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  • Originariamente inviato da aldo.raine89 Visualizza il messaggio

    Visto anch'io e concordo con quanto dici.
    Non sono mai stato un super appassionato di Malick ma ero curioso di questo ritorno ad un cinema narrativo.I voice over e i movimenti di macchina che hanno contraddistinto le ultime opere sono comunque presenti. La regia e alcune sequenze sono molto riuscite, ma è un film che poteva durare anche quaranta minuti in meno.
    .
    Ho pensato la stessa cosa, se avesse tagliato 40 minuti (che non sono pochi) dalla parte centrale sarebbe stato un film molto più riuscito, forse avremmo potuto parlare anche di film imperdibile o capolavoro. Così no.

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    • Sicario di Denis Villeneuve

      Ottimo thriller.
      Si nota come dietro ci sia un bel lavoro di documentazione, nulla sembra stereotipato; c'è un afflato documentaristico, complice la regia elegante, algida, distaccata. Solo nel finale si fanno concessioni al lirismo (evitabili e didascaliche imho). Come nel miglior Mann c'è tanta costruzione della tensione, poca azione in senso stretto.
      La protagonista è un po' amorfa, funge solo da punto di vista dello spettatore, come lei spaesato di fronte alla realtà del Messico; da notare invece la caratterizzazione superba del personaggio di Del Toro, con poche pennellate che fanno intravedere tutto un vissuto alle spalle.
      Ultima modifica di Cooper96; 19 marzo 20, 09:28.
      Spoiler! Mostra

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      • assassinio sull'orient express, quando il remake è migliore dell'originale, michelle pfeiffer invecchiando diventa più brava, soprendente il ruolo di depp, davvero originale scegliere lui per quella parte che normalmente darebbero a dafoe

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        • Originariamente inviato da - Rasputin - Visualizza il messaggio
          quando il remake è migliore dell'originale
          Indubbiamente

          tumblr_oc8g4uj7aK1sec0ywo1_1280.jpg

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          • Originariamente inviato da MrCarrey Visualizza il messaggio
            Indubbiamente
            rompi anche con il coronavirus?, comunque si lo è

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            • Domino di Brian De Palma.
              Incuriosito dal fatto che alcune scene sono state girate in Sardegna e vedendo il regista ho deciso di guardare questo film. Una porcheria, una produzione scadente, recitazione imbarazzante, trama senza senso, effetti speciali vergognosi... in pratica una merda. E' chiaro che ci siano stati problemi durante la produzione.
              :twisted: LA VOSTRA SERENITA' E' UN BUON SINTOMO... ALLEVIA LA TENSIONE E LA PAURA DI MORIRE. :twisted:

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              • La Flor - Mariano Llinas

                Il film-mammuth di Mariano Llinas, 14 ore e qualcosa girate nel corso di dieci anni, presentato a Rotterdam in progress e poi a Locarno (in concorso, ma senza vincere niente). Quattro episodi non conclusi (come ci annuncia lo stesso Llinas nella prima delle sue apparizioni che servono da cornice meta-cinematografica a quello che stiamo vedendo) e due con una fine. Quattro attrici (Elisa, Valeria, Pilar, Laura) che ritorneranno di episodio in episodio (a parte il quinto, l’unico un po’ celibe).
                Come in Balnearios e Historias Extraordinarias (ma in maniera inevitabilmente più esasperata) anche qui è presente tutto il gusto di Llinas per l’affabulazione (per le storie che danno vita a storie che danno vita a storie), per il cinema di genere, popolare (rifatto in maniera ludica ma anche serissima), per la voce narrante. Ma è presente anche la predilezione per i primi piani (in tele) e l’uso del long take (con voice over sopra), insomma, anche una certa idea di messa in scena.
                Gli episodi hanno durate che variano dalla mezz’ora alle cinque ore, e affrontano, o incrociano, diversi generi (il film è quasi tutto una celebrazione del cinema di genere, spesso di serie b, spesso americano).
                Proviamo, per chiarezza, a vederli più nel dettaglio:

                Episodio 1 (un’ora e mezza)
                Mummia-movie con maledizione.

                Episodio 2 (due ore)
                Coppia di cantanti che si odiano e si amano, si sono lasciati (male) ma devono incidere un disco insieme (è un film un po’ musicale con diversi brani cantati dai due). Segue scivolamento nel genere con scorpioni “centurion” che producono linfa forse utile a sintetizzare un elisir dell’eterna giovinezza.

                Episodio 3 (cinque ore e venti)
                Una labirintica storia di spie imperniata attorno al rapimento di uno scienziato svedese. Continui salti in avanti e ritorni indietro, lunghi sotto-capitoli in flashback (di un’ora ciascuno circa) dedicati ad ognuna delle quattro spie protagoniste (ma ce ne saranno altre quattro che dovranno eliminarle). Spie tra le spie, incursioni nella Storia (dalle FARC a Margareth Tatcher alla Guerra Fredda) e il solito finale (qui con duello) inconcluso. Ha grandi momenti, è l’episodio più importante (in tutti i sensi) ma anche quello più sfiancante, soprattutto verso la fine. Bello il capitolo con Edgardo Castro (Angel); bella, e affascinante (sempre!) la voce narrante sopra (quanto è bravo Llinas e quanto gli piace scrivere la narrazione over?).

                Episodio 4 (tre ore e dieci)
                Meta-cinematografico, auto-referenziale (si fa riferimento allo stesso film che stiamo vedendo, con le sue quattro attrici, il tournage dilatato - “Stiamo girando da sei anni” - e un attore che interpreta un alter ego di Llinas) e auto-ironico.
                Le quattro attrici sono qui delle streghe (prima metaforiche, poi letterali) che creano tensione sul set, e il regista alter-ego di Llinas, teso e frustrato, prova a sbarazzarsi di loro e filmare con la sua troupe altro (alberi! per un film di fantascienza vicino nello spirito alla serie b di Roger Corman, come ci viene detto). Successivamente (nel capitolo 2 dello stesso episodio) uno scienziato arriverà sul posto e comincerà ad investigare sull’evento paranormale che ha coinvolto proprio il regista e la sua troupe (la loro macchina è stata ritrovata su un albero e i suoi passeggeri – ad eccezione del regista che risulta scomparso - sono diventati pazzi). Da qui una parentesi comico-erotica (molto divertente) ambientata all’interno del manicomio (protagonista un seduttore italiano), e un tuffo nella rievocazione storica, nel film in costume (seguendo le tracce del regista, le annotazioni riportate sul suo diario di viaggio), con Casanova sedotto e frustrato da quattro donne, in realtà streghe (”les aranas”, le ragne, come il titolo dell’episodio che il regista doveva girare), rivelando forse l’ispirazione di quello che abbiamo visto in precedenza e riavvitando il film su sé stesso. Infine una coda lirica, senza voci, dedicata ancora alle quattro attrici.

                Episodio 5 (quaranta minuti)
                Remake moderno e muto (ma senza il linguaggio del muto) di Une partie de campagne di Renoir (che comunque era un film parlato). Curioso vederlo qui, dopo la celebrazione sontuosa del cinema di genere, popolare, di serie b, avvenuta nelle 12 ore precedenti. Chissà come mai Llinas abbia deciso di girarlo e inserirlo qui dentro… forse è il suo film preferito e sognava rifarlo? Mancano le quattro protagoniste (a segnalare un’ulteriore differenza rispetto a quello che si è visto in precedenza) e l’episodio ha anche, per la prima volta, una fine. Bella la sequenza con gli aeroplani che fanno le acrobazie.

                Episodio 6 (venticinque minuti)
                Ritorno al mondo civilizzato da parte di alcune donne che erano state tenute in cattività dai nativi (una madre e una figlia, entrambe incinte, una giovane creola e la donna che narra la vicenda). Adattamento di “Memorie di una donna inglese tenuta prigioniera in America del Sud”. Muto anche questo ma con i cartelli del muto. E un effetto blur che sfoca tutto.

                Il film si conclude infine con quaranta minuti di titoli di coda con mdp sottosopra, in piano-sequenza, mentre il set viene smontato e la troupe smobilita.

                Voto 8,5
                Ultima modifica di Fish_seeks_water; 22 marzo 20, 13:41.

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                • Burning di Lee Chang Dong

                  Perdonatemi per non averlo recuperato in tempo per i Bad Awards. Un grandissimo film.
                  https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

                  "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                  • Film visti questa settimana :

                    Mr. Arkadin - Rapporto Confidenziale di Orson Welles (1955).

                    Van Stratten (Robert Arden) è un Jerry Thompson che ha scoperto l'essenza di Gregory Arkadin (Orson Welles), ovvero la sua Rosebound, riuscendo quindi a scorgere l'unica cosa che contava nella vita dell'uomo a differenza del giornalista che in Quarto Potere (1941) alla fine non riuscì a dissipare il mistero sull'intima essenza di Charles Kane, alla quale solo noi spettatori grazie alla macchina da presa oggettiva abbiamo avuto accesso.
                    Rapporto Confidenziale (1955) ritorna ai temi dell'opera prima del regista, il quale evidentemente dopo due adattamenti delle opere di Shakespearre e lavori per gli studios di Hollywood come Lo Straniero (1946) e La Signora di Shangai (1948), con cui sperava di farsi percepire come personalità rispettabile presso tali produttori ma fallendo miseramente, alla fine ritorna sui propri passi con un film che pone al centro la ricerca dell'identità, tematica cardine del cinema Wellesiano sin dal folgorante esordio di Quarto Potere.
                    Architettura intricata, con un meccanismo a flashback che ci narra le peripezie di Van Stratten che sfruttando due nomi ricevuti in punto di morte da Bracco (Gregoire Aslan); "Arkadin" e "Sophia", decide di andare al primo che è un influente miliardario dalla personalità misteriosa e sfuggente con l'intenzione di ricattarlo, ricevendo invece sorprendentemente la proposta di scoprire la sua vera identità prima dell'inverno del 1927 di cui non ricorda nulla per via di un'amnesia in cambio di ben 10.000 dollari.
                    Il denaro ed i molti modi di ottenerlo sono un altro elemento fondamentale nei film di Welles, Arkadin mise insieme la sua fortuna partendo da 200.000 franchi svizzeri eseguendo operazioni spregiudicate e anche moralmente abiette come il riciclaggio di capitali nazisti, riuscendo sempre a farla franca data anche la sua riservatezza in pubblico e la sua fitta rete di informatori i quali lo aggiornano su chiunque egli voglia mettersi in contatto o gironzoli intorno a sua figlia Raina (Paola Mori).

                    Mr. Arkadin conosce tutto di tutti, ma non il suo passato e la ricerca ossessiva su chi fosse in precedenza lo rende paranoico, così Van Stratten spera di dinapare il mistero sulle origini dell'uomo, incontrando varie personalità che potrebbero far luce sulla faccenda, ricevendo come ricompensa i 10.000 dollari con cui poter costruire la sua fortuna così come fece Mr.Arkadin a suo tempo.
                    Rapporto Confidenziale è un thriller investigativo che si mescola con il giallo e financo il melodramma, che dipana la sua contorta narrazione in giro per varie località del mondo toccando fisicamente o indirettamente una marea di stati appartenenti ai 2/3 del mondo sotto l'influenza del sistema capitalistico degli Stati Uniti. Arkadin ha una personalità contorta e sfuggente, immerso in un'oscurità da cui egli trae piacere e simbolo della sua malvagità e perfetta maschera di sè stesso, di cui è impossibile scorgere il vero volto coperto da una folta barba e la cui persona sembra possedere il dono dell'ubiquità, arrivando a materializzarsi in modo impossibile in ogni luogo del globo terrestre, dove il denaro e le sue emanazioni (navi, alberghi, ville, castelli etc...) contano, il ricco magnate è presente; questa cosa significa anche l'inverso, nel restante 1/3 dell'emisfero terrestre dove c'è l'influenza del comunismo dell'Unione Sovietica, il potere di Arkadin non può nulla, perchè la fonte del denaro da cui egli trae la sua forza, lì non scorre affatto.
                    La struttura narrativa è intricata anche per via delle numerose persone da cui Van Stratten si presenta per cercare di carpire qualche indizio che lo porti dal secondo nome fatto in punto di morte da Bracco; "Sophia", trovando la quale egli spera di poter risolvere il mistero.

                    Le location sono numerose e corrispondono praticamente a quelle di quasi tutti i paesi europei più alcuni stati del nuovo mondo, il montaggio estremamente frammentato ci restituisce una vicenda ingarbugliata, un puzzle che dopo averlo composto ci restituisce un immagine priva di senso logico e forse anche poco credibile, la quale però troverà la sua forma con un geniale twist plot che finirà con il rendere credibile anche ciò che era sembrato molto poco chiaro sino a quel momento e destrutturando il meccanismo stesso del giallo, gettando al contempo un'inquietudine sinistra sulle personalità che come Mr. Arkadin detengono il potere e vogliono custodire per sè la loro Rosebound. Il denaro è una cosa sporca, per ottenerli si sa che i potenti e le grandi famiglie del capitale hanno fatto cose "sporche" per accumulare le loro fortune, le loro immagini apparentemente pulite, si basano su un'ipocrita limpidezza sulla quale se si indaga a fondo, si scoprirebbero cose poco nobili che finirebbero con il demolire tali presunti modelli di riferimento come esempi "positivi" di successo, oppure semplicemente ci sarebbe finalmente un pò più di onestà intellettuale e probabilmente anche accettazione di come sono veramente le cose, senza essere tacciati di "invidia sociale" se si vuole riportare sul pianeta Terra certe figure troppo idolatrate dal sistema capitalista, che ipocritamente ci vuol far credere che con il duro lavoro e dedizione, si possano raggiungere grandi traguardi. La regia è in perfetta simbiosi con il marciume narrato, le prospettive sono allucinate e l'immagine fatta di sghembature, primi e primissimi piani, è distorta nelle prospettive tramite l'uso di obiettivi grandangolari che deformano le inquadrature restituendoci un'atmosfera cupa, barocca e priva di qualsiasi certezza; una precarietà conoscitiva perennemente in oscillazione, come lo yatch di Mr Arkadin durante la navigazione nel mare in tempesta su cui si fatica a stare in piedi.
                    L'ennesimo capolaoro di Orson Welles questo Rapporto Confidenziale, che non raggiunge le vette di Quarto Potere per via di una produzione piuttosto travagliata e difficoltosa, ma portata a termine con oltre 7 mesi di riprese in giro per il mondo e costato di budget quanto lo scarpone di un attore di Hollywood, purtroppo ci vollero altri 8 mesi per il montaggio ma l'opera subì l'ennesima manomissione da parte dei produttori tanto che abbiamo diverse versioni in circolazione del film, ma nessuna con il cut voluto dal regista, la versione in Bluray che possiede il sottoscritto e di cui ha preso visione ha la durata di 98' minuti.

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                    • Nanuk l'Esquimese di Robert J. Flaherty (1922).

                      Frutto del caso la visione di Nanuk l'Esquimese, visto che volevo visionare Freud e le Passioni Segrete di John Huston (1962), ma siccome la copia era di qualità video scadente prossima a quella di un porno di quarta categoria, ho deciso di vedere un altro film presente sul CD datami in prestito e visto che di Robert J. Flaherty avevo visionato il capolavorico L'Uomo di Aran (1934), allora ho deciso di guardare uno degli altri film presenti sul supporto e uno di questi era Nanuk l'Equimese (1922), primo film di Flaherty e uno dei film più importanti della storia del cinema in quanto primo e vero proprio documentario.
                      Una lunga gestazione di oltre un decennio, durante il quale il regista compì una serie di esplorazioni nella regione di Terranova per conto del governo Canadese filmando le vite degli equimesi con un taglio cronachistico stile diario di viaggio e mostrando i filmati al suo ritorno vista la calorosa accoglienza ma anche la triste fine delle bobbine andate bruciate, mette insieme dei finanziamenti tramite una compagnia di pellicce e decide di tornare in quelle zone, ma imbastire una nazzione più coesa e incentrata sulla gente del posto in particolare su un individuo battezzato Nanuk (il cui vero nome era Allakariallak) e la sua famiglia tra cui Nyla ed i bambini, più di tanto in tanto altri inuit.
                      E' una pellicola che mette in scena il contrasto tra uomo e natura, l'ammirazione del regista per gli inuit che vivono in queste zone aspre e remote, in cui solo gente con la loro tempra potrebbe sopravvivere, rammentando così la grandezza dell'essere umano con la sua capacità di adattarsi anche in zone inadatte ed ostili alla vita.

                      La civilizzazione non è ancora arrivata, l'unico contatto tra Nanuk e l'uomo bianco riguarda lo scmabio di pelli di volpi bianche catturate dal protagonista durante i mesi di caccia in cambio di beni utili alla sua sopravvivenza quotidiana; in questo momento id contatto culturale, Nanuk guarda con aria curiosa un grammofono ed il disco che morde perchè oggetto a lui ignoto, quando in realtà l'uomo conosceva benissimo l'oggetto e qui viene la controversia principale mossa a Flaherty, ovvero aver modificato certe scene distocendo quindi la realtà dei suoi soggetti. Un documentario dovrebbe mostrare la realtà e non manometterla, ma è anche vero che un documentario non può ridursi a mero cronachismo, altrimenti equivarrebbe ad un servizio del telegiornale cosa abbastanza riduttiva, il documentario come un film è messo comunque in scena da un regista che ha una precisa visione e dei temi a lui cari che sceglie di privileggiare con il proprio sguardo. E' vero che Nanuk conosceva il grammofono e le tecniche di caccia non si svolgevano più con l'arpione, ma oramai anche gli inuit usavano i fucili, ma la mano dell'autore si vede in questo, inserire scorci di lirismo poetico per accentuare ulteriormente la sensazione di "primitivo", esaltando l'ingegno umano (vedere la costruzione dell'igloo) anche se non contaminato dal progresso e dalla civiltà. Và ricordato comunque che gli inuit tra cui lo stesso Nanuk, conoscevano benissimo l'uso della caccia con l'arpione e le loro tradizioni antiche, quindi non c'è una distorsione totale delle loro abitudini di vita.
                      Non mancano momenti di umanità, quando Nanuk gioca con il figlio e al contempo tramite un'attività in apparenza ludica, insegna al bambino i primi rudimenti sulla caccia, tramandando quindi di generazione in generazione gli insegnamenti ricevuti, in pratica l'uomo in qualsiasi luogo e a qualsiasi latitudine, mostra comunque un nucleo di sentimenti e valori che sono comuni a tutta l'umanità.

                      Fà specie vedere come Flahaerty con una macchina da presa pesante e fissa, data la tecnologia dell'epoca, facendo uso anche di poche luci date le condizioni ambientali, sia riuscito a regalarci immagine di notevole impatto figurativo-simbolico, come il vento gelido che sferza le gelide lande ghiacciate, questo è un altro motivo per cui alcune sequenze sono chiaramente costruite come la caccia al tricheco, dato che non si disponevano delle moderne tecniche di ripresa cinematografiche ed il rullo di pellicola durava 15 minuti e durante la ripresa la macchina faceva un rumore pazzesco, non l'ideale quindi per filmare una sequenza di caccia dove lo stare nascosti e avvicinarsi con circospezione è fondamentale per impedire agli animali di scappare via.
                      Non si cosuma nulla più del necessario per sostentarsi, l'uccisione di animali che oggi può apparire brutale fatta in quel modo, non presenta caratteri "eccessivi", ma deve essere vista alla luce del ciclo della vita, la morte di un essere vivente per permettere la sopravvivenza di un altro, nula più, nessun sovraconsumo alimentare o produzione intensiva industriale. Nanuk l'esquimese per tutti questi motivo si può considerare come il primo e vero prototipo di documentario, con un'influenza notevole su tutte le opere successive, l'uso ironico talvolta delle didascalie nel commentare talune scene divertenti, ad esempio lo si può trovare oggi nei documentari di Michael Moore. Il povero protagonista morirà di tubercolosi due anni dopo il film, ma il mondo del cinema ha reso la sua esistenza ed il suo ingegno di cacciatore immortale per sempre grazie al successo della pellicola che seppur senza divi e girata in condizioni produtive indipendenti, sfondò all'epoca presso il pubblico incuriosito da questa civiltà percepita come distante ed esotica.

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                      • La tartaruga rossa di Michael Dudok de Wit

                        Bisogna ringraziare Isao Takahata che a quanto pare ha spinto molto per questa coproduzione con l'Europa. Il film è un capolavoro. Colonna sonora da brividi.

                        Father and Son di Hirokazu Kore'eda

                        Prolisso ed anche prevedibile nel suo sviluppo (ed epilogo). Il tocco del regista resta evidente, i momenti autentici ci sono ed i bambini sono bellissimi. Minore, ma godibile.
                        https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

                        "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                        • Borgman - Alex Van Warmerdam (2013)

                          Parasite prima di Parasite. Solo che qui i poveri non vogliono diventare ricchi ma semplicemente farli fuori, i ricchi, punire il loro privilegio. Con barboni che escono letteralmente da sotto terra e invadono lo spazio domestico (è anche un po' Teorema di Pasolini), per avvelenare gli adulti (dopo aver turbato i loro sogni) e corrompere i bambini. PS: anche la villa in cui è ambientato ricorda quella di Parasite, chissà che Bong non l'abbia visto e preso segretamente ispirazione (il film d'altra parte è stato in concorso a Cannes, nel 2013, non è proprio un invisibile...). Voto 8.
                          Ultima modifica di Fish_seeks_water; 23 marzo 20, 14:04.

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                          • Snowpiercer gran bel film. Recuperato l'altro giorno: sequenze davvero memorabili e un colpo di scena dietro l'altro. un po troppo cinico nel.suo essere metafora, tecnicamente superbo.

                            Knives out: film discreto. Non son appassionato di gialli ma questo ben costruito. Mi è piaciuta molto la fotografia e l'atmosfera che permea il film.

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                            • The Last Days of Emma Blank - Alex Van Warmerdam (2009)

                              Un altro film allucinato, malato, di Van Warmerdam, con madre di famiglia ricca ereditiera malata terminale di cancro che convince il marito, la figlia, il fratello e la famiglia del fratello a farle da servitù fino alla sua morte (in cambio di un’equa spartizione dell'eredità). Folle, fuori di testa, pieno di abusi, violenze e altre cose grottesche (il fratello, interpretato dallo stesso Van Warmerdam, è costretto a fare il cane, dico solo questo). Per buona parte del film non capiamo quello che sta succedendo e ci sembra tutto assurdo, Van Warmerdam è bravo a centellinare le informazioni (anche sui rapporti che intercorrono tra i membri della casa), svelando l’intrigo solo nella parte finale. Voto 8

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                              • Schneider vs Bax - Alex Van Warmerdam (2015)

                                Ancora un film costruito attorno a uno spazio domestico, come i due precedenti, qui stavolta un bungalow in mezzo a un acquitrino, posto sotto assedio da un sicario (Schneider) assoldato per farne fuori un altro (Bax), proprietario del bungalow sopracitato. Si scoprirà essere, in realtà, una trappola ordita dal committente, Mertens, che vuole far eliminare, con le stesse comiche ragioni comunicate a Schneider circa Bax ("È un assassino di bambini") proprio Schneider. Tra figlie depresse, amanti e nonni in passato pedofili si arriverà al duello, western, annunciato dal titolo. Diverte, come al solito, la commedia nera di Van Warmerdam, ma la sensazione è che, stavolta, al di là del "genere", del gusto nel fare il genere, non si vada molto più a fondo, non si dica molto altro. Un divertissement, in cui però il tocco di Van Warmerdam rimane comunque riconoscibilissimo. Voto 7

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