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  • Originariamente inviato da Tom Doniphon Visualizza il messaggio
    Quello è proprio una piccola bombetta, concordo. ​​​​​​
    Alt, ho scritto "che mi dispiace meno"
    E' un film che rivisto da poco ha perso parecchio, ai miei occhi.

    Però la prima volta che lo vidi da bambino, per qualche motivo mi fece così paura da non riuscire neanche a finirlo (non mi è mai successo né prima né dopo, probabilmente ho beccato una nottata in cui ero particolarmente suggestionabile).

    Ed è un peccato che Anderson non abbia mai potuto montare la sua director's cut (più lunga ed estrema) per via della distruzione del girato originale (o qualcosa di simile).
    Luminous beings are we, not this crude matter.

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    • Robin e Marian
      Bellissima opera di Richard Lester, regista che conoscevo poco ma di cui a questo punto punto a recuperare il resto della filmografia .

      Robin Hood e Marian, interpretati da Sean Connery e Andrey Hepburn (in un ruoli molto diversi da quelli che sarebbe solito aspettarsi) sono i protagonisti di una storia che li vede invecchiati e segnati da un tempo che ha ormai dissipato i loro entusiasmi giovanili e ha rivelato la verità più cruda e amara che si nasconde spesso dietro l esaltazione illusoria delle leggende; sconvolgente in tal senso vedere come Re Riccardo creduto buono e giusto sia in realtà un conquistatore sanguinario che per pura avidità si macchia di stragi futili e prive di senso.
      In quella che può dirsi come la loro ultima avventura i due avranno l occasione di reincontrarsi, rievocare la loro gioventù, scontrarsi riportando a galla vecchi rancori e diversi visioni del mondo, salvo poi al termine dello scontro finale con lo sceriffo di Nottingham (qui un avversario che rivela sorprendentemente di avere un suo codice d onore), avere il loro agrodolce epilogo, dichiarando il proprio amore l uno per l altro.

      Lester mette in scena un film per molti versi amaro, ma senza rinunciare alla poesia e concedendosi anche una certa dose di ironia, emblematica in tal senso la scena iniziale con i soldati che caricano faticosamente una catapulta, salvo poi questo lavoro rivelarsi vano quando la gittata dell arma si dimostra insufficiente per colpire il castello che stavano assediando.
      Una pellicola che smitizza dunque la figura di questi personaggi, non per ridicolizarli tuttavia , ma per mettere in luce la loro umanità.
      Indubbiamente non piacerà a molti, ma personalmente sono davvero contento di averlo scoperto.

      Super 8
      Rivisto in questi giorni approfittando del rilascio su Neflix.
      Purtroppo l ho molto ridimensionato.
      Intendiamoci, la componente tecnico/formale, dalla regia, alla colonna sonora di Giacchino, alla direzione degli attori (sopratutto i ragazzini, che dimostrano una chimica molto convicente), è sicuramente riuscito, a tratti superbo. E l aspetto nostalgia che in altri film di Abrams trovo spesso ingombrante se non addirittura fastidioso, qui non mi è pesato, forse perché sulla
      Spoiler! Mostra
      si è saputo creare una variazione sul tema interessante.

      Ma la storia che questo film vorrebbe raccontare, la storia ovvero di un ragazzo che vivendo questa incredibile avventura con i suoi amici supera finalmente il lutto per la morte della propria madre e si riappacifica con il padre, per quanto mi riguarda non funziona.
      Perché il protagonista nel concreto nonostante la tristezza iniziale non sembra mai davvero frenato nella sua vita dal lutto (anche quando il film a una certa rivelazione avrebbe potuto cogliere l occasione per metterlo in conflitto con la ragazza che le piace... non accade nulla), né ha mai modo di avere un evoluzione del rapporto con il padre visto che questo evento straordinario li tiene separati per gran parte della durata. E la simmetria che si vorrebbe creare tra
      Spoiler! Mostra
      e la vicenda personale del protagonista nel concreto non sussiste, al di là di una frase buttata lì .
      Di conseguenza, quando il film arriva all agognata conclusione, gli attori assumono una posa solenne, l atmosfera si fa quasi magica , la colonna sonora diventa intensa e toccante, non posso fare altro che sentire una sensazione di... indifferenza . Perché quel finale non mi pare quadagnato, non è conquistato. Non c è stata la costruzione giusta, la raccolta non è soddisfacente perché la semina è stata insufficiente.
      È un finale che a livello formale ha tutto per emozionarmi e in parte la prima volta lo fece. Ma ora invece lo trovo così... vuoto.

      È una sensazione solo mia? O sono l unico a cui Super 8 non ha convinto ? Sono eventualmente disposto a riconoscere di non averlo compreso, in futuro non escludo che potrei cambiare idea.

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      • Originariamente inviato da Lord casco nero Visualizza il messaggio
        Super 8
        Rivisto in questi giorni approfittando del rilascio su Neflix.

        [...]

        È una sensazione solo mia? O sono l unico a cui Super 8 non ha convinto ? Sono eventualmente disposto a riconoscere di non averlo compreso, in futuro non escludo che potrei cambiare idea.
        Per me continua a funzionare benissimo.

        Riesce a non essere una banale rivisitazione di ET o dei Goonies ma vivendo di luce propria, con contenuti funerei che non c'entrano nulla con i film a cui si ispira.
        Il percorso del protagonista è ben delineato e il viaggio finale agli inferi, in tutti i sensi, per confrontare il mostro (interiore ed esteriore) del dolore per me funziona anche e proprio in virtù di quanto ben costruito prima.

        Il fatto che l'alieno non sia uno specchio 1:1 del trauma del protagonista per me va bene, sarebbe stato più scontato usare un personaggio bullizzato che diventava violento in risposta, ma quello di Abrams è un dolore democratico che travalica qualsiasi differenza (d'altronde il confronto è letteralmente con un alieno).
        Apprezzo anche che l'alieno non venga neanche troppo buonizzato, se non ricordo male qualcuno alla fine ci restava secco.

        Perdono anche l'infantile scenario no-sense di guerriglia urbana dove non si capisce bene a cosa tutti quei militari stessero sparando in tutte le direzioni, nel momento in cui ben si sposa con il lato più ludico e ingenuo dell'operazione.

        E, nonostante abbia contribuito a lanciarne la "moda", a differenza di tanti altri prodotti simili non si poggia per nulla sulle più scontate parate nostalgiche degli anni '80 (con cui neanche condivide la collocazione temporanea, essendo ambientato nel decennio antecedente)

        L'unico difetto un minimo rilevante che gli trovo è che alla fine lascia troppo indietro alcuni dei ragazzini.
        Ultima modifica di Sir Dan Fortesque; 24 ottobre 21, 00:08.
        Luminous beings are we, not this crude matter.

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        • Lester è un regista dimenticato, però ha sempre fatto della rilettura delle figure della cultura popolare, il perno del suo cinema; Beatles, Moschettieri, Superman e Robin Hood per l'appunto, che risente moltissimo del revisionismo degi anni 70, specie su re Riccardo, sicuramente molto vicino a quel che doveva essere la figura storica.
          Il film piacque a pochi e disoriento' il pubblico; troppo riflessivo, meditabondo, revisionista, contemplativo, con dei tempi tutti suoi, un'opera ibrida che non e' una parodia come talvolta di legge in giro.
          Finalmente monumentale tra combattimento e monologo di Marian sull'amore per Robin, perché decostruiti i personaggi, Lester li ricostruisce per consegnarceli all'immortalita'.
          Dopo questo film di Robin Hood il personaggio ha finito di dire quel che doveva dire al cinema, i film fatti dopo sono solo stanche quanto inutili riproposizioni sul personaggio.

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          • Sir Dan Fortesque anche io penso che la caratterizzazione dell alieno sia una delle cose più interessanti ,invece di fare una replica di ET o altre creature analoghe , gli hanno dato si una motivazione con cui empatizzare ma allo stesso tempo l hanno reso all occorrenza aggressivo e pericoloso.

            Sul percorso del protagonista non sono molto convinto ,capisco dove il film volesse andare a parare ,ma l esecuzione personalmente non mi ha convinto ,mi è sembrato un insieme di pezzi non ben amalgamati tra loro .

            Sensei i film dei moschettieri diretti da Lester come sono? A livello di tono sono simili a questo?

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            • Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio

              Alt, ho scritto "che mi dispiace meno"
              E' un film che rivisto da poco ha perso parecchio, ai miei occhi.

              Però la prima volta che lo vidi da bambino, per qualche motivo mi fece così paura da non riuscire neanche a finirlo (non mi è mai successo né prima né dopo, probabilmente ho beccato una nottata in cui ero particolarmente suggestionabile).

              Ed è un peccato che Anderson non abbia mai potuto montare la sua director's cut (più lunga ed estrema) per via della distruzione del girato originale (o qualcosa di simile).
              Non lo vedo da tanto tempo, l'ho visto una sola volta tanti anni fa, ma me lo ricordo come a suo modo piuttosto disturbante e con un'atmosfera azzeccata, probabilmente il migliore di Anderson.

              A proposito di horror che ho visto da ragazzo e che all'epoca mi avevano affascinato, mi piacerebbe rivedere Cabal.

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              • Originariamente inviato da Tom Doniphon Visualizza il messaggio
                A proposito di horror che ho visto da ragazzo e che all'epoca mi avevano affascinato, mi piacerebbe rivedere Cabal.
                Se intendi recuperarlo informati sulle varie versioni che girano.

                Qui trovi info dettagliate: https://www.movie-censorship.com/report.php?ID=261608

                Luminous beings are we, not this crude matter.

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                • NO TIME TO DIE

                  Ed ecco che la famosa saga di 007 compie il suo "salto dello squalo", un film che forse sarebbe stato meglio se non fosse stato fatto, in generale sarebbe anche uno 007 più che dignitoso se non fosse per il finale che ahimé rovina tutto, nonostante tenti in qualsiasi modo di risultare un finale epico.
                  Le scene migliori sono tutte all'inizio (flashback in stile home invasion e la parte a Matera), dopo il film si assesta su un medio Bond, con una storia standard e il solito cattivo pazzo ma che alla fine risulta poco convincente; la Lynch poca roba mentre la De Armas ruba la scna in quei pochi minuti in cui appare.
                  Comunque il titolo è per nulla coerente con quello che si vede alla fine.



                  THE LAST DUEL

                  Accuratezza storica impeccabile per una storia delicata e intima narrata in modo frammentato e poco omogeneo, Adam Driver l'ho preferito al bolso Matt Damon, gli scontri medievali e cavallereschi sono buoni e pure belli splatterosi, però non so la storia e il tipo di narrazione non mi ha convinto molto (seppur sia una storia vera), ma entrando in sala (non mi ero informato su niente della trama prima di entrare in sala) mi aspettavo una storia diversa con un respiro più epico.
                  Bellissime le scenografie e i costumi comunque e discreto film nel complesso, anche se mi aspettavo qualcosa di diverso.



                  HALLOWEEN KILLS

                  Halloween Kills è stupido, con personaggi che si comportano come dei perfetti idioti, ma a me ha divertito moltissimo, finalmente Green ha messo da parte quella vena pretenziosa finta autoriale, per regalarci uno slasher caciarone e ignorante come pochi con omicidi e splatter a go go, non mi ha annoiato come il precedente film del 2018 e soprattutto ha una delle scene d'apertura più belle della saga.
                  Ultima modifica di Darkrain; 25 ottobre 21, 16:25.

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                  • Originariamente inviato da Darkrain Visualizza il messaggio
                    NO TIME TO DIE

                    Ed ecco che la famosa saga di 007 compie il suo "salto dello squalo", un film che forse sarebbe stato meglio se non fosse stato fatto, in generale sarebbe anche uno 007 più che dignitoso se non fosse per il finale che ahimé rovina tutto, nonostante tenti in qualsiasi modo di risultare un finale epico.
                    Le scene migliori sono tutte all'inizio (flashback in stile home invasion e la parte a Matera), dopo il film si assesta su un medio Bond, con una storia standard e il solito cattivo pazzo ma che alla fine risulta poco convincente; la Lynch poca roba mentre la De Armas ruba la scna in quei pochi minuti in cui appare.
                    Comunque il titolo è per nulla coerente con quello che si vede alla fine.
                    Non sono così drastico ma concordo. Un gran peccato perché la lunga sequenza di apertura a Matera mi aveva fatto credere di essere davanti al miglior capitolo della saga.

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                    • The Figther di David O. Russel

                      Bello film, coatissimo e romanzatissimo ma si distingue abbastanza dalla massa, con una fresca naturalezza e spontaneità nei dialoghi. E mi sono commosso nel vedere un lieto fine a questo gruppo di semi-falliti per cui la vita non ha nulla di fronte a sè e che tira a campare.
                      Il cast ce la mette tutta. Amy McAdams bona come non mai, pure meglio che in American Hustle. Mi dispace per Bale, lui ci mette corpo e anima ma secondo me era diretto male perché è spesso in overacting tra movenze e smorfie e occhiate spiritate.
                      Ultima modifica di Cooper96; 28 ottobre 21, 21:26.
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                      • Sbaglio o Bale aveva preso l'oscar per quel film?

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                        • Sì wikipedia lo conferma.
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                          • si lo avevano vinto lui e se non vado errato Melissa Leo in quel film come in altri eccezionale
                            In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                            • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                              The Figther di David O. Russel

                              Il cast ce la mette tutta. Amy McAdams bona come non mai, pure meglio che in American Hustle.
                              Una crasi tra Amy Adams e Rachel McAdams?

                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • Madres Paralelas di Pedro Almodovar (2021).

                                "Gli attori sono tutti di sinistra"
                                "E tu di che sei?"

                                "Io sono apolitica, il mio scopo è di piacere a tutti"

                                Pedro Almodovar dopo la parentesi 8 e 1/2 di Dolor y Gloria (2019), torna nel suo territorio di caccia preferito tramite Madres Paralelad (2021), un melodramma con venature anti-franchiste, dove la fotografa di moda Janis (Penelope Cruz), vicina ai quarant'anni, sente la necessità di riscoprire le origini di un passato doloroso, che l'attuale politica spagnola non sente la necessità di preservare, cercando di confinare la lunga parentesi di Francisco Franco (40 anni circa), nell'oblio, rinunciando ad iniziative atte a preservare la memoria storica, cosa nella quale la protagonista crede fermamente, per dare pace alla generazione anziana ancora in vita, che invece ha perso i propri cari durante la guerra civile del 1936-1939, per dare loro un riconoscimento ed una degna sepoltura, riesumandoli dalla fossa comune nella quale vennero gettati dopo essere stati sterminati dai soldati della falange.
                                Ma il passato non viene ritenuto fondamentale oltre che dalla politica, anche da gran parte della popolazione, specie dai giovani come Ana (Milena Smit), neo-diciottenne, da poco divenuta madre come Janis, con la quale ha stretto amicizia in ospedale nei giorni di attesa prima del parto, cementificando un legame duraturo, che sembra andare oltre il momento specifico; Ana forse per via della disastrata situazione familiare, fatta di un padre andato via anni addietro ed una madre che pur di seguire la sua ultima occasione come attrice teatrale, la trascura lungamente, fregandosene del momento delicato attraversato dalla figlia, la quale beatamente molla il tutto e su proposta di Janis, si trasferisce da lei, con il compito di badare alla piccola Cecilia.
                                Politica e maternità, s'intrecciano in un melodramma dal chiaro stampo sirkiano, dove la dimensione privata finisce inevitabilmente con il ripercuotersi nei confronti di quella sociale, Almodovar affronta la materia con mano registica sicura, non solo dal punto di vista estetico con il noto utilizzo di tonalità calde, ma anche nella gestione di situazioni potenzialmente devastanti (il film ne ha almeno un paio molto forti), vengono saggiamente trattenute, per far esplodere il dolore su un piano prettamente intimo, dove soffoca trattenuto a fatica dai singulti e dai singhiozzi delle due donne, senza mai esplodere in situazioni ultra-isteriche da lacrima movie con effetti nefasti da bomba Hollywoodiana, qui il dolore fa veramente male proprio perchè immanente ai singoli personaggi.

                                Se Janis è più emotiva, Ana ha oramai così interiorizzato la propria sofferenza, da essere una maschera apatica nell'affrontare stoicamente le molte avversità capitatale durante la vita, incurante nei confronti di un passato dal quale sente di dover tagliare i punti del tutto, ella si accende emozionalmente nel rapporto con Cecilia verso la quale ha un transfert materno, nonchè nel rapporto lesbico con Janis, in realtà abbastanza gratuito quanto buttato lì, poichè Almodovar approfitta troppo nel modo di aver scritto il personaggio, da compiere degli svarioni, andando troppo per accumulo di sventure fattuali, arrivando a buttare nel mezzo uno stupro trattato in modo superficiale, facendo percepire tale atto come un qualcosa da nulla (per Ana è poca roba), chiudendo il tutto con un sorriso della ragazza rivolto alla foto del probabile padre di sua figlia, arrivando così ad assolvere l'orribile gesto, che a conti fatti, nonostante la gravità, ha un peso narrativo ed emotivo nullo, cosa intollerabile per una pellicola del 2021.
                                Fortunatamente, in più punti Almodovar dimostra di avere la padronanza registica adeguata, per non far soppesare in modo disastroso tali scelte di scrittura ai fini del racconto, puntando ad asciugarle tramite la messa in scena e la direzione attoriale di Penelope Cruz (premiata a Venezia) e Milena Smit, quest'ultima una vera rivelazione che bilancia adeguatamente la propria partner, il vero peccato è stato aver sfruttato molto poco Aitana Sanchez Gijon, molto incisiva nelle pochissime scene a disposizione, dove spiace quindi il non aver sfruttato maggiormente la sua linea narrativa, che offriva spunti molto interessanti nel ruolo di madre di Ana, protagonista tra l'altro di un dialogo più ispirato di tutta la pellicola, una frase degna della penna di un Billy Wilder, dove in una frase lapidaria c'è tutto un pensiero sul mondo, dove emerge appieno la sua distanza dalle ideologie, comportando così il non dover mai fare una scelta di campo netta, badando solo a sè stessa; evidentemente ad Almodovar i seguaci della post-ideologia non devono stare troppo simpatici, essendo legato ad una concezione del mondo destra-sinistra, tipica della generazione a cui appartiene, la quale ha vissuto in prima persona gli orrori della dittatura, il che conduce ad un finale molto sentito a livello emozionale da un Pedro Almodovar, che mette insieme varie generazioni di spagnoli; non si può costruire alcun futuro senza una seria riflessioni sulle proprie radici, anche se affondano nel dolore più estremo.

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