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  • Originariamente inviato da Atlantide Visualizza il messaggio
    la Ronan registi/progetti di livello ne ha fatti
    La Ronan ha una filmografia molto al di sotto del suo talento, e non bastano ruoli secondari in film di Wes Anderson (mettiamoci pure la Gerwig, va, visto che molti la considerano un'ottima regista) per poter dire altrimenti. ​​​​​​Lei, come quasi tutti.

    Non è difficile oggi trovare attori giovani di talento, il problema è trovarne con filmografie non dico grandi, che al momento è impossibile, ma quantomeno buone.
    Luminous beings are we, not this crude matter.

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    • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
      Jennifer Lawrence oramai fa solo i mega progetti e basta, la fase film piccoli/interessanti è finita subito in pratica.
      Il prossimo film per la A24 di cui è anche produttrice non conta?
      Che poi Mother! e Red Sparrow non li chiamerei mega progetti.

      Comunque ho visto mother! di Darren Aronofsky:
      ho fatto fatica ad arrivare alla fine. Dopo mezz'ora ai intuiva già tutto, il metaforone è banalotto e, soprattutto, non intrattiene e non è interessante. All'ennesima scena dove la Lawrence cammina sola per la casa e il pavimento scricchiola ero tentato di spegnere, non si contano le scene ripetitive in cui il marito fa la solita cosa (lascia liberi gli ospiti) e lei fa l'espressione confusa o dice di no.
      Due ore così.


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      • Mother! filmone assoluto.

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        • Il film per la A24 è fermo da anni, è scomparso. Sarà una bruttura immane.

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          • Il prossimo film con Sorrentino, così come il prossimo di McKay sullo scandalo Theranos, non sono blockbuster.

            La McKenzie è tra le attrici esordienti più promettenti. Piace anche a me. Scoperta e lanciata da Debra Granik, proprio come accadde alla Lawrence.
            Ultima modifica di MrCarrey; 11 gennaio 22, 22:41.

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            • Ho visto Un altro giro e mi è piaciuto molto. La premessa del film è sufficiente per stamparti un sorriso sulla faccia per gran parte della durata, detto ciò il film non è così imprevedibile ma è comunque tutto gestito bene. Altri avrebbero spinto più sul lato comico della storia, o su quello tragico, invece qui il mix è molto naturale e funziona. Nonostante l'alcol sia al centro della storia, la tematica non è affrontata con giudizi netti o scontati. Non è nemmeno la tematica principale, l'alcol è solo un mezzo che i personaggi usano per rompere barriere come il fallimento, l'apatia e l'abitudine; ma anche per entrare in relazione tra loro e con gli altri, in parte recuperando la vitalità della gioventù. Io l'ho visto così, come un film pieno di vita, life-affirming direbbero oltreoceano, con un Mikkelsen in formissima e una scena finale stupenda che diventerà giustamente iconica.

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              • La Granik aveva anche scoperto e lanciato Vera Farmiga.


                Street Kings di David Ayer

                Un poliziesco che non funziona. La storia e la regia sono convenzionali e senza guizzi, ma secondo me il problema principale è il protagonista. E' scritto male (sottile e quel poco che c'è è clichè), aggiunciamoci che Keanu Reeves mi è sembrato non in forma e poco convinto...l'unico nel cast che sembra crederci durissimo è Forest Whitaker ma da solo non basta. Infine il colpo di scena nell'ultima scena è superfluo e poco credibile.

                Almeno ha il merito che nel mentre riesce a tenere abbastanza alta l'attenzione.
                Ultima modifica di Cooper96; 12 gennaio 22, 18:39.
                Spoiler! Mostra

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                • Emma. di Autumn de Wilde (2020).

                  Ennesimo film in costume, ennesima pappa da cinema logoro... ed invece no, la fotografa e ritrattista americana Autumn de Wilde per la sua prima regia di questo Emma. (2020), con tanto di punto posto dopo il titolo, dai molteplici significati (l'egocentrismo di averne fatta la versione "definitiva"? Oppure la volontà di distaccarsi dalle radici storiche del romanzo per traslarlo a livello di universalità nella modernità? Ogni spettatore potrà farsi la propria risposta, che potrà anche essere più di una); risulta essere un oggetto curioso, a cominciare dall'interprete scelta, statunitense per luogo di nascita, argentina nell'animo, quanto inglese di formazione, ma in realtà cosmopolita e cittadina del mondo per via delle ascendenze dei suoi genitori, Anya Taylor Joy non è proprio la Emma Woodhouse che mi sarei aspettato di ritrovare sul grande schermo (in realtà piccolo schermo della TV, perchè l'ho visionato in BD), quando lessi anni orsono il romanzo e non credo che Jane Austin sarebbe stata proprio concorde con la scelta, ma ogni perplessità svanisce quando si vede l'attrice muoversi durante il film, convincendo lo spettatore e anche tra i dubbi di ella stessa, di essere la giusta protagonista per il tono scelto nel trasporre tale libro al cinema.
                  Nella pletora infinita iniziale di miss, mr. e sir, in cui ci si deve raccapezzare in questa intricata rete di relazioni sociali ed umane in cui si ritrova immersa la nostra Emma, anni 21, ma ben lontana dal volersi sposare, preferendo manipolare i destini altrui combinando unioni e matrimoni tra persone scelte da lei, estrema soddisfazione del proprio ego personale, come un demiurgo che contempla la propria creazione, non può resistere nel replicare il proprio lavoro ulteriormente, così la nostra protagonista avendo appena perso la propria amica per un matrimonio da lei combinato, sceglie di riprovarci stringendo un legame con Harrieth Smith (Mia Goth), ragazza dalle origini poco chiare, alla quale un contadino le fa la corte, ma nella sua concezione sdegnosamente classista l'unione sarebbe poco consona, oltre al fatto che non essendo da lei manipolata, sarebbe uno smacco per le proprie capacità, quindi indirettamente la incita al rifiuto, cercando di mirarne l'interesse amoroso nei confronti del signor Elton (Josh O'Connor), presupponendo che quest'ultimo nutra un certo interesse nei suoi confronti, ma il destino delle persone non può essere deciso da un essere umano per quanto sagace e calcolatore come Emma, la quale rimarrà spiazzata dal non averci preso per niente, ma alla fine la sorte regalerà soddisfazione non ad una, ma a ben due coppia, perchè i sentimenti la sanno più lunga di tutti.

                  I trascorsi della de Wilde, si vedono appieno nella ricostruzione impeccabile quanto accorta delle scenografie, costumi, trucco e composizione dell'immagine, dove ogni elemento della messa in scena risulta essere curato fin nei minimi dettagli, anche nel particolare più piccolo ed insignificante, rendendo credibili così le location e soprattutto il contesto in cui si muovono gli attori, perfettamente calati nei gesti e negli usi dell'epoca (1815 ambientazione della storia), azzeccando appieno il registro da commedia romantica sofisticata di ambientazione in costume, con risultati non originali per il genere, ad esempio Sofia Coppola con il suo Maria Antonietta si pone ad un livello superiore con un sensibile scarto di differenza, ma tutto sommato delizioso (mi perdonino i maschi per l'aggettivo un pò vacuo e femminile, ma azzeccato al film in questione) e buono, viaggiando su binari leggeri, con qualche tocco di dramma più profondo qua e là, ma le intenzioni sono comunque sincere quanto coerenti, trovando il punto di forza nella sua protagonista Anya Taylor Joy, con quei suoi lineamenti non proprio convenzionali nei canoni estetici, ma tali difetti se ben giostrati nel suo caso diventano delle virtù, conferendole uno sguardo un pò alieno, leggermente distaccato, ma super magnetico quanto adeguato a rendere benissimo la caratterizzazione psicologica di Emma (senza dover sforzare la regia ad inquadrature supplementari di troppo); l'attrice non ha una formazione attoriale vera e propria alle spalle, ma comunque è una ragazza piena di sensibilità e soprattutto passione nei confronti del mestiere della recitazione, dalle espressioni facciale naturali senza mai risultare forzata e con una grande capacità nell'esprimere le profondità di un personaggio di certo non facile e nè amabile come Emma (ideologicamente la detesto cordialmente), senza dover fare i soliti movimenti rivisti 2000 volte; anzi mano a mano si disi-teatralizza come la regia di Autum de Wilde, che nel lungo andare dal film, si spoglia di ogni rigidità voluta inizialmente, per sciogliersi nell'uso della mdp, così come fa la stessa protagonista nel modo di muoversi, evitando la confezione rigida ed asfissiante da confetto tipica di tante opere del genere, che poi le de-privano di ogni anima.
                  Oltre all'interprete protagonista, ottima anche Mia Goth nei panni dell'amica manipolata, che si sta costruendo una bella carriera filmica dove sta crescendo sempre di più come interprete con un volto altrettanto anti-convenzionale come quello della sua collega; peccato che innanzi alle ottime scelte femminili, tranne il discreto Johnny Flynn ed il decano Bill Nighy, il cast maschile risulti semplicemente impalpabile, insignificante quanto ridicolo (devastante in negativo il modo cui recita o fanno probabilmente recitare Josh O'Connor, una macchietta pateticamente inguardabile), che è un indubbio punto a sfavore, di una pellicola si buona, che si prende anche delle libertà (Emma alla fine nel film a differenza del libro, sembra restare immutabile nella sua caratterizzazione, seppur meno antipatica), però avrebbe potuto ambire anche a qualcosa di più.

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                  • Mandibules - Due uomini e una mosca di Quantin Dupieux (2020).

                    Il meglio ed il peggio di quest'anno fatto da Federico Frusciante, può portare a contestazioni da parte di una certa frangia di spettatori, per il quale le opere migliori sono le bufale pompate dalla critica accademica americana oppure i soliti film da festival, con il risultato di avere alla fine di ogni anno delle classifiche omologate con sempre la stessa roba e poche sorprese. Mandibules - Due uomini e una mosca di Quentin Dupieux (2020), nonostante il passaggio a Venezia, non apparirà mai in alcuna classifica della critica togata, probabilmente perché una commedia orgogliosa di essere tale o forse perchè semplicemente risulta essere troppo anticonvenzionale nel tono e nella rappresentazione di due tontoloni dal QI mediocre, Jean-Gab (David Marsais) e Manu (Gregorio Ludig), alle prese con una mosca gigante ritrovata nel bagaglio di un auto rubata, decidendo di addestrare l'insetto, perché possa compiere dei furti per conto loro, in modo da affrancarli dalla loro vita grama fatta di piccole commissioni illegali ed un'esistenza patetica, sia di Jean-Gab, che vive con la madre ed ha un padre in galera e sia di Manu, sfrattato da casa, divenuto senza tetto, costretto a dormire in spiaggia.
                    Due perdenti sconfitti dalla società odierna, senza prospettive professionali e nè lavorative, eterni idioti per il parere di tutti che innanzi al ritrovo di una mosca gigante, accettano il fatto come normalissimo trattandola come se fosse un cagnolone buffo e non una mostruosità della natura, il che fa diventare Jean-Gab e Manu due individui che insieme si completano tra loro, costruendo un'unica personalità simpaticissima, grazie anche al loro rito-tormentone "Toreaux" (Toro-Toto in italiano), un gesto senza significato a detta degli stessi protagonisti, eppure nonostante inizialmente non dica nulla, mano a mano la ripetizione di tale gesto provoca sempre più risate nello spettatore, ergendosi a simbolo di amicizia tra Manu e Jean-Gab, con enorme perplessità di tutti coloro che li circondano. Di andamento ondivago, la mosca gigante è l'elemento surreale, che rende credibile situazioni che altrimenti non lo sarebbero per niente, toccando il climax di comicità, nella visita dei due in una villa di campagna della giovane e ricca Cecilia, la quale scambia Manu per un ex-compagno e spasimante del liceo, invitandolo a soggiornare da lei. I due protagonisti sono un pò come mosche, stanno bene ovunque e sempre fedeli a sè stessi nel loro carattere; eterni tontoloni, senza però mai scadere nel demenziale puro stile americano, perchè c'è sempre un elemento di umanità reale che permane in Jean-Gab e Manu, cosa che dovrebbe essere presente nella famiglia rocco-borghese che li ospita, quando in realtà dietro quei colori bianco accecanti e quel giallo limpido dei raggi solari, nasconde un'indole ostile nei confronti dei due.

                    Dupieux guarda al grande maestro Blake Edwards, il suo cinema è come un motore diesel, ci mette più tempo di quello a benzina nel carburare, ma quando entra a regime, i risultati sono esaltanti, grazie anche al fatto di aver azzeccato personaggi secondari, ma incisivi come Agnes (Adele Exarchopoulos), sorella di Cecilie, la trovata comica più spassosa e geniale del film, in mezz'ora di presenza sullo schermo risulta essere un'uragano di tempi comici azzeccati di rara potenza, grazie al fatto che parla sempre a voce molto alta a causa di un trauma cranico occorso in un incidente sugli scii; perfetta metafora di una borghesia che in quanto tale non sopporta persone emarginate come Jean-Gab e Manu, avendone capito sin da subito la loro bugia, ma invece di impossibilitata a tenersi il pensiero dentro di sè o comunque sussurrarlo alle loro spalle sottovoce, lo urla sguaiatamente in faccia senza ritegno, nè tatto e con intenti umiliatori. I poveri sono fastidiose mosche, che alterano il normale status quo di una pennichella in piscina, il trauma è solo una scusa per urlare ciò che si pensa su costoro, senza vergogna e nè riprovazione, ma Jean-Gab e Manu nel loro essere idioti, sono invece sempre sinceri, per questo se ne fregano e restano giustamente fedeli a sè stessi.
                    Dupiuex crea una commedia surreale tutta suo, con diversi passaggi a vuoto (prettamente nella prima parte e nel pre-finale), ma trova due comici formidabili in Marsais e Ludig, perfettamente affiatati e all'unisono, nonchè nell'invenzione comica del nuovo millennio grazie ad un'inedita Adele Exarchopoulos, in un ritratto politicamente scorretto di un portatore di handicap senza risultare offensivo, offrendo una prova tutta da corde vocali sotto-sforzo, riuscendo finalmente a scrollarsi di dosso l'ingombrante Vita di Adele (2013), sperando finalmente in una svolta stile Greta Garbo in Ninotchka (1938) per la sua carriera, perchè è bella come poche oltre ad essere una buona attrice, ha solo bisogno di cambiare, sperando che quindi colga l'opportunità ed il successo avuto con l'opera di Dupieux, il quale con tale opera contribuisce al cinema artisticamente nel suo piccolo, più di tanta sbobba pseudo autoriale da 90% su Metacritic o Rotten Tomatoes, che in realtà avrebbe bisogno disperatamente di essere più libera e sciolta nello stile, proprio come questo Mandibules, che nel suo essere surreale fino ad un finale assurdo oltre ogni immaginazione, ma sempre con un risvolto umano nella realtà dei personaggi, fa un'analisi di una realtà odierna irrazionale e fuori di testa, ma Jean Gab e Manu. nel loro essere idioti conclamati, sono liberi e perfettamente loro stessi in una società ipocritamente conformista.

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                    • Ariaferma di Leonardo Di Costanzo

                      Il miglior film italiano dell'anno. Di Costanzo gioca sulle aspettative dello spettatore, scrivendo un'opera anti-drammatica ed anti-spettacolare, umanissima, con interpreti bravissimi. Silvio Orlando e Servillo assieme, con una recitazione tutta di sottrazione, sono perfetti.
                      https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                      "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                      • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                        Mandibules - Due uomini e una mosca di Quantin Dupieux (2020).
                        Molto carino Mandibules, Dupieux con i suoi piccoli film surreali (aggiungo Deerskin e Rubber) si è ritagliato un posticino simpatico, personale e riconoscibile nel sottobosco del cinema contemporaneo.
                        Luminous beings are we, not this crude matter.

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                        • Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio

                          Molto carino Mandibules, Dupieux con i suoi piccoli film surreali (aggiungo Deerskin e Rubber) si è ritagliato un posticino simpatico, personale e riconoscibile nel sottobosco del cinema contemporaneo.
                          Non conoscevo il cineasta, se quei due film sono divertenti anche un pò meno di questo, li recupererò senz'altro. Qua mi ha ucciso dal ridere, all'ennesimo tormentone ripetuto di Toreaux, mi sono cappottatto dal divano.

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                          • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio

                            Non conoscevo il cineasta, se quei due film sono divertenti anche un pò meno di questo, li recupererò senz'altro. Qua mi ha ucciso dal ridere, all'ennesimo tormentone ripetuto di Toreaux, mi sono cappottatto dal divano.
                            Rubber l'ho visto tanti anni fa e non ricordo se fosse così divertente, ma di sicuro aveva una premessa altrettanto demenziale.

                            Deerskin invece l'ho visto l'anno scorso e mi ha divertito, dei 3 è quello che mi è piaciuto di più (anche lì la premessa e lo svolgimento sono "senza senso", ovviamente).

                            Gli altri suoi film invece mi mancano, ho visto che sono stati accolti male però magari meritano pure quelli.
                            Luminous beings are we, not this crude matter.

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                            • Doppia pelle è una figata, altroché!
                              'They play it safe, are quick to assassinate what they do not understand. They move in packs ingesting more and more fear with every act of hate on one another. They feel most comfortable in groups, less guilt to swallow. They are us. This is what we have become. Afraid to respect the individual. A single person within a circumstance can move one to change. To love herself. To evolve.'

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                              • Dopo Doppia pelle non mi aspettavo un film leggero e divertente come questo Mandibules (a mio avviso buona parte del merito va alla caratterizzazione del personaggio interpretato da Adele Exarchopoulos, a dir poco esilarante).

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