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  • First cow di Kelly Reichardt

    Primo film che vedo della regista, nonostante un po' di chiacchiericcio l'anno scorso non ho avuto fretta di vederlo poiché mi ero fatto l'idea che fosse uno di quei film festivalieri, da Sundance, nella peggiore accezione in cui questi termini vengono utilizzati.
    Mi sono trovato invece di fronte a un'opera che sembra quasi uscire dritta dritta dagli anni '70 e che racconta la frontiera senza dare l'impressione di essere un argomento abusato o fuori moda.
    Il 4:3 e la fotografia aiutano a renderlo un film un po' fuori dal tempo.

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    • Arsene Lupin - 2004
      Tra la fine dei 90 e l'inizio dei 2000, il cinema francese, che in quanto a genere all'epoca ci magnava in testa pur sfornando prodotti di qualità discutibile, ha provato a tirar fuori un film su Lupin tratto da LeBlanc. I film di quell'epoca (Il patto dei lupi, Vidoq, Fiumi di Porpora....) hanno tutti gli stessi difetti....un esoterismo che mal si sposa col nuovo millennio, rallenty e montaggio fatto alla Boris, scelte di trama o di montaggio ardite che a volte cadono nel ridicolo. Tuttavia, innegabilmente, offrono qualcosa di diverso rispetto al panorama hollywoodiano e ci ricordano che, volendo, il patrimonio di genere in Europa non ci mancherebbe.
      Per chi volesse recuperarlo, è disponibile su Raiplay.
      Avviso: il film è scritto e diretto da Jean Pierre Salomè, lo stesso che ha realizzato il Belfagor con la Marceau. Questo per darvi una idea. Oltretutto, sebbene LeBlanc eviti di calcare le mani sull'elemento magico della contessa (trovate la mia recensione al libro qui: https://forum.badtaste.it/forum/altr...62#post2052179), il regista se ne frega altamente e, cavalcando la moda dell'epoca, inserisce molti elementi magici nel film.
      Premessa: Può fare strano vedere Lupin avere molti punti in comune con personaggi a lui successivi (addirittura gli viene data una sorta di bat-caverna rifugio) o a scontrarsi con personaggi come la Contessa di Cagliostro.... eppure tutto ciò è preso pari pari dai racconti e romanzi (il film fonde due romanzi, La contessa di cagliostro, appunto, con la Guglia cava, dove Lupin usa la sua batcaverna, più con una serie di racconti).

      Passiamo subito ai demeriti: Tutto il secondo tempo è una girandola di personaggi che fanno cose prive di senso secondo la sola logica del "perchè si". Una volta scoperto il tesoro, si perde di interesse eppure ci saranno altri 5 finali a seguire. Il colpo di scena alla star wars è telefonato. I rallenty e gli effetti onirici sono pessimi.

      Passiamo ai pro, che comunque non sono pochi: E' piacevole vedere per una volta il Lupin di LeBlanc in una versione molto fedele. Gli attori sono in forma, la Scott Thomas non è bellissima ma ha uno sguardo adatto al personaggio e mantiene un certo fascino, la Green giovane ha poco da fare per mostrare il suo talento eppure qualcosa lo regala, Roman Duris pur non bellissimo ha la giusta faccia da schiaffi per il personaggio, le mani tozze ma con dita lunghe lo rendono credibile come scalatore e ladro, è sufficientemente atletico e, nonostante una bizzarra scatola cranica e dentatura, non si può negare che riesca ad essere sufficientemente carismatico nei primi piani in modo da spiegare il lato seduttivo del personaggio. I costumi sono meravigliosi, le scenografie sono ben usate. I combattimenti corpo a corpo (Lupin, anche nel libro, è esperto di Savate, boxe francese) sono pochi, ben resi, spesso posizionati in scenografie fantasiose (alla Pirati dei caraibi) o comunque riadattati a coreografie danzerecce sulla scia dei comici del muto (lo stesso Lupin mostra all'inizio un tic al collo molto clownesco). Se si ha una buona sospensione dell'incredulità e si accetta il ifilm senza troppe pretese, ci si può anche divertire. Specie se si ha una infarinatura dei racconti da cui l'opera è tratta.
      Siamo sulla scia degli Homes di Richie o dei film della saga dei Pirati.
      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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      • Quindi i libri di LeBlanc si possono reperire in italiano?

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        • Originariamente inviato da Atlantide Visualizza il messaggio
          Quindi i libri di LeBlanc si possono reperire in italiano?
          Certo che si.
          Anzi, la newton Compton ha tirato fuori un Mammut... tutti i racconti ed i romanzi li porti a casa con 10 euro.
          Ma in genere in formato Ebook dovresti trovare qualcosa.
          Personalmente sono contrario ai Mammut della NC perchè sono di quanto meno tascabile esista al mondo (giustamente). Quindi per una "lettura d'evasione" o "da spiaggia" o "da treno" come sono i libri di LeBlanc, non è proprio adatto il formato Mammut.
          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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          • Grazie, molto gentile

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            • Per quanto sia lungo (quasi tre ore), per quante volte l'abbia visto (tante, mai al cinema ahimè!), per quanto le contingenze osteggino l'intenzione nel cuore della notte, ogni volta che giungo alla fine di Questo Film (sferzati gli occhi e il sistema nervoso simpatico, perché nessuno come Mann riesce a proiettarti nell'intimo il senso inebriante dell'accelerazione di un corpo nello spazio - sia esso un autoarticolato, un fuoribordo, un taxi o un cavallo - e della stretta che porta alla atavica resa dei conti tra chi insegue e chi è inseguito), ogni volta che giungo alla fine (all'ultima inquadratura con Vincent che stringe la mano di Neil morente, incombe su di lui vincente ma sfugge lo sguardo, e forse si chiede se lo rincontrerà nei sogni attorno al tavolo dove siedono i suoi morti a fissarlo muto), ecco, ogni santa volta che giungo alla fine di HEAT penso: "Me lo riguardo".

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              • Prisoners
                Villeneavue filma un'altra perla (per quanto l'approccio sia piuttosto convenzionale). Gyllenhal centra ancora il personaggio con un'ottima performance, che mi ha ricordato il suo ruolo nello Sciacallo, ma votato al bene. Seppur molto diversi, sia Lo Sciacallo che il suo Detective Loki mantengono una componente molto fisica (e piuttosto incline a forti scatti di rabbia), ma anche una lucida competenza analitica che li portano ad essere molto attenti nelle parole scelte e nelle loro azioni, oltre che nella loro abilità di manipolare le persone.
                Il film è un'ennesima storia di rapimento che però aggiunge un elemento che la contraddistingue: il padre della bambina rapita, rapisce a sua volta il principale sospettato per torturarlo. Un escamotage alla "un borghese piccolo piccolo", che può essere anche letto in chiave politica, dato che gli Stati Uniti sono stati spesso accusati di torturare ingiustamente i sospettati di attentati terroristici per ricevere informazioni. Il film, mantenendo comunque un solito impianto poliziesco, con una vicenda intricata e zeppa di segreti nascosti nella placida cittadina americana, cosa che lo fa avvicinare quasi al noir, solleva però anche domande etiche e politiche. Fino a che punto possiamo spingerci per il bene comune, e cosa accade se i nostri sospetti sono infondati.
                Per quanto la trovata relativa alla parola "labirinto" , presente nel finale, sia un pò vaga, il film riesce a esplorare appieno il tema della prigionia: i colpevoli andranno in prigione, ma ci viene mostrata la prigionia della depressione, la prigionia di un trauma (che ti porta a rivivere le azioni subite, come appunto in un labirinto senza uscita), la prigionia della piccola cittadina, la prigionia di chi viene sequestrato, la prigionia di un padre abusivo, la prigionia di una famiglia disfunzionale, la prigionia di un vizio o di una dipendenza.
                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                • La " chiave politica" comunque la intesti agli artisti che hanno fatto il film ; non sembri credere che un padre di famiglia provinciale possa forgiare una chiave che influenza la politica senza essere ratificato da qualche Vip, in questo caso gli autori cinematografici (?).
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio
                    La " chiave politica" comunque la intesti agli artisti che hanno fatto il film ; non sembri credere che un padre di famiglia provinciale possa forgiare una chiave che influenza la politica senza essere ratificato da qualche Vip, in questo caso gli autori cinematografici (?).
                    Non voglio essere nè polemico nè offensivo, ma onestamente credo la tua fissazione con la polemica sui Vip stia diventando eccessiva. Tiri fuori questa polemica (tra l'altro campata in aria, e pedestramente scritta) ad ogni singolo post, sembra tu non sappia fare altro. L'unica volta che non ti ho visto tirare in mezzo l'argomento è stato nel topic dei libri. Si può sapere da dove nasce questa cosa? Ma davvero credi che la società sia come la descrivi?

                    Ma poi scusa... è un film, con personaggi e storie immaginarie usate per suscitare emozioni e idee nello spettatore.
                    E' una storia inventata di sana pianta, romanzata.
                    Il personaggio che segrega un presunto colpevole per interrogarlo, è immaginario. Lo interpreta un attore. Fa quello che trova sulla sceneggiatura, su indicazione del regista. Se gli fanno fare una cosa del genere e io ci leggo un parallelismo con la politica, non dovrei interrogarmi sulla scelta degli autori (sceneggiatore e regista) che l'hanno fatta? Cosa c'entra un ipotetico padre della provincia americana?
                    E' come se io dicessi che nel "Grande dittatore" il barbiere interpretato da Chaplin fa un bel monologo pacifista e tu mi chiedessi "Eh, ma non credi che un qualunque barbiere ariano possa fare lo stesso monologo senza appoggiarsi al Vip Chaplin... perchè intesti tale messaggio al regista e sceneggiatore".
                    Ultima modifica di UomoCheRide; 15 February 21, 13:18.
                    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                    • Mi sembra di ricordare che Chaplin , per altro, non avesse piena cognizione della Shoah quando fece il film; e di questo in qualche modo fece ammenda...

                      Invece qui, dopo uno dei"tremila"film in cui (mi) rammenti che noialtri provinciali, dietro ad un finto ed ipocrita perbenismo, celiamo inenarrabili perversioni,,,Ecco, direi che il messaggio dovrebbe essere passato...Ed invece stai (stanno...) mettendo in cantiere chissà quanti altri film che diranno (ancora) la stessa cosa . Chiedevo perché si sentono in dovere di assumere questo punto di vista "artistico" per dire cose stra-ripetute ma ogni volta calate da un punto di vista alto (per non dire altezzoso) ed altro, ovvero debitamente sprovincializzato. Tuttavia è lo stesso "Star System" che tende ad avocare a sé ogni spinta estrema quando si entra nei famigerati capitoli delle tre S (Soldi/Sesso/Salute) , intestandoseli indipendentemente dalla loro (a)moralità, o mi sbaglio?
                      Per ogni impiegato alle poste di Offanengo che ne ha fatte di cotte e di crude , poi "deve" sempre spuntare un caso rigorosamente metropolitano , un A. Genovese che ne ha fatte di più cotte e di più crude in qualche luogo riservato (-ma-lo-sapevano-tutti) della Milano (Roma/Torino/Firenze) "che conta", signora mia. E da lì farci un film/tf il passo sembra breve ma più sofisticato di quello che si può pescare in provincia.
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                      • Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio
                        Mi sembra di ricordare che Chaplin , per altro, non avesse piena cognizione della Shoah quando fece il film; e di questo in qualche modo fece ammenda...

                        Invece qui, dopo uno dei"tremila"film in cui (mi) rammenti che noialtri provinciali, dietro ad un finto ed ipocrita perbenismo, celiamo inenarrabili perversioni,,,Ecco, direi che il messaggio dovrebbe essere passato...Ed invece stai (stanno...) mettendo in cantiere chissà quanti altri film che diranno (ancora) la stessa cosa . Chiedevo perché si sentono in dovere di assumere questo punto di vista "artistico" per dire cose stra-ripetute ma ogni volta calate da un punto di vista alto (per non dire altezzoso) ed altro, ovvero debitamente sprovincializzato. Tuttavia è lo stesso "Star System" che tende ad avocare a sé ogni spinta estrema quando si entra nei famigerati capitoli delle tre S (Soldi/Sesso/Salute) , intestandoseli indipendentemente dalla loro (a)moralità, o mi sbaglio?
                        Per ogni impiegato alle poste di Offanengo che ne ha fatte di cotte e di crude , poi "deve" sempre spuntare un caso rigorosamente metropolitano , un A. Genovese che ne ha fatte di più cotte e di più crude in qualche luogo riservato (-ma-lo-sapevano-tutti) della Milano (Roma/Torino/Firenze) "che conta", signora mia. E da lì farci un film/tf il passo sembra breve ma più sofisticato di quello che si può pescare in provincia.
                        E' un noir. Un cavolo di noir. Mettono tanti personaggi "con magagne" perchè devono mettere molti sospetti, sennò il racconto diventa noioso. Potevano ambientarlo in provincia come nella metropoli.
                        Per il resto, come sempre, non si capisce nulla di ciò che scrivi.
                        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                        • Ah, beh, anche la pubblicità è un cavolo di filmato finto, ci mettono tante auto senza magagne altrimenti è noioso comprarne una.

                          In pubblicità " tutti devono capire poiché tutti devono comprare" . Auto vere .
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio
                            Ah, beh, anche la pubblicità è un cavolo di filmato finto, ci mettono tante auto senza magagne altrimenti è noioso comprarne una.

                            In pubblicità " tutti devono capire poiché tutti devono comprare" . Auto vere .
                            E che cavolo c'entra?
                            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                            • Mi stavi rimarcando stizzito che il film è una cosa finta e recitata, e io ti ho risposto che la pubblicità è altrettanto cosa finta e recitata, ma non per questo manca lo scopo di influenzarti realmente.
                              Già lo sai a priori che Stefano Accorsi è un attore, profumatamente pagato per fare il ruffiano in favore dell'utilitaria (...). Non di meno sono gli ingegneri magari appassionati di cinema il target della sua comunicazione ( o per dirla con la solita metafora pokeristica "il pollo al tavolo"); dico non certo le vecchiette di Offanengo che manco hanno mai conseguito la patente...

                              Ecco, in generale non credo si facciano i film per ripristinare i Tabù che nella "vita reale" anche gli offanenghesi tendono a trasgredire; si fanno i film per persuadere ( rendendoli così commerciabili)che chi li ha fatti non ha i Tabù che impregnano con più o meno falso pudore gli offanenghesi, ossia coloro che _persone reali e consumanti_ sono esterne alla categoria dei Vip.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • Ho visto la quadrilogia di Hunger Games.
                                Riguardo gli aspetti strettamente filmici il primo è il migliore, quello con più personalità, molto immersivo e con un buon uso dei silenzi. A tratti il largo uso di camera a mano può dar fastidio ma comunque meglio sbragare per eccesso.
                                Il secondo film ha il problema di essere troppo "descrittivo" e di mancare di pathos, complici molte svolte telefonatissime, comunque buono.
                                Il terzo è quello dove si è allungato di più il brodo e infatti soffre di problemi di ritmo ma è anche il capitolo più anticonvenzionale, con una guerra combattuta a colpi di manipolazione mediatica e recitazione, e anche quello dove la psicologia della nostra protagonista è più scandagliata ed esce dai binari.
                                Il quarto è una conclusione dove si tirano le fila, telefonato in gran parte ma ho apprezzato la mancanza del "vivere felici e contenti". Anzi le ultime, inquietanti righe di dialogo sprizzano misantropia.
                                Fra i motivi del successo, Jennifer Lawrence è perfetta ed eclissa i co-protagonisti maschili abbastanza cani, invece indovinatissimo il cast di comprimari (Woody Harrelson, Philip Seymour Hoffman ) , e c'è uno Stanley Tucci che ci crede durissimo.


                                Passando oltre il giudizio cinematografico, senza esagerare dico che questa saga è stata folgorante a livello di contenuti. I metaforoni che si potrebbero estrapolare sono molti...dal canto mio, cattura molto bene sensazioni comuni a me e a molti giovani: l'arena è il mercato del lavoro, i nostri coetanei sono competitor più che compagni, c'è spazio per pochi, il resto del mondo è ipnotizzato dai media, per avere successo alcuni campano di social media, eccetera. La lista è lunga.
                                Ultima modifica di Cooper96; 23 February 21, 11:42.
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