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  • Phenomena per me è un cult

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    • Originariamente inviato da Atlantide Visualizza il messaggio
      Phenomena per me è un cult
      Si, per ora se dovessi fare una classifica delle opere di Argento direi :

      - Suspiria 8,5
      - Profondo Rosso 8
      - L'Uccello dalle piume di Cristallo 8
      - Phenomena 7,5
      - Tenebre 7
      - Quattro Mosche di Velluto Grigio 6
      - Il Gatto a Nove Code 5
      - Il Cartaio 2

      Su Phenomena mi sono espresso in modo esauriente sopra, è l'ultimo film sopra la media per Argento, perchè per il successivo Opera ho ricordi negativi.
      Ultima modifica di Sensei; 06 ottobre 20, 19:26.

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      • E così, Sensei,non ti abbandoni al piacevole inganno della finzione filmica tramite il mantenimento di un distacco cerebrale che definisci con la frase fatta " non prendere sul serio".
        Magari, quindi, sei forse tra quelli che di un personaggio famoso, per non sembrare del tutto tranciante ed ostile nei suoi confronti , concedi essere " un grande comunicatore".Ossia tolleri una ulteriore quota di ...Balle riversate nel discorso pubblico. Mi spiego poco come mai l' antidoto del disincanto non possa essere semplicemente preceduto dalla sobrietà delle esternazioni, se a maggior ragione sapete andare al sodo delle cose " serie".
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • Sensei anche io preferisco Tenebre e Phenomena (ma non ne sono un grande ammiratore) ad alcuni film che ho trattato nel mio libro, ma non ho scelto in base alle preferenze personali. La mia analisi si concentra prevalentemente sugli aspetti psicanalitici, e facendo i miei studi sono giunto alla conclusione che determinati film fossero più idonei ed interessanti, aldilà della qualità in sé della pellicola, altrimenti non avrei inserito La terza madre o La sindrome di Stendhal. L'autobiografia del regista è stata fondamentale.
          4 Mosche non è sopravvalutato perché generalmente è uno degli Argento meno visti. Per tantissimi anni non è stato distribuito né in dvd/vhs né trasmesso in tv, la sua riscoperta è stata una cosa assai recente, tant'è che mi sono regalato la collector's edition in blu ray proprio dopo aver finito gli studi. Nel momento in cui decisi di scrivere la tesi su Argento, ci fu una strana convergenza generale verso la sua figura: nel giro di pochi mesi venne sdoganato 4 Mosche ed uscì la versione restaurata di Suspiria.
          Ah, personalmente metto 4 Mosche al quarto della mia personale classifica argentiana. Credo che sia una goduria registica.
          https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

          "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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          • A livello psicanalitico Tenebre e Phenomena credo siano stra-pieni di riferimenti in materia, ed essendo più belli credo avrebbero meritato la priorità a livello di trattazione, per questo mi stupisco della loro mancanza anche alla luce del criterio che hai deciso di seguire nel tuo libro. Comunque Inferno conto di vederlo a breve e vedo che lo hai fortunatamente recensito, quindi dopo la visione si và di lettura.

            A livello Home Video diciamo che preferirei delle edizioni fatte bene per Tenebre e Phenomena rispetto a 4 Mosche ma vabbè ^^, Phenomena lo comprerei senz'altro in BD ad esempio se lo pubblicassero qui in Italia.

            4 Mosche di Velluto Grigio poggia troppo su una trama giallo di stampo classico nelle indagini a scapito di una soluzione visiva (che per quanto fantasiosa ed improbabile) emerge solo nelle battute finali, inoltre esteticamente la perdita di Storato che c'era nel suo esordio è stato un brutto colpo. Paga inoltre due protagonisti scialbi, non è un caso che Diomede e il detective gay li asfaltino di brutto.
            Ultima modifica di Sensei; 07 ottobre 20, 12:15.

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            • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
              A livello psicanalitico Tenebre e Phenomena credo siano stra-pieni di riferimenti in materia, ed essendo più belli credo avrebbero meritato la priorità a livello di trattazione, per questo mi stupisco della loro mancanza anche alla luce del criterio che hai deciso di seguire nel tuo libro. Comunque Inferno conto di vederlo a breve e vedo che lo hai fortunatamente recensito, quindi dopo la visione si và di lettura.

              A livello Home Video diciamo che preferirei delle edizioni fatte bene per Tenebre e Phenomena rispetto a 4 Mosche ma vabbè ^^, Phenomena lo comprerei senz'altro in BD ad esempio se lo pubblicassero qui in Italia.

              4 Mosche di Velluto Grigio poggia troppo su una trama giallo di stampo classico nelle indagini a scapito di una soluzione visiva (che per quanto fantasiosa ed improbabile) emerge solo nelle battute finali, inoltre esteticamente la perdita di Storato che c'era nel suo esordio è stato un brutto colpo. Paga inoltre due protagonisti scialbi, non è un caso che Diomede e il detective gay li asfaltino di brutto.
              Edizioni in blu-ray fatte bene di Tenebre e Phenomena esistono. Che ti frega che l'editore non è italiano, la traccia audio nella nostra lingua c'è.
              Per quanto riguarda la valutazione di 4 Mosche, ormai ti conosco come utente, sei molto razionale nell'approccio all'arte, ma non tutti gli autori sono fatti per essere apprezzati tramite certi parametri, certe volte bisogna soltanto lasciarsi andare. E' un po' come la musica, o ti piace o non ti piace, le disquisizioni tecniche sono secondarie e spesso anche inutili. Vidi 4 Mosche per la prima volta tanti anni fa ma non ero ancora maturo, tant'è che non mi disse molto. Rivedendolo recentemente (4 anni fa), invece ho goduto molto. Le sequenze bellissime si sprecano. Tutto l'inizio (fino al teatro), l'omicidio nella metropolitana, l'omicidio nel parco, il finale, ma anche i singoli movimenti di macchina sparsi per la pellicola sono di grande gusto. Credo che De Palma c'abbia sguazzato parecchio Inferno ad esempio non segue assolutamente i canoni tradizionali della scrittura cinematografica, ed ancora più che in 4 Mosche non avrai nessun protagonista interessante, anzi, sono meno che monodimensionali. E' tutta una continua invenzione visiva.
              https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

              "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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              • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                Paga inoltre due protagonisti scialbi
                questo è un problema atavico di tutto il cinema di Argento, i suoi personaggi (e le interpretazioni dei suoi attori) sono notoriamente "scialbi" nella stragrande maggioranza dei casi. Così come le sue storie sono tipicamente confuse o banali, con soluzioni narrative spesso iperboliche e implausibili. Il problema sta nel manico, nella scrittura, nelle sue "sceneggiature sbrindellate scritte di getto in alberghetti di periferia" (immagino che Gidan 89 apprezzerà molto questa mia citazione ). Argento scrittore non vale molto, diciamo 10 volte di meno di Argento regista. La sua forza, il suo genio è tutto nella stile, nella forma, nelle invenzioni visive. Dario Argento è un manierista!

                Ora ... nei suoi capolavori il rapporto forma/sostanza si mantiene su livelli comunque alti perchè lo stile vale 10 e la forma arriva anche a 6 o 6.5 o 7. Quindi la cosa funziona. Ma se il voto allo stile scende (perchè magari ancora "acerbo" come nei suoi primi film o del tutto rimosso come nella fase di decadenza post Opera) e/o quello alla forma va a livelli minimi (2 o 3 o 4) allora siamo messi male (o maluccio). Che poi al "Darione" nazionale tutti noi vogliamo un gran bene (per mille motivi) e quindi ci sta pure un po' d'indulgenza e magari qualche mezzo voto in più glielo possiamo anche concedere, chiudendo un occhio qua e là

                In sintesi questo è il mio pensiero.

                "4 mosche" ha tante buone trovate visive, il talento dietro alla mdp già si nota ampiamente, ma è ancora acerbo. E la sceneggiatura è quella che è, che te lo dico a fare?
                Io più di 7 non gli riesco a dare, e io sono uno di quelli che vuol bene al nostro Dario
                Ultima modifica di David.Bowman; 07 ottobre 20, 14:06.
                "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                Votazione Registi: link

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                • Secondo me, magari mi sbaglio, verso Bava c'è una maggiore indulgenza. Non è che lì ci siano sceneggiature di ferro e dialoghi indimenticabili, però si è tendenzialmente più buoni nelle valutazioni. Idem per Fulci, anche se non mi riferisco a te David.Bowman. Come se Argento, che è stato vincente, dovesse pagare a posteriori il successo mentre gli outsider debbano essere premiati. Io ho questa sensazione, e lo dico da amante assoluto di Bava. Una dinamica simile potrebbe accadere a Benigni. Non mi meraviglierei, in un possibile futuro duello nel topic dei registi, vederlo come media voto al dì sotto di altri dello stesso genere ma più scarsi (Aldo, Giovanni e Giacomo?). Ripeto, magari mi sbaglio.
                  Su Argento e i problemi del suo cinema abbiamo discusso a suo tempo e siamo tutti d'accordo.
                  Ah, Sensei un altro motivo per cui ho scelto - per dire - 4 Mosche e non Tenebre, sta anche nell'importanza del film all'interno della filmografia del regista. Come avrai letto, 4 Mosche rappresenta già uno spartiacque rispetto alle opere precedenti, è una sorta di antipasto di Profondo Rosso, mentre Tenebre è un ritorno al giallo "violento" senza però nessun rilancio particolare. Anche Phenomena, rispetto a Suspiria, non aggiunge molto (anzi, toglie qualcosa). Ho dovuto fare delle scelte e le ho fatte - credo - in maniera oculata. Tieni conto che il testo nasce come tesi di laurea, avevo delle tempistiche precise e un range di lunghezza. Avrei potuto integrare il testo con ulteriori analisi a posteriori, ma ho ritenuto il lavoro sufficientemente snello ed esaustivo. Spero che possa continuare a piacerti e interessarti.
                  Mi piacerebbe pubblicare anche l'altro testo che ho scritto, quello su Maurizio Nichetti. Lì ho analizzato la filmografia completa (eccetto Palla di neve), però è lungo solo una settantina di pagine e per questo non l'ho mai pubblicato. Potrei integrarlo, ma con cosa? Nichetti ne fu molto contento, ci incontrammo a Roma per regalargliene una copia (della tesi), e la volle autografata. Piccole soddisfazioni della vita. Peccato che per rendere al meglio abbia sempre bisogno di essere messo spalle al muro, tendo alla pigrizia
                  https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                  "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                  • Ottimo intervento David, vedo che la pensiamo più o meno uguale su talune cose. Sceneggiature e direzione attori sono state dei problemi che sin dagli esordi hanno caratterizzato Argento, il quale compensava molto con uno stile aggressivo che riusciva a risollevare anche sceneggiature delle volti mediocri.
                    I protagonisti di Argento non hanno mai brillato per carisma o chissà che personalità (in Tenebre e Phenomena immagino che la cosa sia diversa solo per le capacità recitative dei loro interpreti, anche se Peter Neal e Jennifer Corvino non mi sembravano così "scarmorze", anche se è vero che Anthony Franciosa e Jennifer Connely hanno una carriera che parla per loro rispetto agli altri attori di Argento), però quelli di 4 Mosche di Velluto Grigio sono veramente il peggio del peggio per me, zero proprio, Bud Spencer e Jean Pierre Marielle li distruggono di brutto.
                    Della primissima fase il migliore di Argento è nettamente L'Uccello dalle Piume di Cristallo, anche se in parte derivativo di Bava ed Hitchcock.

                    Gidan 89 Mario Bava a differenza di Argento, che ameno incassava sin dagli esordi e qualche ammiratore lo aveva nella critica, non ha mai conosciuto alcun successo in vita con i suoi horror gotici o thriller giall... almeno qui in Italia, inoltre a metà anni 70'era bello che scomparso date le difficoltà produttive e distributive delle sue opere nella prima metà di quella decade e che solo oggi possiamo ammirare nella loro integrità dopo che per decenni sono rimaste fuori da ogni circuito.
                    Le sceneggiature di Bava non erano di serie A siamo tutti concordi, ma nella loro semplicità fungevano da traccia per le invenzioni visive della macchina da presa, inoltre non hanno mai presentato voragini o buchi come quelle di Argento (che soffrivano di tale problema anche nei suoi film migliori) e gli attori in generale mi sono sempre sembrati diretti meglio.
                    Mario Bava dopo Sergio Leone è il più grande regista di genere italiano (se con genere tendiamo ad escludere la commedia, tenendo conto solo western, gialli, thriller, horror, polizieschi, fantascienza e fantasy). Senza La Ragazza che Sapeva Troppo e Sei Donne per l'Assassino, niente Argento, il fatto è che a differenza mia molti hanno visto prima i film di Argento e forse poi dopo quelli di Bava.
                    Fulci continui a sottovalutarlo secondo me, Una Lucertola con la Pelle di Donna lo trovai datato e dovrei rivederlo perchè lo vidi anni orsono, ma a parte il titolo non ha nulla di Argentiano, stessa cosa Sette Note in Nero che nella sua apparente classicità dello svolgimento del giallo in realtà se ne frega delle regole di esso risolvendo il caso esclusivamente con l'ausilio della parpsicologia e avvalendosi di un'estetica onirica. Non si Sevizia un Paperino è ancora tutt'altra cosa, anzi, rispetto ad argento ha anche un inquadramento di una realtà storico-sociale che nel cinema argentiano non c'è mai stata.

                    Indubbiamente alla luce del tuo canone espositivo, Quattro Mosche di Velluto Grigio indubbiamente è una pellicola spartiacque nella filmografia rispetto a Tenebre e Phenomena, che sono indubbiamente meno originali (come pure sottolineato nella recensione) anche se per me più riuscite. Si ok sono una mente razionale in fatto di gusti e preferenze, però è anche vero se un regista è bravo ti fa apprezzare cose che vanno contro le tue idee solite e lo steso Argento in Suspiria mi ha reso credibile certe cose, mentre in Quattro Mosche complice anche l'impianto tradizionale-classico e prettamente thriller la cosa non gli è riuscita.
                    Tenebre comunque è l' 8 e 1/2 di Dario Argento (mi perdoni il maestro Fellini per l'accostamento), quindi una sua importanza ce l'ha seppur è un calderone di tutto il suo cinema. Phenomena introduce il fantastico all'interno di un contesto giallo-thriller, mettendolo in primo piano come elemento principale rispetto ad un Profondo Rosso (Suspiria non lo conto perchè siamo già in ambito horror), però ovviamente come dici è derivativo in alcune cose da Suspiria e Argento qua e là richiama soluzioni già usate. Magari se un giorno l'editore dovesse ristamparlo o chiederti delle aggiunte a quel punto fossi in te inserirei tutti i film...
                    Ultima modifica di Sensei; 07 ottobre 20, 15:26.

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                    • Avercene di film come Phenomena oggigiorno in Italia...
                      Anche Opera aveva delle buone idee, ma il finale era terribile. Detto ciò, potremmo spostarci sul topic apposito di Argento.
                      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                      • Ad Astra di James Gray

                        Un viaggio fra le stelle che scorre in modo anticlimatico e meraviglioso, trasmettendo un'atmosfera di solitudine "fredda e meravigliosa come un cielo pieno di stelle" (Hesse). L'estetica è oro puro. E Brad sprizza carisma. Ma il voice-over necessitava di essere accorciato per bene, ed il finale allungato ed approfondito, che pare proprio tirato via. E si rimane in bocca col sapore di "tutto qui?".
                        Insomma un viaggio bellissimo (sono uno che sbava per la fantascienza spaziale esistenzialista) ma in ultima analisi con poca polpa e che di sicuro non ti mette voglia di rivederlo.
                        Ultima modifica di Cooper96; 07 ottobre 20, 21:48.
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                        • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                          Ma il voice-over necessitava di essere accorciato per bene, ed il finale allungato ed approfondito, che pare proprio tirato via
                          A tempo perso me lo sto riguardando seguendo il commento di Gray, un quarto d'ora a botta. Non me lo aspettavo così ciarliero, e dice pure cose interessanti, anche se la voce si mantiene sempre sulla stessa frequenza, un retto tono che alla lunga stucca, un po' da secchioncello. Comunque, a proposito della voce off afferma che in una delle stesure ci ha messo le mani anche Charlie Kaufman ​​​​​​​

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                          • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio

                            A tempo perso me lo sto riguardando seguendo il commento di Gray, un quarto d'ora a botta. Non me lo aspettavo così ciarliero, e dice pure cose interessanti, anche se la voce si mantiene sempre sulla stessa frequenza, un retto tono che alla lunga stucca, un po' da secchioncello. Comunque, a proposito della voce off afferma che in una delle stesure ci ha messo le mani anche Charlie Kaufman
                            Trovato il colpevole. ​​​​​​​

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                            • Ma pure un altro nome noto ma non lo ricordo, dovrò recuperarlo. Non è detto comunque che gli apporti di Kaufman siamo sopravvissuti allo script definitivo.

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                              • Inferno di Dario Argento (1980).

                                Alla fine degli anni 70' il cinema di Dario Argento era al suo Zenith, se in Italia il suo cinema veniva trattato con sufficienza dalla critica, all'estero invece l'accoglienza era nettamente più positiva, senza dimenticare il successo di pubblico sempre più travolgente delle sue opere, che aveva toccato l'apice con Suspiria (1977), primo esplicito horror del regista e al tempo stesso il suo successo internazionale più grande. Il regista anche per sfruttare a livello monetario la fama di Suspiria, annuncia di avere in mente altre due pellicole riguardanti le altre due madri dopo aver trattato Mater Suspiriorum; precisamente Mater Tenebrarum e Mater Lacrimarum, ampliando così la mitologia delle streghe appena accennata in Suspiria e che invece in Inferno assume un disegno preciso con una costruzione storica alle spalle.
                                Così Dario Argento prosegue con la sua parentesi horror con Inferno (1980), un horror originale, avulso dalle vie intraprese dal genere all'epoca e molto sui generis, dedicato alla figura di Mater Tenebrarum, la più crudele delle tre, la cui dimora è situata nei sotterranei di un vecchio albergo di New York, nei quali si avventura la giovane poetessa Rose Elliot (Irene Miracle), la quale a seguito della lettura di un libro intitolato "Le Tre Madri", invia una lettera al fratello Mark (Leigh McCloskey), studente di musica a Roma, chiedendogli di tornare, poichè è giunta a dedurre la presenza di una delle tre streghe nei sotterranei dell'albergo in cui soggiorna, sulla base dei tre indizi carpiti durante la lettura del libro. Il cinema di Argento non ha mai prediletto sceneggiature solide o costruzioni narrative coerenti sin dai suoi primi thriller, con l'approdo all'horror i plot si sono fatti più labili ed Inferno più di tutti gli altri suoi lavori del suo periodo migliore (che finisce con Phenomena nel 1985), ha una narrazione che non nasconde in alcun modo la sua natura di labile traccia sulla quale il regista innesta e costruisce un serie di idee visive, le quali fungono da vero e proprio fulcro interpretativo dell'opera, approccio che ha fatto si che Inferno sino ad oggi godesse di una cattiva fama, forse perchè in molti non hanno mai compreso che il fulcro del cinema argentiano non è mai stata la costruzione narrativa, da sempre ondivaga e con dei buchi o forzature di sceneggiatura, ma una spiegazione visiva che da sola bastava a rendere credibile tutte le vicende avvenute in precedenza, anche se poi a successive revisioni, a livello di scrittura non è che tornasse tutto; l'immagine sopra ogni altra cosa quindi, tale concetto in Inferno è moltiplicato per 100 estendendosi in tutto l'arco della sua durata, giocando su una narrazione totalmente anarchica, colma di simbolismi e sequenze criptiche. E' difficile per una mente razionale lasciarsi andare al flusso di immagini delle immagini allucinate che scorre perpetuo, ma Inferno poggia su un'irrazionalità cercata quanto voluta dal regista sin dalle prime scene, durante le quali a Rose cascano le chiavi (che hanno inciso il simbolo della salamadra, associato al fuocodella propria camera in una pozza sotterranea piena d'acqua la cui superficie è illuminata di un verde intenso (simbolo del male), decidendo di immergersi in essa nel tentativo di recuperarle, facendo però scattare una sorta di sintonia tra le chiavi e quello che sembra un vecchio appartamento di cui vediamo aprirsi improvvisamente una porta da cui fuoriesce il male puro, consentendo in tal modo a Mater Tenebrarum di scatenare i suoi terribili poteri, facendo piombare il mondo in un incubo surreale dove la logica soccombe all'assurdo, in un delirio sempre più surreale dove la razionalità viene squarciata di netto da un incubo eterno, perchè il mondo è molto più misterioso ed imprevedibile, rispetto alle certezze precostituite dall'essere umano in cui vorrebbe limitarlo, negando con una certa presunzione ogni credenza soprannaturale.

                                Partendo da una storia co-scritta insieme a Daria Nicolodi (ma stranamente non accreditata), in cui confluiscono varie suggestioni esoteriche, riti alchemici, criptici simbolismi e mitologia stregonesca, Inferno si segnala per la collaborazione con il maestro Mario Bava, infatti quest'ultimo è curatore degli effetti visivi del film e di parte del finale (non venendo accreditato), portando ad un incontro riuscito tra l'atmosfera urbana tipica delle opere argentiane con quelle gotico-fantastiche baviane, coadiuvando tramite la sua consulenza il direttore della fotografia Romano Albani, che immerge il film in un'atmosfera da incubo allucinato tramite l'uso di colori iper-saturi mutuati dal precedente Suspiria, ma venendo ancor di più accentuati nell'intensità, tramite dei blu che avvolgono intensamente i personaggi come una sorta di liquido amniotico in apparenza rassicurante, ma in realtà dai macabri risvolti venendo improvvisamente squarciato dai rossi intrisi di violenza e sadismo morboso, dai gialli ricolmi di terrore e dal verde simbolo di un male irrazionale.
                                Assurdo che si riscontra ulteriormente nella scenografia della biblioteca antica romana e sopratutto dell'albergo di New York, dallo stile fortemente espressionista con chiari riferimenti pop e liberty, la cui struttura architettonica sembra possedere caratteristiche organiche, come se fosse un'emanazione vivente di Mater Tenebrarum, capace così di poter tenere sempre tutto sotto il proprio controllo, arrivando anche ad alterarne la struttura a suo piacimento per condurre le proprie ignare vittime dove vuole, per poi ucciderle nei modi più terribili.
                                Le scene di omicidio in Inferno sono precedute da una lunghissima sequenza preparatoria, che dapprima traghetta la vittima (a volte anche fisicamente come il tassista a Roma) poco a poco in una realtà sempre assurda, per poi compiere l'atto omicida a cui assistiamo spesso tramite la soggettiva non dell'assassino, ma delle sue vittime, che vengono eliminate nei modi più violenti possibili, sfociando anche in scene di macabro puro con dei topi che divorano vivo un uomo; lo shock irrazionale assume connotati surreali con richiami al Cane Andaluso di Bunuel (1928), tramite i simboli della Luna come occhio irrazionale sul mondo e gli insetti sulla mano di Mark a New York, vere e proprie scene allucinogene di stampo onirico che toccano l'apice nel suggestivo scambio di sguardi nell'aula universitaria a Roma tra Mark e la seducente Mater Lacrimarum, che confonde e intorpidisce la mente dell'uomo con la sua bellezza irreale, come la Roma in cui si aggira la sua compagna di corso Sara (Eleonora Giorgi), che letta la lettera di Rose indirizzata al fratello, tenterà di venire a capo del mistero riguardanti le tre madri, la cui presenza anche nel numero sembra ricorrere sin dall'antichità, potendo essere associate alle tre Moire della mitologia greca che tessevano il filo, simbolo del controllo del fato di ogni uomo per poi reciderlo segnandone di fatto la morte. Inferno è pura astrazione narrativa, quanto assurdo ed allucinato nell'estetica, che rende credibili anche i personaggi che popolano l'albergo e dintorni, per lo più repellenti (Kazanian) o disturbati (la contessa Elise interpretata da Daria Nicolodi), ma giustificati dall'atmosfera di assurdo che ha preso il sopravvento nell'opera dopo l'apertura della porta sott'acqua, che sembra aver dato libero sfogo al male celato dietro di essa, consentendo di portare l'inferno sulla Terra, tramite l'uso di un orrore molto fisico che saggiamente penetra in territori metafisici solo nelle battute finali, giungendo ad un finale sospeso tipico della filmografia argentiana, il quale però nella sua non risolutezza di fondo, risulta angosciante e decisamente superiore a quello di Suspiria, perchè si ha la sensazione di aver varcato i cancelli di un mondo che doveva continuare ad essere celato, una chiusura che in realtà ha il sapore di inizio. La pura anarchia visiva di Inferno, combinata con degli attori dalla recitazione abbastanza mediocre (tranne Alida Valli nel ruolo della portinaia, lei sempre grande) e delle musiche di Emerson lontane dalle sonorità di quelle dei Goblin, hanno fatto si che pellicola così particolare non poteva che risultare divisiva all'epoca per la critica ed il pubblico come lo è tutt'oggi, quindi da recepire in base alla propria personale sensibilità, ma Inferno è uno di quei casi in cui il risultato è nettamente superiore alla somma delle singole parti, quindi per questo deve essere collocato tra i vertici della filmografia di Dario Argento insieme agli altri tre pilatri L'Uccello dalle Piume di Cristallo (1970), Profondo Rosso (1975) e Suspiria (1977), poichè dopo Inferno il cinema argentiano comincerà a perdere originalità e freschezza sino al tracollo definitivo con l'inizio degli anni 90'.

                                Ultima modifica di Sensei; 09 ottobre 20, 14:40.

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