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Netflix - Original film

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  • Originariamente inviato da SE7EN Visualizza il messaggio
    Queste critiche sono nonsense come quelle che fa Sensei ai film di Spielberg dicendo che gli alieni, se esistessero, non potrebbe essere buoni.

    Marriage Story ha un finale semplice e perfetto, valorizzato ancor più dalle toccanti note di Randy Newman. Fa venire voglia di essere persone migliori.
    Condivido, così come condivido in toto i post di MrCarrey . Ma poi diamine, Fish_seeks_water t'è piaciuto il finale terra terra di Atlantique con i fantasmini che rimettono a posto le coscienze e poi questo di Baumbach sarebbe retorico e buonista? De gustibus, ma non noto coerenza nelle critiche.
    https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

    "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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    • Visto anche io Marriage Story. L'ho trovato davvero bello e assolutamente meritevole di tutta la critica positiva che sta ricevendo. Un tema quello della separazione che nonostante sia stato portato al cinema più e più volte, riesce lo stesso ad essere il punto centrale di una storia ben scritta e ben recitata. E' interessante notare come all'inizio i due genitori partano con le migliori intenzioni e toni amichevoli per poi rinfacciarsi contro di tutto. I due protagonista li ho trovati davvero bravi e assolutamente in parte, con un Driver ormai sempre più lanciato verso l'oscar (se non è quest anno sarà il prossimo). Dopo circa 20 minuti già avevo riconosciuto Newman alla colonna sonora (monster e co aleggia nell'aria), sono andato a controllare ma ero sicuro di non sbagliarmi e infatti.

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      • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio

        Condivido, così come condivido in toto i post di MrCarrey . Ma poi diamine, Fish_seeks_water t'è piaciuto il finale terra terra di Atlantique con i fantasmini che rimettono a posto le coscienze e poi questo di Baumbach sarebbe retorico e buonista? De gustibus, ma non noto coerenza nelle critiche.
        In Atlantiques, corto documentario del 2009 di Mati Diop, il protagonista - che vediamo per quasi tutto il tempo davanti al fuoco, davanti all'Oceano, con altri ragazzi di Dakar, a parlare di disoccupazione, Spagna come terra dell'opportunità ecc - a un certo punto parte per mare e muore. Muore veramente. C'è un ellissi, uno stacco durissimo, e dal fuoco in cui lo vediamo discutere della sua "ossessione" di partire (mentre altri provano a scoraggiarlo, a dirgli che in Europa è la stessa cosa), passiamo alle immagini della sua tomba (una tomba fatta di due pietre) e qualcuno ci dice che è morto.
        A te, Gidan, sfugge una cosa, che Atlantics è un film sull'immigrazione fatto in Africa, da africani, il punto di vista è il loro, non quello di qualche europeo di sinistra che gira il solito inutile documentario ideologico con le interviste sugli immigrati dei centri degli accoglienza. E non è neanche un talk televisivo in cui si dice: sì l'immigrazione, no l'immigrazione, senza conoscere assolutamente la cosa, senza conoscere soprattutto l'umanità, la personalità, delle persone che partono. Il film, come il corto, è importante soprattutto per questo, ci mostra qualcosa, e in un modo, che è totalmente assente nel cinema di oggi.
        Ma il film non è solo "importante", riesce ad essere anche audace da un punto di vista narrativo, a prendere una piega insolita, con lo scivolamento nel cinema di genere, nell'horror di possessione (sotto l'influenza della cultura locale), cui va aggiunta l'idea assolutamente geniale di fare reincarnare i ragazzi in corpi femminili, e far condurre loro la narrazione.


        Marriage Story riesce ad essere realistico, duro, fino alla mezz'ora finale, poi ci butta dentro quel finale che non c'entra niente con tutto il resto, e con la vita, perché se hai convissuto con qualcuno lo sai che se arrivi ad odiarlo a morte, non c'è ritorno indietro (il finale suona un po' come quegli happy ending posticci di Capra, che arrivavano all'improvviso dopo dei sottofinali estremamente tragici, giusto per far star bene lo spettatore). E poi c'è quell'altro pre-finale ridicolo (questo sì, banale e retorico) che dice che tutto questo inferno ci fa "sentire vivi"... ma vai a fare in culo Baumbach! ma non dirci cazzate, sta retorica disgustosa risparmiacela.

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        • Mati Diop sarà anche di origini senegalesi, avrà anche girato il film in Africa, ma resta comunque una ragazza nata e cresciuta in Europa. Io in Atlantique (o Atlantics) non ci ho visto assolutamente nulla di nuovo o di originale, ma non parlo di contenuti, parlo proprio di visione cinematografica. Anzi, lo slittamento verso una dimensione surreale e "fantasy" della vicenda credo che sia gestito con la sensibilità di un elefante all'interno di una teca di cristallo. Si tratta proprio di scelte cinematografiche, di regia, di tono da dare alle singole riprese, di decidere come e dove piazzare la mdp. Nel film della Diop, a parte una buona fotografia degli esterni, raramente c'è uno sguardo ispirato, artistico. Mi è sembrato un film "facile", dalla morale facilissima, furbo nel trattare certe tematiche in un certo modo. Come nel finale di Ad Astra, la protagonista dice chiaramente cose del tipo "adesso capisco chi sono, dove devo andare", battute da fiction televisiva più che da cinema d'autore.
          Il finale di Marriage Story è coerente col resto del film, che NON parla di due che si amavano e adesso si odiano, ma di due che si amavano, potrebbero continuare ad amarsi, ma vengono risucchiati in delle dinamiche alienanti e disumane dove conta solo il business. Alla fine Baumbach ci dice soltanto che un briciolo di umanità resta, non tutto va perduto e distrutto. Resta comunque l'amarezza per quello che è successo, per quello che si è perso, per le conseguenze che qualcuno pagherà (il figlio). Non c'è nessun happy ending.
          https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

          "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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          • Commento flash su Marriage Story.

            Per me è bellissimo, mostra tutte le stratificate contraddizioni due persone che si amano strattonate dalle proprie ambizioni fino da raggiungere un punto di rottura senza ritorno, e che allo stesso tempo dovranno vivere il resto della loro vita sapendo che hanno davvero perso qualcosa e che quel sentimento sarà forse sempre lì, nonostante ormai non possano più tornare assieme.

            La via crucis legale si appropria del loro conflitto e lo ingigantisce, con gli avvocati spersonalizzati che rigurgitano accuse al posto loro.

            Ho apprezzato come Baumbach riesca sempre a portare in parallelo alla tragedia una linea più divertente, a tratti kafkiana, che trova il suo culmine nell'esilarante scena dell'esaminatrice.

            Mi è piaciuto anche il modo in cui ribalta in parte la funzione del litigio finale. Normalmente queste scene servono a eclissare il sotto-testo in modo che i personaggi possano finalmente dirsi senza giri di parole tutto quello che covano dentro. La cosa bella qua però è che proprio quando arriva quel momento in realtà s'inserisce il vero sotto-testo di tutot questo casino, cié che, nonostante tutte le divergenze c'è ancora affetto tra i due e alcune delle esagerazioni che si sparano contro l'un l'altra sono condizionate dalla rabbia repressa che esplode poiù che da una cristallina, per quanto irata, sincerità.

            La verità è che i due non riescono a confrontarsi sinceramente né durante il rapporto stabile né durante il litigio, passando da un estremo all'altro, e in questo perenne non incontrarsi e non riconoscersi, il loro amore non può che restare aleggiante nelle loro vite future solo nel segno del rimpianto.

            La sceneggiatura è scritta benissimo, inforca una scena efficace dopo l'altra, fa montare lo scontro fino all'esplosione e poi resta ancora un po' per coglierne le ceneri aleggianti.
            Regia e fotografia al top nella carriera di Baumbach, performance stratosferiche (non solo dei protagonisti).

            Per me tra i migliori dell'anno in assoluto.
            Luminous beings are we, not this crude matter.

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            • Concordo con Gidan 89 , a me pare che il tono e l'impostazione del film siano molto coerenti. Trovo che Marriage Story sia scritto molto bene e la connessione con la lettura della lettera dell'inizio l'ho trovata molto efficace. In realtà è un grande merito del film rappresentare una realtà amara in toni leggeri ma non superficiali.

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              • Originariamente inviato da Tom Doniphon Visualizza il messaggio
                Concordo con Gidan 89 , a me pare che il tono e l'impostazione del film siano molto coerenti. Trovo che Marriage Story sia scritto molto bene e la connessione con la lettura della lettera dell'inizio l'ho trovata molto efficace. In realtà è un grande merito del film rappresentare una realtà amara in toni leggeri ma non superficiali.
                Come anche la semina del figlio che ha problemi a leggere che si ricollega proprio al ritrovamento della lettera e della conseguente, difficoltosa lettura.
                Luminous beings are we, not this crude matter.

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                • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
                  Mati Diop sarà anche di origini senegalesi, avrà anche girato il film in Africa, ma resta comunque una ragazza nata e cresciuta in Europa. Io in Atlantique (o Atlantics) non ci ho visto assolutamente nulla di nuovo o di originale, ma non parlo di contenuti, parlo proprio di visione cinematografica. Anzi, lo slittamento verso una dimensione surreale e "fantasy" della vicenda credo che sia gestito con la sensibilità di un elefante all'interno di una teca di cristallo. Si tratta proprio di scelte cinematografiche, di regia, di tono da dare alle singole riprese, di decidere come e dove piazzare la mdp. Nel film della Diop, a parte una buona fotografia degli esterni, raramente c'è uno sguardo ispirato, artistico. Mi è sembrato un film "facile", dalla morale facilissima, furbo nel trattare certe tematiche in un certo modo. Come nel finale di Ad Astra, la protagonista dice chiaramente cose del tipo "adesso capisco chi sono, dove devo andare", battute da fiction televisiva più che da cinema d'autore.
                  Il finale di Marriage Story è coerente col resto del film, che NON parla di due che si amavano e adesso si odiano, ma di due che si amavano, potrebbero continuare ad amarsi, ma vengono risucchiati in delle dinamiche alienanti e disumane dove conta solo il business. Alla fine Baumbach ci dice soltanto che un briciolo di umanità resta, non tutto va perduto e distrutto. Resta comunque l'amarezza per quello che è successo, per quello che si è perso, per le conseguenze che qualcuno pagherà (il figlio). Non c'è nessun happy ending.
                  Non c'è un'inquadratura sbagliata in Atlantics, mentre se parli di regia, di dove piazzare la macchina, ti elenco tutti gli errori di regia di Baumbach, a partire dall'uso del campo-controcampo, con tutti quegli stacchi bastardi, sgradevoli, da un volto all'altro, le scene frammentate in mille brevissime inquadrature (che ne rovinano anche il tono, come in quella del litigio che veniva attaccata su twitter). Poi ci sono anche altre inquadrature dove la macchina non è posizionata nel posto giusto (l'inquadratura dal basso di Laura Dern mentre parla con Scarlett Joahnnson, oltretutto girata in un unico take, cosa che aumenta lo straniamento) o quella, all'inizio, dove, dopo aver indugiato troppo su Scarlett Joanhsson e non sapendo più che fare si mette a zoomare lentamente. Baumbach è un discreto sceneggiatore (che però non riesce mai ad essere veramente grande, neanche in questo che è meglio del solito) ma un pessimo regista.

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                  • Finalmente si fa luce su come abbiano speso 60 milioni (cifra fuori da ogni logica fino all' altro ieri, mai uno studio aveva speso più di venticinque milioni) per la campagna da Oscar di Roma.
                    Chissà quanti ne stanno spendendo quest' anno per spingere Scorsese e Baumbach.


                    Netflix è di nuovo sul banco degli imputati: le major di Hollywood la accusano di "comprarsi" i giornalisti con lussuosi viaggi ed eventi privati

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                    • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
                      Ho visto Marriage Story, mi stava piacendo molto, più o meno fino alla mezz'ora finale, poi Baumbach comincia a sbagliare una scena dietro l'altra e manda in vacca tutto. Mi era piaciuto fino a quel momento tutto il clima di tensione, di fastidio reciproco, di finta disinvoltura e offese velate... tutto molto realistico (chi ha convissuto - non per forza con un marito o una moglie - ed è arrivato a non sopportare più l'altro lo sa), mi è piaciuta tutta l'escalation di malvagità che monta quando si assumono gli avvocati, e mi è piaciuto il fatto di non aver assunto il punto di vista dell'uno, facendo sembrare l'altro il mostro, il cattivo... ma restituendo un quadro più complesso, e reale, della situazione, in cui torti e ragioni sono distribuiti in maniera equa.
                      Poi che succede? Succede che nella prima scena madre del film i due cominciano a dirsi cose prevedibili, a insultarsi come già abbiamo sentito mille volte al cinema ("Sembri tuo padre" "Tu sembri tua madre" e vanno in bestia... boh), Adam Driver nel momento clou esagera troppo e perde credibilità (stessa sensazione che mi ha dato Phoenix in un paio di scene di Joker) poi una scena terrificante e retorica al karaoke dove Driver canta che "sì questo inferno in fondo ti va sentire vivo" (MA LOL) e infine l'happy ending senza senso che offre una parziale riconciliazione (dopo un'altra scena terrificante in cui lui piange leggendo la lettera di lei). Poteva essere un grande film, e invece è quello che è.
                      Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
                      Loro si odiavano già prima dall'arrivo degli avvocati e l'escalation di stronzaggini con gli avvocati è stata voluta da loro (o meglio, da lei). Il fatto stesso di assumere un avvocato dopo che si è detto che dovevano rimanere fuori è di per sé una stronzaggine (avvocato stronzo oltretutto, stronzaggine doppia). Non sono spinte esterne, non è la società, sono le singole persone che - succede - arrivano ad odiarsi. Il finale non ha senso, non è realistico, è un'imposizione spero di Netflix per far stare meglio lo spettatore (fosse andato in sala, avrei detto, per fare due soldi in più), nella vita vera a quel figlio di puttana (o quella stronza di merda) non gli vai ad allacciare le scarpe, lo continui ad odiare.
                      Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
                      Marriage Story riesce ad essere realistico, duro, fino alla mezz'ora finale, poi ci butta dentro quel finale che non c'entra niente con tutto il resto, e con la vita, perché se hai convissuto con qualcuno lo sai che se arrivi ad odiarlo a morte, non c'è ritorno indietro (il finale suona un po' come quegli happy ending posticci di Capra, che arrivavano all'improvviso dopo dei sottofinali estremamente tragici, giusto per far star bene lo spettatore). E poi c'è quell'altro pre-finale ridicolo (questo sì, banale e retorico) che dice che tutto questo inferno ci fa "sentire vivi"... ma vai a fare in culo Baumbach! ma non dirci cazzate, sta retorica disgustosa risparmiacela.
                      Sono d'accordo con MrCarrey , Sir Dan Fortesque , SE7EN e Gidan 89 : loro non si odiano, scusami se te lo dico ma stai cercando di proiettare un tuo vissuto personale su un film che racconta una dinamica diversa. E' vero che si può passare da un grande amore all'odio, ma non è questo il caso: qui semplicemente la coppia - che ha sempre avuto dei problemi, come ammettono entrambi - ha smesso di funzionare, nonostante il sentimento che permane ancora. Può succedere anche questo.
                      Nicole lo dice chiaramente, durante il primo incontro con Nora: "Non è semplice come non essere più innamorati". E lei assume un avvocato perché si lascia convincere, perché il suo difetto è quello di ascoltare troppo oltre che di essere in uno stato confusionale in cui non ha le idee chiarissime su quello che vuole, non perché voglia fare un dispetto a Charlie - infatti inizialmente cerca di fare tutto il possibile perché la cosa non sia traumatica per lui.
                      Cambia atteggiamento quando ha la conferma che Charlie è andato a letto con la direttrice di scena (e se ne rimane così ferita è proprio perché lo ama ancora) e a quel punto è mossa dal rancore, salvo poi pentirsene, e questo prima ancora che si arrivi in tribunale e scopra che Charlie ha cambiato avvocato (la scena in cui gli taglia i capelli e in cui chiudono il cancello tra loro con lampante dolore - scena che ha un sottotesto non sottilissimo, ma efficace nella sua evidenza - mostra bene tutto questo).
                      Nella scena della litigata, a parte che era già stato detto che il padre di Charlie era un alcolista violento (e quindi è più che comprensibile la sua rabbia quando si sente paragonare a lui), non è tanto importante quello che si dicono quanto il fatto che cercano di distruggersi a vicenda sfogando tutta la tensione accumulata fino a quel momento - e quante volte capitano situazioni del genere tra persone che si vogliono bene, anche tra parenti o amici e non solo tra fidanzati o coniugi? Gli attriti capitano anche quando c'è l'affetto, è normale che le persone reagiscano male se vengono colpite dove sono più sensibili e si può sfociare in reazioni spropositate, rinfacciandosi cose che magari hanno anche un fondo di verità ma che sono gonfiate ed espresse in modo tale da ferire. Ma non basta una parola di troppo per cancellare l'amore, ed è questo quello a cui quella scena, nonché tutto il film, mira.
                      Come preannunciava Bert, le cause di divorzio possono finire per essere brutali, ed è quello che accade quando Charlie decide appunto di assumere Jay per rispondere adeguatamente agli attacchi di Nora (che era stata assunta da Nicole in buona fede)... Quando tutto questo finisce rimane la consapevolezza che sì, non è troppo tardi per ricominciare qualcosa di diverso in modo diverso, ma anche che ci si sarebbe potuti risparmiare tutto quel dolore di cui rimarranno sempre gli strascichi

                      EDIT: ho scritto questo post prima di leggere il commento di Sir Dan, col quale mi trovo molto d'accordo
                      Ultima modifica di Enfad; 14 dicembre 19, 19:12.

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                      • Bravo Sir Dan Fortesque e brava Enfad , ottimi commenti sul film.

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                        • In tutto questo non ho ancora capito esattamente da quale minuto Driver e la Johansson smettono di amarsi e iniziano a odiarsi, conducendo inevitabilmente Marriage Story verso i disgustosi lidi della retorica.

                          Evidentemente gira una versione tarocca di Netflix con le versioni low budget dei loro film, un po’ come fa la Asylum.

                          Atlantique, l’ho visto anch’io, è proprio una sciocchezzuola scolastica, tenuta in piedi da una buona fotografia che contribuisce a creare un’atmosfera affascinante, stop. Il tanto decantato contrasto tra il grattacielo futuristico di Dakar e i quartieri poveri della città è appena accennato e sarebbe potuto essere un elemento su cui lavorare di più, magari prendendo spunto da Michael Mann.

                          Grand Prix rubatissimo alla Sciamma, che si è dovuta accontentare della sceneggiatura.
                          Ultima modifica di SE7EN; 14 dicembre 19, 19:30.

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                          • Originariamente inviato da SE7EN Visualizza il messaggio
                            In tutto questo non ho ancora capito esattamente da quale minuto Driver e la Johansson smettono di amarsi e iniziano a odiarsi, conducendo inevitabilmente Marriage Story verso i disgustosi lidi della retorica.

                            Evidentemente gira una versione tarocca di Netflix con le versioni low budget dei loro film, un po’ come fa la Asylum.

                            Atlantique, l’ho visto anch’io, è proprio una sciocchezzuola scolastica, tenuta in piedi da una buona fotografia che contribuisce a creare un’atmosfera affascinante, stop. Il tanto decantato contrasto tra il grattacielo futuristico di Dakar e i quartieri poveri della città è appena accennato e sarebbe potuto essere un elemento su cui lavorare di più, magari prendendo spunto da Michael Mann.

                            Grand Prix rubatissimo alla Sciamma, che si è dovuta accontentare della sceneggiatura.
                            Va bene, evito di rispondere, se no qui si finisce come in Marriage Story, con un'escalation di violenza, odio, frecciate e dispetti, che non porta a nulla se non a perdere inutilmente tempo della nostra vita, impiegabile in cose più produttive.

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                            • Venerdì esce "I due papi", dal trailer non sembra malaccio

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                              • Per la prima volta Netflix ha svelato in via ufficiale nel dettaglio i numeri dei suoi abbonati anche fuori dagli Stati Uniti

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