annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

L'ultimo film che hai visto?

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • Ah, credo che I cinque segreti del deserto abbiano influenzato Tarantino per l'inizio di Inglorious Bastards.
    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
    Spoiler! Mostra

    Commenta


    • Di Nomadland che diciamo? Non mi sembra che ne se parli molto da ste parti...

      Personalmente non mi è piaciuto moltissimo, anche se ha qualche punto a suo favore . Squarci e visioni interessanti da angoli dell'America profonda, fatta di ampi spazi vuoti, strade sterminate e notti e falò all'aperto. Fotografia molto valida, ma questo cinema che vuole imitare le forme del documentario, e al contempo non riesce restituirne il peso specifico, ovvero il punto di vista, la perizia della ricostruzione, non mi arriva... sembra solamente un film anti-narrativo con un'ingombrante (per quanto assolutamente brava e meritevole) protagonista al centro che non permette di ampliare gli orizzonti sul resto. My two cents.

      Poi interessante tutto il paratesto, che un'opera così, o la sua regista, vinca l'oscar non sono necessariamente contrario (anche perché non necessariamente abituano al meglio, quindi tanto vale che lancino messaggi politici). Anzi penso che sono curioso comunque di vedere come se la caverà con la Marvel, o recuperare altro. Ma il film in questione, richiede poco, e non restituisce molto
      [FONT=lucida grande]"Il cinema non fornisce ciò che desideri, ti spiega come desiderare." Slavoj Žižek

      Commenta


      • Originariamente inviato da franzo89 Visualizza il messaggio
        Di Nomadland che diciamo? Non mi sembra che ne se parli molto da ste parti...
        Io, non sapendo quale fosse il destino delle sale e delle riaperture, me l'ero già procurato qualche settimana fa... non dico di averlo già dimenticato ma non è assolutamente il tipo di film con cui sono riuscito ad entrare in sintonia. Della regista avevo visto anche The rider e pure quello non mi aveva detto granché, è un tipo di cinema indie che non mi prende proprio.

        Commenta


        • Concordo con voi, l'ho visto qualche giorno fa ma onestamente non mi ha invogliato nemmeno a scrivere due righe qui sul forum. Non è un brutto film ma allo stesso tempo non l'ho trovato degno di nota.

          Commenta


          • Io l'ho "recensito" a Gennaio nel topic degli Oscar 2021.

            ​​​​​​
            Nomadland

            Il viaggio nell'America depressa di una donna estirpata dalla propria dimora, costretta a dimenticare le proprie radici e lasciarsi alle spalle la propria vita e affetti. Le cause sono rintracciabili su un piano personale nel dolore di un grave lutto, su un piano contestuale nella crisi finanziaria del 2008 e in un paese permeato sul consumismo che fagocita persone a fin di lucro attraverso multinazionali big tech. Fern diventa quindi una senzatetto, non esattamente una senzatetto, ha una casa mobile, un furgone, diventa una nomade, entra in una comunità di nomadi, a lei piace definirsi una neo pioniera, un anima in continuo movimento, in costante scoperta. La vediamo svolgere i lavori più umili, lustrare pietre, raccogliere barbabietole, vestirsi di stracci, cagare dentro un secchio, ma nonostante certe brutture Fern mantiene sempre una grandissima dignità. In una società ripiegata sul denaro, schiava del denaro, è difficile pensare ad uno stile di vita del genere, ad una comunità di diseredati che torna economicamente al baratto, è difficile immedesimarsi in una persona che lavora per il semplice gusto di lavorare, trovando un senso alla propria vita nel semplice sentirsi utile a prescindere da un tornaconto monetario, per puro senso identitario di appartenenza sociale .
            Quello di Fern è un percorso alla conquista della libertà, perdendosi per poi ritrovarsi, attraverso la ripacificazione con la natura, ma innegabilmente anche con se stessa, certi dolori non possono essere taciuti e certe persone fisicamente non più esistenti si ritrovano prima o poi strada facendo. Perchè la vita è un continuum, è un cerchio (il film fa molto simbolismo su questa forma geometrica: l'anello, Giove, un guscio d'uovo, il piatto etc.) e ciò che si lascia indietro prima o poi si rincontra.
            Il film della Zhao tocca tanti temi, alcuni li accarezza e li lascia sullo sfondo altri li penetra in maniera più profonda. È cinema indipendente puro (?), anche sociale (per quanto prediliga il lato umanistico all'impegno civile), è cinema-verità che si mescola col documentario, sono certo che tutti gli interpreti visti sono per lo più nomadi e vagabondi autentici raccolti per strada, così come in The Rider c'erano dei veri cowboy da rodeo invalidi. Nonostante questopersonalmente non ritengo che Nomadlamd abbia più potenza di tanto altro cinema indipendente già visto in passato (Wenders) e di recente produzione (un nome a caso: Debra Granik), non si scardina dalla narrazione classica, non offre uno sguardo inedito; così come non è più capace di altri nel rendere intelligibile il proprio nucleo tematico attraverso il linguaggio audiovisivo; così come non è più capace di altri quando tenta di fare della poetica (e non della politica) sulle esistenze di minoranze/emarginati. ​​​​La tessitura dell'opera, per come è stata strutturata non risulta più di tanto stimolante, ma anzi è piuttosto piatta e ridondante: ad ogni momento narrativo, ad ogni scena di dialogo conclusa, corrisponde una rapida successione di momenti naturalistici dagli echi malickiani (Fern che fa il bagno nuda in un torrente, Fern che vaga nei boschi al cospetto di alberi giganti, i cieli infuocati dai tramonti). Il montaggio a cura della stessa Zhao lavora sempre alla stessa maniera, dall'inizio alla fine, al termine di ogni dialogo che porta avanti le fila del racconto sai che seguirà quella alternanza di immagini, sempre con quelle note di pianoforte a fare da accompagnamento. Le tracce musicali di Einaudi sono troppo incalzanti, emotivamente dense, e quando partono, la sensazione è che sovrastino le immagini che vorrebbeeo accompagnare, dando un effetto di patinatura a ciò che avrebbe giovato di lunghi silenzi piuttosto. Come se l'eloquente dialettica dei vasti spazi naturali non bastasse a riempire occhi, viscere e cervello. Queste soluzioni autoriali smorzano l'effetto realistico del cinema-verità che la regista si propone di mettere su pellicola, lasciando Nomadland avvolto in un velo di finzione che lo depotenzia e ne limita fortemente l'integrità concettuale.
            A non uscirne limitata è la recitazione di Frances McDormand, sempre dignitosissima, capace di restituire tutta la credibilità e dignità che il personaggio merita ad ogni inquadratura, attrice strepitosa, la migliore sulla piazza, una fuoriclasse a cui darei tranquillamente un Oscar ad ogni personaggio portato sullo schermo. Ma non al film.


            Voto: 7

            Commenta


            • A me Nomadland è sembrato abbastanza in linea con quel modo di fare cinema (discreto/buono) che viene spesso associato al Sundance (e della Zhao ho anche visto il film d'esordio che sta dalle stesse parti).

              Di cinema anglofono che affronta ambienti simili preferisco quello di Sean Baker e della Arnold; mi viene in mente anche Lean on Pete (da noi "Charley Thompson") di Andrew Haigh.
              Luminous beings are we, not this crude matter.

              Commenta


              • Per quanto mi riguarda Nomadland è molto sopravvalutato, e anche la McDormand per quanto brava sembra quasi sfiorare la parodia di se stessa. Rispetto a The Rider che era ben più interessante, un deciso passo indietro. Io l'ho visto mesi addietro, per quel che vale tutte le persone che sto sentendo e che sono andato a vederlo in sala in questi giorni sono delusi.

                N...come negrieri (A. Cavallone, 1965)

                Il primissimo film di Alberto Cavallone, che sembrava perduto nelle nebbie del tempo, è sbucato fuori su Cine 34, oltretutto in un master di buona qualità. Fatalmente datato come molte opere pseudo-avanguardiste e impegnate dell'epoca, tra monologhi interiori come flussi di coscienza, vezzi sperimentali di montaggio, uso spiazzante del sonoro, una riflessione sulla Germania post-bellica che comunque lascia qualche unghiata niente male. Si intravedono inoltre frammenti di stile e poetica futura di Cavallone, mezzo genio misconosciuto del nostro cinema più recondito, al netto di diversi limiti di recitazione e qualche ingenuità.

                Da "archeologo" appassionato di film rari e invisibili non posso che lodare ancora una volta Mediaset che sta tirando fuori dei film incredibili che si credevano perduti per sempre e molti completamente dimenticati, una goduria per studiosi e storici del nostro cinema. La mia domanda è: ma come diavolo fanno a trovare questi film in qualità così ottimale? Dubito che abbiano pagato per restauri. Se riuscissero a ritrovare pure il Maldoror di Cavallone farebbero la felicità di diversi amanti del nostro cinema più "segreto"

                Commenta


                • Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio
                  A me Nomadland è sembrato abbastanza in linea con quel modo di fare cinema (discreto/buono) che viene spesso associato al Sundance (e della Zhao ho anche visto il film d'esordio che sta dalle stesse parti).

                  Di cinema anglofono che affronta ambienti simili preferisco quello di Sean Baker e della Arnold; mi viene in mente anche Lean on Pete (da noi "Charley Thompson") di Andrew Haigh.
                  Ma sì, è quel tipo di cinema ripiegato su sé stesso quasi più per addetti ai lavori che per il pubblico generico. Il personaggio della McDormand è praticamente lo stesso di 7 Manifesti, sembra addirittura di ritrovarla a distanza di qualche tempo rispetto a quelle vicende. Le musiche celestiali di Einaudi creano quel trasporto senza il quale si sfocerebbe nella noia.

                  Commenta


                  • Ma che davvero rimpiangete lo #stiledocumentaristico sciattone camera in spalla sballonzolante 100% delle inquadrature che andava di moda , perfino in tv, fino a qualche anno fa' , associato a risposta linguistica ( audiovisiva) alla psicosi da terrorismo?
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                    Commenta


                    • No, non l'ha scritto nessuno

                      Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio
                      A me Nomadland è sembrato abbastanza in linea con quel modo di fare cinema (discreto/buono) che viene spesso associato al Sundance (e della Zhao ho anche visto il film d'esordio che sta dalle stesse parti).

                      Di cinema anglofono che affronta ambienti simili preferisco quello di Sean Baker e della Arnold; mi viene in mente anche Lean on Pete (da noi "Charley Thompson") di Andrew Haigh.
                      Sì infatti l'ho trovato molto più conforme a quel tipo di cinema indipendente piuttosto che ai cosiddetti film "oscarosi", anche e soprattutto nella messa in scena.
                      Anche Minari appartiene alla tradizione indie (e con Nomadland ha qualche punto in comune, a partire dalla condizione abitativa fuori dagli schemi dei personaggi) ma è molto più tradizionale nella struttura narrativa.

                      Originariamente inviato da Massi Visualizza il messaggio

                      Ma sì, è quel tipo di cinema ripiegato su sé stesso quasi più per addetti ai lavori che per il pubblico generico. Il personaggio della McDormand è praticamente lo stesso di 7 Manifesti, sembra addirittura di ritrovarla a distanza di qualche tempo rispetto a quelle vicende. Le musiche celestiali di Einaudi creano quel trasporto senza il quale si sfocerebbe nella noia.
                      Con il personaggio di Tre Manifesti (Hai fatto una crasi con 7 Psicopatici ) ha in comune il lutto e in parte la testardaggine, ma non la stessa combattività. Comunque il cinema di McDonagh è molto più affine ai miei gusti, anche se della Zhao ho visto solo questo film

                      Commenta


                      • Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio
                        Anche Minari appartiene alla tradizione indie (e con Nomadland ha qualche punto in comune, a partire dalla condizione abitativa fuori dagli schemi dei personaggi) ma è molto più tradizionale nella struttura narrativa.
                        Minari è meglio, peggio o siamo lì?
                        Sono indeciso se recuperarlo.
                        Luminous beings are we, not this crude matter.

                        Commenta


                        • Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio

                          Minari è meglio, peggio o siamo lì?
                          Sono indeciso se recuperarlo.
                          A me è piaciuto sicuramente di più però non mi stupirei se alcuni preferissero Nomadland, giocano nello stesso campionato pur essendo due film comunque diversi sotto molti aspetti.

                          Commenta


                          • Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio

                            Con il personaggio di Tre Manifesti (Hai fatto una crasi con 7 Psicopatici ) ha in comune il lutto e in parte la testardaggine, ma non la stessa combattività. Comunque il cinema di McDonagh è molto più affine ai miei gusti, anche se della Zhao ho visto solo questo film
                            Ahahah hai ragione, i manifesti erano solo tre. Beh sì chiaramente ci sono delle differenze tra i due personaggi ma anche tante similitudini, diciamo che il ruolo del personaggio indurito dalla vita è quello che sta dando maggiori soddisfazioni in fatto di premi alla McDormand anche se non è l’unico nelle sue corde, anzi. Comunque Nomadland non sarà un super capolavoro ma è un film al quale non si può dire nulla, comunque lo consiglierei. È anche vero che almeno per quelli che sono i miei gusti non andrei una volta a settimana al cinema per vedere questo genere di film ma una tantum si può fare.

                            Commenta


                            • Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio
                              A me è piaciuto sicuramente di più però non mi stupirei se alcuni preferissero Nomadland, giocano nello stesso campionato pur essendo due film comunque diversi sotto molti aspetti.
                              Ok, grazie.
                              Magari intanto guardo il trailer
                              Luminous beings are we, not this crude matter.

                              Commenta


                              • Corpus Christi di Jan Komasa (2019)

                                Ritorno in sala con questo film, che era nella cinquina dei migliori film internazionali candidati all'Oscar lo scorso anno. Al di là del titolo, che lascia facilmente immaginare un tema religioso, ero poco informato sull'opera ma ho colto l'opportunità, vedendo le buone valutazioni.

                                Per chi fosse in qualche modo allergico ai film a sfondo religioso premetto che qui l'approccio è molto anarchico e critico. A mio parere il difetto del film è che ci mette un po' a ingranare: presenta infatti una situazione interessante, quella di un giovane che sta scontando una pena in un riformatorio dove si converte (pur non abbandonando uno stile di vita fatto di fumo, alcool, droga, sesso e altri comportamenti non propriamente cristiani) senza avere tuttavia la possibilità di accedere concretamente al sacerdozio, per via dei suoi crimini passati, decidendo quindi di approfittarsi di un congedo da un'attività lavorativa intanto intrapresa per improvvisarsi prete in una piccola comunità lontana da dove stava prima e in cui non è conosciuto.
                                Al di là di alcuni momenti un po' comici o di tensione che una tale situazione ci si mette un po' a capire dove il film voglia andare a parare. Andando avanti si scoprono sempre più dettagli su questa comunità, molto religiosa all'apparenza e molto ipocrita se non addirittura violenta e piena di odio dall'altra, costretta quindi a fare un'esame di autocoscienza a seguito degli interventi del nuovo prete, che pur con comportamenti non proprio convenzionali ed ortodossi acquisisce sempre più fiducia da parte della popolazione.
                                In tutto questo c'è ovviamente il suo passato che lo insegue, fino a un finale non propriamente chiaro ed esaustivo ma sicuramente d'impatto.

                                In definitiva è un film che condanna molto bene il bigottismo e mette in luce come per fare del bene alla comunità non per forza sia necessario essere individui dalla morale rigida, che rischia altresì di renderci lontani da chi ha più bisogno di aiuto.

                                Commenta

                                In esecuzione...
                                X