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  • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
    Allora di Billy Wilder mi restano da vedere :

    - Amore che Redime
    - Frutto Proibito
    - Cinque Segreti del Deserto
    - Il Valzer dell'Imperatore
    - L'Aquila Solitaria
    - Vita Privata di Sherlock Holmes
    - Buddy Buddy

    Appoggio tutto quello che hai detto su Wilder, la cui carriera praticamente si è interrotta ad inizio anni 80' privandoci, nei restanti 20 e passa anni di vita rimanenti del regista, la possibilità di vedere altri suoi filmoni. Purtroppo era cominciata un'epoca di decadimento e barbarie nel cinema americano che tutt'oggi non si è arrestata nonostante i 40 anni trascorsi, un genio come Wilder costretto a rimanere fermo è stato un colpo basso inferto alla settima arte, ma Hollywood non ha mai rispettato chi ha contribuito a farla veramente grande.
    Eppure era un regista intelligentissimo, molto più di un Hitchcock o un Ford ed in parte anche Welles, vista la sua indubbia capacità di leggere la realtà in cui viveva con uno spirito cinico e sarcastico, che fanno dei suoi film delle vere e proprie analisi sociali e del costume morale dell'epoca giungendo anche ad anticipare l'evoluzione dei tempi.
    Ma oggi, nonostante sia stato il miglior sceneggiatore della storia del cinema, è un regista al quale non si rifà nessuno, in quanti si dicono Wellesiani, Fordiani o Hitchcockiani? Una miriade, in quanti Wilderiani? Nessuno, perchè essere tale implica una capacità di discernere la realtà che solo un essere acuto e profondo come Wilder era capace di fare, però siccome non muoveva la macchina da presa o secondo i suoi detrattori era scarso nella componente visiva (ma dove?), è passato in secondo piano, perchè nel cinema giusto o sbagliato la regia ha il primato sulla scrittura.
    BHè, il regista di The Artist mi pare ringraziò pubblicamente WIlder agli Oscar (ovviamente Wilder era morto, quindi il suo era un omaggio).

    Comunque ottima rece per un film che era stato (giustamente) riconosciuto come "debole" dallo stesso Wilder. Il problema principale del film (che è uno dei più deboli di Wilder ma rispetto a certe commedie moderne è oro) è che manca una controparte dialettica. Mi spiego: In Irma la Dolce, viene introdotta una Parigi da favola, ultra colorata, ultra pop, ultra fumettistica. Tutto ciò che segue funziona nel racconto proprio perchè siamo stati introdotti non nel mondo reale ma in una sorta di "mondo da fumetto". In Sabrina, vediamo una Parigi stereotipata ma prima assistiamo ad un mondo molto particolare, quello del jet set della famiglia di Bogart, in cui la piccola Hepburn è cresciuta. Di nuovo una favola, che funziona grazie al contrasto tra due non luoghi (la favolosa villa miliardaria, e la Parigi da cartolina). In "Avanti", la dicotomia non funziona, non ci viene mostrata la New York alienante da cui Lemmon "scapperà" nel finale (mentre invece ci veniva mostrata la New York alienante de L'appartamento), per cui quando vediamo il "paese del sottosopra", ossia l'Italia, dove le regole che conosciamo smettono di valere, la forza comica, ma anche filosofica (scontro tra due stili di vita) del film, viene meno. Ancora, l'Italia volutamente stereotipata e cartoon (come era cartoon anche l'Italia che noi stessi rappresentavamo, basti pensare, come hai detto, a La ragazza con la pistola) perchè ci viene introdotta da subito attraverso gli occhi del protagonista, senza una introduzione che ci dipinga Ischia come un "non luogo" cinematografico.
    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
    Spoiler! Mostra

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    • Ah, credo che I cinque segreti del deserto abbiano influenzato Tarantino per l'inizio di Inglorious Bastards.
      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
      Spoiler! Mostra

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      • Di Nomadland che diciamo? Non mi sembra che ne se parli molto da ste parti...

        Personalmente non mi è piaciuto moltissimo, anche se ha qualche punto a suo favore . Squarci e visioni interessanti da angoli dell'America profonda, fatta di ampi spazi vuoti, strade sterminate e notti e falò all'aperto. Fotografia molto valida, ma questo cinema che vuole imitare le forme del documentario, e al contempo non riesce restituirne il peso specifico, ovvero il punto di vista, la perizia della ricostruzione, non mi arriva... sembra solamente un film anti-narrativo con un'ingombrante (per quanto assolutamente brava e meritevole) protagonista al centro che non permette di ampliare gli orizzonti sul resto. My two cents.

        Poi interessante tutto il paratesto, che un'opera così, o la sua regista, vinca l'oscar non sono necessariamente contrario (anche perché non necessariamente abituano al meglio, quindi tanto vale che lancino messaggi politici). Anzi penso che sono curioso comunque di vedere come se la caverà con la Marvel, o recuperare altro. Ma il film in questione, richiede poco, e non restituisce molto
        [FONT=lucida grande]"Il cinema non fornisce ciò che desideri, ti spiega come desiderare." Slavoj Žižek

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        • Originariamente inviato da franzo89 Visualizza il messaggio
          Di Nomadland che diciamo? Non mi sembra che ne se parli molto da ste parti...
          Io, non sapendo quale fosse il destino delle sale e delle riaperture, me l'ero già procurato qualche settimana fa... non dico di averlo già dimenticato ma non è assolutamente il tipo di film con cui sono riuscito ad entrare in sintonia. Della regista avevo visto anche The rider e pure quello non mi aveva detto granché, è un tipo di cinema indie che non mi prende proprio.

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          • Concordo con voi, l'ho visto qualche giorno fa ma onestamente non mi ha invogliato nemmeno a scrivere due righe qui sul forum. Non è un brutto film ma allo stesso tempo non l'ho trovato degno di nota.

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            • Io l'ho "recensito" a Gennaio nel topic degli Oscar 2021.

              ​​​​​​
              Nomadland

              Il viaggio nell'America depressa di una donna estirpata dalla propria dimora, costretta a dimenticare le proprie radici e lasciarsi alle spalle la propria vita e affetti. Le cause sono rintracciabili su un piano personale nel dolore di un grave lutto, su un piano contestuale nella crisi finanziaria del 2008 e in un paese permeato sul consumismo che fagocita persone a fin di lucro attraverso multinazionali big tech. Fern diventa quindi una senzatetto, non esattamente una senzatetto, ha una casa mobile, un furgone, diventa una nomade, entra in una comunità di nomadi, a lei piace definirsi una neo pioniera, un anima in continuo movimento, in costante scoperta. La vediamo svolgere i lavori più umili, lustrare pietre, raccogliere barbabietole, vestirsi di stracci, cagare dentro un secchio, ma nonostante certe brutture Fern mantiene sempre una grandissima dignità. In una società ripiegata sul denaro, schiava del denaro, è difficile pensare ad uno stile di vita del genere, ad una comunità di diseredati che torna economicamente al baratto, è difficile immedesimarsi in una persona che lavora per il semplice gusto di lavorare, trovando un senso alla propria vita nel semplice sentirsi utile a prescindere da un tornaconto monetario, per puro senso identitario di appartenenza sociale .
              Quello di Fern è un percorso alla conquista della libertà, perdendosi per poi ritrovarsi, attraverso la ripacificazione con la natura, ma innegabilmente anche con se stessa, certi dolori non possono essere taciuti e certe persone fisicamente non più esistenti si ritrovano prima o poi strada facendo. Perchè la vita è un continuum, è un cerchio (il film fa molto simbolismo su questa forma geometrica: l'anello, Giove, un guscio d'uovo, il piatto etc.) e ciò che si lascia indietro prima o poi si rincontra.
              Il film della Zhao tocca tanti temi, alcuni li accarezza e li lascia sullo sfondo altri li penetra in maniera più profonda. È cinema indipendente puro (?), anche sociale (per quanto prediliga il lato umanistico all'impegno civile), è cinema-verità che si mescola col documentario, sono certo che tutti gli interpreti visti sono per lo più nomadi e vagabondi autentici raccolti per strada, così come in The Rider c'erano dei veri cowboy da rodeo invalidi. Nonostante questopersonalmente non ritengo che Nomadlamd abbia più potenza di tanto altro cinema indipendente già visto in passato (Wenders) e di recente produzione (un nome a caso: Debra Granik), non si scardina dalla narrazione classica, non offre uno sguardo inedito; così come non è più capace di altri nel rendere intelligibile il proprio nucleo tematico attraverso il linguaggio audiovisivo; così come non è più capace di altri quando tenta di fare della poetica (e non della politica) sulle esistenze di minoranze/emarginati. ​​​​La tessitura dell'opera, per come è stata strutturata non risulta più di tanto stimolante, ma anzi è piuttosto piatta e ridondante: ad ogni momento narrativo, ad ogni scena di dialogo conclusa, corrisponde una rapida successione di momenti naturalistici dagli echi malickiani (Fern che fa il bagno nuda in un torrente, Fern che vaga nei boschi al cospetto di alberi giganti, i cieli infuocati dai tramonti). Il montaggio a cura della stessa Zhao lavora sempre alla stessa maniera, dall'inizio alla fine, al termine di ogni dialogo che porta avanti le fila del racconto sai che seguirà quella alternanza di immagini, sempre con quelle note di pianoforte a fare da accompagnamento. Le tracce musicali di Einaudi sono troppo incalzanti, emotivamente dense, e quando partono, la sensazione è che sovrastino le immagini che vorrebbeeo accompagnare, dando un effetto di patinatura a ciò che avrebbe giovato di lunghi silenzi piuttosto. Come se l'eloquente dialettica dei vasti spazi naturali non bastasse a riempire occhi, viscere e cervello. Queste soluzioni autoriali smorzano l'effetto realistico del cinema-verità che la regista si propone di mettere su pellicola, lasciando Nomadland avvolto in un velo di finzione che lo depotenzia e ne limita fortemente l'integrità concettuale.
              A non uscirne limitata è la recitazione di Frances McDormand, sempre dignitosissima, capace di restituire tutta la credibilità e dignità che il personaggio merita ad ogni inquadratura, attrice strepitosa, la migliore sulla piazza, una fuoriclasse a cui darei tranquillamente un Oscar ad ogni personaggio portato sullo schermo. Ma non al film.


              Voto: 7

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              • A me Nomadland è sembrato abbastanza in linea con quel modo di fare cinema (discreto/buono) che viene spesso associato al Sundance (e della Zhao ho anche visto il film d'esordio che sta dalle stesse parti).

                Di cinema anglofono che affronta ambienti simili preferisco quello di Sean Baker e della Arnold; mi viene in mente anche Lean on Pete (da noi "Charley Thompson") di Andrew Haigh.
                Luminous beings are we, not this crude matter.

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                • Per quanto mi riguarda Nomadland è molto sopravvalutato, e anche la McDormand per quanto brava sembra quasi sfiorare la parodia di se stessa. Rispetto a The Rider che era ben più interessante, un deciso passo indietro. Io l'ho visto mesi addietro, per quel che vale tutte le persone che sto sentendo e che sono andato a vederlo in sala in questi giorni sono delusi.

                  N...come negrieri (A. Cavallone, 1965)

                  Il primissimo film di Alberto Cavallone, che sembrava perduto nelle nebbie del tempo, è sbucato fuori su Cine 34, oltretutto in un master di buona qualità. Fatalmente datato come molte opere pseudo-avanguardiste e impegnate dell'epoca, tra monologhi interiori come flussi di coscienza, vezzi sperimentali di montaggio, uso spiazzante del sonoro, una riflessione sulla Germania post-bellica che comunque lascia qualche unghiata niente male. Si intravedono inoltre frammenti di stile e poetica futura di Cavallone, mezzo genio misconosciuto del nostro cinema più recondito, al netto di diversi limiti di recitazione e qualche ingenuità.

                  Da "archeologo" appassionato di film rari e invisibili non posso che lodare ancora una volta Mediaset che sta tirando fuori dei film incredibili che si credevano perduti per sempre e molti completamente dimenticati, una goduria per studiosi e storici del nostro cinema. La mia domanda è: ma come diavolo fanno a trovare questi film in qualità così ottimale? Dubito che abbiano pagato per restauri. Se riuscissero a ritrovare pure il Maldoror di Cavallone farebbero la felicità di diversi amanti del nostro cinema più "segreto"

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                  • Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio
                    A me Nomadland è sembrato abbastanza in linea con quel modo di fare cinema (discreto/buono) che viene spesso associato al Sundance (e della Zhao ho anche visto il film d'esordio che sta dalle stesse parti).

                    Di cinema anglofono che affronta ambienti simili preferisco quello di Sean Baker e della Arnold; mi viene in mente anche Lean on Pete (da noi "Charley Thompson") di Andrew Haigh.
                    Ma sì, è quel tipo di cinema ripiegato su sé stesso quasi più per addetti ai lavori che per il pubblico generico. Il personaggio della McDormand è praticamente lo stesso di 7 Manifesti, sembra addirittura di ritrovarla a distanza di qualche tempo rispetto a quelle vicende. Le musiche celestiali di Einaudi creano quel trasporto senza il quale si sfocerebbe nella noia.

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                    • Ma che davvero rimpiangete lo #stiledocumentaristico sciattone camera in spalla sballonzolante 100% delle inquadrature che andava di moda , perfino in tv, fino a qualche anno fa' , associato a risposta linguistica ( audiovisiva) alla psicosi da terrorismo?
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                      • No, non l'ha scritto nessuno

                        Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio
                        A me Nomadland è sembrato abbastanza in linea con quel modo di fare cinema (discreto/buono) che viene spesso associato al Sundance (e della Zhao ho anche visto il film d'esordio che sta dalle stesse parti).

                        Di cinema anglofono che affronta ambienti simili preferisco quello di Sean Baker e della Arnold; mi viene in mente anche Lean on Pete (da noi "Charley Thompson") di Andrew Haigh.
                        Sì infatti l'ho trovato molto più conforme a quel tipo di cinema indipendente piuttosto che ai cosiddetti film "oscarosi", anche e soprattutto nella messa in scena.
                        Anche Minari appartiene alla tradizione indie (e con Nomadland ha qualche punto in comune, a partire dalla condizione abitativa fuori dagli schemi dei personaggi) ma è molto più tradizionale nella struttura narrativa.

                        Originariamente inviato da Massi Visualizza il messaggio

                        Ma sì, è quel tipo di cinema ripiegato su sé stesso quasi più per addetti ai lavori che per il pubblico generico. Il personaggio della McDormand è praticamente lo stesso di 7 Manifesti, sembra addirittura di ritrovarla a distanza di qualche tempo rispetto a quelle vicende. Le musiche celestiali di Einaudi creano quel trasporto senza il quale si sfocerebbe nella noia.
                        Con il personaggio di Tre Manifesti (Hai fatto una crasi con 7 Psicopatici ) ha in comune il lutto e in parte la testardaggine, ma non la stessa combattività. Comunque il cinema di McDonagh è molto più affine ai miei gusti, anche se della Zhao ho visto solo questo film

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                        • Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio
                          Anche Minari appartiene alla tradizione indie (e con Nomadland ha qualche punto in comune, a partire dalla condizione abitativa fuori dagli schemi dei personaggi) ma è molto più tradizionale nella struttura narrativa.
                          Minari è meglio, peggio o siamo lì?
                          Sono indeciso se recuperarlo.
                          Luminous beings are we, not this crude matter.

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                          • Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio

                            Minari è meglio, peggio o siamo lì?
                            Sono indeciso se recuperarlo.
                            A me è piaciuto sicuramente di più però non mi stupirei se alcuni preferissero Nomadland, giocano nello stesso campionato pur essendo due film comunque diversi sotto molti aspetti.

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                            • Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio

                              Con il personaggio di Tre Manifesti (Hai fatto una crasi con 7 Psicopatici ) ha in comune il lutto e in parte la testardaggine, ma non la stessa combattività. Comunque il cinema di McDonagh è molto più affine ai miei gusti, anche se della Zhao ho visto solo questo film
                              Ahahah hai ragione, i manifesti erano solo tre. Beh sì chiaramente ci sono delle differenze tra i due personaggi ma anche tante similitudini, diciamo che il ruolo del personaggio indurito dalla vita è quello che sta dando maggiori soddisfazioni in fatto di premi alla McDormand anche se non è l’unico nelle sue corde, anzi. Comunque Nomadland non sarà un super capolavoro ma è un film al quale non si può dire nulla, comunque lo consiglierei. È anche vero che almeno per quelli che sono i miei gusti non andrei una volta a settimana al cinema per vedere questo genere di film ma una tantum si può fare.

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                              • Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio
                                A me è piaciuto sicuramente di più però non mi stupirei se alcuni preferissero Nomadland, giocano nello stesso campionato pur essendo due film comunque diversi sotto molti aspetti.
                                Ok, grazie.
                                Magari intanto guardo il trailer
                                Luminous beings are we, not this crude matter.

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