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  • Originariamente inviato da TheGame Visualizza il messaggio
    Nightmare Alley

    Vó fatto er firme pe e passerelle, mo fateme fa er mio serio. Perché qui si abbandonano i lustrini illustrativi bonton, qui si torna ai bisogni viscerali e carnali rosso fuoco come il sangue e le labbra della Blanchet.
    Tra Scarface e The Prestige senza sbattimenti sociali o sottotesti snob, lo si gusta anche se non tutto fila via liscio.
    Gagliardo Guillermone.
    Come se in La Forma Dell'Acqua non ci fosse desiderio e sangue visto che comincia con una masturbazione e 2 dita della mano staccate.

    Me lo sono visto per la prima volta 2 giorni fa e mi è piaciuto tantissimo, dico la Forma Dell'Acqua.
    Ha una messa in scena quel film che fa paura, l'inquadratura di lei che si mangia un sandwich mentre aspetta che gli prenda l'uovo sodo è stupenda.
    Ogni personaggio è perfetto nei suoi pochi tratteggi e dalla unicità di essere ognuno outsider dell'epoca oppure il cattivo che si incancrenisce sempre di piú come le sue dita mozzate.
    Lei che ricorda tanto Amelie peccato che tra i suoi rituali mattutini c'è il masturbarsi.
    Per quando il meme Perché Amélie è stata la rovina di una generazione di ragazze ha rotto anche il cazzo.

    È piú che lecito preferire un film all'altro ma io li trovo molto simili anche solo per quantità di sangue e non si può dire che Del Toro non faccia ampiamente quello che vuole e rimanga un autore con un suo stile.
    Magari il fatto di essermeli visti pochi giorni uno dall'altro a aiutato a trovare le similitudini.
    Anzi, nella Forma Dell'Acqua è molto piú centrale la questione del sesso.
    Nightmare Alley, essendo un gigantesco omaggio ai noir anni 40 la femme fataleè sensuale come poche al mondo alla Barbara Stanwyck de La Fiamma Del Peccato ma non si usava far vedere scopà.

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    • La differenza sta nella “tonalità” di rosso e nelle masturbazioni (mentali) nei sottotesti.
      Guillermone è come i personaggi del primo atto qui: un rozzo non un docente delle elementari.

      Ma non dubito che forse dovrei rivedere Shape of Water che per altro non mi era dispiaciuto.
      Ultima modifica di TheGame; 04 febbraio 22, 07:37.


      "Spesso contraddiciamo una opinione, mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa."

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      • [email protected]pg?v=1636566006.jpg

        Fresco di 12 nomination agli Oscar "The Power of the Dog" è un western crepuscolare a tinte psicologiche che, dal mio punto di vista, si propone di affrescare, entro una storia famigliare, le sfaccettature e tutta l'imprevedibilità della natura umana. Ovvero, come all'interno di una stessa persona possano convivere insieme diverse anime, fermamente contrapposte, in competizione tra loro e i tempi, alcune largamente manifeste altre latenti, o ancor peggio represse.
        Le dinamiche del film mostrano questo gioco di contrasti, fatto di luci e ombre, il bene e il marcio, ragione e pulsioni. Abbiamo un campionario di personaggi che nel corso del film si rivelano mano a mano l'opposto di quello che inizialmente esibiscono, sedotti da una forza ancestrale e demoniaca, concetualizzata appunto nel biblico "potere del cane", forza che indomita si insinua tra le montagne del Montana (tanto da vederne il profilo sui versanti) infestando le case degli abitanti poi scesa a valle.
        (seguono potenziali spoiler)
        E dunque: Jesse Plemons marito dall'animo gentile tanto vicino affettivamente quanto distante fisicamente scompare gradualmente dalla scena (non a caso). La moglie Kirsten Dunst donna-madre forte e gran lavoratrice, forse anche famme fatale con scopi di lucro, si scopre donnicciola dedita all'alcol con scarsa autostima e capacità di adattamento sociale. Cumberbatch classico macho del west, rozzo mandriano, ha una mascolinità esposta malata e omofoba che fanno da contraltare a ben altre pulsioni sessuali rigidamente represse nel tempo (e disincentivate dai tempi). Infine un giovanissimo figlio (della Dunst, da altro marito deceeduto) medico in erba che nasconde dietro la gracilità del fisico e le movenze efebiche un'indole fredda e calcolatrice.
        In virtù di questo gioco la regista nezolandese ne approfitta per incalzare la narrazione a suon di aspettative che puntualmente, ogni volta, vengono disattese attraverso questo caleidoscopio di trasformazioni umane. Giungendo ad un finale (dai moventi razionalmente spropositati) in cui la rabbia del cane, trovando il suo complice, ha il sopravvento sull'essere umano rendendolo vettore del suo nefasto operato.
        Una pellicola che si prende la briga di esaminare un tessuto culturale-sociale arcaico e fallocentrico in cui la diversità va nascosta, la donna va assoggettata, l'intelligenza obliata a favore della violenza e dove ciò che "sembra" è, a guardar meglio, l'esatto opposto di ciò che in realtà "è".

        Voto: 7
        Ultima modifica di MrCarrey; 08 febbraio 22, 23:02.

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        • Sesso Sfortunato o Follie Porno di Radu Jadu (2021).

          Nonostante i meno 200 anni di dominazione romana, la lingua rumena a scapito delle molteplici invasioni e stanziamenti di popoli nel luogo in cui essa è sorta, discende dal latino, la cosa è chiaramente udibile all'ascolto con molteplici parole non molto dissimili da quelle nostrane, il che rende ancora più disdicevole l'utilizzo turpiloquente quanto degradante, fattane dall'attuale società rumena, dove insulti razzisti, xenofobi, anti-semiti, classisti e sessisti, sono all'ordine del giorno da parte di una popolazione, lasciatasi alle spalle la dittatura di Ceausescu da poco più di 30 anni, proiettandosi nella modernità del libero mercato capitalista, ma a livello mentale ancora ferma su posizioni barbare quanto retrograde, come costata l'insegnante di storia Emi (Katia Pascaru), alle prese con il suo giro di commissioni nelle vie della capitale Bucarest, immersa in una Romania alle prese con l'epidemia da Covid-19, il giorno prima della riunione genitori-insegnanti, dove si giudicherà la condotta della donna a seguito di un video trapelato online, dove si vede Emi fare sesso con il marito Eugen, il quale poi ha pubblicato il tutto su un sito privato, ma per loro sfortuna, esso viene successivamente pubblicato sui siti porno pubblici, venendo visto anche dai ragazzi della scuola nella quale, la donna insegna.
          Sesso Sfortunato o Follie Porno di Radu Jude (2021), capolavoro di unica potenza nel panorama massificato pro-sistema odierno, sin dalla prima scena ci pone innanzi alle sue molteplici irriverenze, mostrando per quasi 5 minuti, un vero e proprio filmato porno, dove dal punto di vista del marito, entrambi i coniugi si danno alla pazza gioia sessuale, con tanto di effusioni spinte, pompini a gola profonda e penetrazione anale, con una gioia nell'atto che si riscontra in ben pochi film, dove il sesso solitamente nel cinema d'oltreoceano, sembra avere una connotazione morale negativa nei personaggi, come se esso non potesse essere fonte di gioia, cosa in cui il regista Rude Jude crede fermamente, costruendo un segmento iniziale filmico folle nel fregarsene di tutte le censure del sesso al cinema, mostrando nudi integrali maschili e femminili senza remore, mettendo tutto all'interno del campo della macchina da presa. Chiaramente lo spettatore più sessuofobico o con dei tabù personali in tale ambito (e rispettabili), potrebbe sentirsi a disagio, d'altronde niente più del porno ci mostra di cosa siamo fatti veramente, ma andando oltre si vedrà come tale innocente appagamento umano, venga condannato e giudicato negativamente dalla società, che pretende di condannare tale insegnante per un fatto esclusivamente privato, cercando di farla licenziare dalla scuola. In questa prima parte, la macchina da presa ci mostra Emi in giro per la città, tesa per la riunione del giorno successivo e frustrata dal vivere in una società iper-consumista, massificata e maschilista; Jude quindi ribalta la vitalità di inizio film, con la rigidità dei totali della macchina da presa, che si focalizza sulla donna in camminata, per poi spostare il focus dell'obiettivo, su un edificio, un cartellone pubblicitario o degli scontri verbali tra persone, condite da turpiloqui ed insulti di vario tipo, che avvengono nelle vicinanze dove passa Emi; viene da domandarsi innanzi a tutto questo, dell'importanza spropositata data ad un video porno trapelato online, quando la società rumena ha problemi di ben altra natura, molto più gravi, irrisolti da anni ed anni, poichè seppelliti sotto al tappeto, lontano da sguardi superficiali indiscreti.

          Radu Jadu sperimenta vari stili, passando dal POV tipico dei filmati porno, al cinema autoriale puro, sino ad andare sul linguaggio e repertorio documentaristico, mostrandoci nel secondo capitolo, una lunga divagazione semi-seria, di tutto ciò considerato tabù o comunque osceno dalla società; dall'umorismo per il distanziamento sociale in una danza tradizionale per via del Covid-19, alle minacce di licenziamento e cassa-integrazione da parte di un bieco padrone, passando per l'accostamento tra le due rivoluzioni (francese e rumena di fine anni 80') con la loro commercializzazione odierna, all'attualità drammatica della pandemia sino a considerazioni di natura sessuale, come la ripresa di una vagina o di una donna che fa un pompino.
          L'obiettivo satirico è evidente, riannodando i fili dei due capitoli iniziali, nel terzo dove c'è il vero e proprio processo all'insegnante Emi da parte dell'assemblea genitori-insegnanti, dove si mostra nuovamente il video porno innanzi alla platea dei genitori, che con fare morboso si accalcano per vedere il filmato, con dei commenti sessisti e maschilisti di sottofondo; Jadu qui mostra delle notevoli doti di scrittura, per evitare di focalizzarsi sul mero caso in questione, facendo in realtà emergere la verità dietro le accuse rivolte alla donna, un mero pretesto da parte di alcuni genitori per sbarazzarsi di una insegnante scomoda, sia nello stile di insegnamento (il voto non è la cosa più importante nel giudicare un alunno) che argomentazioni inconfutabili usate nel demolire le loro teorie fasciste deliranti sulla storia rumena (l'esercito nella seconda guerra mondiale non ha commesso alcun crimine a detta di un tenente dell'esercito in pensione), nonchè sui complotti capital finanziari orchestrati dalla ditta sempre eterna Soros-Bill Gates, accompagnati da vari insulti anti-semiti ed anti-rom (approfittando di imbrogli e truffe per usufruire delle agevolazioni concesse a loro dallo stato, sul quale poi si scarica ogni accusa per coprirsi la coscienza), conditi da abbondanti commenti maschilisti e sessisti, così di uso comune, da non essere redarguiti da nessuno, neanche dalle donne, che accettano definizioni di "troia", "prostituta", "professoressa-porno" etc... come se tali epiteti fossero un qualcosa di assolutamente normale, oserei dire perfino standard nella conversazione quotidiana comune.
          Radu Jadu ha affermato, che l'oscenità di un video porno è nulla, se comparata a quella comunemente accettata dalla società, disposta a chiudere innanzi a situazioni ben più turpi e scabrose, il film d'altronde è molto chiaro in ciò, eppure perchè allora il filmato di un rapporto sessuale ci turba ancora così tanto nella seconda decade nel terzo millennio? Una possibile risposta è che forse non siamo disposti a vederci per quello che siamo realmente ed il porno più di tutti ce lo mostra; da qui tre possibili finali, che vanno sempre più in un crescendo anarco-folle, eccessivo come lo è d'altronde tutto il film, eppure capace di sfruttare in modo surrealmente assurdo anche una figura supereroistica, riportando il personaggio alle radici della sua incarnazione cartacea, ben più di come vari film recenti della DC hanno saputo fare sul personaggio. Si ride amaramente di questa satira estrema, la quale spiazzerà molti spettatori, abituati ad opere più coese nello stile e nella narrazione, ma in questo modo, verrebbe meno in parte la libera provocazione anti-sistema di Radu Jadu, che conferma lo stato di salute più che eccellente di un cinema rumeno, di cui poco si parla a scapito della moda orientale, quando andrebbe discusso maggiormente. Tra Festival di Venezia e Festival di Cannes, trionfa quindi il terzo incomodo, Berlino, che ha premiato coraggiosamente con l'Orso d'Oro, un'opera immersa totalmente nella realtà pandemica del presente, capace di farsi satira corrosiva di una società perbenista, immersa nella volgarità ben più a fondo, di un innocuo video porno, che fa tanto rumore, ma alla fine è ben poca cosa a confronto di ciò che è oscenamente attuale nella società odierna.
          Ultima modifica di Sensei; 09 febbraio 22, 08:20.

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          • Ma quindi dato che Salvini e la Meloni c'hanno i morosi con cui TROMBANOCHIAVANOSCOPANOSLAPPANOSPOMPINANO, allora il tabù è definirli
            Spoiler! Mostra

            Per la serie chi ha il pane non ha i denti chi ha i denti non ha il pane?

            E per altro pure nei fumetti Bonelli magari di nudi integrali maschili pochi ma già trent'anni e passa fa' gli sceneggiatori connotavano gli "scandali" di natura sessuale come svianti di altri certo moralmente più spregevoli.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • I Tenenbaum (Wes Anderson, 2001)

              Il tipico film dove un regista di talento raggiunge il suo stile dopo un pò di prove e fa il capolavoro.

              La storia è quella dei Tenenbaum, famiglia nobile che sta passando un periodo difficile.
              Soprattutto i tre figli, ognuno con le sue difficoltà.
              In mezzo a questo il loro padre cerca di riavvicinarsi alla famiglia dopo aver saputo della proposta di matrimonio fatta alla madre.
              E nel modo più incredulo possibile, ovvero fingendosi un cancro allo stomaco e rimanente di 6 settimana di vita.

              Io adoro come il cinema di Andreson risulti condensante. Quante informazioni si possono trovare in una singola scena, come il passato e il presente si soprappongono in maniera così dinamica, come ogni inquadratura nascondi cose o anche solo soluzioni visive dove si percepisce una studio e una cura che a volte spaventano.
              I personaggi, ognuno adorabile in ordine di grandezze diverse, in qualche modo speciale.
              Non parlo delle loro azioni all'interno della storia nella storia in sè, la trama e i cambiamenti dei personaggi lungo il film sono in gran parte pochissima cosa, ma proprio come sono modellati dal regista, i loro tic, l'universo che si trova a scavarci dentro e nonostante alcuni hanno poco minutaggio ma come ho detto prima è un cinema che condensa molto in pochi istanti.
              Come nella carrellata sul finale, dove appare tutto il cast in un singolo piano sequenza in un affresco memorabile.
              Personalmente la Paltrow rimane la mia preferita, troppo irresistibile nella sua anedonia, nella sua impressione corruccia.
              Non puoi fare meno di aver voglia di salvarla dai suoi problemi nonostante sia tutto forchè una santa.

              E' un mondo tutto suo quello di Wes Anderson, un mondo dove persino un pacchetto di sigarette che cade per sbaglio in terra lo fa in maniera simmetrica per farsi bello davanti alla telecamera, dove un'auto schiantata a tutta velocità su un edificio alla fine risulti bellissima e perfetta nel suo stare lì.

              Un mondo irreale quindi, un piano di esistenza personale che usa un linguaggio tutto suo.
              Che però diventa universale attraverso il mezzo usato per esprimersi, ovvero il cinema, l'unico mezzo che permetteva di esprimersi al regista, nel bisogno universale e urgente di comunicare con gli altri.
              Un bisogno che ci accumuna tutti e che Wes Anderson ne ha fatto Arte.

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              • A Few Good Men di Rob Reiner

                Molto bello. Solita penna affilata di Sorkin, soliti dialoghi arguti e veloci, Nicholson è in poche scene ma c'ha il solito carisma stellare che fa il personaggio (e fa scomparire il resto del cast).
                Peccato che nel finale il modo in cui si risolve la faccenda è forzato: il colonnello può avere le convinzioni radicate fin che si vuole, ma è assurdo sia così fesso da lasciarsi scappare una certa frase.



                The Purge: Election Year di James DeMonaco

                Bruttarello. Il primo aveva qualche assurdità ed eccesso ma nel contesto da B movie ci poteva stare. Nel secondo c'erano molti più scorci molto più assurdi che credo (credevo?) fossero voluti per virare verso la satira e non prendersi troppo sul serio (con buon esito). Ed entrambi avevano delle scene d'azione riuscite (specie il secondo).
                Qui il ridicolo è pompato a mille che pare un Z movie fatto senza neanche passione. Le scene d'azione sono poche e meno riuscite rispetto ai capitoli precedenti (che pure non erano nè Mann nè Gareth Evans).
                Neppure Frank Grillo col solito carisma a palla riesce a salvarlo (stavolta assistito nell' ardua impresa da un paio di attori pescati da Justified).


                Ultima modifica di Cooper96; 11 febbraio 22, 20:48.
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                • The Rover di David Michod

                  Meh. Ci sono molte piccole scene e piccoli momenti di per sè riusciti/molto riusciti. In particolare, il finale è incisivo ed a modo suo originale per come fa un discorso sulle persone che imbruttiscono le altre persone contaminandole con la loro visione del mondo. Ma nel complesso il film non funziona. 1) Il setting post-apocalittico non è stereotipato ma nel complesso non ha personalità e non desta interesse 2) la narrazione è decisamente troppo rarefatta.
                  Molto, molto, molto bravi Pattinson e Guy Pearce. Il primo perché ha un ruolo non facile, il secondo perché riesce a dare personalità ad un personaggio generico a forte rischio di già visto.


                  Poi ho rivisto Animal Kingdom, sempre di Michod. Non spendo parole perché ne ho già scritto in questo topic, chi vuole cerca e trova, mi limito a consigliarlo caldamente a tutti gli amanti dei crime drama.
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                  • La 25° Ora (Spike Lee, 2002)


                    A volte Spike Lee non lo capisco.

                    Non ho visto tanti film suoi ma è incredibile come riesca a fare film con un approccio molto diverso l'uno dall'altro.

                    Mi sembra sia un regista che se gli dai spazio di manovra lui.. in quello spazio ci fa i freno a mano senza spengere il motore.

                    Perchè non hanno senso dei monologhi o delle scene slegate dal resto come ci sono in questo film o in Da 5 Bloods, assenti invece in Summer Of Sam, invero lucidissimo racconto della comunità italiana di fine 70, naturalmente a New York.

                    E quindi non capisco che senso ha l'invettiva contro le diverse etnie di NY che il protagonista fa in questo film allo specchio o il lungo (lunghissimo) racconto del padre alla fine.

                    Oppure il monologo estenuante di Jonathan Majors o le scene alla Black Lives Matter di Da 5 Bloods.
                    Forse sono io che sono proprio slegato da un certo modo di fare cinema che a volte affiora in Lee.

                    Solo che se Da 5 Bloods smisi di guardarlo proprio per questo fattore, nella 25° Ora invece non mi hanno turbato perché, apparte queste parentesi, è veramente un grande film.
                    Nonostante che a mezz'ora dalla fine sospettavo che ci infilasse qualcosa "di strano" e infatti parte la visone dal padre "to West of Philly".


                    Invece tutta la parte centrale è una figata immensa.

                    Il film ci mostra l'ultima notte di Monty Brogan prima di 7 anni di carcere per spaccio.
                    Una notte passata in un club di superlusso per concessione del boss del nostro.
                    Con lui i suoi amici d'infanzia, Francis e Jacob e la fidanzata, Naturelle.
                    Monty sospetta che qualcuno lo possa aver fregato, magari i suoi amici, magari la ragazza.
                    Lo spettatore come lui non sa e quindi ogni parola durante la visione viene soppesata attentamente, cercando di trovare anche solo un piccolo indizio.
                    Come nel dialogo tra i due amici da soli in casa di Francis, con dietro uno sfondo micidiale per il significato che aveva nel 2002 quella vista.

                    In tutto questo si aggiunge un altro personaggio, Mary, ​​​​​​studentessa diciassettenne di Jacob, che gli procura pensieri pruriginosi.

                    E in Mary, Spike Lee, coglie un concetto per me straordinario. Perchè Mary rappresenta una creatura in divenire, può diventare nel futuro qualsiasi cosa si immagini, perché sappiamo che non è statica, definitiva, conclusa come invece si sente Jacob (e magari anche una buona parte degli spettatori).
                    Anche quei brutti denti davanti sporgenti non sono un male, anzi accrescono quel senso di incertezza, di divenire che invece attira.
                    È piú la probabilità di ciò che sarà, la speranza e l'illusione (tutte cose che sappiamo dopo una certa età diminuiscono) che la fanno figa, non la sua giovinezza in sè.
                    Un personaggio che ho trovato insomma indimenticabile.
                    Ultima modifica di fiordocanadese; 13 febbraio 22, 21:14.

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                    • Segnalo in sala Piccolo corpo di Laura Samani, un viaggio in un mondo arcaico, quasi fiabesco, assieme a Re Granchio una delle proposte italiane più interessanti degli ultimi mesi.

                      Ho visto anche After love di Aleem Khan, l'idea di partenza è interessante, ma lo sviluppo è piuttosto piatto e abbastanza infarcito di stereotipi.
                      Ultima modifica di trabant; 14 febbraio 22, 09:49.
                      In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                      • Finalmente ho avuto occasione di vedere "Il talento del calabrone" con Richelmy e Castellitto.

                        A parte quache piccola sbavatura, semplicemente SPLENDIDO.

                        Ex utente Matt80 dall'autunno 2007

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                        • Originariamente inviato da Matthew80 Visualizza il messaggio
                          Finalmente ho avuto occasione di vedere "Il talento del calabrone" con Richelmy e Castellitto.

                          A parte quache piccola sbavatura, semplicemente SPLENDIDO.
                          La prendo alla lontana ma seguimi, se vuoi...
                          Dice che i Talebani sono "rimasti al Medioevo" per via dei loro precetti religiosi e si fa' il lampante esempio delle "spose bambine"; ove l'elemento "medioevale" è lo sposalizio (!). Si bombassero dodicenni senza infingimenti morali /dottrinali finirebbero su Dagospia tra i goliardi e qualche regista avvertito e guai a dio "senza pregiudizi" ci farebbe un film.
                          Sapendo la trama del "Talento del Calabrone" , al netto dei suoi sviluppi effettivi dà dunque "meno fastidio" ed è al contempo "più credibile" che un Uomo "di Kultura" prometta fuochi e fiamme alla Die Hard , nel contesto di una city che ha (pure) i suoi bravi simboli religiosi. Insomma brutta bestia l'ignoranza, ma mica che il suo opposto necessariamente ci salvi quel granché, purtroppo.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • Originariamente inviato da trabant Visualizza il messaggio
                            Segnalo in sala Piccolo corpo di Laura Samani, un viaggio in un mondo arcaico, quasi fiabesco, assieme a Re Granchio una delle proposte italiane più interessanti degli ultimi mesi.
                            Concordo su Piccolo Corpo. Un film bellissimo, il mio preferito italiano tra quelli visti nel 2021. C'è un bel lavoro visivo, con delle scelte registiche che si prendono un certo rischio, una scrittura solida e essenziale, e una parta finale potente. Consigliatissimo!

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                            • Mi unisco anch'io ai commenti entusiastici per Piccolo Corpo. Ero rimasto incuriosito già mesi fa dal soggetto e dalle immagini che erano trapelate, e non m'aspettavo che sarebbe stato distribuito in sala. Mi ha stupito che questa regista poco più che trentenne abbia diretto - e scritto in parte - il suo lungometraggio d'esordio con queste idee chiare e interessanti. Un film quasi col piglio del documentario antropologico su una società rurale di un tempo, caratterizzata dall'intreccio tra sacro e profano, tra i poli dell'acqua e della terra. Inoltre mi sono piaciuti molto i luoghi delle riprese (spettacolare il lago cinto dai monti innevati) e la scelta di usare il dialetto e i canti popolari. Brave entrambe le attrici, non le conoscevo.

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                              • Non conoscevo il film, ed il trailer&sinossi sono decisamente interessanti; vedo di recuperarlo.

                                Grazie per la "segnalazione"
                                Ex utente Matt80 dall'autunno 2007

                                Commenta

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