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  • Mr. & Mrs. Smith di Doug Liman

    Storia di due superspie (Brad e la Jolie) che sono sposate, senza sapere che l'altro fa la superspia.
    Il concept alla base è troppo esile: all'ennesimo tira e molla ti-voglio-ammazzare-ma-non-proprio + battutina che fa leva sul fatto che sono coniugi anche basta. La confezione è media e le scene d'azione scialbe.
    Arriva alla sufficienza solo perché la chimica fra Brad e la Jolie è elettrica e scoppiettante.



    Jumper di Doug Liman

    Nel suo essere B-movie estremamente B-movie a me è piaciuto...l'effetto del "teletrasporto" dà quel quid alle scene d'azione che le rende interessanti da seguire. Poi, sarà che mi faccio sedurre facilmente, il continuo cambio di location esotiche gli da una certa freschezza.
    A me ha divertito, certo bisogna approcciarlo consapevoli
    Ultima modifica di Cooper96; 04 gennaio 22, 23:05.
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    • Solo Dio Perdona (2013) di Nicolas Winding Refn.

      Ho provato a rivederlo, visto che dura poco e mi ricordo che aveva delle cose interessanti dentro ma non mi aveva convinto, forse ho sbagliato a vederlo a mezza notte ma lasciamo stare asd, detto questo il film è ben fatto dal punto di vista estetico e tecnico, movimenti di macchina pochi ma precisi e un film che si basa su sguardi, silenzi e parla di una storia di vendetta collegata al rapporto madre-figlio.

      I difetti del film sono principalmente nel ritmo un po’ lento a tratti e nel fatto che la trama è un po’ troppo ermetica e surrealistica. Capisco, il fatto di aver voluto parlare con lo spettatore attraverso le immagini ma alcune cose tipo il Karaoke o le mani sono un po’ difficili da interpretare.

      Il poliziotto e la madre ci stanno, la colonna sonora cupa rende bene nel film, la regia, fotografia e scenografia sono il punto di forza del film, con una bella costruzione del quadro e del immagine soprattutto visto che dopo aver optato per una composizione a quadrante in Drive, qui ritorna in modo simmetrico alla regola dei terzi.

      Non so se mi è piaciuto, o se l’ho trovato noioso. Una cosa è sicura; non è un brutto film ed è superiore a Fear X e Valhalla Rising (che non rivedrei mai e non sono ne carne ne pesce).

      Questa seconda parte di carriera di Refn la vedo più ambiziosa ma anche meno costante della prima parte di carriera dove faceva cinema di genere. Ho apprezzato neon demon e drive molto, Bronson è buono mentre questo e Valhalla sono più sul 6 come voto.

      Mi sembra esagerato chi pensa che sia un film da 8/9 ma anche chi pensa che sia brutto, secondo me è un film da 6/7 sulla qualità, con tanti pregi ma anche difetti, so solo che io da Refn mi aspetto sempre buoni o ottimi film visto che nel passato ha dimostrato di essere capace di realizzarli e quando il film non lo becca, dispiace visto che a me il suo stile piace.
      Ultima modifica di Lightway; 07 gennaio 22, 13:29.

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      • The New Mutants di Josh Boone (2020).

        "The New Mutants, che di new non ha un cazzo e di mutants ce ne erano già abbastanza negli altri film degli X-Men" (Federico Frusciante).

        Frusciante con il suo solito stile esagerato quanto volete, ha riassunto in pratica il corretto giudizio sul film; visto da me solo perchè stava scadendo l'abbonamento su Nowtv e siccome non ne potevo di roba più profonda dopo sta quarantena che dura da una settimana, ho deciso di visionarmelo, tanto dura solo 90' minuti, ma è come se fosse durato il doppio in certi punti.
        Fino a qualche anno fa, ero un appassionato di fumetti, specie manga giapponesi e roba sparsa francese ed italiana, in ambito americano commerciale l'unica serie di supereroi che leggevo e di cui ho praticamente tutto lo scibile indispensabile, sono gli X-Men, che vuoi per la coralità della formazione del gruppo, vuoi per i tanti personaggi tra cui troverai sicuramente qualcuno che ti piacerà, vuoi per un certo messaggio politico di tolleranza, rispetto della diversità ed anti-razzismo, hanno contribuito a formare in parte la mia persona in un certo modo; questo è soprattutto merito di Chris Claremont, che a metà anni 70' rilanciò la testata, portandola da essere quella sfigata di casa Marvel, causa chiusura dopo 60 e passa numeri negli anni 60', a quella più venduta di tutte, il che portò negli anni 80' ad una proliferazione di sotto-testate nate per sfruttarne il successo, tra cui questi New Mutants, con protagonisti adolescenti, le cui storie erano in effetti più leggere e per educande, però anche se scritte controvoglia (ma professionalmente) da un Claremont che era contrario alla messa in commercio di tali sotto-etichette, comunque ha regalato belle saghe, tra cui la celebre dedicata al demone orso disegnata divinamente da Bill Sienkiewicz. La Fox evidentemente avrebbe voluto ampliare il franchising degli X-Men, con questo New Mutants affidato alla regia di Josh Boone (quello di Colpa delle Stelle e già qua...), pescando tra i volti attoriali giovani, alcuni dei quali con già un bel curriculum alle spalle, come Masie Williams (Trono di Spade) nei panni Rahne Sinclair e Anya Taylor Joy (The Witch e Split) nel ruolo di Ilenya Rasputin, anche se a conti fatti la protagonista si riveli Blu Hunt, nei panni dell'indiana Daniele Moonstar, a cui si aggiungono gli altri due coetanei Roberto Da Costa (Henry Zaga) e Samuel Gunthrie, impersonato da Charlie Heaton, da me poco sopportato nella sopravvalutata serie tv Stranger Things.
        5 adolescenti in una struttura a metà tra manicomio, riformatorio, casa di cura e prigione, gestita dalla dottoressa Cecilia Reyes (Alice Braga), che dal titolo dovrebbe solamente occuparsi della parte terapeutica, in realtà praticamente si occupa di tutto, visto che è l'unica adulta in tutto il film, messa a gestire cinque psicolabili con numerosi traumi passati, tutta da sola, senza personale di sicurezza, sanitario o igienico; avranno voluto fare una roba intimista ed "alternativa" secondo qualcuno, ma in realtà pare una poverata da plot serie TV, con enormi falle di credibilità fin da subito, visto che vorrebbe porsi come spin-off dei noti X-Men con toni differenti, ma in realtà quello che la dottoressa promette, è farli passare dalla scuola degli sfigati a quella dei fighi gestita da Xavier, se rispondono bene alle terapie.

        Il film è tutto telefonato da 1000 telefonini ad uno, dove tutti sappiamo che la dottoressa si rivelerà un'infame di natura (in realtà ci sono arrivati anche i nostri a metà film, ma poi non fanno na mazza di niente per tanto tempo), che questa casa di cura quindi non è una casa di cura e soprattutto che questi adolescenti sono tutti costruiti con tanto di stereotipi al chilo, per soddisfare le quote di pubblico specifiche con i loro problemi enunciati e mostrati in modo iper-didascalico; la nostra protagonista deve scoprire il suo potere ed è confusa, Roberto di famiglia ricca ha affumicato accidentalmente la propria ragazza e si occupa della cucina (i ragazzi di oggi sono dietro ai fornelli, le donne menano... di merda), Samuel ha causato un incidente in miniera, le due ragazzine a cui la sceneggiatura o il film ha voluto dedicare mezzo attimo in più di peso per via forse del curriculum delle due attrici interpreti, sono una roba artefatta da Sundance festival; Rahne è il personaggio ligio alle regole imposte dal sistema che rispetto tutto ciò che ha indicato la dottoressa cercando di rigare diritto, complice anche la sua fede cristiana che pare interessante come caratterizzazione nonostante la sua sessualità sia all'opposto di quella voluta dalla religione, il che la rende protagonista dell'unico momenti vagamente guardabile e forse sincero dell'intera pellicola in mezzo al mare di niente, ed infine arriviamo a lei Ilenya Rasputin, il personaggio alternativo (a parole) del gruppo elogiato da tutte le recensioni del film (pure quelle iper-negative), in effetti come impostazione visiva ci sta benissimo e rispecchia alla grande esteticamente la controparte cartacea, peccato che qui venga conciata come un'adolescente in crisi nella sua fase metallara, che se ne sbatte di tutte le regole, tanto che pare anche abbia capito che tutto sia una bufala, senza però non fare una mazza (manco l'orgoglio di essere anti-sistema alla fine), se non atteggiarsi con una mezza parlata con accento russo quando le viene voglia di farlo ad Anya Taylor Joy, rivolgendo epiteti razzisti da scuole delle elementari a Moonstar (un tradimento totale dell'ideologia posta alla base del fumetto), arrivando quindi a propinarci l'ennesimo suo ritratto di ragazza pseudo dark dall'indole maledetta, ma alla fine buona come la pasta di pane, combattendo al fianco di un gruppo di cui letteralmente fino al frame precedente ne schifava la metà dei componenti

        The New Mutants soffre in tutto una lavorazione protrattasi per 3 anni e le beghe societarie post-fusione con la Disney, che alla fine hanno portato le alte sfere produttive a non sapersene più cosa fare, poichè questi ultimi hanno già il loro universo supereroistico avviato, quindi hanno abbandonato tale progetto a sè stesso, che era stato descritto come un cinecomics alternativo di stampo orrorifico, dove tale componente è così all'acqua di rose da risultare annichilita, oltre che mutilata dai tagli scriteriati, che hanno eliminato oltre 30 minuti di film, a farne le spese maggiori credo siano i due personaggi maschili totalmente impalpabili e quello di Ilenya Rasputin, alla quale mancheranno sicuramente 2-3 sequenze importanti finite nei magazzini della fu Fox, tanto che i suoi flashback-visioni sono buttati lì alla peggio.
        Ma montaggio a parte, vi sono degli enormi problemi narrativi e di logica, cominciando dalla già citata presenza nella struttura solo della dottoressa, ma anche di come metà gruppo, nonostante abbia capito che tutto risulti una bugia, decida di non fare nulla, salvo lamentarsi poi di quanto tale posto sia opprimente e brutto, quando avrebbero potuto :

        - Allearsi tutti ed accoppare la dottoressa in 2 secondi eliminando così la barriera intorno all'edificio (ci arrivano a 3/4 di film).
        - I due ragazzi con una scusa mostrano la fava alla dottoressa, questa si distrae e Ilenya da dietro esce dal limbo e la secca con il suo spadone (piano elaborato dal sottoscritto in 15 secondi durante la visione del film, senza manco aver bisogno delle altre due).
        - Drogano la dottoressa con una bevanda preparata da loro visto che controllano la cucina e poi l'accoppano (lo fanno in realtà nel film, ma una volta drogata invece di eliminarla, passano il tempo a fare coglionate e cazzeggiare... allora belli miei rappresentate appieno i giovani d'oggi di cui tanto i vecchi di merda si lamentano).

        Ma le domande nell'arco di 90 minuti si sprecano (Ilenya potrebbe fuggire dall'isolamento e persino dall'edificio con il suo teletrasporto-limbo, ma non si capisce perchè non lo faccia, nonostante le faccia schifo il posto, l'importante è lamentarsi sempre allora?), non si capisce come inizi il film, nè quando finisca il primo atto e in cosa consista il secondo, giungendo ad un finale d'azione mediocre, che pare una copia lavoro su cui avrebbero dovuto effettuare ulteriori riprese aggiuntive, infarcito di mazzate in brutta CGI e dialoghi orribili, per me vince l'orso Yogi pronunciato da Ilenya, sono andato a farmi una cagata liberatoria dopo quello.
        Un brutto film che è uscito a questo punto solo perchè è costato un bel pò e quindi due soldi andavano recuperati, ma spreca il potenziale promesso in un teen (pseudo) horror uscito di peso dagli anni 80', scene scult (i doppi sensi in piscina paiono usciti da un cinepanettone nostrano), dialoghi merdosi, regia da plot serie tv e attori di talento e non, usati male e che recitano peggio. Mi spiace averne dovuto parlare, ma vedo da tante parti che sta merda pure da siti seri come ondacinema o everyeye piglia il 6, evidentemente tutti si sono rincretiniti.
        Ultima modifica di Sensei; 07 gennaio 22, 14:11.

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        • Tre piani di Nanni Moretti

          Una mattonata. Una mattonata che con 30 minuti in meno sarebbe potuta essere tutto sommato indolore, e invece ...
          Io non critico la "svolta" drammatica e cupa di Moretti, ma serviva qualcosa in più, una regia innanzitutto. Saper fare un film dalla regia asciutta, minimalista, non è poi una cosa semplice; Moretti non è né Haneke né Bresson ma neanche Dumont e la sua messinscena, più che sobria e rigorosa, flirta pericolosamente col televisivo. L'assenza di uno sguardo poi non è supportata neanche dagli attori, quasi tutti sotto le loro possibilità, con lo stesso Moretti e Sperduti (che sarà Dante con Pupi Avati, aiuto!) a distinguersi negativamente. La sceneggiatura funziona fino ad un certo punto, poi - per me - non riesce a chiudere bene nessuna delle storie che racconta, perdendosi. Peccato per quel corvo di poeniana memoria, l'unica cosa veramente riuscita del film anche se non valorizzata fino in fondo.
          https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

          "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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          • Vorrei capire...Ma ai Festival, alle proiezioni riservate e "qualificate" per addetti ai lavori della comunicazione, quando poi leggi che ci sono stati "quindici-minuti-di-applausi", coloro che si spellano appunto le mani sono professionisti del settore od è una "claque" piazzata lì a mo' di pubblico di "Amici" di Maria De Filippi, per stare nel televisivo, per influenzare la critica e comunque per far parlare di sé ?

            Se a far bollire una teiera servono servono 5min. e 40sec. , una scena cinematografica inerente che dura 5min e 40sec. sarà ritenuta "rigorosa" (?) ma tuttavia non "Autoriale" poiché tele-comanda essa stessa (la teiera...) la durata della scena e non il regista? Se (la scena) dura 20sec. invece (un tempo irrealistico a far bollire il thè) sarà sì un cut registico ma pecca di rigore e di sguardo? Facciamo che da 4min. e 10sec. fino a 5min . e 39sec. è Arte Cinematografica ,e non se ne parli più?
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
              Tre piani di Nanni Moretti

              Una mattonata. Una mattonata che con 30 minuti in meno sarebbe potuta essere tutto sommato indolore, e invece ...
              Io non critico la "svolta" drammatica e cupa di Moretti, ma serviva qualcosa in più, una regia innanzitutto. Saper fare un film dalla regia asciutta, minimalista, non è poi una cosa semplice; Moretti non è né Haneke né Bresson ma neanche Dumont e la sua messinscena, più che sobria e rigorosa, flirta pericolosamente col televisivo. L'assenza di uno sguardo poi non è supportata neanche dagli attori, quasi tutti sotto le loro possibilità, con lo stesso Moretti e Sperduti (che sarà Dante con Pupi Avati, aiuto!) a distinguersi negativamente. La sceneggiatura funziona fino ad un certo punto, poi - per me - non riesce a chiudere bene nessuna delle storie che racconta, perdendosi. Peccato per quel corvo di poeniana memoria, l'unica cosa veramente riuscita del film anche se non valorizzata fino in fondo.
              Sarebbe dovuto finire con la telefonata di Moretti che registra la segreteria telefonica.
              Moretti il più imbarazzante di tutti, impostato e stra-rigido, recita veramente di merda e nello scontro con il figlio in sala a momenti si rideva in sala.

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              • Dunque facendo una fiction, tipo "L'Amica geniale" , mi prendi due attrici debuttanti e quello che "esce" in più di una "recitazione di m." è grasso che cola; mentre Moretti non può accampare scusanti da attore principiante e finisce per sputtanarsi anche come regista. Ho inteso?

                D'altro canto se una recita in pienaconsapevolezza deiu suoi mezzi ed appare efficace , non ci dovrebbe essere bisogno di individuare "dietro" una particolare mano registica, già di sua "sobria" e "minimale".
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • Alcune visioni dell'ultimo mese

                  Meek's Cutoff, Kelly Reichardt (2010) - Ottimo western su un gruppo di carovanieri che decide di attraversare il deserto per cercare fortuna nella West Coast. Rispetto ai classici del genere, qui a dominare la scena non c'è il conflitto tra americani e indiani, ma la paura di morire di sete una volta trovatisi in una valle senz'acqua. Tensioni interne che crescono sempre più e il pregiudizio verso il diverso come valvola di sfogo quando le cose si mettono male. A memoria, uno dei migliori western che io ricordi, così antico e così moderno.

                  La casa in fondo al lago, Alexandre Bustillo e Julien Maury (2021) - Apprezzo l'idea dell'horror subacqueo in una casa stregata, meno il protagonista che funge da motore per il lavoro teorico sul genere. La prima metà è piatta e si lascia seguire solo per la suggestione delle immagini sott'acqua, un mockumentary che si presenta molto ordinato grazie all'espediente delle riprese del drone e dei corpi che fluttuano e non camminano. Mi è piaciuto però il finale, teso, claustrofobico, beffardo.

                  Don't Look Up, Adam McKay (2021) - Ho l'impressione che a volte il film sfugga di mano al regista e diventi troppo demenziale, ma nel complesso l'ho trovato buono. Forse avrei tolto un po' di spazio alle tendenze su internet e rivolto il focus sulle fake news, e penso che il film, vista la minaccia globale, sia troppo "americacentrico", ma le storie dei due astronomi sono divertenti e tutto il finale è riuscito sia sul piano comico sia quello tragico.

                  The Last Duel, Ridley Scott (2021) - La verità su cui viene posto l'accento è quella di Marguerite, eppure le tre storie mostrano fatti che non si contraddicono tra loro (unico appunto, avrei fatto a meno di mostrare Le Gris che salva Carrouges uccidendo un nemico sopra di lui; bastava già la scena precedente ad evidenziare il relativismo della loro verità). Quindi, perché questa necessità di sottolineare questa verità? Perché lei è l'unica ad averla vissuta. Carrouges in fin dei conti è un ingenuo che pensa che la moglie lo ami quando non è così, pensa che Le Gris gli deva la vita quando non è così e si sente un uomo importante quando i nobili lo vedono in tutt'altro modo; Le Gris ha uno sguardo molto più lucido sulla realtà, ma la manipola per i suoi comodi e non si fa problemi a mentire; ecco quindi che la verità diventa qualcosa di difficile da raggiungere, dalle premesse - vale la pena rischiare la pelle per far valere la propria voce? - alle conclusioni, esito di una partita tra soldati/avvocati che rischia di divergere dal cuore della questione. Probabilmente, l'unica verità è che alla fine di tutto spetta a Dio giudicarci.

                  In breve, gli ultimi 007 visti

                  Bersaglio mobile, John Glen (1985) - Continuo a trovarlo eccezionale, stabile in top 10 della saga. Max Zorin è un grande cattivo, May Day ha una presenza scenica non indifferente, all'ironia di Moore viene affiancata una violenza più marcata che non fa male (a chi guarda). Una goduria anche visivamente, con delle location nobili che sostituiscono quelle istrioniche del precedente.

                  Octopussy - Operazione piovra, John Glen (1983) - Eccezionale, ma un po' meno del suo successore. Un film spassoso, da ricordare anche per il piacevole ritorno di una vecchia Bond girl.

                  Solo per i tuoi occhi, John Glen (1981) - Poca cosa, un Bond generico che non eccelle in nulla. Dopo quest'ultimo recupero, uno dei peggiori della saga.

                  Moonraker - Operazione spazio, Lewis Gilbert (1979) - Quelle battaglie spaziali a suon di raggi laser non si possono vedere, ma fino a quel momento si vola alto, anche perché il film gioca sulla formula vincente collaudata due anni prima. Rispetto al precedente, si fa notare per un cattivo più convincente. La Bond girl una delle migliori.

                  La spia che mi amava, Lewis Gilbert (1977) - Il più bel Bond di Moore. Location esotiche, grandi scene d'azione, ironia ben dosata, l'introduzione di un personaggio iconico come Squalo e una Bond girl rivale con un nome in codice che è tutto un programma che non può che cedere al fascino del nostro agente segreto.

                  L'uomo dalla pistola d'oro, Guy Hamilton (1974) - Non del tutto riuscito, ma tutto ciò che ruota intorno a Francisco Scaramanga è oro che cola.

                  Vivi e lascia morire, Guy Hamilton (1973) - Troppo b-movie, l'ho sempre trovato il più debole, ma va detto che ha delle sequenze memorabili.

                  Una cascata di diamanti, Guy Hamilton (1971) - Com'è l'addio di Connery? Come quello di Moore, come quello di Craig. Plenty, il combattimento in ascensore, il casinò di Willard Whyte, i due sicari, Tiffany, il rover lunare, un inseguimento a Las Vegas che sconfina nel possimpibile. Fantastico!

                  Al servizio segreto di Sua Maestà, Peter Hunt (1969) - Ha un'ottima trama e degli inseguimenti da togliere il fiato, ma l'interprete è così così e i corpo a corpo sono per distacco i peggiori della saga, montati malissimo. Poco conosciuto, ma abbastanza sopravvalutato. C'è di peggio, ma c'è anche di meglio.

                  Si vive solo due volte, Lewis Gilbert (1967) - E il primo addio di Connery com'è? Non dico come quelli di Dalton e Brosnan, ma non è tutto rose e fiori. La SPECTRE inizia a vedersi bene, ma dopo l'assassinio di Aki il film cala e perde colpi, con dei preparativi poco sensati e la puerile scuola di combattimento di Tigre.

                  Thunderball - Operazione tuono, Terence Young (1965) - L'unico Bond scritto da Fleming appositamente per il Cinema sembra concepito apposta per stupire, tra battaglie subacquee, fughe in jetpack e a carnevale. Emilio Largo non me lo ricordavo così poco sveglio, molto più astuta la sua "volpe".

                  Missione Goldfinger, Guy Hamilton (1964) - Bond che diventa un'icona pop. Un film spaccone, ma con stile.

                  A 007, dalla Russia con amore, Terence Young (1963) - Il film più spionistico della saga, nonché il più bello. La scena in treno la mia preferita.

                  Licenza di uccidere, Terence Young (1962) - La più bella Bond girl, Sylvia Trench, il più bel cattivo, Julius No, e delle location così potenti da venir citate 24 film dopo per chiudere il cerchio.
                  'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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                  • ho recuperato capone con tom hardy, film stroncato dalla critica e invece a me è discretamente piaciuto, capone è vecchio e rincoglionito, si piscia e caga nei pantaloni, hardy gigioneggia in totale libertà

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                    • Jojo Rabbit di Taika Waititi (2019).

                      Taika Waititi, il regista salito alla ribalta internazionale grazie al tanto decantato, ma a conti fatti orribile per chi ha più di 3 neuroni funzionanti, Thor : Natale ad Asgard (2017), grazie al suo umorismo sguaiato e battute da quarta elementare, in cui era riusicto a fare presa sulla critica ed ottenere il consenso del pubblico, così decide di elevare le proprie ambizioni artistiche ulteriormente tramite Jojo Rabbit (2019), nell'intento di entrare alla notte degli oscar con molte nomination (cosa riuscitagli), ma a conti fatti con un prodotto che durante la sua durata cozza costantemente tra varie anime non sempre legate tra di loro, ma d'altronde già la fotografia di inizio riprese dove mostrava il cineasta travestito da Hitler fare il dito medio al manifesto con l'immagine del dittatore, un atto così da ardito ribelle finto-anticonformista, che in realtà aveva fatto provare a tanti una simpatica pena per il dittatore nazista nonostante i milioni di morti da lui cagionati, tanto da chiedersi in effetti dei lumi sull'effettiva bontà di un'opera che con tali premesse già sembrava cominciare male.
                      Tratto liberamente dal libro Cielo in gabbia, il regista neozelandese narra la vicenda del piccolo Johannes Betzler (Roman Griffin Davis), un bambino di 10 anni, figlio di Rosie (Scarlett Johansonn), che lo cresce in assenza del padre cercando di de-ideologizzarlo dalla propaganda nazista, ma il piccolo Jojo, è un fiero sostenitore dell'ideologia ariana e delle idee del fuher, tanto da averlo come vero e proprio amico immaginario, che costantemente gli fornisce consigli su come attuare le sue direttive sull'essere un bravo nazista e fare bella figura al suo ingresso nella gioventù hitleriana, ma un incidente con una molotov, gli cagiona problemi alla gamba e gli lascia in parte il viso colmo di cicatrici. Per Jojo è la fine dei sogni di gloria, nonchè la speranza di venire arruolato nell'esercito di Hitler per via dei postumi delle ferite, uno smacco per chi crede nella totale perfezione ariana, ma il ritrovamento nella soffitta di Elsa Korr (Thomasin Mckenzie), ragazza ebrea di 17 anni (ottima la sua presentazione quasi horror), amica della sua defunta sorella di Jojo, Inge morta di malattia, potrebbe essere l'occasione perfetta per riscattarsi ed entrare nelle grazie del regime, se non fosse per il ricatto messo in piedi da Elsa, che gli impedisce di poter fare qualsiasi mossa, pena il mettere di mezzo anche la madre Rosie, che finirebbe impiccata per tradimento verso il regime.
                      Satira farsesca, racconto di formazione, melodramma, commedia drammatica o favola pedagogica? Questo Jojo Rabbit è tante anime insieme, non sempre unite bene tra loro, a causa dell'indecisione di Waititi su quale strada voler intraprendere, perchè ne esce visivamente troppo dolce, dalla confezione caramellosa, dove "il crepuscolo degli dei" della Germania nazista ben poco si nota nelle scenografie fin troppo perfettine, complice in tale giudizio anche il fatto che la figura di Hitler al cinema è stata sviscerata a fondo negli ultimi 70 anni, con tanto di paragoni illustri sin dai tempi in cui il dittatore tedesco era in vita, partendo dal sempre mai troppo citato Grande Dittatore di Charlie Chaplin (1941), fino all'ugualmente noto Vogliamo Vivere di Ernst Lubitsch (1943), i quali però da veri grandi maestri di cinema, univano la commedia ad una rappresentazione si caricaturale del dittatore, senza mai farne venire la titanica crudeltà.

                      Si parte con una canzone dei Beatles che accompagna le immagini di propaganda del regime, nonostante possa impostare il tutto sulla burletta, in realtà riesce a trasmettere l'idea di cosa fosse per il popolo e soprattutto i giovani tedeschi la figura di Hitler, un'icona pop che tutti sognerebbero incontrare almeno una volta nella vita; ma il problema di Jojo Rabbit risiede proprio nell'Hitler messo in scena da Taika Waititi, un Maori fuori forma, che gioca a fare il crudele dittatore tedesco, in un atto di egocentrismo bestiale di chi vuole mettersi in ogni momento possibile in mostra, finendo però con lo stonare di brutto ad ogni apparizione, risultando così ricolo (in senso negativo), buffonesco, gratuito quanto poi recitato e scritto male, in pratica se lui non ci fosse, sarebbe stato già un'opera migliore, visto che poi allo spettatore verrebbe da chiedersi perchè il piccolo Jojo, pur nella fantasia di un bambino di 10 anni, debba immaginarselo così, poichè tra discorsi radio ed immagini, avrebbe dovuto concepirlo si come una sorta di figura paterna distorta, ma anche come una personalità dall'umorismo nerissimo, che non celava per la propria folle natura, caratteristica qui totalmente assente e che invece nelle versioni citate in precedenza, non veniva mai meno.
                      Ciccato Hitler, dei problemi sorgono sull'amalgama spesso problematico tra commedia e drammatico, dove spesso le due componenti scorrono secondo compartimenti a tenuta stagna, dove il potenziale di tante scene sulla carta, come nel finale con l'invasione anglo-russa nella città di Jojo (i russi rappresentati sempre come bestie, inaccettabile), viene per la gran parte depotenziato nella sua caduta degli incubi dell'ideologia, con delle discrasie di tono nette quanto imperfette, che incredibilmente vengono meno non tanto con Scarlett Johansonn, personaggio decorativo dalle battute poco ispirate e troppo istrionico (candidatura come non protagonista regalata), nonostante abbia un paio di scene registicamente riuscite grazie ai dettagli delle scarpe, ma grazie al grande Sam Rockwell, nazista disilluso, dall'aria trasandata con un occhio di vetro e dalle probabili tendenze omosessuali e poi grazie alla giovanissima Thomasin Mckenzie, capace tramite la sua recitazione, di far cambiare tono con naturalezza ben più dello stesso regista che dovrebbe avere invece il controllo della messa in scena (fa specie che Waititi debba appoggiare il suo film sulle spalle di un'attrice così giovane), costruendo un interessante rapporto di "dominato" contro il piccolo Jojo, da lei bullizzato e perculato per la sua stupide credenze sugli ebrei, rigettandogli in faccia tutte le stronzate inculcatagli dalla propaganda nazista (in questo senso non ha senso parlare di presa in giro dell'olocausto addirittura, semplicemente la ragazza si mette al suo livello e gli rimanda indietro tutte gli stereotipi in cui il bambino crede), passando con estrema nonchalance dall'ironia tagliente ("Ti avevo chiesto di disegnare dove vivono gli ebrei, questo è solo uno stupido disegno della mia testa", "E' li che viviamo", un concetto complesso spiegato in modo semplice), a battute cazzute ma efficaci da quasi eroina d'azione quando sbatte Jojo sul letto ("La razza più forte eh!") con tanto di discorso delirante in precedenza dai toni quasi sionisti su come il popolo ebraico essendo eletto da Dio sia quello superiore rispetto a chi segue uno scemo con i baffetti, il che dona al suo personaggio quel tocco di energia allontanandola dal ruolo di vittima, che potrebbe esserle attribuito magari in scene più melodrammatiche, come quella della falsa lettera del suo ragazzo.
                      Mckenzie ricorda in effetti un pò Jodie Foster da giovane, se la ragazza prosegue così con tale recitazione anti-sistema (in tal senso le fa onore aver rifiutato quella cagata di Top Gun 2), potrà solo crescere ancora di più e verrà il giorno in cui potremmo metterla tranquillamente tra le più grandi di sempre.
                      Una pellicola pedagogica, utile maggiormente ad un pubblico di minori che potrà tranne insegnamento, nonostante le numerose cadute di tono, sprechi ed un finale abbastanza imbarazzante sulle note di Heroes di David Bowie, ma alla fine comunque si è portato a casa l'oscar per la miglior sceneggiatura non originale, che dire... academy certifica, buon per Waititi.
                      Ultima modifica di Sensei; 09 gennaio 22, 21:37.

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                      • Per me il finale con il balletto è molto bello. Idem quello al cimitero nel più recente Estate '85 di Ozon

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                        • Originariamente inviato da Prof. Laurana Visualizza il messaggio
                          Per me il finale con il balletto è molto bello. Idem quello al cimitero nel più recente Estate '85 di Ozon
                          Oddio quello di Estate 85. Tutto il film a far credere che il biondino doveva affrontare un provesso per avesse fatto chissà che, poi aveva solo ballato i The Cure su una tomba

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                          • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                            (in tal senso le fa onore aver rifiutato quella cagata di Top Gun 2)
                            Ah l'hai già visto? Buon per te!
                            "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione...E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser...E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia... E' tempo di morire"

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                            • Originariamente inviato da Prof. Laurana Visualizza il messaggio
                              Per me il finale con il balletto è molto bello. Idem quello al cimitero nel più recente Estate '85 di Ozon
                              Ci poteva anche stare, ma non fatto così buttato letteralmente lì giusto perchè era stato citato, poi vedi sti due fare delle mossette di danza abbastanza imbarazzanti a dire il vero.

                              Originariamente inviato da Pancho84 Visualizza il messaggio

                              Ah l'hai già visto? Buon per te!
                              Dici che è un capolavoro annunciato? Perchè il primo in effetti era già questo filmone indimenticabile, figuriamoci questo sequel fuori tempo massimo di decenni.

                              ​​​​​​​Ha fatto stra-bene a scansare sto film.

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                              • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                                Dici che è un capolavoro annunciato? Perchè il primo in effetti era già questo filmone indimenticabile, figuriamoci questo sequel fuori tempo massimo di decenni.

                                Ha fatto stra-bene a scansare sto film.
                                Assolutamente no, perché IO il film non l'ho ancora visto!
                                Però dai trailer le scene di volo paiono una figata e al momento questo mi basta per esserne curioso.

                                Non sto nemmeno dicendo che Thomasin abbia sbagliato a rifiutare il ruolo: Magari ha letto la sceneggiatura e le ha fatto schifo; magari i film sugli aerei non le interessano. Boh!
                                "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione...E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser...E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia... E' tempo di morire"

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