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  • Concordo sulla sopravvalutazione di Robocop in generale, funziona più come percorso di Murphy alla ricerca di sé in contrasto con la sua inquietante condizione attuale, che come analisi sociale, dove la satira è poca roba ed il malessere sociale viene affrontato con più poliziotti, armi e super-poliziotto con violenza ketchup sopra le righe e mano pesante quanto truce, nello stile tipico di Verhoeven, molto scandalo roboante visivo ma profondità solo presunta.
    Ultima modifica di Sensei; 05 aprile 21, 15:02.

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    • Originariamente inviato da Det. Bullock Visualizza il messaggio

      Robocop non ha una testa umana, il teschio è metallico e gli hanno tirato sopra la pelle della faccia e parte dei vecchi tessuti per evitare una (istintiva, perché le memorie conscie credevano di averle cancellate) dissonanza nel caso si guardi allo specchio.
      Per il resto: Robocop è un cyberpunk puro, i cattivi hanno vinto tanto tempo fa con una polizia privatizzata e brutale con Murphy ancora inquadrato in quella mentalità e la sua unica vittoria può essere solo personale perché il sistema non si può battere. Il film non è sulla vendetta ma nel riprendersi l'umanità che gli è stata tolta, il trionfo del film non è quando ammazza il cattivo (che alla fine è il classico cliché d'azione anni '80 in cui il film si immerge) ma quando gli chiedono come si chiama e lui risponde "Murphy" e lì giustamente si conclude con la sua nota trionfale.
      Sì, quella dello sparare alla testa è una sciocchezzuola: non dico che facendo così lo avrebbero ucciso (infatti, quando si toglie il casco si vede che la faccia è incollata ad una testa robotica), ma trovo strano che mirino alle parti corazzate anziché a quella che, a logica, dovrebbe essere più facilmente scalfibile. Forse non volevano farlo recitare con troppo make-up sulla bocca nelle scene senza casco.
      Per il resto, non mi convince nemmeno con la tua lettura. In sostanza, lui si riprende la sua umanità a suon di scazzottate e sparatorie; il ragionamento fila, se ciò consiste nel tornare ad essere un poliziotto brutale, ma tutta questa desolazione, world building iniziale compreso, mi sembra esagerata.
      'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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      • Originariamente inviato da p t r l s Visualizza il messaggio

        ma trovo strano che mirino alle parti corazzate anziché a quella che, a logica, dovrebbe essere più facilmente scalfibile. Forse non volevano farlo recitare con troppo make-up sulla bocca nelle scene senza casco.
        Sul resto non discuto perché è un parere personale, legittimo, su cui però non concordo per nulla. Su questo invece mi vorrei soffermare un attimo, perché mi sembra un venir meno ad un minimo di sospensione dell'incredulità che non mi sembra esagerata per un prodotto che si presenta chiaramente come uno sci-fi cyberpunk con un tono fortemente satirico e grottesco. Mi pare che questa critica non abbia molto senso, come non ce l'avrebbe applicata ad un qualsiasi Batman (e non mi si tirino fuori giustificazioni ex-post: Batman ha quel costume "perché sì", e basta).

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        • Originariamente inviato da Tom Doniphon Visualizza il messaggio

          Sul resto non discuto perché è un parere personale, legittimo, su cui però non concordo per nulla. Su questo invece mi vorrei soffermare un attimo, perché mi sembra un venir meno ad un minimo di sospensione dell'incredulità che non mi sembra esagerata per un prodotto che si presenta chiaramente come uno sci-fi cyberpunk con un tono fortemente satirico e grottesco. Mi pare che questa critica non abbia molto senso, come non ce l'avrebbe applicata ad un qualsiasi Batman (e non mi si tirino fuori giustificazioni ex-post: Batman ha quel costume "perché sì", e basta).
          Certo, con “sciocchezzuola” infatti intendevo la mia lamentela. È un ‘di più’ che mi fa pensare “ma cosa fanno?”, ma questo accade perché non mi piace come i criminali vengono rappresentati alla base.
          'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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          • Negli ultimi giorni ho guardato diverse cose ma la visione che credo meriti due righe è stata quella di Naked (1993) di Mike Leigh.
            Un film che sin dai primissimi secondi si rende sgradevole facendo commettere un atto ingiustificabile al personaggio che seguiremo per quasi tutto il tempo (interpretato da un allora poco noto David Thewlis), un insalvabile sbandato semi-nichilista (e complottista) che passa la notte a vagare per Londra imbattendosi in personaggi bizzarri, in alcuni casi disperati e "sporchi". Il film infatti presenta una realtà sudicia, disillusa e nauseante come gli uomini che la popolano (a cominciare dal protagonista), in cui il sesso acquisisce una valenza multipla ma quasi sempre distruttiva, ed è pervasa da un'atmosfera da fin de siècle, quasi da fine del mondo. Non ho tutti gli strumenti necessari per analizzare il film, nel senso che forse conoscere la condizione sociale del Regno Unito in quegli anni aprirebbe nuove chiavi di lettura, ma il film colpisce anche così. Ovviamente hanno grande importanza i dialoghi in una pellicola che ha una costruzione del genere, e qui ce ne sono alcuni memorabili soprattutto grazie alla vena dissacrante del protagonista, e i dialoghi esistenzialisti nelle scene con il guardiano notturno esemplificano perfettamente la natura pessimista del film.

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            • È uno dei film prioritari nella mia watchlist. Non fai che aumentare la mia curiosità.
              'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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              • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                Soldado di Stefano Sollima

                Un solidissimo thriller ma fuori fuoco nelle intenzioni. La storia dipinge un affresco ampio che parte da terrorismo in Medio Oriente e domestico fino a spostarsi sul filone principale, ovvero inscenare il rapimento della figlia di un boss del cartello messicano per scatenare faide interne. Il filone principale diventa un po' convoluto, troppe cose appena accennate, ad un certo punto diventa una storia di pura sopravvivenza e non è più chiaro cosa il film voglia comunicare. E la scena finale mal si amalgama col resto, vorrebbe comunicare che il senso della storia è tutt'altro ma invece pare sbucare fuori dal nulla.
                Con questo non dico che sia un brutto film, anzi avercene. Il lavoro di documentazione si sente (grazie Sheridan , sempre in palla su questo), ed il nostro Sollima dirige con sicurezza e polso (anche se, forse, in modo troppo impersonale) e costruisce benissimo un clima di tensione che permea tutto il minutaggio.


                Speriamo la prossima collaborazione Sollima-Sheridan (Without Remorse) esca più centrata.
                è un buon film ma inferiore al primo, purtroppo sbaglia il finale, del toro e la ragazza dovevano morire, soprattutto del toro non poteva salvarsi

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                • Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci (1972).


                  Pellicola maledetta, oscurata, vilipesa e censurata, Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci (1972) è un oggetto filmico di affascinante portata artistica, quanto opera considerata maledetta per via della travagliata vicenda giudiziaria che portarono alla condanna del sequestro e distruzione del film per oltraggio al comune senso del pudore, non potendo contare sullo status di opera d'arte per "giustificare" le numerose scene di sesso; la sentenza della corte di Cassazione del 1976 è un momento buio nella storia della settima arte, poichè la magistratura si arrogò il diritto di decidere in ordine alla morale (complici delle leggi sulla censura cinematografica), trattando il popolo italiano come "minorato mentale" per via di un atteggiamento paternalista che impone di decidere dall'alto cosa sia giusto vedere e cosa no, mentre all'estero il film continuò a circolare tranquillamente, con piccoli tagli qua e là a seconda degli stati in cui venne distribuito, senza mai giungere alle estreme conseguenze italiane.
                  Tutta questa travagliata vicenda ha fatto si che di Ultimo Tango a Parigi si parlasse solo come film scandalo, un fuoco di paglia che provocava gran baccano per un pò di tempo per poi cadere nell'oblio come ogni pellicola scandalistica del tipo 9 Settimane e 1/2 (1986), Basic Instict (1991) o la recente saga di Cinquanta Sfumature di Grigio (2015-2018), senza coglierne le solitudini devastanti di Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Maria Schneider), la cui temporanea e tormentata storia d'amore non poteva che crollare innanzi alle sovrastrutture sociali verso le quali l'essere umano è inevitabilmente succube mentalmente.
                  Partendo da un fortuito incontro per le vie di Parigi, che poi si sublimerà in un'attrazione improvvisa scattata in un appartamento visitato da entrambi, dove il quarantacinquenne Paul e la ventenne Jeanne, s'incontreranno fugacemente tra queste quattro mura per una relazione fatta di solo sesso e niente amore, dove l'uomo impone la condizione di non fare mai nomi, nè rilevare qualcosa tra loro sul proprio passato o informazioni che possano condurre a ricostruire l'altrui identità; il loro rapporto privo di qualsiasi sovrastruttura istituzionale, a cominciare dai rispettivi nomi, viene in questo modo purificato dal malessere del mondo che contamina il sentimento per farne oggetto codificato socialmente e sul quale il consumismo ha edificato una cattedrale capitalista, che ha finito con il ridurre l'amore a concetto pop, riducendolo a cartellone pubblicitario tramite il quale introiettare una precisa visione del sentimento come voluto dalla società.
                  In quell'appartamento dominato dalle stupende luci di Vittorio Storaro, che filtra varie fonti di illuminazione attraverso i vetri e le persiane chiuse, immerge nel calore delle tonalità calde i corpi di Paul e Jeanne, liberi e nudi, al contempo vicini ma al tempo stesso isolati dallo schifo che permea il mondo, concependo il sesso in modo totalmente libero dalle restrizioni moraliste, dando pieno sfogo alle proprie personali perversioni, represse dal modo di concepire l'amore da parte delle istituzioni. Ultimo Tango a Parigi è una pellicola che lavora su due livelli; il "dentro", cioè l'appartamento chiuso e spoglio di mobili privo di ogni regola del mondo esterno ed il "fuori", cioè la realtà, fatta di tradimenti, squallore, dell'ineluttabilità di un matrimonio imminente per Jeanne nei confronti di Tom (Jean Pierre Leaud), un giovane regista cinematografico, ma anche i fallimenti di Paul devastato dalla recente perdita della moglie Rose per suicidio, il cui gesto non riesce a spiegarlo in alcun modo. Un legame impostato in tal modo risulta paradossalmente "artificioso", forse ancora di più di quello preteso dalla società, il cui ballo del Tango d'altronde esemplifica alla perfezione il parallelismo con la concezione del sentimento d'amore, un legame costruito da Paul e Jeanne da troppi "limiti" non può che naufragare malamente.

                  La pellicola quindi gioca su una diarchia Eros/Thanos, dove il primo deve consumarsi nel chiuso dell'appartamento sigillato al mondo che non vuole (o semplicemente è incapace) di concepire il sentimento in modi libero e depravato, dovendo imporre la morale anche nella sfera sessuale mostrando la propria chiusura (o apertura per i conservatori) mentale, mentre le scene del mondo esterno ispirate alla Nouvelle Vague, risultano più esili e meno ispirate, ma questa minor vitalità rispetto allo spazio interno è un qualcosa di cercato e voluto da Bertolucci, che dal mondo non ha niente di vitalità da trarre per il suo cinema, vedendo in esso solo tabù, repressione e disperazione; è la morte che atrofizza il vitalismo del sentimento all'esterno a dare forza alle disinibizioni volutamente provocatorie (la famosa sequenza del burro e seguente sodomizzazione) che avvengono all'interno, questo contrasto imperfetto rende possibile l'equilibrio su cui si regge Ultimo Tango a Parigi, il cui baricentro di gravità lo trova grazie all'immenso Marlon Brando che a 46 anni si prende il più grande rischio della carriera, diventando l'alfa e l'omega di un film, che senza di lui non sarebbe mai diventato quel capolavoro assoluto. Bertolucci cercava una star europea, ma dopo il rifiuto dei vari Trintigrant e Delon, alla fine causalmente finisce con il trovare in Marlon Brando il proprio faro guida, l'attore americano dopo i gloriosi anni 50', dove aveva cambiato radicalmente la recitazione, veniva dal disastroso decennio degli anni 60' con numerosi flop commerciali e numerose stroncature critiche, col tempo talune di queste pellicole verranno giustamente rivalutate (La Caccia, Queimada e Riflessi in un Occhio d'Oro), ma ad inizio degli anni 70' il più grande attore dell'epoca era oramai considerato finito, Coppola con il Padrino e Bertolucci con il suddetto film diranno al mondo della critica che si sbagliavano di grosso, perchè Marlon Brando a 46 anni cannibalizza ogni frame del film in cui compare, lui è la luce del film, più della stupenda fotografia di Storato, più della musica di Barbieri, più della regia elegante di Bertolucci e più delle tette della Schneider, con i suoi sguardi totalizzanti con cui comunica 10 piani differenti di emozioni, la sua fisicità un pò appesantita ma ancora "vigorosa", la sua furia repressa nei rapporti sessuali dove risulta volutamente sgradevole nella sua sopraffazione ma nel suo essere animale rabbioso, de-borghesizza efficacemente il sesso più di tutte le inquadrature "intellettuali" di Bertolucci, nonchè le sue note dolenti, la cui sofferenza umana raggiunge l'apice nel monumentale monologo innanzi al corpo della defunta, dove la disperazione straziante messa in scena dall'attore resta sempre su un piano umano, poichè resta a lui ignoto il motivo del gesto se non ricondotto a volersi liberare dalla "recita familiare" a cui era costretta dal matrimonio. Nel bene e nel male Marlon Brando cannibalizza il film, arrivando a svuotare tutto sè stesso nelle doti di interprete e personali nel disvelare in parte alcuni cenni autobiografici della propria infanzia, giungendo nel periodo 71-72 lo zenit professionale, arrivando ad ottenere una nomination agli oscar che avrebbe meritato di ottenere la statuetta e tutti i premi possibili ed esistenti al mondo, l'attore americano dopo la doppietta devastante del Padrino-UltimoTango a Parigi, avendo ottenuto di nuovo la fama presso il pubblico e la critica riprendendosi il trono di miglior attore, purtroppo sentirà di aver detto tutto ciò che aveva da dire non avendo più nulla da dimostrare, svendendo la propria arte al vile denaro, nonostante qualche piccola (ma grande) soddisfazione qua e là, dando però la sensazione di una carriera la cui rinascita avrebbe meritato un prosieguo migliore.
                  Ultimo Tango a Parigi fu un enorme successo in tutto il mondo, il più grande della carriera per Bertolucci che ottenne larga fama internazionale, il sequestro del film in Italia gli causò noie dal punto di vista legale e solo nel 1987 la pellicola fu distribuita qui da noi ottenendo un successo strepitoso, ma un generale tabù vi fu nel mercato italiano dell'Home Video e della TV che furono sostanzialmente ostili al film, solo nel 2019 con l'avvento del governo giallo-verde cambiando i vertici Rai la pellicola passò in televisione senza censure e nel 2021 finalmente possiamo gustare tale capolavoro assoluto capace di descrivere l'erotismo come strumento di sovversione, nel mercato dell'Home Video sia in DVD che in BD restaurato, essendo poi venute meno da qualche giorno ogni legislazione sulla censura o imposizione dei tagli al cinema, con quasi 50 anni di ritardo possiamo finalmente mettere fine ad ogni vicenda processuale e consegnare tali tristi pagine di cronaca alle pagine della storia, potendo finalmente parlare di Ultimo Tango a Parigi solo dal punto di vista artistico.
                  Ultima modifica di Sensei; 06 aprile 21, 19:49.

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                  • Ieri avevano Marlon Brando, quello vero. Oggi abbiamo Brad Pitt che qualcuno considera "il Marlon Brando della sua generazione".

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                    • Originariamente inviato da - Rasputin - Visualizza il messaggio

                      è un buon film ma inferiore al primo, purtroppo sbaglia il finale, del toro e la ragazza dovevano morire, soprattutto del toro non poteva salvarsi
                      Lui che sopravvive è un'arrampicata sugli specchi che mi ha rigato i timpani da tanto che strideva...si fa perdonare con la scena dopo, ma comunque il problema rimane l'insieme dove non è più chiaro cosa il film voglia raccontare, e a giudicare dall'ultima scena che non c'azzecca una mazza nemmeno gli autori lo sapevano.
                      Sicario aveva molta pià coerenza, coesione e chiarezza di intenti.
                      Spoiler! Mostra

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                      • Originariamente inviato da mr.fred Visualizza il messaggio
                        Ieri avevano Marlon Brando, quello vero. Oggi abbiamo Brad Pitt che qualcuno considera "il Marlon Brando della sua generazione".

                        Il che spiega molte cose sui tempi odierni .

                        Brad Pitt a Marlon Brando non era degno neanche di portare lo scopettino per pulire il WC dell'attore.

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                        • Ho visto Il Processo (1962) di Orson Welles, anni fa lessi il romanzo di Kafka ma senza mai informarmi a proposito delle eventuali controparti filmiche. Una trasposizione fedele dell'opera letteraria sarebbe stata molto difficile da filmare, e infatti Welles si prende diverse libertà (a cominciare dall'atteggiamento del protagonista, K., qui meno remissivo) riuscendo però a restituire le sensazioni di sogno (incubo), spaesamento, impotenza e ineffabilità che permeano il libro di Kafka. Lo fa anche e soprattutto attraverso trovate di messa in scena, ad esempio con inquadrature grandangolari stranianti (lo stesso espediente che verrà poi utilizzato da Terry Gilliam) e costruendo immagini sontuose che fanno apparire K. come un piccolo ingranaggio indifeso davanti ai rappresentanti della legge, ai palazzi, ai set impersonali a volte giganteschi e a volte asfissianti, in un orizzonte geografico indefinito. Devo dire di aver preferito la prima metà del film alla seconda, l'ampia parte dedicata all'infermiera/amante del personaggio di Welles non mi ha convinto appieno, in ogni caso si tratta di un film bellissimo e non solo per i meriti dell'opera originale.
                          Ultima modifica di Admiral Ackbar; 08 aprile 21, 10:31.

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                          • Admiral Ackbar vedo che ti stai dando alla visione di film impegnativi, bravo! Continua così, mi raccomando.

                            Parlando sempre di Welles e di trasposizioni ho avuto modo di vedere recentemente il suo Otello, che ho molto apprezzato. Non sono invece purtroppo ad avere la stessa sintonia con Falstaff, che al di lá della famosa scena della battaglia, ho trovato più pesante e meno avvincente.

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                            • Originariamente inviato da aldo.raine89 Visualizza il messaggio
                              Admiral Ackbar vedo che ti stai dando alla visione di film impegnativi, bravo! Continua così, mi raccomando.

                              Parlando sempre di Welles e di trasposizioni ho avuto modo di vedere recentemente il suo Otello, che ho molto apprezzato. Non sono invece purtroppo ad avere la stessa sintonia con Falstaff, che al di lá della famosa scena della battaglia, ho trovato più pesante e meno avvincente.
                              Sto approfittando dell'ozio di questo periodo e del coprifuoco per vedermi un film ogni sera, cerco di recuperare qualche grande classico ma ci ho infilato in mezzo anche la trilogia dei Before di Linklater, che non avevo mai visto pur apprezzando il regista, e mi ha abbastanza conquistato.

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                              • Visto Solaris di Andrei Tarkovsky
                                Molto più fedele al romanzo di Stanislaw Lem di quanto certe sinossi facciano intendere, Tarkovsky ha semplicemente aggiunto una parte iniziale che serve a rendere filmabili diverse cose che nel romanzo sono sparse qui e là nella narrazione. Mentre il romanzo inizia direttamente dall'arrivo sulla stazione e il contesto sulla "solaristica" viene dato durante la narrazione, nel film abbiamo un prologo sulla Terra in cui viene speigato il contesto in cui esiste la stazione e i primi elementi della natura di Solaris oltre a dare un contesto al nuovo finale.
                                Tra l'altro il cambiamento al finale non è super radicale e immagino che quella scena come è nel romanzo sarebbe stata difficile da realizzare decentemente con gli effetti dell'epoca.
                                Rimane anche il sottotesto di critica all'establishment sovietico che come tutti i regimi totalitari era ostile alla moderna psicanalisi e in generale a una certa introspezione qui incarnata da questo pianeta-organismo che cerca di comprendere gli esseri umani replicando elementi dalla loro mente che però nessuno di loro ha veramente affrontato. Definite "miracoli crudeli" nel romanzo non è dato sapere cosa rappresentino per chi non è il protagonista visto che come nel romanzo ci si focalizza strettamente sul punto di vista di Kelvin che riesce a dare a malapena uno sguardo a quelle degli altri membri dell'equipaggio e viene detto esplicitamente che esplorare l'esterno senza comprendersi veramente come specie è quello che rende tali apparizioni disturbanti per chi deve affrontarle perché li mettono di fronte a traumi e parti di se che non hanno mai veramente affrontato.
                                L'inizio è un po' pesante ma va in crescendo anche sapendo più o meno come sarebbe andato a finire perché ho letto il romanzo, Tarkovsky riesce a tenere una certa tensione nell'aria aumentando gradualmente l'emotività con cui agiscono e si esprimono i personaggi da una iniziale secchezza fino alla febbre e al delirio di Kelvin verso il finale.
                                Ah, ovviamente l'ho visto in russo sottotitolato visto che un po' temevo l'adattamento italiano dell'epoca e volevo vedermi la versione integrale senza cambi di lingue stranianti.
                                Ultima modifica di Det. Bullock; 10 aprile 21, 22:21.
                                "Compatisco quelle povere ombre confinate in quella prigione euclidea che è la sanità mentale." - Grant Morrison
                                "People assume that time is a strict progression of cause to effect, but *actually* from a non-linear, non-subjective viewpoint - it's more like a big ball of wibbly wobbly... time-y wimey... stuff." - The Doctor

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