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  • Per chi fosse interessato, posto un'analisi esaustiva e profonda di Antiporno.
    Non è del tutto errato pensare al cinema di Sono come a un evento che rivendica la propria situazione in una società ben precisa (quella giapponese), passando quindi per inevitabili riferimenti a costumi e pratiche comunitarie o precise recriminazioni politiche o storiche. D’altra parte nelle sue immagini c’è una spinta che si serve di tali …
    https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

    "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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    • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio
      Sir Dan Fortesque
      VirtualTaster
      Sir Dan Fortesque hai avuto per caso l'opportunità di vedere il film "perduto" e ritrovato Bad Film?
      No, quello mi manca



      Luminous beings are we, not this crude matter.

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      • I due papi. Buon film, il suo punto di forza è senza dubbio l'interazione tra i due protagonisti, Pryce e Hopkins bravissimi. Fila abbastanza senza annoiare, anche se forse avrei evitato qualche flashback di Bergoglio.

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        • La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek (2019).

          L'anno cinematografico 2020 non è iniziato sotto la migliore sorte nonostante il titolo La Dea Fortuna, nuovo film di Ferzan Ozpetek, di cui non sono per niente conoscitore del suo cinema avendo visto tempo orsono La Finestra di Fronte (2003), del quale ho scarsi ricordi.
          La pellicole bisogna ammettere che parte bene con un piano sequenza che fluidamente ci introduce nella narrazione mostrando gli interni di un'antica villa sicialiana, un luogo custode di antichi che si vogliono recidere del tutto, poichè il solo riaffiorare di essi, finirebbe con il riaprire antiche ferite che si pensavano cicatrizzate.
          Subito dopo il regista opta con un netto stacco di montaggio, di mostrare un matrimonio omosessuale con tanto di riprese tramite il cellulare di varia umanità di questa palazzina della Roma radical-borghese, popolata da eccentrici individui che nulla hanno a che fare con la normalità borghese, eppure la macchina da presa cattura la simpatia e la freschezza iniziale dei loro carattere e dei loro volti. Alessandro (Edoardo Leo) e Arturo (Stefano Accorso), sono una coppia omosessuale che vive insieme da circa 15 anni e oramai da un pò di tempo in crisi, l'affidamento imprevisto di due bambini figli di Annamaria (Jasmine Trinca), migliore amica di Alessandro, sembra poter dare il colpo di grazia a due individui dalle differenze sempre più marcate; Alessandro, professione idraulico ma dalla forte propensione popolare è oramai sembre più taciturno, mentre Arturo, traduttore d'accatto e fallimentare in tutto il resto, si sente un'anima incompresa.
          Ozpetek si gioca tutto il meglio che ha da dire nei primi minuti sia registicamente che a livello di sostanza; costruire un qualcosa a lungo andare senza scadere nelle sequenze in ospedale per via della malattia di Annamaria o con il coutè di soliti personaggi strambi se non proprio kitsch, gli riesce impossibile.

          Più che altro sarebbe stato senz'altro meglio puntare sul tema della genitorialità omosessuale, che avrebbe potuto riservare delle cose piacevoli dal punto di vista squisitamente cinematografico, invece di andare ad impelacarsi nei soliti luoghi comuni di tanto cinema provinciale italiano.
          In realtà il più grande difetto del film è che il tutto manca di vitalità reale, nonostante la pellicola sia tratta da un'esperienza vissuta del regista. La macchina da presa del regista indugia spesso sui fisici in forma e muscolosi dei suoi protagonisti, volendo sottolineare il loro carattere seducente e virile; peccato che a conti fatti manchi qualsiasi contatto fisico tra i due personaggi che non vada oltre un mano nella mano mentre l'altro è in uno stato di dormiveglia. Il fatto che i due personaggi siano in una situazione di crisi non può reggere per tutte le due ore al fatto che tra i due manchi qualsiasi componente sessuale; a conti fatti c'è più sessualità tra Alessandro e Annamaria che tra lui ed Arturo e questo per un film a tematica omosessuale è un grosso errore, poichè finisce per rendere assessuati i due protagonisti nonostante le numerose inquadrature a torso nudo o a letto.
          Ci sarebbe anche da chiedersi come Alessandro con il suo lavoro di idraulico possa permettersi un appartamento con tanto di terrazzo in quella zona di Roma, visto che il suo compagno non lavora affatto; evidentemente è stato fortunato a differenza mia, oppure siamo all'ennesima incongruenza che rende questo film lontano dalla realtà e falsamente "vissuto", come molto cinema italiano.

          Un certo occhio registico o bravura nel valorizzare certi luoghi come il santuario della Dea Fortuna, che da il titolo al film o l'antica villa della Sicilia non manca di certo al regista,eppure gli riesce impossibile non ricascare tramite la scrittura nel più becero provincialismo che appesta il nostro cinema; Ozpetek riesce a dare concretezza alla Sicilia con la location dell'antica villa, eppure manda tutto in vacca con la scrittura del personaggio della nonna strega (madre di Annamaria) intepretata ingnobilmente da Barbare Alberti, poi sprofondare nell'imbarazzante nella sequenza finale dove tra recitazione e scrittura non so quale tra le due componenti risulti peggio ed infine giungere ad un finale diascalico sia registicamente che a livello di voce fuori campo inserita in malo modo.
          Ozpetek ha un bell'armamentario a sua disposizione ed invece in modo provinciale decide di usare solo la minima parte per sottolineare il carattere localistico di un cinema che vuole rinunciare ad essere esportabile e arrivare all'estero; non è possibile che in ogni cavolo di film nostrano per far capire e sottolineare all'infitio che si è in un determinato posto, se si è a Roma il personaggio deve dire semrpe "Daje", se a Napoli deve urlare "Jamme ja" e se in Sicilia deve fare "Minchia" lasciandosi andare poi in particolari mistici-localistici che sarebbe stato infinitamente meglio evitare, poichè si scade nel ridicolo involontario da parte del pubblico.
          Ozeptek deve sostazialmente ripartire dalla sequenza iniziale, scena girata con il cellulare e scrittura del personaggio di Leo, perchè poteva dare molto di più con questa pellicola che mi spiace dare un punto di mediocrità, nonsotante la buona prova dei due attori, inficiata da uan scrittura e da una crisi scritta troppo a tavolino.
          Nonostante tutto questo, il film è vicino ad incassare 7 milioni di euro, quindi ha il suo pubblico, dal canto mio mi dichiaro deluso e voglio comunque chiedere se conoscete dei film buoni del registi che potrei recuperare.



          Ultima modifica di Sensei; 07 gennaio 20, 19:47.

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          • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
            La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek (2019).

            L'anno cinematografico 2020 non è iniziato sotto la migliore sorte nonostante il titolo La Dea Fortuna, nuovo film di Ferzan Ozpetek, di cui non sono per niente conoscitore del suo cinema avendo visto tempo orsono La Finestra di Fronte (2003), del quale ho scarsi ricordi.
            La pellicole bisogna ammettere che parte bene con un piano sequenza che fluidamente ci introduce nella narrazione mostrando gli interni di un'antica villa sicialiana, un luogo custode di antichi che si vogliono recidere del tutto, poichè il solo riaffiorare di essi, finirebbe con il riaprire antiche ferite che si pensavano cicatrizzate.
            Subito dopo il regista opta con un netto stacco di montaggio, di mostrare un matrimonio omosessuale con tanto di riprese tramite il cellulare di varia umanità di questa palazzina della Roma radical-borghese, popolata da eccentrici individui che nulla hanno a che fare con la normalità borghese, eppure la macchina da presa cattura la simpatia e la freschezza iniziale dei loro carattere e dei loro volti. Alessandro (Edoardo Leo) e Arturo (Stefano Accorso), sono una coppia omosessuale che vive insieme da circa 15 anni e oramai da un pò di tempo in crisi, l'affidamento imprevisto di due bambini figli di Annamaria (Jasmine Trinca), migliore amica di Alessandro, sembra poter dare il colpo di grazia a due individui dalle differenze sempre più marcate; Alessandro, professione idraulico ma dalla forte propensione popolare è oramai sembre più taciturno, mentre Arturo, traduttore d'accatto e fallimentare in tutto il resto, si sente un'anima incompresa.
            Ozpetek si gioca tutto il meglio che ha da dire nei primi minuti sia registicamente che a livello di sostanza; costruire un qualcosa a lungo andare senza scadere nelle sequenze in ospedale per via della malattia di Annamaria o con il coutè di soliti personaggi strambi se non proprio kitsch, gli riesce impossibile.

            Più che altro sarebbe stato senz'altro meglio puntare sul tema della genitorialità omosessuale, che avrebbe potuto riservare delle cose piacevoli dal punto di vista squisitamente cinematografico, invece di andare ad impelacarsi nei soliti luoghi comuni di tanto cinema provinciale italiano.
            In realtà il più grande difetto del film è che il tutto manca di vitalità reale, nonostante la pellicola sia tratta da un'esperienza vissuta del regista. La macchina da presa del regista indugia spesso sui fisici in forma e muscolosi dei suoi protagonisti, volendo sottolineare il loro carattere seducente e virile; peccato che a conti fatti manchi qualsiasi contatto fisico tra i due personaggi che non vada oltre un mano nella mano mentre l'altro è in uno stato di dormiveglia. Il fatto che i due personaggi siano in una situazione di crisi non può reggere per tutte le due ore al fatto che tra i due manchi qualsiasi componente sessuale; a conti fatti c'è più sessualità tra Alessandro e Annamaria che tra lui ed Arturo e questo per un film a tematica omosessuale è un grosso errore, poichè finisce per rendere assessuati i due protagonisti nonostante le numerose inquadrature a torso nudo o a letto.
            Ci sarebbe anche da chiedersi come Alessandro con il suo lavoro di idraulico possa permettersi un appartamento con tanto di terrazzo in quella zona di Roma, visto che il suo compagno non lavora affatto; evidentemente è stato fortunato a differenza mia, oppure siamo all'ennesima incongruenza che rende questo film lontano dalla realtà e falsamente "vissuto", come molto cinema italiano.

            Un certo occhio registico o bravura nel valorizzare certi luoghi come il santuario della Dea Fortuna, che da il titolo al film o l'antica villa della Sicilia non manca di certo al regista,eppure gli riesce impossibile non ricascare tramite la scrittura nel più becero provincialismo che appesta il nostro cinema; Ozpetek riesce a dare concretezza alla Sicilia con la location dell'antica villa, eppure manda tutto in vacca con la scrittura del personaggio della nonna strega (madre di Annamaria) intepretata ingnobilmente da Barbare Alberti, poi sprofondare nell'imbarazzante nella sequenza finale dove tra recitazione e scrittura non so quale tra le due componenti risulti peggio ed infine giungere ad un finale diascalico sia registicamente che a livello di voce fuori campo inserita in malo modo.
            Ozpetek ha un bell'armamentario a sua disposizione ed invece in modo provinciale decide di usare solo la minima parte per sottolineare il carattere localistico di un cinema che vuole rinunciare ad essere esportabile e arrivare all'estero; non è possibile che in ogni cavolo di film nostrano per far capire e sottolineare all'infitio che si è in un determinato posto, se si è a Roma il personaggio deve dire semrpe "Daje", se a Napoli deve urlare "Jamme ja" e se in Sicilia deve fare "Minchia" lasciandosi andare poi in particolari mistici-localistici che sarebbe stato infinitamente meglio evitare, poichè si scade nel ridicolo involontario da parte del pubblico.
            Ozeptek deve sostazialmente ripartire dalla sequenza iniziale, scena girata con il cellulare e scrittura del personaggio di Leo, perchè poteva dare molto di più con questa pellicola che mi spiace dare un punto di mediocrità, nonsotante la buona prova dei due attori, inficiata da uan scrittura e da una crisi scritta troppo a tavolino.
            Nonostante tutto questo, il film è vicino ad incassare 7 milioni di euro, quindi ha il suo pubblico, dal canto mio mi dichiaro deluso e voglio comunque chiedere se conoscete dei film buoni del registi che potrei recuperare.


            Hai riassunto le problematiche di metà dei film di Ozpetek e di quelle del cinema italiano XD
            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
            Spoiler! Mostra

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            • Originariamente inviato da sherry Visualizza il messaggio
              Se non è cinema quello, faccio fatica a capire cosa lo è
              Parasite e Portrait de la Jeune Fille en Feu, tanto per citare due titoli che si trovano adesso in sala e sono indubbiamente tra i migliori usciti l’anno scorso.

              Sono racconterà anche la società giapponese ma lo fa con un cattivo gusto, un senso del pacchiano e dell’eccesso che fatico a non trovare insopportabili. L’unico suo film recente che ho apprezzato un minimo è Tag, forse perché mi ha un po’ ricordato Inception. In ogni caso qualsiasi cosa esca al cinema può essere spiegata e capita razionalmente, invitare i detrattori a non farlo è sempre una bella scappatoia per difendere qualcosa che si apprezza senza però saperne il motivo

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              • Hammamet

                Un film vecchio, noioso, mal recitato a parte lo strepitoso Favino e con un’imbarazzante coda finale.

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                • Piccole donne di Greta Gerwig

                  Passate le forche caudine, comunque previste, di un certo carico di leziosaggini (la faccia di Emma Watson quando vuol fare l'espressiva si tramuta in uno sconquasso di torsioni facciali pressoché insostenibile alla vista) e fervorini didascalici e un dinamismo che strozza il respiro di alcune scene (ma che non scade nella forzosità popeggiante di una Sofia Coppola, e l'abbraccio di Jo e Beth tra folate di sabbia è pacato e struggente), ci si sente calorosamente accolti in questa ronda di espansiva sorellanza in cui il maschio nel suo ruolo di secolare ineluttabilità è gustosamente ridimensionato ma pur in buona parte al centro dei pensieri delle protagoniste (laddove nel film della Sciamma il barcaiolo seduto a colazione incarnava solo il risveglio da un'onirica intimità, il maschio come retrogusto aspro del rimpianto, bella lì), di andirivieni temporali e fisici, di dipartenze e di ambigue riconciliazioni. Florence Pugh è una conferma, buffissima nei flashback e uno schianto da ventenne, quanto amo quella fanciulla, c'è un momento in cui piega gli angoli della bocca all'ingiù e per me quello sarà sempre il momento in cui al suo personaggio gli parte il berserk, non importa se avvolto in una cappa floreale o costretto nella crinolina.
                  Bravo Desplat (finalmente, dopo tanto algido mestiere) con quell'accordo fisso che non si limita convenzionalmente a coronare l'epilogo dell'opera ma si espande nel suono corposo a rinfrancare l'emozione di Jo March mentre assiste al parto della sua creatura.

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                  • Originariamente inviato da Massi Visualizza il messaggio
                    Hammamet

                    Un film vecchio, noioso, mal recitato a parte lo strepitoso Favino e con un’imbarazzante coda finale.
                    io devo ancora capire se mi é piaciuto oppure no. Il personaggio del pazzo - e interpretazione - é da denuncia

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                    • Ho visto una cinquantina di minuti di The Farewell poi l'ho mollato, non perché fosse particolarmente brutto, ma perché, come Barbera, i film sulle malattie non riesco più a vederli, mi mettono troppa ansia. Da quello che ho potuto vedere mi è sembrato un film in tutto e per tutto americano, nello stile e anche nella recitazione degli attori, molto più controllata rispetto a quella degli attori cinesi dei film cinesi (sarà che sono tutti - credo - sinoamericani).
                      Mi ha ricordato vagamente il primo Ang Lee, quello che girava film in America, pur con personaggi taiwanesi (Pushing Hands, Il banchetto di nozze), anche se lì si trattava di film di un regista taiwanese che girava in America, mentre qui il film è di una regista americana che gira in Cina (si vede in entrambi i casi). Awkwafina è interessante, ha un modo di essere e di recitare particolare, e mi piace che non abbia nulla fisicamente della diva hollywoodiana.

                      Avevo scaricato anche Frankie di Ira Sachs (era in concorso a Cannes), che racconta una storia più o meno simile, ma non ho provato neanche a vederlo, l'ho cestinato subito.

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                      • Recuperato A Ghost Story di David Lowery. Un pò nicchiavo, il 4:3, lo stile minimalista, Rooney Mara, invece è un gioiellino. Ha la leggerezza di una graphic novel, a livello narrativo mi pare abbia preso pure dal capolavorissimo Qui di McGuire, quel senso di tristezza un poco rincuorata dalla rassegnazione (il tempo passa come una ruspa su tutto pure sull'ostinazione di una creatura disincantata già fuori dal tempo amen: che accidenti di horror vacui coglie certi autori da spingerli ad esplicitare i concetti tramite monologhi insensati quando tutto già scorreva con naturalezza nel racconto?). Comunque bello.

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                        • orribile Hammamet, si salvano solo Favino e chi ha realizzato il trucco prostetico
                          In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                          • Io non sarei così cattivo con Hammamet, di sicuro non mi ha colpito abbastanza al punto da invogliarmi a scrivere un commento più approfondito, ma non lo liquiderei come un film brutto o piatto.
                            Per me ha il difetto di parlare di tante cose e di accennare più tematiche senza prenderne una e farne il fulcro principale. Il film parla di declino e di morte a cui non ci si vuole arrendere, di una classe politica che si rinnova solo apparentemente, ma è soprattutto il ritratto di un uomo alla ricerca di risposte non solo dagli altri, ma soprattutto dentro di sé. Va detto anche che nessuno degli altri personaggi eccelle particolarmente.

                            Di sicuro non è un film coinvolgente come Il Traditore, non ha i virtuosismi di un film di Sorrentino, ma non è comunque banale. Alcune scelte magari sono sbagliate o azzardate, ma banali o casuali non credo.

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                            • Originariamente inviato da aldo.raine89 Visualizza il messaggio
                              Io non sarei così cattivo con Hammamet, di sicuro non mi ha colpito abbastanza al punto da invogliarmi a scrivere un commento più approfondito, ma non lo liquiderei come un film brutto o piatto.
                              Per me ha il difetto di parlare di tante cose e di accennare più tematiche senza prenderne una e farne il fulcro principale. Il film parla di declino e di morte a cui non ci si vuole arrendere, di una classe politica che si rinnova solo apparentemente, ma è soprattutto il ritratto di un uomo alla ricerca di risposte non solo dagli altri, ma soprattutto dentro di sé. Va detto anche che nessuno degli altri personaggi eccelle particolarmente.

                              Di sicuro non è un film coinvolgente come Il Traditore, non ha i virtuosismi di un film di Sorrentino, ma non è comunque banale. Alcune scelte magari sono sbagliate o azzardate, ma banali o casuali non credo.
                              Ribadisco, noi millenial eravamo bambini quando scoppiò il caso mani pulite etc....e di sicuro quella parte di storia non ci viene insegnata a scuola in quanto troppo contemporanea.
                              Se il regista ha omesso delle parti riguardanti la cronaca (che potevano essere comunque inserite nel racconto in maniera brillante...basti pensare a Il Divo, a Gomorra, o a Diaz) per concentrarsi sul lato psicologico, allora ha volutamente pensato che era inutile concentrarsi sulla cronaca dato che tutti sanno chi era e cosa ha fatto Craxi. Niente di più falso, specie in un periodo di riscrittura storica come il nostro. Ne risulta quindi (se questa omissione esiste, dato che non avendo visto il film non posso accertarmente) giustamente un film per vecchi, che quegli anni lì li conoscono e li hanno vissuti.
                              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                              Spoiler! Mostra

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                              • Continua il mio recupero della filmografia di Sion Sono e me ne sto completamente innamorando. Ho visto Strange Circus e Love Exposure. Sul primo non posso dire niente per non fare spoiler, ma l'ho trovato un po' troppo carico e alla fin fine troppo chiuso su sé stesso, per quanto abbia una svolta di trama geniale ed una regia sempre a livelli altissimi. Love Exposure dura ben quattro ore, ma che coinvolgimento, che ritmo, che idee! Uno dei migliori film del nuovo millennio, un capolavoro capace di accostamenti miracolosamente funzionanti. Si fa fatica a paragonarlo a qualsiasi altra cosa.
                                https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                                "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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