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  • Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio

    Ti scongiuro...La fissa sui reati sessuali di manager milanesi, principi inglesi e bella gente di Hollywood famosa in the world NON è una "tassa" regressiva pagata al "moralismo-di-provincia", alle quattro beghine quattro di Offanengo (che finirete a denigrare come vere complessate o finte morigerate, tanto per avere sempre ragione) presunte sessuofobe e moraliste; è messa lì per rimarcare la preminenza dei Vip's anche su fatti rubricati come Reato Penale. Alla peggio dunque il "mistero" è capire come sia "socialmente accettabile" vantarsi di soldi&f*ga perfino quando sono generatori di reati piuttosto che accettare un "onesto" ( e volendo sessualmente attivo) anonimato.
    Ma nessuno ha parlato di reati sessuali... oppure siccome ci sono i reati sessuali vogliamo liquidare il sesso - e il desiderio - tout court, come fanno le metooiste (per cui se vedi una ragazza attraente e ci provi sei un "predatore sessuale").

    Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio

    Hai aperto te invero il discorso su quanto sono stigmatizzati i "lavoratori del sesso" : ebbene dimmi dunque di chi temi il giudizio morale negativo sull'argomento; ovvero chi ritieni moralmente "autorevole" di sostenere questa posizione e se la ritieni davvero dominante nel dibattito pubblico . Ed infine se le esternazioni pubbliche sono conseguenti ad un contegno privato equivalente.

    Nello specifico, Ninja Thyberg, visto che si parlava di Pleasure. E credo sia un atteggiamento dominante non nella vita ma nel dibattito pubblico e nei film.

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    • Ruko Tatase Ho dato un'occhiata al tuo profilo qua e là, credo che ti potrebbero piacere i film della coppia Jonathan Vinel e Caroline Poggi (io li adoro), trovi un corto (As Long as Shotgun Remain) e un lungo (Jessica Forever) su Mubi. Su youtube c'è anche qualcosa, tipo questo videoclip (bellissimo):

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      • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
        Ruko Tatase Ho dato un'occhiata al tuo profilo qua e là, credo che ti potrebbero piacere i film della coppia Jonathan Vinel e Caroline Poggi (io li adoro), trovi un corto (As Long as Shotgun Remain) e un lungo (Jessica Forever) su Mubi. Su youtube c'è anche qualcosa, tipo questo videoclip (bellissimo):

        Oh beh grazie, molto gentile, in nottata che ho più tempo mi concentro e cerco qualcosa.

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        • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
          Sulle differenze tra uomo e donna devo dare un po' di ragione, mio malgrado, a Wilder. Io sogno donne che siano arrapate come gli uomini (e che raccontino questo nei film che dirigono da registe) ma è una chimera, perché le donne desiderano di meno, ed è una questione biologica (di ormoni), prima ancora che culturale o sociale. L'ormone dell'arrapamento, chiamiamolo così, è il testosterone, e gli uomini ne hanno di più, per questo sono più arrapati (detta molto semplice, poi ci saranno anche altri fattori, tipo quelli che ha elencato Wilder).
          Anche se non c'entra la 100% mi hai fatto venire in mente questo

          Luminous beings are we, not this crude matter.

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          • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio

            Ma nessuno ha parlato di reati sessuali... oppure siccome ci sono i reati sessuali vogliamo liquidare il sesso - e il desiderio - tout court, come fanno le metooiste (per cui se vedi una ragazza attraente e ci provi sei un "predatore sessuale").



            Nello specifico, Ninja Thyberg, visto che si parlava di Pleasure. E credo sia un atteggiamento dominante non nella vita ma nel dibattito pubblico e nei film.
            Negli anni '80 leggevano le interviste di Michele Capozzi alle pornostar , che sembravano tutte delle borghesi tranquille e neanche troppo prese dal sesso, lavoro a parte. Negli anni '90 invece, caduti alcuni argini storici faceva gioco invece la pornostar da " tv del dolore" che confessa- va angherie e reati subiti ma anche comportamenti discutibili .
            Oggi abbiamo "opinionisti" di professione, già od in divenire Vip che parlano indifferentemente di scopate dei Vip, omicidi di N.i .p e guerre fatte da Vip dove crepano i Nip. La " gavetta" per arrivare a ciò passa sicuro dalle zoccoleggiate porno ( soft?)molto più che dall' ufficio postale di Offanengo; eppure la professione non era " uguale ad un' altra"?
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • Vortex (G. Noè, 2021)

              Provare a parlare di questo film è alquanto complicato, perché va a toccare le corde più profonde dell'animo umano, quelle cose che accettiamo sempre con difficoltà di affrontare. Tanto che la prima riflessione che mi è venuta in mente post visione è come mai Noè abbia deciso di fare questo film, poi ho letto che ha avuto un'emorragia cerebrale nel 2019, e allora comincio già a comprendere perché abbia voluto affrontare un tema come questo, in questo momento della vita e della carriera. Certo era difficile immaginare ai tempi di Carne e Sodomiti che un giorno l'argentino sarebbe approdato a un tale livello di maturità, che avesse il coraggio di affrontare lo scandalo della morte con un tale brutale livello di onestà, senza troppi giri di parole, scorciatoie o paraventi.

              L'ultimo tratto di vita di una coppia di anziani - a proposito, qui Dario Argento da finalmente un senso alla sua esistenza artistica degli ultimi 30 anni - è raccontato con lo stesso linguaggio ibrido tra finzione e documentario di Lux AEterna, e l'uso dello split screen non è una trovata fine a se stessa, ma è il modo con cui il regista trova una forma visiva per rappresentare la separazione ineluttabile che avviene quando insorge la malattia, e tutto precipita nel vortice - appunto - della Fine.

              Difficile ridurre alla banale dicotomia mi piace/non mi piace un film come questo: a volte così straziante da voler togliere lo sguardo, a tratti noioso, ma con un qualcosa di inesorabile che lo rende indispensabile. Perché anche gli aspetti peggiori della vita con cui volente o nolente dobbiamo avere a che fare prima o poi ci riguardano intimamente. C'è una scena in particolare nel film che, come quella dell'ospedale nel film di Sorrentino mi ha fatto pensare a come il cinema, quasi per una sorta di magia che va oltre la volontà del regista/demiurgo, riesca a cogliere tutta l'esattezza del dolore che si può provare davanti al lutto, ritrovando le mirabili pagine che Zygmunt Bauman esprimeva ne Il teatro dell'immortalità su come la Morte sia un'esperienza terrificante soprattutto per chi resta.

              Non lo rivedrei, ma è un film di intensità a tratti insostenibile
              Ultima modifica di Medeis; 01 luglio 22, 15:28.

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              • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio
                Vortex (G. Noè, 2021)

                Provare a parlare di questo film è alquanto complicato, perché va a toccare le corde più profonde dell'animo umano, quelle cose che accettiamo sempre con difficoltà di affrontare. Tanto che la prima riflessione che mi è venuta in mente post visione è come mai Noè abbia deciso di fare questo film, poi ho letto che ha avuto un'emorragia cerebrale nel 2019, e allora comincio già a comprendere perché abbia voluto affrontare un tema come questo, in questo momento della vita e della carriera. Certo era difficile immaginare ai tempi di Carne e Sodomiti che un giorno l'argentino sarebbe approdato a un tale livello di maturità, che avesse il coraggio di affrontare lo scandalo della morte con un tale brutale livello di onestà, senza troppi giri di parole, scorciatoie o paraventi.

                L'ultimo tratto di vita di una coppia di anziani - a proposito, qui Dario Argento da finalmente un senso alla sua esistenza artistica degli ultimi 30 anni - è raccontato con lo stesso linguaggio ibrido tra finzione e documentario di Lux AEterna, e l'uso dello split screen non è una trovata fine a se stessa, ma è il modo con cui il regista trova una forma visiva per rappresentare la separazione ineluttabile che avviene quando insorge la malattia, e tutto precipita nel vortice - appunto - della Fine.

                Difficile ridurre alla banale dicotomia mi piace/non mi piace un film come questo: a volte così straziante da voler togliere lo sguardo, a tratti noioso, ma con un qualcosa di inesorabile che lo rende indispensabile. Perché anche gli aspetti peggiori della vita con cui volente o nolente dobbiamo avere a che fare prima o poi ci riguardano intimamente. C'è una scena in particolare nel film che, come quella dell'ospedale nel film di Sorrentino mi ha fatto pensare a come il cinema, quasi per una sorta di magia che va oltre la volontà del regista/demiurgo, riesca a cogliere tutta l'esattezza del dolore che si può provare davanti al lutto, ritrovando le mirabili pagine che Zygmunt Bauman esprimeva ne Il teatro dell'immortalità su come la Morte sia un'esperienza terrificante soprattutto per chi resta.

                Non lo rivedrei, ma è un film di intensità a tratti insostenibile
                Grazie per questo bel commento, che ha l'enorme merito di avermi fatto venire una gran voglia di recuperare il film

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                • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio
                  Vortex (G. Noè, 2021)

                  Provare a parlare di questo film è alquanto complicato, perché va a toccare le corde più profonde dell'animo umano, quelle cose che accettiamo sempre con difficoltà di affrontare. Tanto che la prima riflessione che mi è venuta in mente post visione è come mai Noè abbia deciso di fare questo film, poi ho letto che ha avuto un'emorragia cerebrale nel 2019, e allora comincio già a comprendere perché abbia voluto affrontare un tema come questo, in questo momento della vita e della carriera. Certo era difficile immaginare ai tempi di Carne e Sodomiti che un giorno l'argentino sarebbe approdato a un tale livello di maturità, che avesse il coraggio di affrontare lo scandalo della morte con un tale brutale livello di onestà, senza troppi giri di parole, scorciatoie o paraventi.

                  L'ultimo tratto di vita di una coppia di anziani - a proposito, qui Dario Argento da finalmente un senso alla sua esistenza artistica degli ultimi 30 anni - è raccontato con lo stesso linguaggio ibrido tra finzione e documentario di Lux AEterna, e l'uso dello split screen non è una trovata fine a se stessa, ma è il modo con cui il regista trova una forma visiva per rappresentare la separazione ineluttabile che avviene quando insorge la malattia, e tutto precipita nel vortice - appunto - della Fine.

                  Difficile ridurre alla banale dicotomia mi piace/non mi piace un film come questo: a volte così straziante da voler togliere lo sguardo, a tratti noioso, ma con un qualcosa di inesorabile che lo rende indispensabile. Perché anche gli aspetti peggiori della vita con cui volente o nolente dobbiamo avere a che fare prima o poi ci riguardano intimamente. C'è una scena in particolare nel film che, come quella dell'ospedale nel film di Sorrentino mi ha fatto pensare a come il cinema, quasi per una sorta di magia che va oltre la volontà del regista/demiurgo, riesca a cogliere tutta l'esattezza del dolore che si può provare davanti al lutto, ritrovando le mirabili pagine che Zygmunt Bauman esprimeva ne Il teatro dell'immortalità su come la Morte sia un'esperienza terrificante soprattutto per chi resta.

                  Non lo rivedrei, ma è un film di intensità a tratti insostenibile
                  trovo curiosa la scelta di Argento attore protagonista e, onestamente, non me la spiego. Ma, da quanto scrivi, sembra avere poi un senso alla fin fine.

                  Domanda: ma non bastava già Amour di Haneke che per me è definitivo su codesti argomenti ?

                  "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                  Votazione Registi: link

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                  • Originariamente inviato da David.Bowman Visualizza il messaggio

                    trovo curiosa la scelta di Argento attore protagonista e, onestamente, non me la spiego. Ma, da quanto scrivi, sembra avere poi un senso alla fin fine.

                    Domanda: ma non bastava già Amour di Haneke che per me è definitivo su codesti argomenti ?
                    Bé sai che per Haneke chiedi alla persona sbagliata

                    Per quanto lo reputi anche uno dei suoi film migliori c'è sempre cmq la sua sovrastruttura "filosofica" che non mi fa digerire certe cose, tipo il finale. Questo è paradossalmente un film molto più semplice nonostante la trovata stilistica, è un film lineare e nudo su

                    Spoiler! Mostra


                    Viviamo, invecchiamo, moriamo, la vita è tutta qui. Sembra banale ma in fondo passiamo la gran parte della nostra esistenza a cacciare via tale ovvietà dai nostri pensieri.

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                    • Per fortuna altrimenti ci ammazzeremmo tutti intorno ai diciott'anni.

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                      • Ho visto anche io Vortex. Niente da dire sulla realizzazione, veramente ottima. Dario Argento va benissimo, in alcune scene si vede che va in difficoltà per via dell'improvvisazione e della lingua, mentre in altre però è sorprendentemente bravo. Complessivamente comunque il film non mi è piaciuto, l'ho trovato di cattivo gusto, inutile, sostanzialmente pornografico. Una pornografia della morte fine a sé stessa.
                        https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                        "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                        • Ho recuperato il famoso Pleasure, mi è piaciuto abbastanza per quanto in certi momenti abbia un approccio enfatico alla materia che per quanto, credo, genuino ne smorza un po' la portata e anche scene potenzialmente interessanti. Esempio su tutti, il ribaltamento dei ruoli con lo strap-on alla fine che sfocia nella grana grossa tra rallenty e cori angelici femminili.

                          In altri casi, invece, è molto più equilibrato, nel tratteggiare ad esempio l'amicizia tra la protagonista e la sua coinquilina, oppure anche in scene più estreme come quella della doppia penetrazione anale, con l'amico/collega che rassicura la protagonista.

                          Insomma a Ninja (già solo per il nome è una regista da seguire), non sfugge anche il lato umano (dei performer più che dell'industria), ma credo che sia proprio il contesto in cui la protagonista arriva solo alla fine quello potenzialmente più fertile dal punto di vista narrativo ma anche più difficile da raccontare (in questo senso il percorso della regista per me è speculare a quello della protagonista, fa molti sacrifici per poi fermarsi alla soglia).

                          Però come esordio non lascia indifferenti, materia difficile da trattare, soprattutto da trattare in modo così esplicito, garantendosi anche la collaborazione di vari performer reali.


                          Mi ha un po' fatto pensare a un altro film visto di recente, Sweat, anche questo svedese, anche questo film d'esordio, regista coetaneo della Thyberg (un anno più grande), con una protagonista influencer ossessionata dal successo ma mai al punto di non rendersi conto della propria sostanziale solitudine.

                          In questo film però la protagonista è approfondita maggiormente, nel suo contesto familiare, nel contrasto tra i suoi bisogni insoddisfatti nella vita privata e aspirazioni/soddisfazioni social, e anche il suo bisogno di attenzioni è meglio caratterizzato.

                          Poi il regista ha uno sguardo più partecipe e meno critico, ma forse anche perché la materia tratta è meno polarizzante.


                          Restando sempre in ambito nordico e in tema solitudine, ho recuperato anche Scompartimento n.6, quello che mi è piaciuto di più del "lotto".

                          Una bella storia d'amore e amicizia ambientata nella Russia degli anni '90 che mostra la progressiva crescita della protagonista da turista a viaggiatrice nel contesto sempre affascinante del viaggio in treno, tra povertà, freddo e personaggi pittoreschi, dove l'incontro con un "cretino" volgare può rivelarsi la più importante relazione della propria vita mentre quello con un gentile compatriota in terra straniera può risolversi con una pugnalata alle spalle.




                          Ultima modifica di Sir Dan Fortesque; 07 luglio 22, 15:24.
                          Luminous beings are we, not this crude matter.

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                          • Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio

                            Mi ha un po' fatto pensare a un altro film visto di recente, Sweat, anche questo svedese, anche questo film d'esordio, regista coetaneo della Thyberg (un anno più grande), con una protagonista influencer ossessionata dal successo ma mai al punto di non rendersi conto della propria sostanziale solitudine.

                            In questo film però la protagonista è approfondita maggiormente, nel suo contesto familiare, nel contrasto tra i suoi bisogni insoddisfatti nella vita privata e aspirazioni/soddisfazioni social, e anche il suo bisogno di attenzioni è meglio caratterizzato.

                            Poi il regista ha uno sguardo più partecipe e meno critico, ma forse anche perché la materia tratta è meno polarizzante.
                            Esatto, Sweat è tutto dalle parte delle influencer, un film puro e semplice a dire il vero (non ho visto tutta sta complessità), due ore di film per dire (letteralmente, in un monologo) che anche le influencer sono persone.

                            Il film lo avevo visto ad un festival online su mymovies e nell'introduzione al film, il regista, tutto fiero, aveva detto: "Contattatemi su instagram, il Q&A lo facciamo lì" lol

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                            • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
                              Esatto, Sweat è tutto dalle parte delle influencer, un film puro e semplice a dire il vero (non ho visto tutta sta complessità), due ore di film per dire (letteralmente, in un monologo) che anche le influencer sono persone.

                              Il film lo avevo visto ad un festival online su mymovies e nell'introduzione al film, il regista, tutto fiero, aveva detto: "Contattatemi su instagram, il Q&A lo facciamo lì" lol
                              Eh, magari due ore, secondo me avrebbe giovato di un minutaggio un tantino maggiore (non arriva all'ora e mezza) per approfondire alcune cose.

                              Poi alla fine smolla un po', prima con la sezione in ospedale che per me è irrilevante per il personaggio (e in generale con lo stalker mi sembra che il regista abbia tranciato di netto qualsiasi reale sviluppo), poi con il finale nello studio televisivo e quel monologo di cui non c'era bisogno.
                              Luminous beings are we, not this crude matter.

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                              • Ho visto anche, finalmente, Piccolo corpo di Laura Samani e... non mi è piaciuto. Visivamente ha un suo fascino (la fotografia virata su quei toni morbidi – giallo, azzurro – della prima parte; la maestosità del paesaggio che domina la seconda) ma la storia per me è proprio no. E’ praticamente un film su una superstizione (ma i critici scrivono: sulla fede), ovvero sull’idea che i bambini nati morti, quindi non battezzati, non vanno in Paradiso, ma nel Limbo, e per farli andare in Paradiso bisogna raggiungere un santuario tra le montagne, dove una mistica li fa resuscitare per un momento, il tempo di dargli un nome, e poi lasciarli andare. Ora, già il fatto che la regista mostri interesse ed empatia verso questo tipo di cose, non mi entusiasma, ma poi, intorno a questo ci costruisce tutto un discorso per me insostenibile sul femminile, la solidarietà femminile, ecc. Con la complicità di un personaggio trans (ftm, da donna a uomo) - ulteriore elemento di paraculaggine - che appunto servirà a sciorinare le banalità di cui sopra.

                                Per stare alla forma, e non ai contenuti, il pre-finale per me, poteva essere gestito molto meglio…
                                Spoiler! Mostra

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