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  • Sì, prima o poi vorrei recuperare anche l'esordio.

    Ho visto anche che l'anno scorso è uscito il suo nuovo film, Divino Amor, ed è stato accolto anche quello molto bene.
    Dovrebbe essere una specie di sci-fi e dal trailer mi ha fatto pensare di nuovo un po' a Refn ma anche a Gaspar Noé.
    Luminous beings are we, not this crude matter.

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    • Rocketman di Darren Fletcher

      Molto meglio rispetto a Bohemian Rhapsody (e non ci voleva molto) ma comunque nulla di particolarmente interessante. Alcune scelte visive e di regia sono belle, altre sono brutte, la sceneggiatura non riesce a tratteggiare dei personaggi con una reale profondità ma almeno cerca onestamente di ripercorrere la vita di Elton John attraverso le sue canzoni.

      The Witcher - serie tv di registi vari

      Sono abbastanza allergico alle serie tv, ma riguardo questa ero particolarmente curioso. Le aspettative erano basse. Ho apprezzato molto il videogame, ma non conoscevo i romanzi da cui è stato tratto. Bene, devo dire che la serie si è rivelata sorprendentemente buona. Funziona tutto, dagli attori alla regia. Per chi ama il fantasy di stampo medioevale è un appuntamento da non perdere. Ad Henry Cavill non davo due lire ed invece ha fatto un buon lavoro. Anya Chalotra è molto brava, un nome da tenere d'occhio.
      https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

      "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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      • Vox Lux

        Brady Corbet conferma il suo notevole talento e le sue sfrontate ambizioni con un'opera affascinante anche nella sua imperfezione.

        Seguendo anche qua una struttura demarcata da atti, il giovane autore realizza un affresco antinaturalistico e smaccatamente metaforico, quasi una fiaba oscura sulla perdita dell'innocenza di una ragazzina al decadente e (s)folgorante mondo del pop contemporaneo in parallelo a una serie di eventi tragici che hanno segnato la storia violenta degli USA contemporeani e non solo.

        L'apparenza è quella di una storia che urla i propri contenuti, volutamente, quasi ad imitare la materia che critica, la superficialità che contrasta e l'impoverimento dell'arte che denuncia.
        E sebbene il film sia anche questo è chiaro che l'intento non sia assolutamente delineare una semplice correlazione diretta tra atti di terrore e influenza della cultura pop (la genesi della carriera della protagonista apparentemente legata all'assimilazione mediatica di una tragedia che poi si rispecchia 20 anni dopo nell'atto di giovani terroristi che sembrano mascherarsi come personaggi di un videoclip della protagonista), quanto mostrare un mondo in cui le persone vengono possedute dal bisogno di lasciare un'impronta forte, d'incidere sulle masse a ogni costo, di lanciare un punto di vista, superficiale o meno che sia, che si tratti di una sparatoria o di un mega-concerto pop.

        Corbet prende la rischiosa strada dell'immergersi nella forma del bersaglio a cui mira, come anche di trovare una posizione di equilibrio critico in un contesto che di contro è fatto di eccessi, barocchismi, intepretazioni sopra le righe (istronica come non mai la Portman).
        Se da una parte la parole della ragazzina che vuole fare musica pop per far smettere di pensare la gente, far dimenticare i problemi e farli solo divertire, suonano innocentemente sincere e inquietanti allo stesso tempo, dall'altra momenti come il "plot twist" di un elemento seminato nel prologo:

        Spoiler! Mostra


        sono così volutamente esagerati nel loro effetto tragico e teatraleggiante da ribaltare la critica (o, meglio, ampliarla) a tutto quel sistema mediatico che ingigantisce e crea narrazioni a posteriori, correlazioni causa/effetto arbitrarie o allarmistiche quando non apocalittiche su certi fenomeni.

        E' un percorso funanbolico di un'opera che cerca di disinnescarsi da sola ricercando piuttosto l'implosione, che critica ma mostra anche affetto e fascinazione per la materia; una prova da cui Corbet non esce completamente vincitore, non sempre a fuoco nel cercare di restituire uno spettro così ampio, complesso e contraddittorio attraverso una narrazione tutto sommato così semplice e lineare, ma ci mette una passione e un'ambizione così sfrenati (supportati da un talento registico non comune) che mi risulta difficile non rimanerne catturato.
        (A questo proposito leggo ora che se non fosse stato per e limiti di budget, Corbet avrebbe voluto fare un film più grosso, di due ore e mezza, per ampliare ulteriormente il discorso e dargli un respirto ancora più imponente).

        La forma si adegua a sistema di contrasti della narrazione, mescolando pellicola e digitale, canzoni pop (scritte appositamente da Sia) a una potente, tanto centrata quanto parsimoniosa, colonna sonora del compianto Scott Walker, tutto unito da una regia immersiva, creativa e visionaria che riesce puntualmente a trascendere la realtà che mostra, a stare quasi sempre quel consapevole passo avanti rispetto al resto.

        Anche stavolta, poi, il regista usa il cast in maniera particolare, assegnando all'attrice protagonista bambina il ruolo di figlia della protagonista adulta, creando quel cortocircuito di storia che si ripete ciclicamente e generazioni che si proiettano su quelle successive (il sogno del tunnel con i cloni morti lungo la strada); inoltre restano praticamente uguali a se stessi, nonostante il time-skip di quasi 20 anni, sia il manager (che, anzi, sembra ringiovanito) che la sorella della protagonista, in netta contrapposizione al cambiamento totale (anche caratteriale) della protagonista corrotta da un ventennio di abusi dello showbiz. E' quasi come se più che i personaggi reali vedessimo delle proiezioni che cercano di preservare l'aspetto del momento subito prima della perdita dell'innocenza, ma è un effetto che si limita alle apparenze e che viene smantellato dalla scrittura che ne ne rivela il crollo interiore e nei rapporti con la protagonista (soprattutto la sorella maggiore).


        Per quanto ancora in fase di definizione, Corbet mi dà l'idea di uno che se e quando la imbroccherà davvero bene, potrà tirare fuori dei film grandi davvero, ma come inizio non c'è proprio male.


        Ultima modifica di Sir Dan Fortesque; 13 febbraio 20, 09:37.
        Luminous beings are we, not this crude matter.

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        • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
          Rocketman di Darren Fletcher

          Molto meglio rispetto a Bohemian Rhapsody (e non ci voleva molto) ma comunque nulla di particolarmente interessante. Alcune scelte visive e di regia sono belle, altre sono brutte, la sceneggiatura non riesce a tratteggiare dei personaggi con una reale profondità ma almeno cerca onestamente di ripercorrere la vita di Elton John attraverso le sue canzoni.
          concordo totalmente, a me Rocketman non è affatto dispiaciuto, ha i suoi difetti ma anche tanti pregi. A cominciare dall'approccio sincero e visionario, fino al alcune sequenze veramente notevoli. Manco a dirlo questo film non se l'è filato nessuno ed è passato in sordina, invece quella mezza boiata di Bohemian Rhapsody ha sbancato il botteghino e ricevuto consensi unanimi.
          "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


          Votazione Registi: link

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          • Originariamente inviato da David.Bowman Visualizza il messaggio
            concordo totalmente, a me Rocketman non è affatto dispiaciuto, ha i suoi difetti ma anche tanti pregi. A cominciare dall'approccio sincero e visionario, fino al alcune sequenze veramente notevoli. Manco a dirlo questo film non se l'è filato nessuno ed è passato in sordina, invece quella mezza boiata di Bohemian Rhapsody ha sbancato il botteghino e ricevuto consensi unanimi.
            Senza contare che Taron è stato di gran lunga più bravo di Remi.
            "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione...E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser...E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia... E' tempo di morire"

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            • Ieri visto che dopo cena si era già fatta mezzanotte mi sono recuperato Marcia Nuziale di Ferreri. Film di 80 minuti a episodi tra il surreale e il grottesco come sempre, ma niente che non avesse già detto nelle opere precedenti. Per me i capolavori del Maestro sono ben altri.

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              • La La Land di Damien Chazelle

                Chazelle prosegue la carriera con un film ambizioso che punta a diventare un classico moderno.
                La storia segue due aspiranti artisti (lui pianista lei attrice) che cercano di sfondare a Los Angeles. Il film ha una confezione (apparentemente) molto classica e favolistica (colori sgargianti, bei costumi, splendore che si spande). Una Los Angeles sì da favola ma che frustra le aspirazioni, e che quando concede il successo ai nostri protagonisti esige la loro abnegazione all'arte, al costo di sacrificare tutto il resto (una tematica moderna, ed in continuità col precedente Whiplash).
                Il film ha un comparto tecnico eccellente ed è scritto molto bene (i dialoghi in particolare hanno un certo ritmo e musicalità incalzante). Quello che lo frena dal diventare un classico sono i numeri musicali. Le canzoni (esclusa City of Stars) me le sono scordate subito. Inoltre, premettendo che sui musical sono ignorante, anche le coreografie mi son sembrate modeste, nonstante la mdp sia molto mobile per vivacizzare, quasi a voler compensare.
                Spoiler! Mostra

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                • Amen di Costa Gavras
                  bel film ottimamente diretto e recitato, con molti degli attori de Le vite degli altri, solo il finale l'ho trovato un po' frettoloso
                  In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                  • Strange circus di Sion Sono (2005)

                    Sono un po' spiazzato, mi ha fatto un po' l'effetto di un Oldboy dei poveri con degli innesti di Mulholland dr. e ci sono diverse cose che per il momento non mi tornano.
                    Ad ogni modo i due titoli che ho citato sono nella mia top 5 post 2000 per cui ha sicuramente destato il mio interesse.
                    Ultima modifica di aldo.raine89; 16 febbraio 20, 19:41.

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                    • ieri sera ho visto in sala Memories of murder, che avevo già visto in dvd, devo dire che lo schermo della sala fa il suo effetto, ma comunque che filmone ...
                      In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                      • 30v.jpg
                        SOLE CUORE AMORE Regia di Daniele Vicari
                        La romana( di periferia...) verace Eli si sbatte per du' spicci come barista pendolare_ pure gentile, simpatica e paziente_ ,e non torna a casa masi prima delle ventidue, dove trova un marito (disoccupato o quasi) e numero quattro marmocchi da accudire. Se non è proprio distrutta dalla stanchezza poi ci scappa pure 'na bottarella col coniugeil Mario ( un Francesco Montanari “Libanese” senza opzione di rubare...), orgoglioso almeno il giusto per non abbattersi, vivaddio. Nello stesso stabile condominiale ci sta pure la grande amica di lei, la Vale, ballerina single travagliata, e un filo lesbica.Si tira avanti abbastanza, però lo stress (ed altro...)ghermisce la pur combattiva Eli, che non può fermarsi , quasi come in una vorticosa coreografia danzante della Vale, fino a che...


                        La m.d.p pedina costantemente una generosa Isabella Ragonese /Eli e la scruta “impudicamente” (un concetto che entra a latere nel film...) in un contesto che non appare mai veramente suo (il bar, i mezzi pubblici affollati, l'appartamentino di casa ingombro di giochi e lettini per bambini...) in aggiunta al fatto che è data come orfana; e per trovare se stessa finisce che debba trasalire in qualche via che neppure conosce o sostare in qualche fermata “sbagliata” della metro,equidistante suo malgrado dalla famiglia ( e Vale) e dall'imperante impegno lavorativo , diviso con una collega straniera ,Malyca, a cui si affeziona poiché più giovane e studentessa, ovvero con una “promessa” di maggiore emancipazione che perfino la sua primogenita al primo mestruo un po' le rinfaccia. Ma tocca frenare la lingua , specie col padrone , ché il salario (in nero) serve alla serva. Difficile dir male di un film dotato di una sceneggiatura attenta e di un afflato femminista e progressista concedente talvolta qualcosuccia al didascalico ,senza sterilizzarsi in enunciati pipparoli-referenziali. Ed oltre il “pane” della giovane mamma ci dà le “rose”( con qualche spina) dell'irrisolta ma grintosa Vale. Tuttavia non si può prescindere dal finale, che forse “smarca” gli autori dalla stessa impostazione, diciamo riformista, data alle ragioni veicolate nel film. Rimane comunque , e non è poco direi, la sensazione di esserci imbattuti in gente “vera”, che non ha bisogno della “satira” di un Checco Zalone per decodificare il loro punto di vista dell'attualità. Volemose bene, via, però...
                        Anche in dvd Koch Media e su Raiplay. In sala incassò una cicca :-/.
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        • Il lago delle oche selvatiche, aka Fino all’ultimo aspiro
                          Ultima modifica di trabant; 19 febbraio 20, 20:25.
                          In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                          • Originariamente inviato da trabant Visualizza il messaggio
                            Il lago delle oche selvatiche, aka Fino all’ultimo aspiro
                            è un "promosso" o un "bocciato"?
                            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                            Spoiler! Mostra

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                            • dipende da come lo si vuole vedere, per certi aspetti potrebbe essere considerato un capolavoro, a livello di contenuto non lascia niente ma è un bello spettacolo da ammirare
                              In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                              • Alita: Angelo della battaglia di Robert Rodriguez

                                Premessa doverosa: non conosco il materiale originale. Detto questo, il film mi è piaciuto. Sicuramente sa di già visto (d'altronde il manga è di 30 anni fa), gli stereotipi ci sono, i dialoghi un po' telefonati anche, etc etc. Insomma, è lo young adult statunitense fatto per incassare un sacco di soldi, con tutti i limiti artistici che ciò comporta. Questo non vuol dire che il film sia da buttare. Si vede che è un film di Cameron (nella sua banalità - ma io la chiamerei semplicità - si vede che dietro c'è la stessa mente di Avatar), si vede che è un film di Rodriguez, c'è qualità. E c'è anche una discreta dose di violenza. Personalmente ho seri pregiudizi su questa ondata, ormai infinita, di film con super donne protagoniste, non ce la faccio più. Eppure, Alita è un personaggio a cui ho trovato impossibile non volere bene. E per riuscire a far provare ME empatia verso un personaggio simile, beh, vuol dire che qualcosa di buono è stato fatto.

                                5 è il numero perfetto di Igort

                                Anche qui, non conosco la fonte originale. Il trailer del film non mi aveva convinto, mi sembrava un Sin City dei poverissimi un po' alla Manetti. Invece, Igort ha realizzato un film veramente sopra la media per il contesto produttivo italiano. La sua regia sembra quella di uno che gira film da parecchio, di certo non quella di un esordiente. Il tono del film è azzeccato, si ride ma è tutto costantemente drammatico, il gioco sul noir funziona. Il finale forse è un po' loffio, ma ha un senso. Una sorpresa. Avrebbe meritato di essere nella cinquina del miglior film dei David più di Pinocchio, e non solo.
                                https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                                "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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