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Racconti del nostro Paese - Il cinema italiano fino al 2010

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  • #76
    proprio oggi e con i suoi film, si inaugura il canale 34, che sarà dedicato al cinema nostrano.

    "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

    "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


    ~FREE BIRD~

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    • #77
      ò Re
      Uno degli ultimi film storici di Magni, la cui cifra stilistica era di raccontare il suo presente attraverso l'analisi del passato. Cosa voleva raccontarci allora degli anni '80 italiani nel mostrarci l'esiso post Risorgimento di Franceschiello, l'ultimo re Borbone? Onestamente non l'ho capito.
      E tuttavia il film, pur se scarico di battute e appesantito dalla recitazione della Muti, offre una ottima prova di Croccolo e, soprattutto, di Giannini (somigliante anche al reale sovrano). Franceschiello è un re indolente, non pigro ma apatico, disinnamorato della vita, malato nel fisico, impossibilitato a dare l'erede che tutti desiderano, complessato da una educazione eccessivamente cattolica e dal peso dei rimproveri che tutti i familiari gli riversano contro per aver perso volutamente il regno.
      Probabilmente, visti gli anni in cui la camorra si spartiva il sud con la velata complicità della DC, Magni ha voluto semplicemente analizzare l'origine della questione meridionale e del brigantaggio (come ha fatto anche in "Arrivano i Bersaglieri"). La sua rilettura del personaggio del re è quella di un uomo che disprezza gli altri e se stesso, al punto da rifiutare l'incarico che gli hanno imposto e a "sbagliare" volutamente la strategia di difesa per regalare il regno ai Savoia. Una lettura interessante che potrebbe ben sposarsi col carattere introverso del personaggio storico.

      Ma ciò che mi colpisce maggiormente del Franceschiello cinematografico, è la figura umana che ne esce fuori e che farebbe del film, se uscisse oggi, un'opera molto più moderna in quanto ben piu rappresentativa del presente. Storicamente esiliato intorno ai 30 anni (Ma Giannini è molto più anziano nel film), Franceschiello è un NEET, un trentenne che si comporta ancora come ragazzino in quanto mai totalmente cresciuto, e che non studia, non lavora, non cerca di sbloccare la sua situazione. Si aggira per il palazzo cercando di capire che strada prendere nella vita, non trovando nessuna ragione per andare avanti, anche per via di una ingombrante famiglia alle spalle la quale sta vedendo collassare tutti i propri valori e, di questo, incolpa in parte la nuova generazione. Un figlio che vede sciupare i beni materiali accumulati dalla generazione precedente e che non ha certezze nè nel futuro nè nelle proprie capacità (i regni attorno a lui sono infatti allo sbando e sono sottoposti a continue migrazioni e scambi di popolazioni.....che poi, in epoca risorgimentale, altro non sarebbero che Italiani provenienti da regioni diverse). Malato di fimosi ma costantemente spronato a dare un erede, in una società che misura la forza di un uomo sia nel potere economico che in quello sessuale, Franceschiello riuscirebbe a rappresentare appieno la generazione dei Millenial che si sono, giustamente, de-gallettizzati in contrasto con la società estrememamente misogena, machista e maschilista degli anni '80 e '90. Oppresso da una moglie bella, disinibita e battagliera (gli storici sottolineano spesso la differenza caratteriale tra i due e ipotizzano diversi casi di adulterio da parte sua), il re riuscirebbe a rispecchiare anche le paure di certi maschi moderni di fronte alle maggiori prese di posizione e di indipendenza del mondo femminile.
      Interessante poi il dato storico secondo cui il re, spronato dal filofrancese Filangieri, avesse adottato una costituzione più democratica e più a favore del popolino (riducendo la tassa sul macinato).... ne potrebbe venir fuori una lettura di un uomo "affamato d'amore". Una lettura in cui la una possibile "avversione" ai sentimenti dettata dal senso di colpa per aver causato la morte di parto della madre e per essere stato rigidamente educato da una schiera di precettori cattolici (e sappiamo quanto maschilista possa essere un certo tipo di insegnamento conservatore) abbia portato il re ad una forma di attaccamento insicuro. Privato dell'amore materno (che, secondo Fromm, è l'amore incondizionato), educato solo all'amore paterno e ai precetti monastici (ossia ad una forma di "amore condizionato" dal giusto comportamento del figlio), privato dell'amore coniugale, non riuscendo ad ottenere l'amore del suo stesso popolo, privato dell'amore filiare (la sua unica figlia morì 3 mesi dopo il parto), ne verrebbe fuori una maschera tragica che non riesce ad intraprendere azioni in quanto il suo bisogno primario, quello di essere riconosciuto come individuo e non come re e di essere quindi amato, verrebbe costantemente negato.
      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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      • #78
        La giornata Balorda
        Ennesimo film che ti fa pensare che Bolognini sia un regista ingiustamente dimenticato dal nostro cinema. Ennesimo film che gira dalle parti di Pasolini (che sceneggia) o di Moravia (i cui racconti, due, fungono da soggetto) e che forse fa sembrare il film un'opera minore di quel filone, oltre ad essere comunque inferiore al suo epigono (a partire dal titolo duale) La Notte Brava, dello stesso regista e sceneggiatore. Jean Sorel, attore che ha dato molto al nostro cinema, è convincente come italiano ma ha una bellezza troppo apollinea e borghese per essere credibile come borgataro. Il regista indugia molto sul suo corpo svestito, forse per giustificare le reazioni dei personaggi femminili al suo cospetto, ma credo ci volesse un fisico più "smagrito" e spigoloso, seppur piacente. La cosa migliore in questi film è comunque data dai dialoghi in romanesco, veri e propri aforismi "triviali" che sono andati poi scomparendo nei film drammatici per essere assorbiti prima dai poliziotteschi e poi dalle commediacce stile "Er Monnezza". Ecco due esempi:
        - "A' Monnezzaro, ma che per casa mia non ci passi mai? Che c'hanno le altre case più di me? Che li altri buttano li brillanti?"
        - "Sei rimasta incinta...e mò è inutile che piagni...mica con due lacrime famo er battesimo a sta creatura...".

        images?q=tbn%3AANd9GcT2ZOfMIMXJxaqMg_Qu2PJuBkAhVhPhgVrxNlmepZRl5umbl-hX&usqp=CAU.jpgimages?q=tbn%3AANd9GcQGN2nJYIDArWk_6Yc0Fdr1AdoYNG-6fv2RsxG_9DJEacuWdmmC&usqp=CAU.jpg
        Il film regge per il primo atto, rallenta nel secondo e poi svacca...a causa di una cattiva amalgama tra i due racconti, chiaramente distinti, da cui è tratto.
        Il film inizia come un dramma greco, con i vari atti introdotti dalla figura di un "monnezzaro" che raccoglie lo sporco dalle periferie. Inizialmente, sembra un film di Ozu, notare le inquadrature:

        fa anche specie notare una periferia cosi deserta, cosi poco affollata e a ridosso della campagna. Il regista mostra borgate iperaffollate ed una Roma deserta... strade vuote e palazzi inquadrati nelle loro architetture più arzigogolate, quasi a sottolineare l'incubo solitario e kafkiano del protagonista alla ricerca di lavoro. Come un topo nel labirinto, si destreggia operando per istinto...azzanna, mangia, e copula ogni volta che l'istinto lo richiama. Eppure è vittima di un constesto ignorante e sfavorevole, che lo costringerà (anche a causa dell'egoismo di un proletario fascista, unico personaggio davvero negativo di tutto il film) a compiere un gesto "estremo" dal sapore però Boccaccesco:
        [SPOILER]il furto di un anello da un cadavere [SPOILER]
        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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        • #79
          Assolutamente sottovalutato Bolognini, confermo. Avevo anche pensato di proporlo sul topic del gioco, ma temo sia poco conosciuto

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          • #80
            Gidan è un gran fan di Gran Bollito.
            Potresti proporre Bolognini, di cui consiglio anche l'ottimo (ma involontariamente destrorso) La rimpatriata, in modo che gli utenti si vedano costretti a recuperare qualcosa. Tanto su Youtbe si trova molta roba di Bolognini.
            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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            • #81
              Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
              Gidan è un gran fan di Gran Bollito.
              Potresti proporre Bolognini, di cui consiglio anche l'ottimo (ma involontariamente destrorso) La rimpatriata, in modo che gli utenti si vedano costretti a recuperare qualcosa. Tanto su Youtbe si trova molta roba di Bolognini.
              Quello è di Damiani Gran film, lo segnalai nel gioco precedente delle liste dei film preferiti. Anche Damiani è tra i registi da riscoprire in pieno, come Lattuada, Zurlini, Castellani, Pietrangeli e diversi altri...

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              • #82
                Alle volte qualcosa si becca in tv di quegli autori, certo bisogna stare attenti e gli orari sono spesso improponibili: ad esempio oggi daranno Adua e le compagne, che non ho mai visto, verso le 3 di notte su Rete 4... spero di riuscire a registrarlo; giusto Raistoria che li dà in prima serata settimanalmente, e talvolta Raimovie dà cose interessanti, e ora c'è Cine34 ma non l'ho ancora provato come canale.
                Comunque questo topic meriterebbe un risalto maggiore, cercherò pure io di postarci di più e di aiutare UomoCheRide.
                Inizio con un breve commento su una visione che sto portando avanti, anche se è di matrice televisiva, ossia Jazz Band di Pupi Avati (trovate i tre episodi su Raiplay) del 1978: mi manca l'ultimo però posso dire che è una piacevole visione con un Avati che autobiograficamente ripercorre i suoi anni giovanili a Bologna nel tentativo di affermarsi con una jazz band composta prima di tutto dagli amici, più volenterosi che bravi in alcuni casi. Il "suo" personaggio è interpretato da Lino Capolicchio, si segnalano i sodali Carlo delle Piane e Gianni Cavina, più Pietro Brambilla che aveva un ruolo anche nel precedente La casa dalle finestre che ridono. Non sono un appassionato di jazz (principalmente perché ne sono ignorante perché a scuola non ci aiutano a scoprirlo nell'ora di musica? mah, peccato) però me lo sto godendo lo stesso, mi piace l'atmosfera tra musica e passaggio verso l'età adulta fatto di amici, cotte, ecc. con alle volte delle situazioni surreali (il modo in cui si procurano la batteria nel primo episodio fa morire ). La regia mi sembra sul medio, con qualche guizzo ogni tanto; il pregio mi pare stia nei personaggi e nei loro interpreti, e, come detto, nel ritrarre una certa atmosfera.
                Piccola nota storica: strano pensare che andò in onda nel periodo del ritrovamento del cadavere di Moro, chissà gli spettatori con quale stato d'animo all'epoca come guardarono l'ultimo episodio.

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                • #83
                  La viaccia
                  Altro film poco noto di Bolognini. Un pò "da cartolina" per come mostra certi ambienti e ricostruzioni dell'Italia di fine 800. Geniale e beffardo l'aforisma shakespeariano con cui si apre il film ("Ti prego racconti una storia divertente", "Va bene...C'era una volta un cimitero..."). Bellissima la Cardinale, la cui fotografia valorizza la carnagione diafana e la bellezza quasi gitana. Ottimo Germi, che in alcuni momenti, con la sua rabbia controllata (quasi un marchio di fabbrica) regge l'intero film. Storia risaputa, di contadini sfruttati che diventano avidi di proprietà, con vari maneggi familiari fatti per impossessarsi della terra (la viaccia del titolo). Il tema del film è la bestialità, non tanto l'avidità.....la bestialità che nasce dal ruolo sociale e dai sentimenti di possesso più gretti dell'animo umano. Due personaggi moribondi muoiono con le mani strette come artigli, tanto che altri personaggi devono aprirgli violentamente le dita per poter liberare oggetti e persone.....se in un caso un personaggio muore "artigliando" dei quattrini (quindi si potrebbe pensare che il tema sia solo l'avidità), un altro personaggio si ritrova a stringere "un affetto familiare", quasi ad indicare il possesso verso gli affetti, verso i familiari, visti al pari di un prolungamento della propria proprietà. Solo le madri sembrano mostrare vero affetto, mentre i personaggi maschili, educati in maniera patriarcale, ragionano in termini di utilità delle persone. Per loro la loro famiglia risulta quasi come un gruppo di animali da soma allevati che possono essere scambiati o sfruttati ad uso e consumo.
                  Questa tematica si riflette nella storia d'amore tra la Cardinale e Belmondo (bravo, ma il cui personaggio stolido lo costringe ad una sotto-recitazione che rasenta l'immobilismo e l'inedia, riducendo l'empatia col pubblico....forse una recitazione più sottile avrebbe aiutato). Come dice stesso la Cardinale, loro sono due animali. Lei è un animale da salotto, una prostituta, che al pari di un cagnolino è costretta ad essere sempre chiusa in casa, bella e pettinata, pronta a scodinzolare quando il padrone vuole le coccole. Belmondo è un animale da fattoria....ottuso, forzuto, restio agli spazi chiusi, sanguigno. Similmente al padre, e per sua ammissione, a contatto con la donna che desidera (la Cardinale) si tramuta in bestia, e arriva ad alzare le mani. Lo fa perchè non accetta di condividerla con altri, anche se sa che lei ama solo lui. Lo fa per possesso, lo fa perchè è stato educato così.
                  Bella la fotografia, precisa la scelta delle inquadrature (a volte sembrano illustrazioni di un racconto di Maupassaunt), ma a tratti, come ho detto, eccessivamente da cartolina.
                  Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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