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  • locandina.jpg Kim-Ki Duk abdica da qualsivoglia concezione estatetica della settima arte, collocandosi al limite dell'amatoriale, per lasciare spazio ai contenuti. Firma così un film politico, pur senza un messaggio politico nè schieramenti di sorta, ma comunque scagliando un sasso nell'untuoso pantano che inghotte due paesi tanto diversi quanto sovrapponibili. Con chiare idee su quello che sarà il suo disegno, il regista decide di usare pennarelli dalla punta grossa, marcato e diretto, con mano pesante e senza fronzoli. Suddetto intento potrebbe essere elevato a grande merito da certo gusto. Per altri questo modus operandi potrebbe invece dare l'impressione di restituire un'opera deficitaria per approssimativismo. Personalmente una maggiore cura nel ricercare certe sottigliezze e sfumature nel tratteggio di dinamiche e personalità coinvolte avrebbe giovato all'incisività globale del racconto, e alla sua lettura da parte del fruitore, dove invece la mondimensionalità di personaggi secondari (declassati a macchiette buone o cattive in eccesso) e alcune meccaniche riportate in maniera fin troppo sgraziata fanno vacillare il suo sviluppo, dando la sensazione che il regista sia in grado di ammaccare a pugni solo la superficie di un discorso ben più complesso che poteva penetrare meglio nella testa e nel cuore. Il dialogo tra autore e spettatore si ritrova così compromesso e l'opera a conti fatti risulta minore e dimenticabile.

    Voto: 5
    Ultima modifica di MrCarrey; 24 marzo 20, 22:02.
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    • Ho visto anche io il film di Kim Ki Duk e mi è piaciuto molto. Potrà anche essere poco originale in ciò che dice, ma le due ore - personalmente- sono volate via. Merito di una scrittura precisa, attenta, non c'è mai un'inquadratura in più o un dialogo di troppo.
      https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

      "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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      • Ford v Ferrari.

        Film molto godibile, niente di originale anzi ma fa il suo. Molto bella l'intesa tra i due protagonisti e molto bella la fotografia. Promosso anche se niente di trascendentale.

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        • Un paio di visioni recenti sconsigliate per chi sta risentendo molto del lockdown.


          Climax

          Uno dei film più scarni (forse il più scarno) del regista provocatore, che esplicita le sue fonti d'ispirazione nel prologo (ma neanche ce ne sarebbe bisogno) e da lì si tuffa in un viaggio dionisiaco che parte dal potere ipnotico e trascinante della danza (stupende le sequenze di ballo) e discende in una folle orgia infera che risucchia lo spettatore, complice un unico, implacabile piano-sequenza che segue l'intera seconda parte della storia e non lascia spazio per riprendere fiato.

          Un film da vivere come esperienza sensoriale, di pancia, nella speranza che apra anche verso qualcosa di più.




          The Whispering Star

          Opera atipica nella filmografia di Sion Sono (sebbene segua alcune tracce date in un paio di film precedenti, non ultima, la desolata location di Fukushima) ma fedele ai suoi temi cari.

          Un film che potrebbe benissimo essere un corto, praticamente senza trama, e che Sono dilata a lungometraggio, come lungo canto del cigno della razza umana che soccombe all'inesorabile avanzare del mondo attorno ad essa.

          Fantascienza d'autore fatta con pochi mezzi e tante licenze (si veda Alphaville di Godard), visione lucida e ma a suo modo appassionata e amorevole, realistica e surreale allo stesso tempo, su un'umanità alla deriva e in via d'estinzione, (letteralmente) ombra di se stessa; incapace di lasciarsi il desolante passato alle spalle e che trova in un attaccamento a insignificanti oggetti di vita quotidiana, riempiti di senso dall'esperienza e dalla nostalgia, uno dei pochi agganci con la propria umanità e delle spinte inerziali ad andare avanti finché dura.

          Un giorno vivranno solo nei ricordi di qualche androide che avrà ereditato frammenti d'umanità attraverso il labile rituale di museificare qualsiasi oggetto legato a un ricordo, un'abitudine, una rassicurante quotidianità ormai andata.

          Ultima modifica di Sir Dan Fortesque; 25 marzo 20, 15:13.
          Luminous beings are we, not this crude matter.

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          • Sexy Beast - Jonathan Glazer (2000)

            Questo lo avevo visto a 15 o 16 anni in televisione e lo avevo adorato. Rivisto ieri. Dialoghi e performance pazzesche (di tutti, non solo di Ben Kingsley, che però ha il personaggio più forte) e regia sexy di Glazer. Un film su una rapina di cui due terzi di esso dedicati al convincimento del protagonista a farla la rapina. Ray Winstone avvilito in un angolo della cucina mentre viene incalzato da Kingsley non si dimentica. - No Don. - Friday! - I won't be there. - You will! - No, Don. - Yes! Yes! Yes! Yes! Yes! Bellissimo. Voto 8,5


            Birth - Jonathan Glazer (2004)

            Qui ogni commento possibile è a rischio spoiler. Vabbè spoilero lo stesso: è praticamente il delirio di un bambino di dieci anni che si innamora di una donna di quaranta e si convince di essere il marito defunto di lei. Il film rimane in bilico tra il film di genere (è un horror? un paranormale? Il bambino è veramente la reincarnazione del marito?) e la giustificazione realistica (il bambino mente). Prende una piega decisamente scandalosa nel momento in cui la donna (Nicole Kidman) si convince che il bambino è realmente il suo ex marito e sviluppa con lui un’intimità molto vicina al sesso (ed è la parte più tesa, più riuscita e più coraggiosa del film). Atmosfere kubrickiane (con zoom inquietanti), bellissima la fotografia, perfetta l’interpretazione della Kidman. Voto 8,5


            Under the Skin - Jonathan Glazer (2013)

            La fantascienza più visionaria che incontra il documentario, il massimo della finzione più il massimo del realismo. Un’aliena programmata per adescare umani e farli fuori si guarda allo specchio e prende coscienza di sé, prova a umanizzarsi, fare quello che fanno gli umani… mangiare… fare l’amore (senza però poter né mangiare né fare l’amore). Incontrerà un uomo buono con il quale proverà a instaurare una relazione e uno cattivo che invece si approfitterà di lei.
            Tutta la prima parte è magnifica, sorprendente, con Scarlett Johansson alla guida di un van per le strade di una piccola città scozzese (con videocamere nascoste) a caccia di uomini da sedurre e poi uccidere (facendoli scivolare in un mare nero di melma… nelle sequenze più cult del film). La seconda, con il percorso di umanizzazione dell’androide, è più prevedibile ma si riscatta comunque con un paio di ottimi momenti (la scoperta dell’assenza della vagina, ad esempio) e un finale che lascia a bocca aperta.
            Colonna sonora memorabile di Mica Levi (cui si deve gran parte dell’atmosfera cupa e inquietante del film). Scarlett Johansson qui nel suo ruolo più audace di sempre. Voto 8,5


            The Fall - Jonathan Glazer (2019) (cortometraggio)

            Una folla di individui mascherati (tutti con la stessa maschera) cerca di far venir giù da un albero un altro individuo mascherato che sta scappando da loro. Il tizio cade dall’albero ma incredibilmente non muore, la folla si fa una foto con la vittima e la trascina in un pozzo dove gli viene messo un cappio al collo e buttato giù... la corda però si stacca, il tizio riesce ad aggrapparsi alle pareti del pozzo e non cadere in fondo. Lentamente comincia a risalire.
            Un corto enigmatico che, stando alle parole di Glazer, dovrebbe rappresentare una sorta di metafora dell’epoca attuale, un’epoca di paura, di comportamenti irrazionali, di pancismi/populismi e fascismi vari. Ispirato da un celebre dipinto di Goya (Il sonno della ragione genera mostri) e da una frase di Bertold Brecht (“Canteremo ancora in tempi bui? Sì, canteremo dei tempi bui”), cui va aggiunta una foto pubblicata su instagram dal figlio di Trump mentre posa con un leopardo morto appena cacciato da lui in Africa. Voto 7

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            • Visto Viaggio a Tokyo di Ozu
              Ottimo film, seminale anche per tanti lavori italiani (Stanno tutti bene di Tornatore e Parenti Serpendi di Monicelli, ad esempio). Impressionante il formalismo delle relazioni affettive nel Giappone dell'epoca. Tecnica di composizione delle inquadrature impressionante. Emotivamente, una summa di tutte le mie paure, accentuate dalla quarantena, come non mi capitava dai tempi de Le Metamorfosi di Kafka.

              La voce della luna di Fellini
              Ottimo primo tempo, con un Benigni a metà tra il folle giullare anarchico di Berlinguer ti voglio bene e l'aplomb da filosofo di strada de Il Minestrone di Citti. Lavoro di scenografie e fotografia impressionante, dei quadri Caravaggeschi in movimento....riescono a rendere il senso di mistero della vecchia fiaba contadina, e la contrapposizione tra la noia come sentimento istruttivo, che spinge l'uomo ad ingegnarsi ed a concentrarsi sui dettagli (Benigni, che, nella casa della nonna, osserva il fuoco), contro l'abuso di stimoli del mondo contemporaneo (ieri si criticava la tv, oggi si criticherebbe internet ed i cellulari). Molti i personaggi che guardano il mondo attraverso delle "proto-televisioni", scatole quadrate da cui osservare qualcosa....il camino da cui spiare il fuoco, un loculo cimiteriale da cui spiare il mondo, una finestra da cui spiare una orrenda zia seminuda. Interessante il personaggio del musicista matto, ossessionato dai mobili semoventi, come il pazzo del racconto Chissà di Maupassaunt. Bravo Villaggio (ottimamente truccato nello sguardo) che dopo troppe fantozzate torna al suo carattere battagliero e sovversivo, alla Professor Kranz. Piuttosto ridondante la critica al Berlusconismo (praticamente bersagliato in continuazione, mostrando un viscido nanerottolo padrone di televisioni dal barbiere, o colpendone il ritratto sulla porta di una trattoria). Meglio aveva fatto Fellini in Ginger e Fred, dove parodiava "sua emittenza" ma mostrandone anche il fascino diabolico che riusciva ad esercitare sulle masse (lì, con poche parole, infinoscchiava Giulietta Masina). Bella la rappresentazione "tamarra" degli anni 90, per quanto i vari Nichetti e Scola avrebbero e hanno superato in questo Fellini. Piuttosto ipocrita (per non dire filologicamente sbagliata) la scena della discoteca, dove Villaggio bacchetta le bolgie infernali delle danze giovanili contrapponendo un violino. Intesa come semplice contrapposizione tra i due stili musicali, la scena appare ipocrita, in quanto invece di qualche genere musicale orrendo come l'house (più simile al rumore che alla musica) viene fatto ascoltare ai giovani una becera, ma innocua, musica dance in inglese, ed ai tempi della gioventù di Villaggio, e quindi del suo personaggio, già impazzavano balli altrettanto frivoli ed esterofili come l'hully gully, per cui la sua contrapposizione e la sua rievocazione dei "bei tempi andati" appare priva di senso. Meglio sarebbe stato concentrarsi, in parallelo con il messaggio anti-televisivo e anti-consumista del film, sulla contrapposizione tra questi balli da discoteca dove ci si struscia con più persone contemporaneamente (vedi Benigni, che in quella scena si esalta facendo un bagno di corpi femminili), ed il lento dove, con più calma, ci si concentra su una donna sola, studiandola quasi nel dettaglio, guardandola negli occhi: la contrapposizione tra la lenta concentrazione verso qualcosa (come fissare il camino o guardare dalla finestra) contro l'esubero di stimoli di cui si viene bersagliati nel mondo moderno a velocità repentina.
              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
              Spoiler! Mostra

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              • A hidden life (T. Malick, 2019)

                Gettato in uno stato di profonda prostrazione dalla visione di due pellicole insulse e mediocri come Il buco e The Hunt da un lato, e dalla prospettiva che qui da me grazie ai poteri dati allo sceriffo Lucky De Luca la quarantena duri fino al 2023, colto da un delirio depressivo decido di identificarmi in Mishima e darmi al seppuku, ma opto per una morte ben più dolorosa dell'auto-sventramento: vedere l'ultimo film di Malick, tre ore tre. Giusto per capire l'umore con cui ho affrontato la visione, da spettatore critico del regista formato nuovo millennio - papermoon confido in un giorno nel tuo perdono almeno sul letto di morte - devo ammettere che il film non è affatto male. Azzardo: è il suo migliore dai tempi de La sottile linea rossa. Dal mio punto di vista è un Malick sulla via della guarigione, non che manchino scompensi e problemi rintracciabili in tutta la sua più recente produzione, ma drammaturgicamente l'ho trovato più centrato, e davvero emozionante soprattutto nell'ultima parte. Una sforbiciata soprattutto nella prima metà non avrebbe guastato, con qualche poeticismo bucolico in meno sarebbe stato un grande film, invece è solo buono. Dai Terrence che puoi tornare quello di un tempo se vuoi...

                Therese (A. Cavalier, 1986)

                Sempre bello scovare film di cui ignoravi completamente l'esistenza e dirsi fra sé: che mi ero perso! Opera bressoniana che gioca su uno stile asciutto e scarno, tanto semplice quanto emozionante, senza un'inquadratura che risulti sbagliata. La storia di una giovane innamorata di Cristo riesce a essere intensa nella sua voluta antispettacolarità, fatta di primi piani e totali, pochi elementi scenografici, e un montaggio di precisione e pulizia assoluti. Certo non per tutti i gusti, e probabilmente non sarebbe nemmeno nelle mie preferenze in termini meramente soggettivi, ma è indubbiamente opera di grande livello.

                Blue Nude (L. Scattini, 1978)

                Film davvero anomalo e curioso per il cinema di genere nostrano, di cui rappresenta uno dei reperti più oscuri e dimenticati: brava Cine34 ad aver recuperato questa piccola perla, imperfetta come tutti i film di genere rari e invisibili, ma assai densa, che ti lascia dentro qualcosa. L'avessi visto anni addietro sarebbe entrato forse nel mio pantheon sleazy, oggi sono meno avvezzo agli entusiasmi ma mi ha cmq colpito, soprattutto per una visione di una New York riflesso della solitudine e dello spaesamento del protagonista, aspirante attore emigrato che finisce nello squallido giro porno (si parla anche di snuff), una città ritratta con efficace occhio documentaristico. Con i suoi limiti, cinema di genere come non se ne fa più, manifesto di una libertà irripetibile. Gerardo Amato, fratello meno noto di Michele Placido, ha fisicità e look giusto, c'è molto Taxi Driver ovviamente, ma il film ha una sua autonomia di pensiero tutt'altro che disprezzabile.

                The invisible man (L. Whannell, 2020)

                Un remake intelligente dell'apprezzato autore di Upgrade. Non solo mero aggiornamento tecnico ma anche rilettura dei tempi nostrani, metafora cristallina ma non banalizzata, merito soprattutto di una delle attrici più interessanti del momento, Elizabeth Moss, che ha fisicità, sguardo ed intensità recitativa che colpiscono sempre, ruoli piccoli o grandi che siano. Invero il film come molti contemporanei è troppo lungo, non tutto funziona, e soprattutto nella seconda parte inserisce cose superflue e discutibili, ma non lascia la solita idea di spreco e inutilità come il 90% dei remake odierni.

                La volpe dalla coda di velluto (J.M. Forqué, 1971)

                A dispetto del titolo "animalista" non siamo dalle parti dell'emulazione argentiana, quanto piuttosto nel filone giallo erotico alla Lenzi. Prodotto soddisfacente nelle sue componenti essenziali, ovvero quel cocktail di piacevoli nudi gratuiti, fotografia vellutata e colonna sonora che si stampa in mente al primo ascolto (Piero Piccioni in formissima), colpi di scena inaspettati, e quella punta di cattiveria e morbosità - qui si segnala in particolare un threesome "forzato" verso la fine di indubbia efficacia - che è stilema irrinunciabile del genere. Di interessante c'è che l'inghippo viene sciolto a metà, e nonostante ciò il regista è abile a rilanciare la posta tenendo inchiodati allo schermo fino alla fine, e la logica non va affatto a farsi benedire. Nota cult: chi pensa che lo Spiderman di Raimi abbia inventato il bacio "a testa in giù" deve ricredersi perché in questo film lo fanno già 30 anni prima, e il movimento della mdp è pure più sorprendente. Proprio vero che non si inventa più nulla. Discreto il cast, in cui spicca l'ottima performance della protagonista Analia Gadè.

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                • Ma voi dite che dobbiamo definitivamente perdere la speranza di un passaggio dell'ultimo Malick su Grande Schermo (ovviamente non alla data prevista ad inizio aprile ma recuperandolo più in là)??!!

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                  • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio
                    Ma voi dite che dobbiamo definitivamente perdere la speranza di un passaggio dell'ultimo Malick su Grande Schermo (ovviamente non alla data prevista ad inizio aprile ma recuperandolo più in là)??!!
                    la vedo difficile. Realisticamente parlando per quando potranno riaprire le sale cinematografiche alla "vecchia maniera" ? Non ho la palla di vetro ma credo che prima di settembre sia arduo ipotizzarlo. Dopo così tanti mesi non so quante probabilità ci siano di distribuire un film così di nicchia, immagino che le sale che riapriranno (mi auguro tutte) avranno urgente bisogno di fare cassa dopo il lungo periodo di magra, quindi sicuramente un Malick non lo metterebbero mai

                    blockbuster a tutto spiano! ammesso che ci siano, certo ...
                    "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                    Votazione Registi: link

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                    • Originariamente inviato da David.Bowman Visualizza il messaggio

                      la vedo difficile. Realisticamente parlando per quando potranno riaprire le sale cinematografiche alla "vecchia maniera" ? Non ho la palla di vetro ma credo che prima di settembre sia arduo ipotizzarlo. Dopo così tanti mesi non so quante probabilità ci siano di distribuire un film così di nicchia, immagino che le sale che riapriranno (mi auguro tutte) avranno urgente bisogno di fare cassa dopo il lungo periodo di magra, quindi sicuramente un Malick non lo metterebbero mai

                      blockbuster a tutto spiano! ammesso che ci siano, certo ...
                      Quindi il consiglio è di recuperarlo per altre vie. Ma che peccato!!

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                      • Bone Machine consiglio proprio no, magari mi sbaglio, anzi ... mi auguro vivamente di sbagliare e che tutto torni presto alla normalità. Mettila così, io lo recupererò per altre vie
                        "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                        Votazione Registi: link

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                        • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio

                          Quindi il consiglio è di recuperarlo per altre vie. Ma che peccato!!
                          Nulla ti vieta cmq di rivederlo in sala se uscirà, io l'ho fatto diverse volte, quando non sono sicuro che uscirà in Italia oppure quando non mi fido del distributore e ci tengo a vedere il film faccio così, altrimenti aspetto. Io non so se uscirà o meno, so che al momento ci sono circa 90 film bloccati, più aumentano i tempi della riapertura più ovviamente aumentano i film congelati da far uscire prima o poi. Il vantaggio è che i film sfigati hanno bisogno cmq dell'uscita in sala per il diritto di antenna, quindi i distributori ci tengono che vada, quindi non sarei ultra pessimista, ma il problema è sapere quando, e in che modalità (può pure succedere che esca solo a Roma e Milano un paio di giorni e via).

                          Non so chi sia il distributore, ma se sei tipo da Facebook poi metterti di buzzo buono e rompere i coglioni con le richieste ogni due per tre, c'ho un amico che si è specializzato per far venire qui i film in città, è oramai l'incubo dei piccoli distributori indipendenti

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                          • Anche The Lighthouse potrebbe fare la stessa fine secondo me.
                            Comunque ho visto Un giorno di pioggia a New York: il solito Allen "da catena di montaggio" degli ultimi anni, con l'ottima fotografia di Storaro, nulla di memorabile ma sempre gradevole. Ne approfitto per segnalare che di recente è uscita in Italia l'autobiografia di Allen, anche se credo si trovi solo in e-book per ora, che è inedita in diversi altri paesi (compresi gli USA) visto il boicottaggio nei suoi confronti.
                            Ultima modifica di Admiral Ackbar; 26 marzo 20, 17:40.

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                            • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio

                              Non so chi sia il distributore, ma se sei tipo da Facebook poi metterti di buzzo buono e rompere i coglioni con le richieste ogni due per tre, c'ho un amico che si è specializzato per far venire qui i film in città, è oramai l'incubo dei piccoli distributori indipendenti
                              A parte che no, in buona sostanza non sono quel tipo di rompicoglioni (solitamente mi limito a tirare un paio di porchi in solitaria), ma direi che stressarli in questo periodo sarebbe oltre che inutile anche un poco ignobile...

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                              • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio

                                A parte che no, in buona sostanza non sono quel tipo di rompicoglioni (solitamente mi limito a tirare un paio di porchi in solitaria), ma direi che stressarli in questo periodo sarebbe oltre che inutile anche un poco ignobile...
                                Non intendevo adesso, ma quando le sale riapriranno e la situazione torna normale... adesso nessuno sa nulla ovviamente

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