon; 02 gennaio 20, 09:06.

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      • Originariamente inviato da papermoon Visualizza il messaggio
        RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME, di C.Sciamma

        Quattro righe su questo film bellissimissimo.
        C.Sciamma sembra voler recuperare a modo suo certa nobile tradizione cinematografica francese, quella incline alla sobrietà, al nitore stilistico, alla delicata e talora severa compostezza formale (mi è venuto in mente certo Rivette). Senza voler farsi austero o monacale, il suo film prova a ritrovare i tempi lenti e vuoti della vita, la luce vera del mondo, i suoni nudi e scarnificati, isolati dalla cacofonia generale o da colonne sonore troppo invadenti. La brezza che soffia leggera, il mare che si frange sugli scogli, lo scricchiolio del tavolato, il fuoco che scoppietta sommesso nel camino, la voce umana che emerge limpida e incerta nel suo incedere debolmente sceneggiato.
        L'isolamento geografico e acustico vivifica i sensi, intensifica i rapporti, favorisce la concentrazione sull'Altro, e dunque l'emozione.
        In tale contesto "femminismo" e "lesbismo" mi son parsi quasi un macguffin, o comunque se ne parla indirettamente, attraverso un discorso che è innanzitutto sullo sguardo e sulla doppia natura dell'arte, costrittiva e liberatoria. L'arte da un lato tradisce il reale e lo imprigiona in un costume e in un ruolo predefinito: si dipingono non le emozioni del soggetto ma quelle del pittore o del committente, non il corpo o il volto vero ma quello ideale; e si arriva a codificarne anche i gesti, benchè gli amanti immaginino di reinventare il mondo ogni volta.
        La pittura come attività oppressiva di cui vergognarsi, da praticare in segreto nascondendosi dietro una tenda.
        Ma al contempo l'arte ci libera e ci motiva a conoscere il mondo, perchè stimola e allena lo sguardo, che da puramente tecnico, smortamente analitico, vincolato alle convenzioni, si fa interessato, appassionato, innamorato. L'arte insegna a vedere, e diventa liberazione e contestazione dell'esistente.
        E in extremis, svolgendo la sua funzione orfeica, l'arte eterna il ricordo e ne fa poesia, liberandoci anche dal Tempo.
        Il racconto ruota intorno a questi motivi con grande eleganza, evitando goffi cascami retorici, elidendo dove serve, bruciando certe facili accensioni emotive per farle echeggiare e risuonare in noi (si veda lo splendido taglio all'apparizione del "fantasma"). Il film intero sembra quasi volersi svincolare da certa eredità storica e iconografica (i Georges De La Tour, i maestri delle ommbre e dei lumi di candela, il grande ritrattismo in posa) e andare in cerca, appunto, della flagranza del reale. Compito in qualche modo impossibile e inesauribile perchè un quadro, seppur in movimento, ci aspetta comunque al varco; perchè ci domanderemo sempre se quel gesto o quel sorriso è davvero e fino in fondo nostro.
        La vita vera, come al solito, resta ai margini del quadro, là dove agli occhi allenati di chi sa, un piccolo dettaglio si rivela.
        Condivido il tuo giudizio, e francamente non capisco il motivo per cui altri utenti lo abbiano detestato accusandolo di essere "contro gli uomini". Ridotto all'osso la trama, non è nient'altro che una variante lesbo de L'età dell'innocenza, ovvero una storia d'amore resa impossibile dal conformismo sociale, tra l'altro splendidamente metaforizzata nella scena madre del falò. Sono anche perplesso da tutti questi premi e segnalazioni per la sceneggiatura: questo è un film di assoluta maestria registica, su come avere uno sguardo su ciò che si racconta, sulle emozioni che si vuole trasmettere. Un film femminile, e non femminista nel senso retrivo con cui tale termine è salito nuovamente alla ribalta oggi.

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        • Se7en di David Fincher

          Ottimo thriller scritto con intelligenza.
          Non si fa mancare nulla dei topos del genere: uno dei detective è riflessivo l'altro impulsivo, il veterano è all'ultima settimana di lavoro, ecc. ma l'interpretazione sentita di Pitt (ebbene sì, dite quello che volete) e l'eleganza della messa in scena riescono a non farli pesare.
          La vicenda è altamente implausibile tuttavia rimane sempre credibile grazie a degli interessanti contrappunti di realismo: i detective che riflettono su come spesso il loro vero lavoro sia archiviare dati da usare nei processi, come in vari anni di servizio non abbiano mai usato la pistola, ecc.
          Questi contrappunti contribuiscono al generale clima di desolazione, fatalismo e misantropia che ammanta la storia, e per il quale ho un debole . Ho inoltre apprezzato molto gli omicidi con "punizione" per contrappasso; per quanto non sia un'idea nuova (la Divina Commedia, che infatti è citata) ho l'impressione che Se7en abbia ispirato molto James Wan per il suo Saw.

          L'entrata in scena di Spacey è cultissima, me la ricorderò
          Ultima modifica di Cooper96; 02 gennaio 20, 23:11.
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          • Finale poco credibile e forzato, imbarazzante poi le facce di Brad Pitt che sembra debba andare in bagno e non ne trova uno nella scena madre del film, fossi stato Fincher l'avrei girata in un'altro modo; presa visione del pacco, gli avrei fatto commettere l'azione immediatamente. Sarebbe stata una cosa migliore, più sensata e meno imbarazzante a vedersi.

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            • Concordo sull'ottimo thriller e sull'eleganza del film. Peccato il finale poco empatico ma pur sempre molto adrenalinico. Forse è questo che l'ha reso quello che è.

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              • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                Finale poco credibile e forzato,
                Stiamo parlando di un film dove c'è un tizio che compie omicidi secondo i peccati capitali, e due di questi omicidi (l'avvocato, l'attrice) sono complicatissimi da realizzare eppure lui non lascia nessuna prova se non quelle che vuole volontariamente. Più credibile di così

                Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                imbarazzante poi le facce di Brad Pitt che sembra debba andare in bagno e non ne trova uno nella scena madre del film, fossi stato Fincher l'avrei girata in un'altro modo; presa visione del pacco, gli avrei fatto commettere l'azione immediatamente. Sarebbe stata una cosa migliore, più sensata e meno imbarazzante a vedersi.
                Così che il climax duri 3 secondi
                Si chiama spremere la tensione, va benissimo così. E Pitt recita bene, esprime dolore misto ad impotenza, non l'ho trovato ridicolo. Rasputin io invoco te!

                sherry E' Fincher, l'empatia non gli interessa molto, è un narratore distaccato e cerebrale per sua natura...ma non sentivo il bisogno di dispiacermi per Pitt. Tutto il pre-climax in auto col killer è emblematico: al film interessa discuterere una tesi (l'indifferenza delle persone, l'ipocrisia eccetera eccetera), non portarti a dispiacerti per il lato umano della vicenda.
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                • Il finale così sospeso, così lungo, così strano... è il fulcro e il centro tematico del film: il regista sta chiedendo agli spettatori di fare loro la scelta, veniamo letteralmente chiamati in causa. E' questo stesso momento che trasforma il film da cult a capolavoro.

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                  • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio

                    sherry E' Fincher, l'empatia non gli interessa molto, è un narratore distaccato e cerebrale per sua natura...
                    Proprio tutto l'opposto. Ma va bene, ognuno vede ed interpreta i film che vede come gli pare...

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                    • Doveva metterla in scena in modo migliore allora, perchè per me non funziona a dovere e la recitazione con quelle espressioni di Pitt le ho trovati inadeguati e stranianti rispetto al contesto. Visto poi il carattere del personaggio nel film, non sarebbe stato di certo una scelta sbagliata, visto che per tutto il film è irruento.
                      E' un film che punta su trovate ad effetto, pure Spacey che entra in modo poco credibile.

                      Poi dovrei rivederlo prima o poi, ma non sono della scuola di Seven capolavoro. Se Fincher ne ha mai girato uno, forse Zodiac và. Ma in generale è un regista oltremodo osannato qui dentro e addirittura considerato un maestro contemporaneo.
                      Ultima modifica di Sensei; 02 gennaio 20, 23:56.

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                      • A proposito di capolavori ....

                        Cold Fish di Sion Sono

                        Ma che film è? Incredibile! Tom Doniphon tu che hai apprezzato The Forest of Love, dai un'occhiata a questo.
                        https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                        "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                        • Rivisto Mad Max Fury Road e che dire, ad ogni visione mi piace sempre di più. Penso sia uno dei migliori film degli ultimi 20 anni.
                          La fotografia è un qualcosa di sublime, così come la regia delle scene d'azione e il montaggio e colonna sonora, e le prove attoriali pure.
                          L'estetica dei concept e dei personaggi è magniloquente nella loro particolarità, senzsa considerare i sottotesti. Questi sono i film che mi piacciono, trame semplici e lineari ma con un grandissimo impatto visivo e sottotestuale.

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                          • 18 regali , di Francesco Amato

                            Melodramma ispirato a una storia vera, ben recitato ed emotivamente coinvolgente, non tanto da prosciugare le ghiandole lacrimali - come detto da qualcuno - ma il film punta decisamente a quello, pur regalando qualche sorriso qua e là grazie anche alla buona alchimia tra le due protagoniste. In estrema sintesi: una ragazza irascibile e rancorosa a causa di un grave vuoto che il destino ha creato nella sua vita, vive un'esperienza tra la vita e la morte che cambierà radicalmente la sua visione della vita e il suo rapporto con le persone care. Interessante la prova di B. Porcaroli alle prese con un personaggio - di fatto - frutto dell'immaginazione (una persona realmente esistente ma ad un'età che non ha ancora raggiunto), ottima V. Puccini in un ruolo che - si vede - sentiva molto, convincente anche la prova di E. Leo che si conferma attore intenso e versatile.
                            Non mi ha convinto fino in fondo l'espediente narrativo utilizzato.
                            Spoiler! Mostra
                            Ultima modifica di Neuromante85; 04 gennaio 20, 11:18.

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                            • Ti ringrazio dell'esaustiva e motivata esposizione (su "Film Tv" però ho trovato una recensione che non l'ha messa affatto sotto spoiler e ha piuttosto stroncato la Porcaroli e i dialoghi ;-) ) ...E diamogliela una soddisfazione ogni tanto al buon Mr.Fred, a Rasputin ed a quegli utenti del forum che bramano , vivaddìo, di vedere film politicamente scorretti e mondati _signora mia_ da pernicioso buonismo: eccolo! Un evidente inno anti-abortista, anti-sostituzione etnica che dà compiuta testimonianza della stirpe femminile italica.
                              Saluti (romani?).
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio
                                Ti ringrazio dell'esaustiva e motivata esposizione (su "Film Tv" però ho trovato una recensione che non l'ha messa affatto sotto spoiler e ha piuttosto stroncato la Porcaroli e i dialoghi ;-) ) ...E diamogliela una soddisfazione ogni tanto al buon Mr.Fred, a Rasputin ed a quegli utenti del forum che bramano , vivaddìo, di vedere film politicamente scorretti e mondati _signora mia_ da pernicioso buonismo: eccolo! Un evidente inno anti-abortista, anti-sostituzione etnica che dà compiuta testimonianza della stirpe femminile italica.
                                Saluti (romani?).
                                ho cercato su filmtv la recensione a cui ti riferisci ,ne ho trovato solo una che però non si sofferma affatto su recitazione/dialoghi... alla fine il film è un semplice inno alla vita, non ci ho visto altri significati che magari l'avrebbero reso più "indigesto".

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