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  • L'Anabasi di Senofonte ha ispirato tutte le opere di avventura e viaggio in primis.

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    • Molto bello anche I guerrieri della palude silenziosa, sempre di Hill e per molti versi opera complementare rispetto a The Warriors. I minuti finali nel villaggio cajun toccano vette altissime.

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      • The Warriors è uno dei film del periodo che mostrava al meglio quella giungla metropolitana decadente che era la New York del periodo che va dal 1976 al 1984.
        I paragoni con Distretto 13 e The Purge ci stanno anche se The Warriors ha una sua "magia" e identità unica e irripetibile.


        Originariamente inviato da Mr. Babeido Visualizza il messaggio
        Bellissimo film e che tensione sa creare Walter Hill in quel viaggio notturno verso casa. Alcune sequenze sono indimenticabili (il monologo di Cyrus, la scena al parco, ecc.). Molto riuscite le musiche originali e anche le scelte dei brani già esistenti.
        Per chi se lo fosse perso, consiglio sempre il videogioco che Rockstar North ha tratto dal lungometraggio. Molto carino ed è inoltre un piacere vedere approfondite alcune bande o come sono entrati nei Warriors i personaggi che vediamo nel film.
        Il videogioco della Rockstar è fantastico, ci giocavo veramente spesso anche con amici (le risse, la battle royale dai tetti e il re della collina erano veramente minigiochi divertentissimi), inoltre anche la storia è parecchio interessante essendo per gran parte un prequel del film che approfondiva i personaggi dei Warriors (monstrando anche il reclutamento di alcuni personaggi nella gang).


        Originariamente inviato da p t r l s Visualizza il messaggio

        Nei prossimi giorni allora lo vedo
        Se possibile, recupera la versione theatrical, la versione director's cut di Hill purtroppo per me è una mezza delusione, le parti fumettistiche posticcie stonano parecchio e il film salta alcune parti.
        Ultima modifica di Darkrain; 14 aprile 21, 20:28.

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        • Originariamente inviato da Darkrain Visualizza il messaggio
          Se possibile, recupera la versione theatrical, la versione director's cut di Hill purtroppo per me è una mezza delusione, le parti fumettistiche posticcie stonano parecchio e il film salta alcune parti.
          Che tu sappia su Netflix c'è la versione theatrical? Non mi pare di avere visto parti fumettistiche, ma non so esattamente cosa intendi

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          • Originariamente inviato da Tom Doniphon Visualizza il messaggio

            Che tu sappia su Netflix c'è la versione theatrical? Non mi pare di avere visto parti fumettistiche, ma non so esattamente cosa intendi
            Intendo la versione con inserti che mostrano intermezzi fumettistici di alcune scene del film e che inizia così:



            Non so della versione su Netflix sinceramente, io ho il dvd italiano (della versione originale) e mi tengo stretto quello.
            Ultima modifica di Darkrain; 14 aprile 21, 20:54.

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            • Originariamente inviato da Darkrain Visualizza il messaggio

              Intendo la versione con inserti che mostrano intermezzi fumettistici di alcune scene del film e che inizia così:
              Ah ok perfetto grazie,su Netflix c'è la versione theatrical per fortuna

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              • Di Hill da vedere anche i Guerrieri della Palude silenziosa e Undisputed, ottimi film. Anche Driver.
                48 ore un buon film, un cult, ma non è tra le vette del regista. Ancora 48 ore tranne lo stupendo inizio stile western e il bus che si ribalta è una bufala allucinante. Geronimo poteva venir fuori molto meglio.

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                • Originariamente inviato da Darkrain Visualizza il messaggio

                  Intendo la versione con inserti che mostrano intermezzi fumettistici di alcune scene del film e che inizia così:



                  Non so della versione su Netflix sinceramente, io ho il dvd italiano (della versione originale) e mi tengo stretto quello.
                  accidenti di questa roba non sapevo nulla..

                  sono curioso, devo recuperare questa versione.

                  comunque questo incipit conferma la teoria dell'ispirazione sull'Anabasi

                  cambiando discorso:

                  ieri sera mi sono accorto di non aver mai visto il film Escape Plan con Stallone e Swarzy

                  mi ha abbastanza sorpreso, un film abbastanza carino, con i soliti difetti del genere; non pensavo di trovarmi Stallone in un ruolo del genere, l'idea non è brutta tutto sommato è un film che si lascia vedere e crea una bella alchimia tra Swarzy e Stallone. la cosa però che continua a dispiacermi ogni volta che guardo questi due attori recitare finalmente insieme, è quanto mi sarebbe piaciuto vederli in giovinezza, nella piena forma fisica condividere lo schermo.

                  questo è un po' un contentino amaro, per chi li ha adorati nei vecchi classiconi action..
                  Ultima modifica di Naihir; 15 aprile 21, 16:26.
                  "So the son saves the father and the father saves the son and it works out perfectly.
                  And I draw that line all the way from Phantom Menace to Return of the Jedi.
                  That’s the story of Star Wars." - Dave Filoni


                  # I am one with the Force and the Force is with me #

                  -= If You Seek His Monument Look Around You =-

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                  • Originariamente inviato da Tom Doniphon Visualizza il messaggio
                    Complice Netflix ieri ho recuperato I guerrieri della notte di Hill, un cult che mi mancava.

                    Prima di dire la mia volevo chiedervi cosa ne pensate.
                    Sicuramente un cult, ma personalmente ho sofferto la frammentazione della trama e la poca caratterizzazione dei personaggi.
                    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                    Spoiler! Mostra

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                    • Ieri ho visto Coffee and Cigarettes di Jim Jarmush, una raccolta di corti in bianco e nero uscita nel 2003 che contiene anche scene girate diversi anni prima, come la prima che ha per protagonista Benigni. La presenza del binomio caffé-sigarette e di un tavolino è il fil rouge che collega i corti. Devo dire di aver iniziato a vedere questo film senza troppa convinzione considerando che l'ultimo divertissement del regista (The Dead Don't Die) non mi era piaciuto granché e questo mi sembrava un esercizio di stile su quella stessa falsa riga. Invece mi sono trovato ad aver apprezzato quasi tutti i segmenti, composti da quei dialoghi bizzarri e surreali che caratterizzano i lavori di Jarmush, e interpretati da attori e musicisti che (nei panni di loro stessi) si prestano completamente. Nonostante la presenza di qualche "rima interna" all'interno dei corti è inutile provare a trovare significati nascosti nel film, è una sintesi molto gradevole dello stile del regista.


                      Negli ultimi tempi poi ho recuperato qualche film di Robert Altman (in precedenza avevo visto solo America Oggi/Short Cuts), grazie anche ai consigli di alcuni di voi. Non mi va di dilungarmi eccessivamente, provo a scrivere poche righe per ogni film visto: M*A*S*Hè una più che discreta commedia satirica, che immagino all'epoca sia stata considerata piuttosto rivoluzionaria per la rappresentazione scanzonata e "sacrilega" di figure fino ad allora raccontate in modo molto diverso. È un film che nonostante sia ambientato durante una guerra non parla della guerra e questo lo trovo piuttosto esplicativo, è come se l'atteggiamento cameratesco del personale medico al fronte servisse a rimuovere un trauma o comunque prendesse il sopravvento naturalmente, a prescindere dal luogo e dalla situazione delicata; inoltre le scene in sala operatoria non sono graficamente edulcorate nonostante il tono leggero. Non c'entra nulla ma la struttura quasi "a episodi" mi ha ricordato alcune commedie italiane di quegli anni. Elementi come la coralità, la presenza di dialoghi concitati (che talvolta si accavallano l'uno sull'altro) e la satira si trovano anche in Nashville, che porta queste caratteristiche all'estremo. Il risultato è un affresco molto vitale di una certa fetta dell'America di quegli anni e delle figure che la popolano, non è solo lo showbusiness ad essere preso di mira ma anche la mentalità americana in generale, che copre di lustrini i problemi fino a farli "scomparire". Per citare una frase di Boris (riferita in realtà "all'Italia del futuro"), "un paese di musichette mentre fuori c'è la morte" Encomiabile è il fatto che nonostante la presenza del sottotesto critico che permea il film, il tutto sia messo in scena con trasporto e con convinzione, potenziando quindi il messaggio. Ma in futuro penso lo rivedrò, a parte il finale chiarissimo è stata una visione meno immediata rispetto ai film che ho visto successivamente.
                      Mi è piaciuto molto Il Lungo Addio, un noir che mi sembra aderisca al modello classico del genere ma che ne è allo stesso tempo una rielaborazione e una satira, con un Elliott Gould in formissima e un'atmosfera tipicamente anni '70 che lo rende irresistibile. Paul Thomas Anderson sicuramente per Magnolia si è ispirato molto a America Oggi ma per Vizio di Forma è evidente che abbia appreso anche qualcosa da qui. L'ultimo film che ho visto è I Protagonisti e ho adorato pure questo, anche perché ho un debole per le storie metacinematografiche. In tal senso qui si parte subito forte con il piano sequenza iniziale in cui alcuni personaggi citano i long take che hanno fatto la storia del cinema, in mezzo a tanti altri dialoghi che sin dall'inizio immergono nell'atmosfera del film e danno le necessarie informazioni sul protagonista e sul suo mestiere. L'equilibrio tra l'elemento noir, la commedia e la critica al mondo hollywoodiano è gestita ottimamente, e ci sono dei camei che impreziosiscono il tutto. Sul finale mi ha anche ricordato un po' Adaptation/Il Ladro di Orchidee, che apprezzo molto.
                      In futuro vedrò di recuperare altri film di Altman, ma mi è dispiaciuto constatare che nonostante abbia un filmografia sconfinata e nei suoi film si trovino anche attori ben noti non mi sembra sia così considerato al giorno d'oggi, almeno in Italia. Non so se c'entrino questioni legate ai diritti ma ad esempio questi film li ho dovuti recuperare tutti illegalmente, sulle principali piattaforme streaming mi sembra non ci sia la minima traccia di lavori di questo regista e (ma qui potrei sbagliare) non credo di essermici mai imbattuto neanche sui canali della tv tradizionale.

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                      • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio
                        Mi sento smerdato e invaiolato e con la rogna e con la faccia imbrattata di grumi di vomito e ho mezzo idea di scendere a rotolarmi nella melma con l'uccello di fuori arrancando come un nano con la cancrena alle gambe e sparando pallottole di moccio addosso ad un'umanità altrettanto impestata sotto la cortina di pioggia squassante con cui Dio tenta di celarsi alla vista la propria imbruttita creazione. E' da quando fu presentato alla festa del cinema di Roma nel 2013 che, guardando le immagini e leggendo le recensioni e poi recuperando il romanzo da cui è tratto, "Hard to be a God" di Aleksei German è diventato uno dei miei film preferiti senza averlo visto. E la visione infine giunta ne ha confermato la possanza visiva. Un film che vive del solo contesto, cioè luridume e frastornamento ribaditi per tre ore (in effetti una recensione coerente col film dovrebbe limitarsi ad affastellare sinonimi di tali due termini senza alcuna articolazione dialettica), è un'esperienza paradossale, di piattezza e di sovraccarico, hai la sensazione che non parta mai eppure alla fine ne sei sopraffatto, e nell'assoluta mancanza di una rotta narrativa la visione si fa ipnotica. Un'ipnosi del disgusto, di un affratellamento claustrofobico nel fetore e nel caos (avrei voluto aggirarmi per il set, German deve aver avuto una mano fermissima nel gestire quel che appare come improvvisazione collettiva ed ondivaga), pervaso da un sentimento che s'è lasciato alla spalle rassegnazione ed avvilimento e si lacera nell'annichilimento assoluto di morale e di pensiero. Tutto il significato filosofico che la complessa faccenda sottende a mio avviso si disperde in questo approccio quasi ottusamente immersivo, ed è giusto così. "Hard to be a God" scavalca pure lo straordinario "Faust" di Sokurov nel contrappunto di voci che a tratti assume la cadenza di una litania tormentata, e nella capacità di suscitare percezioni tattili di lana bagnata, ferro bollente, fango incrostato, un film poderoso ed indimenticabile.
                        Facendo una ricerca nel forum ho ritrovato questo commento sul film Hard to be a God. Nel corso degli anni mi pareva di averne letti altri ma viste le parole chiave così corte e poco distintive sono riuscito a ritrovare solo questo in cui era menzionato anche il nome del regista.
                        Mi ritrovo in parte con l'opinione di Bone Machine, nel senso che il film è in effetti capace di travolgerti con la sua carica di sporcizia e sofferenza, arrivando perfino a farti sentire il freddo, la pioggia e i cattivi odori. Sicuramente è un'opera mastodontica da un punto di vista registico e scenografico. Peccato che allo stesso tempo non sia riuscito ad assimilare nulla del contenuto, credo sia una delle opere più ostiche che abbia mai visto. Per quanto ci ho effettivamente capito avrei potuto anche non mettere i sottotitoli, che alla fine mi hanno solo distratto dalla componente visiva, che è l'unica ad avermi effettivamente impresso. Una sensazione simile credo che mi fosse capitata solo quella volta che avevo visto un film di Bela Tarr o comunque in pochissime altre occasioni.

                        Cimentatevi con questo film solo se vi considerate cinefili più che estremi.

                        Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio
                        In futuro vedrò di recuperare altri film di Altman, ma mi è dispiaciuto constatare che nonostante abbia un filmografia sconfinata e nei suoi film si trovino anche attori ben noti non mi sembra sia così considerato al giorno d'oggi, almeno in Italia. Non so se c'entrino questioni legate ai diritti ma ad esempio questi film li ho dovuti recuperare tutti illegalmente, sulle principali piattaforme streaming mi sembra non ci sia la minima traccia di lavori di questo regista e (ma qui potrei sbagliare) non credo di essermici mai imbattuto neanche sui canali della tv tradizionale.
                        Di nuovo complimenti per quanto riguarda i recuperi d'autore.
                        In merito alla reperibilità credo il problema non riguardi solo lui. Da una parte è positivo che Netflix, Amazon e tutte le varie piattaforme dove puoi noleggiare e pagare il film singolo abbiano aumentato il consumo legale di prodotti cinematografici, dall'altra credo che l'effetto collaterale sia di portare a credere che queste piattaforme abbiano un'offerta omnicomprensiva, riducendo quindi la curiosità e la ricerca degli utenti, che finiscono per adagiarsi su quanto proposto dai vari cataloghi, che sono sicuramente ampi ma non completi.
                        Ancora oggi ci sono film o intere filmografie difficilmente accessibili e aspettando di vederli legalmente forse non lo si farà mai.
                        Ultima modifica di aldo.raine89; 18 aprile 21, 10:27.

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                        • Non credo di averlo mai commentato approfonditamente, ma di sicuro ho espresso il mio entusiasmo per Hard to be a God, che considero uno dei massimi capolavori delle ultime decadi. Ostico è ostico, ma certe opere secondo me vanno vissute più che capite. Vederlo in un grande schermo al cinema deve essere un'esperienza incomparabile.

                          Avrei visto Usa vs Billie Holiday, ma non mi va di commentarlo perché è davvero modesto, sicuramente il peggior esempio visto finora di BLM Cinema. Lee Daniels si conferma uno dei massimi bluff viventi come regista. Io do sempre il beneficio del dubbio, ma lui proprio non ce la fa a farmi cambiare idea

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                          • Originariamente inviato da aldo.raine89 Visualizza il messaggio
                            Di nuovo complimenti per quanto riguarda i recuperi d'autore.
                            In merito alla reperibilità credo il problema non riguardi solo lui. Da una parte è positivo che Netflix, Amazon e tutte le varie piattaforme dove puoi noleggiare e pagare il film singolo abbiano aumentato il consumo legale di prodotti cinematografici, dall'altra credo che l'effetto collaterale sia di portare a credere che queste piattaforme abbiano un'offerta omnicomprensiva, riducendo quindi la curiosità e la ricerca degli utenti, che finiscono per adagiarsi su quanto proposto dai vari cataloghi, che sono sicuramente ampi ma non completi.
                            Ancora oggi ci sono film o intere filmografie difficilmente accessibili e aspettando di vederli legalmente forse non lo si farà mai.
                            Questo sicuramente, però trovo comunque strano che su quasi quaranta film non ce ne sia mezzo sulle piattaforme più note, per questo dicevo che potrebbero esserci problemi di diritti. Ma il tema della reperibilità è solo uno degli aspetti del discorso che facevo sulla poca considerazione che mi sembra abbiano i film del regista in Italia. Magari è perché sono di un altra generazione ed è solo la mia esperienza, ma fino a non molto tempo fa non ne avevo sentito parlare quasi per nulla.

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                            • A proposito de Il lungo addio​​​​​, posso dire che nei panni di Marlowe trovo più convincente Elliott Gould rispetto a Humphrey Bogart?
                              'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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                              • Originariamente inviato da p t r l s Visualizza il messaggio
                                A proposito de Il lungo addio​​​​​, posso dire che nei panni di Marlowe trovo più convincente Elliott Gould rispetto a Humphrey Bogart?
                                dillo sotto voce
                                "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                                Votazione Registi: link

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