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  • Originariamente inviato da Waste Allocation Lifter Visualizza il messaggio
    Detroit (Kathryn Bigelow, 2017)
    Ultimo film per ora della Bigelow, registra di Strange Days, dove parla della sommosse dei cittadini neri a Detroit avvenute a fine anni 60. Nei marasmi di quei giorni (immagini uguali identiche a quelle dell'anno scorso ma la regista si sa ci tiene a questo tema, non è la prima volta che lo mette in scena) in un motel un gruppo di poliziotti violenti tiene in ostaggio brutalmente degli afroamericani per interrogarli su una presunta arma situata nell'edificio.
    Prima e dopo questo evento la Bigelow si prende i suoi tempi per descrivere le premesse, introdurre con calma i personaggi e poi far vedere le conseguenze, forse anche spaziando un pò troppo, ma ciò che aggiunge in più (come la figura del padre di uno dei ragazzi sequestrati) è talmente ben fatto, come tutto il resto del film, che non basta mai, non vorresti finisse mai.
    2 ore e mezzo di una naturalezza sconcertante, dove davvero non riusciresti a togliere niente senza snaturare la visione potentissima del tutto.
    Naturalmente il cuore è la vicenda del motel, fatto realmente accaduto e mai chiarito a sufficienza, ricostruito romanzato con le testimonianze di chi ha partecipato a quella notte. Ed è incredibile come ad un certo punto sembra di guardarsi un horror perché il montaggio e le dinamiche sono quelle, per poi ripiombare nella drama o nel falso documentario.
    Incredibile come viene trattata con amore la cultura nera dell'epoca, con tutta quella caterva di musica fatta di buoni sentimenti ma mai stucchevoli come erano le versioni "bianche". Ti viene veramente voglia di essere nero.
    Certo, non ha Detroit negli anni '60.
    E io ho adorato odiando il cattivo del film, il poliziotto Krauss, l'attore Will Poulter, con quella faccia da bamboccio Kinder ma capace di far atti crudeli e stupidi, proprio come il volto falsamente rassicurante di una certa America.
    Veramente filmone, di quei film ipotizzanti, a cui non si urla al capolavoro solo perché è sempre meglio vedere come invecchiano, come i vini maledettamente buoni.
    Concordo con tutto, le parole, i punti, le virgole e finanche gli spazi. Bellissimo davvero.

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    • Pride and Glory di Gavin O'Connor

      Un buon cop drama che parte benissimo con un'indagine intrigante e un quadro familiare interessante e ben dipinto. Purtroppo da metà in poi scivola nel convenzionale e nel cliché (e già i dialoghi non brillavano fin dall'inizio), con anche passagi narrativi decisamente affrettati e varia carne al fuoco che non viene cucinata. Si risolleva con un finale emozionante, ma nel complesso sa di occasione mancata viste le premesse e il cast indovinato (in particolare bravo Colin Farrell). Rimane comunque un buon film.
      Bene la regia, O'Connor è bravo a cercare l'emozione nei volti, e a rendere partecipi e coinvolti nei drammi umani che racconta (in Warrior questo intento è ancora più marcato e gli era riuscito pure meglio, imho).
      Ultima modifica di Cooper96; 12 dicembre 21, 17:56.
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      • L'isola di Bergman di Mia Hansen Love
        raramente ho dei cali di attenzione durante una proiezione, l'ultima volta mi era capitato per the french dispatch
        in questo caso saranno state le atmosfere e i dialoghi rilassanti, le scene notturne o altro, il poco o nulla che accade sullo schermo, mi hanno conciliato un riposino tardo pomeridiano
        In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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        • Originariamente inviato da Waste Allocation Lifter Visualizza il messaggio
          .NOn si trova neanche sottotitolato?
          Al momento non è disponibile su nessuna piattaforma qui in Italia. O acquisti il DVD online o a mali estremi....

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          • State of Play di Kevin Macdonald

            Thriller politico/giornalistico piacevole ma molto medio, ben fatto ma non c'è il guizzo. Per gli amanti del genere.


            A Time to Kill di Joel Schumacher

            Solido court drama. Il cast è magnifico, su tutti Donald Shuterland e Kevin Spacey che rubano la scena, peccato il film si concentri così tanto su McConaughey e la Bullock che pur bravi stanno una spanna sotto in quanto a recitazione. C'è qualche problema di ritmo, a tratti fatica ad incalzare come vorrebbe, ma rimane un bel film.



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            • Persona (Bergman, 1966)
              Recensione breve: Ste svedesi si somigliano alla fine un pò tutte.

              E l'avrei chiusa qui, breve, simpatica e c'entra bene io messaggio del film.
              Peccato che una delle 2 attrici è norvegese quindi tocca approfondire.
              Il film parla di un attrice di teatro che, non volendo piú parlare, viene affiancata da un'infermiera per sussisterla in una casa di fronte al mare.
              Una non parla, l'altra parla troppo. Un rapporto che piano piano si solidifica fino a far capire alla parlante anche i pensieri dell'altra, persino quelli piú spietati.
              Film totalmente focalizzato sulle 2 protagoniste e sulla loro psicologia fino al punto di quasi azzerare le scenografie e di tenere sempre la telecamera su una delle 2.
              Addirittura a un certo punto l'infermiera ricorda una estate passionale e noi vediamo solo lei in questo monologo girellare per la stanza, fumare, accasciarsi mentre parla, mai uno stacco per rappresentare la scena che sta raccontando.
              Proprio perchè l'importante era il rapporto tra le 2, il loro capirsi sempre piú.
              Quindi un film intellettuale ma in fondo semplice, che passa leggero senza guizzi registici in quanto il vero guizzo era non averle, apparte all'inizio e alla metà con un montaggio spietato di sequenze ad una velocità scellerata.
              ​​​​​​1 ora e mezzo che passa veloce, tranquilla.
              Ammetto che mi ha lasciato poco, apparte la bella idea del minimalismo in sè.

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              • Guerrieri Della Notte (Walter Hill, 1979)

                Non l'avevo mai visto e che film di figata.
                Veramente iconico in tutto, dalla meccanica agli ambienti, una New York alienante e alienata, post-apocalittica senza neanche bisogno di una esplosione nucleare.
                Un film del genere funziona per forza, forte dell'idea iniziale e diretto in maniera freschissima (era tra i primi film del nostro) ma perfetta, botte da orbi in 3-4 scene da mandare in memoria.
                Ogni gang risulta iconica nella loro semplicità, e è inevitabile pensare ad ogni possibile variazione che gli puoi creare.
                Certo, stí Warriors sono proprio schiocchi a volte a farsi prendere in trappola ma certe leggerezze vengono spazzate via da tutto il resto che risplende oggi piú che mai.

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                • Originariamente inviato da Waste Allocation Lifter Visualizza il messaggio
                  Persona (Bergman, 1966)
                  Addirittura a un certo punto l'infermiera ricorda una estate passionale e noi vediamo solo lei in questo monologo girellare per la stanza, fumare, accasciarsi mentre parla, mai uno stacco per rappresentare la scena che sta raccontando.
                  se non ricordo male, Slavoj Zizek a proposito di quella scena dice che è una delle sequenze più erotiche del cinema di tutti i tempi

                  In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                  • I guerrieri della notte è un cult godibilissimo, specie le atmosfere verso la fine (m'è sempre rimasto impresso il momento in cui i superstiti ridotti male salgono sul treno e si imbattono in altri giovani "normali" di ritorno da una bella serata...un'immagine semplice ma molto efficace...anche perché questi giovani "normali" alla fine sono l'alter ego dello spettatore medio imho).

                    Imho è strano che di altre storie ispirate alla Anabasi come I guerrieri della notte non ce ne siano (che io sappia), eppure è un concept molto forte e versatile che si potrebbe adattare a varie ambientazioni.
                    Ultima modifica di Cooper96; 19 dicembre 21, 21:03.
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                    • Originariamente inviato da trabant Visualizza il messaggio
                      se non ricordo male, Slavoj Zizek a proposito di quella scena dice che è una delle sequenze più erotiche del cinema di tutti i tempi
                      Sì. Che poi in lingua originale il racconto è molto più esplicito di quanto non appaia nell'adattamento italiano

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                      • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                        I guerrieri della notte è un cult godibilissimo, specie le atmosfere verso la fine (m'è sempre rimasto impresso il momento in cui i superstiti ridotti male salgono sul treno e si imbattono in altri giovani "normali" di ritorno da una bella serata...un'immagine semplice ma molto efficace...anche perché questi giovani "normali" alla fine sono l'alter ego dello spettatore medio imho).
                        Bella e simbolica quella parte, da una parte la Manhattan bella e ricca, rappresentata da ragazzi con una tranquilla vita tutta casa, chiesa, scuola e discoteca e che vanno ogni sabato a divertirsi al The Tunnel nel quartiere Chelsea; dall'altra la New York della periferia, quella marcia, fatta di delinquenza e povertà, la New York del Bronx, del Queens o di Coney Island, dove i ragazzi (sopra)vivono nelle strade e vivono un vero e proprio inferno ogni giorno, tra guerriglie urbane e criminalità giornaliera.
                        All'epoca questa differenza tra le classi si sentiva tutta e New York per questo motivo era una giungla metropolitana con un'atmosfera unica, poi nel tempo questo distacco è diminuito, i quartieri poveri sono stati riqualificati (qualcuno pure demolito) e la delinquenza selvaggia fu quasi debellata con i sindaci conservatori.

                        Ma di quella New York violenta, cupa e marcia abbiamo testimonianza in qualsiasi film ambientato lì negli anni '70 e '80, da Taxi Driver a Maniac, da Lo Squartatore di New York a Il giustiziere della Notte, da Vigilante a L'angelo della vendetta.
                        Ultima modifica di Darkrain; 20 dicembre 21, 12:11.

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                        • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                          I guerrieri della notte è un cult godibilissimo, specie le atmosfere verso la fine (m'è sempre rimasto impresso il momento in cui i superstiti ridotti male salgono sul treno e si imbattono in altri giovani "normali" di ritorno da una bella serata...un'immagine semplice ma molto efficace...anche perché questi giovani "normali" alla fine sono l'alter ego dello spettatore medio imho).

                          Imho è strano che di altre storie ispirate alla Anabasi come I guerrieri della notte non ce ne siano (che io sappia), eppure è un concept molto forte e versatile che si potrebbe adattare a varie ambientazioni.
                          I tre the Purge sono Chiara ispirazione.

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                          • Originariamente inviato da Waste Allocation Lifter Visualizza il messaggio
                            Guerrieri Della Notte (Walter Hill, 1979)

                            Non l'avevo mai visto e che film di figata.
                            Veramente iconico in tutto, dalla meccanica agli ambienti, una New York alienante e alienata, post-apocalittica senza neanche bisogno di una esplosione nucleare.
                            Un film del genere funziona per forza, forte dell'idea iniziale e diretto in maniera freschissima (era tra i primi film del nostro) ma perfetta, botte da orbi in 3-4 scene da mandare in memoria.
                            Ogni gang risulta iconica nella loro semplicità, e è inevitabile pensare ad ogni possibile variazione che gli puoi creare.
                            Certo, stí Warriors sono proprio schiocchi a volte a farsi prendere in trappola ma certe leggerezze vengono spazzate via da tutto il resto che risplende oggi piú che mai.
                            Come al solito, se sei pratico di videogiochi, consiglio a chi è piaciuto il film anche il gioco della Rockstar dedicato al film, con un approfondimento dell'ambientazione e delle varie gang. È molto godibile.

                            Originariamente inviato da Darkrain Visualizza il messaggio

                            Bella e simbolica quella parte, da una parte la Manhattan bella e ricca, rappresentata da ragazzi con una tranquilla vita tutta casa, chiesa, scuola e discoteca e che vanno ogni sabato a divertirsi al The Tunnel nel quartiere Chelsea; dall'altra la New York della periferia, quella marcia, fatta di delinquenza e povertà, la New York del Bronx, del Queens o di Coney Island, dove i ragazzi (sopra)vivono nelle strade e vivono un vero e proprio inferno ogni giorno, tra guerriglie urbane e criminalità giornaliera-
                            All'epoca questa differenza tra le classi si sentiva tutta e New York per questo motivo era una giungla metropolitana con un'atmosfera unica, poi nel tempo questo distacco è diminuito, i quartieri poveri sono stati riqualificati (qualcuno pure demolito) e la delinquenza selvaggia fu quasi debellata con i sindaci conservatori.

                            Ma di quella New York violenta, cupa e marcia abbiamo testimonianza in qualsiasi film ambientato lì negli anni '70 e '80, da Taxi Driver a Maniac, da Lo Squartatore di New York a Il giustiziere della Notte, da Vigilante a L'angelo della vendetta.
                            Sulla questione di New York nei decenni scorsi, mi ha colpito leggere qualche giorno fa nel libro Le vie che orientano questa dichiarazione di John Waters, da un articolo del 2015: "«Be’, di sicuro non ho nostalgia di quando ti rapinavano per strada» ha dichiarato il regista John Waters al «New York Times» in un articolo sulla città negli anni settanta. [...] Sembra quasi impossibile, ma una volta a New York anche solo uscire di casa era pericoloso».

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                            • Bret Easton Ellis in Bianco fa un raffronto tra la NY degli anni ‘80 in cui ha vissuto e quella attuale, definendo quest’ultima con un termine secondo me perfetto: neutra. Le città occidentali di oggi sono del tutto prive di atmosfera, se non quella posticcia venduta ai turisti, essendo fondamentalmente neutre, senza personalità (nel bene e nel male). Forse Berlino va un po’ meglio ma siamo comunque anni luce distanti dalla città artisticamente feconda in cui andò a vivere Bowie.

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                              • One second di Zhang Yimou

                                Zhang ritorna ai temi di Lettere da uno sconosciuto, e stavolta si supera, con un'opera poetica di una bellezza e intensità struggenti, magnifico
                                Ultima modifica di trabant; 20 dicembre 21, 21:04.
                                In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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