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  • Ottimo intervento David, vedo che la pensiamo più o meno uguale su talune cose. Sceneggiature e direzione attori sono state dei problemi che sin dagli esordi hanno caratterizzato Argento, il quale compensava molto con uno stile aggressivo che riusciva a risollevare anche sceneggiature delle volti mediocri.
    I protagonisti di Argento non hanno mai brillato per carisma o chissà che personalità (in Tenebre e Phenomena immagino che la cosa sia diversa solo per le capacità recitative dei loro interpreti, anche se Peter Neal e Jennifer Corvino non mi sembravano così "scarmorze", anche se è vero che Anthony Franciosa e Jennifer Connely hanno una carriera che parla per loro rispetto agli altri attori di Argento), però quelli di 4 Mosche di Velluto Grigio sono veramente il peggio del peggio per me, zero proprio, Bud Spencer e Jean Pierre Marielle li distruggono di brutto.
    Della primissima fase il migliore di Argento è nettamente L'Uccello dalle Piume di Cristallo, anche se in parte derivativo di Bava ed Hitchcock.

    Gidan 89 Mario Bava a differenza di Argento, che ameno incassava sin dagli esordi e qualche ammiratore lo aveva nella critica, non ha mai conosciuto alcun successo in vita con i suoi horror gotici o thriller giall... almeno qui in Italia, inoltre a metà anni 70'era bello che scomparso date le difficoltà produttive e distributive delle sue opere nella prima metà di quella decade e che solo oggi possiamo ammirare nella loro integrità dopo che per decenni sono rimaste fuori da ogni circuito.
    Le sceneggiature di Bava non erano di serie A siamo tutti concordi, ma nella loro semplicità fungevano da traccia per le invenzioni visive della macchina da presa, inoltre non hanno mai presentato voragini o buchi come quelle di Argento (che soffrivano di tale problema anche nei suoi film migliori) e gli attori in generale mi sono sempre sembrati diretti meglio.
    Mario Bava dopo Sergio Leone è il più grande regista di genere italiano (se con genere tendiamo ad escludere la commedia, tenendo conto solo western, gialli, thriller, horror, polizieschi, fantascienza e fantasy). Senza La Ragazza che Sapeva Troppo e Sei Donne per l'Assassino, niente Argento, il fatto è che a differenza mia molti hanno visto prima i film di Argento e forse poi dopo quelli di Bava.
    Fulci continui a sottovalutarlo secondo me, Una Lucertola con la Pelle di Donna lo trovai datato e dovrei rivederlo perchè lo vidi anni orsono, ma a parte il titolo non ha nulla di Argentiano, stessa cosa Sette Note in Nero che nella sua apparente classicità dello svolgimento del giallo in realtà se ne frega delle regole di esso risolvendo il caso esclusivamente con l'ausilio della parpsicologia e avvalendosi di un'estetica onirica. Non si Sevizia un Paperino è ancora tutt'altra cosa, anzi, rispetto ad argento ha anche un inquadramento di una realtà storico-sociale che nel cinema argentiano non c'è mai stata.

    Indubbiamente alla luce del tuo canone espositivo, Quattro Mosche di Velluto Grigio indubbiamente è una pellicola spartiacque nella filmografia rispetto a Tenebre e Phenomena, che sono indubbiamente meno originali (come pure sottolineato nella recensione) anche se per me più riuscite. Si ok sono una mente razionale in fatto di gusti e preferenze, però è anche vero se un regista è bravo ti fa apprezzare cose che vanno contro le tue idee solite e lo steso Argento in Suspiria mi ha reso credibile certe cose, mentre in Quattro Mosche complice anche l'impianto tradizionale-classico e prettamente thriller la cosa non gli è riuscita.
    Tenebre comunque è l' 8 e 1/2 di Dario Argento (mi perdoni il maestro Fellini per l'accostamento), quindi una sua importanza ce l'ha seppur è un calderone di tutto il suo cinema. Phenomena introduce il fantastico all'interno di un contesto giallo-thriller, mettendolo in primo piano come elemento principale rispetto ad un Profondo Rosso (Suspiria non lo conto perchè siamo già in ambito horror), però ovviamente come dici è derivativo in alcune cose da Suspiria e Argento qua e là richiama soluzioni già usate. Magari se un giorno l'editore dovesse ristamparlo o chiederti delle aggiunte a quel punto fossi in te inserirei tutti i film...
    Ultima modifica di Sensei; 07 October 20, 15:26.

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    • Avercene di film come Phenomena oggigiorno in Italia...
      Anche Opera aveva delle buone idee, ma il finale era terribile. Detto ciò, potremmo spostarci sul topic apposito di Argento.
      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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      • Ad Astra di James Gray

        Un viaggio fra le stelle che scorre in modo anticlimatico e meraviglioso, trasmettendo un'atmosfera di solitudine "fredda e meravigliosa come un cielo pieno di stelle" (Hesse). L'estetica è oro puro. E Brad sprizza carisma. Ma il voice-over necessitava di essere accorciato per bene, ed il finale allungato ed approfondito, che pare proprio tirato via. E si rimane in bocca col sapore di "tutto qui?".
        Insomma un viaggio bellissimo (sono uno che sbava per la fantascienza spaziale esistenzialista) ma in ultima analisi con poca polpa e che di sicuro non ti mette voglia di rivederlo.
        Ultima modifica di Cooper96; 07 October 20, 21:48.
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        • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
          Ma il voice-over necessitava di essere accorciato per bene, ed il finale allungato ed approfondito, che pare proprio tirato via
          A tempo perso me lo sto riguardando seguendo il commento di Gray, un quarto d'ora a botta. Non me lo aspettavo così ciarliero, e dice pure cose interessanti, anche se la voce si mantiene sempre sulla stessa frequenza, un retto tono che alla lunga stucca, un po' da secchioncello. Comunque, a proposito della voce off afferma che in una delle stesure ci ha messo le mani anche Charlie Kaufman ​​​​​​​

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          • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio

            A tempo perso me lo sto riguardando seguendo il commento di Gray, un quarto d'ora a botta. Non me lo aspettavo così ciarliero, e dice pure cose interessanti, anche se la voce si mantiene sempre sulla stessa frequenza, un retto tono che alla lunga stucca, un po' da secchioncello. Comunque, a proposito della voce off afferma che in una delle stesure ci ha messo le mani anche Charlie Kaufman
            Trovato il colpevole. ​​​​​​​

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            • Ma pure un altro nome noto ma non lo ricordo, dovrò recuperarlo. Non è detto comunque che gli apporti di Kaufman siamo sopravvissuti allo script definitivo.

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              • Inferno di Dario Argento (1980).

                Alla fine degli anni 70' il cinema di Dario Argento era al suo Zenith, se in Italia il suo cinema veniva trattato con sufficienza dalla critica, all'estero invece l'accoglienza era nettamente più positiva, senza dimenticare il successo di pubblico sempre più travolgente delle sue opere, che aveva toccato l'apice con Suspiria (1977), primo esplicito horror del regista e al tempo stesso il suo successo internazionale più grande. Il regista anche per sfruttare a livello monetario la fama di Suspiria, annuncia di avere in mente altre due pellicole riguardanti le altre due madri dopo aver trattato Mater Suspiriorum; precisamente Mater Tenebrarum e Mater Lacrimarum, ampliando così la mitologia delle streghe appena accennata in Suspiria e che invece in Inferno assume un disegno preciso con una costruzione storica alle spalle.
                Così Dario Argento prosegue con la sua parentesi horror con Inferno (1980), un horror originale, avulso dalle vie intraprese dal genere all'epoca e molto sui generis, dedicato alla figura di Mater Tenebrarum, la più crudele delle tre, la cui dimora è situata nei sotterranei di un vecchio albergo di New York, nei quali si avventura la giovane poetessa Rose Elliot (Irene Miracle), la quale a seguito della lettura di un libro intitolato "Le Tre Madri", invia una lettera al fratello Mark (Leigh McCloskey), studente di musica a Roma, chiedendogli di tornare, poichè è giunta a dedurre la presenza di una delle tre streghe nei sotterranei dell'albergo in cui soggiorna, sulla base dei tre indizi carpiti durante la lettura del libro. Il cinema di Argento non ha mai prediletto sceneggiature solide o costruzioni narrative coerenti sin dai suoi primi thriller, con l'approdo all'horror i plot si sono fatti più labili ed Inferno più di tutti gli altri suoi lavori del suo periodo migliore (che finisce con Phenomena nel 1985), ha una narrazione che non nasconde in alcun modo la sua natura di labile traccia sulla quale il regista innesta e costruisce un serie di idee visive, le quali fungono da vero e proprio fulcro interpretativo dell'opera, approccio che ha fatto si che Inferno sino ad oggi godesse di una cattiva fama, forse perchè in molti non hanno mai compreso che il fulcro del cinema argentiano non è mai stata la costruzione narrativa, da sempre ondivaga e con dei buchi o forzature di sceneggiatura, ma una spiegazione visiva che da sola bastava a rendere credibile tutte le vicende avvenute in precedenza, anche se poi a successive revisioni, a livello di scrittura non è che tornasse tutto; l'immagine sopra ogni altra cosa quindi, tale concetto in Inferno è moltiplicato per 100 estendendosi in tutto l'arco della sua durata, giocando su una narrazione totalmente anarchica, colma di simbolismi e sequenze criptiche. E' difficile per una mente razionale lasciarsi andare al flusso di immagini delle immagini allucinate che scorre perpetuo, ma Inferno poggia su un'irrazionalità cercata quanto voluta dal regista sin dalle prime scene, durante le quali a Rose cascano le chiavi (che hanno inciso il simbolo della salamadra, associato al fuocodella propria camera in una pozza sotterranea piena d'acqua la cui superficie è illuminata di un verde intenso (simbolo del male), decidendo di immergersi in essa nel tentativo di recuperarle, facendo però scattare una sorta di sintonia tra le chiavi e quello che sembra un vecchio appartamento di cui vediamo aprirsi improvvisamente una porta da cui fuoriesce il male puro, consentendo in tal modo a Mater Tenebrarum di scatenare i suoi terribili poteri, facendo piombare il mondo in un incubo surreale dove la logica soccombe all'assurdo, in un delirio sempre più surreale dove la razionalità viene squarciata di netto da un incubo eterno, perchè il mondo è molto più misterioso ed imprevedibile, rispetto alle certezze precostituite dall'essere umano in cui vorrebbe limitarlo, negando con una certa presunzione ogni credenza soprannaturale.

                Partendo da una storia co-scritta insieme a Daria Nicolodi (ma stranamente non accreditata), in cui confluiscono varie suggestioni esoteriche, riti alchemici, criptici simbolismi e mitologia stregonesca, Inferno si segnala per la collaborazione con il maestro Mario Bava, infatti quest'ultimo è curatore degli effetti visivi del film e di parte del finale (non venendo accreditato), portando ad un incontro riuscito tra l'atmosfera urbana tipica delle opere argentiane con quelle gotico-fantastiche baviane, coadiuvando tramite la sua consulenza il direttore della fotografia Romano Albani, che immerge il film in un'atmosfera da incubo allucinato tramite l'uso di colori iper-saturi mutuati dal precedente Suspiria, ma venendo ancor di più accentuati nell'intensità, tramite dei blu che avvolgono intensamente i personaggi come una sorta di liquido amniotico in apparenza rassicurante, ma in realtà dai macabri risvolti venendo improvvisamente squarciato dai rossi intrisi di violenza e sadismo morboso, dai gialli ricolmi di terrore e dal verde simbolo di un male irrazionale.
                Assurdo che si riscontra ulteriormente nella scenografia della biblioteca antica romana e sopratutto dell'albergo di New York, dallo stile fortemente espressionista con chiari riferimenti pop e liberty, la cui struttura architettonica sembra possedere caratteristiche organiche, come se fosse un'emanazione vivente di Mater Tenebrarum, capace così di poter tenere sempre tutto sotto il proprio controllo, arrivando anche ad alterarne la struttura a suo piacimento per condurre le proprie ignare vittime dove vuole, per poi ucciderle nei modi più terribili.
                Le scene di omicidio in Inferno sono precedute da una lunghissima sequenza preparatoria, che dapprima traghetta la vittima (a volte anche fisicamente come il tassista a Roma) poco a poco in una realtà sempre assurda, per poi compiere l'atto omicida a cui assistiamo spesso tramite la soggettiva non dell'assassino, ma delle sue vittime, che vengono eliminate nei modi più violenti possibili, sfociando anche in scene di macabro puro con dei topi che divorano vivo un uomo; lo shock irrazionale assume connotati surreali con richiami al Cane Andaluso di Bunuel (1928), tramite i simboli della Luna come occhio irrazionale sul mondo e gli insetti sulla mano di Mark a New York, vere e proprie scene allucinogene di stampo onirico che toccano l'apice nel suggestivo scambio di sguardi nell'aula universitaria a Roma tra Mark e la seducente Mater Lacrimarum, che confonde e intorpidisce la mente dell'uomo con la sua bellezza irreale, come la Roma in cui si aggira la sua compagna di corso Sara (Eleonora Giorgi), che letta la lettera di Rose indirizzata al fratello, tenterà di venire a capo del mistero riguardanti le tre madri, la cui presenza anche nel numero sembra ricorrere sin dall'antichità, potendo essere associate alle tre Moire della mitologia greca che tessevano il filo, simbolo del controllo del fato di ogni uomo per poi reciderlo segnandone di fatto la morte. Inferno è pura astrazione narrativa, quanto assurdo ed allucinato nell'estetica, che rende credibili anche i personaggi che popolano l'albergo e dintorni, per lo più repellenti (Kazanian) o disturbati (la contessa Elise interpretata da Daria Nicolodi), ma giustificati dall'atmosfera di assurdo che ha preso il sopravvento nell'opera dopo l'apertura della porta sott'acqua, che sembra aver dato libero sfogo al male celato dietro di essa, consentendo di portare l'inferno sulla Terra, tramite l'uso di un orrore molto fisico che saggiamente penetra in territori metafisici solo nelle battute finali, giungendo ad un finale sospeso tipico della filmografia argentiana, il quale però nella sua non risolutezza di fondo, risulta angosciante e decisamente superiore a quello di Suspiria, perchè si ha la sensazione di aver varcato i cancelli di un mondo che doveva continuare ad essere celato, una chiusura che in realtà ha il sapore di inizio. La pura anarchia visiva di Inferno, combinata con degli attori dalla recitazione abbastanza mediocre (tranne Alida Valli nel ruolo della portinaia, lei sempre grande) e delle musiche di Emerson lontane dalle sonorità di quelle dei Goblin, hanno fatto si che pellicola così particolare non poteva che risultare divisiva all'epoca per la critica ed il pubblico come lo è tutt'oggi, quindi da recepire in base alla propria personale sensibilità, ma Inferno è uno di quei casi in cui il risultato è nettamente superiore alla somma delle singole parti, quindi per questo deve essere collocato tra i vertici della filmografia di Dario Argento insieme agli altri tre pilatri L'Uccello dalle Piume di Cristallo (1970), Profondo Rosso (1975) e Suspiria (1977), poichè dopo Inferno il cinema argentiano comincerà a perdere originalità e freschezza sino al tracollo definitivo con l'inizio degli anni 90'.

                Ultima modifica di Sensei; 09 October 20, 14:40.

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                • PS: Gidan 89 Al di là delle aspettative ed i pareri negativi di molti a cui pensavo di accodarmi, Inferno stranamente mi è piaciuto molto e molte cose le ho interpretate a modo mio, anche se la tua recensione sul libro è stata utile per molte altre cose (tipo i simbolismi alchemici per cominciare). Ripensando al film dalla visione di ieri, sta crescendo sempre più nella mia mente, di questo voglio un BD, midnight factory aveva annunciato qualcosa, siamo nel 2020 d'altronde, per i 50 anni una bella edizione Home Video del film la prenderei.
                  Forse non vale Suspiria, ha una marea di difetti, ma il risultato non è sempre la somma delle sue parti ed Inferno testimonia questo anche secondo me. Fulci ha preso qualche ispirazione da questo e Suspiria, per il suo L'Aldilà... non so gli diedi 4 stelle, ma dando 4 stelle ad Inferno direi che forse si deve abbassare il voto all'Aldilà? Perchè ho notato alcune assonanze, seppur quello abbia un finale ancora più allucinato, apocalittico e potente.
                  Credo di fermarmi qui con Dario Argento, avendo recuperato tutto il meglio o presunto tale, in realtà per completezza avrei voglia di vedermi la Terza madre (perchè argento non lo fece all'epoca? Aveva anche l'attrice super mega figa nel ruolo di Mater Lacrimarum, che immagino nel film del 2007 sia invecchiata molto... e dire che viene detto che è la più bella delle tre madri mah...), però le recensioni sono super negative e l'Argento post anni 80, ho visto solo Il Cartaio che era la morte del cinema, quindi boh... lo consigli di vedere?
                  Diciamo che dopo gli irraggiungibili Leone e poi dopo Bava, per il terzo posto in ambito di genere italiano, Argento recupera posizioni su Lucio Fulci, che però resta avanti in attesa di vedere e rivedere alcuni suoi film.

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                  • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                    PS: Gidan 89 Argento recupera posizioni su Lucio Fulci, che però resta avanti in attesa di vedere e rivedere alcuni suoi film.
                    A proposito, lo hai visto Una sull'altra? Perché non te l'ho visto citare tra i gialli di Fulci, per me resta un gran giallo con tinte erotiche, di ispirazione hitckockiana ma con intuizioni visive e registiche a sua volta inventive.

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                    • Originariamente inviato da Darkrain Visualizza il messaggio

                      A proposito, lo hai visto Una sull'altra? Perché non te l'ho visto citare tra i gialli di Fulci, per me resta un gran giallo con tinte erotiche, di ispirazione hitckockiana ma con intuizioni visive e registiche a sua volta inventive.
                      Si l'ho visto, interessante ed è un giallo che con Argento c'entra nulla proprio perchè alla Hitchcock, però mi ricordo comunque che è un film invecchiato, specie per le numerosissime scene di nudo e la colonna sonora ossessiva che erano trasgressive all'epoca, ma oggi lo appesantiscono. Da rivedere, in una qualità video come si deve, noto che quando li vedo in TV alcuni suoi film, i ricordi migliorano, come ad esempio L'Aldilà per l'appunto.

                      Secondo me le basi di Fulci sono questi cinque film a livello di qualità :

                      - Beatrice Cenci
                      - Non si Sevizia un Paperino
                      - I Quattro dell'Apocalisse
                      - Sette Note in Nero
                      - E tu Vivrai nel Terrore! L'Aldilà

                      Tutti da 4 stelle per me ed i suoi migliori, però qualcuno devo rivederlo per confermare.
                      Ultima modifica di Sensei; 11 October 20, 09:34.

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                      • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio

                        A tempo perso me lo sto riguardando seguendo il commento di Gray, un quarto d'ora a botta. Non me lo aspettavo così ciarliero, e dice pure cose interessanti, anche se la voce si mantiene sempre sulla stessa frequenza, un retto tono che alla lunga stucca, un po' da secchioncello. Comunque, a proposito della voce off afferma che in una delle stesure ci ha messo le mani anche Charlie Kaufman
                        Mi rifiuto di credere che anche una sola parola sentita in quella ciofeca di sceneggiatura tradotta sullo schermo sia uscita dalla penna di Kaufman.
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                        • Roubaix, une lumière. E niente quando vedo un francese come questo penso sempre che in Italia non ce la facciamo a produrre qualcosa di analogo. Per carità anche loro fanno tanta robaccia ma certe perle ce le sogniamo. Fra i migliori visti quest' anno, in sala e non.

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                          • Sensei è meglio se La terza madre non lo vedi al massimo ti leggi il capitolo a riguardo nel mio libro, ti fai più o meno un'idea e basta. Se vuoi vedere qualcos'altro di Argento, ti consiglio i due Masters of Horror Jenifer e Pelts (se puoi, in lingua originale con sottotitoli, perché il doppiaggio italiano è brutto), l'episodio con Harvey Keitel di Due occhi diabolici, il film anti-sistema Le cinque giornate (che non è un granché, ma sono certo che loderai quantomeno per le intenzioni), e se vuoi anche Opera (finale brutto, ma ci sono momenti di grande piacere visivo), Trauma (penalizzato dal doppiaggio italiano, è un po' un film summa della sua filmografia ma a livelli ancora decenti) e La sindrome di Stendhal (può farti cacare, ma almeno è un tentativo di thriller psicologico abbastanza inusuale).
                            https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

                            "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                            • La strada dei quartieri alti di Jack Clayton

                              Recentemente ho rivisto e molto apprezzato Suspense (The innocents) e mi ero quindi andato a informare su cos'altro avesse fatto il regista.
                              Direi che se la cava alla grande anche in un genere completamente diverso, infatti in questo caso non è un horror o un film di misteri, ma una storia di arrivismo sociale a ruoli ribaltati, è infatti un uomo a voler elevare la propria posizione sfruttando le relazioni con le donne. Assistiamo al ritratto di uno degli uomini più spregevoli e dalla bassa condotta morale che si siano visti su schermo e alle conseguenze che la sua sete di elevazione sociale avranno sulle donne che lo circondano e infine su stesso.
                              Se non l'ha già visto scommetto che è un film che potrebbe piacere tantissimo a Sensei.

                              Un ragazzo, tre ragazze (Conte d'ètè) di Eric Rohmer

                              Nella sua semplicità sfiora quasi il capolavoro e sapete che non mi lancio facilmente in questi elogi verso film e/o registi.
                              Avevo visto già alcuni suoi film l'anno scorso e confermo la sua capacità di filmare le piccole e ordinarie situazioni della vita come pochissimi altri. Non sembra neanche di vedere dei film ma delle immagini rubate a momenti di vita vissuta di nostri conoscenti o addirittura di noi stessi. Tra quelli che ho visto in questo film forse questa caratteristica è pure più forte. Il finale del film poi è il grande colpo di genio.

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                              • Suspence lo vidi ed è un capolavoro, questo film lo precede se non sbaglio. Devo vederlo, se non sbaglio la protagonista vinse pure l'oscar per miglior attrice femminile.

                                Di Rohmer dovrei proseguire la conoscenza, ha diretto una marea di film.

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