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  • Originariamente inviato da mr.fred Visualizza il messaggio
    Vada per l' Oscar, alla fine sono fatti loro.
    Ma il Leone d' Oro?

    Ovviamente regalato, Barbera ha rotto le scatole con la sua politica. Ok hai rilanciato Venezia, però ora si torni alla serietà nel dare il premio.

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    • Mi pare in realtà un fatto più sorprendente che abbia vinto l'oscar che non il leone d'oro.

      Sensei in generale comunque il cinema moderno lo dovresti seguire di più. Noto dalla discussione sulle filmografie registi che hai visto poco. Non è che si può sempre svegliare solo per i film che vanno premi, ovviamente sempre deludenti verso i veri -grandi -maestri- ribelli -artisti veri di 45 anni fa minimo, senza mai fare un discorso sulla contemporaneità.
      Ultima modifica di SebastianWilder; 07 giugno 21, 14:00.

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      • Faccio un discorso sugli artisti di minimo 45 anni fa, perchè sono sicuro che quelli che esaltano Nomadland, il Furore di John Ford che tratta la medesima tematica, non lo abbiano mai visto, basta leggere le recensioni, se il film della Zhao è un capolavoro, mi devono spiegare il film di 80 anni orsono (poco importa che sia vecchio, perchè è 100 volte più moderno del film della Zhao) cos'è allora.
        Poi che sia molto meno ferrato sul cinema contemporaneo lo riconosco, però uno deve pur partire da qualche parte no? Recuperare i film dei vecchi grandi maestri penso sia più importante ed istruttivo rispetto a quelli contemporanei, specie poi se si rivelano deludenti come questo alla prova dei fatti.

        A proposito di riflessione sulla contemporaneità ho citato comunque Il Distretto di Tiexi di Wang Bing (2003), documentario di 9 ore del più grande documentarista cinese vivente (e non), che usa la macchina da presa per indagare sugli scarti del capitalismo relegati ai margini in modo infinitamente migliore rispetto alla Zhao che si dimostra totalmente allo sbando e senza meta.

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        • Run, per dirla in maniera forbita, è una sonora fregnaccia ma di quelle che possono risultare molto, molto divertenti se viste con lo spirito giusto. Un b-movie sul modello de “Il giorno sbagliato” che chiede solo di lasciarsi avvolgere dai suoi elementi ansiogeni, niente di più. A me è bastato.

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          • Originariamente inviato da mr.fred Visualizza il messaggio
            Vada per l' Oscar, alla fine sono fatti loro.
            Ma il Leone d' Oro?

            Tranquillo, se dai il Leone d'Oro pure ad un film iraniano imperniato sulla condizione femminile in quel Paese , non le scampi le critiche di scarsa commerciabilità e magari pure di velato antiamericanismo...
            Non è che volete menarele danze nell'attribuzione dei luoghi comuni , ma poi date colpa "alla sinistra" che non difende l'idealtipo italico/occidentale?
            Suvvia, onestamente , in generale , siete orientati a ritenere una ragazza pakistana sincera poiché la considerate in fondo una sempliciotta figlia di caprai trogloditi. Un gradino sopra mettete le nigeriane, poveracce magari pure peggio ma più furbette , dunque più insincere. Davanti a loro le sudamericane, più scafate ancora. Salendo , le slave e quelle dell'est europa , infide e manipolatrici...Ma il top rimane la studentessa occidentale d.o.c, che ha i mezzi per bere e ballare da Briatore , sveltissima ad adocchiare il figlio di papà di quello famoso in vena di orgette. Quelle lì ti fregano davvero, signora mia, e la sinistra _scandalo_ lascia fare! Non ci sono più i comunisti di una volta, le mezze stagione e comunque, date retta, meglio :donne e buoi dei paesi tuoi.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • Comedians

              Ovviamente questa ciambella a Salvatores non poteva che riuscire con il buco, vuoi perché la sceneggiatura è quella di un’opera già di per sé brillante e dunque lontana da certi eccessi moralistici che avevano infestato i suoi ultimi film, vuoi perché il regista ha la possibilità di mettere in scena quello che sa fare meglio, e cioè un gruppo di rappresentanti dell’italica essenza con i loro lampi di luce frammisti ad altrettanti attimi di meschinità più assoluta. Ed è questo quello che poi alla fine conta, non il pur interessante discorso sulla verità nell’arte (che incidentalmente mette a confronto le due prove attoriali probabilmente più carismatiche, ovvero quelle di Balasso e De Sica) quanto piuttosto il ritorno all’essenza di un cinema italiano che fu e del quale Salvatores sembra custodire ancora qualche piccola brace.

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