annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

L'ultimo film che hai visto?

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • Originariamente inviato da Andrea90 Visualizza il messaggio
    Anche a me The King piaciuto molto.
    Anch'io l ho apprezzato.

    Commenta


    • Drive my car di Ryusuke Hamaguchi

      Il favorito agli Oscar (come miglior film straniero), il vincitore morale del festival di Cannes, uno dei film meglio recensiti dell'anno ... eppure è stato una grande delusione, specialmente per me che solitamente ho un ottimo feeling col cinema nipponico. Non che l'abbia trovato brutto, ma lontano anni luce dal probabile capolavoro tanto decantato. Per dire, Burning (sempre tratto da una novella di Murakami) sta proprio su un altro livello. Praticamente è un dramma cecoviano attorno all'allestimento di un'opera di Cechov. Il problema, è che il film - nella seconda parte - è uno spiegone continuo. Ogni conflitto, ogni cosa viene risolta tramite una confessione/spiegazione del personaggio in questione. La prima parte, seppur non memorabile, ha il pregio di mettere in scena un personaggio femminile misterioso, affascinante, le cui azioni e i cui comportamenti non sono del tutto chiari ed evidenti. In verità, a posteriori, posso dire che avevo capito tutto, ma il film in tal senso non lascia scampo, TI DEVE far capire tutto, tra l'altro con una buona dose (per usare un eufemismo) di simil patetismo, perché tutti i personaggi coinvolti nell'opera teatrale sono dei pezzi di pane clamorosi. Insomma, un film innocuo.
      https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

      "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

      Commenta


      • Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio

        Che sarebbero?
        Abou Leila

        Tlamess

        La formula secreta

        I am not a witch (ma questo forse lo avevo già adocchiato...)

        Commenta


        • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio
          The story of film: a new generation (M. Cousins, 2021)

          Dopo il monumentale An Odissey, Cousins prova a ragionare sul cinema contemporaneo, prendendo in considerazione la produzione più recente del nuovo millennio. Al netto delle assenze e delle mancanze che ognuno potrebbe rilevare in base alle proprie valutazioni, resta lo stile affabulatorio e fortemente coinvolgente su quanto viene raccontato e mostrato, che già aveva fatto apprezzare il lavoro precedente, e la capacità di assumere una prospettiva non esclusivamente anglo-americana ma guardando il cinema del mondo a 360 gradi (cosa che corrisponde pienamente al mio modo di essere spettatore). La vera criticità sta nel voler fare una riflessione di lungo respiro senza la necessaria distanza storica, per cui il discorso si fa nelle sue 2 ore e 40 più rapsodico, disorganico, sfilacciato - non a caso le parti migliori sono quelle in cui Cousins trova i raccordi fra il cinema del passato e quello contemporaneo - dove si possono trovare comunque alcune intuizioni illuminanti accanto a lacune ed approssimazioni inevitabili. E senza dubbio lo stop imposto dalla pandemia fa sembrare questa lunga coda di An Odissey una sorta di ponte tra ciò che è stato e ciò che inevitabilmente sarà. Cmq sono riuscito a segnarmi 3 - 4 film di cui ignoravo completamente l'esistenza, e già solo per questo assolve pienamente al suo compito.
          È già uscito su qualche piattaforma? Mesi fa ho visto An Odyssey su Raiplay e mi è piaciuto molto.

          Commenta


          • Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio
            È già uscito su qualche piattaforma? Mesi fa ho visto An Odyssey su Raiplay e mi è piaciuto molto.
            Io mi ci sono imbattuto inerpicandomi lungo i sentieri oscuri, non saprei

            Commenta


            • The Father di Florian Zeller

              Continua il mio recupero dei film più importanti dell'anno che sta appena volgendo a termine ed ancora non sono riuscito a trovare una pellicola che si stagli nettamente dalla massa. Ultima notte a Soho mi ha fatto godere per l'esibizione cristallina di tecnica da parte di Wright, a parte ciò tanti buoni film - tutti chi più chi meno sullo stesso livello medio/alto - ma nessun colpo di fulmine. The Father rientra pienamente in quest'ultima categoria. Poco da eccepire: messa in scena elegante, fotografia molto bella, interpretazioni ineccepibili, però il risultato finale non mi ha entusiasmato più di tanto. L'ennesimo film che voto 3 stelle e mezzo su 5 dell'annata, senza strapparmi i capelli.

              I fratelli De Filippo di Sergio Rubini

              Una gradita sorpresa. Nei limiti di un prodotto pensato per la televisione, Rubini azzecca tutto. La pellicola parte in sordina, con un bravissimo Giancarlo Giannini a reggere la scena (che bello rivederlo recitare seriamente!) poi ingrana sempre di più, fino ad arrivare ad un finale che - nella sua semplicità - ha saputo commuovermi. Rubini si conferma un ottimo direttore di attori, riuscendo a guidare magistralmente il trio esordiente (almeno credo) di attori in ruoli non semplici (abbiamo visto Germano, Pesce e Marinelli che hanno combinato rispettivamente interpretando Nino Manfredi, Alberto Sordi e Fabrizio De Andrè) ed indovinando anche i ruoli secondari, come Biagio Izzo nei panni di Vincenzo Scarpetta. Che dire, non c'è molto cinema in senso stretto, ma c'è tanto cuore e tanto buon gusto. Di più non credo si potesse chiedere.
              https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

              "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

              Commenta


              • Io ho recuperato Riders of Justice.

                Anders Thomas Jenesen è tra gli sceneggiatori danesi più rinomati, famoso soprattutto per le sue collaborazioni con la Bier, ma di lui regista ero rimasto a Le mele di Adamo, visto in tempi immemori.

                Questo Riders mi è piaciuto, buon esempio di incrocio tra cinema di genere, drama e commedia nera, con un bilanciamento delle tre componenti abbastanza riuscito e un parco di protagonisti simpatici e dalle dinamiche efficaci.
                Forse giusto alla fine l'azione (ben girata) prende il sopravvento e toglie un po' le castagne dal fuoco del dilemma morale.

                Ultima modifica di Sir Dan Fortesque; 31 dicembre 21, 17:05.
                Luminous beings are we, not this crude matter.

                Commenta


                • Thoroughberds di Cory Finley (2018).

                  Nonostante la media bassa e certi voti mediocri, Thoroughberds di Cory Finley (2018), escluse certe intaccature da opera prima e quel retrogusto indipendente da Sundance festival in certa scrittura calcolata nel dialoghi e talune caratterizzazioni alternative, che possono far storcere il naso di coloro non amanti di opere così, nasconde dietro la dark commedy/dramma un ritratto spietato di un'alta borghesia americana, meschina, sterile ed apatica nella sua vita di tutti i giorni impossibile da ignorare, il che fa compiacere lo spettatore della destinazione cinematografica dell'opera, rispetto alle intenzioni teatrali originarie, le cui reminiscenze si riverberano sicuramente in una struttura divisa in quattro capitoli, i dialoghi centillinati ed una certa ricercatezza letterario-simbolica propria più del palcoscenico che del grande schermo, ma Finley azzecca la bella location e soprattutto le due interpreti adolescenti disadattate; Amanda (Olivia Cooke), anaffettiva emotiva creduta da tutti mentalmente instabile, perché ha ucciso il cavallo oramai zoppo della famiglia tramite un coltello nell'iniziale scena enigmatica di apertura e la sua amica Lily (Anya Taylor Joy), ragazza di buone maniere, che nasconde dietro la sua sensibile emotività, un lato ipocrita fortemente manipolatorio-egocentrico, dettato dal proprio percepirsi al centro di tutto, secondo i propri desiderata personali, incapace di trovare l'origine dei problemi che non sia di matrice esterna alla propria persona.
                  Due caratteri opposti, ma cinismo materialista e sensibilità emozionale, riescono ad incrociarsi tra loro per via di Mark (Paul Sparks), patrigno di Lily dall'infole ricattatoria-manipolatoria, una caratteristica in comune con la figliastra, che non può non disprezzarlo, progettando così di eliminarlo su suggerimento dell'amica, la quale non provando alcuna emozione, descrive l'omicidio come un atto di assoluta naturalezza, che solo una nazione bigotta-puritana come gli USA, rigetta in modo ottuso, quando esso seppur brutale nella descrizione dell'esecuzione del cavallo, in realtà è stato un atto di umana pietà; il cavallo zoppo va abbattuto e solo chi è disposto a farsene carico, può sopportarne le conseguenze.

                  Più intelligenti della media delle coetanee, Amanda e Lily, disprezzano la società e la classe sociale d'appartenenza, ma da brave ipocrite ovviamente non vi rinunceranno mai per gli ovvi vantaggi ottenuti; i longtake di Wyleriana memoria, inquadranti le due ragazze sul divano, le immortalano in un'aleatoria fissità, prigioniere delle loro critiche estenuanti, che siano i loro genitori o un vecchio film in b/n alla TV, di cui Amanda critica il finto pianto dell'attrice, da lei giudicato come mera tecnica senza sentimento, in un cortocircuito finzione/realtà della sua malattia, ma emblema anche di una borghesia fredda e totalmente distaccata dai rapporti umani, dove pure un pasto diviene un insostenibile gioco annichilente di sguardi ed ogni dialogo tra i componenti della famiglia un fucile da cecchino pronto a far fuoco, non stupisce il disprezzo nutrito da Lily verso Mark, né che quest'ultimo svolga il suo hobby della modellistica e gli allenamenti di tennis o training di canottaggio tramite l'ausilio di macchine, oggetti con cui evidentemente ha un rapporto più umano, che con le persone stesse, il che porta Amanda ad osservare con gelido distacco emotivo lo squallore delle loro vite mediocri, per poi dover constatare infine, di come la propria esistenza risulti priva di significato poiché destinata a non essere mai lambita dalle emozioni umane, che le sono precluse nel suo calcolato tecnicismo, ma alla fine comunque Amanda si dimostra per 2 volte, ben più umana della sua amica, nonostante gli sguardi apatici della brava Olivia Cooke, mentre l'ambivalenza di Lily, ci consegna tramite Anya Taylor Joy, un personaggio ben più oscuro, sottile e stratificato nell'interpretazione rispetto alla propria partner, tramite un'aridita' empatica nei confronti del prossimo, che prende tutto, senza dare nulla, perfetta incarnazione di una borghesia che auto-fagocita sempre stessa a lungo andare, come il piano sequenza fisso nella scena-clue di durata freddamente estenuante nel proprio carico emotivo.
                  Thoroughberds, soffre di una certa incrostazione da film Sundance, con allungamenti superflui nel personaggio dello spacciatore Tim (Anton Elchin), una parentesi troppo lunga dal focus principale, ma la bravura delle interpreti e una regia che riesce a non divenire mero teatro filmato, comunque ne fatto un oggetto anti-sistema di interesse indubbio, fondendo Wyler ed Hitchcock con la freddezza chirurgica di Lathimos.
                  Ultima modifica di Sensei; 02 gennaio 22, 14:27.

                  Commenta


                  • Suppongo che citi Hithc di " Nodo alla gola" . Invece il Peter Jackson di " Creature del cielo" c' azzecca qualcosa?
                    Questo è un film uscito in Italia (no)?
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                    Commenta


                    • Recuperato anch'io The Father.

                      Buon esordio appartenente al sottofilone dei labirinti della mente malata.
                      Oltre a una regia calibrata, può soprattutto contare su un'intepretazione mastodontica di Hopkins, in bilico tra tragedia e commedia, e un'ottima sceneggiatura teatrale (adattata dallo stesso autore originale che, a quanto leggo, è uno dei nomi più caldi del momento) che però ben si sposa con le specifiche del mezzo filmico (gli ingarbugliamenti temporali rispecchiati dall'immediato e divertente leit motiv dell'orologio perduto).

                      Luminous beings are we, not this crude matter.

                      Commenta


                      • Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio
                        Suppongo che citi Hithc di " Nodo alla gola" . Invece il Peter Jackson di " Creature del cielo" c' azzecca qualcosa?
                        Questo è un film uscito in Italia (no)?
                        Si, oltre a Nodo alla Gola anche Delitto Perfetto. Ma c'ho visto tanto Wyler pure.
                        Creature nel cielo mi manca.
                        Si è uscito in Italia, comunque lo trovi su Netflix.

                        Su Taylor Joy nulla da dire, insieme a Pugh, Ronan e McKenzie è tra i 4 migliori talenti del cinema anglo-americano.
                        Molto brava Olivia Cooke, che già mi piacque in Ready Player One.

                        Commenta


                        • Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio
                          Recuperato anch'io The Father.

                          Buon esordio appartenente al sottofilone dei labirinti della mente malata.
                          Oltre a una regia calibrata, può soprattutto contare su un'intepretazione mastodontica di Hopkins, in bilico tra tragedia e commedia, e un'ottima sceneggiatura teatrale (adattata dallo stesso autore originale che, a quanto leggo, è uno dei nomi più caldi del momento) che però ben si sposa con le specifiche del mezzo filmico (gli ingarbugliamenti temporali rispecchiati dall'immediato e divertente leit motiv dell'orologio perduto).

                          Concordo ed aggiungo che tra gli aspetti degni di nota c'è anche un ottimo montaggio, intelligente e funzionale al tipo di racconto e alle dinamiche e modalità con cui esso viene messo in atto. L'oscar al montaggio lo avrebbe meritato più questo film che Sound of metal (altro ottimo film) a mio parere, che è molto più incentrato sull'utilizzo del sonoro.
                          In ogni caso, il modo con cui viene rappresentata e raccontata la malattia è stato esemplare, credo che chiunque abbia avuto a che fare con persone care affette da Alzheimer possa aver riscontrato quanta triste e dolorosa verità ci sia nel film di Zeller, a me personalmente il film ha toccato molto e mi è rimasto dentro come pochi altri in tempi recenti.
                          I will not say "Do not weep", for not all tears are an evil.

                          Commenta


                          • Originariamente inviato da Gandalf Visualizza il messaggio
                            Concordo ed aggiungo che tra gli aspetti degni di nota c'è anche un ottimo montaggio, intelligente e funzionale al tipo di racconto e alle dinamiche e modalità con cui esso viene messo in atto. L'oscar al montaggio lo avrebbe meritato più questo film che Sound of metal (altro ottimo film) a mio parere, che è molto più incentrato sull'utilizzo del sonoro.
                            In ogni caso, il modo con cui viene rappresentata e raccontata la malattia è stato esemplare, credo che chiunque abbia avuto a che fare con persone care affette da Alzheimer possa aver riscontrato quanta triste e dolorosa verità ci sia nel film di Zeller, a me personalmente il film ha toccato molto e mi è rimasto dentro come pochi altri in tempi recenti.
                            Sì, infatti il montaggio rientra nel discorso "temporale" che rende lo script molto cinematografico nonostante l'origine teatrale.
                            L'impostazione è tale che funziona bene come dramma con tinte di commedia, ma, dal punto di vista del personaggio di Hopkins, ha anche il piglio del mystery/thriller.

                            L'unica cosa che hanno lasciato fuori sono gli inconvenienti fisiologici della malattia, anche se non ne ho sentito la mancanza in favore dell'approccio più mentale.
                            Luminous beings are we, not this crude matter.

                            Commenta


                            • The Last Duel di Ridley Scott

                              Per me è un film completamente sbagliato. Scott è un maestro nella messa in scena, di film in costume in particolare, e questo è l'unico pregio della pellicola. Per il resto, è un film a tesi, ridondante, con una struttura in tre capitoli completamente inutile. I matrimoni "senza amore" si sono fatti fino alla metà del 900 con una certa regolarità, mi dovrei indignare perché Marguerite - nel Medioevo - faceva la mantenuta benestante senza essere realmente amata dal marito? Annamo bene! Ma a parte ciò, nel film c'è un personaggio che ha chiaramente torto sin dal primo capitolo, non c'è nessuna ambiguità che possa supportare l'impianto alla Rashomon.

                              Qui rido io di Mario Martone

                              One man show di Servillo, in un film - come al solito - scritto e diretto con serietà e mano ferma da Martone. Più o meno quello che mi aspettavo.
                              https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                              "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

                              Commenta


                              • Gidan 89 aspettiamo tutti la tua recensione di Diabolik, smettila di perdere tempo con questi recuperi.

                                Commenta

                                In esecuzione...
                                X